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Parmense

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Parmense
La pianura parmense dal castello di Torrechiara
Localizzazione
Parmense - Localizzazione
Stemma
Parmense - Stemma
Stato
Regione
Capoluogo
Superficie
Abitanti
Sito del turismo
Sito istituzionale

Parmense è il territorio che fa capo alla città di Parma nell'Emilia-Romagna.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

Compreso fra Ongina ad ovest ed Enza ad est, il Parmense abbraccia il territorio che va dalla sponda destra del Po allo spartiacque appenninico sul confine tosco-emiliano. Si suddivide tradizionalmente in tre fasce: la Bassa fra il Po e la via Emilia; la zona centrale pedemontana; la zona collinare e montana.


Cenni storici[modifica]

La pianura parmense fu nella preistoria zona di terramare, delle quali si sono ritrovati numerosi insediamenti. Parma forse fu etrusca, poi celtica; nel 183 a. C. divenne colonia romana; la centuriazione del territorio faceva riferimento alla via Emilia ed alla valle del Parma, lungo la quale si sviluppava la Strada delle Cento miglia che collegava Parma a Luni. Con i Longobardi fu capitale di un Ducato, finché con l'avvento dei Franchi il vescovo Guidobono ricevette il potere temporale sulla città da Carlo Magno; il potere vescovile si protrasse fino al XII secolo, terminando con la costituzione del Comune. Ora ghibellina, ora guelfa, Parma fu per circa cento anni, dal 1346 al 1447 nelle mani dei Visconti, con un brevissimo intermezzo di Ottobuono de' Terzi; seguirono gli Sforza e i francesi.

Ma è il 1521 l'anno che segna la svolta più importante per la città e il parmense, quando l'esercito pontificio affiancato da quello spagnolo si impossessò del territorio. Nel 1545 Alessandro Farnese, papa Paolo III, creò per il figlio illegittimo Pier Luigi Farnese il Ducato di Parma. Fino al 1731 la famiglia Farnese regnò sul parmigiano, facendo di Parma una capitale di prestigio culturale e artistico, che poteva vantare opere di grandi artisti quali il Correggio ed il Parmigianino.

Con la fine dei Farnese il parmense passò ai Borbone. Terminata l'occupazione napoleonica, il Congresso di Vienna affidò il Ducato agli Asburgo; fu così che Parma ebbe come Duchessa Maria Luigia d'Austria, moglie di Napoleone, la cui fama e il cui ricordo viene ancora oggi tenuto vivo negli ambienti storico culturali parmigiani, ma anche nell'immaginario e nella tradizione collettiva parmense.

Alla morte di Maria Luigia ritornarono i Borbone, fino ai moti risorgimentali che consegnarono Parma e il parmense ai Savoia per confluire poi nel nuovo regno d'Italia.

Lingue parlate[modifica]

Il dialetto parmense è una lingua di ceppo emiliano, con varianti nelle aree di confine, che accomuna tutto il territorio di Parma; vanta anche opere letterarie, in special modo una ricca produzione vernacola di testi teatrali.

Cultura e tradizioni[modifica]

  • L'Università degli Studi di Parma rappresenta una importante istituzione che affonda le proprie radici nel Dodicesino secolo, quando venne costituita, fra le prime in Italia e nel mondo. Annovera all'incirca 30.000 studenti iscritti, che contribuiscono non poco ad animare la città, dandole un respiro che travalica di molto i confini territoriali del parmense ponendosi come centro di attrazione anche per vaste aree delle regioni confinanti.
  • Il Carnevale di Busseto è un'importante manifestazione tradizionale popolare. Conosciuto in ambito nazionale, è annoverato fra i più famosi carnevali storici. I carri allegorici sfilano per le vie della città nei giorni festivi del periodo carnevalesco, attirando migliaia di visitatori ed animando tutto il centro cittadino. Sul sito del comitato organizzatore sono riportate le notizie relative all'edizione in corso, o all'edizione in preparazione. La manifestazione del 2014 sarà la Centotrentatreesima edizione.


Territori e mete turistiche[modifica]

Centri urbani[modifica]

  • Parma — Per popolazione, storia, cultura, monumenti, economia sopravanza nettamente tutti gli altri centri del territorio.

In pianura

  • Busseto — La città del "cigno" Giuseppe Verdi.
  • Colorno — La Versailles della Bassa parmense.
  • Fidenza — La seconda città del territorio, a sua volta centro di attrazione e capitale della zona fra Po, Taro, e Ongina, fino alle prime colline di Salsomaggiore.

Fascia pedemontana

Zona collinare e montana

  • Berceto — Ultimo centro della Val Taro prima del Passo della Cisa e del confine con la Toscana fu una importante tappa della via Francigena in passato, ma lo è anche ora che il percorso da tempo è stato ripristinato per chi ama rinnovare i pellegrinaggi antichi: puntuali segnalazioni lungo la strada e cartelli informativi offrono il giusto supporto ai moderni escursionisti-pellegrini. La città offre al visitatore l'importante Duomo di San Moderanno, di fondazione romanica con rimaneggiamenti in altri stili, ma comunque di aspetto complessivamente romanico. I resti del castello parlano del suo passato non solo religioso, ma anche militare. Non da ultimo, l'offerta di ristoro e di degustazioni di buoni prodotti gastronomici è più che soddisfacente, nel contesto di una natura rigogliosa e di paesaggi gradevoli.
  • Borgo Val di Taro — È il centro più popoloso della valle. Il suo nucleo storico, un tempo circondato da mura, conserva un buon numero di palazzi di buona fattura e di notevole interesse storico architettonico, che abbracciano un arco temporle dal XVI al XVIII secolo: Palazzo Bertucci, Palazzo Boveri, Palazzo Manara, Palazzo Tardiati, Palazzo Picenardi, Casa Moglia, Casa Cassio. Parte del suo territorio costituisce, con una zona del territorio di Albareto, la Riserva naturale regionale dei Ghirardi, che è una delle aree naturali protette della regione Emilia-Romagna. La sua istituzione data al 2010 ed ha una superficie di 370 ettari. È possibile effettuare escursioni e camminate nei suoi boschi. Si può praticare la pesca sportiva (S.P.S. artico e Lago Willy), la canoa, la caccia, il deltaplano; esiste un maneggio.
  • Corniglio — È il capoluogo dell'alta Val Parma, centro di villeggiatura estiva con un turismo per famiglie consolidato da decenni. Nel suo centro storico spicca il Castello, utilizzato e ben conservato, che fu uno dei tanti manieri della famiglia Rossi. Il suo territorio offre anche la possibilità di escursioni montane e di pratica di sport invernali, la cui base di partenza è soprattutto la frazione di Bosco, da cui si raggiunge agevolmente la zona dei laghi, il Lago Santo con il rifugio Mariotti, i due Lagoni, il lago Scuro compresi fra i 1300 e i 1500 metri di altitudine.
  • Fornovo di Taro — Stazione della antica via Francigena conserva la Pieve di Santa Maria Assunta che rappresenta uno dei più importanti luoghi di culto di origine romanica di cui è ricca l'area appenninica parmense. Il paese ha ora una discreta attività turistica soprattutto estiva e vanta una buona produzione enogastronomica al pari degli altri centri della valle.

Altre destinazioni[modifica]


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

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  • Il territorio ha il proprio aeroporto, il 1 Giuseppe Verdi, Via Emilia - località Golese, +39 0521 951511. alle porte di Parma.

