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Vasto

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Vasto
Vasto - Veduta paoramica della città
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Vasto
Vasto
Sito istituzionale

Vasto è una città dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

È l'ultima città abruzzese sul litorale adriatico sud nella Costa dei trabocchi, sul confine con il Molise. Dista 30 km da Termoli, 48 da Ortona, 43 da Lanciano, 76 da Chieti.

Cenni storici[modifica]

Il nome deriva forse dal termine longobardo gasto o guasto (Gastaldato), suddivisione del territorio durante la dominazione longobarda (iniziata nell'ultimo quarto del VI secolo).

Una leggenda vuole che la città fosse denominata Histon da Diomede e che fosse abitata originariamente da tribù provenienti dalla Dalmazia. Di certo sul territorio attualmente appartenente al comune di Vasto (Punta Penna) si stanziarono in età imprecisata i Frentani, che entrarono in stretto contatto con i Sanniti e con le colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia (fra cui Siracusa). I Frentani entrarono definitivamente nell'orbita romana con lo status di foederati (cioè di alleati), fra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. Dopo la guerra sociale il centro abitato che si era andato formando pochi chilometri a sud di Punta Penna divenne municipio romano, ed Histon fu latinizzato in Histonium.

Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente la città decadde, passando in potere prima degli Ostrogoti, poi dei Bizantini e infine dei Longobardi. Entrata a far parte del Ducato di Benevento, fu espugnata e distrutta nell'802 dai Franchi. Tornata negli anni successivi ai duchi di Benevento, fu ricostruita come centro fortificato sulle rovine dell'abitato preesistente. Fra il XIII e il XIX secolo fece parte, insieme alla sua regione di appartenenza, del Regno di Napoli che dopo l'unione al Regno di Sicilia si chiamò Regno delle Due Sicilie.

In età angioina fu infeudato ai Caldora, passando subito dopo l'avvento di una dinastia aragonese ai d'Avalos (fine del XV secolo) che vi costruirono il Palazzo omonimo, in seguito distrutto dai Turchi (XVI secolo). Nel 1710 le fu conferito ufficialmente il titolo di città. Fino all'annessione al Regno d'Italia (1861) fece parte dell'Abruzzo citeriore. Nel 1938 per volere di Mussolini fu ribattezzata ufficialmente Istonio, in omaggio al toponimo latino in uso in età romana, per tornare a denominarsi Vasto nel 1944, dopo la liberazione della città. Nel 1940-1943 sul litorale vastese (Istonio Marina) funzionò un campo di concentramento per antifascisti e slavi.

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno del 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi. Una parte di uno fra i più antichi rioni del centro storico sprofondò a valle, verso il mare. Andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la chiesa di San Pietro, di età medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati. L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Oltre alla città il suo territorio comunale comprende anche i paesi di Difenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Piana di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, Codalfa, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Casarza, Villa De Nardis e Zimarino.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • A14 Autostrada A14 Adriatica con caselli di Vasto nord e Vasto sud.
  • Strada Statale 16 Italia.svg Litorale Adriatica

In nave[modifica]

  • Italian traffic signs - icona porto turistico.svg Dal porto di Vasto una linea di navigazione per passeggeri conduce alle Isole Tremiti.

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Vasto ha stazione ferroviaria sulla dorsale adriatica che condivide con San Salvo. Dalla stazione partono autobus urbani sia per il centro di Vasto sia per il centro di San Salvo.

