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Castelli della provincia di Isernia

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Come orientarsi[modifica]

Nella parte alta dell'Appennino molisano, in quella che attualmente si configura dal punto di vista amministrativo come provincia di Isernia, possiamo trovare un consistente numero di fortificazioni che resero ben muniti i centri nati sulle cime dei colli nell'epoca dell' incastellamento. Molti sono andati perduti, distrutti dalle guerre oppure dai frequenti terremoti ed anche dalle frane. Parecchi si sono conservati, più o meno decorosamente. I più interessanti di questa parte di Molise, dove possiamo distinguere le tre aree omogenee dell'Isernino, dell'Alto Molise e del Venafrano sono i seguenti.

Isernino[modifica]

  • Castello dei Carmignano (a Acquaviva d'Isernia). Nella seconda metà del '700 il castello passò ad Andrea Carmignano, che lo detenne fino all'800 quando fu abolito il feudalesimo. Fu adibito ad abitazione signorile, con planimetria a pianta quadrata, dove la struttura si innalza sui quattro bastioni medievali.
  • Castello Caldora (a Carpinone). Nel 1064, anno di costruzione, costituiva una fortificazione della contea d'Isernia. Fu riedificato nel XIV secolo da Jacopo Caldora. Successivamente appartenne alla famiglia d'Evoli e agli Aragonesi.
Il castello, benché danneggiato dal terremoto del 1805, si presente in forma ottima e perfettamente restaurata, con due torri circolari superstiti e il corpo rettangolare, da cui si snoda un'ampia ala dov'erano le scuderie e i piani per gli ospiti. Possiede anche un cortile.
  • Palazzo baronale (a Castelpizzuto). Il castello ha la struttura imponente tipica delle fortezze militari medievali. :Nell'edificio è inserita una torre angolare di forma cilindrica e mozza. In epoca rinascimentale subì le prime trasformazioni da fortezza ad abitazione residenziale. Nello scorso secolo il palazzo è stato diviso tra i nuovi proprietari, subendo ulteriori modifiche e divisioni interne. Si affaccia davanti alla chiesa del paese su una piccola piazza. La sua facciata originale è stata definitivamente compromessa, in parte è stata intonacata e sono state create nuove aperture.
Castello Pandone (Cerro al Volturno)
  • 1 Castello Pandone (a Cerro al Volturno). Il castello fu costruito nel XII secolo per la protezione della valle del Volturno e della stessa abbazia di San Vincenzo al Volturno, abbastanza distante del borgo fortificato. Il castello nel '700 fu in possesso dei Carafa. Si trova sulla sommità dello sperone roccioso di Cerro, ed ha pianta quadrata che si sviluppa dai quattro bastioni. Conserva tre torrioni circolari, costruiti dagli Aragonesi, mentre una parte è stata trasformata in residenza baronale, che cozza dunque con lo stile medievale.
  • Castello Vecchio (a Fornelli). Risalente al XV secolo, il castello è una sorta di residenza fortificata, da cui si snodavano le mura attorno al borgo medievale. Il palazzo marchionale è caratterizzato da un'ampia entrata con architrave superiore, scandita ai due lati del succorpo dalle torri angolari cilindriche. Nel 1744 vi soggiornò Carlo III di Spagna (Carlo III di Borbone).
  • Palazzo Zampino (a Frosolone). Il palazzo è ubicato nel centro storico del paese e più precisamente nel posto dove durante la dominazione longobarda fu edificato il castello antico. L'ingresso principale diparte da un portale con arco a tutto sesto in pietra, a cui si arriva per mezzo di una scalinata in pietra. Questo portale si apre sul giardino interno, invece per poter entrare nel fabbricato c'è un secondo portone. La parte in basso è costituita da una serie di arcate cieche portanti che posano sulle mura e che sostengono il piano superiore che era destinato alla sola nobiltà. Una stretta scalinata nell'arcata centrale permette di raggiungere una porta di umile aspetto e dimensioni che rappresentava anticamente l'antico ingresso di servizio del palazzo.
