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Pizzone

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Pizzone
Stato
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Pizzone
Pizzone
Sito istituzionale

Pizzone è un centro del Molise.

Da sapere[modifica]

Fa parte dei Borghi Autentici d'Italia.

Cenni geografici[modifica]

Il paese è adagiato su uno sperone del monte Mattone, chiuso da due rivi, sull'Appennino molisano nel territorio isernino al confine con la zona sciistica di Roccaraso - Castel di Sangro - Rivisondoli della Valle Peligna-Alto Sangro in Abruzzo. Dista 21 km da Castel di Sangro, 29 da Civitella Alfedena, 32 da Roccaraso, 28 da Isernia, 32 da Venafro.

Cenni storici[modifica]

La zona di Pizzone è stata certamente abitata fin dal periodo neolitico. Ciò è testimoniato da una serie di lame litiche ritrovate nel suo agro e attualmente custodite in un museo di Campobasso. Lo sperone roccioso di Pizzone era infatti posto a cavallo di un'antichissima arteria stradale che attraversava la catena montuosa delle Mainarde. Durante il periodo sannita tale via assunse ulteriore importanza collegando commercialmente e militarmente i touti separati da questi monti. La strada infatti, toccando San Vito di Colli, Cerro, e attraversando il valico di San Francesco, giungeva sino ad Aufidena, attuale Alfedena. Certamente la via fu percorsa dagli eserciti romani durante le guerre sannitiche del IV secolo a.C.

Anche nel caso di Pizzone, come per gli altri borghi della valle, le prime notizie storiche si devono al Chronicon Volturnense. Pochi decenni dopo la distruzione apportata dall'incursione araba dell'881 d.C., ed al momento della ricostruzione della Badia maggiore di San Vincenzo al Volturno, l'Abate Raimbaldo, feudatario della zona, decise di popolare tra il 935 e il 981 l'attuale territorio di Pizzone con coloni provenienti dalle terre dei Marsi ai quali la Badia concedeva appezzamenti per la durata di 29 anni. Vennero quindi creati i borghi di Iannini, Roccasecca, Cerquacupa e Viscurri (o Biscurri), dei quali rimangono alcuni ruderi. Carlo II d'Angiò sottrasse Pizzone alla giurisdizione della Badia con decreto del 13 ottobre 1295 e lo assegnò in feudo ad Andrea d'Isernia. Dopo la morte di quest'ultimo nel 1316, Pizzone (Piczotum) venne aggregato all'Abruzzo Citeriore (Chieti), come risulta dai Regesti Angioini del 1320. Nel 1383 i monaci furono costretti a vendere ulteriori terre attorno al Castrum Piczoni al fine di restaurare l'abbazia.

Secondo varie fonti, i feudatari diretti di Pizzone furono nel XIV secolo i della Leonessa, dalla seconda metà del secolo fino al 1450, i Caldora. Tra il XV e il XVI secolo fu poi feudo dei Pandone, conti di Venafro, ed appartenne successivamente ai de Bucchis e ai Marchesani, per passare nel 1777 a Domenico Cestari e, infine, al marchese Pietro Battiloro. Con l'abolizione del feudalesimo dal 1809 inizia una lunga serie di sindaci. Con il Decreto del 17 febbraio 1861, Pizzone viene a far parte della Provincia del Molise, mentre con la creazione, nel 1929, del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ampi suoi territori vi vengono inclusi.

Come orientarsi[modifica]

L'attuale Pizzone risale grosso modo al XIV secolo quando furono aggregati ed incastellati diversi nuclei abitativi. Con l'"incastellamento" vennero create tre porte: Porta Lecina, verso ovest, Porta dei Santi a Santa Liberata (a 500 metri dalla quale, fuori dell'abitato, si trova la Fonte Lunga) e Porta Borea o Vorea verso San Rocco che deriva il proprio nome dal freddo vento che spira da settentrione. Della medioevale Porta dei Santi rimarrebbe solo un vago ricordo nell'arco che ne ripete il limite originario sulla cortina di case sovrapposte all'antica cinta muraria angioina. Fuori dall'abitato si segnala una torretta di avvistamento saracena del IX secolo.

Quartieri[modifica]

Pizzone, oltre all'abitato centrale, enumera una serie di contrade: Pagliarone – Ara Antica, Colle Macine, Ommaro, Contrada Iannini, Petrara, Aramerdaria.

Come arrivare[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A14 Italia.svg Autostrada Adriatica A14
  • Da nord seguire la direzione Roma, prendere l'autostrada A 25, uscire in direzione Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per L'Aquila (A 24), continuare sulla SS 17, attraversare Popoli, SS 652 in direzione di Venafro, continuare sulla SS 158 in direzione di Pizzone.
  • Da sud seguire la direzione Pescara, continuare sull'autostrada A16, seguire la direzione Benevento, a Benevento continuare sulla SS 88, uscire a Campobasso, prendere la SS 87 (strada statale Bifernina) in direzione di Campobasso/Isernia, continuare sulla SS 17, prendere la SS 85 in direzione di Venafro, svoltare sulla SS 158 e seguire indicazioni per Pizzone.
  • Autostrada A1 Italia.svg Autostrada del Sole A1 Roma - Napoli
  • da nord uscire a San Vittore, seguire la direzione Venafro sulla SS 6, a Venafro continuare sulla SS 85, seguire la direzione Montaquila/Roccaraso, svoltare sulla SS 158 in direzione di Roccaraso e seguire indicazioni per Pizzone.
  • da sud uscire al casello di Caianello, seguire le indicazioni per Isernia, SS 85, seguire la direzione Montaquila/Roccaraso, svoltare sulla SS 158 in direzione di Roccaraso e seguire indicazioni per Pizzone.
  • Da Isernia prendere la SS 85, svoltare sulla SS 158 e seguire indicazioni per Pizzone.
  • Da Campobasso prendere la SS 87 (strada statale Bifernina), in prossimità di Vinchiaturo continuare sulla SS 17, prendere la SS 85 in direzione di Venafro, svoltare sulla SS 158 e seguire indicazioni per Pizzone.

