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Atri

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Atri
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Atri
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Sito istituzionale

Atri è una città dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Atri è una città ricca di monumenti, tesori d'arte, siti archeologici e musei. Il suo monumento-simbolo è la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, monumento nazionale. Meritano poi una visita le tante chiese del centro storico, il palazzo ducale, il teatro comunale, i musei capitolare, archeologico, etnografico e degli strumenti musicali.

Cenni geografici[modifica]

A poca distanza dalla costa adriatica, Atri sorge sulle prime alture appenniniche, a 10 km. da Roseto degli Abruzzi e a 38 km. da Teramo.

Cenni storici[modifica]

Il Porto romano di Atri
Sul litorale adriatico nella Costa dei trabocchi tra Silvi Marina e Pineto, nelle acque antistanti la Torre di Cerrano a meno di un chilometro dalla battigia, su un fondale sabbioso tra 5 e 15 metri, giacciono le rovine sommerse dell’antico porto di Atri: i resti di un molo a forma di "L", opere murarie, lastroni in pietra d’Istria, colonne e vari manufatti.

Le immersioni sono difficoltose per la sabbia del fondale che spesso riduce a pochi centimetri la visibilità.

La sua nascita si perde nella notte dei tempi. Per questa città, fra le più antiche dell'Abruzzo, si sono indicate svariate origini, parecchie legate a personaggi del mito; molti autori hanno indicato negli Illiri i suoi fondatori. Di Atri comunque parlano già autori greci come Polibio, Strabone, Tolomeo, ed autori latini: Livio, Plinio. La sua importanza fu grande, tanto che parecchi storici affermano che Hadria abbia dato il nome al mare Hadriaticus, il nostro Adriatico che bagnava il suo territorio (Hadrianus Ager).

La tesi che più trova credito attualmente è che Hatria, poi Hadria ed infine Atri in epoca moderna, ebbe origini illirico-sicule. La città aveva un porto sull'Adriatico nei pressi della odierna Cerrano, tra Pineto e Silvi. Il suo porto costituiva, con Spina, Numana e Porto Trabbia uno dei porti più importanti del commercio mercantile greco.

Atri entrò poi nell'area di influenza dei Piceni; Atri ed Ascoli furono capitali degli umbro-piceni. Nel corso delle Guerre Sannitiche Atri intervenne in aiuto dei Romani entrando nella Lega Latina (284-264 a.C.). Municipium nell'89 a.C. e Colonia Romana nel 27 a.C., seguì le vicende dell'Impero Romano, periodo del quale sono stati effettuati in città numerosissimi ritrovamenti ed importanti vestigia.

Caduto l'Impero, Atri attraversò un lungo periodo di decadenza. Scarse sono le notizie sulla città fino al XIII secolo, che nel XII sotto i Longobardi faceva parte del Ducato di Spoleto. Durante la lotta fra l'Impero e il Papato Atri si schierò a favore della parte Guelfa, ottenendo per questo dal Papa Innocenzo IV nel 1251 l'istituzione della Diocesi e l'autonomia comunale. Nel 1305 fu completata la costruzione della Cattedrale, una delle più insigni chiese d'Abruzzo.

Nel 1395 la città fu venduta al Conte di San Flaviano Antonio Acquaviva; inizia così un Ducato che avrà vita fino al 1760, quando la città ritornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli. Gli Acquaviva furono una delle più importanti famiglie nobili dell'Italia centrale; quando il ramo ducale di Atri si estinse la città seguì le sorti del Regno di Napoli fino all'Unità.

In età moderna Atri rimane una delle città artisticamente più importanti dell'Abruzzo, pur essendo un po' defilata e pur non avendo avuto particolare sviluppo in termini economici e di popolazione.

Come orientarsi[modifica]

Corso Elio Adriano e via Picena, che si innnestano nella Piazza Duchi d'Acquaviva, costituiscono l'asse portante del centro storico. Queste arterie toccano i più importanti monumenti cittadini, dalla cattedrale al Palazzo ducale alle chiese principali e costituiscono l'irrinunciabile percorso di visita pedonale della città.

Quartieri[modifica]

Altri centri abitati del territorio di Atri sono: Casoli di Atri, Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita, Treciminiere.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A14 La città è raggiungibile attraverso l'Autostrada A/14 Adriatica, uscendo al casello Atri-Pineto.
  • Strada Statale 16 Dalla statale 16 Adriatica, si raggiunge Atri imboccando la strada provinciale 28 da Pineto.

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Atri-Pineto (10 km) e Pescara Centrale (20 km).

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]

Il centro storico è sicuramente visitabile a piedi; in tal modo ci si può più agevolmente spostare nelle strette vie medievali e nello stesso tempo scoprire i numerosi incantevoli scorci architettonici che la città offre.

