Scarica il file GPX di questo articolo

Europa > Italia > Italia nordoccidentale > Lombardia > Bassa del Po di Lombardia > Oglio Po > San Martino dall'Argine

San Martino dall'Argine

Da Wikivoyage.
Jump to navigation Jump to search
San Martino dall'Argine
San Martino dall'Argine (6) - portici gonzagheschi.JPG
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
San Martino dall'Argine
San Martino dall'Argine
Sito istituzionale

San Martino dall'Argine è un centro della Lombardia.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

Si trova sulla destra dell'Oglio, nella fertile pianura padana della bassa Lombardia, nel comprensorio Oglio Po casalasco viadanese. Dista 19 km. da Casalmaggiore, 25 da Viadana, 25 da Mantova.


Cenni storici[modifica]

Il Santo da cui prende il nome fu vescovo di Tours; questo ci fa supporre che la zona di San Martino avesse una notevole presenza di Franchi, che già nella seconda metà del secolo Ottavo popolavano Mantova. Il paese, con innumerevoli altri luoghi, entrò in seguito a far parte dei vasti possedimenti dell'abbazia benedettina di Leno, per divenire poi dominio della famiglia cremonese dei Cavalcabò, che avevano numerosissimi possedimenti in quest'area fra Oglio e Po (per esempio furono anche Signori di Viadana). L'attributo dall'Argine ricorda probabilmente l'esistenza di terrapieni e arginature per difendere il primitivo abitato dalle inondazioni dell'Oglio, che scorreva ben più vicino al paese rispetto ai giorni nostri. La presenza di ordini conventuali comportò un grande impegno nei lavori di bonifica del territorio, allora in balìa dei capricci non solo dell'Oglio, ma anche del Po e di un ramo secondario dell'Adda, che viene ricordato interessasse la zona fra Rivarolo del Re e Rivarolo Mantovano.

Il Cardinale Scipione Gonzaga

Nei primi anni del Quattrocento San Martino, staccandosi dall'area di influenza di Cremona, divenne proprietà dei Gonzaga, dei quali seguì le sorti fino alla loro definitiva scomparsa. Nel XVI secolo San Martino ebbe come Signore il cardinale Scipione Gonzaga, che diede inizio alla dominazione del ramo dei Gonzaga di San Martino sul paese. Con i Gonzaga San Martino dall'Argine ebbe il suo periodo di splendore; è durante l'appartenenza ai Gonzaga che il borgo vede la sua fioritura urbanistica, quando viene dotato dei caratteristici portici, della Chiesa dei Frati, della Chiesa del Castello, di palazzi nobiliari e signorili.

La successiva dominazione austriaca, a partire dal 1741, riportò San Martino alla vita appartata e un po' anonima di un semplice borgo di campagna; una condizione di tranquillità che lo caratterizza anche oggi, un paese che vive serenamente all'ombra dei suoi importanti monumenti, vestigia di una vita cortigiana che ne ha modellato e nobilitato indelebilmente la fisionomia.

Come orientarsi[modifica]


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A1 Italia.svg Casello autostradale di Parma sulla autostrada del Sole
  • Autostrada A22 Italia.svg Caselli autostradali di Mantova nord e Mantova sud sulla autostrada del Brennero
  • Strada Statale 10 Italia.svg È poco discosto dalla ex statale Cremona - Mantova Padana Inferiore
  • Strada Provinciale 64 Italia.svg È interessato, con una breve deviazione, dalla provinciale Casalmaggiore - Bozzolo.


In treno[modifica]

Italian traffic signs - icona stazione fs.svg

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Portici gonzagheschi
Portici gonzagheschi
  • Portici gonzagheschi. Incorniciano con magnificenza la Piazza Castello e parte della via principale del paese, dando al centro la fisionomia caratteristica delle corti gonzaghesche. Furono edificati nel Seicento ad opera del Bertani.