Altri scali facilmente raggiungibili sono:


In auto[modifica]

Il parmense è servito da due autostrade: l'autostrada del Sole, che lo attraversa orizzontalmente, e l'autostrada della Cisa che lo percorre perpendicolarmente e si innesta nella A1 nei pressi di Parma. I rispettivi caselli autostradali sono:

Autostrada del Sole A1
  • Parma
  • Fidenza


Autostrada della Cisa A15
  • Parma Ovest
  • Fornovo Taro
  • Borgo Val di Taro
  • Berceto


In treno[modifica]

  • Stazione di Parma
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  • Linea Milano - Bologna
  • Linea Parma - Brescia
  • Linea Parma - Suzzara
  • Linea Parma - La Spezia (Pontremolese)
  • Stazione di Fidenza
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  • Linea Milano - Bologna:
  • Fidenza - Salsomaggiore Terme
  • Fidenza - Cremona
  • Fidenza - Fornovo Taro
  • Stazione di Fornovo di Taro
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  • Linea Parma - La Spezia
  • Linea Fidenza - Fornovo Taro


Stazioni minori

  • Linea Milano – Bologna: Castelguelfo
  • Linea Parma – La Spezia : Collecchio, Ozzano Taro, Citerna Taro, Selva del Bocchetto, Solignano, Valmozzola, Berceto, Roccamurata, Ostia Parmense, Borgo Val di Taro
  • Linea Parma – Brescia: Torrile-San Polo, Colorno, Mezzano Rondani
  • Linea Parma Suzzara: Chiozzola, Sorbolo
  • Linea Fidenza – Fornovo : Noceto, Medesano, Felegara-Sant’Andrea Bagni
  • Linea Fidenza - Salsomaggiore Terme: Salsomaggiore
  • Linea Fidenza - Cremona: Busseto, Castione Marchesi


In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg La società TEP (orari) gestisce le numerosissime linee di pullman che collegano i centri del parmense fra di loro e con il capoluogo Parma.


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

A Parma[modifica]

Duomo e Battistero
  • Duomo

Risale al Dodicesimo secolo ed è una delle più imponenti ed artisticamente importanti chiese dell'Emilia-Romagna e forma con il vicino Battistero un insieme monumentale che abbraccia tutta la piazza ed il prospiciente Palazzo del Vescovo facendone un angolo incantato fuori dal tempo. In stile romanico padano, ha una facciata movimentata da tre ordini di logge. Il portale di ingresso centrale è incorniciato da un protiro con leoni stilofori. L'interno a tre navate conserva molti affreschi importanti, fra i quali, nella cupola, l'Assunzione della Vergine, uno dei capolavori del Correggio che la dipinse dal 1526 al 1530.

Nel transetto destro si trova il rilievo della celebre Deposizione di Benedetto Antelami creata nel 1178. Nel presbiterio intagli del XII secolo dei maestri campionesi; nell'abside una cattedra episcopale del XII secolo in marmo di Verona con altorilievi dell'Antelami.

  • Battistero

È a pianta ottagonale, percorsa tutt'attorno da logge che ne illeggiadriscono la mole. In stile romanico gotico, fu costruito a partire dal 1196 per essere concluso nel 1270. I rilievi dei tre portali e le statue poste nelle nicchie sono opera di Benedetto Antelami.

All'interno sculture dei mesi, delle stagioni, dei segni zodiacali.

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Correggio, le tre grazie
  • Camera del Correggio, via Macedonio Melloni. Simple icon time.svg ore 9-13; chiuso il lunedì. Più nota come Camera di San Paolo, è sicuramente uno dei luoghi più importanti dell'arte cittadina. Era parte dell'appartamento della Badessa del Convento di San Paolo, Giovanna da Piacenza, che ne fece restaurare e decorare le stanze. Sulle pareti del salotto della Badessa Correggio realizzò nel 1519 uno dei capolavori suoi e del Rinascimento italiano. La stanza ha una volta a sedici spicchi; Correggio vi dipinse un pergolato con putti; nelle lunette figurazioni classiche monocrome. L'appartamento mostra anche pitture di Alessandro Araldi del 1514 in una camera attigua.


  • Madonna della Steccata
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Affreschi del Parmigianino

La chiesa del secondo decennio del Cinquecento, è di gusto rinascimentale. Ha pianta a croce greca e grandi absidi semicircolari per ciascun braccio. Le cupole sono dotate di una loggia che ne impreziosisce l'aspetto.

L'interno è di solenne maestosità, ricco di affreschi di scuola parmense cinquecentesca nella parte alta; la cupola mostra una Assunzione della Vergine di Bernardino Gatti. Un ciclo di affreschi del Parmigianino è presente sull'arcone del terzo braccio. La chiesa ospita il monumento funebre di Adamo Neipperg, sposo morganatico di Maria Luigia d'Austria duchessa di Parma.

Il tempio della Madonna della Steccata costituisce anche il mausoleo dei Duchi di Parma; conserva infatti nel sotterraneo tombe dei Farnese.

  • Palazzo della Pilotta
Palazzo della Pilotta 01.JPG
Arcate di accesso

È la reggia dei Farnese, imponente costruzione fatta erigere dal 1583 al 1622. Costruzione quadrilatera a corte centrale, fu bombardata nel corso della seconda guerra mondiale subendo gravi perdite. L'accesso è tramite uno scalone che si apre sotto estese scure arcate sorrette da poderosi piloni in mattoni, che danno al luogo un po' la sensazione di voler intimorire quanti vi vogliano accedere.

Nelle due arcate centrali scorre ora il traffico che collega il piazzale restostante con il Lungoparma.Ospita nei propri ambienti il Teatro Farnese, il Museo Archeologico Nazionale, al piano superiore la Galleria Nazionale che rappresenta una delle più interessanti pinacoteche d'Italia e la Biblioteca Palatina.

Il nome Pilotta le viene dal fatto che all'epoca nel cortile si giocava a palla, ossia alla pelota di derivazione spagnola.

  • Teatro Farnese
Ingresso teatro Farnese
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Collocato al primo piano del palazzo della Pilotta il teatro Farnese è uno dei più suggestivi teatri del mondo. Ricostruito negli anni Cinquanta dopo le devastazioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, è ritornato all'originario splendore. Fu voluto dal duca Ranuccio I Farnese nel 1618; la sua realizzazione fu affidata all'architetto Giovan Battista Aleotti detto l'Argenta. Per la sua costruzione l'Aleotti trasse ispirazione dal Teatro Olimpico di Vicenza del Palladio (1580) e dal Teatro all'Antica di Sabbioneta dello Scamozzi (1588-1590).

Il teatro fu dedicato alla dea della guerra Ballona, ma fu inaugurato solamente nel 1628 in occasione delle nozze di Odoardo Farnese figlio di Ranuccio e Margherita de' Medici figlia di Cosimo; in quell'occasione, oltre ai vari spettacoli, fu combattuta perfino una naumachia resa possibile con l'allagamento della cavea, che è lunga 87 metri, larga 32 e alta 22. Il palcoscenico misura 40 metri per 12. Tutta la grande sala in cui è allogato il teatro venne rivestita in legno, abete rosso del Friuli, che venne ricoperto di stucco dipinto ad imitazione del marmo. In legno sono i quattordici gradini della cavea, che potevano ospitare tremila spettatori; in gesso le statue di decorazione a soggetto mitologico. Una squadra di pittori, guidati da Giovan Battista Trotti detto il Malosso, decorarono le pareti ed il soffitto, opere andate perdute a causa del bombardamento subito il 13 maggio 1944.

Ricostruito fra il 1956 e il 1960 con i materiali originali recuperati, il Teatro viene utilizzato come ingresso prestigioso alla Galleria Nazionale di Parma. Recentemente è stato riutilizzato come sede di rappresentazioni teatrali e concerti.

