Scarica il file GPX di questo articolo
Europa > Italia > Italia meridionale > Molise > Appennino molisano > Molise centrale > Campobasso

Campobasso

Da Wikivoyage.
Jump to navigation Jump to search
Campobasso
Campobasso - Panorama della città dalla scalinata che collega il centro storico al viale della Rimembranza, che giunge al Castello Monforte; in primo piano il campanile di San Bartolomeo.
Bandiera
Campobasso - Bandiera
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Campobasso
Campobasso
Sito istituzionale

Campobasso è una città del Molise.

Da sapere[modifica]

Capoluogo del Molise e città più popolosa della regione, sorge a 701 m s.l.m. (a m. 792 il castello Monforte), risultando così il terzo capoluogo di regione più alto d'Italia dopo Potenza e L'Aquila. È sede dell'Università degli Studi del Molise, di una Scuola allievi carabinieri e di una scuola allievi agenti della Polizia di Stato, oltre ad essere sede arcivescovile metropolitana della Chiesa Cattolica (arcidiocesi di Campobasso-Bojano).

Quando andare[modifica]

Il clima della città è di tipo appenninico. D'inverno, durante le irruzioni gelide dai Balcani, sono frequenti le nevicate causate dallo stau adriatico indotto dall'Appennino che spesso favoriscono accumuli nevosi. Tuttavia, è anche possibile che la neve in città non si presenti affatto in tutto l'inverno.

L'estate è calda, nonostante l'altitudine piuttosto elevata non è raro registrare giornate "tropicali" con temperature che non scendono sotto i +20 neanche la notte. Di giorno invece le temperature spesso salgono attorno ai 33-34 gradi, ma essendo una città in altura l'umidità spesso è relativamente bassa.

L'autunno è mite , difficilmente il freddo si presenta prima di novembre, ed è anche la stagione più piovosa, con una media di 81 mm nel mese di novembre. La città presenta scarsi accumuli pluviometrici poiché è in ombra pluviometrica essendo ubicata ad est dell'Appennino.

Cenni storici[modifica]

Sull'altura che domina l'odierna città era presente un insediamento di controllo dei Sanniti, di cui ancora oggi si conservano le tracce, posto a controllo del tratturo. Lo scopo difensivo del sito è confermato dal ritrovamento, nei pressi del castello Monforte, di resti di mura osco-sannite e dal rinvenimento, tra le rovine della Chiesa di San Mercurio nel 1930, di un'iscrizione osca portante il nome di “VALVENNIUS”. Tale insediamento gravitava probabilmente intorno a un centro più importante che alcuni storici identificano con Aquilonia situato su Monte Vairano (tra i comuni di Campobasso, Busso e Baranello) del quale sono riaffiorate, dopo attente campagne di scavi archeologici, numerose tracce. A pochi chilometri da Campobasso, nel comune di Sepino, è presente un altro importante sito archeologico a testimoniare l'importanza che questo territorio ha avuto in epoca sannita prima e romana poi. Si tratta infatti delle antiche vestigia della Saipins sannitica e della successiva Saepinum romana di cui si conservano molto bene le ampie strade, le mura, gli archi, le porte, le terme, il foro e il suggestivo teatro. La storia del territorio di Campobasso è quindi indissolubilmente legata a quella dell'antico Sannio-Pentro e a Roma. Le fonti storiche, datano l'atto di nascita di Campobasso all'epoca della Langobardia Minor e più precisamente, nel periodo del Ducato di Benevento essendo toponomizzata come "Campus Vassorum" . Risale infatti all'anno 878, un documento stilato da un monaco dell'abbazia benedettina di Santa Sofia di Benevento, in cui si fa menzione di Campobasso come (finibus campibassi). Successivamente durante l'egemonia normanna, Campobasso assume un'importanza economica sempre crescente riuscendo a diventare la “capitale” della Contea sotto la signoria dei De Moulins. Il fiorire dei commerci e l'aumentata importanza amministrativa comportano l'ampliamento dell'antico borgo che si espande soprattutto intorno alla chiese di San Bartolomeo e di San Mercurio. Il Quattrocento è per Campobasso un'età d'oro grazie all'intraprendenza dei Monforte-Gambatesa, divenuti i feudatari del borgo. Il personaggio di spicco dei Monforte fu il Conte Cola detto anche il “Campobasso”, di cui parla anche Benedetto Croce. Si distinse per le sue virtù militari durante la lotta di successione al Regno di Napoli tra Angioini e Aragonesi. Cola batté moneta e provvide ad ampliare il castello dotando la città di forti mura perimetrali lungo le quali edificò le porte di San Leonardo e di Santa Cristina. Nel 1442, con la sconfitta degli Angioini, che i Monforte avevano appoggiato, Campobasso passa agli Aragonesi e in seguito ai De Capua. Ferdinando I di Aragona concesse ai campobassani la possibilità di costruire le abitazioni addossandole alle mura perimetrali. Agli inizi del Cinquecento i De Capua sono feudatari in Campobasso. La città, grazie alla felice posizione geografica, vive di un florido commercio; infatti l'area al di fuori dalle antiche mura, con le chiese di Santa Maria Maddalena e della SS. Trinità, è contraddistinta da una notevole vivacità di scambi nei vari settori dell'artigianato. Nel 1530 diventano signori di Campobasso i Gonzaga che ne aumentano il prestigio. A loro si deve la riorganizzazione urbana della cittadina; in ogni rione le singole strade sono indicate con il nome dell'attività lavorativa prevalente come ad esempio scarparìe, ferrarìe, oreficerìe (l'attuale Via degli Orefici è ricca ancor oggi di botteghe e negozi di orafi). Signori della città, dopo i Gonzaga, sono i Vitagliano nel 1638 e successivamente i Carafa. Nel corso del Seicento Campobasso ha un ulteriore sviluppo grazie anche alla vicinanza dei tratturi che favoriscono le comunicazioni con altri centri e l'arrivo di commercianti forestieri.