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Cattedrale di San Giuseppe
  • 1 Cattedrale di San Giuseppe. È la concattedrale dell'arcidiocesi di Chieti-Vasto dal 1986. Dell'antica chiesa medievale intitolata a Santa Margherita resta solo la facciata con il portale ed il rosone trecenteschi. Nel XVII secolo venne intitolata a Sant'Agostino e nel 1808 a San Giuseppe. Venne elevata a cattedrale nel 1853.
Il primo impianto risale al XIII secolo. Secondo lo schema delle chiese degli ordini mendicanti del XIII-XIV secolo la chiesa era a navata unica con soffitto a capriate ed abside a volta. Fu ampliata nel XIX e nel XX secolo. Della chiesa originaria rimane solo una monofora con conci nel lato nord e dai pochi altri vaghi elementi si può supporre che il coronamento fosse orizzontale. Nel 1895 vi furono dei lavori di ristrutturazione.
Il rosone, le cornici marcapiano ed il portale sono in pietra. Il portale, così come i pilastri e l'architrave, constano di materiale di spoglio di epoca romana. La torre campanaria fu ricostruita nel XVIII secolo, tuttavia dell'epoca medioevale rimane la base con arco a sesto acuto, oltre a segni nelle cornici marcapiano e nelle pareti a scarpa. L'interno a navata unica con transetto è dipinto in stile neo-medievale in due colori a finti conci di pietra dipinti affrescati da Achille Carnevale nel 1923.
La facciata risale al XIII secolo ed è la parte originale della vecchia chiesa. Il portale gotico ha strombature e arco a tutto sesto con una lunetta senza dipinto. Alla sinistra vi è una lapide che recita in latino la storia breve della fondazione della chiesa medievale di Santa Margherita. Il portale fino al 1905 possedeva uno stemma dei D'Avalos sulla lunetta, in seguito rubato.
Il rosone superiore è stato restaurato nel Novecento perché distrutto dai turchi e dalle intemperie dei secoli. In una incisione del 1898 era mostrato completamente bucato. Oggi ha lo stile originario con corone floreali e dentellature alla cornice del perimetro.
Con la ricostruzione barocca la facciata terminava come un rettangolo, essendo stati aggiunti elementi di fortificazione all'estremità danneggiata. Oggi però la facciata si mostra in cima incompleta, terminante a capanna, mostrando lo strato preparatorio in muratura.
Il campanile è una torre con pianta in pietra e il resto in muratura. Fu costruito nel Medioevo, giudicando dall'arco a sesto acuto, ma poi distrutto e ricomposto. La parte della torre con la cella campanaria è la più interessante: degli oblò un tempo cavi sono posti in ogni lato, mentre ciascun angolo e lato ha pilastri a forma di colonne con piccoli capitelli. Si sale al cornicione che circonda la sommità. Sul lato della facciata vi è un orologio. La sommità ha una ringhiera e doveva terminare con una cuspide. Probabilmente il lavoro non fu compiuto, vedendosi solo la base di tale pinnacolo, oppure fu distrutto da un fulmine. Dal Settecento è sicuro che la cuspide fosse stata sostituita con una celletta campanaria per suonare le ore, lavorata in ferro battuto.
La pianta della cattedrale è a basilica, sebbene ricostruita. Le forme del transetto e della piccola cappella a sinistra sono della scuola neogotica. Le finestre sono alte e slanciate, piccole dentellature sono sotto la cornice del tetto, in.ogni angolatura e lato del duomo; la cappella ha due finestre monofore e una croce sopra esse.
L'interno originale era barocco. Benché a navata unica, è stato rielaborato in modo neogotico nel 1853. :La copertura è geometrica e piana (solo la volta del transetto è a crociera), le colonne portanti sono striate di verde, con capitelli corinzi. Dai capitelli esse si innalzano formando arcate: in tutto ce ne sono tre per ogni lato. Sotto queste altre piccole arcate con cappelle mostrano scene del Nuovo Testamento. L'altare è innalzato e raggiungibile con delle scale; l'organo che vi troneggia dietro è di fattezze moderne. Esso è illuminato dal rosone che sta sulla facciata. Duomo di Vasto su Wikipedia "Duomo di Vasto" su Wikidata
Chiesa di Santa Maria Maggiore
  • 2 Chiesa di Santa Maria Maggiore. Il primo documento della sua esistenza risale al 1195 e consiste nel diploma rilasciato dall'imperatore e re di Sicilia Enrico VI a Odorisio, abate benedettino di San Giovanni in Venere, confermandogli «omnia castella et obedientias» posseduti. Dal documento si può inoltre comprendere chiaramente la gerarchia delle due principali istituzioni ecclesiastiche di Vasto in quel periodo, ovvero la chiesa di Santa Maria e la chiesa di San Pietro, autrici di più scontri nel corso del tempo. :Nel documento suddetto infatti la prima viene definita ecclesia in servitio del monastero venerese, la seconda viene detta obedientia in demanio dell'abbazia stessa, ovvero dipendenza monacale, rientrando tra le sue proprietà.
L'esterno della chiesa ha impianto a croce latina, con copertura in muratura settecentesca. Il corpo enorme della chiesa non ha abside, ma solo una finestra, sormontata da una cupola larga ma molto schiacciata, con forme geometriche. La facciata è visibile dalla via che si percorre da Piazza Duomo, ed è assai minuscola, affiancata dall'enorme campanile. Ha le forme di un tempio settecentesco tardobarocco, con l'architrave non "a capanna", ma dalle forme tondeggianti di un semicerchio. Il portale è decorato ai lati da bugnato.
