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Modena

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Modena
Modena — Piazza Grande. A sinistra la fiancata del duomo e a destra il palazzo comunale
Bandiera
Modena - Bandiera
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Posizione
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Modena
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Sito del turismo
Sito istituzionale

Modena è una città dell'Emilia-Romagna, capoluogo della provincia omonima.

Da sapere[modifica]


Come orientarsi[modifica]

  • Via Emilia costituisce il Cardo di epoca romana similmente ad altre città situate sul tracciato dell'antica strada consolare.
  • Piazza Grande si estende a sud: è il cuore della Modena medievale. Si apre sul fianco della cattedrale e vi si affaccia il palazzo comunale. È dominata dalla torre della Ghirlandina.
  • Corso Canal Grande
  • Corso Vittorio Emanuele (ex corso Estense)

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende anche i paesi di Albareto, Baggiovara, Bruciata, Ca' Fusara, Cittanova, Cognento, Collegara, Collegarola, Ganaceto, Lesignana, Marzaglia, Marzaglia Nuova, Navicello, Paganine, Portile, Saliceta San Giuliano, San Damaso, San Donnino, Tre Olmi, Vaciglio e Villanova.


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Gli aeroporti più vicini a Modena sono l'aeroporto "Guglielmo Marconi" di Bologna e l'aeroporto "Giuseppe Verdi" di Parma. Dall'aeroporto di Bologna è disponibile una navetta che in meno di un'ora raggiunge il centro di Modena.

In auto[modifica]

Modena è ben servita dalle infrastrutture autostradali tramite la A1 (uscite Modena Nord e Modena Sud). A pochi chilometri da Modena c'è il casello di Campogalliano dove inizia la A22.

In treno[modifica]

La stazione FS di Modena si trova sulla direttrice Milano-Bologna.

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]

Con mezzi pubblici[modifica]

L'azienda che gestisce il trasporto pubblico è SETA (Società Emiliana Trasporti Autofiloviari).

In taxi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Modena — Il Duomo
  • Attrazione principale1 Duomo. Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall'architetto Lanfranco nel sito del sepolcro di san Geminiano, patrono di Modena, dove in precedenza, a partire dal V secolo, erano state già erette due chiese. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo. È una testimonianza rara e incredibilmente ben conservata in stile romanico in generale, sia all'esterno che all'interno.

Il Duomo, con la Torre Civica e la Piazza Grande della città, è stato inserito lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Duomo di Modena su Wikipedia "duomo di Modena" su Wikidata

