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Alseno
Facciata dell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Alseno
Alseno
Sito istituzionale

Alseno è un centro dell'Emilia Romagna.

Da sapere[modifica]

L'interesse turistico ed artistico della località è legato all'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, grande complesso monastico sorto nel territorio dell'omonima frazione.

Cenni geografici[modifica]

Si trova nella Pianura padana emiliana fra Fiorenzuola d'Arda e Fidenza.

Cenni storici[modifica]

Borgo fondato in epoca romana. Anticamente il borgo era chiamato Senum probabilmente dovuto alla sua ubicazione sinuosa, da cui Seno ed oggi Alseno. In epoca romana da Alseno passava la via Emilia, che collegava Ariminum (Rimini) con Placentia (Piacenza) per poi continuare, grazie a un prolungamento successivo, fino a Milano (Mediolanum).

Nell'alto medioevo, in piena epoca longobarda, Alseno fu soggetta ai monaci colombaniani della potente Abbazia di San Colombano e del grande Feudo monastico di Bobbio, che per evangelizzare il territorio fondarono il monastero intitolandolo a Colombano di Bobbio. I religiosi favorirono l'espansione dei commerci, dell'agricoltura e della cultura, introducendo importanti innovazioni ed aprendo nuove vie (a quanto risulta Alseno, per ora, non alcuna relazione col monastero di San Colombano di Bobbio; la sua chiesa, dedicata a San Martino, dipendeva, come priorato, dal monastero di Santa Maria Assunta di Castione de' Marchesi, fondato dagli Obertenghi, successivamente ha risentito dell'influsso del monastero cistercense di Chiaravalle della Colomba fondato direttamente da San Bernardo. La chiesa di Lusurasco dedicata a San Colombano è stata cofondata dal monastero di San Savino di Piacenza.

Il capoluogo fu un antico feudo di casa Landi ed è per questo motivo che l'edificio che sorge su un'altura al centro di Alseno è denominato Palazzo Landi, anche se gli abitanti lo chiamano La Vigna (è diventato poi sede di un asilo infantile).

Come orientarsi[modifica]

Il suo territorio comunale comprende anche le frazioni di Castelnuovo Fogliani, Chiaravalle della Colomba, Cortina e Lusurasco. 1 Bus Parking parcheggio pullman nei pressi della Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Quartieri[modifica]

Il capoluogo è formato dai quartieri:

Centro
Case Grossi corrispondente al nucleo storico originario del borgo, che ora è decentrato rispetto al nucleo urbano
Pollicelle zona residenziale a ovest, sviluppatasi negli anni '70 e '80 e tuttora in espansione


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Da Milano: autostrada del Sole A1 uscire a Fiorenzuola, seguire la direzione per Fiorenzuola d'Arda, SP 462R fino a Fiorenzuola, poi prendere la SS 9 "Via Emilia" fino ad Alseno.
  • Da Bologna: autostrada del Sole A1 uscire a Fidenza/Salsomaggiore Terme, seguire la direzione per Fidenza, poi prendere la SS 9 "Via Emilia" fino ad Alseno.
  • Da Brescia: autostrada A21, seguire la direzione Fiorenzuola, continuare sulla SP 462R fino a Fiorenzuola, poi prendere la SS 9 "Via Emilia" fino ad Alseno.
  • Da Genova: autostrada A21 e seguire la direzione Bologna, continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a Fiorenzuola, continuare sulla SP 462R fino a Fiorenzuola, poi prendere la SS 9 "Via Emilia" fino ad Alseno.
  • Da La Spezia: autostrada della Cisa A15 continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a Fidenza/Salsomaggiore Terme, seguire le indicazioni fino a Fidenza, poi prendere la SS 9 "Via Emilia" fino ad Alseno.
  • Da Piacenza: percorrere la SS 9 "Via Emilia" in direzione di Fiorenzuola d'Arda, proseguire fino ad Alseno.

In treno[modifica]

  • La stazione più vicina è quella di Fiorenzuola a 6 km circa, posta lungo la linea ferroviaria Milano - Bologna. Si prosegue per Alseno in autobus con le linee extraurbane "Tempi".

