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Acqui Terme
Scorcio del centro storico di Acqui Terme
Stemma
Acqui Terme - Stemma
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Acqui Terme
Acqui Terme
Sito istituzionale

Acqui Terme è una città del Piemonte.

Da sapere[modifica]

La città, che pure vanta un importante passato, è ora universalmente nota soprattutto per le sue famose Terme, fra le più importanti e frequentate d'Italia.

Cenni geografici[modifica]

Situata sulla sponda sinistra del fiume Bormida, verso il confine con la Liguria, la città si trova fra le colline appenniche in un'area pianeggiante. Dista 19 km da Ovada, 34 da Alessandria, 41 da Asti, 80 da Genova.

Cenni storici[modifica]

Una leggenda narra che Acqui sarebbe stata fondata da coloni greci, attirati dalla presenza di acque termali; il nome Carystum - così Tito Livio ce lo tramanda con la sua apparenza grecizzante ha forse dato la stura alla fantasia. La verità è che Acqui fu anticamente capoluogo dei Liguri Statielli. Ritrovamenti di epoca preistorica nella zona confermano la presenza di popolazioni liguri. Tra il II ed il I secolo a.C. si formò il centro urbano denominato Aquae Statiellae o Aquae Statiellensium, ad indicare che l'antico popolo, ormai romanizzato, non venne disperso. L'importanza della città crebbe con la costruzione nel 109 a.C. della via Æmilia Scauri, che univa Dertona a Vada Sabatia (le odierne Tortona e Vado Ligure), passando per Acqui e per il Passo di Cadibona. In età imperiale questa via fu ridenominata via Julia Augusta: essa era tra i maggiori collegamenti terrestri e congiungeva la pianura padana, attraverso la Riviera di Ponente, con la Gallia Narbonense e la Spagna. Divenne Municipium nel I secolo a.C. Già allora le sue acque termali erano tenute in grande considerazione: lo scrittore latino Gaio Plinio Secondo le ricorda tra le più importanti del mondo romano, insieme a quelle di Puteoli (Pozzuoli) e di Aquae Sextiae (Aix-en-Provence). La città romana era dotata infatti di almeno tre impianti termali, di cui sopravvivono oggi alcuni resti. Un monumentale acquedotto, inoltre, garantiva l'approvvigionamento di acqua comune sia per gli usi termali che per quelli domestici e produttivi.

Nel tardo impero, forse già nel IV secolo, ad Acqui si sviluppò una comunità cristiana e la città fu sede vescovile, e fu sede di un presidio di Sarmati. San Maggiorino fu il primo vescovo della città, forse alla fine del IV secolo La presenza delle terme (ancora in uso in età gota - come afferma Cassiodoro - e longobarda - secondo Paolo Diacono) e di una cattedra episcopale garantirono la sopravvivenza della città anche durante il difficile periodo altomedievale, a differenza di numerosi altri centri del Piemonte meridionale che vennero abbandonati proprio in questo periodo (Libarna, Pollentia, Augusta Bagiennorum, Vardacate, Industria, Forum Fulvii etc.).

La conquista longobarda ha lasciato nei pressi della città in località Bossallesio una piccola necropoli risalente forse alle prime fasi dell'occupazione. Acqui, inclusa forse nel Ducato di Asti, era un territorio di confine dal momento che la Liguria costiera era in mani bizantine. Sotto i Franchi fu sede di comitato nell'ambito della marca aleramica.

Come in molte città dell'Italia settentrionale, in età ottoniana il potere pubblico è esercitato dal Vescovo, che nel 978 riceve un diploma imperiale da Ottone II. Nel secolo seguente Vescovo san Guido (patrono della città e della diocesi) ultima i lavori di costruzione della cattedrale, che consacra nel 1067, e fonda in città due monasteri uno femminile (Santa Maria de Campis) e uno maschile presso l'antica chiesa di origine paleocristiana di San Pietro. Già nei primi decenni del XII secolo si sviluppa il Comune (la prima attestazione è del 1135), che cercò di affermare la propria autonomia nei confronti del Vescovo e su un contado di modesta estensione.

