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Monte Vettore

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Monte Vettore
Versante marchigiano del monte Vettore
Stato
Regione
Provincia
Catena montuosa
Altezza
Sito del turismo

Il Monte Vettore è situato a confine tra le regioni Marche ed Umbria.

Da sapere[modifica]

Il Vettore ha la caratteristica di essere il rilievo più importante e più alto del massiccio della catena dei Monti Sibillini e della regione Marche. La sua vetta, chiamata anche il «Tetto delle Marche», raggiunge i 2.476 metri di altitudine ed è inclusa tra le più alte degli Appennini. Mentre con sua la cima si contende l'azzurro col cielo, con le sue falde si immerge nel verde del Parco nazionale dei Monti Sibillini, nei territori dei comuni di Montemonaco ed Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno e nella provincia di Perugia sul versante umbro.

Nel contesto paesaggistico il suo profilo spicca per l'aspetto maestoso ed imponente, solcato da profondi canaloni e pietraie che contraddistinguono le sue aspre pareti che si colorano dell'affiorante pietra calcarea. La sua cima è spesso innevata fino a tarda primavera. Il poeta savinese Giulio Salvadori lo descrive come: «roseo nella prima neve splende il Vettore.»

Al suo oronimo sono state attribuite diverse derivazioni etimologiche, alcuni studiosi lo riconducono alla parola latina victor o a Vetta del Re, interpretandone il nome come riferito al monte maggiore della catena dei Sibillini. Altri trovano il significato della denominazione nella parola latina vector, ossia colui che conduce o sta in testa. Un'ulteriore fonte etimologica è stata collegata al diffuso culto di Ercole Vittore, divinità romana, che probabilmente fu venerato anche dagli antichi abitanti autoctoni della zona, considerando l'alta vocazione pastorale del territorio.

Cenni geografici[modifica]

Versante marchigiano del Monte Vettore

Il Vettore si trova nel tratto dell'Appennino Centrale Umbro-Marchigiano, lungo la linea azzurra delle creste e dei picchi tanto cari al Leopardi, al confine tra le regioni di Umbria e Marche. La sua vetta ricade in territorio marchigiano, nel comune di Arquata del Tronto , e risulta essere la più alta di un arco montuoso che ha una caratteristica forma ad "U" e che comprende, seguendo l'arco da ovest a est, Quarto San Lorenzo, Cima del Redentore (2.448 m), Cima del Lago (2.422 m), il Vettore stesso, Monte Vettoretto (2.032 m) e Monte Torrone (2.102 m).

Sulla pendice nord del monte Vettore, nella conca naturale abbracciata dall'arco montuoso, a 1.941 metri di quota si trova il Lago di Pilato che, ancora oggi evoca col suo nome, preso dal governatore romano, leggende e tradizioni. Il bacino lacustre è di notevole interesse per naturalisti e biologi poiché ospita tuttora un endemismo peculiare, una specie autoctona di gambero chiamato: Chirocefalo del Marchesoni. Questo crostaceo, dal colore rossastro, raggiunge una lunghezza di 9–12 mm e si muove nuotando all'indietro con il ventre rivolto verso l'alto. Fu scoperto e campionato dal professor Vittorio Marchesoni nel 1954, durante il corso di studi e ricerche.

La facciata esterna dell'arco montuoso invece domina il Pian Grande di Castelluccio di Norcia, una vallata ricca di coltivazioni di lenticchia, legume caratteristico del luogo.

Dalla vetta del monte si può ammirare in giornate limpide il Gran Sasso d'Italia a sud-est e il Terminillo a sud-ovest, il litorale marchigiano e l'Adriatico ad est.

Verso la sommità, il monte Vettore presenta una ghiaiosa fascia trasversale, detta: «La strada delle fate». La leggenda popolare narra che una volta, le fate, ancelle della Sibilla Appenninica, si siano fermate più a lungo a danzare con i giovani di Pretare e che per non essere sorprese all'alba, fuggirono con tanta precipitazione da lasciare le loro impronte sulla montagna, creando così la loro strada. Il racconto è noto sia agli studiosi delle tradizioni popolari che ai valligiani.

Flora e fauna[modifica]

Stella alpina dei Monti Sibillini

La vegetazione è quella tipica dell'area appenninica, con prevalenza di caducifoglie alle basse quote che poi lasciano il posto alla faggeta e, più in alto, al pascolo. Come specie floristiche vi sono la viola di Eugenia (Viola eugeniae), il genepì dell'Appennino (Artemisia petrosa sup. eriantha), la genziana lutea (Gentiana lutea), il giglio martagone (Lilium martagon) e la stella alpina dell'Appennino (Leontopodium nivale).

