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Arquata del Tronto

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Arquata del Tronto
Arquata del Tronto e la rocca medioevale
Stemma
Arquata del Tronto - Stemma
Stato
Regione
Territorio
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Posizione
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Arquata del Tronto
Arquata del Tronto
Sito istituzionale

Arquata del Tronto è un comune della provincia di Ascoli Piceno, nella regione Marche.

Avviso di viaggio! ATTENZIONE: Il 24 agosto 2016 Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice ed i comuni dell'area al confine fra Lazio, Umbria e Marche sono stati colpiti da un violento terremoto che ha arrecato gravissimi danni ai centri abitati, con morti e feriti in seguito ai crolli. Le descrizioni qui riportate purtroppo non corrispondono quindi alla realtà attuale dei centri nominati, alcuni dei quali sono stati praticamente rasi al suolo dal sisma.

Da sapere[modifica]

Il paese è noto soprattutto per la presenza della rocca medioevale che viglia e sovrasta il suo centro abitato. Deriva il suo toponimo Arquata dalla parola latina arx, arcis che significa insediamento fortificato, altura fortificata o rocca, cui si aggiunge del Tronto, per l'omonimo fiume che scorre nel suo territorio. Il paese ha assunto ufficialmente questa denominazione nel 1862, anno successivo alla nascita del Regno d'Italia.

Il comune conta 12 frazioni, quasi tutte costruite arroccate sulle cime dei rilievi per sfruttare la naturale difendibilità che offrono le alture. In ognuna di esse si trovano custodite interessanti e pregevoli testimonianze storico-artistiche che consentono un ideale viaggio nel tempo e attraversano i secoli partendo dall'epoca romana con il cippo miliare di Trisungo del 16 a.C. e giungono fino al XX secolo con la ricostruzione, in stile lombardo, della chiesa di San Salvatore a Borgo. Le opere sono legate alla committenza di privati o al passaggio di artisti come Cola dell'Amatrice, Panfilo da Spoleto, Bernardino Campilio da Spoleto, Pietro Grill da Göttweih detto l'Alemanno, Sebastiano Aquilano, Dionisio Cappelli o al lavoro di ignoti lapicidi che hanno scalpellato, sugli architravi delle porte e delle finestre, bassorilievi con stemmi, angeli in volo, date e simboli per indicare le specifiche attività delle botteghe. Maestri di pittura delle scuole umbro-spoletina e umbro-marchigiana, sconosciuti affrescatori, con i loro dipinti, hanno arricchito e ingentilito con vivaci cromie gli interni delle chiese. Hanno rappresentato immagini sacre, volti dolcissimi incorniciati da ricchi panneggi, ali di angeli e illustrato miracoli avvenuti tra queste montagne come a Capodacqua e Pescara del Tronto. San Bernardino da Siena, qui arrivato nel XV secolo, diffuse la sigla medioevale IHS, grafema del nome di Gesù, ancora presente sui soprassogli ornati di chiese e private dimore. Vi sono oggetti sacri e liturgici, come la copia della Sacra Sindone e le croci astili di Vezzano e Pescara del Tronto finemente sbalzate. Frammenti e memorie di battaglie riportati in terra patria. Nella chiesa parrocchiale di Spelonga è conservato lo stendardo turco strappato agli infedeli durante lo scontro di Lepanto e a Pescara del Tronto c'è la piccola reliquia che vi arrivò dalle Crociate per mano di un ignoto abitante e che ha dato vita, nome e dedicazione alla chiesa del paese.

Arquata è stata ricordata nelle cronache del viaggio di Carlo Magno, primo imperatore del Sacro Romano Impero, quando questi vi passò per recarsi a Roma per l'incoronazione. Ancora nel 1215, quando san Francesco d'Assisi visitò il borgo durante la sua missione di apostolato e nel 1849, nei racconti dello storico fermano Candido Augusto Vecchi, amico personale dell'eroe dei due mondi, che seguì Giuseppe Garibaldi nel suo viaggio alla volta di Roma. Il generale si fermò e pernottò nel paese presso casa Ambrosi, proveniente da Ascoli, prima di riprendere il suo cammino.

Il regista Pietro Germi, sul finire degli anni sessanta, scelse queste montagne e questi paesi come scenografia per ambientare e girare il film Serafino con Celentano e Ottavia Piccolo.

Cenni geografici[modifica]

Il territorio dell'arquatano si estende nella zona dell'Alta Valle del Tronto, all'interno dei due parchi nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, a sud, e dei Monti Sibillini a nord. Confina con i comuni di: Accumoli (RI), Acquasanta Terme, Montegallo, Montemonaco, Norcia (PG), Valle Castellana (TE) e le regioni di: Lazio (provincia di Rieti), Umbria (provincia di Perugia) e Abruzzo (provincia di Teramo). L'intera zona è attraversata dalla Strada statale 4 Salaria che dalle sue diramazioni consente un agevole collegamento con i paesi dell'entroterra marchigiano e delle città di: Norcia, L'Aquila e Roma.

