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Legnago

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Legnago
Legnago - il Teatro Salieri
Stemma
Legnago - Stemma
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Legnago
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Legnago è una città del Veneto.

Da sapere[modifica]

È un centro di primaria importanza nell'area veronese e principale città della zona meridionale della provincia. È la città natale di Antonio Salieri, compositore di musica sacra, lirica e classica. Fu uno dei capisaldi del Quadrilatero di austroungarica memoria, che annoverava le quattro roccaforti di Legnago, Mantova, Verona e Peschiera del Garda.

Cenni geografici[modifica]

Sulla riva destra dell'Adige, fronteggia l'abitato della frazione Porto sulla sponda opposta, a cui la collega solo un ponte. È quasi al centro di un quadrilatero fra le città di Verona (42 km), Mantova (45), Rovigo (51) e Padova (68). Vicini centri di interesse sono Montagnana (17km), Este (33), Monselice (41), Fratta Polesine (37).

Cenni storici[modifica]

Il fiume Adige ha sempre rivestito, dal X secolo in poi, quando fu attestato nell'attuale corso, un ruolo fondamentale per lo sviluppo storico della città di Legnago e di Porto, una frazione sulla riva sinistra del fiume: grazie al loro ruolo difensivo, tali località vennero popolate già in epoche antichissime.

Molteplici sono le tracce che testimoniano una vita molto fiorente già durante l'Età del Bronzo (XIII secolo a.C.), grazie soprattutto al ritrovamento nel 1931 di una terramara e agli innumerevoli resti archeologici risalenti alla civiltà Etrusca tutt’oggi conservati presso il Museo Civico Fioroni e il Centro Ambientale ed Archeologico. Successivamente, grazie ai romani che si insediarono in quello che lo storico latino Tacito identificò col Forum Allieni, le campagne circostanti vennero rese fertili e Legnago diventò così un punto di riferimento per la bassa Veronese, così come rimase per secoli.

Dopo che il canale che attraversava Legnago divenne dal X secolo il corso principale del fiume Adige e ne furono man mano ampliati gli argini, durante l'Alto Medioevo Legnago amplia il proprio abitato ed assume il volto di una vera e propria roccaforte militare. Ancor oggi sono visibili alcune testimonianze dell’antica Porta Mantova (Legnago un tempo era completamente fortificata) nei pressi di Piazza Garibaldi, Via Giacomo Matteotti e Corso della Vittoria le quali sono state portate alla luce in seguito ad alcuni lavori di sistemazione della piazza nel 2004 e poi successivamente ricoperti a cavallo tra il 2011 e 2012, in quanto le avversità atmosferiche le stavano deteriorando. La città venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona il quale la cede al Comune in cambio di Monteforte d’Alpone. Successivamente, Legnago diventa un possedimento di Ezzelino IV da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387.

Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi. Fondamentale per l’assetto urbanistico di Legnago fu l’annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all’architetto Michele Sanmicheli l’arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra della lega di Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che poi cedette Legnago con l'intero territorio della soppressa Repubblica di Venezia all'impero asburgico. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell’Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un’accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la città tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova.

Soltanto con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 le cose parvero cambiare, nonostante le molte servitù militari che ancora continuarono a sussistere sino a che, alla fine del secolo XIX, per permettere all'abitato di espandersi al di fuori dei confini della fortezza, vennero malauguratamente abbattute le mura, i bastioni e le porte, di cui rimangono oggi solo pochi resti.

Nel 1868 e nel 1882 si registrarono due rovinose piene dell'Adige le quali distrussero gran parte del centro urbano. I successivi bombardamenti subiti durante le guerre mondiali, contribuirono a rubare alla città la maggior parte delle opere architettoniche esistenti; oggi a ricordare l'imponenza di questa importante roccaforte rimane in Piazza della Libertà il Torrione che faceva parte della cinta muraria costruita dal Sanmicheli.

Come orientarsi[modifica]

Il suo territorio comunale comprende, oltre alla città, i paesi di Canove, Porto, San Pietro, San Vito, Terranegra, Torretta, Vangadizza e Vigo.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg Gli aeroporti più vicini sono:

In auto[modifica]

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg
    4 Stazione ferroviaria, Piazzale stazione. Ha stazione ferroviaria propria interessata dalle linee Verona-Legnago-Rovigo e Mantova-Monselice; entrambe le linee sono classificate regionali ed hanno cadenza circa oraria.

