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Carpi
Veduta di piazza dei Martiri - Sullo sfondo la cattedrale
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Carpi
Carpi
Sito istituzionale

Carpi è una città dell'Emilia-Romagna.

Da sapere[modifica]

È la seconda città più popolosa del modenese e segue a ruota i capoluoghi di provincia della regione. Assieme a Biella, Treviso e Prato è una delle città leader nell'industria tessile dell'abbigliamento.

Cenni storici[modifica]

Carpi era un borgo medievale di origine preistorica (civiltà villanoviana) rifondato probabilmente come roccaforte (castrum Carpi) nell'Alto Medioevo. A partire dal XIV secolo fu sede della signoria dei Pio, per passare poi a far parte dei domini estensi nel Cinquecento. Nel 1779 fu eretta a sede diocesana. Nel secondo dopoguerra Carpi si è profondamente trasformata, grazie allo sviluppo dell'industria della maglieria.

Durante la seconda guerra mondiale, la frazione di Fossoli fu il sito di un campo di transito, dal quale numerosi detenuti furono deportati verso i campi di sterminio e che ora è utilizzato come memoriale e come museo della 2ª guerra mondiale. Il Comune di Carpi ha allestito il Museo del Deportato come memoriale della deportazione ed organizza regolarmente numerose manifestazioni in memoria dell'olocausto.

Terremoto dell'Emilia del 2012

Carpi è stata colpita dal terremoto dell'Emilia del 2012, con seri danni in tutto il centro storico, in particolare al patrimonio artistico. Sono state lesionate seriamente numerose chiese tra le quali il Duomo, San Nicolò, San Francesco, la chiesa della Sagra, e poi la curia vescovile ed il teatro comunale. I danni alle abitazioni sono invece stati limitati, anche se per qualche settimana alcune vie e piazze del centro di Carpi sono state chiuse alla circolazione per permettere di valutare la vera entità dei danni.


Come orientarsi[modifica]

Il suo territorio comunale abbraccia anche le frazioni di Budrione, Cortile, Fossoli, Gargallo, Migliarina, Santa Croce, San Marino e San Martino Secchia.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

In auto[modifica]

  • Da nord (Verona) prendere l'autostrada del Brennero A22, uscire al casello di Carpi e proseguire sulla SP 468.
  • Da Milano prendere l'Autostrada del Sole A1 in direzione Bologna, seguire la direzione Brennero, continuare sull'autostrada A22, uscire al casello di Carpi e proseguire sulla SP 468.
  • Da Sud (Firenze) percorrere l'autostrada del Sole A1 direzione Bologna, seguire la direzione Brennero, continuare sull'autostrada A22, uscire al casello di Carpi e proseguire sulla SP 468.
  • Da Ancona percorrere l'autostrada Adriatica A14 in direzione di Bologna, continuare sull'autostrada A1, prendere l'autostrada A22 del Brennero, uscire al casello di Carpi e proseguire sulla SP 468.
  • Da Modena percorrere la SS 9 "Via Emilia" in direzione di Carpi, proseguire sulla SP 413.

In treno[modifica]

In autobus[modifica]

  • Autolinee SETA [1] (Società Emiliana Trasporti Autofiloviari): E' la principale azienda che gestisce il trasporto pubblico a Modena e provincia.


Come spostarsi[modifica]