Il campanile è un'imponente torre, la più alta della città, visibile anche a chilometri di distanza. La torre ha pianta quadrangolare, e poggia su una base di stampo medievale, decorata con archi a sesto acuto murati. Dopo una cornice marcapiano, il lato del campanile che volge verso il corso è decorato da due archi a tutto sesto con vetrate verdeggianti. Così sono anche il lato opposto e quello del fianco, meno il lato che è attaccato al corpo della chiesa. Il resto della torre è di matrice barocca ma assai semplice, e si conclude con la cella campanaria. La sommità del tetto è quadrata, priva di elementi decorativi.
L'interno è a tre navate con cripta. Le decorazioni sono state trasformate secondo il canone barocco, e così anche le colonne che separano le navate sono intonacate di bianco, con forme fluide e delicate. Le volte del soffitto sono affrescate. L'entrata dal portale è decorata da colonne che sorreggono il piano sopra cui canta il coro. Il transetto è segnato da un cerchio di muro intagliato con figure floreali e antropomorfe, di matrice medievale. La cripta medievale è preceduta da una doppia fila di scale, che partono da ambo gli estremi dell'ingresso, e salgono in maniera circolare verso il piano superiore, dove c'è l'altare.
Sul fianco della chiesa che è percorribile dal corso si evincono figure antropomorfe in bassorilievo incise in epoca medievale. Sono in pietra bianca, ed in particolare una raffigura un contadino. Altre figure mostrano delle croci. Chiesa di Santa Maria Maggiore (Vasto) su Wikipedia "chiesa di Santa Maria Maggiore" su Wikidata
  • 3 Chiesa di Maria Santissima del Carmine. La chiesa è attestata nel 1362 con il nome di San Nicola degli Schiavoni quando era officiata dalla Confraternita omonima, sorta fra la numerosa colonia croata qui residente. Nel 1522 le famiglie slave erano 50, in seguito si ridussero di numero, fino ad essere completamente assorbite.
Nel 1638 si demolì la vecchia chiesa e se ne costruì una nuova intitolata a Maria Santissima del Carmine in cui, in un altare minore, si continuò a venerare san Nicola; anche la confraternita assunse la nuova denominazione. Vennero chiamati a Vasto da Diego d'Avalos i "clerici regolari della Madre di Dio", o "padri Lucchesi" che vi giunsero da Napoli a fondare un convento con annesso collegio. :All'opera concorsero il marchese, l'università e la confraternita, che concesse la chiesa e una rendita. Convento e collegio furono abbandonati poi nel 1807 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi decretata da Giuseppe Bonaparte.
Tra il 1758 e il 1761 la chiesa venne ricostruita su disegno di Mario Gioffredo; i lavori interessarono anche il contiguo collegio. Nel 1762 l'interno dell'edificio fu decorato con stucchi ad opera di Michele Saccione di Napoli. La nuova chiesa neoclassica, con influenze vanvitelliane, presenta una pianta a croce greca con cinque cappelle.
Sull'altare maggiore si conserva il dipinto di Crescenzo La Gamba con Presentazione di Maria Bambina all'Eterno Padre e sugli altari laterali a destra San Benedetto nella grotta di Nicola Tiberi e a sinistra la Madonna del Carmine con san Nicola e sant'Andrea di Giulio de Litiis. Nelle cappelle minori sono ospitati rispettivamente l'Estasi di santa Teresa d'Avila e il Crocifisso con santi, del napoletano Fedele Fischetti.
Accanto alla facciata si trova un campanile barocco di sezione trapezoidale. La facciata è tardobarocca, scandita da costoloni e contrafforti in travertino, con al centro un finestrone con arco classicheggiante. Il resto dell'esterno è stato lasciato nella maniera in cui era la vecchia chiesa precedente in stile grezzo e semplice. Una piccola cupola sormonta il transetto.
Nella chiesa, sussidiaria alla parrocchia della Concattedrale di San Giuseppe, nel 2009 per decreto dell'Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto è stata ricostituita l'antica Confraternita di Maria Santissima del Carmine, che contribuisce alla gestione del culto nell'omonima Chiesa. Chiesa di Maria Santissima del Carmine (Vasto) su Wikipedia "chiesa di Maria Santissima del Carmine" su Wikidata
  • Chiesa di San Michele Arcangelo. Nel 1656 in seguito ai terremoti e alla peste i Vastesi murarono solennemente una pietra del santuario di San Michele Arcangelo che secondo una visione li avrebbe protetti da quei flagelli sulla porta di Santa Maia. A circa 300 m all'esterno delle mura, su un terreno donato da Francesco Cresci, con vista sul promontorio del Gargano il 19 marzo del 1657 fu iniziata l'edificazione della chiesa, che venne terminata nel 1675, come si legge sopra la porta in una iscrizione latina dettata da Giovanni Palma. San Michele Arcangelo fu acclamato patrono della città, con conferma pontificia ottenuta nel 1827. La chiesa conserva l'altare maggiore in legno, con doratura in oro zecchino, lavoro di artista veneziano. Chiesa di San Michele Arcangelo (Vasto) su Wikipedia "chiesa di San Michele Arcangelo" su Wikidata