In autobus[modifica]

  • Linee di pullman dell'azienda Autolinee Tempi S.p.A. (Trasporti e Mobilità Piacentini) [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Abbazia di Chiaravalle della Colomba - chiostro e veduta della chiesa1
Abbazia di Chiaravalle della Colomba - Navata
Infiorata del 2016
  • 1 Abbazia di Chiaravalle della Colomba (nell'omonima frazione di Chiaravalle della Colomba). Simple icon time.svg 8:30-12; 14:30-18:30. L'abbazia è stata fondata da san Bernardo di Chiaravalle stesso attorno al 1136. Il complesso nacque quando Bernardo accolse le suppliche del vescovo Arduino di Piacenza e del suo popolo: era tipico dei monasteri cistercensi, infatti, insediarsi in zone disagiate, lavorando attivamente per coltivarle e bonificarle e incanalando lo sforzo di ascesi spirituale attraverso il duro lavoro. Celebre è, in tal senso, la formula Ora et labora.
Il primo documento che ne riporta l'esistenza ufficiale è una institutionis paginam del vescovo Arduino stesso del 1136. Con essa il prelato concede al monastero i primi beni terrieri, cui altri seguiranno dai marchesi Pallavicino e Cavalcabò. Tuttavia l'inizio dei lavori del corpo della basilica è successivo al 1145 e si protrae per i duecento anni successivi. Il primo privilegio papale giunge il 7 febbraio 1137 ad opera di papa Innocenzo II. Il monastero verrà poi accolto sotto la protezione della Sede Apostolica ad opera di papa Lucio II, con il Laterano del 12 luglio 1144.
Già in questo antico documento si fa riferimento all'appellativo della colomba. Infatti secondo la leggenda, mentre i monaci costruivano la chiesa in una zona diversa, una colomba si mise a volteggiare davanti a loro, raccogliendo delle pagliuzze e portandole in un luogo a circa trecento metri più a nord, delineando un perimetro di chiesa e facendo intuire ai cistercensi il luogo corretto in cui costruire. Si trattava della zona di San Michele Arcangelo, che è ricordato con una cappella a lato dell'abside. Tuttavia è assai più probabile che l'intitolazione a Santa Maria della Colomba faccia riferimento alla discesa dello Spirito Santo nel grembo di Maria durante l'Annunciazione.
Il monastero tuttavia fu spesso preda di razzie, come quella del 1214 ad opera dei vari eserciti che si contendevano il controllo del territorio. Diversi monaci furono uccisi nel saccheggio e conseguente incendio del 1248 ad opera di Federico II di Svevia. Un altro grave problema si verificò quando invalse l'uso della commenda. Secondo tale uso una data Abbazia o monastero si vedeva assegnare come priore un personaggio illustre. Questi viveva, solitamente, ben lontano dal monastero stesso, raramente se ne occupava e più solitamente si limitava ad incassarne le cospicue rendite economiche. L'abbazia di Chiaravalle della Colomba, sede famosa di attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, si vide data in commenda nel 1444. Tuttavia non tutti gli abati commendatari trascurarono l'abbazia, per questo il complesso degli edifici si ampliò notevolmente anche nel XVII e XVIII secolo.
Nel 1769, in seguito ad un decreto di soppressione da parte del Duca di Parma, i monaci lasciarono l'abbazia e furono accolti in quella di San Martino de' Bocci. Nel 1777, dopo aver pagato un riscatto, i monaci poterono ritornare nella loro abbazia, ma due decreti napoleonici, nel 1805 e nel 1810, confiscarono i beni e soppressero l’istituzione monastica. I religiosi vennero allontanati, rimasero a Chiaravalle due monaci, uno come parroco e uno come insegnante e un converso con funzioni di sagrestano. L’archivio, la biblioteca e gli arredi vennero dispersi; i mille ettari di terreno e i fabbricati divennero proprietà degli Ospedali Civili di Piacenza.
Sino al 1937 la cura della parrocchia e dei locali dell'abbazia fu affidata ad un abate-parroco del clero secolare, mentre il monumento fu esposto ad ogni genere di abusi. Monsignor Guglielmo Bertuzzi, dagli inizi del XX secolo abate parroco di Chiaravalle, iniziò a recuperare la storia e i locali dell'abbazia, e convinse la Sovrintendenza a realizzare delle campagne di restauro che permisero di far emergere capolavori come la Crocefissione della Sagrestia e di consolidare gli altri locali. Riuscì anche a far tornare i monaci cistercensi attraverso un accordo, nel 1937, tra il Vescovo di Piacenza e la Congregazione cistercense di Casamari.