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Stazione ferroviaria di Isernia (distante 29 km circa):

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Le principali aziende di trasporto pubblico che operano nel territorio molisano sono le seguenti
  • Autolinee Lariviera [1]
  • Autolinee SATI [2]
  • Autolinee Molise Trasporti [3]
  • Autoservizi F.lli Cerella: Per collegamenti da Roma e da Napoli con Isernia.


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Chiesa di San Nicola. La chiesa è il maggior monumento del paese e risale al XIV secolo.
Dovette subire successivamente ricostruzioni ed ampliamenti, probabilmente nel 1318 e dopo il terremoto del 1349, anno in cui fu ricostruita riorientandola da ovest ad est. Tale ricostruzione fu però di dimensioni più piccole, con una navata ed un tetto piatto. Nel 1419 fu allungata a destra (a sud) mentre nel 1535 fu allungata ad oriente, con la costruzione del transetto, dell'abside e della cupola. Nel 1610 fu costruita la sagrestia, nel 1794 il campanile e nel 1830 fu nuovamente restaurata.
Gli altari erano dedicati a Sant'Antonio, alla Madonna del Rosario, a San Rocco, alla Madonna del Carmine, a San Nicola, a Sant'Ilario ed a Santa Liberata. Dal secolo scorso sono rimaste solo le statue dei primi quattro Santi, oltre a San Nicola sull'altare maggiore. La campana fu fusa nel 1439, ma il 9 agosto 1842 fu fatta rifondere presso la fonderia Marinelli poiché spezzata. Nella chiesa sono custoditi monili sacri d'argento cesellato risalenti al Quattrocento.
Sotto il pavimento esiste un complesso di quattro cripte. La cripta principale ha anche delle colonne riconducibili al X secolo. Tali sotterranei sono stati scoperti in occasione del terremoto del 1984.
Sono ora accessibili attraverso un passaggio praticato all'estremità della navata sinistra. Come in uso a quei tempi, nelle cripte venivano tumulati gli appartenenti a famiglie in vista di Pizzone. Nella navata di destra sono emerse tracce di un antico altare e di affreschi.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]

Da Pizzone si raggiunge, attraverso una strada provinciale, la piana posta poco più in basso del Campitello, chiamata "Pianoro delle Forme" o Valle Fiorita, da dove si può iniziare l'ascensione al Monte Meta (metri 2.242).

A circa un'ora e mezza di cammino la vegetazione diventa completamente inesistente svelando la suggestive vista della Valle Pagana e del Monte Meta. Ancora un'ora di cammino e lasciando alle spalle il Passo dei Monaci si abbandona il sentiero M1 per raggiungere la vetta del Monte Meta sopra la quale è posta una croce. Il panorama si estende a vasto raggio e consente di vedere ad occhio nudo l'Abbazia di Montecassino e numerosi altri landmark del territorio.

Imponente è l'acero di valle Ura dalla circonferenza di oltre sei metri.

Aquila reale, orso bruno marsicano, camoscio d'Abruzzo ed altri ungulati popolano i folti boschi di faggio, scendendo spesso a valle. A Pizzone esiste un museo dell'Orso e l'Area faunistica dell'Orso Bruno Marsicano.

Le escursioni consigliate sono:

  • M1 Pianoro delle Forme – Passo dei Monaci: 1,5 ore;
  • M2 Pianoro delle Forme – Valle Venafrana: 7 ore;
  • M3 Passo dei Monaci – Coste dell'Altare – Passo della Tagliola: 5 ore;
  • M4 Colle Iannini – Valle di Mezzo: 1 ora;
  • M5 Pizzone – Casone del Medico: 2 ore;
  • M6 Località Fratte – San Michele a Foce: 2 ore;
  • MN1 Sentiero Natura orso marsicano.


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • Bar Trattoria Santucci, Piazza Principe Umberto, 4, +39 0865 951147.


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 2 Poste italiane, Piazza Municipio (Palazzo municipale), +39 0865 951148.


Nei dintorni[modifica]

  • Castel di Sangro — Fu città romana, poi feudo dei Borrello; i ruderi del castello medievale e le vicine mura megalitiche testimoniano la passata grandezza della porta d'Abruzzo.
  • Abbazia di San Vincenzo al Volturno
  • Isernia — Tra i primi insediamenti paleolitici documentati d'Europa, fu poi fiorente città sannita, capitale della Lega Italica, in seguito Municipium romano. Il suo millenario passato le ha lasciato un importante patrimonio monumentale che si estende fino all'epoca preromana, oltre ad importantissimi reperti della preistoria.
  • Roccaraso — I suoi impianti sciistici, appartenenti al comprensorio sciistico dell'Alto Sangro, la rendono tra le maggiori stazioni turistiche montane dell'intero Appennino.
  • Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise — La sua posizione grossomodo centrale nella penisola italiana e i diversi ampliamenti effettuati nel corso degli anni in territori paesaggisticamente vari hanno fatto del parco un prezioso serbatoio di specie floristiche rare ed endemiche, luogo di protezione degli ambienti più tipici e meglio conservati di tutto l'Appennino.

Itinerari[modifica]


Altri progetti

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