Cosa vedere[modifica]

Cattedrale di Santa Maria Assunta
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Affreschi
Affreschi
Affreschi
Madonna adorante e Bambino
  • 1 Cattedrale, Corso Elio Adriano, +39 085 8710218. Sul luogo di una chiesa romanica a cinque navate, costruita nel IX secolo, Raimondo di Poggio e Rainaldo d'Atri iniziarono nel 1264 la costruzione della Cattedrale che sarà dedicata a Santa Maria Assunta. Già la precedente chiesa era stata costruita su edifici romani; la cattedrale mantiene come cripta una antica cisterna romana. I lavori di edificazione terminarono nel 1305. Per il campanile si raggiunse l'aspetto definitivo nel 1502 con l'aggiunta della cella cuspidata ottagonalead opera di Antonio da Lodi.

La facciata, di conci a pietra d'Istria, ha un aspetto maestoso di grande eleganza. La parte sicuramente più pregevole è il portale al di sopra del quale spicca il rosone. Archivolti e capitelli furono scolpiti da Rainaldo d'Atri e Raimondo di Poggio che iniziarono una Scuola Atriana che produsse le proprie opere per tutto il Trecento. La facciata, che attualmente termina con una cornice orizzontale, tipica di molte chiese abruzzesi, era in realtà originariamente dotata di timpano in stile gotico, ma il frontone crollò in seguito al terremoto del 1563.

Il lato destro della chiesa ha ben tre portali. Il primo, del 1305, è di Rainaldo d'Atri. In stile gotico, ha ornamenti a traforo e termina con una cuspide. Il portale centrale del 1288 è di Raimondo di Poggio; riporta gli stemmi degli Angioini allora regnanti e l'agnello crucigero. È ancora di ispirazione medievale. Il terzo portale è del 1302, opera sempre di Raimondo di Poggio. Ha ricchi ornamenti negli archivolti e due fiere aggettanti sopra i capitelli.

Sul lato meridionale si apre la Porta Santa, caratteristica che accomuna Atri a Roma e a L'Aquila. Sono in tutto sette nel mondo le cattedrali che hanno tale privilegio. La Perdonanza della Porta Santa pare risalire ad una concessione di Celestino V, il Papa eremita abruzzese che fu compagno del Beato Francesco Ronci di Atri. La Porta Santa è la prima dei tre portali laterali. Nella settimana dell'Assunta a metà agosto viene cerimonialmente aperta alla presenza del popolo e del Vescovo: per otto giorni i fedeli possono ottenere l'indulgenza plenaria entrando dalla porta ed uscendo dall'ingresso pricipale. Per ottenerla occorre seguire i riti previsti.

L'interno rettangolare a tre navate ha lo slancio tipico del gotico con le sue arcate ad arco acuto. Due serie di pilastri polistili delimitano le navate. L'edificio sacro ha dimensioni ragguardevoli: m. 56,60 in lunghezza per m. 24,70 in larghezza. La luce è veicolata dal rosone della navata centrale e dalle finestre strette e alte che interessano anche il fianco destro.

Di pregio è il Coro dei Canonici che ospita sulle sue pareti il ciclo pittorico di Andrea de Litio, realizzato dal 1465 al 1471. Oltre ad essere il capolavoro del pittore, il ciclo costituisce l'opera pittorica più vasta del primo Rinascimento nella regione dell'Abruzzo. L'autore, nativo di Lecce dei Marsi nell'aquilano, si formò a Firenze sviluppando un proprio linguaggio autonomo che i critici definiscono come una sapiente sintesi fra il neogotico di Masolino da Panicale e Gentile da Fabriano con le innovazioni di Paolo Uccello, Piero della Francesca e i nuovi apporti del neogotico cortese internazionale.

Nel ciclo di Atri rappresenta nei pannelli superiori le Storie di Gioacchino, in quelli mediani ed inferiori le Storie di Maria con 101 pannelli per 26 scene. In alto, in quattro vele, Evangelisti e Dottori della Chiesa disposti come fece Giotto nella Basilica di San Francesco. Nelle scene sono riprodotti usi e costumi della società atriana del tempo, con notazioni di vita abruzzese dei ceti nobili e del ceto popolare, come la raffigurazione dei pastori con il gregge al ritorno dal pascolo.

Nella navata sinistra opere del XIV secolo: Sant'Orsola, Cristo nell'orto degli ulivi, Cristo in mandorla del Maestro d'Offida, che le realizzò nel 1340 con caratteri dell'arte bolognese ed influenze napoletane.

Battistero

Il Battistero a quattro colonne finemente cesellate è testimonianza della penetrazione dello stile rinascimentale lombardo in Abruzzo: è infatti opera di Paolo De Garvis da Bissone di Como, conterraneo del Maderno e del Borromini. La Cappella Arlini, famiglia di origini lombarde, è un barocco primitivo del 1618. La Cappella dei Corvi del 1577 è tutta in pietra lavorata da marmorari atriani. L'affresco Madonna d'alto mare di Andrea De Litio, oltre ad essere opera di valore, assume importanza anche perché raffigura la Santa Casa di Loreto con il porticato in legno com'era la sua conformazione originaria, di cui è una rara testimonianza.

Resti delle navate circolari dell'antica preesistente chiesa di Santa Maria sono stati riportati alla luce, di cui si conservano muri parietali, coro e pilastri stroncati. L'affresco Incontro dei vivi e dei morti (1240 - 1250 circa) appartiene all'antica chiesa e rappresenta la vanità delle cose terrene. Al di sopra Sant'Andrea Apostolo, opera bizantina. Si possono inoltre vedere interessanti resti di mosaici pavimentali del III secolo ed un antico pavimento del secolo XI, protetti da lastre vetrate al di sotto del piano calpestabile attuale.