Torre Ghirlandina
  • 2 Torre Ghirlandina. La Ghirlandina è la torre campanaria del Duomo di Modena. Alta 86,12 metri, ben visibile al viaggiatore che arrivi in città da qualunque punto cardinale, la torre è il vero simbolo di Modena.
La Torre Civica, con il duomo e la Piazza Grande della città, è stata inserita dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
L'originale Torre di San Geminiano, di pianta quadrata, innalzata su cinque piani entro il 1179, fu poi rialzata nei due secoli successivi (anche per motivi di rivalità con le torri bolognesi) con l'introduzione della caratteristica punta ottagonale, secondo un disegno di Arrigo da Campione, uno dei tanti ‘Maestri campionesi' che tra Duecento e Quattrocento aggiornarono lo stile della cattedrale al nuovo gusto gotico. La punta è ornata da due ghirlande, vale a dire due ringhiere di marmo, da cui il nome.
All'interno la Sala della Secchia (con affreschi del Quattrocento), custodisce una copia della celebre secchia rapita: testimonianza di quando la torre era sede dei forzieri e dei ‘trofei' del comune modenese.
Alla fine dell'Ottocento alla torre furono fatti diversi lavori. Nel 1890 fu riparata la parte piramidale superiore esterna e nel 1893 dopo aver impiantato una grande armatura tutta intorno fu eseguito il rivestimento in marmo di Verona. I lavori terminarono nel 1897 e dopo il collaudo dell'ingegnere Giacomo Gallina del Regio Genio Civile la Ghirlandina tornò allo stupore dei modenesi e non, più bella che mai.
Assolutamente unico il panorama che si gode dalla lanterna, sulle tegole rosse dei tetti di Modena.
Nella piccola Piazza Torre che si affaccia su via Emilia è collocato il Monumento ad Alessandro Tassoni, il più celebre dei poeti modenesi, autore del poema eroicomico La secchia rapita, in cui con suprema ironia si narrano le contese medievali tra modenesi e bolognesi. L'arguzia del personaggio è ben rappresentata nella posa della statua, realizzata nel 1860 dallo scultore modenese Alessandro Cavazza.
Le cinque campane, in accordo di Do maggiore, risalgono all'epoca rinascimentale
Degni di nota anche i capitelli scolpiti della Stanza dei Torresani, al quinto piano.
Capitello di Davide: due figure incoronate suonano degli strumenti circondati di danzatrici.
Capitello dei Giudici': il significato delle scene raffigurate non è chiaro: a sinistra un re con un libro in mano sembra ascoltare le suppliche di due donne; sulla destra un personaggio si dispera mentre alle sue spalle due esseri alati si allontanano.
Gli altri capitelli non pongono problemi interpretativi in quanto sono puramente decorativi. Ghirlandina su Wikipedia "Ghirlandina" su Wikidata
Modena — Palazzo ducale
  • 3 Palazzo Ducale. È stato sede della Corte Estense tra Seicento e Ottocento; successivamente, dall'unità d'Italia, il Palazzo ospita la prestigiosa Accademia Militare di Modena.
L'edificio, uno dei più importanti palazzi principeschi del Seicento, è stato edificato a partire dal 1634 sul sito dell'antico castello estense, che nel medioevo era posto ai limiti della città: soltanto in seguito all'ampliamento della cinta muraria voluto dal duca Ercole il castello veniva a occupare una posizione simbolica, tra il centro medievale del comune e i nuovi quartieri rettilinei della capitale ducale. I lavori, dapprima affidati all'architetto Gaspare Vigarani, furono in seguito portati avanti da Bartolomeo Avanzini; ma pare che il progetto abbia subito la supervisione di Gian Lorenzo Bernini: il grande architetto sembra aver partecipato alla realizzazione di un'opera che rivela comunque uno stile unitario, un barocco solenne ed elegante.
Il Palazzo, ospita il Museo Storico dell'Accademia ed una preziosa Biblioteca (consultabile su domanda da presentare al Comando dell'Accademia militare).
La maestosa facciata, alleggerita dal gioco cromatico dei marmi, è stata recentemente restaurata. Dalla porta centrale si accede all'elegante Cortile d'onore, sede delle cerimonie militari, e al suggestivo Scalone d'onore. Nel Salone centrale è degno di nota il soffitto, affrescato nel Settecento da Marco Antonio Franceschini con l’incoronazione di Bradamante, capostipite degli Este, già celebrata da Ariosto nell'Orlando furioso. Suggestiva testimonianza dello sfarzo della piccola corte modenese nel Settecento è il Salottino d'oro, il gabinetto di lavoro del duca Francesco III, che nel 1756 lo fece rivestire e decorare con pannelli rivestiti di oro zecchino. Una curiosità: i pannelli erano smontabili, il che ha permesso ai modenesi di conservare il salottino, smontato e nascosto nei sotterranei, malgrado le occupazioni e i saccheggi.
Monumento a Ciro Menotti
Di fronte alla facciata del Palazzo, in Piazza Roma (già “Piazza Ducale” e poi “Reale”) è possibile osservare il Monumento a Ciro Menotti, eretto nel 1879 da Cesare Sighinolfi, in memoria del patriota che organizzò un'insurrezione liberale a Modena e in provincia nel 1831 e fu arrestato e giustiziato. La statua tiene in mano la bandiera e sembra guardare la finestra del Palazzo in cui il duca Francesco IV firmò la sua condanna a morte. Palazzo Ducale (Modena) su Wikipedia "Palazzo Ducale" su Wikidata
Palazzo comunale
  • 4 Palazzo Comunale. Il palazzo comunale chiude con il suo porticato il lato orientale e settentrionale di Piazza Grande ed è tuttora sede del Comune di Modena.
Non si tratta in realtà di un unico palazzo, ma del risultato della ristrutturazione sei-settecentesca di numerose costruzioni sorte a partire dal 1046, tutte con la medesima funzione di edifici amministrativi e di rappresentanza. L'antica Torre civica (oggi Torre Mozza) crollò nel 1671 in seguito a un terremoto. Interessante nell'ala nord è la Sala delle Bifore, ambiente in cui è tornata alla luce parte della precedente facciata medievale, arretrata di alcuni metri rispetto alla precedente.
La Sala del Fuoco
All'interno è degno di nota il fregio della Sala del Fuoco, una serie di dipinti eseguiti da Nicolò dell'Abate nel 1546, raffiguranti gli episodi dell'assedio di Modena del 44 a.C.: un'occasione per raffigurare i personaggi della storia romana (Marco Antonio, Bruto, Augusto) in uno sfondo tipicamente ‘emiliano' in cui appare anche qualche veduta della città. Nella sala del fuoco era sempre attivo un braciere dal quale il popolo poteva prelevare le braci per attivare il proprio fuoco domestico. Si trattava di un servizio pubblico ovviamente molto apprezzato da tutti i modenesi.
La Secchia Rapita
Nel Camerino dei Confirmati è custodita uno dei simboli della città: la Secchia rapita, un normale secchio di legno che ricorda ai modenesi la gloriosa vittoria ottenuta contro i bolognesi nel 1325 nella battaglia di Zappolino. Secondo un'antica cronaca, ritrovata nel Seicento e che espirò il poema eroicomico di Alessandro Tassoni, La secchia rapita, i modenesi sottrassero la secchia a un pozzo bolognese, e la riportarono in città come trofeo.
La Preda Ringadora