Lo sviluppo di Acqui subì un arresto con la fondazione nel 1168 della città nuova di Alessandria, promossa da Genova e dai Comuni della Lega Lombarda ostile all'imperatore Federico Barbarossa: la nuova città, infatti cercò di strappare la sede vescovile, con gravi conseguenze politico-economiche, ad Acqui, con l'appoggio del papa allora regnante Alessandro III (da cui Alessandria prendeva il nome). Molte volte, gli Alessandrini si scontrarono con Acqui, volendo assumere il controllo del territorio attorno ad Acqui. Per questo Acqui non aderì alla Lega Lombarda ma fu quasi alleata alla parte imperiale (come rivela l'aquila nel suo stemma).

Una volta cessate queste guerre nel 1234 grazie a Federico II di Svevia, iniziarono le lotte intestine tra le famiglie dei Blesi e dei Bellingeri. Nel 1278, non riuscendo più a sostenere le minacce di Alessandria e di altre potenze ostili, dilaniata dalle lotte interne, Acqui preferì consegnarsi al marchese Guglielmo VII del Monferrato. Da allora, salvo brevi parentesi,come sotto Carlo I d'Angiò, Acqui rimase stabilmente parte del Monferrato anche quando, nel 1306, la dinastia aleramica si estinse e il marchesato passò a un ramo cadetto della famiglia imperiale bizantina, i Paleologi, eredi degli Aleramici in linea femminile. Tra il 1322 ed il 1345 Acqui venne occupata da Roberto d'Angiò, per ritornare successivamente ai marchesi del Monferrato.

Nel 1431, venne occupata, come altre parti del marchesato, dai Visconti di Milano ma già nel 1436 torna ai Paleologi, che avevano richiesto l'aiuto di Amedeo VII di Savoia. Nel 1533 anche la casa paleologa si estinse e tutto il Monferrato passò ai duchi di Mantova. Nel 1566 fu sede del senato locale e danneggiata dalle guerre tra spagnoli e francesi e dalla successiva peste del 1630. L'annessione del Monferrato (e di Acqui) al Piemonte sabaudo si verificò nel 1708.

Comunità ebraica di Acqui Terme[modifica]

La presenza ebraica, durata fino agli anni precedenti la prima guerra mondiale, è attestata in città fin dal XVI secolo in due zone: nel vicolo Calabraghe e presso il Castello. Nel 1731, con l'istituzione del ghetto, gli ebrei allora residenti a Acqui furono costretti a concentrarsi in due grandi palazzi, tuttora esistenti, presso la piazza della Fontana Bollente. Nel 1761 gli ebrei erano 239, per divenire oltre 500 dopo l'emancipazione del 1848. Il piccolo oratorio della comunità in via Portici Saracco fu allora sostituito da una grande sinagoga grazie al finanziamento della famiglia Ottolenghi.

La fine del ghetto significò però anche il declino della comunità ebraica per la forte emigrazione verso i centri maggiori della regione. La sinagoga fu smantellata dopo la seconda guerra mondiale ed oggi ne rimane sull'ingresso solo una lapide commemorativa. Rimane anche l'antico cimitero in via Romita.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il nucleo più antico è il Borgo Pisterna, adiacente al Borgo Nuovo e al Borgo San Pietro: rappresentano assieme l'attuale centro della città, che si è poi via via andato sviluppando sia verso la pianura che verso la collina. In epoca più recente e al di là del fiume Bormida si è sviluppata la zona termale e dei Bagni, con l'Hotel Antiche Terme, sede di un grandioso parco, gli stabilimenti termali e numerosi alberghi, e le frazioni di Ovrano, Moirano e Lussito.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

  • 1 Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. È collegato alla stazione ferroviaria di Genova Brignole con il Volabus, un servizio di pullman tarato in corrispondenza degli Arrivi nazionali e internazionali.
Voli diretti: Milano Malpensa, Torino, Cagliari, Napoli, Palermo, Catania, Alghero, Olbia, Trapani, Trieste, Roma Fiumicino.
Voli Internazionali: Londra Stansted, Parigi CDG, Colonia, Monaco di Baviera, Bruxelles, Amsterdam, Barcellona, Istanbul.