Nel 1976 il complesso architettonico è diventato proprietà demaniale e le Soprintendenze statali hanno continuato quel lungo itinerario di restauri che hanno portato l'abbazia ad essere splendente come un tempo. Chiaravalle ha ripreso ad essere sede di convegni di studio e vede un continuo afflusso di visitatori. I monaci quindi assunsero la cura della parrocchia e del complesso stesso, che ha avuto diversi restauri negli anni e di altri ancora necessita. Oggi è sede di ritiri spirituali, convegni di studio e meta di visitatori che cercano i prodotti tipici dei monaci: liquori, tisane, medicinali fitoterapici, profumi, mieli pregiati.
La ricorrenza liturgica oggi più nota è quella del Corpus Domini, legata all'Infiorata, ovvero un lungo tappeto fiorito che si estende dall'entrata dell'Abbazia fino al presbiterio, e che presenta diversi quadri raffiguranti motivi sacri, spesso eucaristici, che seguono ogni anno un tema diverso. L'Infiorata viene inaugurata la domenica del Corpus Domini, nel periodo maggio-giugno, e si protrae per le successive due settimane.
Inoltre, il giorno seguente alla Pentecoste viene esposta ai fedeli la Sacra Spina, una preziosa reliquia conservata nell'Abbazia che testimonia la passione di Cristo.
L'inizio dei lavori di costruzione viene posto poco dopo il 1145. Il compimento delle parti medioevali, così come le vediamo, è scaglionato nei duecento anni successivi, dopo la distruzione di parti del cenobio monastico operata da Federico II nel 1248. Il complesso presenta il classico schema benedettino, con elementi ortogonali che consentivano successivi ampliamenti. All'interno della basilica troviamo una struttura a salienti, nervature e archetti pensili, mentre l'impianto stesso è di transizione tra romanico e gotico. La decorazione è essenziale: san Bernardo disapprovava quando chiamò la ridicula monstruositas del bestiario medioevale, e impose interni senza decorazioni superflue. Il corpo fondamentale è la basilica, a cui aderisce un chiostro trecentesco di particolare bellezza e pregio, su cui si affacciano diversi locali come la sagrestia, la sala capitolare, in cui i monaci si riunivano per decidere i loro compiti, il refettorio, la liquoreria o calefactorium, e la scala che conduceva all'antico dormitorio dei monaci, adibito a sede di un'esposizione permanente.
  • Chiesa parrocchiale di San Colombano (nella frazione di Lusurasco). Dedicata al santo missionario irlandese, sorta sui resti di un antico edificio fondato dai monaci di Bobbio e documentato nel VII secolo.
  • Palazzo Sforza-Fogliani.
  • Palazzo Landi.
Castelnuovo dei Terzi Fogliani: l'aspetto originario in un antico affresco
CastelnuovoFogliani in una immagine contemporanea
  • 2 Castello (a Castelnuovo Fogliani). Il castello di Castelnuovo Fogliani, fino al 1450 circa noto come Castelnuovo dei Terzi, era una imponente rocca medievale. Interamente riedificato nel secolo XVII nelle forme di palazzo signorile secondo un progetto attribuito all’architetto Luigi Vanvitelli, della possente struttura medievale conserva soltanto la svettante torre, alzata nel 1377 dal condottiero visconteo Niccolò Terzi il Vecchio.
L’antico maniero medievale, eretto nel XII secolo, fu dimora e base strategica di potenti casati parmigiani e padani, quali i da Correggio, i Pallavicino e quindi i Terzi di Parma. Nel 1364 Niccolò il Vecchio acquistò dal piacentino Gherardo Visconti le giurisdizioni di Castelnuovo e di Casale Albino che poi gli furono assegnate in feudo nel 1386 dal signore di Milano Gian Galeazzo Visconti. L'anno successivo, nel 1387, l'imperatore Venceslao di Lussemburgo con proprio diploma siglato a Norimberga, confermava l’infeudazione di quelle terre, e di numerose altre minori nel Parmense, a Niccolò Terzi il Vecchio, e ai suoi discendenti: i figli Ottobuono, con il fratello Giacomo, e quindi il nipote Niccolò de' Terzi, il Guerriero che, nel confliggere di alterne vicende, riuscirono a conservarne il possesso sino al 1449. Il castello, divenuto la principale base strategica del casato, ebbe allora il nome di Castelnuovo dei Terzi.