La secchia è una testimonianza diretta della vita medievale nella città: possiamo accostarla alla Preda Ringadora, un grosso masso rettangolare di marmo collocato a pochi metri dal porticato del Palazzo, che probabilmente apparteneva in origine a un antico edificio romano. In epoca medievale la Preda era utilizzata come palco per gli oratori, ma anche come luogo dove eseguire le sentenze di morte ed esporre cadaveri (affinché qualcuno potesse identificarli).
La Bonissima
Al medioevo risale anche la statua detta della Bonissima, una misteriosa figura femminile eretta nel 1268 in Piazza Grande e poi successivamente posta sopra il portico del Palazzo Comunale, all'angolo con via Castellaro. La tradizione racconta di una generosa nobildonna modenese, Bona, che si distinse nella generosità nei confronti dei poveri. Più probabilmente la figura femminile (che forse reggeva nella mano una bilancia, oggi perduta) è il simbolo della Buona stima (da cui in dialetto bona ésma e poi bonésma), vale a dire della precisione in fatto di misure e compravendite: ai piedi della statua vi erano infatti incise le antiche misure mercantili modenesi, documentate a partire dal 1547 sull'abside del Duomo. Palazzo Comunale (Modena) su Wikipedia "Palazzo Comunale di Modena" su Wikidata
Modena — Chiesa di S. Maria Pomposa
  • 5 Chiesa di Santa Maria della Pomposa (Aedes Muratoriana). È una delle chiese più antiche della città (se ne ha notizia dal 1153), ma l'edificio conserva ben poco della sua struttura originale: oltre alla muratura della metà inferiore della chiesa, nella facciata è possibile distinguere la traccia di un'antica porta romanica poi chiusa, di cui rimangono i semplicissimi capitelli in cotto e parte dell'arco a tutto sesto, ed inoltre tracce della decorazione a denti di sega del sottotetto sinistro e dell'oculo centrale, mentre la torre massiccia al fianco dell'edificio (che forse nel Medioevo faceva parte di un castello) è mozza a una certa altezza.
Più che per la sua rilevanza monumentale, l'importanza della chiesa è dovuta al fatto di essere stata la sede parrocchiale e la dimora di Ludovico Antonio Muratori, il grande storico modenese, che ne fu "prevosto" (parroco) dal 1716 al 1750. Per sua stessa volontà Muratori, al tempo già studioso e scrittore di fama, si fece assegnare "la cura delle anime" di quello che era uno dei quartieri più poveri e malmessi della città. La chiesa stessa, in pessime condizioni, fu ricostruita dalle fondamenta, e Muratori vi fece aggiungere il coro. All'interno si trova un ciclo di dipinti del Seicento e del Settecento su San Sebastiano, opera di Bernardino Cervi e Francesco Vellani.
La chiesa con annessa canonica (dove Muratori visse attendendo alle sue opere più celebri) costituisce oggi il complesso dell'Aedes Muratoriana ("Casa del Muratori"), sede della Deputazione di Storia patria e del Museo Muratoriano. Testimonianza di affetto dei modenesi per uno dei suoi cittadini più illustri è il monumento a L. A. Muratori, che sorge poco lontano, sull'omonimo Largo che si affaccia sulla via Emilia. Scolpito da Adeodato Malatesta, che non volle ricevere compenso, il monumento ritrae lo storico in un atteggiamento pensieroso, ma riesce anche a suggerirne la profonda umanità. Chiesa di Santa Maria della Pomposa su Wikipedia "chiesa di Santa Maria della Pomposa" su Wikidata
Affresco trecentesco di Tommaso da Modena in Sant'Agostino
  • 6 Chiesa di Sant'Agostino. Di fianco al palazzo dei Musei si affaccia sul piazzale Sant'Agostino questa chiesa (chiamata anche Pantheon Atestinum, in quanto adornata con statue e busti di santi e beati della casa d'Este, o in qualche modo imparentati con essa). Eretta nel Trecento nel sito di una precedente "chiesa degli agostiniani" fondata nel 1245 e recante ancora sul fianco sinistro numerose tracce di quell'epoca, ha però attualmente una spiccata fisionomia seicentesca. Essa fu infatti profondamente modificata nel 1663 per volere della duchessa Laura Martinozzi, che volle che fossero qui celebrati i solenni funerali del duca Alfonso IV suo marito: la sobria struttura trecentesca è ornata da una ricca decorazione di stucchi e da un pregevole soffitto a cassettoni, sul quale più artisti dipinsero ritratti di nobili e santi. Spicca invece per intensità drammatica, nella prima cappella a destra, il gruppo scultoreo in terracotta della Deposizione della Croce (1476), capolavoro del modenese Antonio Begarelli. Altra traccia visibile dell'antica chiesa, conservata all'interno, è l'affresco trecentesco della Madonna della Consolazione di Tommaso da Modena: una Maria ritratta con delicata naturalezza nell'atto di allattare il Bambino. "chiesa di Sant'Agostino" su Wikidata
Pala della Peste - chiesa del Voto
  • 7 Chiesa del Voto (Madonna della Ghiara). La chiesa sorge a poca distanza dal Duomo e prende il nome da un voto del Comune modenese e del duca Francesco I d'Este fatto nel 1630, quando la città fu investita da una gravissima epidemia di peste che, secondo un cronista, giunse a causare fino a duecento morti al giorno. Il voto del Comune fu appunto di costruire, se e quando fosse cessata l'epidemia, una chiesa che per interessamento del duca (durante la peste rifugiatosi con la corte sulle colline del Reggiano) fu dedicata alla Madonna della Ghiara, protettrice di Reggio (che, a differenza di Modena, fu soltanto sfiorata dall'epidemia).
Non appena questa finì, a mantenimento del voto, su disegno dell'architetto modenese Cristoforo Galaverna, nel 1634 s'iniziò la costruzione della chiesa in uno stile piuttosto ibrido e sormontata da una cupola. Fu commissionata anche al pittore Lodovico Lana una grande pala che si trova ancora all'interno assieme ad altri dipinti e rappresenta nella parte inferiore scene della peste e in quella superiore la Vergine col Bambino con santi, angeli e su un piatto è l'offerta della città riconoscibile dalle torri del duomo e del palazzo comunale. Chiesa del Voto su Wikipedia "chiesa del Voto" su Wikidata
  • 8 San Francesco. I frati francescani arrivarono a Modena molto presto: si ha notizia di un convento fuori le mura già nel 1221, quando Francesco d'Assisi era ancora vivo. L'attuale chiesa fu costruita molto lentamente, a partire dal 1244, e due secoli dopo non era ancora terminata. L'esterno è di sobrio stile gotico , le cui tracce restano visibili sul fianco settentrionale ma principalmente nella facciata, che ha mantenuto pressoché integra la sua struttura anche se ciò è dovuto in parte a ristrutturazioni ottocentesche.
L'interno è piuttosto rimaneggiato ed ospita uno dei capolavori del Begarelli, la Deposizione del Cristo dalla Croce: un gruppo di tredici statue "fotografate" in un momento intensamente drammatico. :Fronteggia la facciata della chiesa una fontana con statua di San Francesco, opera di Giuseppe Graziosi (1920).
