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Itinerario antimafia di Palermo
(Palermo)
Luogo dove è stato premuto il telecomando della strage di Capaci
Tipo itinerario
Stato
Regione
Territorio
Città
Inizio
Fine
Sito del turismo

Itinerario antimafia di Palermo è un itinerario che si sviluppa attraverso i luoghi delle vittime di mafia a Palermo e dintorni.

Introduzione[modifica]

« La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. »
(Giovanni Falcone)

Cenni storici[modifica]

La storia della mafia è di lunga data e presenta una lunga stagione di attività illecite e di soprusi che giungono fino al finire degli anno '70 del Novecento quando iniziano gli omicidi eccellenti e le prime reazioni da parte dello Stato Italiano e delle istituzioni.

Nel 1979 i corleonesi avevano preso il potere a Palermo e stabilirono una linea reazionaria rispetto al passato. Vennero uccisi il giornalista Mario Francese (26 gennaio), il commissario Boris Giuliano (21 luglio) e il giudice Cesare Terranova (25 settembre). L'anno successivo il presidente della Regione Piersanti Mattarella (6 gennaio).

L'auto crivellata di colpi del generale Dalla Chiesa

Nel 1982 l'onorevole Pio La Torre propose un disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi. Per questa ragione il 30 aprile 1982 La Torre venne trucidato. Così fu chiesto al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di insediarsi come prefetto di Palermo con poteri speciali, ma il generale fu isolato e il 3 settembre ucciso. L'omicidio del generale Dalla Chiesa provocò molto scalpore il 13 settembre 1982 venne approvata finalmente la legge "Rognoni-La Torre" bloccata da troppo tempo. Tutto ciò indusse i mafiosi a scatenare ritorsioni contro i magistrati che applicavano questa nuova norma: il 29 luglio 1983 un'autobomba parcheggiata sotto casa uccise Rocco Chinnici, capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo.

Dopo l'assassinio di Chinnici, il giudice Antonino Caponnetto, che lo sostituì, decise di istituire un "pool antimafia", ossia un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso, di cui chiamò a far parte i magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Fu la svolta che accelerò il processo di attacco alla mafia grazie anche alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Nel 1986 si aprì il Maxiprocesso che si concluse con 342 condanne, tra cui 19 ergastoli che vennero comminati tra gli altri a Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò tutte le condanne del Maxiprocesso, compresi i numerosi ergastoli a Riina e agli altri boss, avallando le dichiarazioni di Buscetta e Contorno.

La foto simbolo di Falcone e Borsellino

Il 23 maggio avvenne la strage di Capaci, in cui persero la vita Falcone, la moglie ed alcuni agenti di scorta; il 19 luglio avvenne la strage di via d'Amelio, in cui rimasero uccisi il giudice Borsellino e gli agenti di scorta: in seguito a questa ennesima strage, il governo reagì dando il via all'"Operazione Vespri siciliani", con cui vennero inviati 7.000 uomini dell'esercito in Sicilia per presidiare gli obiettivi sensibili e oltre cento detenuti mafiosi particolarmente pericolosi vennero trasferiti in blocco nelle carceri dell'Asinara e di Pianosa per isolarli dal mondo esterno.

Il 15 gennaio 1993 Riina venne arrestato dagli uomini del ROS dell'Arma dei Carabinieri. Il 27 gennaio 1994 vennero arrestati i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, che si erano occupati dell'organizzazione degli attentati e per questo la strategia delle bombe si fermò. Nel 1996 le indagini della neonata Direzione Investigativa Antimafia portarono all'arresto di numerosi latitanti (Leoluca Bagarella, Pietro Aglieri, Giovanni Brusca ed altre decine di mafiosi). L'11 aprile del 2006, dopo 43 anni di latitanza, Provenzano viene catturato in un casolare a Montagna dei Cavalli, frazione a 2 km da Corleone.

Quando andare[modifica]

L'itinerario può essere svolto in qualsiasi stagione dell'anno.