In fondo alla navata destra la Cappella di Sant'Anna era il monumento funebre dei Duchi Acquaviva, che qui venivano tumulati e pertanto veniva chiamata comunemente Cappella Acquaviva.

  • 2 Chiesa di Santa Reparata, Via Roma. È annessa alla concattedrale; l'elegante chiesa ha due entrate, una lungo il marciapiede accanto alla concattedrale e un'altra minore lungo la navata destra del Duomo. Venne eretta nel 1355, in onore di Santa Reparata (martire di Cesarea), la quale era stata dichiarata patrona della città due anni prima; venne però ritoccata alla fine del Seicento e intorno al 1740 da Gian Battista Gianni, ed oggi si presenta in veste barocca. La chiesa, a croce greca, ha una facciata con un portale settecentesco che ha una nicchia con una statua del Trecento di Santa Reparata con la palma e la città di Atri sulla mano;la statua si trovava sulla medievale Porta Macelli, che venne demolita nel 1859 dal sindaco per rendere più agevole il passaggio; gli atriani salvarono la statua che si trovava sull'arco e la misero sulla facciata della chiesa di S.Reparata. Il modellino di Atri che la santa porta sulla mano presenta il campanile del duomo con la punta ottagonale: si deve pensare allora ad un rifacimento successivo, perché il completamente della torre con il tamburo ottagono risale al 1502. L'interno è ad una navata e presenta ricchi stucchi barocchi e su un altare le statue ottocentesche dell'Addolorata e del Cristo morto, portati in processione il venerdì Santo. Ma il vero tesoro della chiesa è il grande e pesantissimo baldacchino ligneo realizzato da Carlo Riccione nel 1690-92, noto intagliatore e scultore allievo dello stesso Bernini: infatti il Baldacchino è molto simile a quello del Vaticano. Anticamente il baldacchino era in concattedrale e fu spostato nel 1970.
  • 3 Chiesa di San Francesco. Situata lungo Corso Elio Adriano, a metà strada tra il Duomo e il Palazzo Ducale, la chiesa di San Francesco è uno dei più antichi conventi francescani visto che fu fondata nel 1226 su iniziativa di Filippo Longo, discepolo di Francesco d'Assisi. La grandiosa costruzione gotica, crollata a seguito di un terremoto nel 1690, è oggi sostituita dal nuovo edificio barocco inaugurato verso il 1715, su progetti di Giovan Battista Gianni: la facciata ad ali inflesse, schema che sarà frequentemente ripetuto in varie chiese abruzzesi successive, è preceduta dalla scalinata a doppia rampa (1776) che è un unicum in Abruzzo. L'interno ad una navata è ornato da otto cappelle laterali decorate, nel corso del XVIII secolo, da artisti lombardi (Gianni) e napoletani (Giuseppe Sammartino: di lui, che si occupò anche della decorazione del presbiterio, spiccano i fastosi cappelloni di San Francesco e Sant'Antonio). Sul retro della chiesa, oltre che sui muri esterni laterali, si conservano i resti della chiesa medievale, oltre all'Arco dei Francescani (collegamento tra la chiesa e il convento), edificato nel XIV secolo sul sito di una porta del circuito murario altomedievale.
Chiesa di San Nicola
  • 4 Chiesa di San Nicola, Via Picena. A pochi metri da Piazza Duchi d'Acquaviva e dal Belvedere di Viale delle Clarisse, la chiesa di San Nicola è una delle tre parrocchie di Atri. Considerata tradizionalmente la chiesa più antica della città (ne fa menzione la prima volta Papa Lucio III nel 1181), la sua struttura romanica si è sostanzialmente mantenuta intatta fino ai giorni nostri, anche se nel 1256 il documentato intervento di un tal Mastro Giovanni comportarono forse l'aggiunta del campanile e il rialzo del pavimento. :L'esterno, di semplice fattura, si caratterizza per le scodelle dipinte opere delle primitive fabbriche di Castelli (metà XIII secolo); l'interno invece, a tre navate con tozze colonne decorate da capitelli diversi tra di loro, si presenta austero e buio come le chiese del periodo. Sono ancora visibili alcuni affreschi (che forse un tempo adornavano tutta la chiesa), e si segnala in particolare l'importante e bella Madonna di Loreto tra i santi Rocco e Sebastiano di Andrea De Litio (1450 circa). Vi sono inoltre anche tre tele seicentesche e altri arredi liturgici notevoli come pulpito e statue.
  • 5 Chiesa di Sant'Agostino, Corso Elio Adriano. Venne eretta probabilmente nel XIII secolo e modificata nel XIV secolo ma dedicata ai Santi Giacomo e Caterina. Venne poi modificata ancora e dedicata a Sant'Agostino; probabilmente subì un rifacimento barocco. Oggi la chiesa è sconsacrata ed è adibita ad auditorium civico, ma conserva ancora alcuni elementi antichi. Ha una facciata con portale decorata con santi e motivi vegetali. È del 1420, opera di Matteo da Napoli, ed è considerato uno dei capolavori dell'artista; nelle decorazioni lo scultore scolpì una lumaca, perché era molto lento nei lavori tanto che gli atriani gli assegnarono il nome di "ciammaica", che in dialetto locale significa lumaca e l'artista volle scolpire quell'animale a ricordo. Vi è poi un campanile simile a quello del Duomo, ma di dimensioni ridotte, probabilmente dello stesso Antonio da Lodi. L'interno è ad una navata e anche se oggi è sconsacrata presenta ancora gli elementi originari: le vetrate, gli altari barocchi, una cappella con resti di affreschi e, pezzo forte, un grande affresco della Madonna delle Grazie tra santi e devoti (XV secolo), opera di Andrea De Litio, che si trova accanto all'ingresso laterale sul lato sinistro.
  • 6 Chiesa di San Liberatore, piazza dei Duchi Acquaviva. Questa cappella votiva doveva già esistere nel XV secolo e doveva essere la cappella degli Acquaviva, dove il Beato Rodolfo Acquaviva amava pregare. Venne ristrutturata dopo la prima guerra mondiale in memoria dei Caduti atriani; oggi perciò rimane poco dell'antica chiesa. La facciata, semplice, presenta un'iscrizione commemorativa dei Caduti in guerra. L'interno, ad unica navata e sobrio, presenta alcune nicchie con reliquie (spade, medaglie e divise) di caduti atriani; sopra l'altare maggiore, una vetrata della Crocifissione della Camper, ditta di vetrate atriana aperta nel 1933.