  • 9 San Pietro. La tradizione vuole che la chiesa sorga nel sito di un antichissimo tempio a Giove Capitolino. La chiesa attuale è stata però edificata a partire dal 1476 secondo un progetto dell'architetto Pietro Barabani di Carpi. Si tratta di un bell'esempio di architettura rinascimentale a Modena, oltre che di una delle più belle chiese in città, impreziosita all'interno da un organo cinquecentesco con intagli in legno dorato e portelli molto ben dipinti, da una Madonna attribuita a Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, e soprattutto dalle numerose opere in terracotta realizzate dal Begarelli: i sei santi disposti intorno alla navata centrale, la Pietà e il cosiddetto Apogeo Begarelliano, un gruppo raffigurante l'Assunzione della Madonna tra i santi Pietro, Paolo, Benedetto e Geminiano. Il notevole campanile a vela fu eretto nel 1629.
Adiacente alla chiesa è presente un'antica abbazia abitata da una congregazione di monaci benedettini. In origine il monastero di san Pietro venne fondata fuori le mura della città nel 996 come fondazione vescovile.
  • Chiesa di San Carlo. Fu eretta a partire dal 1664 su disegno di Bartolomeo Avanzini; alla sua morte la progettazione fu affidata al capomastro muratore, il confratello Giovanni Pietro Piazza. Terminati i lavori, che durarono più di un secolo, fu infine consacrata nel 1766. La chiesa ripropone in dimensioni ridotte la chiesa di San Carlo ai Catinari di Roma (ad esclusione della cupola), ed era stata voluta per dare al Collegio San Carlo, o Collegio dei Nobili (fondato nel 1626) un degno luogo di culto. La facciata è costruita in laterizio con fregi marmorei e timpano triangolare che chiude il prospetto della facciata, mentre l'interno è a tre navate sorrette da arcate e delimitate da quattro grossi corpi centrali su cui si imposta la cupola. L'abside ospita l'altare maggiore in marmo rosso di Verona, datato 1828. La monumentale ornamentazione in stucco che orna l'abside è opera di Antonio Traeri detto Il Cestellino, e ospita una tela di Marcantonio Franceschini rappresentante la peste di Milano del 1576: la Madonna col Bambino siede in cielo, sotto di lei l'infuriare del morbo e San Carlo Borromeo tra altri personaggi che prega inginocchiato presso la Croce. A seguito di numerosi interventi di restauro, l'ultimo dei quali risale dal 1980, la chiesa, non più officiata, è stata infine adibita ad auditorium. La chiesa di San Carlo fa parte di una struttura più ampia denominata complesso di San Carlo, che comprende anche una cappella, un teatro, una biblioteca, oltre allo scenografico porticato. Il complesso ospita la Fondazione Collegio San Carlo (già "Collegio dei Nobili di San Carlo"), istituto privato di ricerca che svolge funzioni di rilevanza pubblica in ambito formativo e culturale con particolare attenzione alla filosofia, alle scienze umane e sociali e alle scienze religiose.
  • 10 San Vincenzo. Eretta nel 1617 su una chiesa precedente di cui si hanno notizie già dal Duecento. Attribuita erroneamente al grande architetto modenese Guarino Guarini, il quale nacque però sette anni più tardi. In realtà l'esecuzione della chiesa fu affidata a Paolo Reggiano e in seguito a Bernardo Castagnini, con cui il giovane Guarini forse collaborò. La chiesa è impreziosita dagli affreschi di Sigismondo Caula (con architetture dipinte di Sebastiano Sansone), raffiguranti le vite dei santi Vincenzo e Gaetano di Thiene, fondatore dell'ordine dei Teatini a cui la chiesa era stata affidata. La cupola, affrescata dallo stesso Caula e Tommaso Costa, è stata distrutta durante la guerra in un bombardamento. La chiesa ospitava nella prima cappella a sinistra anche una tela di Guercino che è stata rubata da ignoti nell'agosto 2014.
San Vincenzo è la sede dei monumenti funebri dei duchi estensi.
  • Chiesa di San Giovanni Battista, via Emilia/Piazza Matteotti. Unica chiesa antica modenese completamente isolata, ossia senza edifici sorti addosso ai suoi muri, se si eccettua il Duomo isolato agli inizi del novecento. Sorta sul luogo di una più antica chiesa dedicata a San Michele, fu ricostruita nel Cinquecento, ma rivela nei decori e nella struttura (la cupola ellittica e non circolare) le profonde modifiche subite nel Settecento. Notevole l'organo costruito dall'organaro Agostino Traeri.
Contiene tuttora il capolavoro dello scultore cinquecentesco modenese Guido Mazzoni, la Deposizione dalla croce (1476), un gruppo di statue in terracotta policrome particolarmente interessanti.
  • 11 Chiesa di San Bartolomeo. Sede della Compagnia del Gesù fin dal 1602, la chiesa risulta essere una delle più grandi dell'intero territorio modenese. L'attuale tempio fu eretto su disegno del gesuita padre Giorgio Soldati da Lugano nel luogo ove precedentemente sorgeva l'antica chiesa parrocchiale dedicata al medesimo santo. Demolito l'angusto e obsoleto edificio, nel 1607 i gesuiti iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa, terminati definitivamente nel 1629 compresa l'edificazione della torre campanaria.
L'imponente facciata dalle linee grandiose, che risente del barocco borrominiano, fu eretta su disegno del piacentino Andrea Galluzzi. La pianta dell'edificio è a croce latina con transetti poco sporgenti e termina con un'abside rettangolare. L'ambiente sacro è signorile, decorato ma privo di eccessi e presenta tre navate sorrette da pilastri ai quali sono addossate otto semicolonne che sorreggono quattro grandi archi a tutto sesto.
Il primo capolavoro da ammirare entrando nella chiesa è il grandioso affresco che ricopre l'intera volta a botte opera di padre Giuseppe Barbieri (1642-1733), discepolo di Andrea Pozzo. Il punto preciso in cui è possibile avere una corretta visione delle misure prospettiche è segnato dal disco nero presente all'inizio della navata centrale. Degne di nota sono anche le numerose tele che arricchiscono l'edificio, alcune delle quali di autori rinomati fra cui Jean Boulanger, Giacinto Brandi, Jacopino Consetti, Lorenzo Garbieri, Ludovico Lana, Aurelio Lomi, Piero Petruzzini e Giuseppe Romani.
Spicca il maestoso altare in finissimo marmo eseguito nel 1620 ad opera di Giovanni Battista Bassoli, Cecilio Bezi, Giovanni Battista Censori e Antonio Traeri.
Di grande effetto sono le due cantorie gemelle intagliate e dorate con le relative casse d'organo di dimensioni imponenti. La cantoria di sinistra è originale del XVII secolo mentre quella di destra è stata realizzata nel 1902 in sostituzione della precedente bruciata in un incendio nel quale andò distrutto anche il prezioso strumento opera del gesuita Willem Hermans. L'attuale strumento è opera dei fratelli Rieger e risale al 1903.
Gioiello dell'arte barocca grazie alle numerose tele, al complesso degli affreschi, al monumentale altare in marmo, agli stucchi finemente lavorati e agli altri arredi di eccellente fattura, è sicuramente uno degli edifici più affascinanti della città. Chiesa di San Bartolomeo a Modena su Wikipedia "chiesa di San Bartolomeo a Modena" su Wikidata
