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Civitella del Tronto

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Civitella del Tronto
Panorama
Stemma
Civitella del Tronto - Stemma
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Civitella del Tronto
Civitella del Tronto
Sito istituzionale

Civitella del Tronto è una città dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Arroccata su un cucuzzolo, Civitella del Tronto spicca nel panorama con le sue fortificazioni ed il suo centro storico ben conservato, che a ragione la fanno annoverare fra i Borghi più belli d'Italia. La sua spettacolare fortezza si arrese alle truppe italiane il 20 marzo 1861, mentre l'Unità d'Italia fu dichiarata il 17 marzo 1861.

Cenni geografici[modifica]

Si trova sulle colline appenniniche nella parte della Val Vibrata più all'interno e più lontana dal mare. Dista 17 km. da Teramo ed altrettanti da Ascoli Piceno.

Cenni storici[modifica]

Le origini di Civitella del Tronto non sono chiare, anche se in località Ripe di Civitella e nelle grotte Sant'Angelo e Salomone, sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico e al Paleolitico superiore. Civitella del Tronto si crede sorga sull'antica area della picena Beregra. La prima testimonianza storica certa risale all'anno 1001. Civitella viene citata come Tibitella in un atto notarile rogato nella città di Penne. Per gli storici, dunque, Civitella avrebbe avuto origine nei secoli IX-X (l'origine dell'abitato attuale è altomedioevale) come città incastellata per sfuggire alle scorribande ungare e saracene.

Il paese fu invaso dagli Ascolani quattro anni dopo che nel 1251 avevano dichiarato guerra ai Teramani per fini espansionistici. A salvare i civitellesi intervenne papa Alessandro IV che pose fine ai cruenti e sconsiderati saccheggi ascolani evidenziati dal Vescovo aprutino Matteo I. Memore dell'invasione ascolana e consapevole dell'importanza strategica di avere in zona di confine una fortificazione efficiente Carlo I d’Angiò ordinò la fortificazione di Civitella che cominciò il 25 marzo 1269. Già nel secolo XIII il paese, appartenente al Regno di Napoli, era cinto da mura e, per la sua particolare posizione geografica di confine con lo Stato della Chiesa, ebbe sempre una grande rilevanza strategica.

Civitella passò dagli Angioini agli Aragonesi nel 1442. Alfonso d’Aragona, dopo aver sconfitto Francesco Sforza e riconquistato anche Civitella nel 1443, trasformò il Castello civitellese in una Piazza Forte nel 1450 in vista dei venti di guerra con la Francia. Il luogotenente Alfonso, figlio di Ferdinando I, notando una donna posseduta dal maligno chiede aiuto a San Giacomo della Marca che compie il miracolo nel 1472. Nel 1495 i civitellesi continuano però a soffrire degli abusi del Castellano e, per protesta, danneggiano ben quattro delle cinque torri del castello che viene brutalmente saccheggiato. Le tasse del tribunale della Grascia, il fenomeno del banditismo e l'ospitalità militare che i civitellesi devono affrontare continuano anche dopo il trattato di pace di Blois portano la popolazione allo stremo.

Nel 1557 fu posta d'assedio dalle truppe francesi del Duca di Guisa, generale di Enrico II, alleate con il Papa Paolo IV. Benché feroce e violento, l'assedio, cominciato il 22 aprile, non ebbe gli esiti sperati per la compagine francese che dovette ritirarsi verso Ancona il 16 maggio dello stesso anno. A seguito della Guerra del Tronto a cui aveva partecipato con una prestigiosa vittoria militare, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza portata avanti dal popolo della cittadella, oltre che dalla guarnigione, fu particolarmente apprezzata dai consiglieri e strateghi militari di Filippo II e dall'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali per quarant'anni e, a spese del demanio regio, furono restaurati gli edifici cittadini e il castello, potenziato come fortezza. Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Civitas e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna.

La fedeltà di Civitella agli Asburgo continua anche negli anni bui di Filippo IV e Carlo II. Nel 1707 i civitellesi, caduti in mano austriaca, anche per via legittima del Trattato di Utrecht, perdono ogni beneficio fiscale. Il 16 agosto 1734 gli austriaci lasciano Civitella alle truppe di Filippo V. La dominazione borbonica ha inizio. Venne assediata nuovamente dalle truppe francesi nel 1798 cadendo con disonore. Nel 1806 il forte, difeso dal maggiore irlandese Matteo Wade, sostenne un nuovo assedio della durata di quattro mesi (dal 22 gennaio al 22 maggio) contro le ben più numerose e armate truppe napoleoniche capitolando onorevolmente.

Una famosa pagina di storia legata a Civitella e alla sua fortezza è quella relativa al Risorgimento. Nel 1860, dopo aver attraversato L'Emilia-Romagna e le Marche, l'esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia il 26 ottobre strinse d'assedio Civitella, durante il quale i soldati borbonici resistettero per ben duecento giorni. Nonostante il Regno delle Due Sicilie fosse finito il 13 febbraio 1861 con la caduta di Gaeta, e la resa fosse stata suggellata il 17 marzo con la proclamazione in Parlamento, a Torino, del Regno d'Italia, Civitella continuò a combattere, cadendo solamente il 20 marzo 1861, quindi tre giorni dopo che fu sancita l'Unità d'Italia. Questo episodio ne fa l'ultima roccaforte borbonica che si arrese, accettando, di fatto, la fine del Regno delle Due Sicilie.

