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Ovada

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Ovada
Scorcio di Ovada
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Ovada
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Sito istituzionale

Ovada è una città del Piemonte.

Da sapere[modifica]

Costituisce il centro di riferimento dell'Ovadese a cui dà il nome, che conta sedici comuni e somma circa 30.000 abitanti. Prende il nome dal latino vadum, guado, e Vada era chiamata in alcune lettere che Decimo Bruto inviò a Cicerone.

Cenni geografici[modifica]

Si trova nella pianura padana piemontese ai piedi dell'Appennino ligure - piemontese, all'imbocco della Valle Stura, zona chiamata Basso Piemonte o Alto Monferrato.

Cenni storici[modifica]

Menzionata per la prima volta nel 967 quando Ottone I dona al Marchese Aleramo una villa in territorio di Ovada, che era sottoposto al Monastero di S. Quintino di Spigno Monferrato. Ovada fece quindi parte della marca aleramica, passando poi sotto il dominio dei marchesi di Gavi, dei marchesi del Bosco e infine dei Malaspina, che in varie riprese (1272-1277) la cedettero a Genova. Occupata dai duchi di Milano e attribuita alla famiglia Trotti, fu infeudata agli Adorno, che la tennero fino al 1499, quando il re di Francia Luigi XII la restituì ai Trotti. Intanto la città si era ingrandita e possedeva ormai una grande chiesa parrocchiale, un castello e delle mura.

Nel 1528, in seguito all'ascesa di Andrea Doria e al passaggio della Repubblica di Genova sotto la protezione dell'Impero, Ovada, che nel frattempo si era ribellata ai suoi feudatari, fu conquistata dalle truppe di Bartolomeo Spinola, poiché la Repubblica di Genova da molto bramava il controllo sulla città.

Colpita da una grave carestia nel 1625 e poi dalla peste del 1630, Ovada perse i 4/5 della popolazione. Usciti dal contagio in pochi mesi, i cittadini decisero di erigere la chiesa della Beata Vergine della Concezione, e nel 1694 nacque San Paolo della Croce. Ancora sotto il dominio genovese, nel 1746 durante la guerra di successione austriaca fu occupata dalle truppe austro-piemontesi, che la tennero per tre anni. Dopo questi avvenimenti Ovada trascorre qualche decennio di stabilità politica, e fiorisce l'allevamento del baco da seta. La città diventa quindi un centro di produzione tessile a livello europeo. Nel frattempo inizia a diffondersi l'agricoltura nelle zone disboscate e l'economia è in crescita.

Occupata dai francesi durante le Campagne d'Italia, entrò a far parte dell'impero napoleonico. Ovada non soffre molto di particolari razzie e perdite, ma anzi diventa sempre più florida: vengono realizzate grandi opere pubbliche, redatto un catasto di tutti gli edifici sul suolo cittadino e viene per la prima volta nella storia ovadese avanzata l'idea di una strada che collegasse direttamente a Genova.

Alla caduta di Napoleone (1814), passò al Regno di Sardegna (1815). Entrando dunque nel Regno d'Italia, attraversa nuovamente un periodo di crescita economica: intensificate le coltivazioni collinari, si moltiplicano le attività artigiane e nascono le prime industrie, inizia la produzione del Dolcetto e viene realizzata finalmente la strada di comunicazione con Genova. La città si espande e diventa principalmente industriale e artigianale. Con l'arrivo della ferrovia Ovada raggiunge il culmine dello sviluppo, fulcro di un sistema viario capillare che favorisce gli scambi commerciali.

La prima guerra mondiale colpisce pesantemente la popolazione. Comunque con la fine del conflitto le attività industriali tornano a consolidarsi e ad aumentare. Dopo la seconda guerra mondiale Ovada torna ancora una volta in produzione, collegata con l'A26 dalla seconda metà degli anni settanta. Oggi la città punta sull'artigianato, sull'industria e sul turismo, che si è andato sempre più consolidando negli ultimi anni.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende, oltre alla città, i paesi di Costa, Gnocchetto, Grillano e San Lorenzo.

Come arrivare[modifica]

In auto[modifica]

  • Autostrada A26 Ha casello autostradale proprio sulla autostrada A26 Genova - Gravellona Toce
  • Strada Statale 456 È attraversata dalla strada statale 456 del Turchino
  • Strada Provinciale 155 È caposaldo della strada provinciale 155 Ovada - Novi Ligure