L'intera area ha caratteristiche prevalentemente montuose. Tra aspri pendii si avvicendano fitti boschi di conifere a spazi pascolivi e pareti rocciose. Dalla cima del monte Vettore (2.478 s.l.m.) si scorgono il mare Adriatico, il monte Terminillo ed i massicci: dei Sibillini e del Gran Sasso d'Italia.

Il centro urbano si eleva addossato a cavallo dell'altura a sinistra del corso del fiume Tronto. Il paese dista circa 30 km da Ascoli Piceno e 30 km da Norcia.

I rilievi che circondano il paese sono definiti anche come il «versante magico» dei Sibillini e i «monti più leggendari d'Italia» di cui parla Guido Piovene. Una parte dei «monti azzurri» di leopardiana memoria, gli stessi «arcani mondi» che sussurravano al poeta «pensieri immensi».

Sin dal lontano medioevo queste zone sono state animate da tradizioni, credenze, leggende e storie fantastiche, popolate dalla presenza di creature misteriose. Tra queste montagne si snodava una fitta rete di percorsi e sentieri che portavano alla Strada delle fate e raggiungevano l'antro magico della Grotta della Sibilla, abitato dalla «veggente incantatrice» profetessa appenninica. Qui trovarono ispirazione scrittori come Andrea da Barberino, trovatore medioevale che, intorno al 1410, nel suo romanzo cavalleresco impostato tra storia e leggenda Il Guerrin Meschino, ambientato nell'anno 824, narrò le vicende del cavaliere che giunse alla Grotta della Sibilla per conoscere l'identità dei suoi genitori. Più tardi, dopo il 1420, il francese Antoine De la Sale dedicò a questi temi l'opera letteraria il Paradiso della Regina Sibilla, un diario del suo viaggio dedicato al racconto della suggestiva e fatata caverna del monte.

Meta di streghe e negromanti fu il lago di Pilato, dove secondo la leggenda un carro di bufali, lasciato vagare senza conducente, trascinò il corpo di Ponzio Pilato e dove Cecco d'Ascoli bagnava, consacrando, il Libro del Comando.

Quando andare[modifica]

Arquata del Tronto è visitabile in ogni stagione dell'anno avendo un clima tipico di media montagna con primavere ed estati miti ed inverni con qualche precipitazione nevosa.

Cenni storici[modifica]

Scudo palato della comunità arquatana datato 1572
Lapide che ricorda la sosta e il pernottamento di Giuseppe Garibaldi ad Arquata
Delegazione della Rocca d'Arquata alla Quintana di Ascoli
« Che alcuno non se parta della terra d'Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra »
(Statuto di Arquata del 1574, Libro I - Rubrica XLV)

Le origini del borgo si perdono nel tempo e le fonti documentali non forniscono notizie certe sull'origine del primo insediamento. Alcune ipotesi storiche riconducono la fondazione di Arquata al popolo dei Sabini che, tra il X ed il VI secolo a.C., durante le cerimonie del ver sacrum avrebbero valicato ed attraversato queste zone. Si tratta dell'intuizione di un probabile evento messo in correlazione con la loro presenza già radicata a Norcia e nel Piceno. Nel I secolo d.C., sia Arquata e sia l'area dell'Alta valle del Tronto appartenevano alla famiglia dell'imperatore romano Cesare Vespasiano Augusto, nato dalla dinastia Flavia, originaria della regione Sabina. Altre teorie identificano l'odierna Arquata con il centro dell'antica Surpicanum, rappresentata come una Statio della Tavola Peutingeriana, (carta che illustra via e percorsi militari dell'Impero romano, ritrovata nel XVI secolo e conservata Vienna), che la poneva tra Ad Martis e Ad Aquas, (le odierne Tufo ed Acquasanta Terme), dislocata lungo la Salaria, consolare di collegamento tra le saline dell'Adriatico e Roma, al tempo della Regio V Picenum. il sito è antico almeno quanto questa strada che si snoda ed attraversa il suo territorio e che fu una delle principali vie di comunicazione con la capitale dell'Impero romano. Veicolò in questi luoghi remoti tradizioni orali, informazioni e cultura. Nella sua sede transitarono il sale e le merci, ma vi passarono anche i pellegrini, i popoli in migrazione e gli eserciti degli invasori. Queste circostanze determinarono e segnarono il destino e l'importanza di Arquata che, dalla sua favorevole posizione, osservava ed osserva ancora oggi l'Alta valle del Tronto. Queste furono le stesse ragioni che la videro per secoli ambita e contesa tra Norcia ed Ascoli, nonostante entrambe le città appartenessero allo Stato della Chiesa.

Il suo maggiore sviluppo avvenne in età medioevale, tra l'XI e il XIII secolo, con la costruzione della opere di fortificazione, di guardia e difesa dell'Alta valle del Tronto, che ancora oggi rappresentano una delle maggiori testimonianze del fenomeno dell'incastellamento nel Piceno. Nel 1293 Arquata espresse ufficialmente il riconoscimento di sudditanza ad Ascoli Piceno stringendo patti di vassallaggio ed assicurando l'offerta di un a palio durante la partecipazione alla solenne festa di sant'Emidio, patrono della città (usanza che ancora conserva ancora oggi, durante la rievocazione storica della Quintana, torneo storico-cavalleresco che si tiene ad Ascoli ogni anno).