Negli anni immediatamente successivi all'Unità, nel territorio di Civitella operarono svariati briganti, dei quali alcuni erano semplici banditi, altri invece partigiani del cessato regno borbonico. Purtroppo proprio in quegli anni il Forte, non più strategicamente importante, venne abbandonato e saccheggiato dagli stessi civitellesi, creando così la rovina di una delle maggiori opere architettoniche militari degli Abruzzi. Si segnala che già qualche decennio prima fu distrutta la fortezza di Pescara.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, vennero qui approntati ben tre campi di concentramento. Gli internati dei campi di prigionia furono alloggiati in gran parte nell'antico Convento Francescano della Madonna dei Lumi, alle porte del borgo e in parte nell'Ospizio dei vecchi, nel centro storico. Nell'archivio comunale di Civitella del Tronto sono presenti due elenchi, uno per gli internati politici, l'altro per quelli civili. Nel primo furono inclusi centoventi persone, la maggior parte dei quali di religione ebraica e alcuni classificati come 'ariani' tra cattolici e non.

Come orientarsi[modifica]

Le vie del centro storico di Civitella del Tronto che permettono di salire verso la fortezza sono spesso molto strette e ripide, poiché originariamente progettate per incanalare gli assalitori in stretti o per sorprenderli alle spalle.

La via più stretta di Civitella del Tronto è la Ruetta che consente il passaggio a una persona per volta. Una targa all'imbocco della stretta viuzza dichiara: “La Ruetta, d'Italia la via più stretta”, ma in realtà il primato è conteso con un vicolo di Ripatransone, che in questo momento detiene il record italiano, anche se il rilevamento è oggetto di molte diatribe.

Quartieri[modifica]

Nel territorio di Civitella del Tronto si trovano ben 36 altri centri abitati: Acquara, Borrano, Carosi, Cerqueto del Tronto, Collebigliano, Collevirtù, Cornacchiano, Favale, Fucignano, Gabbiano, Idra, Le Casette, Lucignano, Mucciano, Pagliericcio, Palazzese, Piano Risteccio, Piano San Pietro, Ponzano, Raieto, Ripe, Rocche, Sant'Andrea, San Cataldo, Sant'Eurosia, Santa Croce, Santa Maria, Santa Reparata, Tavolaccio, Valle Sant'Angelo, Villa Chierico, Villa Lempa, Villa Notari, Villa Olivieri, Villa Passo, Villa Selva.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

L'aeroporto più vicino è quello di Pescara (Pasquale Lanzi) (via Tiburtina, tel. 085 4313341). Da qui è possibile raggiungere Civitella del Tronto tramite l'autostrada Adriatica (A14) in direzione Bologna uscendo dal casello Val Vibrata, oppure con tutti gli altri mezzi disponibili da Pescara (treno, autobus, taxi). Alternativa è l'aeroporto di Ancona (Raffaello Sanzio) (tel. 071 2802641), in realtà più distante: da qui gli stessi servizi (bus, treno, taxi) possono portare fino in Abruzzo.

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Autostrada A14 Casello sulla autostrada Adriatica, uscita Val Vibrata; dal casello si imbocca la ex statale Val Vibrata strada statale Vibrata, ora provinciale 259, che attraversa tutta la valle da Civitella del Tronto ad Alba Adriatica.

In treno[modifica]