A chi è rivolto[modifica]

Questo itinerario è rivolto a tutti coloro che desiderano comprendere il sacrificio di coloro che hanno pagato con la loro vita la ribellione alla mafia, turisti, studenti o semplici curiosi possono ripercorrerne le tracce.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

  • 1 Aeroporto di Palermo-Punta Raisi (Aeroporto Falcone e Borsellino) — L'aeroporto opera voli nazionali ed internazionali, e diversi collegamenti low cost. Numerosi in estate i voli turistici periodici e charter.
Collegamenti
L'aeroporto di Palermo è collegato al centro città tramite il Servizio ferroviario metropolitano Trinacria Express o bus navetta operati da Prestia e Comandè. I treni hanno una frequenza di trenta minuti.
L'autobus, con frequenza bi-oraria, impiega circa 50 minuti dalla stazione di Palermo Centrale e 40 da piazza Politeama.
  • 2 Aeroporto di Trapani-Birgi (Aeroporto Vincenzo Florio) — Da e per Trapani Birgi operano voli nazionali ed europei, sia di linea che low cost. Voli stagionali turistici in estate. Servizio di bus navetta operati da Terravision e Salemi per Trapani e Palermo.

In auto[modifica]

Da Messina tramite l'autostrada a pedaggio A20, da Catania tramite la A19. Da Mazara del Vallo e Trapani con l'autostrada A29.

In nave[modifica]

In treno[modifica]

  • 4 Stazione di Palermo Centrale, Piazza Giulio Cesare. Ci sono treni a lunga percorrenza da e per Milano Centrale, Roma Termini, Torino Porta Nuova e altre delle maggiori città italiane.
Per quanto riguarda i collegamenti regionali, esistono dei treni diretti per le città di Messina, Catania, Agrigento e Trapani. Stazione di Palermo Centrale su Wikipedia stazione di Palermo Centrale (Q801315) su Wikidata

In autobus[modifica]

La compagnia F.lli Camilleri collega con Agrigento, oppure con Aragona, Raffadali e Santa Elisabetta.
La compagnia Prestia e Comandé collega con Cianciana passando da Santo Stefano Quisquina, Bivona e Alessandria della Rocca. Oppure con Santa Cristina Gela passando da Villagrazia, Altofonte, Rebuttone e Piana degli Albanesi.
Interbus collega con Siracusa.
SAIS con Catania.

Tappe[modifica]