Dal 1397, per quasi tre secoli, la sua storia e le sue vicissitudini coincideranno e si confonderanno con quelle della fortezza, incessantemente contesa, per la sua posizione strategica sulla valle e sulla Salaria, da Ascoli e da Norcia con assedi, aspre battaglie, conflitti ed alterne vittorie.

Arquata appartenne al Dipartimento del Clitumno della Repubblica Romana (1798 -1799) governata dai francesi. Dall'anno successivo e fino al 1809 fu riassoggetta all'influenza dello Stato Pontificio. Durante la dominazione dell'Impero Francese in Italia, entrò come Cantone del Dipartimento del Trasimeno e dichiarata terzo fortilizio del distretto dopo le fortezze umbre di Perugia e Spoleto. Alla caduta di Napoleone seguì la restaurazione del governo pontificio. Nel 1816, con l'emanazione del motu proprio, papa Pio VII istituì una nuova suddivisione amministrativa e la Delegazione apostolica di Ascoli. L'editto Consalvi, del 1817, in vigore dal gennaio 1818, eresse Arquata a Governo nel distretto di Ascoli, distaccandola dalla delegazione di Spoleto ed aggregandola definitivamente al territorio ascolano.

Come orientarsi[modifica]

Il territorio comunale è solcato in direzione est-ovest dalla SS4 Salaria e dal corso del fiume Tronto che dividono la catena dei monti della Laga dalla catena dei monti Sibillini.

Dalla Salaria si diramano le strade che s'internano nel territorio municipale e che consentono di raggiungere tutte le frazioni e le più note località di montagna della zona.

All'altezza del paese di Trisungo, centro che allunga il suo incasato costeggiando la Salaria, si aprono i bivi della:

A Borgo di Arquata dalla SP89 si prosegue sulla SP129 che raggiunge: Arquata, Vezzano, Pescara del Tronto, Tufo, Capodacqua e Forca Canapine, valico condiviso con il comune di Norcia. Sulla sede della SP129, all'altezza di Borgo, si apre la piccola strada che raggiunge la frazione di Camartina.

  • Borgo di Arquata — È la frazione più vicina al capoluogo. Da sempre legata alle sorti e alla storia arquatana è stata un insediamento dedito al commercio. Tra i suoi luoghi d'interessse vi sono la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa di San Salvatore con annesso Hospitale di Santo Spirito e la chiesa ed il convento di San Francesco.
  • Camartina — Piccolo centro abitato 706 m s.l.m. Il paese si trova lungo il Fosso Camartina ed ha al suo interno la chiesa dedicata a sant'Emidio.
  • Capodacqua — È una frazione situata verso il lembo estremo della regione Marche al confine con Lazio ed Umbria. Di particolare interesse vi è l'Oratorio della Madonna del Sole. Un piccolo edificio a pianta ottagonale, costruito nel 1528, attribuito a Cola dell'Amatrice, è dedicato alla alla Madonna patrona del borgo. L'interno è riccamente affrescato con dipinti del Cinquecento. Il più interessante è "L'Assunzione della Beata Vergine" di stile rinascimentale. La facciata è decorata con iscrizioni, bassorilievi, un rosone ed il cristogramma IHS. Il campanile a vela ospita una sola campana risalente al 1558.
  • Colle di Arquata — Frazione tra le più popolose del comune. Conserva nel suo tessuto urbano molte abitazioni in pietra ed è nota per la produzione di carbone vegetale da combustione. Nel paese vi è la chiesa di San Silvestro.
  • Faete – Piccolo borgo costruito all'interno di un bosco di faggi sull'altura che fronteggia Arquata. Dalla sua posizione gode di un bel panorama sul capoluogo e sulla rocca medioevale. Poco fuori dal paese si trova la chiesa della Madonna della Neve.
  • Pescara del Tronto — Si trova a 4 km dal capoluogo sulla la SP129. Il paese è noto per le sorgenti che hanno dato vita al suo acquedotto. Nella chiesa locale è conservata la croce astile in rame lavorata a sbalzo catalogata tra le più antiche della regione Marche.
  • Piedilama — Frazione che si trova poco prima del paese di Pretare salendo a Forca di Presta.
  • Pretare — Alle falde del monte Vettore ed è famoso per la leggenda delle fate. Poco distanti dal centro del paese, salendo verso il valico si trovano i resti di un'antica fornace.
  • Spelonga — Il centro abitato ha ancora oggi molte le abitazioni in pietra, spesso dotate di scale esterne e graziose loggette. Sovente si vedono architravi di porte con bassorilievi dell'immagine di un angelo in volo.
  • Trisungo — Il paese è identificato come la Statio di Ad Centesimum della Tavola Peutingeriana. Al suo interno si trovano: un antico ponte, un cippo miliare dell'età augustea e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
  • Tufo — Piccolo borgo poco popolato, identificato come la Statio "Ad Martis" della Tavola Peuntigeriana.
  • Vezzano — La frazione che si colloca fra i paesi di Arquata e di Pescara del Tronto. Conserva molte abitazioni in pietra.


