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San Lorenzo de' Picenardi

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San Lorenzo de' Picenardi
frazione di Torre de' Picenardi
Il Castello
Stato
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Posizione
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San Lorenzo de' Picenardi
San Lorenzo de' Picenardi

San Lorenzo de' Picenardi è un centro della Lombardia.

Da sapere[modifica]

È una frazione di Torre de' Picenardi, a vocazione preminentemente agricola

Cenni geografici[modifica]

Situato nell' area sud orientale della provincia di Cremona, nella pianura lombarda, il paese si trova nella zona denominata Casalasco, che con il confinante Viadanese della zona mantovana forma il Comprensorio Interprovinciale Casalasco Viadanese -Oglio Po- Dista da Cremona 27 chilometri, 22 da Casalmaggiore.

Cenni storici[modifica]

Al confine fra il Ducato di Milano e il Ducato di Mantova San Lorenzo de' Picenardi fu a lungo conteso nel Quattrocento fra i Gonzaga, Milano e Venezia che in quel periodo si espandeva sulla terraferma, anche per la presenza di un primo nucleo fortificato dove si vede il castello attuale. Il suo destino però fu quasi sempre quello di appartenere al territorio legato a Milano.

Con l'Unità d'Italia il paese perde la propria autonomia amministrativa locale, e viene aggregato nel 1868 a Torre de' Picenardi diventandone una frazione, al pari di altri centri della zona quali Torre d'Angiolini, Pozzo Baronzio e Ca de' Caggi. Nel nome ricorda la nobile famiglia Picenardi, che fu la prima proprietaria del castello e di notevoli fondi terrieri nella zona; oltre a San Lorenzo ha legato il suo nome a Torre de' Picenardi e a Cappella de' Picenardi.

Come orientarsi[modifica]


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

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In auto[modifica]

I caselli autostradali più vicini sono quelli di

In treno[modifica]



Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

San Lorenzo de' Picenardi - il Castello
San Lorenzo de' Picenardi - il Castello
San Lorenzo de' Picenardi - Il Castello
  • 1 Castello. Deve agli interventi del Voghera, molto noto e molto attivo in zona nell'Ottocento, il suo aspetto attuale. Sui documenti compare già dal XV secolo, ma la sua origine pare essere più antica. Sin dal Quattrocento fu proprietà del ramo mantovano della nobile famiglia Picenardi con Stefano, fratello della Beata Elisabetta Picenardi il cui monumento funebre esiste nella chiesa Parrocchiale di Torre. Nel Cinquecento venne ampliato e divenne proprietà unica. Fu poi ceduto alla famiglia Crema, e da questi al nobile Giovanni Carlo Sforzosi, da cui lo ereditò il nipote Lorenzo Francesco Crotti.
I conti Crotti, della nobiltà cremonese, lo tennero fino al 1912.
Dal 1829 i conti Crotti, ed in seguito i Calciati, commissionarono all'architetto Luigi Voghera il rifacimento e l'ampliamento del castello. È di questo periodo l'imponente facciata con le varie torri merlate che ne configurano il caratteristico aspetto medioevale di grande suggestione e lo rendono visibile a grande distanza.
Di dimensioni enormi, è sicuramente la costruzione castellata più grande della bassa pianura lombarda. Anche il parco che lo circonda vanta un'estensione di cinquantamila metri quadrati. Le sale interne sono ispirate e decorate secondo lo stile neoclassico, con richiami all'antichità romana e greca.
Nell'ala destra del castello si trova la Cappella dedicata a Santa Vittoria.
Nel 1939 la proprietà passò alla nobildonna cremonese Angiola Soregaroli Cappelli vedova Agarossi; nel 1999 infine fu acquistato dagli attuali proprietari, le famiglie Lorenzoni e Nicoli.
San Lorenzo de' Picenardi - Chiesa Parrocchiale
  • 2 Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Martire. La chiesa parrocchiale del paese è intolata a San Lorenzo Martire. Tutto l’edificio ha subito numerosi rifacimenti nel corso dei secoli; l’ultimo restauro risale all’ampliamento effettuato nei primi anni del Novecento.
L’impianto attuale è a navata unica con un arioso presbiterio che dovrebbe risalire alla fine del ’600.
La parte più antica dell’edificio è costituita dalle 6 cappelle della navata principale. Le cappelle a sinistra sono rispettivamente di Sant’Antonio da Padova (di Luca da Cremona del 1820); della Beata Vergine Maria affrescata dal cremonese Giovan Battista Zaist nella prima metà del ’700, con una ancona dell’intagliatore Stefano Frattini datata al 1686; infine l’ultima affrescata nel 1717 dal cremonese Angelo Massarotti, al quale si deve anche la pala dell’altare raffigurante l’Immacolata con i Santi Carlo, Giacomo Maggiore e Margherita.
Le cappelle di destra sono: una cappella del 1733 opera del mantovano Giovanni Tosi di Bozzolo, che conserva un dipinto del 1883 di un pittore locale con i Santi Gerolamo e Caterina; una cappella decorata da Luca da Cremona con il dipinto del Transito di San Francesco Saverio; la cappella del Crocifisso, affrescata da Giovanni Tosi nel 1733; di un certo interesse è il crocifisso in papiro del 1716, opera di Gianpietro Brusca.
Le ultime due cappelle, ora spoglie, ospitavano il fonte battesimale settecentesco in marmo di Rezzato e nella parte alta la manticeria dell’antico organo. Sul lato destro ai piedi del presbiterio un dipinto del 1703 del pittore Agostino Bonisoli raffigura la Beata Vergine con i Santi Lorenzo e Apollinare e le anime purganti.
Nel presbiterio, dopo i lavori di ampliamento del Novecento, sono stati collocati i grandi quadri la Vergine e i Santi Omobono, Antonio da Padova, Francesco d’Assisi e un mendicante, di Ermenegildo Lodi, e la Nascita della Vergine.
Nell’abside il pregevole coro ligneo del 1714 è stato intarsiato dal cremonese Giovan Battista Aimo; l’altare maggiore ligneo del 1768 è di Giuseppe Spada, mentre la pala con il Martirio di S. Lorenzo, di Vincenzo Borroni figlio del pittore cremonese Giovanni Angelo Borroni, è databile alla fine del Settecento.
La facciata è rifacimento del Novecento, come pure la cappella esterna di San Luigi. In questa occasione il pregevole organo “Angelo Bossi e nipoti” del 1844 viene sostituito da un nuovo strumento costruito dal cremonese Giuseppe Rotelli.
  • 3 Villa Martini (Cascina Grande). Semplice ed austera, è un esempio imponente di villa di meta' Ottocento. Immersa nel verde di un ampio parco, fu residenza estiva delle famiglie Vidoni e Ardemagni. Ora è proprieta' della famiglia Martini. Fa corpo con la Cascina Grande.