Giuseppe Impastato con Danilo Dolci
  • 6 Luogo dell'assassinio di Peppino Impastato, Contrada Feudo, Cinisi (Dall'aeroporto di Palermo imboccare l'autostrada in direzione Cinisi, poi uscire allo svincolo percorrere la via Aldo Moro e girare a sinistra sulla via Giovanni Falcone, poi svoltare a destra. Da qui camminare nella campagna per raggiungere la ferrovia). Qui Peppino Impastato venne pestato e ucciso presso un casolare vicino alla ferrovia, poi il suo corpo venne posto sui binari del treno e fatto saltare con del tritolo, simulando il suicidio. La sua morte è scaturita dal fatto di nascere in seno ad un padre mafioso con cui entra subito in contrasto e si dedica al giornalismo fondando Radio Aut, una radio libera dove denunciava con la satira e lo sbeffeggiamento sia i politici che i mafiosi facendo nomi e cognomi, chiamando in causa il boss Gaetano Badalamenti. Si candiderà alle elezioni comunali ma verrà assassinato durante la campagna elettorale. L'epitaffio inciso sulla tomba di Peppino a Cinisi recita così: "Rivoluzionario e militante comunista - Assassinato dalla mafia democristiana". Peppino Impastato su Wikipedia Peppino Impastato (Q982793) su Wikidata
Stele di Falcone
  • 7 Obelischi della strage di Capaci (Stele di Giovanni Falcone), autostrada A29 (nei pressi di Capaci). Questi obelischi ricordano la strage di Capaci avvenuta il 23 maggio 1992, Falcone dopo essere arrivato all'aeroporto di Palermo provenendo da Roma venne investito da un'esplosione procurata da 1000 kg di tritolo all'altezza di Capaci, l'esplosione uccise anche la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Ad azionare il telecomando dalle colline vicine fu Giovanni Brusca.
Era un magistrato e una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia. Lavorò a stratto contatto con l'amico fraterno Paolo Borsellino, egli riuscì a comprendere i meccanismi della mafia grazie alle rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta. Il suo lavoro ha permesso l'istituzione del maxiprocesso di Palermo. Divenuto Direttore degli Affari Penali al Ministero di Grazie e Giustizia a Roma gettò le basi per la nascita delle leggi sui collaboratori di giustizia. La sua azione divenne così incisiva da diventare un soggetto scomodo, così nel 1989 subì un fallito attentato presso la villa al mare dell'Addaura che aumentò la sua fama e nel contempo attirò maggiori critiche definite la "stagione dei veleni". Le sue spoglie riposano nella chiesa di San Domenico. Giovanni Falcone su Wikipedia Giovanni Falcone (Q207073) su Wikidata
Mauro De Mauro
  • 8 Ex abitazione di Mauro De Mauro, viale delle Magnolie, 58 (Dall'autostrada A29 che poi diventa viale della Regione Siciliana, da qui uscire per invertire il senso di marcia per imboccare via del Quarnaro, quindi a destra su via Aquileia poi a sinistra su viale delle Magnolie). La targa commemorativa ricorda il luogo della sparizione di De Mauro, un giornalista di inchiesta del quotidiano L'Ora che sapeva fare bene il suo mestiere. Si interessò del Golpe Borghese e della morte del presidente dell'ENI Enrico Mattei battendo la pista dell'attentato e per questo fu contattato anche dal regista Francesco Rosi che voleva fare un film sull'argomento. Venne rapito la sera del 16 settembre 1970, mentre rientrava nella sua abitazione. Due uomini salirono sull'auto costringendolo a partire. Da quel momento si sono perse le tracce e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Mauro De Mauro su Wikipedia Mauro De Mauro (Q1772252) su Wikidata