Il Settecento è attraversato da idee nuove; si sostiene la necessità di superare l'immobilismo economico-sociale provocato dal feudalesimo. Campobasso diviene il cuore pulsante della cultura molisana, in cui trovano rifugio molti intellettuali del tempo come Gabriele Pepe e Vincenzo Cuoco. Alla morte del duca Carafa, Campobasso chiede di riscattare il feudo. Nel periodo che va dal 1728 al 1735 membri della borghesia capeggiano la rivolta. Scoppiano numerosi e cruenti tumulti per sottrarre la città ai feudatari ma solo nel 1742 i campobassani, al prezzo di ingenti sacrifici, riscattano il feudo. Nel 1755 Carlo di Borbone re di Napoli concede a Campobasso il rango di città modello. Agli inizi dell'Ottocento, in piena età napoleonica, viene istituita la Provincia di Molise; Campobasso, come capoluogo, diviene sede di numerosi uffici amministrativi. La popolazione, nonostante le gravi perdite umane e materiali provocate dal terremoto del 1805, si moltiplica e di conseguenza anche la città si espande. Si rende necessario realizzare un piano urbanistico per soddisfare nuove e molteplici esigenze. La parte nuova della città si sviluppa in luogo pianeggiante, sulle “campère”, così chiamato perché un tempo era occupato dai campi coltivati e dai boschi. Campobasso doveva essere “monumentale, funzionale, unitaria e moderna, destinata a una borghesia ormai disposta ad abbandonare la città feudale, ritenuta poco rappresentativa socialmente per uno Stato che, attraverso i palazzi pubblici, vuole creare l'immagine fisica dell'autorità, come prima lo era il castello sui monti. Le piazze alberate, i viali e le aiuole fanno guadagnare a Campobasso l'appellativo di “città giardino”.

Nel 1927 la sede vescovile, con bolla pontificia, venne trasferita da Bojano a Campobasso. La tragedia della seconda guerra mondiale non risparmiò neanche Campobasso. Qui fu combattuta la "Battaglia di Campobasso" tra l'ottobre e il novembre del 1943, in cui si fronteggiarono le truppe canadesi e tedesche per il possesso della città; ciò causò la distruzione di molti edifici pubblici, tra cui il municipio e gli archivi in esso contenuti. Cinquanta civili furono uccisi in azione, tra cui il vescovo della diocesi, monsignor Secondo Bologna, insieme a un numero imprecisato di persone che vi rimasero ferite nel bombardamento intensivo. L'occupazione da parte delle truppe canadesi, e il controllo amministrativo e politico risultante, ebbe un tale impatto sulla città che diventò nota come "Canada Town" o "Maple Leaf City", cioè "La città dalla foglia d'acero" Nei primi anni del secondo dopoguerra la città conobbe una discreta e armoniosa espansione, ma è con l'istituzione della Regione Molise nel 1963 che Campobasso poté crescere. Divenuta capoluogo di regione, infatti, ebbe un notevole incremento demografico e un conseguente sviluppo edilizio (che porta alla nascita del quartiere CEP nella zona nord della città), essendo sede di importanti uffici regionali e di numerose filiali e agenzie di banche e di assicurazioni. Come era avvenuto agli inizi dell'Ottocento la città rinasce grazie alla sua importanza amministrativa. Dal 1982 è sede dell'Università degli Studi del Molise la quale in pochi anni ha incrementato notevolmente l'offerta formativa ed ha riscontrato un rapido aumento della popolazione studentesca. Dal 2002 è inoltre attivo il Centro di ricerca e formazione ad alta tecnologia nelle scienze biomedichedell'Università Cattolica del Sacro Cuore, operante nei settori di diagnosi e di terapia di varie branche della medicina come l'oncologia, i trapianti, le patologie cardiache e la medicina ultraspecialistica


Come orientarsi[modifica]

Scorcio nel borgo medievale

Campobasso è una città formata da una parte antica di origine medioevale, ricca di valori storici e artistici, posta sul pendio di un colle dominato dal Castello Monforte, e da una parte più moderna ed elegante originaria del XIX secolo, situata nella pianura ai piedi del centro antico. Intorno al castello che domina la città si sviluppa a ventaglio il centro storico, costituito da vicoli e scalinate lunghe e tortuose, ai lati delle quali sorgono case ed edifici in pietra, spesso aventi caratteristici cortiletti interni. Numerosi sono i portali ricchi di decorazioni, stemmi di famiglie nobili e figure allegoriche. Il centro storico raccoglie numerose testimonianze delle diverse epoche storiche, dalla duecentesca chiesa di San Leonardo, al quattrocentesco castello Monforte, e alla neoclassica cattedrale della Santissima Trinità. La città ottocentesca, denominata centro murattiano, si estende in piano e presenta le caratteristiche tipiche dello sviluppo urbanistico di tale periodo storico. Progettato secondo l'ideale della città giardino, presenta molti spazi verdi, ricchi di essenze arboree rare e pregiate (sequoie, cedri del Libano, ginkgo biloba, abeti rossi, lecci, ecc.), piazze, nonché fontane e fontanelle dalle quali sgorgano tuttora acque fresche e pure.

Quartieri[modifica]

Campobasso si suddivide tradizionalmente in aree omogenee che hanno espresso la costituzione di comitati spontanei di cittadini che tengono i rapporti fra i quartieri e l'amministrazione comunale. Le zone sono: Centro Storico, Centro Murattiano, Campobasso Nord, San Giovanni, Vazzieri, Sant'Antonio Abate, Tappino.

Oltre alla città capoluogo il territorio comunale comprende anche i paesi di Calvario, Camposarcone, Casello Ferroviario, Casino Barone, Cerreto, Colle Arso, Colle dell'Orso, Colle delle Api, Colle Longo, Coste di Oratino, Feudo Primo, Feudo Secondo, Fossato cupo, Lupara, Mascione, Ospedale, Pesco farese, Polese, San Giovanni dei gelsi, San Giovanni in Golfo primo, San Giovanni in Golfo secondo, San Nicola delle Fratte, San Vito Inferiore, San Vito Superiore, Santa Maria De Foras e Tappino.