Eventi e feste[modifica]

  • Sagra di San Lorenzo. Simple icon time.svg il 10 agosto.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 6 Bonassi, Via Giuseppe Mazzini, 7 bis (), +39 0375-94392.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

Tenersi informati[modifica]

  • Oglio Po news. Quotidiano informatico dell'Oglio Po.
  • L'Inviato. Quotidiano on-line della provincia - Cronaca di Casalmaggiore.
  • La Provincia, Via Pozzi, 15, +39 0375 200493, fax: +39 0375 201466. Giornale quotidiano - Redazione di Casalmaggiore.


Nei dintorni[modifica]

  • Torre de' Picenardi — La villa Sommi Picenardi si è sviluppata da un preesistente nucleo castellano; a partire dal Cinquecento fu trasformata nei secoli successivi fino all'aspetto attuale. Un corpo della villa, di gusto neoclassico, prospetta sulla piazza del paese. Una seconda fabbrica si sviluppa all'interno e si raccorda all'antico corpo del primitivo castello. Un vasto giardino circonda il complesso della villa, attorniato da un ampio fossato con acqua.
  • Sabbioneta — Città di fondazione, Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO, mantiene la cerchia muraria entro la quale è rimasta intatta la magia dell'urbanistica ideale realizzata da Vespasiano Gonzaga; il Teatro all'Antica, il Palazzo Ducale, la Galleria, la chiesa dell'Incoronata sono alcuni dei suoi monumenti che spiccano in un contesto che si è mirabilmente conservato.
  • Colorno — La sua Reggia fu dei Sanseverino, poi dei Farnese, di Maria Luigia d'Austria, dei Borbone; è il monumento di gran lunga più importante di questa piccola Versailles parmense, che offre anche un centro storico piccolo ma bello, a ridosso del torrente Lorno che gli dà il nome e del Parma, poco lontano dal Po.
  • Cicognolo — Cotto a vista e marmo rendono pregevole e vario l'aspetto dell’imponente castello Manfredi,, scenografico nel verde del prato che ne abbellisce il terreno davanti alla facciata principale, con retrostante giardino di gusto romantico e con fossato.
  • Mantova — Capitale dei Gonzaga, emana ancora il suo sottile fascino di grande città d'arte per la quale la nomina a Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO è stata non tanto un riconoscimento, quanto una doverosa presa d'atto. Ineguagliabili le sue atmosfere antiche, i profili dei palazzi e delle cupole che si stagliano nella foschia padana avvolti dallo specchio dei suoi laghi, la sua sterminata reggia gonzaghesca che ingloba numerosi edifici nel centro città.
  • Parma — Città d'arte fra le maggiori dell'Emilia, mantiene con grande evidenza aspetto, signorilità e modi di vita da Capitale, come lo fu per secoli. La reggia Farnese della Pilotta, la Cattedrale romanica, la chiesa della Steccata sono alcune delle emergenze monumentali che caratterizzano la città; di gran fama il suo Teatro, la sua tradizione musicale (Giuseppe Verdi), la sua scuola di pittura (Correggio, Parmigianino), il suo amore per la buona tavola (prosciutto crudo di Parma, salumi, parmigiano reggiano, lambrusco).
  • Cremona — Ha un centro storico monumentale - Duomo, Battistero, Palazzo comunale - fra i più insigni della Lombardia. Fu città romana. Fu potente all'epoca dei Comuni e rivaleggiò con Milano, che infine la sottomise. I suoi violini (Stradivari e Amati), il suo Torrazzo e ancor più il suo torrone, sono noti ovunque.



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