In auto[modifica]

  • A26 Casello autostradale a Ovada sulla A26 dei Trafori (Gravellona Toce - Genova Voltri)
  • È all'incrocio della strada statale Strada Statale 456 Italia.svg del Turchino (che si innesta sulla SS1 a Genova-Voltri) con la strada statale Strada Statale 30 Italia.svg della Val Bormida.

In treno[modifica]

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Stazione dei pullman, piazza Vittorio Veneto. Ha linee di pullman che la collegano a Torino e ad Alessandria


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • 1 Chiesa di San Francesco. Poco distante dalla Bollente sorge la chiesa di San Francesco (già di San Giovanni), anticamente collegata ad un convento francescano di cui sopravvivono due chiostri quattrocenteschi ad essa adiacenti. La chiesa fu quasi integralmente ricostruita in stile neoclassico a metà del XIX secolo, ad eccezione dell'abside e del campanile gotici. Oltre ad un pregiato portone ligneo dello scultore Giulio Monteverde (1837-1917) presenta una monumentale facciata con grande timpano e l'interno con volta a botte, affrescata da Pietro Ivaldi da Ponzone detto Il Muto. Vi si conserva una tela di Guglielmo Caccia Moncalvo.
  • 2 Cattedrale di Santa Maria Assunta. Fu costruita a partire dal X secolo e consacrata nel 1067 dal vescovo Guido, venerato come santo patrono della città e della diocesi. Si tratta di un edificio romanico con pianta a croce latina originariamente a tre navate, divenute cinque nel XVIII secolo. L'interno presenta decorazioni settecentesche ed ottocentesche: sono notevoli l'altare barocco di san Guido d'Acqui e il trittico della Annunciazione o della Madonna di Monserrat del pittore catalano Bartolomeo Bermejo (fine XV secolo).
  • 3 Chiesa di San Pietro (Addolorata). L'antica chiesa di San Pietro, nota anche come chiesa dell'Addolorata, ha origini paleocristiane. Venne quasi integralmente ricostruita tra X ed XI secolo in stile romanico quando vi si stabilì un'abbazia benedettina. Profondamente trasformata nel XVIII secolo, fu restaurata e parzialmente ricostruita in stile neo-romanico negli anni trenta del XX secolo. Restano originali la navata centrale e parte delle navate laterali, le absidi e il campanile a pianta ottagonale.
  • 4 La Bollente. Il primo appuntamento per chi arriva nella città è la visita a Piazza della Bollente, sul lato del centralissimo corso Italia. Qui, al centro della piazza, è posta un'edicola marmorea ottagonale, realizzata nel 1879 dall'architetto Giovanni Cerutti, che circonda una fonte termale da cui sgorga l'acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 °C di un'acqua sulfureo-salso-bromo-iodica.
Una leggenda narra che i bambini appena nati fossero portati alla fonte per esservi immersi per un attimo: se ne uscivano vivi, meritavano l'appellativo di "sgaientò", ossia scottati.
  • 5 Palazzo Comunale. Sulla stessa piazza Levi ospitante la Chiesa di San Francesco vi sono due importanti edifici: il Palazzo Comunale, già dimora dei Conti Lupi di Moirano, costruito nel XVII secolo e divenuto sede municipale agli inizi del Novecento (quando fu eretta la torre civica) e la Casa Robellini, costruita nel Cinquecento con trasformazioni settecentesche. Nei sotterranei ha sede l'Enoteca regionale.
  • 6 Torre Civica. La Torre Civica è affacciata su piazza della Bollente ed è frutto nel 1763 di una sopraelevazione di un piano di una porta dell'antica cinta muraria d'età comunale (sec. XII-XIII); dotata di campana e altri congegni funse da orologio civico cittadino a partire dalla fine del Settecento. Attorno alla medesima piazza anticamente sorgeva il ghetto ebraico.
  • 7 Palazzo Vescovile e Ospedale di Santa Maria maggiore. La cui edificazione iniziò nella prima metà del XV secolo e terminò nel 1592, grazie al vescovo Francesco dei Conti di San Giorgio e Biandrate. Nella adiacente via Verdi sorge l'antico Ospedale di Santa Maria Maggiore, costruito anch'esso nel XV secolo e attualmente sede del Ricovero Ottolenghi, al cui interno si trova un gruppo bronzeo dello scultore Arturo Martini.
  • 8 Castello dei Paleologi. Il castello dei Paleologi è citato per la prima volta 1056; venne ricostruito nel XV secolo dal marchese di Monferrato Guglielmo VIII Paleologo. Con l'utilizzo della polvere da sparo divenne inadeguato dal punto di vista difensivo e fu più volte danneggiato ed espugnato. Parte del castello ospita il Museo Archeologico comunale che custodisce numerosi reperti, soprattutto di epoca romana rinvenuti nei dintorni della città. È inserito nel sistema dei Castelli Aperti del Basso Piemonte.
  • 9 Acquedotto romano. La struttura, uno dei simboli della città, risale ad epoca imperiale; la conduttura era originariamente lunga 13 km e attingeva l'acqua dal torrente Erro, nei pressi di Cartosio attraversando anche il territorio di Melazzo. Si tratta di una delle strutture di questo genere meglio conservate dell'Italia Settentrionale. Altre importanti testimonianze del periodo romano si trovano in città, ad esempio i resti della piscina del calidarium di un impianto termale.
  • 10 Sorgenti termali. Nel quartiere Bagni, sulla sponda destra della Bormida, si trovano altre sorgenti termali (Lago delle Sorgenti, formato da sette fonti a 45-55 °C; fontanino dell'Acqua Marcia, circa 20 °C). Qui, alla fine del Quattrocento, venne eretto uno stabilimento termale chiamato Antiche Terme, distrutto nel XVII secolo da una frana. L'attuale edificio, ricostruito nel 1687), fu ampliato nel XIX secolo con l'aggiunta di padiglioni e di un intero piano. Nei pressi si trova lo stabilimento termale Regina ed una vastissima piscina natatoria costruita nel 1927.
Origine affine alle precedenti hanno le acque ipotermali scaturenti nel comune di Visone dal cosiddetto "Fontanino di Visone", nei pressi della stazione ferroviaria. Queste ultime subiscono subito però un notevole raffreddamento durante la risalita (temperatura: 21,8 °C) e una forte commistione con acque sotterranee superficiali.
L'altro stabilimento termale risale agli ultimi decenni del secolo XIX ed è denominato Nuove Terme; è collocato ai margini del centro storico (sponda sinistra della Bormida), in Piazza Italia, dove dal 1º gennaio del 2000 si trovano due fontane monumentali dette "delle Ninfe" e "delle Ninfee". Oggi (dal 2009) la ex fontana delle ninfe, non più attrezzata come tale, pur rimanendo invariata nella geometria si presenta come un'aiuola ricca di fiori e con all'interno olivi secolari. Questo rinnovamento migliora dal punto di vista estetico e pratico l'atmosfera di "Piazza Italia" che ora risulta meno appesantita da gelidi marmi e più aperta all'occhio del turista, proprio davanti all'entrata del "Grand hotel nuove terme".Il bassorilievo in marmo di Carrara della fontana delle Ninfe, dopo la sua trasformazione in aiuola, è stato ricollocato nel giardino del Castello dei Paleologi.