La frazione di Santo Stefano ha la particolarità di essere una exclave incuneata nei territori dei comuni di Ripalimosani, Castropignano e Oratino.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A14 Italia.svg Autostrada A14 uscita Termoli; imboccare la SS 647 "Bifernina" in direzione Campobasso
  • Autostrada A1 Italia.svg Autostrada del Sole A1
  • da nord uscita San Vittore; proseguire per Venafro, Isernia, Campobasso
  • da sud uscita Caianello, seguire indicazioni Campobasso
  • Autostrada A16 Italia.svg Autostrada A16 uscita Benevento; proseguire per Campobasso

I collegamenti stradali extraurbani sono caratterizzati dalle seguenti strade statali:

  • Strada Statale 87 Italia.svg Strada statale 87 Sannitica verso Isernia, Roma, Napoli, Benevento;
  • Strada Statale 645 Italia.svg Strada statale 645 Fondo Valle del Tappino verso Foggia;
  • Strada Statale 647 Italia.svg Strada statale 647 Fondo Valle del Biferno, dalla zona industriale alla SS647 verso Termoli e il Nord Italia.

La città è servita da una tangenziale divisa in:

  • Strada Statale 710 Italia.svg Strada statale 710 Tangenziale Est di Campobasso, conosciuta anche come Variante alla SS 87 che taglia la città a sud-est attraversandola tramite dei viadotti e una galleria (Vazzieri-San Vito) partendo dalla località San Vito e giungendo all'innesto col raccordo Ingotte passando per i quartieri Vazzieri, San Giovanni, Colle dell'Orso, Campobasso Nord e la Zona Industriale.
  • Strada Statale 711 Italia.svg Strada statale 711 Tangenziale Ovest di Campobasso, che parte dalla località San Vito con i raccordi per la Tangenziale Est e la SS 645, per collegarsi alla Strada Provinciale 190 Fondo Valle Rivolo, inaugurata il 29 marzo 2014.

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg La 1 Stazione di Campobasso, piazza Vincenzo Cuoco. è situata nel centro della città ed attraversata dalle linee:
La stazione è capolinea di tutti i treni che vi transitano e le destinazioni principali sono Roma Termini, Napoli Centrale, Benevento, Pescara Centrale e Termoli.

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg 2 Bus Terminal, piazza San Pio da Pietrelcina. La rete dei trasporti interurbani è gestita dalle società ATM [1] e SATI [2], e altre società private che contribuiscono ad allargare la gamma delle destinazioni raggiungibili a livello sia nazionale sia internazionale.


Come spostarsi[modifica]

Con mezzi pubblici[modifica]

  • La rete dei trasporti urbani e suburbani è gestita dalla società SEAC [3], che offre 21 linee di autobus in servizio dalle 5 del mattino alle 22.


Cosa vedere[modifica]

Chiese[modifica]