  • Chiesa di San Rocco (o della Santissima Trinità). La chiesa, che si trova nei pressi dell'ex giardino degli Acquaviva, è detta popolarmente di San Rocco dalla statua del Santo che vi è all'interno, per il quale gli atriani hanno profonda venerazione.
La costruzione della chiesa deve risalire al Duecento, e nel Trecento divenne probabilmente Cappella degli Acquaviva finchè la famiglia ducale scelse come cappella privata quella di San Liberatore.
Tra Seicento e Settecento tutta la chiesa venne rifatta e l'altare maggiore divenne barocco; vi furono aggiunte statue e dipinti barocchi.
La facciata è semplice, con una vetrata della ditta Camper e un piccolo campanile; sul lato sinistro, una decorazione medievale scoperta di recente, mentre su quello destro vetrate della ditta atriana. :L'interno è ad unica navata, molto essenziale; in una nicchia si trova la venerata statua di San Rocco, in un'altra una piccola statua barocca di Sant'Antonio, il cui Bimbo sembra essere di fattura popolare e più recente; una tela del XVII-XVIII secolo, attribuita alla scuola napoletana, Sant'Anna educa la Vergine; un piccolo altare con un quadro della Madonna di Pompei (XVIII secolo circa). L'altare maggiore è in stile barocco, ma anche questo è semplice e sono pochi gli ornamenti: timpano, colonne doriche e qualche puttino. Al centro una nicchia accoglie una statua della Madonna con Bambino (XVIII secolo, detta "delle SS.Grazie"), con ai lati due piccole tele di scuola napoletana del Settecento, con San Michele Arcangelo e l'Angelo Custode.
  • 7 Chiesa del Santo Spirito (detta santuario di Santa Rita da Cascia), Largo di Santo Spirito. La chiesa fu edificata sul finire del XIII secolo dagli agostiniani scalzi. Nel Cinquecento fu ceduta ai francescani per poi tornare dopo un breve periodo in mano agli agostiniani scalzi. Nel XVII secolo la chiesa e il convento annesso furono passati alle monache agostiniane che vi introdussero il culto di Santa Rita da Cascia. A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, le suore modificarono completamente la chiesa fino ai primi dell'Ottocento, portandola all'aspetto attuale. All'inizio del XIX secolo la chiesa e il convento furono abbandonati, ma gli atriani continuarono a curarla evitandone la rovina.
La facciata è in stile barocco ed è affiancata da un campanile a vela, che si differenzia da tutti gli altri campanili atriani in mattoni. Il portale di ingresso in origine apparteneva ad un'altra chiesa, quella di Sant'Antonio dei Cappuccini, già in degrado all'inizio del XVIII secolo. L'interno è ad un'unica navata e sul soffitto decorato sono posti alcuni lampadari in vetro di Murano. Sul lato sinistro è possibile ammirare la cappella di Santa Rita con la statua dell'omonima Santa ed altre opere di artisti locali. Sul lato destro si conserva un affresco del XVI secolo presumibilmente di scuola fiorentina.
  • 8 Chiesa di Santa Chiara d'Assisi e monastero delle Clarisse. Il monastero e la chiesa furono fondati nel 1260 da due Clarisse, compagne di Santa Chiara, grazie anche all'aiuto di Filippo Longo di Atri (costruttore anche del monastero dei Francescani in Atri), settimo discepolo del santo di Assisi e grande amico di Santa Chiara. Nel corso del tempo tutto il monastero e la chiesa furono oggetto di diversi rifacimenti: il più importante fu quello avvenuto nel XVI secolo, quando i duchi Acquaviva modificarono sia la chiesa che il monastero, donando a quest'ultimo (come celle per le monache) le ex- scuderie che ormai non servivano più. Se l'aspetto esteriore è quello conferitogli nel Cinquecento, non si può parlare così per quello interno: la chiesa subì le trasformazioni barocche, mentre i vari locali del monastero, tra cui il chiostro, il giardino e la grotta di Lourdes, furono ristrutturati e rimessi a nuovo dalle suore negli anni cinquanta del Novecento, dopo alcuni danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La facciata della chiesa è semplice, tipica del territorio, quasi schiacciata da un lato dalle mura del monastero, mentre dall'altro ha respiro grazie alla via; presenta un portale cinquecentesco di maestranze locali, mentre sul lato sinistro c'è un piccolo portale con una elaborata decorazione in ferro battuto con il calice e l'ostia. C'è anche un campanile a vela. L'interno non è molto grande, a unica navata, ma ricco di sorprese. In fondo c'è l'altare maggiore (detto Cappella Maggiore) che "copre" la cella del Santissimo Sacramento. È un tripudio di stucchi, opera di colte maestranze locali del XVII secolo, con raffigurazioni di putti, medaglioni con S.Caterina da Bologna, l'Immacolata e Gesù, oltre a due statue in stucco di san Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, tutto attorno alla nicchia con la statua lignea, di recente fattura, di S.Chiara.
Sul lato destro ci sono gli altari:
Altare dei tre santi del 1650, così chiamato perché la pala centrale raffigura appunto tre santi: Santo Stefano, San Lorenzo e san Pietro da Verona. L'altare è ricco di stucchi, attribuito a maestranze napoletane. La Pala centrale è preziosissima, opera della "Scuola degli Illuminati", la scuola di pittura aperta a Bologna dai Carracci.
Altare di San Gaetano da Thiene, realizzato nel 1766. Fu edificato sopra un altro, a spese di due clarisse, ricordate nell'iscrizione dell'altare. La doratura fu fatta in malo modo e perciò rifatta agli inizi del XIX secolo. Tutti gli stucchi sono di scuola napoletana, mentre la tela Madonna adorata da San Gaetano, opera del 1766 di Francesco De Mura e bottega, è copia della Madonna conservata in san Luca a Bologna, opera di Guido Reni: unica differenza il colore dell'abito del santo, che nel caso di Atri è nero.
Sul lato sinistro:
Altare della Madonna delle Grazie, opera di modesti artisti locali del XVII secolo. Sull'altare c'è la statua in cartapesta del XVII secolo della Madonna delle Grazie, opera di scuola umbro- abruzzese. Ma l'opera più preziosa di questo altare è l'incoronazione di S.Agnese alla presenza di S.Chiara, opera del 1856 di Gennaro Della Monica, il noto pittore teramano. Sostituì una precedente tela ormai invecchiata.
