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Mafalda
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Mafalda (Italia)
Mafalda
Sito istituzionale

Mafalda è un centro del Molise.

Da sapere[modifica]

Molti sono stati i nomi che hanno identificato l’odierna Mafalda nel corso dei secoli. In epoca Angioina (1266-1442) era conosciuta come Trespaldum, denominazione derivante dalla lingua osca e successivamente latinizzata che, con ogni probabilità descriveva la conformazione del territorio (tre pianori). Ulteriori evoluzioni videro il passaggio dalla denominazione di Ripa Alba, probabilmente dovuta alla colorazione chiara delle rocce di gesso, calcare ed arenaria visibili sui versanti del colle che ospitava l’antico insediamento cittadino, a quella di Ripalda, ancora oggi usata nel dialetto locale, con la variante Ripalda di Canzano nel periodo di appartenenza del feudo, nel corso del Settecento, ai Coppola, duchi appunto di Canzano[3]. Nel brevissimo periodo che va dal 1894 al 1903, per effetto di un Regio Decreto del sovrano Umberto I che faceva seguito a una deliberazione del Consiglio comunale dell’aprile 1894, la denominazione venne sostituita con quella di Ripalta sul Trigno. Il nome attuale di Mafalda, acquisito con ulteriore decreto del 7 ottobre 1903, fu un omaggio alla famiglia reale: circa un anno prima, infatti, veniva alla luce la secondogenita del re Vittorio Emanuele III, la principessa Mafalda di Savoia.

Cenni geografici[modifica]

Sull'Appennino molisano nel Molise centrale, dista 28 km da Vasto, 31 da Larino, 33 da Trivento, 36 da Termoli. Il suo territorio comunale si sviluppa su di un’area collinare a 25 km dal mare Adriatico e a poco più di 50 km dai campi da sci di Capracotta. Stretta tra i fiumi Trigno e Biferno, lega la costa ai rilievi dell’entroterra includendo l’intero comprensorio della Comunità Montana Monte Mauro, ricca di risorse ambientali ancora da esplorare. Il paese si erge su di un colle che domina tutto il territorio comunale di cui rappresenta l’unico insediamento urbano.

Il territorio è contraddistinto da ampie zone boschive, frequenti scorci panoramici e da aspetti antropici interessanti rintracciabili nelle testimonianze storiche, architettoniche, archeologiche. Il Comune dispone di una pregiata area verde di circa 400 ettari di cui 100 ettari di macchia mediterranea, 50 ettari di pineta e i rimanenti 250 ettari di bosco ricco di querce, ornelli, lecci, roveri di grande interesse naturalistico per l’elevata biodiversità ambientale testimoniata dalla ricchezza fitocenotica vegetale e animale.

Cenni storici[modifica]

I primi ad abitare queste terre furono i Pelasgi, aborigeni di origini oscure; in seguito si susseguirono nel corso dei secoli le alterne vicende di popoli che lasciarono di sé memorie interessanti, quali gli Osci e i Sanniti. Proprio dei Sanniti, ultimi ad occupare queste contrade, si hanno notizie precise grazie agli scritti dello storico e geografo greco Strabone. Degli Osci invece si conserviamo tutt’oggi nel dialetto locale un’importante eredità linguistica.

Il primo insediamento di un gruppo consistente di persone si fa risalire al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo in corrispondenza del sito di Ripalda Vecchia, a pochi chilometri dall’attuale insediamento urbano; la prima menzione del centro sul catalogum baronum è del XII secolo, con la proprietà di Roberto De Rocca per conto di Ugone di Attone. Il centro antico di Ripalda fu proprietà del ducato di Spoleto e poi della contea di Termoli, finché non fu istituito il Contado di Molise. Nel XIV secolo il centro fu restaurato con mura aragonesi, perché inabitato e a rischio crollo. Leggenda vuole che la distruzione e il conseguente abbandono dell’antico centro di "Ripalda Vecchia" intorno alla metà del XV secolo siano avvenuti a causa di un’invasione di formiche ma le ricostruzioni storiche inducono a reinterpretare questa inquietante eventualità a favore di una più realistica ipotesi: nel dicembre del 1456 si verificò, infatti, un violentissimo terremoto nel centro-sud Italia che distrusse centinaia di paesi e provocò circa 40.000 morti. Il drammatico evento andò ad aggiungersi alle frequenti scorribande dei Saraceni che infestavano la costa e alla malaria portata dall'insalubrità dell'aria nei pressi delle coltivazioni di riso. Da queste vicende consegue lo spostamento dell’insediamento nella posizione che tutt’oggi occupa.