Eventi e feste[modifica]

  • Mercatino degli Sgaiéntò, piazza Italia. Simple icon time.svg la quarta domenica del mese. Antiquariato, cose vecchie ed usate, hobbistica.
  • Bagnacaudando (Centro congressi). Simple icon time.svg in marzo. Grande festa della bagna cauda con danze e musiche occitane.
  • Risottata all'acquese. Simple icon time.svg seconda settimana di maggio.
  • Festa delle Feste. Simple icon time.svg secondo sabato e domenica di settembre.
  • Palio del Brentau. Simple icon time.svg secondo week end di settembre. È collegato alla Festa delle feste; è una gara tra i portatori di brocche, colme di acqua della Bollente, che devono compiere un percorso nel più breve tempo possibile, con la brenta a spalla colma d'acqua.
  • Cisrò. Simple icon time.svg in ottobre. Sagra della zuppa di ceci, piatto tipico tradizionale
  • Bagnacaudando seconda edizione. Simple icon time.svg in dicembre. Ritorna a fine anno la manifestazione dedicata alla bagna cauda, con distribuzione del piatto tipico con verdure.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]

Prodotti tipici del territorio di Acqui Terme sono i vini Dolcetto d'Acqui e di Ovada, con Barbera, Brachetto, Cortese, Moscato, Grignolino; funghi (porcini) e tartufi (bianco e nero).