Altare dell'Addolorata, della prima metà del XVIII secolo, con stucchi di scuola abruzzese. La nicchia, dove oggi c'è la statua vestita del Settecento, era un tempo occupata da una pala dipinta oggi conservata nel monastero. Alcuni riquadri sopra l'altare ospitano due tele di scuola napoletana della fine del Seicento.
Monastero
Il monastero presenta all'esterno un frammento di affresco del XVI secolo e un bassorilievo con lo stemma degli Acquaviva del 1460. Entra e ci si trova in una grande stanza dove si vedono una campanella, una grata e la ruota girevole dove si abbandonavano i bambini che erano poi presi dalle Clarisse; oggi nella ruota si vengono a posare dolci, vestiti e cibo, mentre le suore ricambiano donando le ostie (non consacrate) da loro preparate e alcuni buoni dolci. Gli altri locali del monastero non sono accessibili, perché riservati alle sole suore. All'interno di alcuni locali sono conservate opere importanti come: alcuni codici, con disegni del Settecento delle Clarisse; un quadro del XIX secolo con la raffigurazione della Madonna che appare ad una clarissa (all'epoca della realizzazione era Suor Veronica de Petris;); una santa Chiara del Settecento, scuola napoletana; una tela con l'Addolorata del Seicento, attribuita a Carlo Dolci.
Altri locali interessanti sono il grande giardino, il chiostro e la Grotta di Lourdes. Interessante anche il presepe napoletano di fine Settecento, esposto in chiesa durante il periodo di Natale.
Ma l'opera più importante è la Madonna del Rosario, modesta opera seicentesca di un artista locale, collocata nel Coro Superiore, a cui le suore sono molto devote.
La leggenda
A quest'opera pittorica è legata la narrazione di un miracolo e di una profezia: tra la prima metà del XIX secolo e gli anni cinquanta del Novecento, il Monastero si trovò in grave difficoltà che ne stava causando la chiusura.
Suor Veronica de Petris decise di pregare la Madonna conservata nel Coro Superiore. La Madonna cominciò a parlare, dicendo che "se tutti i monasteri del mondo dovessero finire, questo qui, per te, non lo farò mai finire". E tutto ciò che ha detto si è avverato. Pure dopo il secondo dopoguerra le suore non si diedero per vinte e ristrutturarono i loro locali. E oggi le Clarisse vivono nel monastero senza problemi.
Alla Madonna del monastero di Atri sono legate altre leggende, alcune delle quali parlano di briganti e ladri che fuggirono per intervento della Madonna.
  • Porta di San Domenico. È adiacente alla chiesa omonima e costituisce parte delle fortificazioni che furono erette per munire la città nella prima metà del Cinquecento, nel periodo della guerra franco spagnola. Fu costruita al posto di una precedente porta di epoca medievale di cui si riconoscono tracce nella parte inferiore. La lapide posta in alto è pure un reimpiego dell'antica porta.
Teatro comunale
Palazzo Illuminati
  • 9 Palazzo Acquaviva (Palazzo ducale), Piazza Acquaviva. Fu costruito nel 1395 e fino al 1760 fu la residenza degli Acquaviva d'Aragona, duchi di Atri. Dal 1917 vi è ospitato il Municipio. Nota per il suo caratteristico torrione medievale, dà nome alla piazza antistante (Piazza Acquaviva).
  • Palazzo di Valforte. Imponente edificio situato di fronte al Municipio, fu costruito nel XVIII secolo da un ramo cadetto della nobile famiglia Sorricchio, allora divenuta proprietaria delle tenute vinicole di Valforte (nei pressi di Città Sant'Angelo).
  • Casa Paolini. Elegante edificio rinascimentale, posto quasi di fronte alla chiesa di San Francesco . Perfettamente conservato è il portale, del XVI secolo.
  • Albergo Nuovo, Piazza Francesco Martella. Edificio in stile liberty costruito nel 1922. Ospitò per lungo tempo l'unico vero hotel della città.
  • Palazzo Vecchioni, Via Probi. Grande edificio che occupa tutta la via, sul lato destro della chiesa di San Francesco. Costruito alla fine del Seicento, dal XIX secolo in poi fu diviso tra vari proprietari (che in parte ne modificarono l'assetto in base ai propri gusti). Il nucleo più importante del palazzo, completamente affrescato, è di proprietà della famiglia Scalone.
  • Palazzo Illuminati, Corso Elio Adriano. È il palazzo più grande della città dopo il Municipio. Costruito nel 1882, dal 1883 al 1917 ospitò sia la sede comunale che il carcere; quindi, fino al 2002, è stato sede del Liceo Classico, poi ha ospitato la sede distaccata del Tribunale di Teramo. Caratteristica dell'edificio sono i suoi portici.
  • 10 Palazzo Mambelli, Piazza Duomo. Fu edificato intorno al 1750 su un preesistente edificio. Della costruzione precedente, è ancora rimasto il bel porticato. Il palazzo si sviluppa per buona parte di Via Cardinal Cicada, fino a Piazza San Pietro ed oggi è diviso tra varie famiglie.
  • Palazzo Grue. Bella costruzione neogotica, dietro la chiesa di San Nicola. Fu costruita dalla famiglia Illuminati su una precedente casa medievale dei Grue, i noti ceramisti di Castelli.
  • Palazzo Arlini, Via Ferrante. Costruzione semplice ma molto imponente,appartenne a questa nobile famiglia lombarda; nonostante le trasformazioni barocche ha conservato quasi del tutto il suo carattere rinascimentale.
  • Palazzo Bindi, Via San Domenico/Via Santa Chiara. Tutto in mattoni, è del XVIII secolo, ma l'aspetto attuale risale a rifacimenti dell'inizio del XX secolo.
  • Palazzo Guidetti. Si trova accanto a Palazzo Bindi. Risale alla fine del Settecento e i soffitti delle stanze sono ornati da delicati affreschi neoclassici con le scene della Divina Commedia.
  • Teatro Romano. Risale al III - II secolo a.C. e si trova nell'area archeologica nei pressi di Palazzo Cicada.
  • 11 Teatro Comunale. Opera del XIX seco su progetto dell'architetto teramano Nicola Mezucelli.
  • Palazzo Cardinal Cicada. Palazzo cinquecentesco; sorge nella via omonima nel centro storico.