Cattedrale della Santissima Trinità
  • 1 Cattedrale della Santissima Trinità. Nel 1504 per volere del feudatario Andrea de Capoa fu edificata al di fuori della cerchia muraria feudale la chiesa della SS. Trinità. In essa ebbe sede la confraternita della Trinità, soppressa nel 1809, divenuta celebre nel XVI secolo per le lotte con quella dei Crociati.
Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita su progetto dell'architetto Bernardino Musenga. Fu riaperta al culto nel 1829 diventando parrocchia e sede del capitolo collegiale. Nel 1860 fu chiusa al culto e utilizzata dalle truppe regolari quale caserma. Nel 1900 fu riaperta ai fedeli, diventando cattedrale nel 1927. Con lo spostamento della sede vescovile da Bojano a Campobasso l'edificio fu oggetto di ulteriori lavori. Si provvide, tra il 1927 e il 1933, all'innalzamento della navata centrale e alla costruzione dell'abside, quest'ultima contenente un affresco di buon livello di Romeo Musa raffigurante la Pentecoste.
Oggi è la chiesa più rappresentativa della città.
La facciata ricalca lo stile neoclassico con pronao esastilo e frontone triangolare campeggiante nella parte superiore. L'interno è diviso in tre ampie navate: in quelle laterali si aprono due grandi cappelle, affrescate da Amedeo Trivisonno, mentre nella centrale un baldacchino sostenuto da capitelli corinzi sovrasta l'altare maggiore. :Nella navata di sinistra è situato il fonte battesimale di granito a forma di vasca quadrata risalente al 1745. Dietro l'altare sono situati il coro, realizzato in noce, e l'organo. Le vetrate policrome rappresentano i santi difensori del dogma della Trinità: Sant'Agostino, Sant'Ilario, Sant'Anastasio e San Nicola.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate. La chiesa di Sant'Antonio abate fu edificata nel 1572 sopra i resti di una preesistente chiesa di modeste dimensioni. È il monumento più rappresentativo dell'arte barocca a Campobasso. L'interno è ad una navata con un magnifico altare maggiore realizzato in marmo nel 1748. Sulle pareti laterali vi sono quattro altari intagliati in legno e rivestiti di oro zecchino. Nella chiesa sono presenti pregevoli dipinti di Guarino da Solofra come la tela di san Benedetto del 1643 e alcune altre opere di piccolo formato che si trovano sull'altare dedicato a sant'Antonio Abate. Numerosi i dipinti sulle pareti del presbiterio di scuola napoletana del XVII e XVIII secolo.
Chiesa di San Bartolomeo
  • 2 Chiesa di San Bartolomeo. La chiesa risale alla metà del XIII sec. e presenta una facciata a coronamento orizzontale, la cui parte centrale è rialzata rispetto a quelle laterali.
Lo pseudo-protiro che adorna il portale è l'elemento più evidente della facciata e presenta due arcate cieche divise da due colonne addossate alla parete. Di ispirazione pugliese, il protiro è molto schiacciato, quasi fosse non più che un altorilievo; all'interno del protiro è presente una lunetta suddivisa in due sezioni: la prima raffigura il Cristo Redentore benedicente "alla greca", l'altra è a sua volta divisa in otto figure trapezoidali che circondano i simboli dei quattro evangelisti e su ognuno dei quali vi è un dottore della Chiesa d'Oriente e Occidente contrapposti a due a due. Particolare è la mano rappresentata sulle teste di tali dottori a rappresentare l'Onnipotente. L'interno della chiesa, come lascia intuire la stessa facciata, è diviso in tre navate da file di colonne prive di base e con capitelli geometrici unite tra loro da archi a tutto sesto.
  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Il tempio, ricostruito nel XX secolo, è edificato sull'antico tempio della Pace dedicato alla SS. Annunziata costruito nel XVI secolo. La chiesa possiede una statua settecentesca a mezzobusto di Sant'Anna, unica statua che fu salvata dall'incendio del 1922.
  • Chiesa di San Giorgio. Risale al X sec. e sorge sulle rovine di un edificio medievale. Si pensa che le sue origini siano coeve all'arrivo del cristianesimo nella regione, infatti le sue più antiche rovine appartenevano presumibilmente ad un tempio pagano. La facciata è a capanna e si nota un tentativo di distinzione tra la navata centrale e quelle laterali attraverso due pilastri con capitello. Sul portale è presente una lunetta che propone il tema dell'agnello crucifero decorato da ornamenti floreali. Perpendicolarmente alla lunetta e posto più in alto è presente anche un piccolo rosone dalla forma a imbuto.
  • Chiesa di San Giovannello. L'unica informazione circa la datazione della chiesa è fornita dall'architrave che sovrasta il portale d'accesso, che riporta la data 1551, una croce e due figure in adorazione. Testimonianze antiche ci informano che nel 1764 la collina fu adibita a luogo di sepoltura, in vista di una possibile epidemia all'interno della città. Nel passare dei secoli la chiesa è stata sottoposta a più dipendenze: sull'architrave della facciata vi è inserito il simbolo della chiesa di Santa Maria della Croce datato 1846; successivamente fece parte della parrocchia delle chiesa di San Leonardo e di San Giorgio
  • Chiesa di San Leonardo. Le componenti strutturali della chiesa sono della fine del sec. XIV: il portale, di ispirazione gotica, ha scarsa strombatura e si compone di stipiti, pilastri e colonnine lisce: gli archi, con modanatura centrale a spirale, racchiudono nella lunetta l'agnello crucifero. Romanica è la monofora, sulla sinistra del portale, delineata da intrecci di rami e motivi floreali.
  • Chiesa di Santa Maria della Croce. Sorta nel periodo normanno ad opera dei fedeli che costituirono la confraternita dei "Crociati", ha subito trasformazioni a seguito di terremoti che ne hanno modificato l'aspetto originario. Presenta un impianto quattrocentesco con una pianta longitudinale a croce latina a tre navate illuminata da una cupola classicheggiante. La facciata evidenzia, con i suoi tre portali, la divisione basilicale dell'interno. Ai lati dell'altare sono presenti la Cappella dell'Addolorata e quella del Sacro Cuore, nelle quali sono conservate la statua lignea ottocentesca dell'Addolorata, di scuola napoletana, e quella del Cristo morto ricostruita in gesso nel 1954.
  • Chiesa di Santa Maria De Foras. Abbiamo notizie della chiesa e del convento nel XIV secolo a proposito del terremoto del 1348 e degli spostamenti di alcuni abati. La chiesa attuale, rifatta completamente negli anni 1969-1970, è delle stesse proporzioni di quella antecedente, stessa anche la campana fusa ad Agnone nel 1822. Internamente sono visibili le statue dell'Assunta e di San Rocco entrambe opere di Paolo Saverio Di Zinno ed il San Cristoforo di Emilio Labbate del 1890.
  • Chiesa di Santa Maria della Libera. :La chiesa è inglobata in Palazzo San Giorgio, è priva di qualunque segno nella facciata esterna che faccia pensare ad un luogo sacro.
La tradizione vuole che il monastero originario fosse stato costruito sul sito dallo stesso san Pietro Celestino nel 1290; in seguito sarebbe stato ampliato dal discepolo del santo, il beato Roberto da Salle. La chiesa, la cui facciata fu edificata nel 1320, fu gravemente colpita dal terremoto del 1805; tra tante rovine rimase illeso soltanto il muro in cui era la nicchia della statuetta della Vergine: una antichissima statua lignea, piuttosto piccola (cm.109 di altezza), dal corpo snello, dal collo lungo, dal viso ovale, dal sorriso dolce appena accennato.
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore. La chiesa di Santa Maria Maggiore, prospiciente il castello Monforte, è l'antica Santa Maria del Monte. La prima notizia sicura della sua esistenza risale al 1354. Era sorta infatti come semplice cappella gentilizia dedicata alla Vergine e, nel tempo, adibita anche a luogo di sepoltura delle famiglie feudatarie. Nel 1905 la chiesa venne affidata ai Padri Cappuccini che ancora oggi la custodiscono. L'intero edificio di culto è stato restaurato; la facciata ha un paramento murario in pietre di Vinchiaturo con bugne scabre collocate irregolarmente. All'interno ha un pregevole altare in marmi policromi. Particolarmente interessante è la statua della SS. Vergine del 1334, devotamente venerata.
  • Chiesa di Santa Maria di Loreto (Nella frazione Santo Stefano). L'attuale chiesa fu costruita nel 1890 e completata nel 1922. Andava a sostituire la precedente, costruita nel XVIII secolo e distrutta a seguito della frana del 1902. Vi si conservano un quadro di autore ignoto raffigurante la Vergine Addolorata e le statue della Madonna Addolorata, di S. Stefano e di S. Lucia più un crocifisso del XV secolo. Sul lato destro della facciata è posta la lapide dei caduti del primo e secondo conflitto mondiale.

Fortificazioni, porte e torri[modifica]

