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Venafrano

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Venafrano
Veduta di Venafro
Stato
Regione

Venafrano è una regione dell'Italia.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

Interessa la parte orientale del Molise e mentre confina a est con il Lazio si spinge a cuneo a sud nella Campania, regione della quale un tempo faceva parte. Il confine a nord è con l'Isernino.

Cenni storici[modifica]

I Sanniti crearono nella zona una rete di centri abitati che si opposero a lungo all'espansionismo di Roma. Una volta assoggettate, le città subirono una rapida romanizzazione; Venafro rivestì subito un ruolo importante e strategico tanto da essere Colonia romana con Augusto (Colonia Augusta Julia Venafrum), e recepì la caratteristica sistemazione urbanistica, parzialmente conservata nell'abitato attuale. In epoca augustea molta attenzione fu data all'acquedotto (Rivus Venafranus) che portava l'acqua del fiume Volturno da Rocchetta a Volturno a Venafro. Rinomata per fertilità e amenità, è ricordata da Orazio come luogo di villeggiatura, e Plinio il Vecchio parla di una sorgente diuretica lì situata. In epoca romana vanta una sviluppata economia con il rinomato olio che secondo la leggenda fu portato da Licinio il quale ne parla in molte sue opere. Sempre della fecondità del suolo e della fama dell'olio venafrano ci da testimonianza Marziale.

Fra il 774 ed il 787 la piana di Venafro fu attraversata dalle truppe di Carlo Magno che si scontrarono con quelle dei Longobardi del Principato di Benevento. Subì gravi danni nel terremoto del 1349 ed in quello del 1456. Nel 1495 dette ospitalità alle truppe di Carlo VIII di Francia di passaggio alla conquista del Regno di Napoli (Ferdinando II di Aragona). Dopo il periodo buio del Medioevo che ha visto Venafro sprofondare in miseria e malattie, nei secoli successivi la città visse un'epoca di espansione e di benessere, basti pensare alle numerose costruzioni risalenti a questa epoca che hanno cambiato il volto della città con monumentali chiese e palazzi. Venafro è sede vescovile dal V secolo. Ultimi feudatari furono i Savelli, i Peretti, i Caracciolo di Miranda.

Nel 1811 venne istituito il distretto di Piedimonte d'Alife, nel quale andava a ricadere tutta l'area nord-orientale del distretto di Capua ed i circondari di Venafro e Colli distaccati dal distretto di Sora. Con l'occupazione garibaldina e l'annessione al Regno di Sardegna del 1860 il distretto fu soppresso. Il 24 ed il 25 ottobre 1860 Venafro ospitò il re Vittorio Emanuele II di Savoia in viaggio per recarsi a Teano ad incontrare Giuseppe Garibaldi. Il Sovrano proveniva da Isernia dove era giunto il 23 ottobre ed aveva preso alloggio nel Palazzo Cimorelli di Isernia.

Il 10 maggio 1863 ci fu l'annessione alla provincia di Campobasso, nonostante le polemiche e le proteste della cittadinanza e dei consigli comunali dell'epoca, favorevoli invece a rimanere a far parte della provincia di Caserta. Il territorio entrò definitivamente a far parte della regione Molise.

Tra l'autunno del 1943 e la primavera del 1944 fu teatro (a venafro, Pozzilli, Filignano, San Pietro Infine ed altri centri) di aspri combattimenti fra i Tedeschi, asserragliati sulle montagne a nord e gli Anglo-Franco-Statunitensi, lungo la linea Gustav, per la conquista di Cassino e Montecassino. Scambiata per quest'ultima dai piloti anglo-americani, Venafro venne colpita duramente dai bombardamenti alleati il 15 marzo 1944 che causarono circa 400 vittime tra civili e militari.

Nel 1970 fu incluso nella neonata provincia di Isernia, di cui fa attualmente parte e sulla cui appartenenza del comune, nei periodi precedenti la sua istituzione, si accese una discussione campanilistica. Nella primavera del 1984 fu molto danneggiato dal terremoto originatosi nella non lontana Valle di Comino, in provincia di Frosinone. Nel 1986 le due sedi episcopali della diocesi Isernia e Venafro furono unite aeque principaliter costituendo l'attuale diocesi di Isernia-Venafro. L'antica cattedrale di Santa Maria Assunta assunse il titolo di concattedrale.

Territori e mete turistiche[modifica]

Centri urbani[modifica]

  • Sesto Campano — Il castello Spinola e la Fortezza angioina di Roccapipirozzi caratterizzano il paese, che nel toponimo ha voluto l'aggiunta campano per sottolineare la propria appartenenza storica alla vicina regione Campania.
  • Venafro — Affiora nella parlata e nelle tradizioni la sua lunga appartenenza alla Campania. Città dei Sanniti, poi colonia romana, alle vestigia dell'impero affianca un importante patrimonio urbano medievale, in cui spiccano le numerosissime chiese, purtroppo in gran numero ammalorate.


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Il Venafrano non è dotato di aeroporti. Quello più vicino è a Pescara. Altro aeroporto da prendere in considerazione è quello di Roma-Fiumicino. Le autolinee regionali ATM [1] operano un collegamento con la stazione Tiburtina di Roma dove transitano i treni diretti all'aeroporto di Fiumicino e un altro per Pescara.