Nella zona che circonda il monte Vettore sono presenti molte varietà di mammiferi, tra i quali: il gatto selvatico (Felis silvestris), l'istrice (Hystrix cristata), il lupo appenninico (Canis lupus italicus), il capriolo (Capreolus capreolus) e, recentemente reintrodotti il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica Sub. ornata) ed il cervo (Cervus elaphus).

Fra gli uccelli, vi sono: l'aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino e la reintrodotta coturnice.

Tra i rettili c'è la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) e la vipera comune (Vipera aspis).

Nell'area del monte Vettore sono presenti almeno due endemismi in ambito faunistico, il coleottero Duvalius ruffoi e, nelle acque del Lago di Pilato, il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo anostraco.

Quando andare[modifica]

Visitare il monte Vettore e il suo comprensorio significa immergersi nella natura della montagna appenninica, nelle sua atmosfera fatta di aria fresca, di verde e di roccia che verso la vetta si fa più impervia e difficile. Il periodo di visita può essere scelto e può variare in base al tipo di attività che si preferisce. In inverno i sentieri che conducono alla vetta sono ricoperti di neve, quindi la montagna risulta fruibile solo a scalatori molto esperti. Durante la stagione calda, salire lungo le pareti e percorrere i sentieri, diventa un'esperienza piacevole, accessibile a chiunque abbia un po’ di confidenza con le camminate in quota, munito di abbigliamento adeguato, immancabili scarpe o scarponi idonei.

Cenni storici[modifica]

Monte Vettore e Rifugio Tito Zilioli

La storia della struttura geologica del monte Vettore si compone, principalmente, di rocce calcaree il cui deposito risale a circa 200 milioni di anni fa. Circa 7 milioni di anni fa, cominciò il sollevamento degli strati rocciosi con importanti fenomeni tellurici che hanno determinato accavallamenti lungo le faglie, e progressivamente al definitivo sollevamento ed emersione di questo settore della catena appenninica. Gli ultimi movimenti, due milioni di anni fa, di compressione verso l'Adriatico, hanno portato a fenomeni di sovrascorrimento e accavallamento su altri sistemi di faglia e conferito al gruppo il suo aspetto odierno.

Cronologia storica delle ascensioni al monte Vettore dal 1420.

Non si conosce l'identità di chi ha raggiunto per primo la sommità del Vettore, fra le ipotesi addotte dagli autori locali, che ne hanno descritto la storia delle ascensioni, prevale l'idea che si sia trattato di un cacciatore, forse della preistoria. Sono, invece, documentate e certe le salite comprese tra il 1420 e il 1935.

  • 1420 — Il primo scalatore ufficiale è stato lo scrittore Antonie de La Sale che ha raggiunto la vetta nell'anno 1420, partendo da Montemonaco. Secondo la tradizione, il letterato francese giunse sulla catena dei Sibillini per volontà della duchessa Agnese di Bourbon-Bourgogne, sorella di Filippo Il Buono, che lo inviò nelle magiche terre della Sibilla incuriosita dalla fama che la profetessa aveva raggiunto anche in Borgogna. In realtà La Sale si trovava sul suolo italiano già da qualche tempo, viaggiando al seguito dei duchi d'Angiò. Da questa visita il romanziere ne trasse una minuziosa descrizione dei luoghi e dette vita al suo romanzo intitolato Il paradiso della Regina Sibilla.
  • 1875 — In questo anno, l'ariccino Damiano Marinelli, alpinista ed esploratore di grande fama, ricordato come uno dei primi pionieri dell'alpinismo italiano, accompagnato dalle due guide umbre Cicoria e Capocci raggiunse la cima del Vettore (allora chiamato monte Pretara) durante il periodo invernale.
  • 1879 — Lucia Rossi Scotti, nobildonna perugina, fu la prima donna a conquistare ufficialmente la vetta della montagna. Salì dopo essersi aggregata ad una nutrita e numerosa comitiva di scalatori.
  • 1884 — La Rivista Alpina Italiana riferisce di un'ascensione avvenuta in questo anno sul monte Pretara, oggi monte Vettore.
  • 1886 — La cronaca riportata sul giornale Il Piceno, del 1 agosto 1886, riporta che il 21 luglio dello stesso anno una spedizione composta da due squadre di alpinisti, (cinque escursionisti e due guide), partita da Arquata del Tronto alle ore 22 del 20 luglio, raggiunse la cima del Vettore. La prima squadra vi arrivò alle 3,45 e la seconda vi giunse alle 7,45, ricongiungendosi con la prima.

Di particolare fascino sono le parole con cui il giornalista dell'epoca propose ai suoi lettori il resoconto della salita: «Una splendida luna aveva accompagnato i nostri partiti da Arquata alle ore 22 nell'ascesa della montagna incantata, (…), con una temperatura rigida, nonostante la stagione, attenuata solo al sorgere dell'aurora, che regalò uno spettacolo di incomparabile bellezza e suggestione. Un orizzonte limpidissimo, le alte vette indorate dai nascenti raggi del sole che si apriva di sotto ancora avvolto nell'oscurità. Superati l'emozione e lo stupore del primo momento fissarono al suolo la bandiera di rito e, al grido ripetuto di urrà interrompevano il profondo e solenne silenzio di quelle alpestri contrade.»