In taxi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Cattedrale di Carpi
Santa Chiara
La costruzione della chiesa iniziò nel 1514, su impulso del Principe Alberto III Pio, e fu ultimata sul finire nel XVIII secolo: l'edificio fu consacrato nel 1791 dal primo vescovo diocesano, monsignor Francesco Benincasa.La facciata fu completata nella seconda metà del XVII secolo con linee barocche, mentre l'alta cupola, costruita nel 1768, fu abbassata nel 1771 per ragioni statiche.
L'interno a tre navate rispetta la progettazione rinascimentale dovuta a Baldassarre Peruzzi e derivata dalla basilica di San Pietro in Vaticano. Pregevoli le opere d'arte e di arredo che arricchiscono le cappelle e gli altari con dipinti seicenteschi dovuti, fra gli altri, a Teodoro Ghisi, Matteo Loves, Luca Ferrari, Giacomo Cavedoni, Sante Peranda. Recentemente il presbiterio è stato ristrutturato con nuovi arredi liturgici. Nella navata destra, all'altezza della cappella del transetto (san Valeriano), si notano le lapidi marmoree delle tombe dei vescovi.
Ogni anno a partire dal 1515, il 15 agosto, si tiene una partecipata funzione e una processione solenne in onore di Maria Vergine Assunta in Cielo, patrona della Cattedrale e della chiesa carpigiana, officiata dal Vescovo e con grande concorso di popolo. La devozione popolare è particolarmente viva, oltre che per l’immagine dell’Assunta, anche per la "Madonna della Porta" (Ianua Coeli), opera strappata a Porta Mantova prima dell'abbattimento di inizio novecento e per l'Addolorata, oltre che al busto reliquiario di san Valeriano, alle reliquie di san Bernardino Realino e alla statua della Madonna del Carmelo.
L'edificio è stato danneggiato dai terremoti dell'Emilia del 2012, ed è stato riaperto al culto nel marzo 2017. Nello stesso anno è stata collocata all'interno la reliquia principale del Beato Odoardo Focherini. Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta (Carpi) su Wikipedia duomo di Carpi (Q2942618) su Wikidata
  • 2 Monastero e chiesa di Santa Chiara, corso Fanti. Il monastero venne costruito sotto l'impulso di Camilla Pio di Savoia, figlia di Lionello I Pio. La chiesa fu consacrata nel 1500 e ulteriori ampliamenti avvennero nel XVI e XVII secolo. Nel 1798 avvenne una soppressione ma la clausura fu ripristinata ufficialmente nel 1817. Nell'anno 2000 sono stati festeggiati i 500 anni di fondazione del monastero. La chiesa attigua così come è visibile nelle forme odierne fu terminata nel 1694. In una cappella laterale è conservata, oltre ad altre reliquie, l'urna col corpo della fondatrice Camilla Pio.
Tutt'oggi si perpetua la vita della comunità delle monache clarisse e si celebrano con la particolare attenzione e devozione le feste di santa Chiara, di santa Rita da Cascia e della Madonna di San Luca. Inoltre è luogo di preghiera diocesano per le vocazioni. Monastero di Santa Chiara (Carpi) su Wikipedia monastero di Santa Chiara (Q3860531) su Wikidata
  • Chiesa del SS. Crocifisso (Chiesa del Cristo - Chiesa dell'Adorazione). Unica chiesa di architettura barocca in città.
  • Chiesa patronale di San Bernardino da Siena.
Chiesa di Santa Maria in Castello
Santa Maria in Castello - rilievo antelamico del portale
  • 3 Chiesa di Santa Maria in Castello (La Sagra). È la chiesa più antica della città essendo stata eretta nel 752.
Pieve romanica consacrata nel 1184, fu costruita su di una precedente fondazione longobarda.
La facciata rinascimentale venne progettata da Baldassarre Peruzzi e realizzata nel 1515, insieme all'abbattimento di alcune campate della navata, che hanno diminuito l'originaria lunghezza dell'edificio, e alla realizzazione di una copertura con volta a botte, eliminata tra il 1886 e il 1887. Notevole l'imponente torre campanaria, alta 49.50 metri.
La facciata rinascimentale rappresenta una innovativa sperimentazione in cui Peruzzi, forse utilizzando uno schema bramantesco poi divulgato da Palladio, sovrappone sullo stesso piano due ordini architravati di diversa altezza.:
Il portale centrale, spostato in occasione dei lavori rinascimentali da uno degli antichi accessi laterali, reca una lunetta scolpita a bassorilievo ma piuttosto aggettante, raffigurante una Crocifissione, probabilmente di scuola antelamica, con caratteristiche di potente verismo. Nel rilievo ai fianchi di Gesù in croce si trovano i due centurioni: quello con la lancia (Longino) e quello con spugna e bottiglia di aceto. La Madonna si trova alla sinistra di Cristo e san Giovanni a destra. Chiudono la composizione due piccole figure, agli estremi della lunetta, forse rappresentanti del popolo.