  • Castello D'Alena (a Macchia d'Isernia). Il castello poggia le sue fondamenta su una fortezza costruita in epoca normanna a scopo di difesa. Intorno alla prima metà del 1100 l'edificio fu residenza di Clementina, figlia di Ruggero II il Normanno, re di Sicilia, che andò in sposa a Ugone di Molise. Il castello ha una pianta irregolare rettangolare, costruito in pietra sbozzata. Di particolare interesse sono il loggiato della facciata con ampie arcate e un piccolo pulpito finestrato che si affaccia sulla piazza.
  • Castello Pandone-Caracciolo (a Macchiagodena). Non si hanno di Macchiagodena notizie relative ai periodi normanno e svevo, si sa invece che agli inizi dell'epoca angioina, nel 1269, essa venne concessa in feudo da Carlo I d'Angiò al cavaliere francese Barrasio di Barrasio. Per diversi anni fu di proprietà della famiglia Cantelmo, forse a partire già dal 1422, anno di un rescritto della regina Giovanna II nel quale viene riportato come titolare dell'università Giovanni Cantelmo. A lui fece seguito la famiglia Pandone che vi rimase fino a quando Enrico Pandone vendette il feudo ai Mormile.
La pianta del castello è di forma poligonale e si sviluppa intorno ad un corpo di fabbrica di forma quadrata. Molto interessanti sono alcuni particolari riguardanti l'ingresso, come ad esempio il vano di forma rotonda che si trova all'estremità della seconda rampa di accesso. Le scale portano al piano nobile, nel quale erano presenti, ma oggi non più visibili, tavole dipinte, fregi, un focolare alla romana ed una finestra gotica. Oggi gli ambienti interni invece si caratterizzano per la semplicità dell'arredamento e nella sola biblioteca sono presenti arredi ottocenteschi e scaffali ricchi di antichi e pregiati volumi, soprattutto di genere medico. Nei sotterranei, oggi chiusi, probabilmente doveva essere presente una via di fuga, che portava ad una zona della roccia sottostante chiamata "del precipizio" (addirittura una leggenda popolare vuole che diverse anime ancora infestino il castello proprio in questi cunicoli).
  • Torri del castello (a Pesche). Castrum Pescharum fu di proprietà dell'Abbazia di Montecassino sin dalla sua fondazione. Si trovava sopra il nucleo più vecchio di Pesche, e fu costruito secondo lo schema dei castelli d'Abruzzo della piana di Navelli: pianta triangolare con tre torri rompitratta. Infatti il castello era di vedetta sul tratturo che da Pescasseroli conduceva a Foggia. Il castello fu operativo fino al XVII secolo, quando probabilmente per calamità naturali cadde in rovina e crollò. Oggigiorno è possibile visitare le sue rovine, perfettamente recuperate, che consistono in arcate di porte e in mura che si fondono con la roccia del monticello sopra cui troneggiava, e in almeno tre torri circolari con decoratura in merlature.
  • Castello delle Riporse (a Pettoranello del Molise). È raggiungibile attraverso una strada sterrata in un bosco, in comune di Pettoranello ma non distante da Longano. Il recinto, invaso dalla fitta vegetazione, poggia su un piccolo rilevato di terra che forma una piattaforma. Ha pianta approssimativamente quadrangolare con due torri semicircolari a scarpa sul lato meridionale, le uniche superstiti della quattro esistenti. All'interno del recinto sopravvivono i resti di una torre quadrata e di una ampia cisterna. Le murature sono apparecchiate con elementi lapidei di piccola taglia su filari solo a tratti regolarizzati e legati con abbondante malta.