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Paese e fortezza
Porta Hohensalzburg - 1° trinceramento
Posto di guardia
  • Attrazione principale 1 Forte spagnolo. La fortezza di Civitella del Tronto è un'opera fortificata eretta come caposaldo preposto al controllo del territorio, con funzioni tattiche e difensive. La possente struttura è sorta a protezione dell'area strategica che la accoglie, elevandosi a ridosso della cresta di roccia, che sovrasta il centro urbano di Civitella.
Il complesso dell'insediamento difensivo rappresenta una delle più importanti piazzeforti del Viceregno di Napoli ed imponenti opere di ingegneria militare realizzate sul suolo dell'Italia meridionale. Per la sua estensione è paragonabile al Forte della Brunetta, costruito dai Piemontesi nei pressi della città di Susa e alla Fortezza di Hohensalzburg di Salisburgo, con cui è gemellata dal 1989. Le sue costruzioni si articolano per una lunghezza di circa 500 metri ed una larghezza media di 45, ricoprendo una superficie di 25.000 metri quadrati.
Il sito è principalmente ricordato per essere stato l'ultimo baluardo del Regno di Napoli che si arrese ai Piemontesi il 20 marzo 1861, tre giorni dopo l'incoronazione del Re d'Italia Vittorio Emanuele II.
Non vi sono tracce di come fosse organizzata e disposta la costruzione più antica del presidio urbano difensivo. S'ipotizza, tuttavia, che avesse un nucleo fortificato racchiuso in una cinta muraria.
La fortificazione assunse vera consistenza durante il periodo svevo e poi sotto il regno di casa D'Angiò, poiché la vicinanza del confine tra il Regno di Napoli e il nascente Stato Pontificio gli conferiva un'importante posizione strategica.
A partire dal 1564 la struttura del forte subì modifiche e ampliamenti sino ad ottenere l'attuale configurazione, voluta dal re di Spagna Filippo II d'Asburgo, quando potenziò le precedenti fortificazioni angioine e la rocca aragonese ordinando d'innalzare la fortezza.
Gli angioini, al fine di adattare ed ammodernare le preesistenti costruzioni sveve, adeguandole alle loro strategie e tecniche militari, aggiunsero le torri circolari di fiancheggiamento alle angolature e lungo le mura rettilinee, forse merlate e dotate di apparati sporgenti come era in uso nel tardo medioevo, con funzione di rompitratta, di cui sono ancora visibili alcuni resti.
Nel tempo che precedette l'assedio della Guerra del Tronto del 1557 le mura della fortificazione erano state conformate secondo lo stile rinascimentale e si mostravano fornite di bastioni, rinforzi e controscarpe, come richiedeva l'impiego di armi da fuoco. Dal 1639 al 1711 l'insediamento fu oggetto di lavori di sola manutenzione, destinati a riparazioni e risarcimenti.
L'attuale fortezza risulta essere un complesso organismo difensivo, concepito per rispondere ad esigenze tecniche e funzionali. Il suo insieme si compone di architetture di varie epoche articolate su diversi livelli, collegate tra loro da rampe ottocentesche. Sviluppa le sue costruzioni da una pianta di forma ellittica che occupa e ricopre l'intera area sommitale dell'altura. Realizzata prevalentemente in blocchi squadrati di travertino accoglie ampie piazze d'armi, cammini di ronda, camminamenti coperti, trinceramenti, bastioni, la batteria del Carmine, celle di punizione come il «Calabozzo del coccodrillo» di origine aragonesca, cisterne, magazzini, scuderie, uffici e furerie, alloggi per soldati ed ufficiali, depositi per le munizioni, mense e cucine, un forno per la panificazione, una cappellina dedicata a santa Barbara, protettrice degli artiglieri, una chiesa e un palazzo residenziale.
Dal punto di vista architettonico può essere suddivisa in due parti: una assegnata ad uso abitativo e l'altra destinata a scopi difensivi. Quest'ultima è concentrata sul versante orientale della fortificazione, più esposto agli attacchi, in quanto il colle è meno aspro naturalmente. Su questo fianco, per contrastare i nemici sono presenti vari terrazzamenti e i due bastioni difensivi di San Pietro e di Sant'Andrea.
Altre barriere protettive erano costituite dai tre camminamenti coperti che rappresentavano degli imbuti dove gli assalitori dovevano necessariamente passare se avessero voluto conquistarla. La difesa avveniva grazie alla presenza di un fossato sovrastato da un ponte parzialmente levatoio e di consistenti gruppi di guardia che, dalle feritoie, con armi leggere controllavano le rampe di accesso alla piazzaforte.
Si accede all'interno da est, al livello inferiore, dal fianco del bastione di San Pietro, dove vi era un posto di guardia circondato dal fossato con il ponte levatoio.
Nella zona più alta del forte, alle spalle della chiesa si trova la Gran Strada dove ci sono i ruderi degli alloggi dei soldati e dei sottoufficiali e il forno per la panificazione. Vi sono anche vie che conducono fino alla punta ovest del complesso, dove si trovava la Cappella del Carmine.
La passerella del versante ovest consente di avere una visione d'assieme del paese di Civitella del Tronto e della sua particolare urbanistica, con i gruppi di case-forti disposte parallelamente, percorse da vie longitudinali ascendenti collegate attraverso strette curve, e con percorsi trasversali costituiti da rampe e scalinate. Tale sistema viario genera isolati stretti e allungati disposti longitudinalmente, in modo da costituire una serie di antemurali alla fortezza
  • 2 Porta Napoli. Unica porta urbana conservatasi, consente l'accesso al borgo da est. L'arco a tutto sesto risale al Duecento, realizzato in conci di travertino e addossato ad alcuni resti delle mura di cinta e all'abside della chiesa di San Lorenzo. Al di sopra della chiave campeggia lo stemma urbico della cittadina che raffigura le cinque torri merlate.
Una particolare curiosità è che Porta Napoli e il portale della chiesa di San Francesco sono identici sul profilo delle modanature e nelle misure dei blocchi di pietra con cui sono fabbricate.