Castello Monforte
  • Castello Monforte. Un'antica pergamena risalente al 1375 conferma l'esistenza di un castello nella città già in tale data, ed è la testimonianza più antica al riguardo. Domina la città a circa 790 m s.l.m., quasi cento in più dell'altezza media del comune. L'area circostante è occupata dal parco della Via Matris, un percorso naturalistico che snodandosi lungo il pendio della collina ripercorre le tappe della Via Crucis. Il castello è inciso su una moneta d'argento da cinque euro coniata dalla Zecca dello Stato nel 2012 per la serie "Italia delle Arti" dedicata alla città di Campobasso.
La costruzione ha pianta quadrangolare, con quattro torri angolari circolari mozze, e una torre maggiore all'interno del corpo. Essendo una struttura rimasta fedele al compito di sorveglianza, anche nei secoli XVIII e XIX, il castello ha mantenuto, sia all'esterno che all'interno, un aspetto piuttosto austero, conservando la struttura originale.
  • Mura medievali di fortificazione. Sono le mura costruite nel XIII secolo, danneggiate nel terremoto del 1456 e smantellate dopo il grave terremoto del 1805. Di esse rimangono tuttavia le linee di confine del borgo medievale, numerose torri di avvistamento e porte urbiche di accesso alla città vecchia.
Torre Terzano
  • Torre Terzano. Si trova presso la chiesa di San Bartolomeo, nella parte più alta del borgo. Famosa perché secondo la leggenda nel XVI secolo v'erano due famiglie in guerra: la Confraternita dei Crociati (composta da artigiani), e quella dei Trinitari (il nuovo ceto commerciale emergente). I loro figli Fonzo Mastrangelo e Delicata Civerra, osteggiati dalle rispettive famiglie nel loro amore, non poterono coronare il loro sogno, perché il padre di Delicata rinchiuse la figlia dentro la torre, murandola. Fonzo, disperato, si arruolò nell'esercito per dimenticare, e Delicata morì di crepacuore, e dopo alcuni anni Fonzo, scoperta la tragedia, decise di espiare le sue colpe facendosi frate. La torre ha pianta circolare in pietra trezza semplice, con alcune feritoie.
  • Torre San Mercurio. Fortificata e restaurata nel XV secolo, è posta presso l'ex chiesa di San Mercurio. Torre cilindrica a tre piani, con tre finestre, oggi divenuta abitazione. Ha la sommità coperta da tegole.
  • Porta Santa Cristina (Porta Mancina). Porta del XV secolo, modificata nei secoli successivi. Ha alla base due grandi bastioni che fortificano l'arco urbico, e al fianco una torre semicircolare, a tre livelli. Oggi essa è diventata residenza civile, ma ha mantenuto il suo aspetto originario.
  • Torre dei Petitti e Torre dei Presutti. Costruite nel 1456 per volere di Cola Monforte, oggi sono residenze civili ma hanno conservato la loro struttura originale a base a scarpa con pianta circolare, suddivisa in massimo tre settori.
  • Porta Sant'Antonio e Torre dei baroni Pettini (Porta della chiaia). Sono un complesso fortificato eretto nel 1456. La porta è un semplice arco a tutto sesto, situata presso la chiesa di Sant'Antonio Abate. Più a destra vi è la torre collegata ad una residenza civile, un tempo parte delle mura fortificate. La Torre ha pianta circolare con base a scarpa.
  • Porta San Paolo e Torre dei Ferrante (Porta di Rosa). Costituiscono un unico complesso difensivo vicino all'accesso al castello. La porta è un rozzo arco a tutto sesto su cui si trova oggi una abitazione civile ricavata dalle mura; è affiancata dalla torre di guardia del 1456, anch'essa oggi residenza civile che ha mantenuto il suo aspetto originario. Ha pianta circolare con base a scarpa.
  • Porta San Nicola (Porta Nuova). Costruita nel 1456 per volere di Cola Monforte, ha aspetto di un arco cittadino con cornice in pietra e archivolto con stemma della famiglia nobile della città.
  • Torre dell'abate Ginetti. ha struttura di conci irregolari con base a scarpa. Fu costruita nel 1456 per volere di Cola Monforte, e si trova in via San Lorenzo.

Palazzi[modifica]

Palazzo San Giorgio (Municipio)
  • Palazzo San Giorgio (Palazzo del Municipio). Costruito nel 1879 sulla chiesa medievale di Santa Maria della Libera. Il palazzo presenta un ampio porticato con archi a tutto sesto e grandi pilastri quadrati. L'elegante facciata è suddivisa in tre piani ed è sormontata da un quadrante d'orologio alla cui base è riportata la scritta "MUNICIPIO". Al centro del primo piano è posto un balconcino a colonnine di marmo sorretto da due colonne dal fusto liscio e dal capitello ionico. Le quindici finestre del primo piano presentano in parte un arco a tutto sesto alla sommità, in parte un tamburo a forma triangolare; al secondo piano tutte le quindici finestre non presentano tamburo ma un semplice ordine orizzontale. Particolari le paraste che al secondo piano separano le finestre e si raddoppiano in alcuni punti sezionando la facciata in cinque parti verticali, quasi volessero evidenziare anche la divisione interna della struttura.
  • Palazzo Magno. Il palazzo prende il nome da Mercurio Magno, che ottenne la proprietà dalla famiglia napoletana dei De Tilla i quali utilizzavano l'immobile come residenza privata estiva. Magno rimase proprietario fino al 1936, quando la Provincia lo acquistò per stabilirvi la propria sede. Durante la seconda guerra mondiale, la città di Campobasso dovette subire la requisizione di diversi edifici, e tra questi vi fu anche Palazzo Magno. Dai locali del palazzo furono ricavati un ospedale ed un obitorio da parte dei Polacchi; con lo spostarsi del fronte al di là della linea Gustav, il Genio militare italiano ottenne il permesso di insediare nel complesso il Comando Zona Bonifica Campi Minati del Molise, organizzando così già nel 1944 il primo corso per rastrellatori di mine. Fu solo nel 1946 infine che l'edificio fu restituito alla Provincia e da allora ne funge ancora da sede.
  • Convitto nazionale Mario Pagano. Gestito in origine dai Barnabiti, l'antico Collegio Sannitico, nato nel 1816, vi ebbe sede per alcuni decenni. Nel 1857 divenne Liceo, intitolato poi al giurista Mario Pagano
  • Palazzo della Banca d'Italia. L'edificio della Banca d'Italia venne inaugurato nel 1925; la sua costruzione comportò l'abbattimento di molte case, compresa quella del vecchio Dazio.
L'elegante palazzo è a tre piani. La facciata laterale offre una visione architettonica più scenografica: infatti, essendo leggermente arcuata, sembra quasi voler accogliere l'austero monumento a Gabriele Pepe.
  • Palazzo Mazzarotta. Il palazzo risale al XVI secolo come sede di una confraternita religiosa e solo nel XVIII secolo diviene residenza della famiglia nobiliare napoletana dei Mazzarotta, le cui origini risalgono all'epoca aragonese. Un ramo di tale famiglia si trasferì infatti a Campobasso e si stabilì nel palazzo, dove è ancora visibile lo stemma con il delfino sul mare ondoso, variante dell'originale in cui era presente un serpente. La parte interna ospita il Museo Sannitico.
  • Palazzo Cannavina. La sua edificazione va collocata tra il XVII e il XVIII secolo; fu poi ampiamente rimaneggiato nel corso del XIX secolo. Lo stabile appartenne prima ai Carafa, duchi di Jelsi e feudatari di Campobasso, poi passò ai baroni di Campobasso che lo tennero in proprietà fino al 1742. Fu bene demaniale fino al 1783, quando venne acquistato dalla famiglia Salottolo; passò infine alla famiglia Cannavina, il cui nome è rimasto all'edificio. Nel 2011 gli arredamenti e il palazzo sono stati messi in vendita dagli eredi.
  • Palazzo dell'ex GIL. Fu costruito fra il 1936 e il 1938 su progetto dell'architetto napoletano Domenico Filippone (1903-1970), «un'architettura che ricevette unanime apprezzamento per la chiarezza distributiva e per l'attenzione con cui il progettista aveva risposto all'effettiva consistenza dell'ambiente paesistico e architettonico circostante, evitando risoluzioni auliche e altisonanti».
Dopo essere stato sede delle attività della locale Gioventù italiana del littorio, poi dei sindacati e alla fine di una scuola superiore, nel 1975 le competenze sull'edificio passarono dallo Stato alla Regione Molise che però la abbandonò all'incuria e al degrado finché, nel settembre 1989, il palazzo fu riconosciuto di interesse storico artistico e sottoposto a vincolo della Soprintendenza. La Regione Molise, intenzionata a demolire la costruzione, si rivolse allora al Ministero per i beni culturali e ambientali ottenendo la revoca del vincolo. I contrasti continuarono e, nonostante il ripristino del vincolo nel 1992, in quegli anni le due ali dell'edificio furono demolite.
  • Casa della Scuola. Edificio scolastico costruito nel XIX secolo, in stile neoclassico.
  • Palazzo delle Poste e Telegrafi. Venne costruito tra il 1923 e il 1927. Progettato dall'ing. Giambattista de Capoa esso si sviluppa su un pian terreno e due piani più un altro sovrapposto successivamente.
Le tre porte d'ingresso principali sono abbellite da robuste inferriate su cui sono presenti, in quella a sinistra, lo stemma della Città di Campobasso e, in quella a destra, lo stemma della Provincia di Campobasso. Nella porta laterale di sinistra, sotto la scritta "Direzione", è presente un bassorilievo in bronzo raffigurante Mercurio che tiene nella mano destra le saette, simbolo della velocità, e nella sinistra il caduceo (bastone con due serpenti attorcigliati).
  • Palazzo di Giustizia. Fu costruito tra il 1930 e il 1936 in uno stile che risente dell'austerità del stile dorico a significare la serietà della legge per la difesa del cittadino.
  • Palazzo del Governo. Nacque all'inizio del XVIII secolo destinato a monastero delle suore carmelitane. Questo desiderio non fu mai realizzato e nel tempo fu destinato a parecchi usi. Nel 1810 divenne sede di luogo di pena fino al 1862 quando i detenuti vennero trasferiti nell'apposita costruzione poco lontana. Dal 18561862 il Consiglio della Provincia di Molise ne commissionò la ristrutturazione al fine di destinarlo a palazzo degli uffici.
  • Palazzo Japoce. Costruito nel XVIII secolo dalla famiglia Japoce, probabilmente su preesistenti costruzioni trecentesche e quattrocentesche, è stato tra gli anni Ottanta e Novanta del XX secolo oggetto di notevoli opere di ristrutturazione e consolidamento. È sede della Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali del Molise.