  • Palazzo ducale (a Rionero Sannitico). Di Rionero abbiamo notizie sicure almeno dal 1039 quando, subito dopo la morte dell'imperatore Corrado, fu usurpata dai Borrello che in quell'occasione, come racconta la Cronaca del Monastero di San Vincenzo al Volturno, si dimostrarono di una ferocia che non si vedeva dal tempo dell'eccidio saraceno dell'881. Durante il dominio normanno fu data in feudo ad alcuni signori del luogo e alla metà del XII secolo a Oderisio de Rigo Nigro che lo tenne insieme ad una parte di Montenero, Fara e Civitavecchia che complessivamente valevano una rendita che lo obbligava a sostenere due militi nell'esercito. Oderisio teneva anche i feudi di Collalto e Castiglione che oggi sono frazioni poco abitate di Rionero, mentre Montalto apparteneva in quel tempo a Berardo figlio di Ottone. Dopo aver fatto parte delle terre di S. Vincenzo nulla si conosce dei primi feudatari non ecclesiastici. Del mastio rimane la struttura originaria che ancora tiene nella sua parte interrata un cisterna che raccoglieva con un sistema di canalizzazioni tutte le acque meteoriche. I vari livelli sono ancora collegati da una pregevole, per quanto semplice, scala elicoidale tutta in pietra che molto probabilmente fu realizzata quando il maschio fu trasformato in una sorta di ingresso secondario con l'apertura di una porta a diretto contatto con lo spazio pubblico esterno.
  • Castello di Roccamandolfi (a Roccamandolfi). Le prime notizie attendibili che abbiamo sul castello risalgono al 1195, anno in cui era in corso la guerra tra le truppe sveve dell'imperatore Enrico VI e quelle di Tancredi D'Altavilla, i quali si contendevano il Regno di Sicilia. Ma lo stesso feudo fu al centro della famosa guerra del Molise, nel 1221, quando il conte Tommaso di Celano, vi si rifugiò dopo aver lasciato al sicuro la propria famiglia e gran parte delle truppe al proprio seguito nel Castello di Bojano. Purtroppo la scelta non fu molto felice, il conte Tommaso dovette lasciare il castello durante la notte e rifugiarsi a Celano. Il castello subì così un lungo assedio, al termine del quale tutte le terre del conte di Molise furono confiscate. Le mura originarie del Castello erano tipicamente mura difensive, molto spesse, e protette da ben cinque torri, una delle quali decisamente più grande ed imponente delle altre. La rampa di accesso, scavata direttamente nella roccia, immetteva in una sorta di atrio di cui oggi il piano terra è leggermente più alto rispetto a quello originale. Il piano di residenza dei nobili doveva essere molto confortevole ed ampio, così come gli spazi destinati al magazzino ed agli armigeri, che dovevano contenere riserve alimentari per un lungo periodo per la sopravvivenza della fortezza. Ciò che rimane oggi dell'antica roccaforte è purtroppo poca cosa rispetto a quello che si poteva ammirare di una delle fortezze ritenute più sicure di tutto il territorio molisano.
  • Castello d'Evoli (a Roccasicura). Il più antico toponimo conosciuto del paese, Roccha Siconis, riconduce al longobardo Sicone I, principe di Benevento. Il primordiale agglomerato di case si sviluppò al di sotto della rocca, in prossimità del torrente Maltempo, dove viene ricordata la presenza dell'antichissima chiesa di S. Leonardo. Successivamente il centro abitato si spostò gradualmente sempre più in alto, a ridosso del crinale roccioso, ai piedi del castello, nella zona oggi denominata la terra. La fortificazione fu ampliata nel periodo successivo (X e XI sec). Nel castello si infeudarono prima i conti di Borrello, ai quali si deve verosimilmente l'edificazione del monastero di S Benedetto (donato da Randisio nel 1035 alla comunità monastica di San Pietro Avellana), poi i conti de' Moulins. Dal Catalogus Baronum (1150-1168) il castrum di Roccasicura viene indicata come Rocca Siccem. Più tardi, nel XIII sec., il paese è denominato Rocca Sicona e più tardi Rocca Ciconia o Cicuta. Nel 1269 la fortificazione, nuovamente indicata come Rocca Siconis, viene inserita tra i possedimenti donati da Carlo d'Angiò agli ufficiali del suo esercito e, nel 1296, tra i paesi ribelli che pagarono il focatico (tassa sui fuochi) quale punizione per la rivolta attuata contro lo stesso re Carlo.