In autobus[modifica]

Italian traffic sign - fermata autobus.svg

Sono presenti anche innumerevoli linee extraurbane che collegano Legnago a tutti i paesi della bassa Veronese (questo grazie anche alla presenza di numerosi poli di scuole secondarie). La linea più utilizzata è la CereaBovoloneVerona in quanto garantisce i collegamenti con la città di Verona anche ogni 15/30 minuti nelle ore di punta oltre ad una linea diretta Legnago – Verona che assicura una maggiore velocità di collegamento poiché il tragitto viene effettuato in Transpolesana.

Rete extraurbana
Linea Percorso
136 Verona - Caldiero - S.Bonifacio - Lonigo - Cologna Veneta - Montagnana - Legnago
138 Verona - S.Giovanni L. - Zevio - Albaredo - Bonavigo - Minerbe - Legnago
141-142 Verona - Oppeano - Roverchiara - (Angiari - Legnago - Terrazzo - Castelbaldo) - (Bonavigo - Minerbe - Legnago)
144 Verona - Pozzo - Bovolone - Cerea - Legnago - Villa Bartolomea - Badia Polesine
145 Verona - Buttapietra - Isola Della Scala - Sanguinetto - Casaleone - Cherubine - Legnago
152 Nogara - Gazzo Veronese - Casaleone - Cherubine - Legnago
  • Il trasporto pubblico collega altresì Legnago con le principali località sulla direttrice ovest-est verso Mantova e Padova e sulla direttrice nord-sud con Rovigo e Ferrara.


Come spostarsi[modifica]

Con mezzi pubblici[modifica]

  • La città è collegata con le frazioni di Canove, Porto, San Pietro, San Vito, Terranegra, Torretta, Vangadizza e Vigo grazie a due linee urbane dell'Azienda di trasporti locale che garantiscono il trasporto dei passeggeri a cadenza oraria.
Rete urbana
Linea Percorso
B ZAI - S.Pietro - Stazione FS - Stazione bus - Ospedale - Porto


Cosa vedere[modifica]