  • Teatro Regio
Teatro Regio
Interno del Teatro Regio

Il Regio è uno dei teatri più prestigiosi e famosi d'Italia. La città di Parma è da sempre cultrice della buona musica, e conserva ed alimenta il culto del grande Giuseppe Verdi, figlio di questa terra. È tradizione consolidata che il cantante lirico approvato dal loggione di Parma avrà sicuramente una grande carriera.

Fu la duchessa Maria Luigia a farlo erigere, reputando insufficiente il Teatro Farnese. Iniziato nel 1821, fu concluso nel 1829 ed inaugurato con l'opera Zaira di Vincenzo Bellini che la compose per l'occasione. Ha facciata neoclassica con portico formato da dieci colonne ioniche; il timpano ospita al centro una lira e due maschere antiche.

La platea è ellittica e mostra le decorazioni bicromatiche (bianco e oro) eseguite nel 1853 da Girolamo Magnani. Tutt'intorno si dispongono, in quattro ordini, 112 palchi; al centro il palco ducale. Il quinto ordine ospita il loggione, che ha un accesso indipendente dai palchi. Il soffitto è stato decorato da Giovan Battista Borghesi con le immagini dei grandi compositori di opere teatrali: Goldoni, Seneca, Alfieri, Euripide, Plauto, Aristofane e Metastasio. Il sipario è stato dipinto dal medesimo artista con una allegoria, Trionfo della Sapienza, che vuole celebrare il governo di Maria Luigia, qui rappresentata come la dea Minerva.

Abbellisce la sala un lampadario di enormi dimensioni, fabbricato a Parigi e qui trasportato e collocato nella seconda metà dell'Ottocento.

A Fidenza[modifica]

Facciata del Duomo di fidenza
Particolare di una bifora del Duomo di fidenza
  • Duomo di San Donnino

Rientra a buon diritto nel novero delle più belle chiese romaniche della regione ed è la Cattedrale della Diocesi di Fidenza. La facciata è opera incompiuta al pari della facciata di San Petronio a Bologna, ed è attribuita all'Antelami, famoso scultore che lavorò anche a Parma. Solo la parte bassa è ricoperta di marmo mentre la parte alta è rimasta in arenaria. I due ingressi laterali sono denominati Portone della Vita e Portone della Morte; l'ingresso centrale, più imponente, con una profonda strombatura e sovrastato da un portichetto, mostra al di sopra del portone un bassorilievo raffigurante la vita del protettore della città San Donnino. Il portale è affiancato da due leoni stilofori. Fra il portone centrale e quelli laterali sono esposte in due nicchie le statue di Ezechiele e Davide, figure bibliche.

Le statue e i bassorilievi della facciata sono opere di Benedetto Antelami e della sua scuola di fine 1100 - inizio 1200. Numerosi sono gli episodi della vita di San Donnino. Due campanili affiancano la facciata; un terzo campanile si erge a fianco dell'abside.

A Colorno[modifica]

La reggia
La Reggia - Particolare della scalinata fronte giardino

Corte dei Sanseverino, poi dei Farnese, poi di Maria Luigia d'Austria, infine dei Borbone, chiamata Versailles del Ducato di Parma, Colorno non è solo Reggia e parco della Reggia, ma è anche Cappella Ducale di San Liborio, Duomo di Santa Margherita, Torre delle Acque, Corte di Sanguigna: un insieme di monumenti che ne fecero un piccolo elegante centro per la nobiltà parmense.

La Reggia, o Palazzo Ducale, è stata ferita dai terremoti del 2009 e del 2012 al pari delle chiese. Il Palazzo è stato restaurato; i lavori nelle chiese sono ancora in corso (2013) ma si attende quanto prima il loro riuso. Colorno costituisce, dopo Parma, il centro più rappresentativo dei fasti ducali e sa rispondere alle esigenze del turismo con una buona organizzazione.


A Busseto[modifica]

Rocca Pallavicino ora Palazzo Comunale
Santa Maria degli Angeli

La potente famiglia dei Pallavicino ha caratterizzato un lungo periodo della storia di Busseto; infatti ne furono signori dal X al XVI secolo, cioè fino a quando se ne appropriarono i Farnese, al momento della creazione del Ducato di Parma e Piacenza. Il periodo di maggiore splendore per Busseto, capitale dello Stato Pallavicino che si estendeva dal Po all'Appennino fino a Varsi, fu il Quattrocento, quando ebbe propri Statuti. Nel secolo successivo, nell'anno 1533, Carlo V elevò Busseto al rango di Città.

La sua storia recente è ampiamente influenzata dal culto di Giuseppe Verdi. La città ha saputo preservare i cosiddetti Luoghi Verdiani, la casa natale a Roncole Verdi, la casa in cui abitò ecc., entrando nel circuito delle celebrazioni verdiane, creando in tal modo le basi per una buona attività turistica.

Altro soggetto di notevole richiamo turistico è il famoso Carnevale di Busseto, caratterizzato da grandi carri mascherati che attirano migliaia di persone nei giorni delle sfilate.

Nei dintorni[modifica]

Certosa Paradigna
  • Certosa di Paradigna — Questa monumentale chiesa nota come Certosa di Paradigna, e precedentemente Certosa di San Martino, in realtà certosa non fu mai né fu mai dei Certosini. Il suo nome ufficiale è Abbazia di Valserena e fu voluta dal cardinale parmense Gerardo Bianchi al quale fu dato il placet dal papa Bonifacio VIII con una bolla pontificia del 15 aprile 1298. La costruzione avvenne sul luogo della preesistente pieve di San Martino in un luogo detto San Martino dei Bocci, termine parmigiano per indicare sterpaglie e pruni. Furono i monaci cistercensi della Abbazia di Chiaravalle della Colomba a bonificare la zona per renderla adatta alle colture, e ad edificare chiesa e monastero. Il fondatore la chiamò Abbazia di Valle Serena, o Valserena, con l'intento di sottolineare la pace e la conseguente serenità che il luogo doveva indurre.

La sua costruzione procedette a fasi alterne per lungo tempo, finché venne consacrata nel 1385. Divenne nel tempo sempre più importante, tanto che nel 1810, anno della soppressione per decreto napoleonico, ospitava 500 frati.

Edificata con impianto a croce latina, a tre navate, con volta a crociera, ha slanciati pilastri ottagonali che reggono archi acuti. All'incrocio tra navata e transetto si erge un tiburio poligonale; l'abside è in forma quadrata. L'interno aveva un tempo un pregiato altare maggiore, oltre ad un affresco del Parmigianino sulla volta del presbiterio e molti altri dipinti. Le opere d'arte che conservava sono state trasferite, nel momento della soppressione, presso l'Accademia di Belle Arti di Parma. La facciata fu rifatta nel Settecento.

Il complesso è attualmente (2013) proprietà dell'Università di Parma che dopo un lungo e sapiente restauro lo sta utilizzando per le proprie attività.

La diatriba

La Certosa di Paradigna è identificata da molti nella "certosa di Parma" che ha ispirato il famoso romanzo di Stendhal. Altri identificano invece la Certosa stendhaliana nella Certosa di San Girolamo, la vera Certosa situata non molto lontano, dalle parti di via Mantova. La diatriba, che ha prodotto parecchie pubblicazioni di articoli di vari studiosi, è ancora in corso.