  • 9 Luogo dell’assassinio di Mario Francese, viale Campania (da Viale delle Magnolie svoltare a destra su Via delle Alpi, poi a sinistra su Via Principe di Paternò, quindi svoltare a sinistra su Viale Piemonte proseguendo fino a Viale Campania). Al centro dello spartitraffico si trova una targa nel luogo in cui venne assassinato Mario Francese. Egli era un abile giornalista del Giornale di Sicilia, si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 e fu l'unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella. Nelle sue inchieste entrò profondamente nell'analisi dell'organizzazione mafiosa, delle sue spaccature, delle famiglie e dei capi, specie del corleonese legata a Luciano Liggio e Totò Riina. Venne assassinato a colpi di pistola da Leoluca Bagarella, davanti a casa sua. Sul posto giungerà il Capo della Squadra mobile Boris Giuliano che appena sei mesi dopo verrà ucciso. Mario Francese su Wikipedia Mario Francese (Q3848597) su Wikidata
  • 10 Abitazione di Ninni Cassarà, viale croce Rossa, 81 (Da Viale Campania scoltare a destra su viale Emilia, poi a sinistra su viale croce Rossa). Qui vi abitava Ninni Cassarà ucciso il 6 agosto 1985 assieme all'agente Roberto Antiochia da nove uomini armati di kalashnikov appostati sulle finestre dell'edificio di fronte al suo portone. Era il vice questore di Palermo. Grazie a lui furono introdotti nuovi metodi di lavoro come quello dei poliziotti infiltrati, ma anche di lavorare molto nelle scuole parlando con gli studenti. Fu anche uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e tramite le sue indagini si poté poi istituire il maxiprocesso alla mafia. Dopo l'assassinio (o contemporaneamente a esso) sparisce in questura la sua agenda, dove si presume fossero annotate importanti informazioni. Ninni Cassarà su Wikipedia Antonino Cassarà (Q599187) su Wikidata
L'albero di Borsellino in via D'Amelio
  • 11 Abitazione della madre di Paolo Borsellino (Albero della Pace in memoria della Strage di Via D'Amelio), via D'Amelio (Da viale croce Rossa prendere la prima uscita alla rotatoria su via Cassarà, quindi svoltare a destra su Viale del fante quindi proseguire dritto su piazza Leoni per poi svoltare a sinistra su via Cirrincione, quindi a destra su via D'Amelio). In questa via abitava la madre di Paolo Borsellino, che egli andava a trovare spesso. Il 19 luglio 1992 (pochi giorni dopo la morte di Falcone) una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata detonò uccidendo anche i cinque agenti di scorta. Oggi vi rimane un albero a ricordo.
Assieme a Giovanni Falcone, collega e amico fino alla morte, Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Assieme a Falcone scriverà l’ordinanza che rinvia a giudizio 476 indagati del maxiprocesso. Le sue spoglie riposano presso il Cimitero di Santa Maria di Gesù. Paolo Borsellino su Wikipedia Paolo Borsellino (Q312302) su Wikidata
  • 12 Luogo dell'assassinio di Cesare Terranova, via Edmondo De Amicis (Da via D'Amelio riprendere la via Cirrincione, quindi svoltare a sinistra su via Ferri, poi a destra fino a incrociare via De Amicis). In questo luogo non troverete alcuna lapide perché i condomini degli edifici antistanti hanno rifiutato la posa di una targa in ricordo. Il 25 settembre 1979 infatti messosi alla guida dell'auto che lo avrebbe condotto al lavoro assieme al maresciallo Lenin Mancuso, imboccata una strada secondaria chiusa da una transenna, venne sorpreso da dei killer che uccisero entrambi.
Cesare Terranova era un magistrato e un politico comunista, fu uno stretto collaboratore di Pio La Torre. Nel 1974 come giudice istruttore riuscì a far condannare all'ergastolo il boss Luciano Liggio. Cesare Terranova su Wikipedia Cesare Terranova (Q266655) su Wikidata
Boris Giuliano
  • 13 Lapide di Boris Giuliano, Via di Blasi Francesco Paolo, 17 (Dalla via De Amicis svoltare a sinistra su via Cordova, poi nuovamente a sinistra su viale della Libertà quindi a destra su Via di Blasi Francesco Paolo). Laddove c'è una lapide un tempo si trovava il bar Lux dove il 21 luglio 1979 Leoluca Bagarella con sette colpi di pistola alle spalle uccise Boris Giuliano mentre prendeva un caffè. Giuliano era il Capo della Squadra mobile di Palermo. Diresse le indagini con metodi innovativi, avviando una dura lotta contro Cosa Nostra. Indagò anche sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Boris Giuliano su Wikipedia Boris Giuliano (Q642428) su Wikidata