  • Chiesa di San Giorgio (Santuario della Beata Vergine Ausiliatrice del Popolo modenese). La Beata Vergine Ausiliatrice è naturalmente l'immagine della Madonna presente sull'altare maggiore, che anticamente era posta all'esterno del santuario affinché i modenesi del tempo potessero venerarla. L'altare maggiore della chiesa fu realizzato in marmi policromi da Antonio Loraghi (1666).
La chiesa è degna di nota per la sua pianta a croce greca (cioè composta di quattro bracci della stessa dimensione). Fu realizzata a partire dal 1647 da un progetto di Gaspare Vigarani e Cristoforo Malagola detto il Galaverna.
  • 12 Chiesa di San Biagio. La chiesa vide le origini nel 1319 assieme al monastero in cui si stabilirono i frati Carmelitani, ad opera della famiglia modenese dei Sadoleto in onore della Beata Vergine del Carmine. Fu in seguito ricostruita tra il 1646 ed il 1658, durante il governo di Francesco I. All'interno la chiesa presenta una sola navata; presso le sei arcate (una per ogni lato) si trovano degli altari. Il coro e l'imponente cupola furono affrescati da Mattia Preti, allievo del Guercino. Accanto alla chiesa è presente un chiostro ove è stata rinvenuta, a seguito di restauro, una lunetta affrescata del Trecento raffigurante la Madonna col Bambino, San Martino e due offerenti.
  • 13 Chiesa di San Domenico. La chiesa è situata nel luogo dove nel 1243 i frati Predicatori eressero una prima chiesa, orientata liturgicamente con facciata ad ovest. All'arrivo degli Este a Modena iniziata l'edificazione del nuovo Palazzo Ducale, la chiesa risultava molto vicina e disarmonica rispetto alla residenza estense; per questo nel 1707-1708 ne fu decisa la demolizione e l'edificazione di un nuovo tempio, con facciata allineata a quella del Palazzo. All'interno la chiesa conserva un pregevole plastico di Antonio Begarelli, opera di forte realismo, che raffigura Gesù in casa di Marta.
  • Chiesa di Sant'Eufemia (Chiesa dell'Adorazione). Secondo la tradizione la chiesa di Sant'Eufemia e l'attiguo (ex) monastero sorgono nel posto ove nel 681 era stato fondato, da una pia vedova avente sette figlie, un ospizio per donne riunite sotto la regola di San Benedetto. La chiesa ha pianta ottagonale con lati disuguali, molti dei quali ospitano il presbiterio, due cappelle laterali e la porta. Nel presbiterio di fronte all'entrata si trovano l'altar maggiore in marmo bianco e un dipinto che raffigura la Pietà del XVII secolo. :Esternamente nelle cornici a stucco sono dipinte figure simboliche risalenti al Novecento, ad opera di Secondo Grandi; vi sono rappresentati San Pietro che predica il Vangelo, il martirio di Sant'Eufemia e quello di San Pietro.
  • Chiesa di Santa Maria delle Asse (SS. Trinità), corso Canalgrande. È una delle chiese più antiche della città e deve la sua denominazione alla presenza di un ponte di legno, situato ove sorge oggi la chiesa, che permetteva l'attraversamento del canale. L'edificio risale al 1599; l'interno è ad una sola navata con sei cappelle laterali riccamente decorate.
  • Chiesa di San Barnaba. La chiesa è stata ricostruita nel 1660 ma completata solo successivamente. Al suo interno dipinti e arredi del XVIII secolo. La volta porta i dipinti di Jacopo Antonio Manini, autore anche delle parti architettoniche e dell'ornato con prospettive di mensole e festoni a chiaroscuro. I sei medaglioni che raffigurano temi allegorici e gli scudetti a chiaroscuro furono realizzati da Sigismondo Caula.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Documentata sino dal XV secolo, la chiesa risale al Settecento. L'interno è ad una sola navata con abside semicircolare; a lato sono presenti quattro cappelle e due cappellette. La volta fu dipinta da Fermo Forti nel XIX secolo. Sull'altar maggiore si ammira un'icona seicentesca che raffigura la Madonna con santi, opera di Francesco Vellani.
  • Chiesa di Gesù Redentore, Viale Leonardo da Vinci, 270. È opera dell'architetto Mauro Galantino, vincitore di un concorso indetto dalla Conferenza Episcopale Italiana. Consacrata nel 2008, la sua architettura modernissima ha suscitato ampio e vivace dibattito nella cittadinanza per le soluzioni innovative nell'articolazione degli spazi liturgici. Si inserisce in modo armonico nel tessuto urbano periferico, in rottura e allo stesso tempo in continuità con la tradizione più antica degli edifici religiosi modenesi.
Tempio israelitico di Modena
  • 14 Sinagoga. L'edificio è a pianta ellittica iscritta in un'area rettangolare; le dodici colonne che sorreggono il matroneo rappresentano le dodici tribù di Israele; le decorazioni dipinte all'interno sono tutte rigorosamente non figurative, come prescrive la legge ebraica.
Oggi la facciata della Sinagoga è ben visibile nella zona più centrale della città, ma nel passato le cose erano ben diverse. Quando fu costruito infatti il tempio era totalmente nascosto alla visuale dai fabbricati che sorgevano nell'area dell'attuale Piazza Mazzini: questi edifici furono demoliti nel 1904. La Sinagoga sorgeva in effetti al centro del ghetto degli ebrei, voluto da Francesco I d'Este nel 1638: il quartiere, dal quale gli Ebrei non potevano uscire durante le ore notturne, era chiuso con due cancelli in via Blasia e in via Coltellini. Qui viveva almeno un migliaio di ebrei nel 1861, quando con l'annessione di Modena al Regno d'Italia il ghetto fu chiuso.
Con l'apertura di Piazza Mazzini la Sinagoga cambia facciata (in precedenza infatti essa si trovava sul lato di Via Coltellini), e si trova ad occupare una posizione centralissima, a poche decine di metri dal Palazzo Comunale, dal Duomo e dalla Ghirlandina. In epoca fascista la facciata fu parzialmente nascosta dalle chiome degli alberi piantati nella piazza. Tempio israelitico di Modena su Wikipedia "tempio israelitico di Modena" su Wikidata
  • Complesso di Sant'Agostino. Si estende per 25.000 m² circa ed è situato alle porte del centro storico della città. Originariamente l'edificio ospitava un ospedale, il Grande Spedale degli Infermi che il duca Francesco III volle verso la metà del XVIII secolo. Poco più tardi l'ospedale venne ampliato raddoppiando il fronte su via Emilia per ospitare anche l'infermeria militare. Nonostante la nascita del Policlinico l'ospedale è rimasto in funzione fino al 2005, dopodiché il personale e l'attività sanitaria sono stati trasferiti nel nuovo ospedale di Baggiovara. Tra il 2005 e il 2008 l'intero edificio è stato acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ha manifestato l'intenzione di trasformarlo nel nuovo polo della cultura, comprendente un polo bibliotecario, un centro linguistico per l'internazionalizzazione, un centro per la fotografia e per l'immagine, un polo espositivo, un centro di varie attività complementari ed economiche. Il progetto, che è stato curato dallo studio dell'architetto Gae Aulenti, scaturisce da un protocollo d'intesa firmato nel 2007 tra Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Ministero per i Beni Culturali, Comune di Modena.