In età angioina il borgo fu feudo della famiglia D’Alitto di origine normanna. Non essendovi un documento che possa attestare l’epoca in cui questa famiglia fu titolare del luogo, si può solo supporre che essa ne fosse signora dalla seconda metà del secolo XIII alla prima metà del secolo successivo, ovvero nell’epoca di Carlo II e di Roberto D’Angiò. Nel 1457 Alfonso I d’Aragona concesse il feudo in decadenza e abbandono ad Andrea D’Evoli, signore feudale che seppe far rifiorire il paese anche chiamando gli slavi che fuggivano dalle invasioni turche a coltivarne i terreni inutilizzati; si ebbe, in questa fase, una notevole crescita demografica dovuto al notevole afflusso di “Schiavoni”, testimonianza del fatto che anche Mafalda come San Felice, Montemitro, Acquaviva Collecroce, ha origini slave, nonostante abbia repentinamente perso il contatto con tali origini a differenza degli altri paesi elencati.

Il feudo di Ripalda, appartenuto come già detto a svariate famiglie di feudatari, venne acquistato da Alfonso Piscicelli nel 1637 dalla famiglia Caracciolo del ramo dei Celenza per poi essere nuovamente ceduto nel 1640 al principe di Santo Bono, Alfonso Caracciolo e passato in ultimo ai Coppola, duchi di Canzano verso la fine del Seicento; con l'eversione della feudalità il palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione che competeva al Signore di Ripalda, diventa proprietà dei signori Carile e infine degli eredi Juliani.

Come orientarsi[modifica]


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A14 Italia.svg Autostrada Adriatica A14 in direzione di Pescara, uscire a Montenero di Bisaccia/Vasto Sud/San Salvo, proseguire sulla SS 650 in direzione di Isernia/Montenero di Bisaccia, attraversare Montenero di Bisaccia e continuare per la SP 163, seguire le indicazioni per Mafalda (SP 81).
  • Autostrada A1 Italia.svg Autostrada A1 uscire a Caianello, svoltare in direzione di Benevento, seguire indicazioni per Campobasso, raggiungere la SS 17 seguendo il cartello Campobasso, proseguire per la SS 650, continuare per la SP 81 fino a Mafalda.
  • Da Campobasso prendere la SS 87 verso Termoli, proseguire per la SS 647, raggiungere la SP 163 e seguire le indicazioni per Mafalda (SP 81).
  • Da Termoli SS 16, continuare per la SP 163, seguire le indicazioni per Mafalda (SP 81).

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Stazione ferroviaria più vicina è quella di Montenero-Petacciato nel comune di Montenero di Bisaccia, distante 8 km circa).
Collegamenti per Mafalda in autobus con le Autolinee "Lariviera".