La parte più antica conserva ancora le volte a crociera, fortunatamente conservatesi a differenza di quanto avvenuto nei portici gonzagheschi del vicino Gazzuolo, dove furono eliminate nel corso di un intervento di restauro. Le arcate sono sostenute non da colonne, come a Gazzuolo, ma da pilastri squadrati e massicci, che danno all'insieme quasi un aspetto militare, pur risultando nel complesso sobriamente eleganti ed armoniosi nel loro geometrico ordine.

Chiesa dei Frati
Chiesa dei Frati - Resto di affresco nell'abside
Chiesa dei Frati - Campanile
Chiesa dei Frati - Annunciazione del Genovesino
  • Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano. Viene usata al posto della Chiesa Parrocchiale. È chiamata Chiesa dei Frati a ricordo della sua origine di chiesa di un complesso monastico, anche se fu edificata antecedentemente al convento. La facciata in cotto è del 1489; conserva tuttavia archetti pensili di natura romanica, pinnacoli sul timpamo e un rosone centrale.

Altra testimonianza della sua antica edificazione, che si indica nel secoli XIII e XIV, è l'elegante campanile in mattoni con guglia a punta arrotondata e finestrelle bifore. Nell'abside sono stati scoperti antichi affreschi, probabilmente databili all'epoca di costruzione della chiesa, di cui è stato messo in luce uno stralcio.

Nella quadreria sono da segnalare una Annunciazione di Luigi Miradori detto il Genovesino, che operò nella prima metà del Seicento soprattutto a Cremona, ma che ha lasciato suoi quadri anche nel casalasco (per esempio a Casalmaggiore nel Duomo; a Castelponzone nella chiesa dei santi Faustino e Giovita); un San Girolamo penitente di Cristoforo Magnani; un Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù di autore ignoto del XVII secolo; un ciclo pittorico di Jacopo Borbone del 1616.

Fra gli affreschi, oltre ai resti antichi presenti nell'abside, si annoverano un Sant'Antonio da Padova e un San Giovanni da Capestrano.

La chiesa presenta la stranezza architettonica di avere una sola navata senza cappelle né altari lungo la parete sinistra, completamente liscia; nella parete destra si aprono invece due profonde cappelle; una di queste è la Cappella della Madonna del Rosario, della famiglia Vimercati, che ospita un ciclo pittorico del Seicento di Jacopo Borbone.

Pur non avendo davanti un piazzale, l'edificio prospetta sulla via principale del paese che è sufficientemente ampia per dare respiro alla costruzione, attaccata dal lato sinistro alla schiera di case che delimitano la via centrale, libera sul lato destro in quanto delimita una via secondaria che si dirige verso la campagna, così che la sua architettura può essere agevolmente ammirata senza costrizioni spaziali.

Chiesa Castello - affreschi dell'abside e della volta centrale
Chiesa Castello - affresco
Chiesa castello e portici
Chiesa castello - Frammento di cassettone della navata centrale
  • Chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunciata. Viene normalmente chiamata Chiesa del Castello. Sorge alla fine dell'abitato, con una spiazzo verde ed alberato nello spazio antistante, sopraelevata di alcuni scalini sul piano stradale.

Fu fatta costruire dal cardinale Scipione Gonzaga alla fine del Cinquecento, e costituisce nella zona un importante esempio dell'architettura religiosa della seconda metà di quel secolo.

Ha il titolo di parrocchiale, ma non è usata per le funzioni religiose poiché un crollo del tetto, avvenuto a metà del Novecento, l'ha resa lungamente impraticabile. Attualmente (2013) il tempio è nuovamente agibile dopo che ne è stato ricostruito il tetto crollato, ma ancora devono essere effettuati altri lavori di ripristino prima di una sua restituzione alla funzione di chiesa officiata. Si sono salvati gli affreschi dell'abside e della parte di soffittatura della volta centrale immediatamente vicina all'abside; il resto della volta centrale crollata è stato rifatto con una struttura in travi di legno; vi è stata installata una parte della soffittatura a cassettone a ricordo della perduta struttura originaria.