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Gli aeroporti più vicini sono:

In auto[modifica]

Autostrade:

Viabilità ordinaria:

  • SS4 Salaria

In treno[modifica]

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Ascoli Piceno.

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]

I mezzi per spostarsi con maggiore comodità sono l'automobile e la moto, durante la bella stagione è consigliabile anche la bicicletta. All'interno del paese le strade sono in buono stato e con l'automobile è possibile arrivare fino al centro dell'incasato, Piazza Umberto I, dove si trova anche una piccola area destinata alla sosta dei veicoli. Il resto del tessuto urbano è collegato con scale a gradinata e vicoli, che possono avere anche una discreta pendenza. Vicoli e stradine sono percorribili solo a piedi o in bicicletta e fruibili anche a persone con disabilità.

Cosa vedere[modifica]

Rocca di Arquata del Tronto
  • 1 Rocca di Arquata, via della Rocca, +39 0736 808247, +39 0736 809122. Ecb copyright.svg € 2,50 a persona (il costo comprende la visita guidata della durata di circa 20-30 minuti) (luglio 2015).. Simple icon time.svg 10:30-12:30 16:00-18:00. La rocca è una possente architettura militare fortificata di epoca medioevale, realizzata in pietra arenacea. Si eleva isolata nella zona a nord del centro urbano di Arquata e con le sue torri domina e vigila sull'alta Valle del Tronto e sulla Salaria. Fu eretta come caposaldo preposto al controllo del territorio, con funzioni tattiche e difensive. La costruzione del presidio ebbe inizio tra l'XI e il XII secolo e si protrasse fino al XV al fine di migliorare, incrementare e potenziare le sue capacità di difesa. Al primitivo insediamento, costituito dal torrione a pianta esagonale, furono aggiunti: la torre del mastio a base quadrata, esposta a nord, tra il XIV ed il XV secolo, e il torrione a base circolare del lato sud-ovest, di cui restano le mura di fondazione. Il recinto murario garantiva sicurezza agli abitanti del paese quando si rifugiavano al suo interno. Presso l'Archivio di Norcia sono custoditi documenti che descrivono le armi e i pezzi d'artiglieria a tiro parabolico di cui era dotata la guarnigione arquatana. Nell'inventario si leggono: «"una bombarda longa due pezzi fornita et ferrata con cippe, quatro piastre et zeppe, una spingarda longa ovver ciarabactana de doi pezzi fornita con lu cippo et cavallicto, una bombarda mezza de uno pezo co lu cippo, ferrata con una piastra, et zeppa de ferro et cippo fornita, una bombarda grossa senza cippo con piastre quatro et altre bombarde e bombardelle.» Nel corso dei secoli la sua struttura ha beneficiato di vari interventi di restauro. Il primo avvenne nel 1564, autorizzato dal comune di Norcia. Un secondo fu necessario, nell'anno 1703, quando un violento terremoto lesionò le strutture della fortezza. Ancora, nel XIX e XX secolo, ulteriori lavori risarcitori hanno provveduto a risanare le mura di cinta e delle torri. All'interno dell'area circoscritta dalle mura è stata ricavata una sala polifunzionale. Questa fortezza è conosciuta anche con il nome di Castello della Regina Giovanna per la leggenda che la lega alla figura della sovrana che ne fece la sua residenza negli anni compresi tra il 1420 ed il 1435. In quel tempo la rocca si trovava sotto la dominazione del Regno di Napoli e la regina fu probabilmente Giovanna II di Napoli, della dinastia d'Angiò. Secondo la tradizione amava invitare nella sua stanza i giovani pastori della valle e con questi si intratteneva e giaceva durante la notte e, se insoddisfatta, li faceva appendere alla torre, sentenziando la loro fine. Secondo la tradizione, il fantasma della nobile ospite si aggira ancora oggi nella fortezza.
Porta di Sant'Agata
  • 2 Porta di Sant'Agata. È l'unica porta medioevale sopravvissuta fino ai nostri giorni. Arquata era racchiusa all'interno delle mura di cinta che perimetravano il centro urbano. I varchi consentivano alle strade di accesso l'entrata nel paese. Questa porta dava ingresso alla strada che collegava Arquata con la frazione di Spelonga passando per Colle Piccione. La fabbrica si trova nascosta tra la vegetazione, vi si giunge tramite una scalinata cui si accede dalla SP129, all'altezza del paese. Nelle sue vicinanze si osservano ancora oggi i resti delle mura che circondavano il borgo. Ben conservata, si compone di conci irregolari di pietra arenaria. I due stabili, di semplice architettura, si elevano con altezze diverse. Nell'arco a tutto sesto della costruzione più bassa, dove si trovava incardinato il portone, si evidenziano due stemmi del XVI secolo. Uno rappresenta il simbolo della famiglia nursina dei Quarantotto e ha la forma di uno scudo con «il bassorilievo di un'aquila fissante un sole movente dal cantone sinistro dello scudo stesso.» L'altro mostra scolpito «un cassero merlato alla ghibellina, con torre centrale ed un sinistrocherio che esce dalla base della torre ed impugna una spada alta in palo». Probabile stemma della famiglia Passerini di Norcia.