Il castello oggi è quasi un rudere, tuttavia recuperato, e consiste in uno sperone roccioso usato come belvedere, e in due torri. La prima è a pianta circolare, mentre l'altra è stata trasformata in torretta quadrangolare con orologio per il municipio.
  • Castello Battiloro (a Rocchetta a Volturno). Il borgo medioevale si trova alle pendici delle Mainarde, nella frazione di Rocchetta Alta. Il nucleo antico si sviluppa tutto intorno alla roccia ed è ben conservato nel suo impianto originale; le botteghe a piano terra, come a Pesche, sono scavate nella roccia mentre la Chiesa di Santa Maria è affiancata alla Porta del borgo. Il castello, proprietà dei Pandone e poi dei Battiloro è arroccato su uno sperone di roccia calcarea di grande evidenza, ben visibile anche da una notevole distanza. Ha i quattro prospetti che si presentano con caratteristiche differenti l'uno dall'altro e caratteristiche che ricordano altri impianti militari della vicina provincia di Frosinone. Nel tempo, il castello ha assunto caratteri residenziali anche se sopravvivono alcuni tratti di mura antiche che sono riferibili alla primitiva funzione militare.
  • Palazzo baronale (a Sant'Elena Sannita). È stata la residenza dei conti e dei signorotti che hanno avuto in mano le sorti del paese per secoli. Presumibilmente già agli inizi della sua storia il paese poteva vantare una struttura simile nella sua urbanistica, infatti è sempre stato assoggettato alle volontà di questi latifondisti. Conosciamo il nome di Ugo De Camelo, primo possessore delle terre di Cameli in ricordo del quale abbiamo l'antico nome del paese. Di interesse è il portico del chiostro interno, con pozzo. Il loggiato è a due livelli.
  • Palazzo Battiloro (a Scapoli). Il castello denominato anche palazzo Battiloro oggi si identifica con lo Scarupato, un ingresso che porta al cammino di ronda e che abbraccia tutto il borgo antico del paese. Il castello fu edificato intorno al 982 a seguito di un contratto di concessione stipulato dai coloni con i monaci di San Vincenzo. Sfortunatamente nel 1984 il terremoto causò ingenti danni alla struttura che fu subito restaurata. Tre delle sue quattro facciate affacciano su strade e piazzette, mentre l'ultima è rivolta su una proprietà privata. I corpi aggiunti alla struttura originaria sono tanti a testimonianza dei tanti lavori di recupero. Il palazzo si eleva su quattro livelli. Le mura esterne cadono a strapiombo sulla roccia a testimonianza del carattere di fortezza che il castello aveva originariamente. L'ingresso principale è chiamato “Sporto” ed è raggiungibile da una scalinata nonché sostiene una balconata. Questo ingresso però con porta all'interno del castello, ma allo “Scarupato”, un corridoio che conduce al cammino di ronda. Sul lato destro di questo ingresso vi sono una serie di archi a tutto sesto che danno vita ad una loggetta da cui si può ammirare il Paese. Al contrario, sul lato sinistro vi sono delle botteghe che in passato erano utilizzate dagli artigiani.

Alto Molise[modifica]

  • Castello Sanfelice (a Bagnoli del Trigno). Il castello fu costruito nel XII secolo sopra la roccia che sovrasta l'abitato, in corrispondenza con uno sperone minore dove poggia la chiesa di San Silvestro. Fu di proprietà dei conti d'Isernia, dei Caldora e dei D'Avalos. Dal 1548 al 1768 fu di proprietà dei Sanfelice, da cui prese il nome. Dopo la seconda guerra mondiale perse la parte superiore, ma è stato recuperato e reso visitabile al pubblico. La struttura è particolare perché costruito con la pietra della stessa montagnetta su cui poggia, e sono visitabili archi medievali perfettamente conservati, le cantine con la cisterna e il pozzo.