Musei[modifica]


Itinerari[modifica]

Castelli parmensi di pianura[modifica]

Reggia di Colorno
  • Reggia di Colorno (A Colorno). La Reggia attuale è il risultato delle profonde trasformazioni apportate dai Farnese alla primitiva struttura della Rocca costruita nel 1337 da Azzo da Correggio; fu poi dei Terzi di Parma, quindi di Barbara Sanseverino che fra Cinquecento e Seicento la trasformò in residenza signorile, dotata di opere d'arte e dipinti di Raffaello, Correggio, Mantegna, Tiziano. Ha un grande e curato giardino, oltre ad un bosco circondati da un'alta muraglia. Ora sono utilizzati come parco pubblico. Dopo un periodo di abbandono e di degrado, la Reggia ed il Parco sono stati oggetto di accurati lavori di restauro che ne hanno consentito una rinnovata fruibilità.
Rocca di Fontanellato
  • Rocca di Fontanellato (A Fontanellato). La prima edificazione della Rocca avvenne nei primi decenni del Millecento, ma furono le riedificazioni successive soprattutto del XIV secolo a darle l'aspetto che conosciamo. La cinta esterna risale agli ultimi anni del Trecento e fu completata prima della metà del secolo successivo a pianta quadrata. Le numerose sale arredate mostrano preziosi mobili d'epoca oltre a ritratti dei membri della famiglia Sanvitale dal Seicento all'Ottocento e dei Farnese del Settecento. Vero capolavoro del castello sono sicuramente gli affreschi del Parmigianino, opera del 1524 che tratta le Storie di Diana e Atteone.
Castello di Montechiarugolo
  • Castello di Montechiarugolo (A Montechiarugolo). Sorge sulla riva sinistra dell’Enza sul confine con il reggiano, là dove la sua presenza si rendeva necessaria per proteggere il territorio parmense . Il terreno forma qui un terrazzo naturale, il Monticulus Rivoli che ha dato il nome a Montechiarugolo.

L’antico nucleo di fortificazioni, risalente al Duecento e distrutto nel 1313, fu riedificato nel Quattrocento ; il suo aspetto attuale è in gran parte quello conferitogli da Guido Torelli, che fu condottiero dei Visconti e fu investito del feudo di Montechiarugolo nel 1406. Nel successivo Cinquecento il castello ospitò fra le sue mura il Papa Paolo III e il Re di Francia Francesco I; divenne centro di una Corte colta e mecenatesca che ospitò artisti, pittori e letterati dell’epoca soprattutto ad opera di Pomponio Torelli.

Corte pallavicina
  • Corte di Polesine Parmense (A Polesine Parmense). Il castello fu costruito all'inizio del Quattrocento dove già esisteva un fortilizio. Integralmente ristrutturato negli interni durante il successivo Cinquecento, vide in particolare la sostituzione dei soffitti a cassettone con magnifici soffitti a volta. Nel 1780 fu trasformato in Caserma dei Dragoni, che furono qui alloggiati per contrastare il contrabbando.

Dopo il 1860 fu utilizzato come appartamenti popolari, finché fu anche soggetto alle ripetute alluvioni del Po che aveva di molto avvicinato il suo corso. Dopo un sapiente restauro è ora tornato al pieno utilizzo anche come ristorante con alloggio.

Castello di Roccabianca
  • Castello di Roccabianca (A Roccabianca). La Rocca fu voluta da Pier Maria Rossi, Signore del luogo, in onore dell’amata Bianca Pellegrini; il castello e la donna, fondendo i loro nomi, hanno formato il toponimo del paese che ha soppiantato l’antica denominazione di Rezinoldo o Arzenolto (Argine alto). Di dimensioni notevoli, si sviluppa secondo l’impostazione dei castelli di pianura, un ampio quadrilatero con torri angolari e torre centrale sul lato di accesso, e un elevato mastio centrale. La costruzione fu iniziata nel 1450 e conclusa quindici anni dopo.
Rocca dei Rossi
  • Rocca di San Secondo (A San Secondo Parmense). La Rocca nasce nel 1385; il suo committente è Bertrando Rossi. Il suo scopo è quello di costituire una forte difesa dei domini dei Rossi, che si ramificavano fino all'Appennino e, in pianura, fino a Roccabianca. Con l'accrescersi della potenza e dell'importanza della famiglia, che si imparenta con gli Sforza, i Gonzaga, i Medici, casati dai quali riceverà aiuti e protezione contro gli avversari, il castello si trasforma via via in residenza sontuosa grazie a interventi artistici che si susseguono soprattutto a cominciare dal Cinquecento.
Rocca Meli Lupi
  • Rocca di Soragna (A Soragna). Nel 1385 i Marchesi Bonifacio e Antonio Lupi iniziarono la costruzione della poderosa Rocca, concepita come strumento di difesa. Verso il Cinquecento si iniziò ad intervenire con trasformazioni strutturali per rendere l'edificio meno militare e più residenziale. Gli interventi che resero la Rocca una sfarzosa dimora principesca sono però del Seicento, quando il Castello assunse l'aspetto attuale. A pianta quadrata, ha quattro torri angolari e una quinta di accesso attraverso un ponte che ha sostituito l'antico ponte levatoio; due leoni in pietra fanno la guardia all'ingresso.

Su due lati del castello esiste ancora il fossato (senz'acqua). Le sue sale conservano i mobili e gli arredi originari, commissionati ed eseguiti a Venezia, doratura compresa. L'insieme costituisce uno dei maggiori esempi di primo Barocco di sontuosa eleganza. Sono tuttavia presenti anche ambienti che offrono diversi stili di arredo, di derivazione parmense o lombarda.

Castelli pedemontani e appenninici[modifica]

Castello dei Landi
  • Castello dei Landi (A Bardi). La formidabile fortezza è stata edificata su uno sperone di diaspro rosso, in posizione dominante sulla confluenza del torrente Noveglia con il Ceno. La sua origine è da collocare fra il IX e il X secolo. Il luogo doveva servire da riparo contro le scorrerie degli Ungari. Già i Longobardi vi avevano costruito dei presidi militari durante le lotte contro i Bizantini per il controllo dei valichi appenninici.

La primitiva costruzione si amplia con il passare del tempo, fino a che nel XVI secolo i Landi, famiglia di origini piacentine, privati delle loro residenze in Piacenza, lo trasformano in residenza signorile dello Stato dei Landi, l'insieme dei loro possedimenti, che opponeva resistenza alla supremazia del Duca di Parma.

Castello di Compiano
  • Castello di Compiano (A Compiano). L'antico maniero affonda le sue radici attorno all'anno Mille. Sorge poderoso a controllo e difesa della valle del Ceno, e fu dei Malaspina, che lo vendettero al Comune di Piacenza nel 1141. Passò quindi ai Landi, che per 425 anni ne mantennero il possesso, facendone la roccaforte del loro Stato. La fortezza attuale è dovuta proprio alla loro opera di rifacimento delle preesistenti strutture difensive.

Nel 1682 passò ai Farnese duchi di Parma che ne fecero un carcere. Dal 1905 al 1962 ospitò un collegio femminile. La sua rinascita data dal 1966, quando fu acquistato dalla Marchesa Lina Raimondi Gambarotta, che lo abitò per 20 anni, lo riarredò e lo lasciò alla sua morte al Comune di Compiano.

Castello di Corniglio
  • Castello di Corniglio (A Corniglio). L'aspetto attuale è molto diverso da quello antico. Conserva parte delle mura, con un bastione circolare a nord, resto delle mura che dovevano cingerlo da ogni lato ed uno angolare. Non ci sono documenti che ci parlino delle sue origini; dovette essere del vescovo di Parma, che attorno al Mille possedeva la zona. Fu poi del Comune di Parma, in seguito dei Rossi nel Trecento, Quattrocento e Cinquecento. Fu rinforzato e ristrutturato da Filippo Maria Rossi. poi dei Duchi di Milano ed infine dei Duchi di Parma; nel 1820 fu ceduto al comune.