  • Chiesa della Santissima Annunziata. Ecb copyright.svg ingresso gratuito. Sede della parrocchia arquatana, si trova lungo la via che conduce alla fortezza. Il suo semplice ed essenziale stile architettonico è decorato da un importante portale di pietra arenaria scolpito. L'interno si compone in un unico ambiente, adorno di altari lignei, una cantoria, la tela dell'Annunciazione del XVI, opera di particolare pregio, collocata sulla parete di fondo e il Crocifisso ligneo policromo.
Crocifisso ligneo policromo del XIII secolo
  • Crocifisso ligneo policromo del XIII secolo. Ecb copyright.svg ingresso gratuito. L'arredo storico di maggiore pregio della chiesa della Santissima Annunziata è il Crocifisso ligneo policromo risalente della seconda metà del XIII secolo. Poggiato sopra su un capitello, è noto per essere considerato la statua sacra più antica delle regione Marche. Probabile opera della scuola spoletina, ha linee e caratteristiche cromatiche che ricalcano con evidenza lo stile dell'arte bizantina. Ha uno spessore di circa 20 cm e per le sue misure è idealmente collocabile al centro di un quadrato di 145 cm di lato. È stato scalpellato da due frati dell'Ordine benedettino, tali: Raniero e Bernardo, che lo hanno firmato alla base. Nell'iscrizione si legge: «...TER RANIERI DOM... R ...DUS T AIDA... NU TP SU», interpretata come: «frater Ranieri dominus corpus fecit (o pinxit) frater Berardus aidavit» e tradotta: «Frate Raniero scalpellò (o dipinse) il corpo del Signore, Frate Berardo lo aiutò». Propone l'iconografia di un Cristo rigido, crocifisso con le braccia distese ed arti inferiori paralleli. Sulla testa del Salvatore è stata aggiunta nel 1855 una corona in argento sbalzato con l'iscrizione: «ARQUATA COLERAE MORBO SERVATA SALVATORI SUO D.D. 1855», un ex voto dei residenti che hanno voluto ringraziare il loro patrono nell'anno in cui il paese fu preservato da vittime durante l'epidemia di colera che si era diffusa. L'opera proviene dalla chiesa ascolana di San Salvatore di Sotto e qui trasportata dagli arquatani che, nel 1860, lo sottrassero ad Ascoli durante uno degli scontri ingaggiati con la città. Il restauro del 1973 gli ha restituito la vivida luce dei colori del rivestimento pittorico. Particolarmente venerato dagli arquatani, la prima domenica di settembre di ogni anno, accompagna la processione solenne della festa patronale.
La Sindone di Arquata
  • 3 Sindone di Arquata del Tronto (presso la Chiesa di San Francesco di Borgo d'Arquata). Ecb copyright.svg ingresso gratuito. La Sindone di Arquata, permanentemente esposta nella sua teca di protezione, si trova all'interno dell'aula liturgica della chiesa di San Francesco. Si tratta di una fedele riproduzione del sacro lino, un: «EXTRACTVM AB ORIGINALI», (ossia estratto dall'originale), che è stato accostato con la reliquia torinese nel 1655 e nel 1931. È stata ritrovata nel XVII secolo durante l'esecuzione di lavori di restauro della chiesa, custodita in un'urna, nascosta nel retro della nicchia di un altare. È corredata da un certificato di autenticazione sottoscritto da Guglielmo Sanza, cancelliere vescovile, e Paolo Brizio, vescovo e conte della città piemontese di Alba. Probabilmente lo Stato Pontificio scelse di affidare questa copia ai frati francescani che vivevano in questo luogo remoto per conservare una sorta di "copia di sicurezza" dell'altra che al tempo era in possesso di Casa Savoia. Poche sono state le sue ostensioni in passato, l'ultima volta al tempo della seconda guerra mondiale. Nel 2015, l'Unità Tecnica Sviluppo di Applicazioni delle Radiazioni del Centro Ricerche Frascati dell'ENEA, il CNR, l'Accademia delle Belle Arti di Roma e il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata hanno pubblicato il risultato degli studi multidisciplinari eseguiti su questa copia.
  • Museo d'Arte Immanente, Via Roma 1, +39 0736 809556, +39 339 4483692. Simple icon time.svg Museo privato. È consigliabile stabilire un contatto per concordare l'orario di visita. Lo spazio espositivo è stato allestito nel centro di Arquata nell'anno 1990 da Diego Pierpaoli, maggiore esponente della corrente dell'Immanentismo, movimento artistico nato nel 1973. Un'altra area museale ha sede a Villa Papi, elegante residenza, circondata dal parco che accoglie sculture in bronzo ed altre creazioni dell'artista.