  • 3 Piazza del Cavaliere. È la prima piazza d'armi dopo l'ingresso al forte. Si trova dopo aver oltrepassato il secondo camminamento coperto ed è protetta dai bastioni di Sant'Andrea e di San Paolo. È detta «del Cavaliere» perché fino al 1861 nella sua area era situato il monumento funebre dedicato al maggiore irlandese Matteo Wade che fu a capo delle truppe durante l'assedio dei francesi nel 1806. L'opera marmorea, eretta per volere di Francesco I nell'anno 1829, eseguita da Tito Angelini, fu collocata dai piemontesi all'interno del paese di Civitella, dove si trova ancora oggi.
Questo spazio era usato nei periodi di pace per l'addestramento delle truppe ed accoglie l'ingresso ad una cisterna.
  • 4 Piazza d'Armi. Superato il terzo camminamento si entra nella seconda piazza d'armi della fortezza, denominata proprio «Piazza d'Armi», presidiata dal bastione San Giovanni e da rovine di alloggi militari. Questo spazio era utilizzato ogni giorno per la cerimonia dell'alzabandiera.
La piazza è stata modificata durante il periodo della dominazione spagnola per fronteggiare le esigenze idriche delle guarnigioni residenti nella fortificazione. Al di sotto del piano di calpestio dell'area è stata costruita una delle cinque grandi cisterne che raccoglievano e filtravano l'acqua piovana. La raccolta avveniva tramite una rete di canali di deflusso che la convogliavano nel pozzo centrale. Per caduta arrivava nelle cisterna dopo essere stata filtrata da strati di carbone e ghiaia e si accumulava nel serbatoio.
  • La Grande Piazza. Seguendo il camminamento si giunge al bastione ottagonale di San Giacomo che si trova nella terza ed ultima piazza d'armi, detta la «Gran Piazza», che si apre sul punto più alto della fortezza. È la piazza più estesa della fortificazione; in quest'area vi era la cittadella dove sono stati elevati i due edifici più importanti che si trovano all'interno della costruzione difensiva, quali: il Palazzo del Governatore e la Chiesa di San Giacomo.
  • 5 Palazzo del Governatore. L'edificio rappresentava il simbolo del potere politico ed era la sede del comando della fortezza. Inaugurato nel 1574, si elevava su due piani ed ospitava il governatore con la sua famiglia. Al suo interno disponeva di magazzini per i viveri, di una cisterna e di un forno. Nei suoi ambienti tra il 1841 ed il 1843 dimorò Carlo Piscane.
  • Chiesa di San Giacomo della Marca. Era il simbolo del potere religioso e fu elevata affiancata al palazzo del Governatore nell'anno 1585. L'attuale sistemazione ha modificato i tratti delle linee e parzialmente le caratteristiche della costruzione originaria. La sua aula liturgica è stata accorciata in lunghezza e non vi sono più gli intonaci che coprivano la volta. Il suo interno accoglieva un altare maggiore e tre altari minori ed era anche luogo di sepoltura dei castellani. Al di sotto della costruzione vi sono camminamenti scavati nella roccia di probabile epoca medievale.
  • 6 Museo delle Armi e delle Mappe Antiche "Maggiore Raffaele Tiscar". All'interno delle costruzioni della fortezza civitellese, destinate alle cucine e alla mensa, è stato inaugurato nel 1988 il Museo delle Armi e delle Mappe Antiche. I suoi ambienti si compongono di quattro sale espositive che raccolgono mappe, armi ed altre oggetti legati alla storia e alle alterne vicissitudini del forte.
Nella sala dedicata a Giorgio Cucentroli di Monteloro vi sono raccolti gli oggetti più moderni, tra i quali un elmo papalino del 1848 appartenuto alle truppe di Pio IX, una uniforme diplomatica pontificia, documenti ed armi garibaldine e di Casa Savoia.
Nella Sala Risorgimentale si trovano esposte armi appartenute agli eserciti borbonico e sabaudo. Di particolare interesse vi è anche una rappresentazione di Civitella del 1557. In questa sala sono custodite le armi più antiche dell'esposizione. Vi sono schioppi a miccia risalenti al XV secolo, pistole a pietra focaia del settecento e rappresentazioni della fortezza del XVIII e XIX secolo.
La terza sala accoglie al centro un cippo confinario. La colonna segnava la linea di demarcazione tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie. Sulla parte più alta del fusto vi sono incise le chiavi di San Pietro con la data 1847, il giglio borbonico e il numero progressivo 609.
Chiostro del convento di Santa Maria dei Lumi
L'intero insediamento è stato innalzato in posizione panoramica sulla vetta di una collina a 589 m di altitudine; degno di nota è il vasto panorama che si osserva da tale posizione, da cui lo sguardo spazia dalla costa al Gran Sasso.
Il cenobio sorge sull'antico sito in cui vi fu la Grangia di Santa Maria, che dipendeva dalla vicina abbazia di Montesanto, abbandonata dai monaci benedettini e ceduta alla comunità dei frati francescani verso la metà del XIII secolo.
Gli edifici che compongono l'attuale complesso furono eretti nel 1466 e nell'anno 1471 la comunità dei minori osservanti si stabilì negli spazi del monastero. In questo periodo la sede monastica conobbe un'intensa vita spirituale grazie anche all'influenza che san Giacomo della Marca esercitò nel borgo di Civitella e nel resto del territorio teramano. Forse fu proprio il santo marchigiano a commissionare la fattura della statua della Madonna dei Lumi.
Nel corso dei secoli le vicissitudini che hanno contrassegnato la storia del santuario mariano sono state costantemente legate alla storia di Civitella sia per gli aspetti religiosi e culturali, sia per quelli civili e militari. Il cenobio per la sua ubicazione strategica è stato spesso usato come controparte della fortezza borbonica che domina il paese. Ogni assedio posto a Civitella ha sempre coinvolto il sito o come sede dei comandi attaccanti o come bersaglio dei contro-bombardamenti della cittadella fortificata.
Durante la prima guerra mondiale la struttura del convento fu requisita e resa disponibile per il ricovero dei profughi di guerra; nel corso della seconda guerra mondiale servì da campo di concentramento.