I fianchi della chiesa sono decorati all'esterno da un motivo ad arcate posate su semicolonne, influenzato dal duomo di Modena, con capitelli, piuttosto consunti, che raffigurano aquile ed animali fantastici.
L'interno ospita un ciclo di affreschi romanici, piuttosto rari in Emilia, avvicinabili a quelli della pieve dei Santi Faustino e Giovita di Rubiera. Risalgono al XII secolo e furono rinvenuti dopo l'abbattimento della volta a botte peruzziana. I dipinti, frammentari, descrivono scene della vita di Cristo ed altri episodi del Nuovo Testamento, tra cui: Incredulità di San Tommaso, Ascensione di Gesù, Strage degli innocenti, Fuga in Egitto, Cena di Emmaus e altri.
Pressoché coevo è l'affresco che si trova al centro dell'abside centrale, raffigurante l'Adorazione dei Magi, piuttosto degradato, ma restaurato ed integrato nelle campagne del 1932 e del 1951.
Affreschi del primo Quattrocento emiliano sono conservati in due cappelle:
la cappella di San Martino, costruita nel XV secolo al posto dell'absidiola di sinistra, conserva affreschi che rappresentano sulla volta a crociera i quattro Evangelisti, in medaglioni circolari, e sulle pareti i quattro Dottori della Chiesa latina, oltre ad una Annunciazione e ad una Adorazione dei Magi; la cappella di Santa Caterina, che si apre lungo la navata sinistra, venne costruita al termine del XIV secolo e quasi interamente ricoperta da affreschi: sulla volta, costolonata, si vedono in quattro medaglioni tre Arcangeli e un Cristo benedicente. L'autore degli affreschi è un anonimo maestro del Quattrocento, convenzionalmente chiamato Maestro della Sagra di Carpi.
All'interno si conservano inoltre un sarcofago in marmo del 1351, opera di Sibellino da Caprara, contenente le spoglie del signore di Carpi Manfredo I Pio e un pulpito romanico, con rappresentazioni ad altorilievo dei simboli dei Quattro evangelisti. Chiesa di Santa Maria in Castello (Carpi) su Wikipedia chiesa di Santa Maria in Castello (Q3674112) su Wikidata
Chiesa di San Nicolo
  • 4 Chiesa di San Nicolò. La chiesa è bell'esempio di architettura cinquecentesca. L'attiguo convento è in parte destinato a scuola e in parte è stato abitato dalla comunità dei frati minori fino al 15 settembre 2019, momento in cui dopo diversi secoli il convento francescano è stato chiuso. In essa hanno trovato sepoltura numerosi frati; ancora oggi è visibile la lapide del sepolcro di uno di essi: il venerabile fra Domenico Ascari, vissuto nel XV secolo.
La presenza francescana a Carpi è testimoniata già dal XIII secolo presso la parte meridionale e orientale della cittadella murata.
Nel 1494 su istanza di Alberto III Pio, principe di Carpi, ha luogo la costruzione di un nuovo grande tempio monumentale dedicato a san Nicolò (san Nicola). Abbattuta dunque la precedente piccola chiesa si fece spazio ad una chiesa di carattere rinascimentale il cui progetto e i lavori furono seguiti da Baldassarre Peruzzi e conclusi nel 1516, quasi in contemporanea con l'inizio della costruzione della cattedrale.
L'interno è costituito da tre navate, il presbiterio è rialzato e la pianta è del tutto simile a quella della chiesa di Santa Giustina a Padova. All'esterno la possente facciata in cotto e la cupola caratterizzano l'edificio.
La chiesa conserva belle opere in scagliola di artisti locali, oltre che quadri di Bernardino Loschi raffiguranti l'Annunciazione e San Rocco. Chiesa di San Nicolò (Carpi) su Wikipedia chiesa di San Nicolò (Q28669738) su Wikidata
  • 5 Chiesa di Sant'Ignazio. Fu costruita nel 1670 dai Gesuiti. Nell'attiguo edificio, ora seminario vescovile, avevano sede il loro collegio e le scuole pubbliche. Il progetto venne redatto dal modenese Antonio Loraghi, allievo di Bartolomeo Avanzini, architetto ducale.
Alla sobria e alta facciata si accosta un arioso interno a pianta centralizzata a croce greca con grandi cappelle laterali e cupole. La decorazione è in stucco e contrasta con la ricchezza degli altari in scagliola, dipinti con effetto illusionistico. Notevoli i paliotti in scagliola e l'altare maggiore del 1696, capolavoro di Giovanni Pozzuoli e Giovanni Massa. Sono presenti dipinti di F. Stringa, G. Brandi, B. Lamberti, A. Lugli.
Nell'attiguo palazzo del seminario si possono vedere alcune tele tra cui spicca l'Assunta, affresco strappato di frà Stefano da Carpi.
È sede del Museo diocesano di Carpi. Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (Carpi) su Wikipedia chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (Q16268276) su Wikidata