La proprietà passò poi ai Terzi di Sissa, ai Dalla Porta, ai Visconti di Piacenza. Nel 1466 il duca Galeazzo Maria Sforza investì il fratellastro Tristano Sforza del feudo onorifico terra Castrinovi. Seguirono i Fogliani da Reggio che ne mantennero il possesso per tre secoli e aggiunsero il proprio nome al castello e al borgo che da allora si chiamò Castelnuovo Fogliani.
Intorno al XVII secolo il castello ha vissuto il suo periodo di massimo splendore, grazie soprattutto al rifacimento architettonico del Vanvitelli deciso dal duca Giovanni Fogliani. Nel 1769 questi lasciò eredi di tutti i propri beni il nipote Federico Meli Lupi di Soragna con l’obbligo di assumere il Casato dei Fogliani.
L’ultimo discendente della famiglia fu Federico, che nominò erede universale la figlia Clelia Sforza Fogliani d’Aragona, consorte e presto vedova del marchese Pallavicino di Parma. La duchessa, senza discendenza, nel 1925 poco prima della sua morte, donò il palazzo-castello di Castelnuovo alla Chiesa di Roma. Papa Pio XI decise di farne una sede universitaria riservata alle religiose intenzionate a perfezionare gli studi. Padre Agostino Gemelli, responsabile dell’Istituto, fondatore e rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si assunse l’incarico di organizzarla e già nel 1926 venne inaugurato il primo anno accademico. Castello di Castelnuovo Fogliani su Wikipedia castello di Castelnuovo Fogliani (Q48805194) su Wikidata
  • Castello (a Lusurasco). Si ignora la data della sua fondazione; sicuramente esisteva nel luglio 1219 poiché si ha notizia che le truppe cremonesi provenienti da Fiorenzuola vi alloggiarono. Le truppe dei Guelfi cremonesi nel 1231 vi arrecarono ingenti danni, poiché Luxurasch in quel momento era seguace dei Ghibellini. Il castello era il centro di un feudo che fu dei Terzi, signori di Castelnuovo Fogliani allora chiamato Castelnuovo Terzi, poi, nel 1466, fu degli Sforza, che in quel periodo controllavano Castell'Arquato, che nel 1595 lo possedevano a metà con i Pallavicino. Infine passò ai Cerasi che lo tennero fino al 1800.
Lusurasco alla fine del 1657, ricorda lo storico Ottolenghi, fu teatro di un episodio molto grave. Il duca di Modena e Reggio Emilia Francesco I d'Este ritornando dalla guerra alla testa di migliaia di soldati pernottò a Fiorenzuola e le sue truppe, sparse ovunque, si sistemarono anche a Lusurasco. Di sei soldati, ospiti presso una casa non definita, cinque furono ammazzati. Il sesto fingendosi morto diede l’allarme e scattò la vendetta. Il podestà di Piacenza diede l’ordine di far “spianare” tale casa e promise mille ducati di ricompensa per chi avesse dato notizie certe dei colpevoli. Ben presto questi caddero nelle mani del ducato. Erano in cinque tra i quali un chierico. Quattro di essi furono giustiziati sulla strada Castellana mediante impiccagione e poi squartati. Il quinto subì lo steso supplizio due settimane dopo a Piacenza.
L'edificio, che ha subito nel tempo molte modifiche, è realizzato con ciottoli di fiume e laterizio, si presenta come un edificio composito, con un porticato a tre fornici e una torretta a base rettangolare. Versa in pessime condizioni, completamente abbandonato e cadente. Castello di Lusurasco su Wikipedia Castello di Lusurasco (Q89202502) su Wikidata
  • Mistadelli. La religiosità popolare e rurale ha portato alla costruzione di cappelle votive principalmente poste lungo gli assi viari della Val d'Arda. Tali monumenti, pur non presentando pregi artistici particolari, sono comunque indicativi della religiosità del mondo agricolo.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • 1 Agriturismo Mazzoni Severina, Strada dell' Agola, 7, +39 0523 949191.


Sicurezza[modifica]

  • 8 Farmacia Cortesi, Via Emilia Ovest, 84. Simple icon time.svg +39 0523 949131. , 29010 Alseno PC


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 9 Poste italiane, Via Carducci, 45, +39 0523 949006.
  • 10 Poste italiane, viale Rimembranze 10 (a Castelnuovo Fogliani), +39 0523 947219.


Nei dintorni[modifica]


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