Città ipogea[modifica]

  • Sotterranei. Gli ipogei, ricavati nei secoli dall'opera dell'uomo, rappresentano una realtà nascosta del borgo antico. Gran parte della pietra fu estratta per poter costruire i palazzi per cui si possono immaginare i volumi esistenti nel sottosuolo.
A seguito del catastrofico terremoto del 1456 il conte Cola di Monforte progettò la nuova città, con un assetto difensivo, dotandola di doppia cinta muraria interrotta dalle porte che davano accesso al borgo. Utilizzò i vuoti esistenti collegandoli tra loro e rendendoli funzionali a una logica militare. Una ragnatela di cunicoli, una sorta di “rete” in tempi medievali che consentiva la comunicazione rapida da più punti. Tra i sotterranei fotografati ci sono alcuni tratti dell'antico camminamento che permetteva alle guarnigioni di spostarsi velocemente da una torre all'altra e dalle mura di cinta alla parte alta del colle. Su questa attendibile ipotesi sono orientate ricerche che hanno l'obiettivo di ripercorrere il leggendario passaggio che permetteva l'estrema fuga in caso di prolungati assedi.
Nel corso dei secoli i sotterranei hanno subito diverse destinazioni: verso la fine del XV secolo, con l'ampliamento del borgo e l'istituzione della dogana per l'editto di Ferrante d'Aragona, furono aperti i fondaci della farina, del sale, delle carni.
Durante la seconda guerra mondiale furono utilizzati come rifugi antiaerei.
Negli anni sessanta furono adibiti a discoteche e luoghi di incontro di giovani, per l'ampiezza dei locali e l'isolamento acustico.
Successivamente abbandonati e non più utilizzati con fini sociali, sono stati identificati come discariche di materiale edile a seguito di ristrutturazioni. :Attualmente sono molto ricercati per renderli fruibili come pub e ristoranti.

Aree naturali[modifica]

Sentieri nel verde a Villa de Capoa
  • Villa De Capoa. La settecentesca “Villa De Capoa”, recuperata con un accurato progetto, è uno dei luoghi più suggestivi della città.
Il parco, adiacente all'ex convento di Santa Maria delle Grazie, fu fatto costruire nel Cinquecento da Andrea De Capoa. Svolse per circa due secoli la funzione di riserva delle erbe che i monaci del convento utilizzavano per la creazione di medicinali naturali. Nel Settecento fu acquistato da privati e riorganizzato in parco vero e proprio. Infine nell'Ottocento la contessa Marianna de Capoa lo donò alla città.
Il giardino è all'italiana, ricopre un'area di quasi 16.000 m². Il viale principale, va dall'ingresso a una piazza; in essa sono collocate una fontana e una piattaforma circolare, usata per allestire spettacoli. In altre zone del giardino vi sono un labirinto di siepi e una rotonda delimitata da quattro aiuole, in cui nel 1929 sono state impiantate delle sequoie. Ad arricchire i suggestivi sentieri vi sono sculture mitologiche, archi di pietra o di siepi, un sarcofago di fine Quattrocento, un pozzo, panchine in pietra e una grotta. L'ingresso principale con il pregiato cancello in ferro battuto si affaccia su piazza Savoia.
Le specie vegetali presenti sono varie e degne di attenzione: sequoie, cedri del Libano, cipressi, abeti rossi, tigli continuano ad avere una funzione non solo ornamentale; sono la testimonianza della cultura, del gusto e dell'arte di coloro che tanti anni fa hanno realizzato questo gioiello.
All'interno del parco è presente un complesso sportivo per praticare tennis, con diversi campi coperti e scoperti, in cui dal 2002 al 2012, ogni anno, veniva organizzato il torneo internazionale femminile di tennis del circuito ITF Women's Tour nominato "Regione Molise" il cui premio in palio è oscillato tra i 10.000 e i 25.000 $; nel 2011 fu vinto dall'italiana Karin Knapp.
  • Parchi e giardini. Oltre a Villa de Capoa queste sono le principali aree verdi della città:
  • Bosco Faiete
  • Giardino del convitto nazionale Mario Pagano
  • Parco Alessandro Manzoni
  • Parco della Via Matris
  • Parco Giuseppe Ungaretti
  • Parco San Giovanni dei Gelsi
  • Parco XXIV Maggio
  • Pineta di San Giovannello
  • Piazza Bernardino Musenga (Villa dei Cannoni)