  • Castello d'Alessandro (a Civitanova del Sannio). La residenza del duca d'Alessandro sorge nei pressi della chiesa di S. Silvestro Papa, sita nel centro storico del paese. Sul periodo della sua edificazione non si sa molto, si pensa che la famiglia d'Alessandro governò il feudo di Pescolanciano a partire dal 1576 e che lo conservò fino al rovesciamento della feudalità. Lo stesso feudo di Civitanova del Sannio divenne di proprietà dei d'Alessandro; per cui il palazzo sicuramente è stato costruito dalla stessa famiglia d'Alessandro, che si stabilì nel paese a partire dalla seconda metà del secolo XVII. Questa residenza nel corso degli anni è stata modificata strutturalmente per essere adattata a comune abitazione. Della originaria struttura restano un muro a scarpa e un bel giardino pensile che accoglie alberi secolari. La facciata del palazzo è stata intonacata con della tempera grigia e chiara. Il portale di accesso è collocato su di una piazzetta fiancheggiata da una scalinata. Internamente non vi si può accedere perché la struttura è abitata da privati.
Castello d'Alessandro (Pescolanciano)
  • Castello medievale D'Alessandro (a Pescolanciano). È opinione ormai consolidata che il castello sia sorto su un originario sito fortificato sannitico, seppur documenti certi d'archivio evidenziano una presenza fortilizia solo dall'epoca di Alboino, intorno al 573 d.C. Alcuni storici ritengono invece che la costruzione sia posteriore alla suddetta datazione, e cioè risalente all'epoca di Carlo Magno (810 c.a.) o a quella di Corrado il Salico (1024). :Alcune testimonianze riferiscono che con la discesa di Federico II il territorio di Pescolanciano era governato da un feudatario, Ruggero di Peschio-Langiano, che ricevette ordine dallo Svevo di rimuovere i Caldora di Carpinone, smantellando il loro castello e di assediare Isernia e quei feudi ostili a re Federico. Tale spedizione fu di sicuro organizzata nel fortilizio allora esistente e da esso prese le mosse nel 1224. Il feudo, confinante col vicino borgo di S. Maria dei Vignali, abbandonato dopo il terremoto del 1456, era attraversato da un importante nodo di comunicazione, che collegava le alte località dell'Appennino centrale abruzzese con quelle costiere del “Tavoliere di Puglia”.
Il castello è uno dei meglio conservati del Molise, nonché visitabile in parte. Ha pianta irregolare, perché una parte è di matrice medievale, mentre l'altra è stata aggiunta nel Settecento. La parte più vecchia è caratterizzata da un torrione quadrangolare, con un ampio loggiato sul lato maggiore. La parte nuova ha solo finestre rettangolari in rilievo. L'interno ospita una collezione di ceramiche, nonché conserva il cortile con le cantine e le stalle.
  • Palazzo ducale (a Poggio Sannita). Edificato verso la fine del 15° secolo e dimora dei duchi di Caccavone, fu restaurato una prima volta dal duca Nicola Petra nel 18° secolo, dopo un lungo periodo di incuria, e fu abitato fino agli inizi dell' 800. Nel gergo poggese, è stato ribattezzato "Palazzo reale" poiché si pensa (fra storia e leggenda) che una delle regine borboniche del Regno delle due Sicilie, in visita nella zona, vi abbia soggiornato per un breve periodo. Dopo un lungo periodo di abbandono ed incuria che lo avevano ridotto a poco più di un rudere, il Comune di Poggio Sannita lo ha restaurato e riaperto al pubblico il 15 ottobre 1994. Il Palazzo Ducale è caratterizzato da un'imponente facciata interamente ricostruita in pietra locale a faccia vista, esposta a nord-ovest sulla valle del Verrino con una vista “mozzafiato” che arriva fino a Capracotta. L'edificio situato in corso Garibaldi, nel cuore del centro storico poggese, è strutturato su quattro piani molto vasti, con tre ingressi oltre quello principale. Dotato di un'attrezzatissima sala convegni, tra le migliori della provincia, capace di ospitare fino a 200 persone comodamente sedute.