Sopravvivono alcune statue di santi in nicchie parietali laterali, e alcuni affreschi del periodo di fondazione, fra i quali un Battesimo del Cristo.

Nell'attesa di poterla ripristinare nella sua naturale funzione, la chiesa ha iniziato a venire utilizzata come sede di mostre e avvenimeti culturali.

Ferrante Aporti
Casa degli Aporti
  • Casa degli Aporti. Da un vicolo quasi di fronte alla chiesa dei Frati si arriva in una piazzetta raccolta e silenziosa, che San Martino ha intitolato al suo più grande figlio: don Ferrante Aporti, qui nato nel 1791 e morto a Torino nel 1859. Uomo di grande cultura, fu l'ideatore dgli asili per l'infanzia, oltre che il fautore della fondazione di molte scuole che dovevano istruire i ragazzi del popolo per consentire il riscatto delle classi meno agiate. Divenuto sospetto agli austriaci per le sue idee liberali, fuggì a Torino dove divenne Senatore del governo sabaudo pochi anni prima di morire.

A San Martino lo commemorano una lapide posta sulla facciata della sua casa natale al numero 45 di via Garibaldi, oltre a questa piazza in cui si trova la Casa degli Aporti, che fu abitata dalla famiglia Aporti a partire dal 1807 fino alla morte dell'ultimo erede nel 1928.

Il palazzetto a tre piani ha una facciata in stile neoclassico, e al centro del timpano mostra una stella a otto punte. La parte destra del palazzo fu rimodellata da Ferrante Aporti a metà Ottocento per dare simmetria all'edificio. Un tempo al centro della piazza esisteva un pozzo, ora scomparso, ad uso delle famiglie che vi abitavano.

Eventi e feste[modifica]

  • Palio dell'Oca. Carrobbio, Piazza e Vegro, le tre contrade del paese, sfilano per il centro partendo dall'Oratorio, con divertenti giochi e punti di ristoro per tutti. In serata (solitamente intorno alle 18.30) si tiene la Corsa dell'Oca in piazza Matteotti che vede la proclamazione della contrada vincente. L'appuntamento si tiene in agosto, in data che viene stabilita di anno in anno, collegato alle manifestazioni della Festa dell'Oratorio.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 6 San Martino, Piazza Castello, 8, +39 0376 91432.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 7 Poste italiane, via Garibaldi 17/a, +39 0376 920190, fax: +39 0376 920190.

Internet[modifica]

Da dicembre 2015 è attivo in paese il free wifi che copre le due piazze del centro storico, Piazza Matteotti (Vegro) e Piazza Castello, oltre alla zona sotto i portici fino circa all'ufficio postale.

Tenersi informati[modifica]

  • Oglio Po news. Quotidiano informatico dell'Oglio Po.
  • L'Inviato. Quotidiano on-line della provincia - Cronaca di Casalmaggiore.
  • La Provincia, Via Pozzi 15, +39 0375 200493, fax: +39 0375 201466. Giornale quotidiano - Redazione di Casalmaggiore.


Nei dintorni[modifica]