Attualmente il corpo di fabbrica rimasto ospita uffici comunali; nella spianata all'interno delle mura si trova un oratorio intitolato ai Santi Lucio e Amanzio, che fu costruito dulle rovine di un antico oratorio benedettino. Un'ala del castello è utilizzata come ostello.

Castello di Pellegrino Parmense
  • Castello di Pellegrino Parmense (Castello Pallavicino) (A Pellegrino Parmense). È stato costruito in posizione dominante su un colle a controllo e difesa della valle, probabilmente nel 981 da Adalberto di Baden, capostipite dei Pallavicino. Fu a lungo conteso fra Parma guelfa e Piacenza ghibellina; nel 1303 l'esercito parmense lo assediò inutilmente. Una serie successiva di assalti mai andati a buon fine si interruppe nel 1428 quando Niccolò Piccinino fu inviato dai Visconti ad espugnarlo. Preso il castello, divenne Conte del feudo di Pellegrino e fece ampliare il giro delle mura comprendendovi castello, case nobiliari, chiesa dei Santi Abdon e Sennen e un'area per il rifugio della popolazione.

In seguito la rocca passò agli Sforza, ai Fogliari, ai Meli Lupi di Soragna, poi altri passaggi di proprietà, e a tutt'oggi è ancora residenza privata. Può essere visitato previo appuntamento.

  • Castello di Scipione (Castello Pallavicino) (A Scipione). Fu costruito dai marchesi Pallavicino nell'XI secolo; faceva parte di un più ampio disegno difensivo volto alla difesa della valle dello Stirone, i cui altri capisaldi erano i castelli di Vigoleno, Bargone e Contignaco, e più in generale dello Stato Pallavicino che abbracciava un vasto territorio compreso fra Cremona, Parma e Piacenza e si estendeva dal Po all'appennino con capitale Busseto e successivamente Cortemaggiore. Il Trecento vide il castello di Scipione coinvolto nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini. Nel Quattrocento fu al centro di contese fra le importanti famiglie dei Rossi, dei da Correggio e dei Terzi. Per renderlo più difendibile e più resistente agli assalti con le nuove armi da fuoco i Pallavicino lo ricostruirono nel 1447.
Castello di Torrechiara
  • Castello di Torrechiara (A Torrechiara). La fortezza di Torrechiara si erge maestosa e possente su una elevazione rocciosa sulla destra del Parma. Fu fatta edificare fra il 1448 e il 1460 da Pier Maria Rossi nel luogo in cui fin dall'antichità esistevano rudimentali fortificazioni militari. Se la funzione difensiva è ampiamente dimostrata dalla struttura castellana, con tre cerchia di mura, quattro torri angolari, ponte levatoio, collocazione a strapiombo, altrettanto evidente è pure il suo carattere residenziale denunciato dalla ricchezza degli affreschi e dalle grottesche di Cesare Baglione.
Castello di Varano de' Melegari
  • Castello di Varano de' Melegari (Castello Pallavicino) (A Varano de' Melegari). Il castello Pallavicino è stato in possesso di questa famiglia dall'XI secolo al XVIII. Le sue mura a picco sul Ceno sono legate alla roccia e la sua struttura segue l'andamento del terreno. Lo scopo della fortezza era di controllare l'accesso alla valle del Ceno e le vie che da qui conducevano in Liguria ed in Toscana.

Il luogo pare fosse fortificato già in epoca longobarda. l'edificio presenta chiare connotazioni quattrocentesche, con pianta quadrangolare e torri agli angoli disposte asimmetricamente per la conformità del terreno. Dal 2001 il castello è proprietà del Comune e vi si trova la Biblioteca comunale; viene inoltre utilizzato per eventi culturali, mostre e quant'altro interessa la vita della comunità.

Pievi romaniche[modifica]