  • Castello-recinto dei Pandone (a Vastogirardi). La sua tipologia fa pensare ai castelli-recinto dell'area abruzzese-molisana il cui esempio più vicino (per geografia e tipologia) è quello di Pesche: anche lì è assente il puntone, a differenza degli altri esemplari del medesimo tipo. Svolse la sua funzione di controllo sul tratturo fino al XVIII secolo. Il castello è ottimamente conservato ed è accessibile da un arco con lo stemma dei Pandone. La struttura è quella di un nucleo abitativo a pianta ellittica, che include anche la chiesa parrocchiale.

Venafrano[modifica]

  • Palazzo Caracciolo - Torre longobarda (a Belmonte del Sannio). Fu fondato nel XII secolo dal conte Oderisio d'Avalos, assieme ad una torre normanna, in precedenza eretta dai longobardi. Il castello subì molte trasformazioni ed oggi è visibile come un palazzo signorile di epoca settecentesca. La torre è ancora invece ben conservata ed ha pianta cilindrica, con una porta ed una finestra al piano superiore.
  • Torri medievali e palazzo baronale (a Montaquila). Il castello, costruito nel XIII secolo, doveva svolgere una funzione difensiva di Montaquila, che si trovava più a valle. Le torri sono a pianta circolare e solo due sono perfettamente riconoscibili, ormai fusesi con l'abitato. Mantengono tuttavia la loro struttura con la sommità decorata da merlature. Il palazzo baronale si trova fuori paese, con pianta quadrangolare di un palazzo fortificato in pietra.
Castello Pignatelli (Monteroduni 1
  • Castello Pignatelli (a Monteroduni). Il castello fu costruito dai Longobardi, e abbellito nel XV secolo in seguito ad un terremoto che ne alterò la struttura. Fu feudo dei d'Evoli, dei Caracciolo ed infine dei Pignatelli, che lo restaurarono dopo il terremoto del 1805. La struttura ha pianta rettangolare con quattro torri circolari, decorate da merlature. La facciata ha ancora sopra il portale lo stemma dei Pignatelli, che è sovrastato da una balconata decorata con beccatelli.
  • Castello angioino (a Sesto Campano). Nei Regesti Angioini del 1320 viene citata una località chiamata "Rocca Piperocii", da identificare senza dubbio con l'attuale centro fortificato di Roccapipirozzi, frazione di Sesto Campano. La rocca sorge al centro del paese e l'impianto perimetrale ha una forma irregolare condizionata dall'adattamento naturale dello sperone di roccia sul quale si sviluppa. La torre cilindrica costituisce l'elemento più appariscente del complesso difensivo e allo stato naturale, presenta alla sommità una corona di beccatelli sui quali poggiava un piano in aggetto per la difesa piombante.
Il castello fu danneggiato dal terremoto del 1805, e per questo è in piedi solo una parte di esso. Consiste in un enorme torrione circolare, con le mura di contenimento, decorate da merlature e beccatelli, provviste di una seconda torre minore, e di un'entrata.
  • Castello Spinola (a Sesto Campano). Il palazzo fatto costruire dal longobardo Arechi è a pianta irregolare e si adatta al declino del pendio. Si sviluppa su tre livelli e all'interno accoglie un'ampia corte. Sul lato nord è visibile una torre a pianta quadrata priva di coronamenti. Gli elementi longobardi quali il fossato, il ponte levatoio e diverse torri merlate sono andati perduti con il passare dei secoli. L'elemento di maggior rilievo è il portale in pietra calcarea dal quale si accede alla corte interna, datato 1512 ed arricchito da decorazioni. Con i lavori di restauro del piano terra, l'ampia corte è stata sgombrata da alcuni edifici costruiti al suo interno, per essere utilizzata come teatro all'aperto. Quest'ultimo comprende anche i locali posti nell'ala dell'edificio che si affaccia su Largo Montebello. Il primo piano è stato ristrutturato al fine di accogliere il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari del Comune di Sesto Campano, mentre il secondo piano è stato destinato ad ospitare tre “raccolte museali”: archeologica, storica e scientifica.