Eventi e feste[modifica]

  • 1 Alla corte della regina, Piazza Umberto I, + 39 0736 808247, +39 0736 809122. Simple icon time.svg 19 agosto. Rievocazione storica in costume quattrocentesco di un banchetto medioevale all'aperto, allestito in piazza Umberto I, nel centro storico del paese di Arquata. È stata istituita dalla locale amministrazione comunale per ricordare il soggiorno di Giovanna d'Angiò, presso la fortezza, nella prima metà del XV secolo. La manifestazione ha inizio nel pomeriggio con “La discesa della regina”, ossia la sfilata di molti figuranti che, dalla Rocca, percorrono le strette vie del borgo e giungono fino alla piazza del paese. L'ordine di sfilata è aperto dai musici che, con chiarine e tamburi, precedono l'arrivo della sovrana. La regina è accompagnata dal suo corteggio di paggetti, che sostengono il lungo strascico dell'abito, e dame di corte. Seguono i notabili, con le insegne e lo stendardo del comune, le damigelle, gli armigeri, gli arcieri, i pastori e gli sbandieratori che, nell'area della piazza, daranno prova della loro abilità nel maneggiare i loro vessilli dando vita a pittoresche coreografie. In seguito ha inizio la cena all'aperto presieduta dalla castellana. Il menù è a base di pietanze che ricalcano le ricette della cucina medievale. Tutti i commensali sono intrattenuti da musici, danzatori ed artisti.
  • 2 La Notte dei Misteri, Parco della Rocca di Arquata, @ . Ecb copyright.svg ingresso gratuito. Simple icon time.svg 17 agosto. La manifestazione ha sede nel verde parco che circonda la fortezza arquatana. Per l'occasione, viene allestita la riproduzione di un accampamento militare che propone caratteristiche e peculiarità tipiche dell'età medioevale. A popolarlo vi sono giocolieri, cavalieri che indossano armature ed altri figuranti in costume d'epoca con cui gli ospiti possono interagire con gioghi, sfide e tiro con l'arco. Durante la serata è anche possibile visitare gli interni della Rocca.


Cosa fare[modifica]

Le attività che si possono praticare differiscono in base alle stagioni.

  • Escursioni. Nel corso dei periodi più caldi è possibile percorrere sentieri ed itinerari escursionistici da affrontare con bici, mountain bike o a piedi, da scegliere tra diversi gradi di difficoltà.
  • Praticare sport. Nella frazione di Borgo di Arquata vi sono impianti sportivi per giocare a calcio, basket, pallavolo e tennis.


Acquisti[modifica]

Nel paese non ci sono attività commerciali, le più vicine si trovano a Pescara del Tronto, Borgo, Trisungo, Acquasanta Terme, Accumoli ed Amatrice.

Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • 1 Ristorante Camartina, Frazione Camartina (Dalla SP 129, all'altezza del paese di Borgo di Arquata, si segue la direzione Camartina imboccando il bivio che la segnala.), +39 0736 809261, +39 338 9897531, fax: +39 0736 809631, @ . Ristorante confortevole a conduzione famigliare. La cucina è curata e ha come specialità le trote.


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

  • 1 Bed & Breakfast ”La Casa del Conte”, Via Andrea Gallo 6, +39 348 9137672, +39 331 1758391, fax: +39 0736257475, @ . Ecb copyright.svg Pernottamento e colazione: 40,00 Euro (per persona) Riduzioni: bambini 0-4 anni gratis (luglio 2015). Disponibilità di 3 camere triple (suite reali) di grande atmosfera. Ampio balcone di 13 mt., camino, TV, cassaforte, impianto anti-intrusione. Colazione tradizionale, con specialità locali. Animali: non ammessi.
  • Bed & Breakfast ”Il Cavallino Bianco”, Via Andrea Gallo 6, +39 348 9137672, +39 331 1758391, fax: +39 0736257475, @ . Ecb copyright.svg Pernottamento e colazione: 35,00 Euro (per persona). Riduzioni: bambini 0-4 anni gratis (luglio 2015). Struttura disposta su piano unico con ingresso al piano terreno, è dotata di camino, TV, cassaforte, impianto anti-intrusione. Colazione tradizionale, con specialità locali. Animali: non ammessi.
  • Arquata in 3 D - casa vacanze, Via Salaria Vecchia, +39 335 7065966, @ . Ecb copyright.svg € 28 al giorno per posto letto e prima colazione (luglio 2015). La casa composta da due unità abitative, disposte su tre piani all'interno di un unico stabile. "Casa Simonetta": cucina/soggiorno con camino, due camere (matrimoniale e doppia con uso singola) ed un bagno con doccia. "Casa Berardo": cucina, ampio soggiorno con camino e stufa a legna, tre camere (matrimoniali e doppie con uso singola), due bagni con vasca idromassaggio, per complessivi 10 posti letto. La casa è dotata di terrazzi e ampio giardino esterno.