  • Palazzo di Santa Margherita, corso Canalgrande. In pieno centro storico, nel sito dove trovava posto anticamente una chiesa dedicata a Santa Margherita. Utilizzato nel XII secolo come convento, è divenuto poi caserma; successivamente dal 1874 è stato sede del Patronato dei Figli del Popolo. Ora ospita la Galleria Civica, la Biblioteca Delfini, il Museo della Figurina e l'Istituto Musicale Orazio Vecchi. Gli spazi dedicati alla Galleria Civica comprendono la Sala Grande, che ospita le attività principali della Galleria; le sale al piano superiore, aperte nel 2004; un laboratorio didattico, gestito con il supporto dell'Assessorato all'Istruzione del Comune di Modena; un bookshop.
  • Foro Boario. È un impianto di notevole interesse architettonico e urbanistico, poiché costruzione unica nel panorama negli interventi di architettura ducale per dimensioni, tipologia e collocazione. È costituito da un lunghissimo edificio (circa 250 metri) perfettamente bifronte, con quattro facciate, uguali a due a due. Nel corpo centrale, che si estende per circa 45 metri, è presente nel fastigio un orologio e panoplia, opera di Luigi Righi, che vi ha raffigurato le Allegorie delle Armi, della Fertilità, delle Arti e del Tempo. Fu costruito nella prima metà dell'Ottocento per volontà di Francesco IV d'Austria d'Este (duca di Modena, Reggio e Mirandola dal 1815) che ne affidò la progettazione all'architetto Francesco Vandelli, autore di numerosi altri edifici pubblici e privati della città. A tutt'oggi sul lato che costeggia il versante sinistro di viale Berengario è presente una lapide voluta dal duca stesso, che riporta la data di edificazione (1831) e la dedica agli agricoltori (Honori et comodo fidelium agricolarum) impegnati nella costruzione del complesso. La struttura era inizialmente destinata al mercato bovino e all'immagazzinamento di prodotti agricoli, ma dopo poco più di un decennio l'edificio fu trasformato in caserma. In seguito i cittadini ne rivendicarono l'uso (secondo ciò che peraltro il duca stesso aveva voluto) durante il regno di Umberto I. Nel 1989 vi iniziarono i lavori di restauro e riuso per la nuova sede della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Modena, inaugurata nel 1994 presso i piani superiori dell'edificio. A piano terra si trovano ora nell'ala est la biblioteca della Facoltà e nella parte ovest l'area adibita ad esposizioni temporanee. Dal 2002 la struttura ospita le mostre promosse dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Cimitero di San Cataldo
  • Cimitero di San Cataldo. Poco fuori dal centro storico si trova il cimitero monumentale di San Cataldo, cimitero della città. È composto da due parti, una antica e una recente. La prima porta il nome dell'architetto Cesare Costa ed è stata realizzata tra il 1858 e il 1876; vi si trovano numerose opere d'arte di notevole valore artistico. Tra i defunti seppelliti in questa parte si trova anche Enzo Ferrari, in una tomba a fianco di quella del figlio Dino; nonché Alberto Braglia (atleta) e Virginia Reiter attrice che visse molti anni a Modena.
La parte recente, il cimitero monumentale "Aldo Rossi", è costruita in base al progetto dell'architetto Aldo Rossi. La costruzione del cimitero è oggi parzialmente completata ed è articolata in modo da limitare gli ampi spazi verdi contrassegnati da sentieri di croci riservati ai pedoni. All'interno del cimitero ha sede la chiesa.
  • Teatro Storchi. Il teatro prende il nome da Gaetano Storchi, un ricco commerciante modenese che ne finanziò la costruzione. Sorge su un terreno della nuova area edificabile ricavata con la costruzione della barriera Garibaldi (1884), a seguito dell'abbattimento di porta Bologna (1882). L'ubicazione del teatro influenzò la singolare originale struttura dell'edificio, che presenta una doppia facciata: a settentrione si trova la facciata principale, che guarda su piazza Garibaldi, mentre quella da lato ovest si affaccia su viale Martiri della Libertà, un tempo il passeggio delle mura, ed è opera dell'architetto Maestri. L'edificio è nato sulla base di un progetto particolarmente ricercato, che prevedeva locali di servizio, ridotto, fumoir, caffè; tuttavia, la realizzazione avvenne in economia, su un terreno che apparve instabile fin dall'inizio, e soprattutto con l'impiego di materiali scadenti che ne compromisero ben presto la stabilità. A ciò si devono i numerosi successivi interventi di ristrutturazione e recupero dell'edificio. Tra i più rilevanti, si ricordano il rifacimento della copertura e la modifica della curvatura della sala ad opera dell'ingegnere Luigi Sfondrini di Milano; il restauro dell'esterno con rifacimento dell'intonaco e delle cornici del 1929, e un successivo intervento sulla sala nel 1931.
Teatro Comunale di Modena
  • 15 Teatro Comunale Luciano Pavarotti. È il principale teatro lirico della città; progettato nel 1838 e inaugurato il 2 ottobre 1841, fu realizzato da Francesco Vandelli, architetto della corte del duca Francesco IV. Il nome originario, Teatro dell'Illustrissima Comunità, mutò successivamente in Teatro comunale. Nel 2007 è stato intitolato al tenore modenese Luciano Pavarotti.
Il teatro fu costruito su iniziativa del podestà di Modena (il marchese Ippolito Livizzani) e con il contributo del duca Francesco IV. :L'architetto Francesco Vandelli lo progettò su un'area cittadina di oltre duemila metri quadri, ottenuta acquisendo e demolendo alcune abitazioni. Fu inaugurato tre anni dopo, il 2 ottobre 1841, con il nome di "Teatro dell'Illustrissima Comunità". Per l'inaugurazione venne appositamente composto da Alessandro Gandini il melodramma Adelaide di Borgogna al Castello di Canossa, su libretto di Carlo Malmusi.
Dal 1915 al 1923 fu requisito dalle autorità militari. Dopo la seconda guerra mondiale, accanto al teatro d'opera, tenne in programma prosa, concerti e balletti. Negli anni '70 la sua gestione passò alla amministrazione comunale. Nel 1984 iniziarono i lavori di restauro del teatro, che due anni più tardi viene riaperto al pubblico. Nel 2001 è diventato fondazione, con la partecipazione di soggetti privati.
Il 6 dicembre 2007 il teatro è stato dedicato, a tre mesi dalla scomparsa del tenore modenese, a Luciano Pavarotti
Elementi caratteristici del teatro sono la facciata in stile neoclassico, con un portico a colonne doriche, corrispondenti a nove arcate. Le volte dei tre archi centrali sono decorate con rosoni in rilievo. Le finestre sopra il portico sono sormontate da bassorilievi a tema tragico, realizzati da Luigi Righi, autore anche di una statua posta sul culmine, al fastigio, che rappresenta Il genio di Modena nella forma di un giovane alato. L'atrio è ovale, decorato con affreschi e bassorilievi. La platea è di forma ellittica, con quattro ordini di palchi e il loggione. Il sipario storico è opera di Adeodato Malatesta. Teatro comunale Luciano Pavarotti su Wikipedia "Teatro comunale Luciano Pavarotti" su Wikidata