Castello Pandone (Venafro)
  • Castello Pandone (a Venafro). Situato ai limiti nord-occidentali della Venafro romana, trae origine da una fortificazione megalitica trasformata successivamente nel mastio quadrato longobardo. Tale trasformazione avvenne quando il conte Paldefrido vi pose la sua sede X secolo. Nel XIV secolo, al mastio quadrato, furono aggiunte tre torri circolari e la braga merlata. Fu trasformato completamente nel XV secolo dai Pandone, signori di Venafro; era difeso su tre lati da un grande fossato alla cui realizzazione fu coinvolta l'intera popolazione. Il fossato non venne mai del tutto completato per via di una rivolta popolare che reclamava le cattive condizioni in cui era costretta a lavorare. Al castello si accedeva attraverso un ponte levatoio ad ovest e una postierla ad est. Postierla che permetteva l'accesso di un cavaliere alla volta e pertanto poteva essere controllata da una sola guardia. Enrico Pandone lo trasformò in residenza rinascimentale aggiungendovi un giardino all'italiana, un arioso loggiato e facendolo affrescare con le immagini dei suoi poderosi cavalli. I cavalli per il conte rappresentavano la sua attività principale. Ancora oggi i ritratti di cavalli in grandezza naturale, in numero di ventisei e realizzati in leggero rilievo, decorano tutto il piano nobile e costituiscono un'esclusiva per il castello di Venafro. Nella sala dei cavalli da guerra primeggia la sagoma del cavallo San Giorgio, donato da Enrico a Carlo V. Enrico rimase sempre devoto a Carlo V fino alla discesa di Lotrec dalla Francia. Carlo V ebbe la meglio sul francese e il tradimento costò ad Enrico la decapitazione in Napoli. Al di sotto del piano di ronda un camminamento con feritoie permetteva il controllo del maniero dal piano del fossato. Il camminamento è interamente percorribile. Nel XVII secolo il Castello, dopo essere stato della famiglia vicereale dei Lannoy, passò ai Peretti-Savelli, familiari di Sisto V, e nel secolo successivo alla potente famiglia dei di Capua. Giovanni di Capua lo trasformò nella sua residenza in vista del matrimonio che avrebbe dovuto contrarre con Maria Vittoria Piccolomini, agli inizi del Settecento. Grandi lavori furono intrapresi tra cui la rimozione di gran parte dei cavalli fatti realizzare da Enrico Pandone. Matrimonio che rimase un sogno per l'immatura scomparsa di Giovanni. Lo stato avanzato dei preparativi per tale evento aveva portato a concretizzarlo nel grande stemma, che è ancora nel salone, dove l'unione dei blasoni delle due casate ricorda un avvenimento che non è mai accaduto. Dopo anni di lavori di restauro, che come tutti gli interventi ha momenti felici e meno felici, il Castello di Venafro ospita convegni e mostre e può essere visitato ogni giorno. Dal 2013 il Castello è sede del Museo Nazionale del Molise, con una ricca Pinacoteca di testimonianze artistiche molisane, confrontate con altre di proprietà statale, provenienti dai depositi dei Musei di Capodimonte e San Martino di Napoli, della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma e del Palazzo Reale di Caserta. :Il percorso è diviso in due sezioni: il castello, “museo di se stesso”, con le sue valenze urbanistiche, architettoniche e decorative, e l'esposizione al secondo piano di affreschi, sculture, tele, disegni e stampe, in un itinerario che documenta la cronologia – dal Medioevo al Barocco – e i diversi orientamenti culturali di committenti e artisti in Molise.
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