  • 6 Chiesa di San Francesco d'Assisi, via Trento Trieste 8. La primitiva chiesa con dedicazione a San Francesco d'Assisi fu costruita a Carpi attorno al 1248, legata ad un convento di frati minori. In seguito l'edificio fu oggetto di diversi interventi di ristrutturazione: l'ultimo importante risale al 1681. In tale occasione l'orientamento della chiesa venne modificato e la nuova facciata fu costruita rivolta a est, verso l'abitato cittadino. Lo stile del prospetto principale, che è rimasto incompiuto nel suo rivestimento e degli interni seguì il gusto barocco.
La torre campanaria fu eretta nel 1689 e a differenza dell'edificio del tempio venne ultimata nella sua struttura e nei rivestimenti.
La chiesa si trova nella parte a sud del centro storico carpigiano e presenta un orientamento verso ovest, modificato rispetto all'originale nel XVII secolo. La facciata è semplice con due corpi laterali che corrispondono alle cappelle interne. Il portale è architravato e sopra di questo, in alto, si trova una grande finestra che porta luce alla sala. Il prospetto è rimasto incompiuto e il rivestimento previsto non è mai stato posto in opera.
La navata interna è unica su pianta a croce latina. Nel transetto a destra immagine quattrocentesca della Madonna della Rosa attribuita ad Antonio Alberti con ai lati il sarcofago di Marco Pio e il sarcofago di Pietro Pio. Nella cappella invernale affresco che raffigura la Madonna col Bambino, attribuito a Giovanni da Modena.
La chiesa ha subito enormi danni durante il terremoto dell'Emilia del 2012 e una parte della volta interna sopra il presbiterio è crollata nella sala. Chiesa di San Francesco d'Assisi (Carpi) su Wikipedia chiesa di San Francesco d'Assisi (Q95210767) su Wikidata
Chiesa di Santa Croce
  • 7 Chiesa di Santa Croce. Parrocchiale della frazione di Santa Croce, se ne iniziò la costruzione nel 1450. In seguito fu completamente rifatta nel 1772 e attorno all'Ottocwbto a assunto il suo aspetto moderno.
La facciata è neorinascimentale, simmetrica e rivestita in laterizio incorniciato da paraste e trabeazioni semplici. Viene divisa verticalmente in tre ordini. L'ordine alla base mostra il portale principale al centro sormontato da arco a tutto sesto fiancheggiato su entrambi i lati dai due ingressi secondari più semplici. L'ordine al primo piano è rappresentato dalla sola parte centrale con grande finestrone affiancata da due semplici strutture ornamentali che partono dai corpi delle navate laterali per confluire nell'unico elemento del secondo piano, un frontone centinato.
La chiesa è fiancheggiata da un campanile neoclassico costruito nel 1819. Sulla struttura esterna del campanile sono visibili i contrafforti metallici che ingabbiano con tiranti dall'interno la parte in muratura messi in opera durante i lavori di consolidamento dopo il sisma, tra il 2012 ed il 2014. I lavori di restauro e consolidamento della parte terminale del campanile sono ancora in essere. La struttura risulta ancora oggi (5 dicembre 2019), circondata da transenne di sicurezza.
L'interno in origine era a navata unica ed alla fine del XIX secolo vennero aggiunte le due navate laterali su progetto dell'ingegnere Achille Sammarini, che lavorò pure alla nuova facciata. Le tre navate sono divise da pilastri. I lavori finirono nel 1895, e lasciarono le pareti con una ricca decorazione a stucchi, in particolare sono visibili nel presbiterio parte delle ornamentazioni originali poi restaurate nel 1942 da Nello Mazelli.
La navata centrale ha un altare rifatto nel 1777, in scagliola. Il coro è ornato da una pala d'altare con tela che rappresenta gli Angeli con la Croce, dolenti e in lacrime. La cappella di destra è preceduta da una statua col Cristo deposto dalla Croce. La cappella di sinistra è il piccolo santuario dedicato a Maria.
Santuario della Madonna dell'Aiuto
La cappella della Madonna dell'Aiuto, che si trova in fondo alla navata sinistra, è un piccolo santuario mariano molto venerato dai fedeli e le pareti conservano a testimonianza numerosi ex voto. L'altare e l'ancona sono opera di Carmela Adani e mentre i dipinti nella parte absidale sono stati eseguiti da Ivo Voltolini. La tela è la copia di un'immagine tardoseicentesca conservata a Roma nella cappella della Madonna dell'Archetto attribuita a Domenico Maria Muratori.
Cimitero di Santa Croce
A breve distanza dalla chiesa c'è il cimitero frazionale di Santa Croce. Nel cimitero è presente un sacrario ai Martiri della Resistenza, caduti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale.
Necropoli di Santa Croce
Il territorio dove sorge l'edificio è di antica colonizzazione romana ed attorno sono stati ritrovati anche segni di presenze in età alto-medievali.:
Scavi eseguiti in località Villa Pozzolo (antico nome del vicino nucleo di Santa Croce) a partire dal XVII secolo hanno identificato alcune tombe di epoca romana in laterizio. In una di queste, risalente al I secolo, è stata rinvenuta una moneta coniata negli anni dell'imperatore Tiberio e che riporta la sua effige. Chiesa dell'Invenzione della Santa Croce (Carpi) su Wikipedia chiesa dell'Invenzione della Santa Croce di Carpi (Q69945673) su Wikidata
  • 8 Chiesa di Sant'Agata Vergine e Martire. È la chiesa parrocchiale nel quartiere Cibeno di Carpi. Risale al XVI secolo. La primitiva chiesa dedicata a Sant'Agata nella località di Cibeno, a Carpi, venne eretta nel 1578.
La costruzione fu resa possibile da Simone Papazzini, medico che donò il terreno necessario, e da Gabriele Pattoni, che dotò la chiesa di un piccolo beneficio. A partire dal 1644 i parroci della chiesa vennero chiamati rettori e in tempi recenti prevosti. Nell'area parrocchiale è presente l'oratorio di Sant'Anna.
La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto dell'Emilia del 2012.
Negli ultimi decenni del XX secolo si cominciò a pensare ad un nuovo edificio sacro in sostituzione della storica parrocchiale di Sant'Agata. Il luogo scelto per la sua edificazione è stato individuato nell'area dove sorgeva il cimitero della frazione, a breve distanza dalla chiesa storica. La dedicazione è stata decisa per la Santissima Trinità. Chiesa di Sant'Agata Vergine e Martire (Carpi) su Wikipedia chiesa di Sant'Agata Vergine e Martire (Q84091805) su Wikidata
Castello dei Pio, la torre dell'Uccelliera e la torre di Passerino Bonacolsi
Castello dei Pio, esterno
Castello dei Pio, cortile
  • 9 Palazzo dei Pio (Castello dei Pio). Il Castello dei Pio, anche noto come palazzo dei Pio, dell'omonima famiglia, è un insieme disomogeneo di edifici di periodi diversi che si estende su piazza dei Martiri e su piazza Re Astolfo, cuore medievale della città di Carpi.
Il complesso, un tempo circondato da fossati, è composto da più corpi edificati tra l'XI e il XVII secolo, e fu abitato dai Pio dal XIV al XVI secolo. Tra i corpi di fabbrica unificati a più riprese si contano l'uccelliera, la torre del Passerino (o del Bonacolsi), la facciata centrale, le stanze del vescovo, la torre dell'orologio, il torrione degli Spagnoli (o di Galasso), le rocche vecchia e nuova. L'impulso decisivo fu dato da Alberto III Pio che trasformò la rocca medievale in una residenza in stile rinascimentale nel XVI secolo.
Il complesso fu poi adibito a scopi diversi nei secoli successivi alla caduta dei Pio e attualmente ospita l'archivio storico comunale di Carpi, i musei (con le sezioni "Museo del palazzo", "Museo della città" e "Museo monumento al deportato politico e razziale") e il "Castello dei ragazzi" ed è sede saltuaria di mostre d'arte.
La lunga facciata sulla piazza si caratterizza per un aspetto rinascimentale, con resti di affreschi di Giovanni del Sega (1506) al piano superiore, dove si aprono finestre e nicchie separate da paraste. Al centro si leva la seicentesca torre dell'Orologio, che ricorda vagamente il castello Estense di Ferrara, mentre a nord il bastione cilindrico è detto "torre dell'Uccelliera", risalente al 1480, e vicino alla torre merlata di Passerino Bonacolsi, più antica (1320). All'altra estremità il torrione di Galasso Pio, realizzato entro il 1450, e decorato da terrecotte e pinnacoli.
Si accede al complesso dal vestibolo sotto la torre dell'Orologio, per arrivare a un grande cortile centrale ispirato ai modi del Bramante: porticato su quattro lati, presenta archi a tutto sesto retti da colonne marmoree dagli interessanti capitelli, soprattutto sul lato sinistro per chi entra. Le decorazioni in cotto vennero ripristinate nel 1874. A destra si accede allo scalone monumentale a doppia rampa con collegamento fatto da un ballatoio.
Al piano nobile gli ambienti attorno al cortile sono organizzati come un loggiato continuo (oggi chiuso da vetrate), che si ispira alle logge di Raffaello e dove non si può escludere un intervento di Baldassarre Peruzzi. Da qui si può accedere all'appartamento monumentale, nell'ala nord-est. Si incontra per primo il "Salone dei Mori", ispirato ai saloni estensi come a palazzo Schifanoia e decorato da prospettive, statue all'antica e allegorie (poco leggibili) di Giovanni del Sega (1506). A destra si apre la cappella, costituita da due campate di una navatella e da un presbiterio quadrato con cupoletta su pennacchi (restauro nel 1921). Le pareti e le volte sono coperte da affreschi del primo Cinquecento di Bernardino Loschi (Storie di Maria, Alberto Pio e familiari). Sull'altare si trovava l'Annunciazione di Vincenzo Catena, oggi in un'altra sala del museo. Alle pareti inoltre quattro tondi in terracotta policroma invetriata di Andrea della Robbia, raffiguranti gli Evangelisti. Pregevole ma non originale il pavimento maiolicato.