Il complesso poggia su un insieme di edifici più antichi, nel corso del tempo, ha beneficiato di numerosi interventi di restauro che hanno reso poco leggibile la struttura della costruzione originaria. Una consistente opera di riparazione e ristrutturazione è avvenuta nell'Ottocento, per risarcire i fabbricati gravemente danneggiati dagli assedi alla fortezza. Un ulteriore ripristino vi è stata nel 1960 quando il santuario fu quasi totalmente rimaneggiato da vari ampliamenti. L'intervento conservativo più recente risale all'anno 2006, quando è stata privilegiata la riqualificazione della facciata del complesso, restituendo alla luce le pietre squadrate di travertino locale.
L'intitolazione di questo santuario ai Lumi, o alla Lumera, affonda le sue radici nel racconto di una misteriosa e antica tradizione che narra di un evento prodigioso avvenuto nella seconda metà del XVII secolo. In questo periodo sarebbero comparse più volte luminose schiere di angeli che, in lontananza, apparivano come fiammelle danzanti intorno all'area che circonda il sito.
L'intero insediamento religioso è formato dalla chiesa, dalla casa monastica e da un chiostro. Il chiostro si apre in un arioso spazio quadrangolare adiacente al lato destro della chiesa. Costruito in pietra e opera muraria circoscrive la sua area tra gli archi a tutto sesto, con archivolto di mattoni, che poggiano su colonne di pietra decorate da capitelli trapezioidali. Al centro della sua area si scorge il pozzo.
La chiesa di Santa Maria dei Lumi apre la sua facciata romanica, a coronamento orizzontale, delimitando un lato dell'ampio piazzale antistante. Il suo prospetto, realizzato in travertino locale a pietre squadrate, è aperto da sei archi a tutto sesto che si sviluppano da colonnine ottagonali appoggiate su plinti a muricciolo che incorniciano un piccolo portico, sovrastato da un solo ordine di finestre.
Lo spazio interno dell'aula si mostra in stile rinascimentale, scandito da due navate: la minore, che si apre a sinistra dell'ingresso, ricalca lo spazio della chiesa appartenuta ai benedettini; la maggiore termina nell'abside che accoglie il presbiterio e l'altare maggiore, ligneo eseguito negli anni venti del XX secolo, nella cui nicchia centrale è custodita la statua della Madonna dei Lumi.
L'effigie mariana ritrae la Madonna col Bambino, detta la Madonna dei Lumi, statua lignea policroma in stile rinascimentale, realizzata da Giovanni di Biasuccio o Blasuccio da Fontavignone nel 1489.
Nella porzione sinistra della chiesa vi sono anche due monumenti sepolcrali e gli affreschi del pittore Giuseppe Pauri di Grottammare, nel presbiterio, nella cupola dell'altare e sul soffitto della navata centrale.
Santa Maria in Montesanto
Santa Maria in Montesanto
  • 8 Abbazia di Santa Maria di Montesanto. L'Abbazia di Santa Maria in Montesanto è un complesso religioso, un tempo monastico, appartenuto all'Ordine benedettino e dedicato alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, eletta patrona del cenobio. L'intero insediamento è formato da una chiesa col titolo abbaziale, la casa monastica e una torre campanaria; sorge sul colle Montesanto a un'altitudine di circa 545 metri.
In tempi passati è stata tra le abbazie più importanti dell'Abruzzo e ancora oggi rappresenta una delle realtà monumentali di maggiore suggestione del territorio teramano.
Gli edifici della sede abbaziale si elevano sulla sommità del silenzioso poggio, dall'accesso impervio, per buona parte ricoperto da un bosco di fitte conifere. Il rilievo spicca e s'impone nello spazio di un paesaggio piuttosto pianeggiante compreso fra la Val Vibrata e la Valle del Salinello. Dalla cima dell'altura, il cenobio vigila da secoli sull'ampio panorama che fronteggia la rupe del paese di Civitella e, scorgendo i possenti bastioni della fortezza aragonese, spazia sulle colline delle valli sottostanti, allargando la veduta fino alla montagna dei Fiori, a quella dell'Ascensione, ai vicini monti Gemelli e più in lontananza al Gran Sasso e alla Majella.
Il silenzio delle fonti documentali non consente di stabilire una data precisa di fondazione; tuttavia la tradizione popolare ne attribuisce la creazione a san Benedetto da Norcia che ne avrebbe avviato personalmente la realizzazione tra il 540 e il 542.
Studi e la ricerche storiche collocano invece il primo insediamento del cenobio nell'ultimo periodo dell'età feudale.
Nel corso del tempo si sono succeduti vari interventi di recupero e restauro conservativo: tra il XIII e il XIV secolo; nel XVII secolo; l'ultimo nei primi anni novanta. Dagli scavi condotti durante il periodo della più recente operazione di ripristino si sono avuti ritrovamenti che interessano un arco temporale che inizia dall'età romana, attraversa l'età feudale, il Medioevo e arriva fino ai nostri giorni. Il rinvenimento di frammenti ceramici romani dimostra come Montesanto sia stato frequentato già in quell'epoca.
All'interno della chiesa sono state trovate tombe a ossario, databili fra il XVII e il XVIII secolo e, più in profondità, tombe a inumazione ottenute scavando la roccia. Queste ultime sono prive di copertura o corredi e riconducibili al tempo del primo insediamento monastico del quale, però, non rimane traccia poiché si assume che sia stato costruito con materiali deperibili come il legno.
Lungo il fianco settentrionale della chiesa sono affiorati i resti di murazioni che accrediterebbero l'impianto a tre navate della precedente chiesa medievale, trasformata a un'unica navata e accorciata nella lunghezza tra il XIII e il XIV secolo. La costruzione aveva, probabilmente, l'interno scandito da campate e coperto da arconi a sesto acuto che scaricavano il loro peso sui contrafforti laterali, ancora visibili lungo la cortina muraria del fianco settentrionale della chiesa.