Duomo di Legnago
  • 1 Duomo di San Martino Vescovo, Piazza della Libertà. È un'opera incompiuta risalente all'epoca neoclassica e dedicata a San Martino Vescovo, protettore della città. Esso venne ricostruito nei secoli XVIII e XIX e inaugurato nel 1814 su progetto di don Francesco Ziggiotti. La chiesa si presenta all’esterno con una facciata a capanna molto semplice, con mattoni a vista mentre al suo interno si possono trovare molteplici opere artistiche tra le quali la Pala di San Martino ubicata nell’abside, olio su tela di Antonio Maria Perlotto Pomè che commemora la scampata inondazione dell'Adige del 1839. Essa rappresenta il protettore della città nel momento il cui dal paradiso invia un angelo con un ramoscello d’ulivo con il compito di placare l’ira del fiume. Ai piedi del santo patrono si scorge una rappresentazione ottocentesca di Legnago.
Sull'altare dell'Addolorata è possibile ammirare una Pietà risalente al Quattrocento appartenente alla scuola austro-boema. Sono inoltre presenti cinque statue ottocentesche realizzate da Innocenzo Fraccaroli, uno stimato scultore veronese. Lungo i lati della navata interna sono presenti una cappella absidata e tre cappelle minori; la navata si conclude con una zona presbiterale rialzata con soffitto cupolato.
Altre opere conservate all’interno dell’edificio sono un olio su tela databile al XVI secolo di ignoto autore di scuola veronese che rappresenta la Madonna in trono con Bambino tra i santi Giovanni e Andrea e la Cena in Emmaus realizzata da Adeodato Malatesta. Il fonte battesimale risale al Quattrocento.
Nella zona presbiterale, a destra e a sinistra, in alto, si trovano i due organi settecenteschi. Il duomo possedeva anche un altro organo più piccolo, oggi posto nella Chiesa S. Celestino di Nichesola, nel comune di Terrazzo.
  • Campanile di San Rocco. Il seicentesco campanile di San Rocco presenta lanterna e altarino in stile barocco ed è attorniato da palazzi della stessa epoca, ma ristrutturati. Esso è l’unica testimonianza rimasta della chiesa della Disciplina, demolita nel 1899 per permettere la costruzione dell’adiacente strada. Alla base del campanile è possibile pregare presso un piccolo altare dedicato a San Rocco, costruito per ricordare la peste del 1630. Altri arredi dell’ex chiesa della Disciplina sono oggi conservati presso la chiesa dell’Assunta.
  • 2 Chiesa dell'Assunta, Corso della Vittoria. Risale al 1900 ed è stata voluta dall’allora parroco locale don Giuseppe Trecca. La chiesa sorge all’interno di un lotto donato dal comune come “risarcimento” per la demolizione della preesistente chiesa della Disciplina; qui sono conservate opere come la Pala della Madonna dell’Assunta, precedentemente collocate nella chiesa che è stata distrutta. Quest’opera risale al XV secolo e viene attribuita al domenicano Ranuccio Arvari. Lo stile architettonico si può definire neogotico per la presenza di una facciata a capanna, finestre ogivali ed un rosone. Rimasta chiusa al culto per un lungo periodo, la chiesa venne riaperta solamente nel 1991.
  • Chiesa di San Salvaro (nella frazione di San Pietro). La chiesa romanica della frazione di San Pietro risulta essere una delle più antiche strutture del veronese. La tradizione vuole sia stata fatta edificare da Matilde di Canossa nei primi anni del Millecento. L'edificio sarebbe stato eretto nei pressi di una strada romana sopra una preesistente chiesa databile al VI secolo d.C.: questo è deducibile dal fatto che la cripta contiene numerosi resti risalenti all'Alto Medioevo.
Il complesso ha subito un lavoro di ristrutturazione novecentesca il quale, però, ha alterato la posizione originaria di alcuni elementi architettonici tra i quali il campanile. La facciata è a salienti, presenta una bifora centrale e un portale lunettato, mentre alcuni archetti pensili sono visibili lungo gli spioventi del tetto. L'edificio all'interno è a tre navate: quelle laterali sono strette e dividono la navata centrale grazie a cinque tozzi pilastri quadrangolari che sostengono sei archi a tutto sesto alternati di tufo e laterizi. L'altare è rivolto ad oriente. Una bella gradinata di marmo rosso congiunge la parte piana col presbitero, in fondo al quale, nell'abside, si trova l'unico altare su cui si eleva la statua del Salvatore risorto; due scale congiungono poi le navate laterali con la cripta a tre absidi. Bello è il compendio dell'epopea della Redenzione, rappresentata dagli affreschi e dalle statue.
I dipinti nel catino dell'abside (in particolare la Trasfigurazione di Cristo) sono del veronese Daniele dal Pozzo. All'interno della struttura si possono altresì ammirare quindici medaglioni con effigi di santi, otto bassorilievi rappresentanti alcuni stemmi austriaci provenienti dalle ormai scomparse mura di Legnago: molti, infatti, sono i frammenti provenienti dalle ex mura. Il dipinto su muro più facilmente leggibile è la Madonna con Bambino ubicata sulla faccia di un pilastro alla destra del presbiterio. L'immagine più venerata e forse anche la più antica, benché ritoccata più volte nel corso del Novecento (l’originale era di fattura trecentesca), è la Vergine detta la Madonna di San Salvaro, dipinta su una volta della cripta. Era solita essere invocata dalla popolazione locale in occasione di epidemie o di calamità naturali. Nella stessa furono impiegati dei frammenti romani, tutte le pietre lavorate che sostengono i pilastri, i due bellissimi capitelli corinzi di travertino e il fregio che poggia sul nome di Giulio e Emilio figlio di Paolo che aveva alzato il tempietto o al quale era dedicato l'arco sepolcrale, e più di tutto il leone e il cavallo che si rincorrono sulla facciata.