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Resti della Domus rustica. I reperti rinvenuti in contrada Colle Trasole lasciano pensare che vi fosse edificata una villa i cui resti non sono ancora stati oggetto di adeguati studi per stabilirne il periodo storico di appartenenza. Il pianoro su cui sorgeva domina la villa colonica ha all'intorno terreni di facile coltivazione perché pianeggianti; erano riforniti d'acqua tramite un sistema di condotte che sfruttava sorgenti situate più a monte; tracce inequivocabili di questo acquedotto sono state rinvenute: la condotta partiva dalla fonte di S. Valentino e arrivava alla Domus percorrendo un sistema di tubi in piombo protetti da coppi che ancora oggi affiorano lungo il percorso; determinante era anche la vicinanza al fiume Trigno, confine naturale tra il territorio dei sanniti e quello dei frentani, oltre che (allora molto più di oggi) fonte di risorse per la sua pescosità. Nel sito si riconoscono inoltre delle mura perimetrali e una stanza termale.
Nel secondo dopoguerra, nelle contrade circostanti, sono state rinvenute anche numerose tombe di epoca romana, alcune contenenti ampolle, lucerne e utensili da cucina, nonché segni di antiche battaglie.
  • Ripalda Vecchia. I resti del primo insediamento cittadino risalenti ai secoli XI - XII, occupano la sommità di una collina a circa 400 m s.l.m. e distante pressappoco due chilometri dall'attuale centro di Mafalda. Sono ben visibili tutt'oggi gli imponenti resti di una rocca con un'alta torre a pianta quadrata di cui restano la base e frammenti del corpo centrale; a sud-ovest, più a valle, si trovano l'abitato medievale e le mura che cingevano le pendici meridionali. Nonostante alcuni reperti facciano suppore che il sito sia stato frequentato sin dalla Protostoria, il parere degli archeologi è che le emergenze murarie siano databili al basso medioevo.
Tutto fa supporre che quella costruita a Ripa Alba fosse inizialmente una rocca di avvistamento voluta da Federico II di Svevia: sappiamo che fu egli l'ideatore e il realizzatore di quella rete di torri, rocche e castelli ancora oggi presenti lungo la costa adriatica e possiamo verosimilmente affermare che anche la rocca di Ripalda Vecchia sia assimilabile a tale rete di difesa e controllo dato che dal torrione la vista spaziava da Termoli, le isole Tremiti, il Gargano, il Tavoliere, a Punta Penna, la Maiella, il Gran Sasso.
Dopo gli Svevi furono signori di queste terre gli Angioini: la borgata con la rocca divenne quindi feudo della nobile famiglia D'Alitto; testimonianza di ciò il ritrovamento di un frammento di coccio recante il giglio Angioino.
Anche nei pressi di questo sito è stato possibile reperire materiale ceramico, scorie di ferro e reperti faunistici oggetto di studio e databili tra l'XI e il XIV secolo. Forti supposizioni si hanno della presenza, all'altezza della rocca, di un più antico edificio di culto di cui è testimonianza il ritrovamento di un capitello smussato e adibito ad acquasantiera.
  • Palazzo baronale. In pieno centro storico gode ancora di una certa appariscenza il Palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione di prima e di seconda istanza, sia civile che penale, del barone (o più in generale del signore) di Ripalda.
Nell'immaginario popolare, alimentato dalla perdita dei disegni originali, si sono fatte strada negli anni alcune fantasiose congetture sulla struttura architettonica del Palazzo: la presenza sul lato nord di un profondo pozzo con canale di scolo sul fondo ha fatto ipotizzare l'esistenza di una via di fuga, un passaggio segreto; si racconta inoltre che al centro di una stanza al suo interno vi fosse un trabocchetto, una botola con alla base delle lance.
  • Resti del monastero dei Paolotti. Durante i lavori effettuati nell'area dell'attuale villa comunale nel 2009 sono riaffiorati alcuni resti della struttura muraria dell'antico monastero dei Paolotti, ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, santo calabrese. Il monastero fu eretto dai feudatari di Ripalda Cesare e Porzia Caracciolo tra l'inizio e la metà del XVII secolo e quasi certamente ha rappresentato una delle prime strutture abitative di Mafalda.
Con provvedimento pontificio di Innocenzo X,vennero soppressi nel Regno di Napoli molti conventi e, verosimilmente, tra questi anche quello di Ripalda che, dismesso e abbandonato, andò decadendo fino alla sua totale scomparsa alla fine dell'Ottocento.
  • Chiesa di Sant'Andrea Apostolo. La chiesa era del XIII secolo; il terremoto del 1456 la distrusse. Restaurata in forme rinascimentali, fu costruita nuovamente in forme neoclassiche dopo il terremoto del 1805. È a navata unica, con sculture barocche di Crecchiano Tonino di Santeusanio. Le porte sono di Lauterio di Montenero. L'altare è decorato da quattro tavole: Cena in Emmaus, Pellicano, Ruth, Giovani di Escol.
La facciata è in bugnato con un grosso finestrone a bifora. Il campanile è a torre.