Pieve di Santa Maria Assunta
  • Pieve di Santa Maria Assunta (Bardone, frazione di Terenzo). Il primo nucleo dell'edificio sacro viene datato al nono secolo, secondo le scoperte effettuate durante i restauri del 2000 in occasione del Giubileo.
L'importanza della Pieve raggiunse il suo apice fra il 1200 e la prima metà del 1400, periodo nel quale i documenti ecclesiastici le attribuiscono la supremazia su circa quindici cappellanie che da essa dipendevano. Nel corso dell'ultimo restauro gli scavi hanno evidenziato i resti di un edificio preesistente che risalirebbe al VII secolo. L'aspetto della chiesa attuale, dopo i rimaneggiamenti intervenuti nel corso della sua storia, è da collocare fra il XVI e il XVII secolo.
  • Pieve di Sant'Ambrogio (A Bazzano, frazione di Neviano degli Arduini). Risale all'XI secolo. Venne costruita lungo l'antica via del sale, percorso commerciale che risaliva la valle fino ai passi attraverso i quali poter scendere verso la Lunigiana e da lì al mare. Conserva ancora il suo impianto spiccatamente romanico, ed è uno dei luoghi di culto meglio conservati del parmense. Di particolare rilievo nel panorama della scultura romanica emiliana è il suo fonte battesimale risalente al XIII secolo, a pianta ottagonale con decorazioni in altorilievo.
  • Chiesa di San Cristoforo (A Borgo Val di Taro). Viene ricordata come cappella dipendente dalla Pieve di San Giorgio in un documento del 1221. Si trova sulla strada che un tempo era usata come via alternativa alla via Francigena, da Bardi alla Lunigiana passando per il Brattello. Le sue origini risalgono al X secolo; interventi del Seicento e del Settecento ne hanno modificato l'aspetto con la costruzione dell'unica cappella laterale, del presbiterio a pianta quadrata e della facciata con paraste e timpano triangolare.
Il campanile è del 1833 e sorge sul fianco sinistro della facciata. Sostituisce il precedente che esistette fino al Cinquecento; sue tracce sono state scoperte a sinistra dell'ingresso e sono visibili sotto una struttura vetrata, assieme alle antiche fondamenta semicircolari dell'abside antica.
Santuario della Beata Vergine Assunta
  • Santuario della Beata Vergine Assunta (A Careno, piccola frazione di Pellegrino Parmense). Un'antica iscrizione esistente sull'architrave di ingresso della chiesa (oggi non più leggibile) ne data la fondazione all'anno 1044, mentre la prima menzione su documento scritto è del 1230, in cui viene indicata come dipendente dalla Pieve di Serravalle. La primitiva chiesa romanica dovette essere probabilmente rimaneggiata nel XIII secolo. Nella seconda metà del Quattrocento si mise mano ad un suo ampliamento, che la trasformò da chiesa ad una sola navata a tempio con tre navate, Di questo periodo sono gli affreschi rimasti: testa di Madonna con il Bambino e San Rocco, Due Sante, Dio Padre in mandorla.
  • Abbazia di Santa Maria Assunta (A Castione Marchesi, frazione di Fidenza). La chiesa faceva parte di un antico complesso conventuale benedettino fondato nel 1033 dal, capostipite dei Pallavicino, il marchese Adalberto e dalla moglie Adelaide. Dopo il XV secolo passò in uso agli Olivetani fino al subentro della diocesi di Parma nel 1764.
L'impianto presenta molte caratteristiche architettoniche cistercensi che evidenziano le affinità di questa chiesa con l'architettura di Chiaravalle della Colomba e con quella di Fontevivo. L'interno è a pianta basilicale a tre navate, segnate da pilastri cruciformi e da volte a crociera.
Di notevole interesse sono i resti di un mosaico pavimentale scoperto durante lavori di scavo per portare il pavimento all'altezza della primitiva chiesa. Le tessere del mosaico sono bianche, nere e rosse; in quanto si è riusciti a ricostruire si scorge la probabile raffigurazione dei mesi e figurazioni antropomorfe, che lo datano al dodicesimo secolo e lo collegano alle opere musive di San Savino a Piacenza e di San Colombano a Bobbio.
  • Pieve di San Prospero (A Collecchio). Fu costruita nell'XI secolo in forma basilicale, con tre navate e tre absidi. Nel duecento venne ampliata, e ancora ebbe rifacimenti fra Quattrocento e Cinquecento. L'ultimo intervento è del 1922, quando la pieve venne dotata di un alto campanile in stile romanico lombardo. Della chiesa originaria rimangono la parte posteriore con la base del tiburio; nel campanile una pietra angolare dell'antica torre.I contrafforti del coro con parte del tiburio e il presbiterio sono interventi quattrocenteschi. La facciata ha capitelli con i simboli dei quattro Evangelisti, e mostra il portale romanico. Le navate sono separate da colonne con capitelli risalenti al secolo XI, che hanno decorazioni con sirene a due code o grifoni, ed altri capitelli del Duecento, risalenti al primo intervento architettonico di rifacimento.
  • Pieve di San Giovanni Battista (A Contignaco, frazione di Salsomaggiore Terme).
Chiesa dell'Abbazia di San Bernardo
  • Chiesa dell'Abbazia di San Bernardo (A Fontevivo). La chiesa di San Bernardo databile alla seconda metà del Duecento, rimane a testimonianza dell'importante complesso originario. Segue i moduli stilistici cistercensi di chiara impronta romanica. La facciata è un rimaneggiamento quattrocentesco. Nella lunetta sopra il portale un affresco databile fra XVII e XVIII secolo, consunto, raffigura San Bernardo di Chiaravalle. :L'interno rammenta quello di Chiaravalle della Colomba. Vi si conserva una piccola Madonna con il Bambino, scultura in pietra che dopo il restauro gli esperti hanno attribuito a Benedetto Antelami e ricorda quella antelamica del Duomo di Fidenza.
Nel transetto di sinistra è ammirevole la lastra sepolcrale di Guido Pallavicino in armi da templare, datata 1301.
Gainago (Torrile) - pieve di San Giovanni Battista
  • Pieve di San Giovanni Battista (A Gainago, frazione di Torrile). Diventa chiesa plebana nel 1298, quando il fonte battesimale vi viene trasferito da San Martino de' Bocci quando venne incorporato nell'Abbazia di Valserena (conosciuta come Certosa di Paradigna). La sua fondazione è però molto più antica; infatti è citata già in una bolla del papa Lucio II che nel 1114 ne conferma il possesso al monastero di San Giovanni Battista in Parma. Nel Trecento fu ricostruita a tre navate terminanti in tre absidi semicircolari, con tetto a capriate in legno. Si sono conservati l'abside maggiore e tre monofore. All'interno sono visibili anche resti di affreschi del XVI secolo oltre a frammenti di affreschi romanici: le Tre Marie al sepolcro, un volto di Cristo, un Santo, scoperti sotto l'intonaco e riportati alla luce nel 1930; appartengono al ciclo di affreschi che decorava la chiesa originaria.
Pieve di Gaione
      • Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano (A Gaione, frazione di Parma). Nominata su documenti del 1111, la Pieve fu edificata nell'alto medioevo su un sito romano, dove si ritiene esistesse una villa; lo testimonia il rinvenimento di un altare che fu costruito utilizzando mattoni romani. La chiesa fu ricostruita secondo lo stile tipico del parmense romanico nell'XI secolo, con tre navate terminanti in tre absidi semicircolari con orientamento ad est; si sono conservate le tre navate, gli archi, tracce delle tre absidi. Quest'ultime furono demolite in seguito a lavori di ricostruzione effettuati nel Cinquecento e nel Seicento, quando vi fu sostituito un presbiterio rettangolare e molto profondo nella navata centrale Dell'Ottocento è la costruzione dell'unica cappella laterale. A metà Novecento si effettua la ricostruzione dell'abside orientale; nel corso di tali lavori si scoprì la base di una antica vasca nella prima campata a sinistra che serviva con ogni probabilità per effettuare il battesimo ad immersione.
  • Chiesa di Santa Giuliana (A Moragnano, frazione di Tizzano Val Parma). Nel Duecento è documentata come dipendente dalla Pieve di Sasso. L'abside costituisce la parte più antica della chiesa; all'esterno presenta archetti pensili di decorazione, un alto basamento e due colonne in rilievo; all'interno nella parete liscia si apre una monofora strombata. L'aula si differenzia dall'abside per le sue linee seicentesche, con volta a botte, lesene e cornici.
Sia all'interno che all'esterno dell'abside sono presenti numerose incisioni che costituiscono una caratteristica particolare della chiesa. Quelle più antiche, datate fra il XII ed il XIV secolo rappresentano simboli sacri che si possono ricondurre alla tradizione dell'arte rupestre; quelle più tarde del XV e XVII secolo sono scritte di carattere funerario o di cronaca per particolari avvenimenti meteorologici o disgrazie collettive quali ad esempio le carestie o le epidemie.
La Badia Cavana
  • Badia Cavana - Abbazia di San Basilide (A San Michele Cavana, frazione di Lesignano de' Bagni). La Badia Cavana, il cui titolo ufficiale è Pieve di San Basilide, costituiva in origine un complesso religioso con chiesa e convento. La tradizione narra che San Bernardo degli Uberti, Vescovo di Parma dal 1106 al 1113, ne fu il fondatore. Furono i Conti della Palude, originari di una zona a sud di Canossa, che a Cavana possedevano un fortilizio, a sovvenzionare e dotare di benefici la Badia. Quasi contemporaneamente alla fondazione furono trasferite e depositate nella cripta della chiesa i resti di San Basilide, martire cristiano.
  • Chiesa di San Nicomede (A San Nicomede, frazione di Salsomaggiore Terme).
Pieve di San Genesio
  • Pieve di San Genesio (A San Secondo Parmense). Le prime notizie della sua esistenza datano al 1084; dal 1195 è qualificata come Pieve. Fu costruita con molto materiale di reimpiego da antiche costruzioni di epoca romana.
Nel secolo XIII la Pieve raggiunge la maggiore floridezza e diventa una delle più importanti del parmense. Con la costruzione della parrocchia dell'Annunciazione in San Secondo la Pieve perde la sua importanza. Le prime tre campate, delle sette da cui era costituita, vennero abbattute così come la facciata. Le navate laterali furono ridotte ad abitazione e a magazzino. Solo nella seconda metà del XX secolo si intervenne con opere di restauro e recupero che finalmente l'hanno restituita alla sua bellezza architettonica, sia pure mutilata rispetto alla grande struttura iniziale.
  • Chiesa di Sant'Ilario (A Sant'Ilario Baganza, frazione di Felino).
Pieve di Santa Maria Assunta
  • Pieve di Santa Maria Assunta (A Sasso, frazione di Neviano degli Arduini). Rientra nel novero delle numerose chiese fatte erigere da Matile di Canossa intorno all'anno Mille. È a tre navate con colonne tonde in cotto che sorreggono sei arcate; il soffitto è a capriate; il pavimento è in silice. Lastre di ornamento rappresentano i simboli degli Evangelisti, il leone di San Marco e l'Angelo di Matteo. Nell'abside ci sono affreschi consunti.
La vasca battesimale è del XII secolo ed è adorna di figure umane e di altre tipiche del bestiario medievale, quali il grifo. La facciata è divisa in tre parti da lesene sormontate da archetti pensili.
Pieve di San Lorenzo e Battistero
  • Chiesa di San Lorenzo e battistero (A Serravalle, frazione di Varano de' Melegari). Questo piccolo centro del territorio di Varano, sulle rive del Ceno, ha conservato del suo passato la Pieve ed il Battistero. Quest'ultimo è il più antico edificio cristiano del parmense e risale al X - XI secolo (ma alcuni studiosi lo ascrivono ai secoli VIII - IX). E' di forma ottagonale all'esterno, di forma circolare all'interno; i capitelli sono più tardi, e denunciano un evidente influsso di scuola antelamica; la copertura del tetto è in scaglie di pietra.
In una parete del battistero si è rinvenuta, murata, un'ara in marmo bianco dedicata al culto di Diana.
  • Pieve di San Pietro (A Tizzano Val Parma). Già documentata nel 1004, la pieve di San Pietro venne ricostruita fra la fine del Mille e l'inizio del Millecento con struttura a tre navate, ognuna terminante in abside semicircolare e tetto a capriate. Di tale rifacimento si riconoscono oggi i pilastri cilindrici in pietra, il portale laterale con decorazioni geometriche e croce al centro dell'archivolto oltre naturalmente la struttura trinavata.
Nella seconda metà del Settecento si coprì la navata centrale con un soffitto in muratura, sostituendo un presbiterio quadrato all'abside semicircolare affiancandovi due sacrestie. Anche il portale della facciata viene rifatto nel 1788.
Un restauro del 1964 ha eliminato la copertura a volta e gli intonaci del Settecento restituendo alla Pieve una più leggibile fisionomia romanica, mettendo anche in luce tracce degli affreschi quattrocenteschi che la decoravano.
  • Chiesa di Santa Maria Assunta (A Zibana, frazione di Palanzano). Di fondazione antica, viene nominata per la prima volta in un documento del 1230. La chiesa costituiva una importante luogo di sosta lungo la via di Linari, dove si trovava il monastero di San Salvatore e San Bartolomeo di Linari, nei pressi del passo del Lagastrello, valico appenninico fra Emilia e Lunigiana sul versante toscano. La chiesa originaria era ad una sola navata con abside semicircolare, facciata a capanna e copertura a capriate lignee. Fu rimaneggiata successivamente ed ampliata. L'utilizzo di diversi materiali per i lavori effettuati ha fatto sì che si possa ben distinguere quanto è più recente e quanto è più antico, poiché le due parti hanno una colorazione differente del materiale di costruzione. Dell'originario tempio romanico sono la facciata per buona parte e l'abside in parte. Il rialzo della costruzione, la sacrestia, il campanile, i fianchi sono edificazioni più tarde effettuate con materiale dalle tonalità differente rispetto al grigio-azzurro della pietra utilizzata nella chiesa antica.