Musei[modifica]

Palazzo dei Musei
  • 16 Palazzo dei Musei, piazza Sant'Agostino. I principali musei della città sono raccolti presso il Palazzo dei musei. Il piazzale Sant'Agostino, posto a ridosso dell'omonima porta (abbattuta nel XIX secolo), è un esempio di urbanistica del Settecento. Qui Francesco III d'Este fece costruire due grandi edifici con finalità sociali: nel lato settentrionale l'ospedale (sede di uno degli ospedali modenesi sostituito oggi da un moderno ospedale nella frazione di Baggiovara) e di fronte l'albergo dei poveri, inaugurato nel 1771, che un secolo più tardi fu trasformato dal comune di Modena nell'odierno Palazzo dei Musei. La piazza era completata dal grande monumento equestre di Francesco III realizzato dall'abate carrarese Giovanni Antonio Cybei inaugurato nel 1774 e poi atterrato nei moti rivoluzionari del 1797.
  • 17 Galleria Estense. Galleria Estense su Wikipedia "Galleria Estense" su Wikidata
  • 18 Museo lapidario estense. Museo lapidario estense su Wikipedia "Museo lapidario estense" su Wikidata
  • Musei del Duomo.
  • Museo del volley.
  • 19 Museo Enzo Ferrari. Museo casa Enzo Ferrari su Wikipedia "casa-museo Enzo Ferrari" su Wikidata
  • Museo della Figurina. Museo della figurina su Wikipedia "Museo della figurina" su Wikidata
  • Casa Museo Luciano Pavarotti.
  • Musei universitari.