Nel corso del restauro del XVII secolo è stato smantellato il portico che congiungeva la facciata della chiesa alla torre campanaria. Sul prospetto del vano sacro è stata murata una delle due porte d'ingresso, l'altra costituisce il varco di accesso alla cappella sepolcrale che vi è stata costruita. Durante lo stesso intervento sono stati aperti i due nuovi ingressi sul fianco meridionale dell'aula sacra, come testimonia la data 1622 scolpita sulla chiave di volta di una delle porte.
Da questo momento le condizioni generali di conservazione degli edifici hanno subito un lento degrado fino a divenire ruderi. Il restauro, avvenuto negli anni compresi tra il 1992 e il 1995, finanziato con fondi europei dalla Comunità Montana della Laga Zona M, ed eseguito in accordo con la diocesi, ha riportato le fabbriche allo stato in cui si trovavano nel XIII secolo, recuperando l'intera funzionalità del complesso. La convenzione stipulata fra l'amministrazione di Civitella del Tronto e l'autorità diocesana prevede che il sito possa essere adibito anche ad attività socio-culturali, ferma restando la destinazione della chiesa esclusivamente per funzioni religiose.
Il cenobio è stato innalzato seguendo i canoni dello stile romanico ed elevato con conci squadrati di travertino, (roccia prelevata in loco che ha la caratteristica di essere piuttosto porosa), legati tra loro da strati di malta o di pozzolana. Gli edifici che lo compongono si affacciano sul piazzale interno dell'abbazia, pavimentato in travertino proveniente da Acquasanta Terme. Sul colle sono osservabili i resti del pozzo da cui i monaci si approvvigionavano dell'acqua, le vestigia di ambienti di servizio e i ruderi della doppia cinta muraria dotata di torri, che fortificava il complesso nel periodo medioevale.
Chiesa di Santa Maria Assunta
La chiesa sviluppa il suo assetto impostato su un'unica navata. L'interno a pianta rettangolare con presbiterio si mostra con caratteristiche di spoglia eleganza mista a severa essenzialità. La zona presbiteriale, orientata verso est, rialzata rispetto al piano di calpestio da due gradini, coperta dalla volta a crociera sostenuta da 4 costoloni poggianti su 4 colonne, evidenzia nella zona più alta del fondo rettilineo le tracce di un oculo murato. Accoglie nel suo spazio il crocifisso ligneo, gli arredi lignei del coro addossati lungo i fianchi, e nel centro il nuovo altare quadrato, caratteristico delle celebrazioni delle comunità benedettine, completato di sede abbaziale. Fino a pochi anni fa lo spazio riservato ai religiosi officianti era diviso dall'aula dei fedeli con una cancellata di ferro.
Fiancheggiano l'ambiente presbiteriale due nicchie, rivolte verso il vano sacro, che ospitano rispettivamente la statua di san Benedetto da Norcia, a sinistra, e la statua della Madonna Assunta, a destra.
Diametralmente opposti all'altare si trovano l'organo seicentesco di scuola bolognese e una piccola cappellina sepolcrale, all'interno della chiesa è sepolto anche monsignor Ettore Di Filippo. Nella stessa parete sono osservabili le due vecchie porte d'ingresso (di cui una murata).
L'aula, pavimentata in cotto, è rischiarata dalle alte monofore strombate che si aprono nei fianchi meridionali della cortina muraria dove sono posizionati anche i due ingressi a sesto acuto aperti nel corso del XVII secolo, come conferma la data 1622. Le due porte prendono il posto del tradizionale portale centrale e ripetono lo stesso assetto della dismessa facciata principale. La scelta di avere due aperture sembra trovare la sua ragion d'essere come risposta alle esigenze del rito processionale della festa dell'Assunta.
La copertura è costituita da un soffitto a fienile di stile povero, classico delle chiese benedettine dell'XI e XII secolo, sostenuto dalle capriate.
Torre campanaria
Torre campanaria
La possente torre campanaria, anch'essa di impronta romanica, originariamente posta a fianco della facciata della chiesa, da cui è attualmente discostata, si mostra accorpata all'edificio del monastero. Si eleva da una base quadrata e lungo la sua altezza ha la murazione aperta dalla presenza di 4 bifore, con colonnine e capitelli di diversa forma abbellite da motivi a foglie o bugne in aggetto, e di 4 monofore.
Il monastero
Il monastero attuale ha una struttura molto simile a quello del XVII secolo e si compone di due ali, di cui la più antica è stata elevata con orientamento est-ovest. Dal portone d'ingresso, che si apre sul piazzale dell'abbazia, si accede all'ambiente coperto da una volta a botte che conduce al cortile interno che fu il chiostro dei religiosi benedettini. In questo spazio, delimitato dai ruderi delle vecchie mura perimetrali, si trova il pozzo in pietra di acqua sorgiva.
L'edificio, oltre a essere la dimora del Rettore, ha numerosi ambienti destinati a ritiri spirituali e alla preghiera. Nel seminterrato, alcuni dei locali sono stati recuperati e resi fruibili per incontri religiosi o socioculturali, tra questi vi è la Sala del Capitolo, dove i monaci si riunivano due volte al giorno, in cui è stata allestita la graziosa Cappellina del Crocifisso. Una nicchia, che si apre nei vani di disimpegno, accoglie un'antica statua di san Giovanni Gualberto, patrono del Corpo Forestale dello Stato.
Il parco
Il complesso monastico è circondato da un verde parco, parzialmente attraversato dal viale di accesso e rigato da altri piccoli sentieri. :Nella sua area ospita effigi e rappresentazioni correlabili a episodi del Vecchio Testamento come la statua che ritrae Adamo ed Eva, i simboli ebraici della menorah e della sacra scrittura, la statua di Mosè con le tavole della legge che riportano i comandamenti. Vi sono, inoltre, una statua della Madonna, una statua in marmo di Pietro da Morrone, divenuto papa Celestino V, e la statua del Risorto.
San Lorenzo