  • Santuario della Madonna della Salute (nella frazione di Porto). Fu costruita dai domenicani durante il medioevo e successivamente ricostruita attorno al XVIII secolo. I bombardamenti delle guerre mondiali hanno distrutto il santuario originale, ma hanno risparmiato il campanile, tutt’oggi visibile anche se isolato dalla nuova costruzione.
Il nuovo edificio è stato progettato nel 1946 dall'architetto Giovanni Fregno, il quale ha voluto donargli una facciata a salienti e una pianta longitudinale. Venne aggiunta anche una cripta all’interno della quale si sono svolte tutte le funzioni religiose fino all'inaugurazione del 1955. La chiesa custodisce alcune opere precedentemente conservate nella chiesa andata distrutta, tra le quali si annovera una Madonna col Bambino attribuita a Ranuccio Arvari. L'antica statua in legno della Madonna della Salute è stata collocata nella cappella alla destra del santuario.
Legnago - il Torrione
  • Torrione, Piazza della Libertà. A pochi passi dal Duomo, fa bella mostra di sé il Torrione, unico esemplare rimasto delle mura che circondavano la città. Esso viene altresì considerato il simbolo di Legnago proprio perché ricalca la storia architettonica e militare autoctone. Anticamente è stato usato con la funzione di prigione: qui sono stati incarcerati alcuni patrioti tra i quali il conte Emilei di Verona e il poeta Aleardo Aleardi.
Le mura cittadine (e quindi anche il Torrione) sono state costruite a partire dal 1525 durante il dominio della Serenissima, in seguito alla rovinosa guerra della Lega di Cambrai. La costruzione delle mura bastionate terminò solamente nel 1559 e negli anni vide il susseguirsi di architetti illustri quali Bartolomeo d'Alviano, Fra' Giocondo, Michele Leoni e Michele Sanmicheli. L'opera veneziana venne successivamente ammodernata dai francesi prima e dagli austriaci poi quando Legnago faceva parte del cosiddetto Quadrilatero. Le mura perderanno il loro ruolo difensivo dopo l'annessione al Regno d'Italia e saranno demolite nel 1887 per quanto riguarda la parte destra dell’Adige e durante gli anni Venti nella parte sinistra del fiume per lasciare il posto all’espansione di Legnago e Porto.
Il torrione è stato più volte restaurato subendo nel corso degli anni pesanti variazioni rispetto alla sua architettura originale, causando numerose critiche anche durante l'ultimo restauro per l'aggiunta di una parte superiore che originariamente non esisteva. Altri frammenti delle mura sono oggi visibili presso il cortile dell'istituto Canossiano in via Leopardi e nei pressi dell’ex ospedale militare austriaco oggi trasformato nel Centro Ambientale ed Archeologico.
  • Leoni di Venezia. A Legnago e Porto si possono facilmente trovare cinque leoni in pietra di Michele Sanmicheli. Essi vengono rappresentati secondo l'iconografia classica della Serenissima: sotto gli artigli tengono aperto il Vangelo di San Marco ed è possibile leggere la scritta «Pax tibi Marce evangelista meus»; le zampe anteriori poggiano sulla terra mentre quelle posteriori sul mare ad evidenziare quindi che Venezia era una potenza sia di terra, sia di mare.
  • Palazzo Scodellari. Detto anche "Palazzo De' Provveditori e Capitani" poiché durante il Quattrocento è stato sede dei Provveditorati e dei Capitani di Venezia. L'edificio risale al XV secolo e nella facciata è presente una bifora.
  • 3 Teatro Salieri. La sua costruzione, iniziata a partire dal 1911, fu interrotta dalla Prima guerra e fu ripresa in gran fretta nel 1925 per poter festeggiare il 1º centenario della morte di Antonio Salieri, noto musicista legnaghese al quale fu dedicato il teatro. Alcune difficoltà economiche che colpirono la proprietaria “Società anonima teatrale” la costrinsero a cedere la struttura al Comune, il quale la adibì a sala cinematografica.
L'interno del teatro e la sua facciata furono pensati nel 1941 dall’architetto Luigi Piccinato, ma tale progetto non venne portato a termine e il teatro venne ultimato solamente dopo il secondo conflitto mondiale. Il teatro Salieri venne inaugurato il 15 settembre 1956 e per oltre trent'anni ospitò rappresentazioni teatrali, oltre ad essere usato anche come sala cinematografica. L'edificio venne chiuso nel 1989 per poter permettere la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e di manutenzione straordinaria al fine di adeguarlo alle norme di legge; si è operato un restauro conservativo recuperando tutti gli elementi preesistenti. Il teatro è stato nuovamente inaugurato nella forma che vediamo oggi il 13 febbraio 1999.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 5 Poste italiane, Piazzetta Cinque Martiri, +39 0442 631949, fax: +39 0442 28512.
  • 6 Poste italiane, Via Pio X 10 (a Porto), +39 0442 20942, fax: +39 0442 24406.


Nei dintorni[modifica]

  • Montagnana — Città murata, conserva intatto il quadrilatero di mura e le torri merlate. Ha un suggestivo centro storico che le è valso l'ingresso nel novero dei Borghi più belli d'Italia.
  • Este — Culla degli Estensi, conserva il castello dei Carraresi con le fortificazioni. Mantiene un aspetto nobile datole dai palazzi Sei-Settecenteschi che vi costruì la nobiltà veneta.
  • Monselice — Il nucleo fortificato del castello e il percorso del Santuario delle sette chiese dominano la città dal colle che la fiancheggia. Interessanti il centro storico ed il Duomo Vecchio.
  • Nogara
  • Castel d'Ario
  • Badia Polesine — È il centro di riferimento del Polesine occidentale, sviluppatasi attorno all'antica abbazia della Vangadizza, di cui rimangono alcuni resti; conserva bei palazzi che ne nobilitano il centro.
  • Fratta Polesine

Itinerari[modifica]

  • Città murate del Veneto. Un itinerario alla scoperta delle roccaforti e della storia del Veneto.
  • Strada del riso — L'itinerario - da effettuare in particolare da maggio a settembre - percorre, tra fiumi e canali, il territorio mantovano dedito alla coltivazione del riso.


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