Itinerario del mistero[modifica]

Per gli appassionati del mistero e soprattutto delle manifestazioni di entità spirituali il parmense è territorio ricco di siti legati ad apparizioni o manifestazioni di fantasmi, con particolare riguardo ai castelli che sembrano essere il loro habitat preferito.

  • Bardi — È il castello che più di tutti è stato sottoposto a indagini e sperimentazioni per individuare e contattare il suo spettrale abitatore, Moroello, il quattrocentesco Comandante delle Guardie che fu creduto morto in combattimento dalla sua amata. La ragazza, che si gettò dalla rupe. Incapace di sopportare tale dolore, egli pure si lanciò nel precipizio. Ed è così che periodicamente il suo fantasma senza pace riappare. Una équipe di studiosi di fenomeni paranormali del Centro di Studi parapsicologici di Bologna ritiene di essere riuscita a fotografare una manifestazione del fantasma di Moroello. Le immagini sono visibili in una sala del castello.
  • Solignano — Fra le mura del Castelcorniglio vagano le anime senza pace delle persone che furono gettate nel pozzo delle lame; si odono pure rumori di cavalcate notturne. La vita misteriosa del castello è animata anche da fate e folletti che la notte intrecciano le criniere dei cavalli.
  • Montechiarugolo — È il castello in cui la notte del 18 maggio la fata Bema appare nelle stanze private sperando di rivedere l'uomo amato. In vita fu perseguitata dal duca Ranuccio Farnese che odiava le veggenti. Dalla gente di Montechiarugolo però era benvoluta ed è per questo che ancora oggi Bema appare alle giovani donne alla vigilia delle nozze per istruirle sulla loro nuova vita.
  • Pellegrino Parmense — È legato al fantasma chiamato la Fata di Pellegrino, che per molto tempo si rivelò esclusivamente ai castellani. Quando iniziò a mostrarsi anche al popolo, che accorreva in massa per vederla,un collegio di sindaci dichiarò di avere appurato di persona che non c'erano manifestazioni di fantasmi. Le visioni collettive cessarono. Periodicamente, però, la Fata di Pellegrino da qualcuno si fa ancora vedere.....
  • Soragna — Alla Rocca di Soragna è indissolubilmente legata la vicenda di Cassandra Marinoni, che sposò il Marchese Diofebo II Meli Lupi, assassinata nel castello dal cognato Giulio Anguissola probabilmente per motivi di interesse. Pur colpito da condanna ed ordine di cattura, l'Anguissola non pagò mai per il suo delitto. Fu così che Donna Cassandra iniziò la sua lunga serie di manifestazioni nelle sale della Rocca, guadagnandosi il nome di Cenerina per il suo aspetto, appunto, cinereo. Donna Cenerina è particolarmente attiva in occasione di eventi calamitosi o negativi per i suoi discendenti, quando non manca di avvertirli con manifestazioni e fenomeni inspiegabili, spesso anche intervenendo in loro aiuto.
  • Torrechiara — Nelle notti di nebbia, ma di plenilunio, il fantasma di una bellissima Duchessa che era stata murata viva dal marito vaga per il castello baciando appassionatamente tutti gli uomini che incontra. Non smetterà di vagare finché non ritroverà il marito. Non è dato sapere cosa succederà al marito.


Antichi percorsi[modifica]

Indicazione della via Francigena

La via Francigena, antica strada di pellegrinaggio medievale che dall'Inghilterra e dalla Francia conduceva i pellegrini cristiani a Roma interessa per un lungo tratto il territorio parmense, dove anzi si sdoppia in due tronchi, uno da Fidenza a Fornovo di Taro. l'altro da Parma per ricongiungersi poi a Fornovo di Taro e proseguire per Berceto. Lungo questo percorso di pellegrinaggio, ma anche di commercio, si svilupparono le molte pievi del parmense che costituivano luogo di sosta, di preghiera, di riposo per poter poi ripartire alla volta della successiva tappa. Presso le varie stazioni sorsero, vicino alle pievi, degli hospitali, strutture di accoglienza alloggiativa ed anche all'occorrenza di cura. Gestite da organismi religiosi, sono per lo più scomparse o sono state riconvertite ad altri usi. Le tappe parmensi della via Francigena sono: Castione Marchesi, Fidenza, Medesano, Fornovo di Taro; una deviazione interessa invece il percorso Castione Marchesi, Fidenza, Fontevivo, Parma, Collecchio, Fornovo di Taro. Da questa importante tappa, con Duomo e Hospitali, si proseguiva per Bardone, Terenzo, Cassio, Berceto con Duomo e strutture di alloggio, fino al Passo della Cisa; da qui si discendeva verso il tratto toscano che iniziava con Pontremoli.

L'Ente Provinciale del Turismo di Parma ha provveduto a valorizzare questo percorso che è puntualmente contrassegnato con apposite segnalazioni direzionali e cartellonistica didattica per ogni monumento legato al periodo in cui la via Francigena fu in uso. Vengono inoltre segnalati i tratti dell'antico percorso che sono percorribili non in auto ma solo a piedi o a cavallo, per chi volesse rivivere l'avventura del vero pellegrinaggio.