Aree naturali[modifica]

  • Villa Comunale dei Cappuccini (sec. XVI). Parco cittadino con belvedere adriatico.
  • Riserva naturale guidata Calanchi di Atri. Oasi WWF alle porte del centro storico.
  • Le grotte. Parte di un sistema idrico di antichissima ed incerta origine.
  • Belvedere mare-monti, viale Vomano. Con sculture in pietra, frutto di simposi di scultura.
  • Parco Sorricchio. Antico polmone verde collegato al giardino di Palazzo Ducale, oggi chiuso.

Eventi e feste[modifica]

  • I Faugni (li Faégnë), Centro storico di Atri (TE). Ecb copyright.svg gratuito. Simple icon time.svg 7-8 dicembre. Ogni anno, all'alba dell'8 dicembre, ad Atri si ripete l'antichissima tradizione popolare dei faugni (dal latino "fauni ignis", cioè fuoco di Fauno). Essa nasce dalla fusione di una consuetudine pagana e contadina. Un tempo, nelle campagne attorno ad Atri, i contadini accendevano dei fuochi, a fini propiziatori prima del solstizio d'inverno, in onore di Fauno, divinità pagana associata alla fertilità della terra. Da questo magico rito deriva appunto la tradizione dei faugni, che consiste nell'accendere e portare in processione per la città, all'alba dell'8 dicembre, alti fasci di canne legati da lacci vegetali. La sera del 7 dicembre il parroco della concattedrale benedice il falò che servirà all'accensione dei Faugni all'alba del giorno dopo. Il giro dei faugni all'alba dell'8 dicembre per vie e piazze del centro storico di Atri termina nella piazza del Duomo, dove i fasci di canne ardenti formano un grande falò. Il corteo è molto festoso, accompagnato dalla banda e dai ragazzi che cantano pieni di allegria, e vede procedere i Faugni (che a volte possono arrivare anche a 100) per le strade della città, che diventano "fiumi" di fuoco. Nei secoli l'originario rito pagano s'è mescolato a quello della festa cattolica per l'Immacolata Concezione di Maria, per cui oggi la processione dei fuochi e il grande falò davanti alla concattedrale sono seguiti dalla celebrazione della messa mattutina in onore della Madonna. Tra le 18:00 e le 19:00 c'è la processione con la statua dell'Immacolata, statua vestita della Madonna del 1800 issata su un baldacchino dello stesso periodo (l'altezza della statua può essere di 2 m) Nella sera dell'8 dicembre, infine, dopo la processione il tutto si conclude con l'accensione di due pupe, fantocci dalle fattezze femminili che vengono animati da due persone che si nascondono nell'interno cavo dei fantocci. Le pupe danzano al suono della musica della banda e si accendono di fuochi pirotecnici. Dopo questo spettacolo pirotecnico, diffuso in tutto l'Abruzzo ma che ad Atri assume una forma particolare per la presenza di due pupe e non una, ce n'è un altro, da terra, lanciati da particolari macchinari in legno che rischiarano il cielo notturno del giorno dell'Immacolata e danno appuntamento all'anno prossimo. Dal 2006, alla festa dei Faugni si è correlata una notte bianca, con l'apertura notturna di tutti i bar, locali, pub e anche musei e alcune chiese. Vi possono essere anche concerti, come è accaduto nell'edizione 2008. Ogni anno la manifestazione richiama una gran quantità di pubblico.
  • Festa di Santa Reparata di Cesarea di Palestina. Simple icon time.svg Lunedì in Albis. I festeggiamenti, una volta molto più grandi, onorano la patrona santa Reparata. Il clou avviene il pomeriggio del lunedì, quando la processione muove dalla concattedrale, accompagnata dalla banda per portare il busto argenteo della Santa (1608, fratelli Ronci), per le vie cittadine. A mezzanotte fuochi artificiali.
  • Festa di Santa Rita da Cascia. Simple icon time.svg 19-20-21-22 maggio. È una festa molto sentita dalla popolazione anche perché la santa avrebbe fatto molto miracoli agli atriani affetti da malattie molto gravi. Il 22, nella piccola chiesa di Santo Spirito, si celebra la messa cantata ed avviene la benedizione delle rose; la sera alle 19.00 i confratelli dell'Annunziata trasportano il simulacro per le vie cittadine piene di luminarie, accompagnati da tre bande, fra lanci di petali di rose. Ogni anno vi sono spettacoli musicali, bandistici e teatrali.