Prezzi medi[modifica]

  • 2 Hotel Ristorante Camartina, Frazione Camartina (Dalla SP 129, all'altezza del paese di Borgo di Arquata, si segue la direzione Camartina imboccando il bivio che la segnala.), +39 0736 809261, +39 338 9897531, fax: +39 0736 809631, @ . Struttura alberghiera confortevole a conduzione famigliare, comoda da raggiungere. Silenziosa e riservata è ideale per famiglie con bambini. La cucina è curata e ha come specialità le trote.
  • 3 Rifugio degli Alpini Giovanni Giacomini (Rifugio ANA), Forca di Presta, +39 0736 809278, +39 347 0875331, +39 347 0875332. Ecb copyright.svg Pensione completa € 60,00 (bevande escluse), mezza pensione € 40,00 (bevande escluse), per persona. Pranzo al sacco preparato da portare in escursione € 7,00. I bambini fino a tre anni non pagano, da tre a sei hanno uno sconto del 50%, da sei a dodici lo sconto e del 10% (luglio 2015). Costruito nel 1973, altitudine 1560 m s.l.m., è di proprietà dell'Associazione Nazionale Alpini. Gestito da Gino Quattrociocchi e Barbara Fiori. Struttura dotata di bar, in autunno ristorazione e camerate. Non sono ammessi animali, anche di piccola taglia. Raggiungibile in auto. Aperto tutti i giorni fra il 15 giugno ed il 15 settembre. È aperto tutto l'anno nei giorni festivi e prefestivi. Nel periodo invernale è sempre meglio contattare i gestori.
  • 4 Rifugio Colle le Cese, Forca Canapine, +39 0736 808102, +39 320 1723752, +39 339 4513189, @ . Ecb copyright.svg I costi della mezza pensione variano da € 44,00 a € 58,00; per la pensione completa da € 60,00 a € 72,00 per persona. Riduzioni per bambini secondo fasce d'età. È possibile ospitare animali. Sono possibili soggiorni scolastici con o senza attività escursionistiche da € 38,00 a € 50,00 per persona (luglio 2015). Il rifugio ha 38 posti letto, suddivisi in stanze da due - quattro posti. Tutte le camere sono dotate di servizi in camera e di tutti gli accorgimenti per i diversamente abili.


Sicurezza[modifica]

Lista dei numeri di telefono che possono tornare utili durante un soggiorno:

Il Soccorso Alpino di Ascoli Piceno è contattabile tramite il numero unico nazionale di emergenza sanitaria 118.

Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]


Nei dintorni[modifica]

Il territorio dell'arquatano, per la sua posizione geografica, permette di raggiungere comodamente e in poco tempo (sia a piedi con percorsi trekking, sia in automobile o altro mezzo di trasporto come moto o bicicletta) molti luoghi e località panoramiche vicine da cui osservare e vivere le montagne che lo circondano.