L'annessa "stanza del Forno" ha un camino cassettonato ligneo del XIV secolo, e conserva affreschi staccati del XVI secolo. Seguono la "stanza Ornata", con prospettive di Bernardino Loschi, e la "stanza dei Trionfi", con resti di affreschi dello stesso autore ispirati ai Trionfi del Petrarca, tema assai caro alle corti rinascimentali. Un tempo si trovava qui il nucleo più significativo della pinacoteca, mentre oggi si preferisce dare maggior risalto agli affreschi restaurati. Annessa è la "stanza dell'Amore", con una camino del XV secolo e una volta decorata da dipinti e stucchi; gli affreschi scialbati sono del XV-XVI secolo.
Altri ambienti sono la "Sala dei cervi" (affreschi a soggetto venatorio del XVI secolo) e la "stanza degli Stemmi" (affreschi del XVI secolo).
La pinacoteca è in corso di riallestimento. Tra i dipinti della collezione la Vendetta di Progne di Mattia Preti, l'Allegoria del Vizio e della Virtù di Jacopo Palma il Giovane, l'Annunciazione del ferrarese Scarsellino, il Battesimo di Cristo di Denijs Calvaert (maestro di Guido Reni) e opere di Giovanni del Sega, Bernardino Loschi, del Mastelletta, di Vincenzo Catena e di molti altri pittori di scuola emiliana. Conserva inoltre ceramiche rinascimentali di scuola emiliana e arredi storici. Castello dei Pio su Wikipedia castello dei Pio (Q20009102) su Wikidata
  • Musei del Castello dei Pio.
Museo della xilografia
In alcune salette del piano nobile è stato ricavato dal 1936 il "Museo della xilografia italiana", dedicato a Ugo da Carpi e ai maestri italiani e stranieri. Vi sono esposte opere originali a rotazione, matrici e un torchio del XIX secolo.
Museo della città
Al secondo piano, recentemente riordinato, si trova il "Museo della città". Negli ambienti per lo più attorno al loggiato l'esposizione raccoglie materiali del territorio a partire da una sezione archeologica, con materiali preistorici, etrusco-padani, celtici, romani e medievali. Segue una sezione moderna, con particolare attenzione ai signori della città (i Pio da Carpi prima e gli Estensi poi), una dedicata ai bronzetti francesi del XIX secolo, una alla produzione di piani in scagliola tra i secoli XVII e XVIII, una al Risorgimento, una al mondo contadino e una alla Carpi industriale e contemporanea, con particolare attenzione al mondo del tessile e all'eccellenza del territorio rappresentata dalle creazioni di Anna Molinari per Blumarine.
Museo-monumento al deportato politico e razziale
Si trova in un cortile secondario e traccia la storia durante la seconda guerra mondiale del campo di internamento di Fossoli, l'unico del suo genere in Italia, situato a poca distanza da Carpi. Qui gli internati erano raccolti nell'attesa di proseguire per i campi di sterminio in Germania, luoghi ricordati da 16 grandi stele in cemento coi nomi dei lager nazisti.
Biblioteca comunale
Vi si accede dal cortile. Può vantare 30.000 volumi e una rara collezione di opere antiche e incunaboli provenienti dalla Libreria dei Padri francescani.
  • Piazza Martiri.
  • Castelvecchio, piazzale Re Astolfo.
  • Portici. Il più noto è il portico del Grano di corso Alberto Pio, terminanti in piazza Garibaldi. In piazza Martiri invece è il Portico Lungo (52 arcate, stile rinascimentale). Notevole anche il portico di San Nicolò, che si prolunga dall'antico convento francescano per buona parte di via Berengario.
  • Porte e mura. Abbattute all'inizio del XX secolo. Al posto del tracciato delle mura sono stati aperti dei viali di scorrimento e in luogo delle porte dei piazzali. Tra le più celebri si ricordano Barriera Fanti (ora piazzale Dante Alighieri), Porta Modena (piazzale Ramazzini) e Porta Mantova (piazzale Marconi).
  • 10 Teatro comunale, piazza dei Martiri. Costruito in stile neoclassico da Claudio Rossi tra il 1857 e il 1860, il teatro ha un prospetto colonnato con un frontone ed è fiancheggiato da due cancellate con erme in marmo di personaggi di Carpi. All'interno stucchi e allegorie dipinte di Giuseppe Ugolini, autore anche del sipario con Orfeo che incanta la natura. Teatro comunale (Carpi) su Wikipedia teatro comunale di Carpi (Q22263633) su Wikidata
  • Palazzo Foresti. Custodisce fra l'altro numerosi quadri dell'Ottocento e Novecento, inclusi anche dipinti di alcuni macchiaioli.
  • Polo della Fondazione Fossoli. Comprende il Museo Monumento al deportato, l'area dell'ex campo di concentramento di Fossoli e la ex-sinagoga di via Rovighi.
  • Museo diocesano "Cardinale Rodolfo Pio di Savoia" (all'interno della Chiesa di Sant'Ignazio).