  • Madonna delle Grazie. Simple icon time.svg 2 luglio. È la patrona della contrada Cona, che sorge ai lati della strada provinciale 553 per Silvi Marina-Pescara. Si portano in processione le statue della Madonna e del Bambino dalla nuova chiesa di San Gabriele per 6 km fino alla chiesetta barocca di Santa Maria delle Grazie, detta Madonna della Cona. I fedeli assistono alla messa all'aperto e fanno una colazione collettiva. È considerata la festività religiosa più partecipata e famosa di Atri dopo i Faugni e Santa Rita).
  • Madonna del SS. Rosario. Simple icon time.svg Prima domenica di ottobre e sabato precedente.
  • Madonna di Pompei. Simple icon time.svg Lunedì dell'Angelo. Viene festeggiata fin dal 1899 nella contrada suburbana della Cona; il gruppo scultoreo (costituito dalle statue vestite della Madonna, di San Domenico e di Santa Caterina) è conservato in una cappella della chiesa ed esposto alla venerazione. La processione avviene la mattina. A sera spettacoli bandistici e di cabaret e, a chiudere, i fuochi d'artificio.
  • Santa Croce. Simple icon time.svg 1-2-3 maggio. I festeggiamenti religiosi si svolgono nella contrada Santa Croce (o Crocifisso, che si trova lungo la direttrice per il mare, a lato della strada provinciale 28 per Pineto), dove si trova la chiesa del Crocifisso, fatta ristrutturare negli anni cinquanta da un emigrato atriano tornato in patria che sciolse così un voto. La piazza antistante la chiesetta è decorata da luminarie e bancarelle e si esibisce la banda della frazione Casoli di Atri.
  • Sant'Antonio da Padova. Simple icon time.svg 13 giugno. La statua del santo viene esposta giorni prima nella chiesa di San Francesco d'Assisi e la mattina del 13 giugno durante la messa vengono distribuiti i pani benedetti. Dal 1944, anno in cui nacque la festa come ringraziamento per la fine della seconda guerra mondiale, fino al 1961 ci fu anche la processione mattutina con la statua del santo, poi soppressa perché spesso cadeva in concomitanza con il Corpus Domini.
  • Corpus Domini, Piazza Duomo. Simple icon time.svg Domenica dopo la SS. Trinità. Vi è la tradizionale Infiorata tipica di moltissime città italiane, con processione cui partecipa tutto il clero.
  • Processione del Cristo Morto. Simple icon time.svg Venerdì Santo. La processione è molto antica, anche se gli attuali simulacri sono dell'Ottocento.
  • Festa dell'Assunta e apertura della Porta Santa del Duomo. Simple icon time.svg 14-15 agosto. Si tiene un grande corteo storico preceduto dal vescovo che, arrivato in Piazza Duomo, dopo gli spettacoli medievali, procede all'apertura della Porta santa (primo portale su lato destro, opera di Raimondo del Poggio, XIV secolo), istituita nel 1300 forse da Papa Celestino V (che aveva la madre originaria di Atri) o da Papa Bonifacio VIII. Un tempo, accanto alla Porta Santa, si trovavano le spoglie del Beato Nicola (povero errante morto in Duomo), ora spostate nel Museo Capitolare; la porta rimane aperta per i successivi 8 giorni.
  • Sfilata dei carri trainati da buoi (Maggiolata). Simple icon time.svg 15 agosto. La sfilata è la riproposizione delle maggiolate che un tempo erano d'uso. La festa consiste nell'addobbare antichi carri aprutini e sfilare per la città al suono di canti e balli di gruppi folcloristici proveniienti anche da altre regioni. Un tempo vi era anche una grande fiera del bestiame e la sagra delle cipolle per le provviste invernali.
  • Atri a Tavola. Simple icon time.svg In luglio ed in agosto. La manifestazione è nata nel 2001 e oggi rappresenta la maggiore manifestazione gastronomica dell'Abruzzo. Vi partecipano oltre 100 espositori, provenienti dall'Abruzzo ma anche dalle regioni limitrofe come l'Umbria e le Marche. I vari stand sono dislocati da Viale Umberto I fino a Piazza del Comune, occupando tutto il Corso e Piazza Duomo.
  • Casoli Pinta. Dal 1996 si svolge nella frazione di Casoli e prevede la realizzazione di murales sulle pareti delle case da parte di pittori di tutto il mondo che hanno ricoperto di opere d’arte le pareti esterne delle case, rinnovando l’aspetto di Casoli e trasformando il piccolo borgo in un museo all’aperto. Gli artisti vengono ospitati dagli abitanti per tutto il tempo della realizzazione delle opere.
  • Reportage Atri Festival. È un Festival dedicato ai reportage fotografici istituito nel 2009 dall’amministrazione comunale. Presenta un denso programma di eventi, mostre e incontri che raccontano singolarmente e nel loro insieme l’anima e il significato del mestiere di reporter.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]