Eventi e feste[modifica]

  • Feste invernali e Carnevale. Le tradizioni di Mafalda sono legate in gran parte alle ricorrenze religiose. Ogni ricorrenza era (ed è) una buona occasione per festeggiare con canti popolari, balli, cibi e bevande.
Nel periodo invernale si parte dal Capodanno, passando per la Pasquetta (5 Gennaio), Sant’Antonio Abate (17 Gennaio) e San Sebastiano (20 Gennaio), appuntamenti dal sapore antico che hanno lasciato una vasta eredità di canti popolari e religiosi che ancora oggi i giovani del paese sanno conservare.
Sempre in inverno, grande partecipazione ed interesse suscita la rappresentazione del Carnevale, da sempre attesa con entusiasmo dalla cittadinanza, grazie all’intrattenimento de “La Maschera in Piazza”, un gruppo di giovani che, sulle orme delle antiche tradizioni paesane, danno vita a delle “scenette” grottesche e comiche interpretate in dialetto mafaldese e accompagnate da musiche popolari.
  • Feste di Maggio. Altri appuntamenti da ricordare sono le cosiddette "Feste di Maggio" in onore di San Nicola, della Madonna e di Santa Lucia con le caratteristiche processioni per le vie del paese.
  • Sant'Antonio di Padova. Simple icon time.svg 13 giugno. Molto atteso è il giorno di Sant’Antonio di Padova, nel quale vengono allestiti carri addobbati con fiori, tessuti ricamati, coperte realizzate all’uncinetto. I carri sostano in ogni casa in cui risiede una persona di nome Antonio per intonare canzoni popolari dedicate al Santo di Padova; il tutto viene accompagnato da piccoli rinfreschi itineranti con dolci fatti in casa, salumi locali e vino offerti dal vicinato o dal padrone di casa. Per l'occasione le panetterie locali sfornano il tipico pane benedetto di Sant'Antonio.
  • Eventi estivi. In occasione della stagione estiva il Comune organizza un cartellone di eventi che, per la maggior parte, hanno luogo presso il parco Colle Renazzo che durante le sere d'estate diventa consueto luogo di ritrovo e di divertimento per i mafaldesi e per i tanti turisti che ripopolano il paese nella bella stagione. Immancabili sono la festa dell’Anziano (8 Agosto) ed il Ferragosto Mafaldese – Festa dell’emigrante (15 Agosto).
  • Festa patronale di San Valentino. Simple icon time.svg 17 settembre. In occasione della festa patronale si organizza una passeggiata enogastronomica intitolata “Pe Le Ruv d’ R'pald” attraverso il centro storico del paese. Lungo la passeggiata si incontrano vari punti di ristoro, ognuno dei quali offre un pasto tipico e tradizionale accompagnato da vino locale.
  • Festa di Sant’Andrea. Simple icon time.svg 27 e 30 Novembre. Per celebrare questa data viene organizzata una Fiera in due giorni distinti, il 27 ed il 30. La Fiera è un appuntamento che specialmente gli anziani aspettano con ansia perché ricorda loro i tempi in cui solo in tale occasione si potevano acquistare alcuni prodotti come pentolame, animali, semi di piante, etc. Viene, inoltre, organizzata la “Festa del Ringraziamento” dalla Coldiretti di comune accordo con la Parrocchia. Il senso di tale festa è quello di rendere grazie a Dio per il raccolto di tutto l’anno; proprio per sottolineare l’importanza di tale ringraziamento, la Santa Messa viene celebrata dal Parroco pro-tempore e dal Vescovo ed i mafaldesi offrono cibo (principalmente olio dato il periodo di raccolta delle olive) da donare in beneficenza.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 1 Cerquitella, Viale Cristoforo Colombo, 28, +39 0875 978337.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 2 Poste italiane, Via Cristoforo Colombo, snc, +39 0875 978003.


Nei dintorni[modifica]

  • Larino — Città con un notevole passato, vanta un bel Borgo medievale; la sua cattedrale è fra i migliori monumenti del Molise. Dopo Termoli è il centro d'attrazione più importante della Costa molisana.
  • Termoli — È il centro principale della costa molisana e seconda città della Regione per numero di abitanti. Il suo nucleo antico, con la cattedrale e le fortificazioni, sorge su un promontorio sul mare.
  • Trivento — Antica sede vescovile, nella sua cattedrale si conserva la cripta di particolare valore storico-architettonico risalente all'XI-XII secolo.
  • Vasto — La città antica con le sue fortificazioni è in posizione elevata sul mare; la gemmazione moderna è sulla costa dove si sviluppa la stazione balneare di Marina di Vasto.


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