  • 14 Luogo del delitto Libero Grassi, via Vittorio Alfieri, 24 (da Via di Blasi Francesco Paolo svoltare a sinistra su via Vittorio Alfieri). In questo luogo il 29 agosto 1991, venne ucciso con quattro colpi di pistola l'imprenditore Libero Grassi mentre si recava a piedi al lavoro. Egli è il simbolo della rivolta contro il pizzo della mafia. Nel gennaio 1991 il Giornale di Sicilia aveva pubblicato una sua lettera sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia:
« Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. »
Egli farà arrestare gli estorsori e per questa reazione pagherà con la sua vita. Libero Grassi su Wikipedia Libero Grassi (Q371570) su Wikidata
Piersanti con alle spalle Castellammare del Golfo, paese di origine della famiglia Mattarella
  • 15 Abitazione di Piersanti Mattarella, via Libertà, 137 (da Via Alfieri svoltare a sinistra su Via D'Annunzio, quindi a destra su via della Libertà). Qui viveva Piersanti Mattarella ucciso il 6 gennaio 1980, subito dopo essere entrato in auto insieme alla moglie, ai due figli e alla suocera per andare a messa, un sicario si avvicinò al finestrino e lo freddò a colpi di pistola. Tra i primi ad arrivare sul posto, il fratello Sergio, attuale presidente della Repubblica che provò a soccorrerlo. Di quel giorno rimane una foto simbolo scattata da Letizia Battaglia.
Egli era un politico democristiano vicino ad Aldo Moro e divenne Presidente della Regione Sicilia portando avanti un'azione politica assieme al Partito comunista di riforme e impegno per la legalità. Poco dopo l'omicidio di Peppino Impastato, Mattarella si recò a Cinisi per la campagna elettorale comunale pronunciando un durissimo discorso contro Cosa nostra che stupì gli stessi sostenitori di Impastato. Piersanti Mattarella su Wikipedia Piersanti Mattarella (Q2063147) su Wikidata
Rocco Chinnici
  • 16 Abitazione di Rocco Chinnici, via Pipitone Federico, 59 (da Via della Libertà si svolta a destra su Via Gioacchino di Marzo, quindi nuovamente a destra su via Leopardi, si prosegue svoltando poi a destra su via Giusti, poi ancora a destra su via Pirandello, infine nuovamente a destra su Via Giuseppe Pipitone Federico). La lapide ricorda il luogo in cui Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 da un'autobomba imbottita con 75 kg di esplosivo e parcheggiata davanti alla sua abitazione. Ad azionare il detonatore che provocò l'esplosione fu il sicario della mafia Antonino Madonia. Il suo nome è legato all'idea dell'istituzione del "pool antimafia" di cui entrarono a far parte dei giovani magistrati fra i quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Si interessò anche della morte di Peppino Impastato. Da lui nasce l'idea di parlare agli alunni delle scuole della mafia. Rocco Chinnici su Wikipedia Rocco Chinnici (Q1445557) su Wikidata
Carlo Alberto dalla Chiesa
  • 17 Luogo dell’assassinio di Carlo Alberto dalla Chiesa, via Isidoro Carini, 34 (da via Pipitone Federico, svoltare a destra su via Leopardi, quindi a destra su via giusti e nuovamente a destra su via della Libertà. Svoltare a sinistra su via Duca della verdura, quindi a destra su SS113. Girare a destra su via Archimede, poi a sinistra su via Ugo Bassi a destra su via Ricasoli, poi subito a destra su via Isidoro Carini). La lapide ricorda il punto in cui il 3 settembre 1982, a cento giorni dal suo insediamento il generale Carlo Alberto dalla Chiesa venne assassinato nella A112 sulla quale viaggiava con la moglie Emanuela Setti Carraro. L'auto fu affiancata da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov letali. L'auto di scorta con l'agente Domenico Russo venne affiancata da una motocicletta dalla quale partì un'altra micidiale raffica che più tardi uccise anch'egli. Sul luogo della strage comparve un cartello:
« Qui è morta la speranza dei palermitani onesti. »