Nel suo territorio si produce un ottimo olio di oliva; Atri fa parte dell'Associazione nazionale Città dell'olio.

Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

Bed and breakfast[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie

  • 1 Apicella, Piazza Duchi d'Acquaviva, 23, +39 085 87341.
  • 2 Calafiore, Via C. Verdecchia, 8 (a Casoli), +39 085 8709156.
  • 3 Pepe, Corso Elio Adriano, 66, +39 085 87221.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 4 Poste italiane, via San Pietro 1, +39 085 8792631, fax: +39 085 879090.
  • 5 Poste italiane, via San Filippo 94 (a Casoli di Atri), +39 085 8709138, fax: +39 085 8709138.


Nei dintorni[modifica]

Dal centro storico di Atri si raggiungono in 10 minuti d'auto le belle spiagge di sabbia del Cerrano, zona costiera dove sorge l'antico porto di Atri, anticamente Hadria, poi Hatria. Sulla strada che da Atri porta verso Treciminiere, invece, sorge la riserva naturale guidata dei Calanchi di Atri, unica, per il suo paesaggio circostante, la flora e la fauna autoctone, nel Medio Adriatico.

  • Teramo — Antica città con un importante centro storico, vanta una splendida Cattedrale che entra nel novero delle migliori espressioni dell'architettura religiosa abruzzese.
  • Roseto degli Abruzzi — Sviluppatasi nel Novecento come città balneare, è uno dei più vivaci centri della costa abruzzese. Il suo centro storico è il paese collinare di Montepagano, al quale deve la fondazione.
  • Giulianova — La città antica, su un colle, conserva resti delle fortificazioni e antiche chiese; lo sviluppo urbanistico dilagato sulla costa costituisce una delle più importanti stazioni balneari della regione.


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2-4 star.svg Usabile: l'articolo rispetta le caratteristiche di una bozza ma in più contiene abbastanza informazioni per consentire una breve visita alla città. Utilizza correttamente i listing (la giusta tipologia nelle giuste sezioni).