Eventi e feste[modifica]

  • Festivalfilosofia. Si tiene dal 2001 ed è uno dei più importanti convegni a livello internazionale su vari temi filosofici, che coinvolge anche Modena e Sassuolo.
  • Carpi Summer Fest, Piazza Martiri. Rassegna di concerti musicali che ospita cantanti ed interpreti di prestigio.
  • Festa del patrono San Bernardino da Siena. Simple icon time.svg attorno al 20 maggio. Si svolge "Col Patrono Carpi in festa"
  • Festa del racconto e Premio letterario Arturo Loria.
  • VIE Scena Contemporanea Festival. Simple icon time.svg in autunno.
  • Biennale di Xilografia contemporanea (presso Palazzo Pio).
  • Sagra della Madonna dell'Aiuto (nella frazione di Santa Croce). Simple icon time.svg fine agosto.
  • Sagra della lasagna e del lambrusco.
  • Carpi città del presepe. Rassegna con esposizioni nelle chiese cittadine e nelle attività commerciali


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]

Sono prodotti tipici:

  • La Mostarda “fina” di Carpi per accompagnare bolliti, zampone, cotechino, formaggi. La Mostarda Sopraffina di Carpi nacque con la famiglia Sebellini che gestiva una drogheria. Viene conservata in vasi di argilla a forma di pera rovesciata. Preparata in inverno, costituiva un tempo un classico regalo natalizio.
  • I Lambruschi DOC tra cui le tre varietà modenesi: il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino di Santa Croce (la denominazione fa riferimento alla zona di Santa Croce di Carpi), il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
  • L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, uno dei prodotti gastronomici più prestigiosi e raffinati della tradizione locale. Nella scia di questa tradizione si colloca l'esistenza dell'Acetaia comunale, situata nel sottotetto di Palazzo Scacchetti, residenza municipale; è gestita dalla comunità carpigiana della Consorteria dell’ABTM di Spilamberto, e l’aceto annualmente prodotto viene utilizzato dall’amministrazione per farne dono a ospiti illustri della città, o anche nei corsi di degustazione.
L’Acetaia comunale è visitabile il secondo sabato di ogni mese dalle ore 9.30 alle 12.30
  • Il cotechino IGP e lo zampone IGP sono due secondi piatti di largo consumo nella cucina locale soprattutto durante le festività natalizie. Secondo una leggenda tradizionale lo zampone nasce a Mirandola durante il duro assedio di Papa Giulio II nel 1510-11, quando un cuoco dei Pio pensò di tritare la carne dei maiali e di insaccarla nella pelle degli zampetti per poterla conservare più a lungo.