  • Chiesa di San Lorenzo. La chiesa Parrocchiale di Civitella del Tronto, dedicata all'antico protettore San Lorenzo Martire, in origine sorgeva al di fuori delle mura cittadine, ma venne trasformata in bastione per la difesa del borgo nell'assedio del 1557 per poi essere ricostruita all'interno delle mura, addossata a Porta Napoli.
Nel 1777 ha inizio una notevole trasformazione di ordine strutturale ed estetico in stile barocco della chiesa. Di rinascimentale resta solo la facciata, di elegante semplicità, il suo portale e i grandi finestroni dalla profonda strombatura sui fianchi dell'edificio.
L'interno a croce latina è composto da una sola navata alla quale furono aggiunte due cappelle laterali a formare un braccio di transetto coronato da una cupola entro un tiburio ottagonale. La torre campanaria si innesta tra il braccio di transetto e l'abside del presbiterio. :La chiesa è ornata da grandi nicchie con altari, stucchi settecenteschi, ed impreziosita da arredi lignei di raffinata fattura. Vari arredi sacri, tra cui un busto e una croce in bronzo, sono conservati in Sacrestia insieme ad una statua barocca in legno di Sant'Ubaldo con in mano la città di Civitella di cui è il Protettore.
Per quanto riguarda le tele meritano particolare attenzione una Visitazione e una Madonna del Rosario risalenti al XVI secolo, mentre sono di quello successivo un' Annunciazione e una Deposizione.
Nella chiesa è presente anche una statua dedicata alla Madonna Addolorata. L'organo è del 1707.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Santa Maria della Scopa). La fondazione della chiesa secondo la tradizione è assegnata ai primi del Trecento; tuttavia le sue caratteristiche edificatorie la classificano come un edificio databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo.
La chiesa è costituita da un'unica navata con tetto a capriate. Il portale ha cornici lisce in travertino e architrave sostenuto dalle tipiche mensole con sfera, che in questo caso hanno superficie esterna contornata da una fila di perline e decorata con una rosetta centrale. Sotto il cornicione appaiono mattoni dipinti a losanghe bianche e rosse.
All'interno, sulla parete sinistra, sotto la moderna intonacatura, resta un residuo della elegante decorazione policroma rinascimentale. :Nella chiesa si conserva, sotto l'altare maggiore, un Cristo deposto ligneo, di moderna fattura, le cui forme rigide potrebbero far pensare ad opera di mano o di influenza tedesca; nell'altare laterale destro un Cristo deposto ligneo, di difficile datazione, ed una Vergine Addolorata con struttura a conocchia, ossia uno scheletro ligneo su cui adagiare le vesti - che mutano in base alle feste liturgiche - e con un viso ligneo dipinto finemente.
  • Monumento a Matteo Wade. Monumento marmoreo neoclassico voluto nel 1829 da Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie, alla memoria dell'ufficiale irlandese Matteo Wade che difese la piazzaforte di Civitella del Tronto durante l'assedio del 1806.
In gran parte opera dello scultore Bernardo Tacca, venne completato da Tito Angelini. È composto da un grande sarcofago con le figure in rilievo della Fedeltà e del Dolore poste ai lati del ritratto del generale, rappresentato in un medaglione. Due sfingi ai lati del sottostante gradino e lo stemma borbonico completano la composizione.
Collocato nel 1832 all'interno della Fortezza nella prima piazza, chiamata dal quel momento Piazza del Cavaliere, vi rimase fino al 1861 quando, in occasione dell'assedio unitario, l'esercito piemontese decise di trasferirlo a Torino ritenendolo opera del Canova. Lo scultore veneto influenzò lo stile di Angelini e per questo le opere dello scultore napoletano finirono per divenire simili a quelle del Canova.
Tuttavia il monumento non giungerà mai nell'allora capitale d'Italia poiché ad Ancona fu appurato, con certezza, che non era opera del grande scultore veneto. Sottovalutato, rimase nel capoluogo marchigiano in un magazzino per quindici anni. Nel 1876 fu restituito a Civitella e posto in largo Pietro Rosati. Si trova ancora oggi dal 1938 e seppur privo di alcuni elementi a sinistra dell'ex Palazzo del Governatore. Alcuni resti della base del monumento sono ancora presenti nella fortezza spagnola.
  • Chiesa di San Francesco. La chiesa di San Francesco, inizialmente dedicata a San Ludovico, fu fondata nel 1326 sotto Roberto d'Angiò dal conventuale civitellese Fra' Guglielmo, eminente personaggio della famiglia De Savola, vescovo di Alba e poi arcivescovo di Brindisi e di Benevento. Per oltre trecento anni il convento è per Civitella un centro di incisiva promozione religiosa e culturale di cui beneficiarono diverse generazioni di cittadini. Infatti proprio grazie al monastero molti uomini sia chierici che laici impararono a leggere e a scrivere. Nel corso dei secoli il complesso subì varie soppressioni finché nel 1866, per effetto di un decreto di Vittorio Emanuele II, i conventuali dovettero abbandonarlo.
La facciata, che conserva ancora oggi le caratteristiche originarie di stile gotico-romanico, è caratterizzata dal rosone trecentesco in pietra con cornice intagliata proveniente secondo la tradizione dalla chiesa di San Francesco di Campli.
Nell'interno a navata unica, rielaborato in stile barocco, si conserva un bellissimo coro in noce con colonnine tortili del Quattrocento, e al di là del presbiterio si trova l'originaria abside a pianta quadrata dalla volta a crociera e costoni gotici impostati su capitelli decorati con il motivo a foglie ripiegate, mentre per il resto la chiesa presenta decorazioni e stucchi settecenteschi. Gli arredi furono in parte trasferiti nel 1924 in Santa Maria dei Lumi e un crocifisso d'argento in San Lorenzo.
La chiesa di S. Francesco ha subito nuove ristrutturazioni a partire dai primi anni del XXI secolo. Questi lavori non hanno in alcun modo alterato o modificato il suo antico splendore, ma al contrario le hanno ridato una nuova vitalità e hanno permesso di riprendere a celebrarvi la messa dopo diversi anni.