  • Chiesa di Sant'Antonio, Via Adriatica. La costruzione è precedente al 1334. Il convento ha subito la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro. All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo. Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal Santo in persona. I frati francescani si sarebbero stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della nella cantina.
Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni. :Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956. L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. :All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.
  • Facciata della chiesa di San Pietro, Via Adriatica. Risulta già documentata nell'809 insieme ad altri edifici annessi al monastero. Nell'XI secolo fu feudo dell'abbazia di San Giovanni in Venere come emerge da un documento del 1047. Nel 1195 faceva parte del demanio. Dai ruderi del chiostro è riemersa una protome barbata oggi sita nel museo civico archeologico. Il monastero cessò le sue funzioni nel 1410 quando fu trasformato in chiesa. In seguito, nel 1960, la chiesa fu demolita per via di una frana avvenuta quattro anni prima. Della chiesa rimane la facciata con annesso portale tardo-duecentesco nella cui lunetta vi sono delle raffigurazioni della Madonna col Bambino e della Crocifissione. Ai lati del portale vi sono dei resti di opus reticolatum.
  • Resti della chiesa di Santa Croce, Via Roma. Sono situati sotto le gradinate dell'Arena delle Grazie. La zona occidentale della chiesa è riemersa nella metà degli anni settanta del XX secolo quando sono stati trovati dei frammenti di mosaici. La chiesa si trovava alla periferia della città antica ad un incrocio di due strade ortogonali presso le terme e, forse, un macellum. Lo stile dei muri è simile alle chiese pugliesi settentrionali coeve. L'interno era a navata unica con abside.
  • Ex convento di Sant'Onofrio, via Sant'Onofrio. Risale al 1440. Dei restauri alle zone abitative dell'area conventuale hanno portato alla perdita di alcuni fregi, tra cui degli intonaci, dei dipinti, delle decorazioni murarie, dei pavimenti e degli infissi. Presso gli altari delle navate è stato recuperato un ciclo pittorico forse raffigurante degli episodi della vita di Sant'Onofrio. Il convento constava di chiostro mentre la chiesa ha una navata principale ed una piccola navata laterale. La chiesa ha dimensioni ridotte e nei primi secoli forse aveva la volta solamente nella zona absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.
  • Complesso monumentale di Santa Lucia, Via di Santa Lucia. Un monastero dedicato a Santa Maria in Valle sito nel Fosso dell'Angrella forse era corrispondente alla chiesa omonima che fu possedimento dell'abbazia di Santa Maria di Farfa. Tuttavia la prima notizia risale al 1276 quando a seguito di una controversia fra l'abate di Santa Maria di Casanova e Andrea de Sully la chies fu saccheggiata. Dal XV secolo fu chiamato grangia di Santa Lucia o monastero o badia di Santa Maria in Valle.
Era dotato di una chiesa, di camere e di un pozzo. Nel 1566 fu ricostruito dopo un incendio provocato dai turchi. In seguito fu gestito da un priore fino al XVIII secolo. Coinvolto da alcune frane, già nel 1794 il monastero non esisteva più ma gli incassi urbani e rurali furono riscossi fino al XX secolo. Attualmente sono visibili i resti dell'insediamento. La chiesa di Santa Lucia annessa al palazzo rurale dei d'Avalos del XVIII secolo è comunicante con i resti della costruzione benedettina attraverso dei campi presso via di Santa Lucia. Il monastero di Santa Lucia è in deterioramento.
  • 4 Palazzo D'Avalos. Il palazzo è stato costruito da Giacomo Caldora, come attesta un documento del 1427; fu poi proprietà dei d'Avalos, che non lo utilizzarono mai come residenza.
Durante l'invasione turca fu messo a ferro e fuoco da Piyale Pascià a causa dell'assenza dei proprietari.
Il Palazzo consta di cortile e del giardino (recentemente restaurato) e si sviluppa su due livelli con tratti neoclassici sulle finestre. Poco o nulla rimane del suo aspetto originario, così come dell'antico teatro al suo interno.
Attualmente è sede museale archeologica, del costume e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno, oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti, tutti artisti abruzzesi e Giulio Aristide Sartorio
Castello Caldoresco
  • Castello Caldoresco. Il castello si trova su di un promontorio che domina la costa. Consta di bastioni agli angoli. La parte originaria risale al XIV-XV secolo con trasformazioni attuate nel 1439 da Giacomo Caldora forse nella parte esterna. Nel XV secolo il precedente palazzo venne trasformato in castello dai d'Avalos. Altre trasformazioni sono state fatte da Cesare Michelangelo d'Avalos nel XVIII secolo.
  • Resti della Torre Sinello.
  • Castello Aragona, via San Michele. Originariamente era chiamato Villa Ruzzi . Attualmente è sede di un prestigioso ristorante
  • Castello di Miramare. Si tratta di un torrione quadrangolare di colore rosso che si erge nei pressi della villa comunale in centro con vista sul mare e sul golfo