Musei[modifica]

  • Museo sannitico. Ecb copyright.svg Ingresso è gratuito. Museo statale gestito dalla Soprintendenza archeologica del Molise, è situato nel centro storico della città nell'antico palazzo Mazzarotta ed espone reperti provenienti dal territorio dell'antico Samnium coincidente con l'attuale regione Molise che sono riferibili a varie epoche, principalmente a quella romana.
Il materiale esposto è frutto di diverse donazioni di materiale antiquario risalenti ad epoche diverse presentati in quattro gruppi espositivi:
“Le persone”
“La casa”
“Le attività”
“I culti”
Oggi il criterio espositivo adottato per i nuovi reperti che via via sono stati aggiunti all'esposizione è invece di tipo misto tematico-cronologico, I materiali vanno dalla Preistoria all'epoca Alto medievale. Fino a qualche anno fa nella sala del piano interrato era ricostruita una grande ed impressionante sepoltura di un cavaliere con il suo cavallo trovata nel comune di Campochiaro, probabilmente riferibile alla fase del popolamento bulgaro della pianura situata ai piedi del Matese, nella zona tra Saepinum e Bovianum, favorito dal ducato longobardo di Benevento che dominava allora tutto il territorio molisano, Alcune sale sono attrezzate per diverse attività didattiche. Recentemente sono stati aggiunte nuove sale espositive per ospitare i reperti archeologici più importanti frutto delle ultime ricerche e scoperte archeologiche.
  • Museo dei Misteri. È situato nel centro della città ed espone le strutture e i costumi che caratterizzano la manifestazione folkloristica cittadina più rappresentativa nonché una delle più seguite della regione Molise, il festival dei Misteri. Esso è la celebrazione campobassana del Corpus Domini, la festa più nota e amata del capoluogo, che si svolge dal 1768. È seguita da migliaia di turisti di provenienza regionale, nazionale e anche dall'estero. La parte centrale che rende questa manifestazione unica è la sfilata mattiniere dei cosiddetti "Misteri": vere e proprie strutture portanti create da un noto campobassano verso la metà del Settecento, Paolo Saverio Di Zinno. Tali strutture sono modellate, grazie alla flessibilissima e resistentissima lega realizzata dallo stesso Di Zinno e mai più riuscita a riprodurre, in modo che esse possano reggere il peso dei figuranti, cittadini che ogni anno volontariamente si rendono disponibili per la sfilata, da bambini ad anziani. Ogni struttura rappresenta e celebra un "mistero" della Bibbia o un santo. In tutto sono 13 e ognuno di essi è portato a spalla da altri volontari. Il peso degli ingegni varia dai 340 chili, che è quello di S. Rocco, il più leggero, fino ad arrivare ai 644 chili di peso per l'ingegno raffigurante S. Nicola.
La struttura museale conta due sale espositive e una sala proiezioni. La sala all'ingresso accoglie alcuni costumi d'epoca e antiche testimonianze fotografiche delle passate manifestazioni nonché i cataloghi dei personaggi più conosciuti che hanno animato la sfilata negli ultimi 40 anni; la sala principale custodisce le 13 strutture protagoniste della sfilata; la sala proiezioni mette a disposizione testimonianze video delle manifestazioni girate nel 1929, 1948, 1952, 1958, 1999 e 2006 senza limitarsi solamente alla sfilata, ma mostrando anche quelli che sono i backstage del Festival, ed anche come si sia evoluta tale rappresentazione nel corso degli anni, tuttavia lasciando l'atmosfera che la circonda totalmente invariata.
  • Museo internazionale del presepio in miniatura Guido Colitti. Ospitato all'interno di Villa Colitti, in centro città , il museo comprende la raccolta privata di circa 400 presepi in miniatura, alcuni dei quali realizzati dallo stesso fondatore, Guido Colitti, oltre ad altri presepi provenienti da varie parti del mondo (Messico, Giappone, Australia).
Alcuni presepi sono in legno intagliato, altri in cartoncino, in terracotta, in madreperla, in sughero e in maiolica.
Il museo comprende inoltre una collezione di pastori del Settecento e dell'Ottocento, opera di artisti napoletani.
Per visitare il museo è necessario avere una prenotazione.
  • Galleria di arte contemporanea Limiti-Inchiusi.
  • Pinacoteca di Palazzo Pistilli, +39 0874 431350, fax: +39 0874 431351. Ecb copyright.svg ingresso gratuito. Simple icon time.svg lun-ven 9:30-13:00. lefono:


Eventi e feste[modifica]