È un altro antico itinerario meno famoso della via Francigena ma più difficile. Si snoda attraverso gli Appennini per circa 125 chilometri. Parte dall'Abbazia di Bobbio e giunge a Pontremoli interessando le tappe parmensi di Bardi e Borgotaro e prende il suo nome dal fatto che era percorso dagli abati di Bobbio per recarsi a Roma a curare gli interessi della loro abbazia. Si snoda lontano dalle moderne strade asfaltate, sulle quali passa solo per brevi tratti in corrispondenza dei centri più consistenti, attraverso mulattiere, sentieri e carrarecce compiendo un percorso e superando un notevole dislivello.

  • Via del Sale

Al pari della via Francigena, la via del Sale non è un percorso unico e ben definito, ma è piuttosto un insieme di percorsi che si inerpicano verso i passi appenninici per raggiungere il mare della Liguria dove si poteva trovare il sale, un tempo preziosa materia di commercio, indispensabile soprattutto per la conservazione degli alimenti.

Sulla via del sale si trova il passo del Cirone con la sua antica chiesetta sorta anche come ricovero per i viandanti. Lungo tutto il percorso di questo antico itinerario sorgevano Ospitali, ossia luoghi di ricovero e di ristoro. Attraverso i loro resti si è potuta ricostruire la direttrice della via del Sale: da Parma a Langhirano, quindi a Beduzzo, Ballone, Sesta e Bosco in territorio di Corniglio, superava il passo del Cirone e si lanciava verso la Toscana,

  • Strada delle 100 miglia

È una via fra gli Appennini che attraversava Tizzano; fu per lungo tempo un percorso di pellegrinaggio, ed anche di commercio, che da Capoponte per Albazzano, la Pieve di Costa, il monte Caio, Linari scendeva poi verso le valli toscane fino al mar Ligure. La sua origine è romana, quando servì per il commercio ma soprattutto per il movimento delle milizie.

Ambiente[modifica]

  • 6 Riserva naturale orientata Parma Morta (a Mezzani). È un'area naturale protetta dell'Emilia-Romagna ubicata nel territorio del comune di Mezzani, istituita nel 1990. La riserva è interamente compresa nel sito di interesse comunitario Parma Morta (IT4020025), di cui rappresenta un decimo della superficie. Si estende per 64,51 ettari tra le foci dei torrenti Parma ed Enza e comprende un territorio pianeggiante lungo quasi 5 km lungo un'area umida detta Parma morta. Per garantire all'area un livello costante di acqua, necessario per il mantenimento dell'ecosistema, è stato creato un impianto di fitodepurazione che dai canali di bonifica circostanti assicura un flusso idrico costante; la zona è propizia per la salvaguardia delle specie locali di fauna e flora..


Cosa fare[modifica]


A tavola[modifica]

Punta di Parmigiano Reggiano
Salame di Felino
Prosciutto di Parma - marchio a fuoco
Tortellini

Sono molteplici le eccellenze alimentari del parmense, a cominciare dal parmigiano reggiano, formaggio che ha in queste terre una grande zona di produzione ed è talmente considerato che a Soragna gli è stato dedicato il Museo del Parmigiano-Reggiano. In quanto a fama non sono da meno il prosciutto crudo di Parma, che con il prosciutto cotto trova la sua capitale in Langhirano e viene prodotto e stagionato non solo nella Val Parma ma anche in molte altre zone del territorio; il culatello di Zibello; la spalla cotta di San Secondo, il salame di Felino. Langhirano e Felino hanno consacrato le loro opere d'arte rispettivamente nel Museo del Prosciutto e nel Museo del Salame. Accompagnamento da non perdere con i salumi del territorio è la torta fritta, pasta di pane fritta in abbondante strutto e mangiata calda con il salume al posto del pane: il tutto annaffiato da lambrusco, fortana o malvasia.

Fra le paste ripiene: i tortelli di erbette, i cappelletti, i tortellini. Fra i secondi i bolliti, la trippa, la cacciagione soprattutto nelle zone collinari e montane, dove non si disdegna cinghiale e polenta. Negli intingoli è sovrano il porcino di Borgotaro. Nelle estese zone rurali abbondano gli animali da cortile razzolanti. Il pesce di torrente in montagna e il pesce di fiume in pianura riscuotono pure grandi consensi.

Danno una mano alla digestione i liquori fatti in casa: centerbe, nocino, bargnolino.

Infrastrutture turistiche[modifica]

La località di Schia è una rinomata stazione sciistica dell'Appennino Parmense attrezzata per sci da discesa e per fondo. Alle falde del Monte Caio, si raggiunge con la strada statale che da Parma conduce a Langhirano e Tizzano.

È dotata dei seguenti impianti:

  • Impianti di risalita: 7 sciovie (Capacità di trasporto: 5500 persone ad ora)
  • Piste da discesa: 13 (25 km)
  • Piste da fondo: 1 anello (2 km)
  • Scuola di sci - Scuola di fondo

Impianti: Campo scuola Schia (skilift e tapis roulant) Pian delle guide (seggiovia) Prato grosso 2 (skilift)

N°e lunghezze: 1 Campo scuola 350 mt. / 2 Guerdola 2000 mt. / 3 Ore 1° 1850 mt. / 4 Ore 2° 1650 mt. / 5 Campo scuola Schia 300 mt. / 6 Maltempo 2100 mt. / 7 Montelungo 1600 mt. / 8 Parmossino (G) 1000 mt. / 9 Varmania 1250 mt. / 10 Prato grosso 1700 mt. / 11 Le Marne 2100 mt. / 12 Prato dei pomi 1250 mt. / 13 Castagna 1250 mt. / 14 Pilano 1300 mt. / 15 San Matteo 2500 mt.

Pista attrezzata per praticanti free style (soci Caio riders o Fisi) a Pian delle Guide. Lo snow park è dotato di tre percorsi con diversi livelli di difficoltà. Pista da fondo.

Dettaglio Piste

Num / Nome / Livello / Lunghezza: 1 Campo Scuola Schia - Facile - 300 / 2 Maltempo - Media - 1500 / 3 Montelungo - Difficile - 1200 / 4 Parmossino - Difficile - 1200 / 6 Prato Grosso - Media - 1700 / 7 Le Marne - Media - 2100 / 8 - Prato dei Pomi - Media - 1250 / 9 Castagna - Media - 1250 / 10 Pilano - Media - 1300 / 01 Pista da Fondo -

Dettaglio Impianti

Num. - Nome - Tipo: 1 Campo Scuola skilift - skilift/ancore 2 Campo Scuola tapis roulant - risalita a nastro 3 Pian delle Guide seggiovia biposto - seggiovia 4 Prato Grosso II skilift - skilift/ancore

  • Prato Spilla - (metri 1300 - 1760)

È una stazione sciistica dell'Appennino parmense a 1300 metri di altitudine a poca distanza dal Passo del Lagastrello. Ha tre impianti di risalita. Con una seggiovia da quota 1300 si sale a 1700 metri, per godere di un ampio panorama che spazia dalla Liguria (Golfo di La Spezia) alle Alpi.

La località è dotata di campo scuola per i principianti; è a disposizione un nastro trasportatore alla partenza. Per gli amanti dello snow board è disponibile uno snow park. Completa l'offerta uno skilift in quota, dove si snodano anche diversi itinerari per il freeride. Un anello di 2 km per lo sci di fondo è dotato di reti di protezione omologate ed il pattugliamento delle squadra di soccorso. Prato Spilla è punto di partenza per le escursioni di sci d'alpinismo sull'Appennino parmense, i laghi dell’alta Val Cedra, nel Parco Regionale dei 100 Laghi.

Sicurezza[modifica]


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