  • Bozzolo — Città gonzaghesca, fu capitale di un ducato di un ramo collaterale dei Gonzaga. Vespasiano vi operò urbanisticamente prima di metter mano al suo capolavoro: Sabbioneta; con Giulio Cesare e Scipione definisce il proprio elegante aspetto urbano che risponde agli ideali cinquecenteschi. Delle antiche mura rimane invece solamente un breve tratto gravemente danneggiato da crolli ed incuria.
  • Sabbioneta — Città di fondazione, Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO, mantiene la cerchia muraria entro la quale è rimasta intatta la magia dell'urbanistica ideale realizzata da Vespasiano Gonzaga; il Teatro all'Antica, il Palazzo Ducale, la Galleria, la chiesa dell'Incoronata sono alcuni dei suoi monumenti che spiccano in un contesto che si è mirabilmente conservato.
  • Gazzuolo — Fu capitale di un Marchesato di un ramo cadetto dei Gonzaga. L'impronta urbanistica gonzaghesca è caratterizzata da lunghi portici. La corte di Gazzuolo fu un importante centro culturale; vi furono ad esempio ospiti Ludovico Ariosto,Torquato Tasso, Matteo Bandello, Baldassarre Castiglione.
  • Casalmaggiore — Capoluogo del Casalasco, protetta da poderosi argini, la città si sviluppa parallelamente al letto del Po. L'ampio respiro della piazza principale, l'innegabile maestosità del Palazzo municipale e del Duomo rivelano il suo carattere di importante centro della Bassa. Il Santuario della Madonna della Fontana, la chiesa di Santa Chiara, la chiesa dell'Ospedale sono fra i suoi monumenti di spicco.
  • Viadana — capoluogo del Viadanese, il suo vasto centro storico, di buon interesse, vive di atmosfere padane e gonzaghesche. I viali di circonvallazione segnano il percorso delle antiche mura scomparse; le vie porticate del centro contraddistinguono la città con lo stile urbanistico gonzaghesco.
Casatico (Marcaria), Corte Castiglioni
  • L'area fluviale di San Martino dall'Argine fa parte del Parco dell'Oglio Sud (sede a Calvatone), area regionale protetta che si estende dal Parco Oglio Nord fino alla confluenza con il Po. Costituiscono il Parco Oglio Sud le aree fluviali dei territori di Acquanegra sul Chiese • Canneto sull'Oglio • Casalromano • Marcaria • OstianoVolongo sulla sponda sinistra; BozzoloCalvatoneCommessaggioDrizzonaGazzuoloIsola DovaresePessina CremonesePiadena • San Martino dall'Argine • Viadana sulla sponda destra La zona è interessata da un percorso ciclabile di circa 60 chilometri che si snoda fra l'interessante habitat della campagna e delle golene dell'Oglio. A livello naturalistico è da segnalare in località Casale un percorso da effettuare lungo le rive dell'Oglio, sia in bicicletta sia attraverso la navigazione su traghetto. Due aree di sosta sono state completate nel paese; da una di esse è possibile raggiungere in bici Spineda attraversando la località Belvedere, sede dell'antica foresta in cui secondo gli storici avvenne l'uccisione di Bonifacio degli Attoni, padre di Matilde di Canossa.
  • Casatico (Marcaria) — È la patria del famoso letterato Baldassarre Castiglione, che qui nacque il 6 dicembre 1478. Interessante Corte Castiglioni, eretta nel XV secolo e rimaneggiata nel Cinquecento e Settecento.

Itinerari[modifica]

  • Nelle terre dei Gonzaga — Un itinerario attraverso i centri, grandi e piccoli, che furono capitali dei rami Gonzaga cadetti: principati, marchesati, ducati che, all'interno della compagine statale mantovana, godevano di una vera e propria indipendenza, spesso battevano moneta e tenevano corti raffinate che rivaleggiavano con quella mantovana, abbellivano i propri centri urbani dotandoli di eleganti architetture – chiese, piazze, palazzi, mura, torri - e di caratteristici scorci urbani come i tipici portici gonzagheschi.
  • Strada del riso — L'itinerario - da effettuare in particolare da maggio a settembre - percorre, tra fiumi e canali, il territorio mantovano dedito alla coltivazione del riso.

Informazioni utili[modifica]


Altri progetti

1-4 star.svg Bozza: l'articolo rispetta il template standard contiene informazioni utili a un turista e dà un'informazione sommaria sulla meta turistica. Intestazione e piè pagina sono correttamente compilati.