  • Festival dei Misteri. Simple icon time.svg domenica del Corpus Domini - giugno. Ogni anno, nella domenica del Corpus Domini, nelle vie della città sfilano i "Misteri", strutture in una lega ferrea flessibile e resistente create dal campobassano Paolo Saverio di Zinno nel XVIII secolo. Si presentano come dei carri allegorici su cui sono esposti i misteri della Bibbia. I "Misteri" sono anche nominati quadri viventi, infatti bambini, anziani e adulti, si trasformano in santi, angeli e demoni ancorati alle strutture in acciaio e legno appositamente rivestite offrendo una visione surreale e generando l'impressione che i personaggi aleggino nell'aria. Le strutture sono portate a spalla da gruppi di portatori che avanzano al ritmo scandito dal capo mistero e cadenzato dalla banda musicale che propone una marcia tratta dal Mosè di Rossini.
Alla fine della manifestazione dal palazzo comunale l'arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano impartisce la Benedizione ai Misteri.
Nel Medioevo i Misteri si allestivano e si disfacevano anno per anno, variando di forme e di costumi, con il patrocinio di congregazioni religiose laiche che sostenevano le spese di allestimento. Le rappresentazioni avvenivano su palchi fissi o mobili con scenografie elementari, i copioni erano in linguaggio popolare e gli argomenti rispettavano la vita e la fantasia delle platee di fedeli a cui si rivolgevano. In quelle forme di rappresentazioni possiamo trovare forme di teatro greco o romano e nel Quattrocento si cerca di canonizzare le rappresentazioni dei Misteri creando regole per non cadere nel goffo e nel profano. La trasformazione di quadri viventi in quadri stabili non indecorosi o goffi, lontani da forme di irreligiosità, si verifica a Campobasso negli anni 1766 - 68, quando la borghesia locale suggella la sua ascesa con l'affrancamento dal servaggio feudale. In origine i Misteri erano ventiquattro conservati nelle tre chiese che provvedevano all'organizzazione della processione del Corpus Domini. Sei di essi non ressero alla prova che il Di Zinno, autore degli stessi, fece con i modelli di cera da lui creati prima di poggiarci le persone, altri sei invece furono distrutti dal terremoto del 26 luglio 1805, mentre il Santissimo cuore di Gesù fu realizzato nel 1959 sulla base di un bozzetto del Di Zinno.
  • Venerdì Santo. L'origine della processione del Venerdì Santo a Campobasso risale probabilmente alle sacre rappresentazioni del XIII secolo. La notizia storica più sicura risale al 1626 quando in un "istrumento di concordia tra i Crociati e i Trinitari" si accenna a tale manifestazione.
Nella chiesa di Santa Maria della Croce vengono custodite le statue dell'Addolorata e del Cristo morto. Tutta la cittadinanza si ritrova in questa chiesa nelle sere del settenario, raccolta in silenzio mentre viene cantato l'inno che viene chiamato dai campobassani "lo zuchetezù", una specie di "botta e risposta", che il suo compositore chiamò: "Oh di Gerico beata".
La processione del venerdì Santo si colloca all'interno delle manifestazioni processionali legate alla Passione. Il corteo solitamente inizia alle ore 17.00 del Venerdì Santo da Santa Maria della Croce e vede la partecipazione della quasi totalità della città che segue mestamente il Cristo morto. La statua dell'Addolorata viene posta tradizionalmente dietro il Cristo e viene accompagnata da donne vestite di nero che reggono nastri che partono dalla statua. La musica del "Coro" che accompagna la processione del venerdì Santo è del maestro Michele De Nigris. Il coro inizialmente era formato da un centinaio di cantori e dalla banda musicale, oggi sono oltre settecento persone quelle che vi partecipano.
  • Festività della Madonna dei Monti. Simple icon time.svg 31 maggio. In occasione della festa si realizza, lungo le strette vie del borgo antico, un' infiorata con la quale si illustrano scene sacre e simboliche.
  • Crociati e Trinitari. Ogni anno si svolge un corteo in costumi d'epoca per rievocare un importante evento storico del cinquecento (1587): La pace fra Crociati e Trinitari'. Di solito viene effettuata in concomitanza dei festeggiamenti del Corpus Domini.
  • Fuoriluogo. Dal 1996 il capoluogo molisano ospita la Mostra d'Arte Contemporanea internazionale "Fuoriluogo", promossa dall'Amministrazione Provinciale di Campobasso e dall'Associazione Culturale Limiti-Inchiusi Arte Contemporanea.
  • Festival Internazionale del cinema. Il Festival è l'unico evento internazionale legato al cinema che la regione possa vantare, oltre ad essere la manifestazione cinematografica con la massima anzianità regionale e con la migliore continuità.
  • Sant'Antonio abate. Simple icon time.svg 17 gennaio. Comincia ufficialmente il Carnevale. La festa ha il suo scenario obbligato nella chiesa e sul sagrato dedicata a Sant' Antonio abate. È qui che c'è la benedizione degli animali, ed è qui che si ammassano i ciocchi di legna che arderanno fino a ora tarda notte.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

Prezzi elevati[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 14 Poste italiane (Campobasso centro), Via Francesco Pietrunto, 4, +39 0874 408632.
  • 15 Poste italiane (Ufficio postale 1), Corso Giuseppe Mazzini, 129, +39 0874 482697.
  • 16 Poste italiane (Ufficio postale 2), Via D'Amato, 15/17, +39 0874 497711.
  • 17 Poste italiane (Ufficio postale 3), viale Principe di Piemonte 47, +39 0874 98399.
  • 18 Poste italiane (Ufficio postale 4), Via Antonio Gramsci, 11/A, +39 0874 65055.
  • 19 Poste italiane (Ufficio postale 5), Via Toscana, 31, +39 0874 483657.


Nei dintorni[modifica]

  • Isernia — Tra i primi insediamenti paleolitici documentati d'Europa, fu poi fiorente città sannita, capitale della Lega Italica, in seguito Municipium romano. Il suo millenario passato le ha lasciato un importante patrimonio monumentale che si estende fino all'epoca preromana, oltre ad importantissimi reperti della preistoria.
  • Trivento — Antica sede vescovile, nella sua cattedrale si conserva la cripta di particolare valore storico-architettonico risalente all'XI-XII secolo.
  • Larino — Città con un notevole passato, vanta un bel Borgo medievale; la sua cattedrale è fra i migliori monumenti del Molise. Dopo Termoli è il centro d'attrazione più importante della Costa molisana.
  • Bojano — Fu potente città sannita, poi centro romano. Nel medioevo divenne sede episcopale. Conserva un bel centro storico ricco di chiese, oltre alla cattedrale.


Altri progetti

1-4 star.svg Bozza: l'articolo rispetta il template standard contiene informazioni utili a un turista e dà un'informazione sommaria sulla meta turistica. Intestazione e piè pagina sono correttamente compilati.