Territori e mete turistiche[modifica]

Monte Vettore con, evidenziata dalla neve, la faglia trasversale detta "La strada delle fate"

Centri urbani[modifica]

I paesi più vicini a questo rilievo si trovano nel territorio della provincia ascolana e sorgono alle sue pendici, come Montemonaco, Pretare e Piedilama, quest'ultimi in territorio arquatano. A breve distanza, a confine con la regione Umbria, si trovano il valico ed il centro urbano di Forca Canapine, sul versante umbro Castelluccio di Norcia.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Gli aeroporti più vicini sono:

In auto[modifica]

Autostrade:

Viabilità ordinaria:

In treno[modifica]

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Ascoli Piceno.

Come spostarsi[modifica]

Il miglior mezzo di spostamento è l'automobile privata. Se la visita si programma durante la stagione calda si può utilizzare anche la moto.

Cosa vedere[modifica]


Cosa fare[modifica]

Per raggiungere la vetta si possono affrontare diversi percorsi escursionistici e vie alpinistiche con diversi gradi di difficoltà che partono sia da Foce di Montemonaco e sia da Forca di Presta. La scalata di questa parete è nota come una delle più difficoltose della catena dei Sibillini.

Acquisti[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Sul monte Vettore non ci sono punti ristoro. Le località più vicine dove trovarli sono: Forca di Presta, Forca Canapine, Pretare e Montemonaco.

Dove alloggiare[modifica]

  • 1 Rifugio Tito Zilioli, Sella delle Ciaule a Forca di Presta (Monte Vettore), +39 329 6266800, @ . Il rifugio stato costruito a 2.238 m s.l.m. e risulta essere il più vicino al Lago di Pialto. È affidato ai soli soci C.A.I. per il pernottamento, previa prenotazione e consegna chiavi. Il responsabile è Nino Leonardi. Costruito negli anni '60 è di proprietà dalla sezione CAI di Ascoli Piceno.


Sicurezza[modifica]

Lista dei numeri di telefono che possono tornare utili durante un soggiorno:

Il Soccorso Alpino di Ascoli Piceno è contattabile tramite il numero unico nazionale di emergenza sanitaria 118.

Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]

Lago di Pilato con neve
  • Lago di Pilato — A quota 1.941 m s.l.m., sul monte Vettore, nel territorio del comune di Montemonaco si trova racchiuso in una stretta valle glaciale a nord della cima principale del massiccio. È l'unico lago naturale delle Marche (escludendo i laghi costieri) e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull' Appennino. È considerato un luogo magico e misterioso. Prende il suo nome da una leggenda ed è stato meta di streghe e negromanti. È severamente vietato bagnarsi nelle acque del lago ed è necessario mantenere una distanza di almeno 5 metri dal bordo per evitare di calpestare le uova del chirocefalo del Marchesoni deposte a riva, tra le rocce in secca.
La cima del Redentore vista dal monte Vettore
  • Cima del Redentore — Vetta che offre uno straordinario panorama che comprendere l'entroterra umbro-marchigiano e la visuale completa della Valle di Pilato e del Piano della Gardosa. Per raggingere questa cima il percorso si può intraprendere da Foce di Montemonaco. Camminando in direzione sud, si giunge al Lago di Pilato in circa 2.30/3.00 ore, quindi si procede verso il rifugio Tito Zilioli, poi, da qui, verso la panoramicissima cresta, da cui si vede il territorio delle provincie di Ascoli Piceno e Macerata ad est, del mare Adriatico e le numerose colline e fiumi che sono disposti "a pettine" verso questo, fino al paesaggio dei Piani di Castelluccio di Norcia, in Umbria, ad ovest. Un altro sentiero, ideale per coloro che vengono dall'Umbria, è quello che da Castelluccio di Norcia arriva a Forca di Presta e da lì sale sempre fino al rifugio Tito Zilioli. In alternativa, la lunga e panoramica cresta presa da nord da Casale Ghezzi e Forca Viola.
Vetta di Cima del Lago
Lago di Pilato visto da Cima del Lago
  • Cima del Lago — A 2.423 m s.l.m., si trova sul confine tra Marche ed Umbria affaciandosi verso est/nord-est sul Lago di Pilato e sul monte Vettore, mentre verso ovest/nord-ovest sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia. Da questa sommità si gode un magnifico panorama sul Lago di Pilato e solo da questa cima è possibile vedere dall'alto l'intera estensione del bacino lacustre e la sua caratteristica forma ad occhiali.


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