A Punta Penna[modifica]

Il faro di Punta Penna
Santa Maria di Pennaluce
Torre di Punta Penna
  • 5 Faro di Punta Penna, via Madonna della Penna. Con i suoi 70 metri di altezza, è il secondo faro più alto d'Italia dopo la Lanterna di Genova. Il segnalamento si trova su un promontorio presso il porto di Vasto. Venne scelta questa località perché importante sotto il profilo strategico: secondo il parere dei tecnici, il sito costituiva un vero e proprio porto naturale, il più importante tra Ancona e Bari.
Costruito nel 1906, più volte è stato oggetto di rifacimento. Infatti la struttura oggi visibile non è quella originale del 1906, ma una ricostruzione poiché nel 1944 l'esercito tedesco in ritirata distrusse in parte il vecchio faro. La demolizione venne completata due anni dopo e il 2 maggio 1948 fu inaugurato di nuovo.
Edificato su disegno di Olindo Tarcione, il faro si presenta come una costruzione in muratura a forma di torre; alla base vi è una costruzione di due piani in cui sono rimessi gli alloggi per le famiglie dei due responsabili che permanentemente si occupano del faro, che tuttora è presidiato, e alcuni uffici amministrativi.
Una scala a chiocciola di 307 scalini conduce alla sommità.
Il promontorio su cui il faro è stato costruito vanta una delle più belle viste a strapiombo sul mare, in cui è possibile ammirare il panorama da Ortona al Gargano. È situato a circa 7 km a nord da Vasto ed è adiacente alla Riserva naturale di Punta Aderci. :Presso tale promontorio è situata una spiaggia con trabocco, che confluisce con quella di Punta Aderci. La spiaggia di Punta Penna entra in contatto anche con il porto di Vasto.
  • 6 Chiesetta di Santa Maria di Pennaluce. Accanto al faro c'è una piccola chiesa con porticato, dedicata a Santa Maria di Pennaluce, costruita nel Quattrocento e ricostruita in forma romanica nel 1887. La chiesetta ha tutte le forme di un edificio di culto cattolico greco. Ha pianta a croce greca, ed ha due transetti che convergono in un unico corpo, con le braccia che si espandono all'esterno, decorate da piccoli rosoni. Sopra il transetto vi è una cupola. Il campanile è minuscolo ed a vela.
La facciata è più lunga degli altri rami, ed è decorata da un portico che la circonda sia sul davanti che ai lati. Anch'essa è decorata da un rosone.
  • 7 Torre di Punta Penna (a Punta Penna). Accanto al faro è sita una torre di avvistamento di epoca cinquecentesca, usata dai vastesi per difendersi dalle incursioni saracene. La torre è in perfetto stato di conservazione.