Generale dei Carabinieri protagonista della lotta contro le Brigate Rosse. Nel 1982 subito dopo la morte di Pio La Torre venne nominato prefetto di Palermo con l'incarico di contrastare Cosa nostra. Ma stranamente i poteri speciali richiesti per affrontare la mafia non arrivano mai e percepì d'essere stato isolato. Carlo Alberto dalla Chiesa su Wikipedia Carlo Alberto dalla Chiesa (Q723595) su Wikidata

La lapide in ricordo di Pietro Scaglione
  • 18 Lapide di Pietro Scaglione, via Cipressi (da via Isidoro Carini proseguire svoltando poi in via delle Croci che diventa piazza Crispi da cui si svolta asinistra su via Libertà. Quindi si prende a destra via Catania e poi a sinistra via Cusmano da cui ci si immette in via Malaspina dove si svolta subito a destra su via Dante. Si prosegue fino a svoltare a sinistra su via Serradifalco dove si prosegue sino alla biforcazione a destra di via Silvio Pellico, infine si gira a destra su via Cipressi). In questo punto fu ucciso Pietro Scaglione in un agguato il 5 maggio 1971 assieme all'agente di custodia. Bloccati da un'auto da cui uscirono due o tre persone che spararono con pistole calibro 9 e 38 Special. Egli fu uno dei primi magistrati ad occuparsi di mafia interessandosi dell'assassinio di Gaspare Pisciotta e della scomparsa di Mauro De Mauro. Tommaso Buscetta dichiarò al giudice Giovanni Falcone che Scaglione era «un magistrato integerrimo e spietato persecutore della mafia» e il suo omicidio era stato organizzato ed eseguito da Luciano Leggio e dal suo vice Salvatore Riina con l'approvazione del loro associato Pippo Calò. Pietro Scaglione su Wikipedia Pietro Scaglione (Q3904243) su Wikidata
  • 19 Luogo dell’assassinio di Pio La Torre, via Vincenzo Li Muli (percorrere via Cipressi per poi imboccare via Pindemonte, quindi a sinistra via Cappuccini fino a piazza Indipendenza da dove si svolta su corso Pietro Pisani. Infine si gira a destra su via Vincenzo Li Muli). La lapide ricorda il luogo in cui venne ucciso Pio La Torre da una raffica di colpi il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo da dei killer che bloccarono l'auto con una moto di grossa cilindrata. Politico comunista e sindacalista, nel 1976 preparò la relazione della Commissione antimafia dove si accusava Giovanni Gioia, Vito Ciancimino e Salvo Lima di avere rapporti con la mafia. Nel 1980 redasse la legge Rognoni-La Torre che introduceva nel codice penale il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni. Questa legge verrà introdotta solo dopo la sua morte e quella del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1982. Fu anche un attivo pacifica organizzando la marcia contro i missili della base di Comiso. Pio La Torre su Wikipedia Pio La Torre (Q1696807) su Wikidata
Pino Puglisi
  • 20 Casa museo di Pino Puglisi, Piazzale Anita Garibaldi, 5 (Da via Vincenzo Li Muli girare a destra su via Cuba e corso Calatafimi, giunti a piazza Indipendenza imboccare corso Re Ruggero, poi a sinistra corso Tukory. Quindi a destra su via Arcoleo e subito dopo a sinistra su via Pisacane, quindi a sinistra su via Marinuzzi fino a svoltare a sinistra su via Bergamo che diventa poi via dei Decollati. Percorrerla tutta fino a incrociare corso dei Mille e poi svoltare a sinistra su viale Amedeo d'Aosta, poi su via Canzio e a destra su piazzale Anita Garibaldi). Il museo ricorda la figura di Padre Pino Puglisi ucciso il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno viene ucciso davanti al portone di casa da Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli. Quest'ultimo dopo l'arresto sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Egli stesso raccontò che don Pino prima di essere ucciso fece un sorriso e poi disse: "me lo aspettavo". Egli è stato il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia a causa del suo costante impegno evangelico nei quartieri più emarginati della città. Nominato parroco del quartiere Brancaccio si interessò al recupero degli adolescenti strappandoli alle attività criminali. Dopo aver inaugurato il centro Padre Nostro nel quartiere e aver ricevuto minacce ed intimidazioni alla fine venne ucciso.
Padre Puglisi è stato beatificato nel 2013, l'anno successivo è stata aperta nella sua abitazione la casa-museo. Pino Puglisi su Wikipedia Pino Puglisi (Q772434) su Wikidata

Sicurezza[modifica]

L'itinerario è piuttosto sicuro seppur funestato dall'intenso traffico veicolare. Prestare una certa attenzione nel quartiere di Brancaccio e in altre zone periferiche per la presenza di microcriminalità con rischio di furti e scasso.

Nei dintorni[modifica]

3-4 star.svg Guida: l'articolo rispetta le caratteristiche di un articolo usabile ma in più contiene molte informazioni e consente senza problemi lo svolgimento dell'itinerario. L'articolo contiene un adeguato numero di immagini e la descrizione delle tappe è esaustiva. Non sono presenti errori di stile.