Gli insaccati annoverano il filetto baciato, un salame crudo creato ad Acqui nell'800; altri salumi sono salame cotto e crudo, testa in cassetta, sanguinacci, frizze, grive, salsiccia, cacciatorini.

Fra i prodotti caseari è da ricordare la formaggetta che è l'unico formaggio tradizionale italiano di puro latte caprino, ancora prodotto in zona da una quarantina di casari. La diffusione dell'allevamento ovicaprino consente inoltre di vendere una buona quantità di agnelli e capretti nel periodo pasquale.

Laboratori dolciari producono amaretti, torrone morbido e duro, lingue di suocera, baci di dama, brut e bon e una locale torta di castagne derivata da antiche ricette contadine, che è il tipico dolce delle feste pasquali.

Grappe, liquori e amari, fra i quali l'amaro al fungo di Porrone e l'amaro marroni di Spigno Monferrato concludono le produzioni locali.

Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

Osterie[modifica]

  • 1 Bo RUSS, Via Garibaldi 98 / angolo via Cavour, +39 0144 321682. cucina piemontese e acquese; filetto baciato, agnolotti, brasati
  • 2 Da Bigat, Via Mazzini, 30-32, +39 0144 324283. farinata, tagliarini, ravioli, trippa, stoccafisso, bollito misto
  • 3 La Curia, Via alla Bollente 72, +39 0144 356049. filetto baciato, agnolotti monferrini, stoccafisso all’acquese - Enoteca
  • 4 Osteria 46 – Parco del tartufo, Via Vallerana, 11 / fine via Nizza, +39 327 6533413. pasta,gnocchi,ravioli, pane e focaccia fatti in casa
  • 5 Perbacco, Via A. Manzoni 16, +39 0144 56199. taglierini al ragù con salsiccia di Bra, stracotto al Barbera, bunet alle nocciole e cucina tipica piemontese
  • 6 La Farinata, Via IV Novembre 4, +39 0144 320816, +39 348 2313597. farinata, trippa, stoccafisso, pizze al tegamino e cucina tipica

Trattorie[modifica]

  • 7 Arsenico e Vecchi Merletti, Piazza della Conciliazione 20, +39 333 4911371. pasta e fagioli, polenta, minestrone e cucina tipica piemontese
  • 8 Carialoso, Via A. Manzoni 34, +39 347 9277733. stoccafisso, trippa in umido, bollito misto e cucina tipica
  • 9 Cit Ma Bon, Galleria Mazzini, +39 349 3108509. cucina genovese e ligure, focaccia di Recco e pizze
  • 10 Gamondi, Stradale Alessandria, 101, +39 0144 356951. antipasti alla piemontese, carne alla brace e pizza
  • 11 Mazzini, Via Mazzini 29, +39 0144 325347, @ . farinata, acciughe con bagnetto, ravioli al plin
  • 12 San Guido, Piazza San Guido 5, +39 0144 58654, +39 333 6737850. stoccafisso all’Acquese, bollito misto, trippa, fritto misto

Pizzerie[modifica]



Dove alloggiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

Prezzi medi[modifica]

Prezzi elevati[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 11 Poste italiane, via Ermenegildo Trucco 27, +39 0144 388211, fax: +39 0144 322901.
  • 12 Poste italiane (agenzia 1), via Carlo Marx 34, +39 0144 322986, fax: +39 0144 322986.


Nei dintorni[modifica]

  • Mombaldone — È uno dei Borghi più belli d'Italia.
  • Alessandria — Prende il nome dal papa Alessandro III e fu un caposaldo della lotta contro l'Impero. Libero Comune, fu per secoli roccaforte militare. Ha un vasto centro storico di impronta inequivocabilmente sabauda.
  • Tortona — Città di antichissima origine, fu da sempre crocevia di traffici e commerci. Il suo centro storico ha l'eleganza e la sobrietà delle città piemontesi con imfluenze lombarde.


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