Leggende

Il faro e la Chiesa di S.Maria di Pennaluce hanno dato origine in passato a numerose leggende che le avvolgono di fascino e mistero. Si narra che la statua della Madonna della Penna, dopo esser stata trafugata da pirati turchi, fu ritrovata nel medesimo posto dove fu sottratta, mentre la nave dei pirati affondò.

Nella seconda domenica di maggio viene celebrata una festa nella piccola Chiesa adiacente al faro, in cui si realizza una lunga processione di motopescherecci e barche.

Il faro è stato scelto dal regista Riccardo Milani nel 2003 come ambientazione del film Il posto dell'anima, con Michele Placido e Silvio Orlando.

Eventi e feste[modifica]

  • Festa della Sacra Spina. Simple icon time.svg Venerdì precedente la settimana santa.
  • Venerdì Santo. processione del Cristo Morto
  • Sagra del cocomero. Simple icon time.svg in luglio.
  • Notte bianca. Simple icon time.svg in luglio.
  • Vasto Siren Festival. Simple icon time.svg in luglio.
  • Festa di San Lorenzo. Simple icon time.svg 10 agosto.
  • Festa di Santa Maria Stella Maris. con processione di barche
  • Festa di San Rocco. Simple icon time.svg 16 agosto.
  • Music On The Beach. Simple icon time.svg 16 agosto.
  • Toson d'Oro. Simple icon time.svg quarta settimana di agosto.
  • Festa del ritorno. Simple icon time.svg agosto. con sagne e fagioli
  • 1 Notte rosa. Simple icon time.svg 8 agosto.
  • Festa San Michele Arcangelo. Simple icon time.svg 29 settembre.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

A Marina di Vasto[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

Prezzi medi[modifica]

A Vasto Marina

Hotel

Bed and Breckfast

Campeggi

Prezzi elevati[modifica]

A Vasto Marina[modifica]

  • 20 Hotel Europa, Via Itaca, 5, +39 0873 801495. Quattro stelle


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • poste 9 Poste italiane, via Giulio Cesare 20, +39 0873 367294, fax: +39 0873 305207.
  • poste 10 Poste italiane, via Cavour 10 (Agenzia n. 1), +39 0873 304831, fax: +39 0873 363823.
  • poste 11 Poste italiane, via Sebenico 1 (a Vasto Marina), +39 0873 802433, fax: +39 0873 801225.


Nei dintorni[modifica]

  • Ortona — Su un promontorio della costa si stende l'abitato monumentale antico; sul litorale si sviluppano le attivita pescherecce e balneari. È città legata ad importanti vicende della seconda guerra mondiale.
  • Lanciano — Città di antica tradizione, fu capoluogo dei Frentani e poi municipio romano. Ha un nucleo antico di grande interesse, che si anima in occasione delle numerose rievocazioni storiche; famosi sono la Settimana medievale con il ‘’Mastrogiurato’’ e le rappresentazioni sacre della Settimana Santa. È meta di pellegrinaggi a seguito del suo miracolo eucaristico
  • Termoli — È il centro principale della costa molisana e seconda città della Regione per numero di abitanti. Il suo nucleo antico, con la cattedrale e le fortificazioni, sorge su un promontorio sul mare.


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