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Cattedrale, Castello Pandone, Teatro e Anfiteatro romani a Venafro.
  • Castello Spinola e Fortezza Angioina a Sesto Campano.

Itinerari[modifica]

  • Castelli della provincia di Isernia — Sono numerosi i manieri dell'Appennino molisano nei paesi dell'Alto Molise, dell'Isernino e del Venafrano. Alcuni sono diroccati per vicende belliche o per terremoti; altri sono stati recuperati; molti hanno aspetto militaresco, con poche o nessuna evoluzione architettonica esteriore di trasformazione in dimora signorile.


Cosa fare[modifica]


A tavola[modifica]

Stracciata molisana

Pietanze[modifica]

  • Pampanella Piatto di carne di maiale cotta al forno e abbondantemente speziata. La pietanza è originaria del paese di San Martino in Pensilis.
  • Panonta — Originaria del paese di Miranda, la Panonta è salsiccia fresca di maiale guarnita di peperoni, pecorino grattugiato, prezzemolo e aglio.
  • Pezzata — Originaria di Capracotta, la Pezzata è un piatto a base di carne di pecora messa a cucinare a fuoco lento in pentole di rame e condita con erbe aromatiche.
  • Cazzarielli con fagioli — Pasta fresca simile a gnocchetti conditi con fagioli borlotti soffritti insieme a guanciale, peperoncino e un trito di sedano cipolla, carota e poi lessati in abbondante salsa di pomodoro.
  • Cacio e uova — palline di formaggio e pan grattato cotte in un corposo sugo di pomodoro.
  • Torcinelli — budella d'agnello ripiene di animelle d'agnello. Solitamente, si consuma cotto sui carboni, ma a volte viene mangiato anche al ragù.
  • Pizza di rattatura — un pane pizza creato dagli scarti di farina del forno rimpastati, salati ed oliato a modo giusto, in genere si accompagna bene a sughi ed affettati. Tipico di Castelmauro.
  • Friarielli — peperoni verdi fritti.
  • Sfringioni — pastella fritta a forma di salsiccia.
  • Cavatelli — pasta fresca fatta a mano, condita solitamente al sugo.
  • Pizza e minestra — verdure campestri ed una pizza fatta con farina di granturco.

Dolci[modifica]

  • Caragnoli — Dolci tipici di forma elicoidale preparati in occasione del Natale e di Carnevale con un impasto a base di farina e uova che dopo essere stato fritto in olio d'oliva viene cosparso di miele.

Prodotti tipici[modifica]

  • Tartufo — Diffuso nei monti del Matese e nelle Mainarde. I paesi molisani più noti per la raccolta del tartufo sono Carovilli e San Pietro Avellana. Quest'ultimo è denominato "la Patria del Tartufo Bianco" (preparato per condire fettuccine)
  • Olio d'oliva — "La bella del molise" così viene chiamata l'oliva, nota in particolar modo a Larino, ma non solo, che produce un olio profumato e saporito unico in Italia.

Formaggi[modifica]

  • Stracciata — Un latticino di forma allungata, prodotto con latte vaccino.
  • Burrino — Formaggio tipico del sud Italia a pasta filata prodotto con latte vaccino, con un cuore di burro.
  • Pecorino di Capracotta — Formaggio a base di latte ovino aromatico e un po’ piccante se stagionato. Ha crosta dura color nocciola e pasta compatta con rare occhiature che lacrimano. La fase di stagionatura può durare da 3 mesi fino a 2 anni.
  • Scamorza Molisana — Prodotta con latte di mucche di razza bruna alpina allevate al pascolo brado, ha la caratteristica forma di pera con testina mozzata. Consumata fresca o dopo qualche giorno, è ottima alla brace.

Salumi e carni insaccate[modifica]

  • Salsiccia di Pietracatella — Prodotta con carne di maiale con abbondante quantità di grasso, sale, finocchietto selvatico, peperoncino dolce e piccante.
  • Soppressata molisana — Ottenuta da carne suina, leggermente affumicata, è consumata dopo la stagionatura oppure conservata sotto grasso in barattoli di vetro, ma anche in cassoni contenenti grano per mantenere il prodotto fragrante nel periodo estivo.

Ogni paese ha poi i propri prodotti tipici che seguono antiche tradizioni tramandate di generazione in generazione. Un consiglio a chi decidesse di visitare il Molise è di esplorare questi posti e i loro prodotti tipici, si può riscoprire una cucina semplice ma meravigliosa.

Bevande[modifica]

Vini[modifica]

  • Tintilia del Molise — Ricavato da un vitigno autoctono del Molise, la Tintilia è un vino DOC di colore rosso e rosato dal sapore intenso e dal colore deciso. Segue la tradizione molisana secondo cui il buon vino deve "macchiare" il bicchiere.
  • Vino Pentro di Isernia — È un vino bianco DOC di sapore intenso.
  • Biferno — Bianco, rosso e rosato, è un DOC fra i più prestigiosi della regione.


Sicurezza[modifica]

Furti e rapine sono un rischio minimo nel Venafrano come nel resto della regione che è sicura sotto ogni punto di vista.

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