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta. Alla fine del XVIII secolo la vecchia chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, divenne insufficiente e perciò nel 1770 si decise di costruire una nuova chiesa più grande, la cui progettazione venne affidata all'architetto comasco Giovanni Antonio Delfrate, che per essa si ispirò alla barocca basilica di Santa Maria delle Vigne di Genova; la costruzione ebbe inizio nel 1772 e terminò nove anni più tardi, nel 1781; tuttavia, la nuova chiesa venne consacrata soltanto nel 1801 e dedicata non più a san Bartolomeo, ma a Nostra Signora Assunta. Nel 1808 venne costruito alla destra della facciata, secondo il progetto originario, un campanile; nel 1853 venne costruito quello di sinistra, gemello del primo e anch'esso presente del progetto originario.
La facciata della chiesa è in un sobrio stile barocco ed è a salienti. Essa è suddivisa in due fasce sovrapposte da un alto cornicione: in quella inferiore si trovano i tre portali intervallati da coppie di lesene; lo schema delle lesene continua anche nell'ordine superiore, dove si trova al centro una finestra rettangolare chiusa da una vetrata policroma raffigurante l'Assunta. I due campanili laterali raggiungono un'altezza di 47 metri.
La pianta dell'edificio è a croce latina, con tre navate con cappelle laterali, transetto e profonda abside. La navata centrale è coperta con volta a botte lunettata ed è interamente affrescata con scene della vita di Maria, opera di Pietro Ivaldi, autore di tutti gli affreschi sulle volte della chiesa. Le navate laterali sono coperte con volta a vela decorata con stucchi dorati e affreschi. Nelle cappelle laterali sono raccolte varie opere per la maggior parte ottocentesche; nel transetto, la statua settecentesca della Vergine Assunta di Carlo Cacciatori; nell'abside il neoclassico altare maggiore in marmi policromi.
Sulla cantoria in controfacciata, racchiuso entro una cassa lignea riccamente decorata con sculture e dorature, si trova l'organo a canne, costruito nel 1896 da Carlo Vegezzi-Bossi secondo i dettami della riforma ceciliana. Dietro l'altare maggiore, si trova un secondo organo a canne, costruito nel 1897 dall'organaro William George Trice per accompagnare i canti durante le liturgie.
  • Chiesa dell'Immacolata Concezione.La chiesa venne costruita dopo un voto alla Madonna fatto dagli ovadesi nel 1631 per la fine della peste. La prima pietra venne posata il 10 giugno 1640, mentre fu consacrata il 26 maggio 1662. Dalla sua costruzione l'edificio ed il convento adiacente sono affidati ai Francescani. Nella vicina piazza si può vedere una piccola statua dedicata al santo fondatore dell'ordine. Nel 1935 la chiesa venne gravemente danneggiata da un incendio, che comportò la quasi totale ricostruzione del complesso che si protrasse fino agli anni settanta, quando si compirono degli ampliamenti alle cappelle e venne edificato il nuovo convento.
La facciata attuale risale alla ricostruzione dopo l'incendio del 1935: in stile neoromanico, è dipinta a fasce bianche e nere e presenta tre portali, due bifore ed un rosone. L'interno è molto diverso da com'era un tempo, ossia semplice e privo di decorazioni secondo i canoni francescani. Ad una sola navata voltata, le sue cappelle laterali sono state ricostruite negli anni settanta, mentre l'altare maggiore è del Settecento. Ai pilastri della navata centrale si trovano due tele dell'ovadese Geronimo Buffa, Cristo incoronato di spine e Flagellazione di Gesù. La chiesa conserva anche opere di Giuseppe Palmieri nella prima cappella a sinistra e di Emilio Ravera.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La chiesa ed il convento retrostante vennero fondati nel 1481 dal Padre domenicano Giovanni Cagnasso da Taggia, come recita la lapide posta nel 1508 sopra il portale. Tra il 1797 ed il 1815 con l'occupazione napoleonica fu usata prima come caserma e poi come magazzino. Dopo il congresso di Vienna (1815) l'edificio, sebbene spogliato degli altari originari, venne riconsacrato. Con i restauri degli anni ottanta sono stati riportati a vista i mattoni della struttura interna, anche se il 26 novembre 1986 un incendio ha gravemente danneggiato le opere ancora custodite nella chiesa, come gli stalli ottocenteschi del coro. Oggi la chiesa si presenta con rifacimenti moderni e seppur restaurata ha perso parte delle opere d'arte di un tempo.
La facciata, a salienti, è molto semplice e presenta un finestrone semicircolare. Sopra il portale è situata una lunetta con un affresco della Madonna e due santi domenicani. L'interno è a croce latina: le tre navate hanno quattro campate con volte a botte per quella centrale e a crociera per quelle laterali. Il presbiterio è goticheggiante ed ospita l'altare barocco.
Il chiostro romanico è porticato, ma oggi, con gli archi murati, ospita aule scolastiche. Il resto del convento è settecentesco, con corridoio voltato e spazi adibiti ad usi vari.
Le opere conservate nella chiesa sono:
Sant'Omobono, quadro seicentesco di anonimo genovese, prima campata destra
San Vincenzo Ferreri, pala d'altare seicentesca (l'altare, in marmo policromo con lo stemma di Genova, era l'altare maggiore della vecchia chiesa parrocchiale di Ovada), seconda campata destra
Madonna con Santa Caterina e Santa Maria Maddalena, quadro seicentesco di Giovan Battista Casoni, quarta campata destra
Il settecentesco altare della Beata Vergine del Rosario nel transetto destro: la statua centrale della Madonna è di Francesco Biggi, collaboratore di Domenico Parodi, allievo del Bernini
Uccisione di San Pietro da Verona , quadro del 1618 di Giovan Battista Bisio, nella cappella sul transetto destro
L'altare maggiore proveniente dalla chiesa genovese di Santa Maria di Castello e qui sistemato assieme alla balaustra del presbiterio nel 1690
Cenotafio di Santa Colomba, con i resti della santa prelevati dalle catacombe romane nell'Ottocento, cappella del transetto sinistro
San Giuseppe Calasanzio con San Filippo Neri, quadro settecentesco attribuito a Paolo Borroni, terza campata sinistra
Altare di San Giacinto, domenicano patrono di Ovada: in basso la rappresentazione della città con la scritta "protector uvadae", protettore di Ovada, seconda campata sinistra
  • Oratorio della SS. Annunziata. La costruzione risale al XIV secolo; conserva tele di Luca Cambiaso, del Brea e dello Schiena, nonché un gruppo ligneo della Madonna del Carmine e uno dell'Annunciazione opera del Maragliano
  • Oratorio di San Giovanni Battista. Il seicentesco oratorio custodisce il gruppo ligneo della Decollazione di S. Giovanni Battista di A. M. Maragliano.
  • Palazzo Spinola, Piazza San Domenico.
  • Casa natale di San Paolo della Croce.
  • Palazzo Comunale.
  • Castello di Lercaro (nella frazione Lercaro).
  • Castello di Grillano (nella frazione Grillano).


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]



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