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • Ristorante Il Carducci, viale Carducci, 16, +39 059 6229518. Simple icon time.svg mar-dom 12.30/14.00-19.30/22.30. Cucina tipica casalinga tradizionale. Su richiesta cucina per celiaci Coperti: 60 interno, 90 d'estate.
  • Ristorante Il Barolino, via Giovanni XXIII, 110, +39 059 654327, @ . Simple icon time.svg lun-sab 12.00/14.30 - 19.30/22.30. cucina tradizionale emiliana, gnocco fritto. Su richiesta cucina per celiaci. Coperti: 60 all'interno, 30 all'esterno d'estate.
  • Ristorante Il 25, Via San Francesco 20 (presso Palazzo Foresti), +39 059 645248, @ . Simple icon time.svg 12.30/15.00 - 19.30/23.00 da martedì cena a domenica cena. Cucina tradizionale, pesce e piatti rivisitati, menù di terra e menù di mare. Su richiesta cucina per celiaci e vegetariani. Coperti: 30 all'interno e 50 all'esterno.
  • Ristorante Malto, Piazza Garibaldi, 43, +39 059 7134903. Simple icon time.svg 18:30/24.00 - sabato e domencia anche 12.30/15.00. primi piatti tradizionali e gnocco fritto e tigelle
  • Acqua Pazza - Osteria del Mare, Via Gruppo, 7 (località 'Gruppo' (tra Fossoli e Novi di Modena), +39 059 660636, @ . Simple icon time.svg mer-dom 19.30/22.30. solo specialità di pesce
  • All'Osteria, Via San Bernardino da Siena, 6, +39 059 8759583. Simple icon time.svg lun 11:30 - 14:30, mar-sab 11:30-14:30/19:30/22:30, dom 12-14.30.
  • Trattoria Cognento, Via Nazioni Unite, 7, +39 059 8638022. Simple icon time.svg lun-gio 9.00-1.00, ven-sab 9.00-2.00, dom 9.00-1.00. Cucina tradizionale emiliana, pasta fresca fatta a mano, gnocco fritto e tigelle. Su richiesta cucina per celiaci. Coperti: 100 all'interno, 30 all'esterno d'estate.


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]



Nei dintorni[modifica]

  • Correggio
  • Mirandola
  • Modena — Città ducale degli Estensi, conserva tutta l'eleganza architettonica ed urbanistica che le hanno lasciato secoli di storia. La fama dei suoi monumenti, primo fra tutti il capolavoro romanico del Duomo, è pari alla sua tradizione gastronomica (famosissimo lo zampone) e alle eccellenze automobilistiche della Ferrari.


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