Forca di Presta
  • Forca di Presta — Nella località si trova il Sentiero per tutti, realizzato nell'ambito di un progetto dell'Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il percosro è una comoda passeggiata a piedi che attraversa i prati di Forca di Presta. Inizia di fronte al Rifugio degli Alpini e si sviluppa per circa 3 km. Agevole ed accessibile anche a persone con difficoltà motorie. Si conclude con una passerella di legno appoggiata sul prato che si ferma sul belvedere dal quale si scorgono i monti della Laga, al confine con la regione Abruzzo, i paesi di: Faete, Spelonga, Colle di Arquata, Arquata del Tronto e di Amatrice, in provincia di Rieti. La fruibilità è limitata ai periodi in cui non vi è presenza di neve.
  • Monte Vettore — Vi si trova il Percorso trekking da Forca di Presta al Vettore con un grado di difficoltà impegnativo. Dal valico di Forca di Presta (1.535 slm) percorrendo a piedi una distanza circa 10 km (andata e ritorno), si raggiungono i 2.476 s.l.m. della cima del Vettore. La cammianta ha una durata di circa 3h in andata e di 2h al ritorno. Periodo consigliato: da aprile a novembre se non c'è neve.
Lago di Pilato con neve
  • Lago di Pilato — Vi si trova il Percorso trekking da Forca di Presta al Lago di Pilato con grado di difficoltà impegnativo. Dal valico di Forca di Presta (1.535 slm) percorrendo a piedi una distanza circa 5 km, si raggiungono i 1.947 s.l.m. della quota del Lago di Pilato. La camminata ha una durata di circa 2h in andata e di 1,40h al ritorno. A circa un'ora di cammino dalla partenza c'è il Rifugio Tito Zilioli. Periodo consigliato: da aprile a novembre se non c'è neve.
Vecchio stabilimento termale
  • Acquasanta Terme — Centro termale a circa 15 km da Arquata, seguendo la SS4 in direzione Ascoli Piceno. Il paese è rappresentato sulla Tavola Peutingeriana con il nome di Vicus ad Aquas o Pagus ad acquas, è noto soprattutto per la presenza di sorgenti di acqua sulfurea, documentate fin dall'epoca romana. I ruderi delle terme romane, consistenti in una cisterna e due piscine, si trovano nella frazione di Santa Maria del Tronto. Distrutte durante l'epoca barbarica furono ricostruite ad Acquasanta. Carlo Magno visitò il sito nell'800, quando passò nella cittadina per recarsi a Roma per l'incoronazione. Attualmente vi è un moderno complesso attrezzato per cure termali, fisioterapiche e riabilitative in acqua sulfurea. All'interno del centro storico vi sono case del 1500 e la chiesa di Santa Maria Maddalena dove sono custoditi: una tela veneziana del 1600 e un affresco del 1500.
Castel di Luco
  • Castel di Luco — A pochi km da Acquasanta Terme in direzione Ascoli vi è la costruzione fortificata che si eleva sulla sommità di uno sperone di travertino dominando il panorama sulla Salaria e sul fiume Tronto. Conserva ancora oggi la sua immagine di architettura medievale e si distingue per la sua caratteristica forma ellittica. L'elemento bellico più evidente è la torre a scarpa munita di cordone antiscalata e di archibugiere elevata nel XVI secolo. A sud-est vi è la torricina da difesa.
Norcia, piazza San Benedetto
  • Norcia — Interessante cittadina umbra che dista circa 30 km da Arquata. Nota per aver dato i natali nell'anno 480 a san Benedetto, monaco che istituì l'Ordine benedettino e patrono d'Europa. Il suo centro storico, in stile rinascimentale, ospita gli edifici più significativi della cittadina, come: la basilica di San Benedetto, la cattedrale di Santa Maria Argentea, la Castellina, (residenza fortificata), il Portico delle misure, il Palazzo comunale. Le sue strade sono scandite dalla presenza di numerosissime attività commerciali che propongono le specialità della norcineria, il locale prosciutto IGP, oltre alle lenticchie di Castelluccio e ai tartufi neri.
Pian Grande di Castelluccio
Castelluccio di Norcia
  • Castelluccio e Piani di Castelluccio — Castelluccio è un piccolo paese arroccato sull'unica altura che domina l'immenso altopiano che si allarga alle falde del versante umbro del monte Vettore, nel territorio della provincia di Perugia. Dista poco più di 35-40 km da Arquata. Il centro si trova a 1.452 m s.l.m. ed ha la particolarità di avere molte scritte sui muri esterni delle case, messaggi affidati alla vernice bianca che le caratterizza, legate alla satira del paese. Per tradizione ha un'economia prevalentemente agricola e dedita alla pastorizia, è conosciuto ed anche famoso per la produzione di lenticchie. Offre un panorama particolarmente suggestivo sui: Pian Grande e Pian Piccolo e Pian Perduto che si estendono per circa 15 km². I Piani sono i luoghi della Fiorita, ossia la sterminata fioritura di papaveri, fiordalisi, margherite che colora l'altopiano tra la fine di giugno e l'inizio di luglio.
Piazza del Popolo di Ascoli Piceno
  • Ascoli Piceno — Sede del capoluogo di provincia, dista meno di 30 Km da Arquata percorrendo la SS4 in direzione Ascoli. È nota come la Città delle cento torri. Il suo centro storico è famoso per avere case, palazzi, chiese, ponti e torri elevate in travertino. Qui, la storia e gli stili architettonici hanno sedimentato il loro passaggio dall'età romana al medioevo, fino al rinascimento. Artisti come Cola dell'Amatrice, Lazzaro Morelli, Carlo Crivelli, Giosafatti ed altri valenti scultori, lapicidi, pittori hanno lasciato un segno del loro talento. Accoglie una tra le più belle piazze d'Italia: Piazza del Popolo, centro di vita culturale e politica, incorniciata dai portici a logge, Palazzo dei Capitani e il Caffè Meletti. Ogni anno nel mese di agosto vi si tiene la Quintana, rievocazione storica in costume con corteo e competizione di sei cavalieri in lizza per la conquista del Palio.
  • Amatrice — Cittadina in provincia di Rieti a circa 20 km da Arquata, si raggiunge percorrendo al SS4 in direzione Roma e girando al bivio a destra che la segnala. È sede polo agroalimentare del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga e foamosa per il Sugo all'Amatriciana. Di particolare interesse vi sono la Torre civica del XIII secolo, la chiesa di Sant'Agostino con portale tardo gotico e torri campanarie. L'interno è ricco di affreschi tra i quali spicca l'Annunciazione e la Madonna con Bambino e Angeli. La chiesa Sant'Emidio, risalente al quattrocento. Il Museo Civico di arte sacra "Nicola Filotesio" allestito nella chiesa di Sant'Emidio.

Itinerari[modifica]

  • Il grande anello d'Arquata — Percorso trekking, Il grande anello d'Arquata. Difficoltà E. Il cammino è la tratta del Grande anello dei Sibillini che attraversa il territorio arquatano. Il suo percorso coincide, parzialmente, col Sentiero dei Mietitori e si sviluppa fra Colle di Montegallo e Colle le Cese. È tra i più panoramici della catena sibillina. Dalla piazza di Arquata si segue la strada che conduce alla Rocca, da qui il percorso è segnalato con le bandierine del CAI. Il cammino s'interna tra i boschi della pineta alle falde del Vettore, ha tratti pianeggianti, attraversa fondi ghiaiosi e piccoli corsi d'acqua. Da Arquata raggiunge il Rifugio Giovanni Giacomini a Forca di Presta dove il sentiero costeggia la dorsale di Macchialta e si arriva al Rifugio colle le Cese.

Informazioni utili[modifica]


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