Eventi e feste[modifica]

  • Fiera di Sant'Antonio. Simple icon time.svg il 17 gennaio.
  • Fiera di San Geminiano. Simple icon time.svg il 31 gennaio. Patrono della città, durante la quale in duomo viene scoperta la salma e si dà ai fedeli la possibilità di baciare il braccio del santo, conservato in un'urna di medesime forme.
  • Mak Π 100. Simple icon time.svg nel mese di maggio. Saggio ginnico degli allievi dell'Accademia militare di Modena e gran ballo delle debuttanti cento giorni prima della promozione a ufficiale degli allievi del secondo anno.
  • Festival Internazionale delle Bande Militari. Parate e concerti delle band militari di tutto il mondo. Nel mese di luglio, sulla scia di quanto da decenni viene proposto nel più famoso evento di Edimburgo, in Scozia.
  • Festival filosofia. Simple icon time.svg Nel mese di settembre. Lezioni magistrali ed eventi culturali legati alla filosofia. Vi partecipano nomi illustri e docenti universitari di primo piano.
  • Mercato dell'antiquariato, presso il parco Novi Sad. Simple icon time.svg ogni quarto sabato e domenica del mese. È la più grande fiera antiquaria della regione Emilia-Romagna.
  • Eventi gastronomici e commerciali, in Centro Storico. Mercatino internazionale, Modena in fiore (alcune vie del centro si rivestono completamente di fiori, quasi si trattasse di giardini all'aperto), Stuzzicagente (una giornata di degustazioni a tappe nel centro storico di Modena, normalmente due edizioni all'anno in primavera e in autunno).
  • Modena Organ Festival. Simple icon time.svg nei mesi giugno - settembre. Costituisce una serie di appuntamenti nelle chiese più importanti della città ove si esibiscono validi organisti di fama internazionale.
  • Modena Terra di Motori. Simple icon time.svg aprile o maggio.
  • Carnevale. Simple icon time.svg il giovedì grasso. con la presenza della maschera cittadina, Sandrone e la famiglia Pavironica.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]

Tra i centri più interessanti del territorio di Modena sono Carpi e Mirandola,

L'abbazia di Nonantola è a 10 km del centro sulla strada nonantolana (SP 255).



Altri progetti

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