Siti di interesse ambientale[modifica]

  • Grotte di Sant'Angelo e Salomone. I frequenti fenomeni carsici hanno dato origine sul versante meridionale della Montagna dei Fiori (metri 1814), in una zona dal vistoso disturbo tettonico, a numerose grotte ricche di stalattiti e stalagmiti delle quali la più nota è la Grotta di Sant'Angelo insieme a quella di Salomone. Affascinanti ricerche e pazienti scavi, iniziati negli anni sessanta dal grande archeologo Antonio Mario Radmilli, hanno portato alla luce tracce della presenza dell'uomo in queste grotte dal neolitico ai tempi più recenti.
Sono state scoperte varie testimonianze a partire da quelle più antiche lasciate da un gruppo di cacciatori primitivi, testimonianze della Cultura di Ripoli, a qualche frammento di epoca romana e medioevale fino al Duecento quando le caverne cominciarono a essere frequentate dagli eremiti. Infatti nella grotta di Sant'Angelo esistono ancora oggi resti delle celle degli anacoreti che abitarono questa grotta sino alla fine del secolo scorso trasformando la caverna in una chiesa, già intorno al 1200. Da allora la grotta è rimasta sempre luogo di culto e di pellegrinaggio anche quando sono scomparsi gli eremiti.
La grotta di Salomone si trova proprio al di sotto di quella di Sant'Angelo e con essa comunicava prima della frana avvenuta dopo il 1400 il cui crollo travolse e seppellì una casetta eretta dagli eremiti della quale rimasero qualche lembo di muro, il pavimento e il focolare. Oltre a queste due, che sono le più ampie, ve ne sono innumerevoli altre, oltre una trentina, molti delle quali, nei primi tempi cristiani, furono dedicate a Santi e adibite a uso sacro come per esempio la Grotta di Santa Maria Maddalena, di San Francesco, di San Marco e di Santa Maria Scalena.
  • Gole del Salinello. Nelle vicinanze delle suddette grotte vi sono le suggestive Gole del Salinello, molto interessanti paesaggisticamente in modo particolare per gli amanti della natura senza dimenticare i gloriosi avanzi del castello di re Manfrino che si ergono ai piedi della parete sud della Montagna dei Fiori.


Eventi e feste[modifica]

  • Santa Maria dei Lumi. Simple icon time.svg Dal 25 al 27 aprile. Si celebrano contemporaneamente i festeggiamenti della Liberazione e di Santa Maria dei Lumi nei pressi del santuario omonimo. Chiamata più comunemente dagli abitanti del posto, "Festa di S. Maria", questa festa porta un gran richiamo turistico al paese, soprattutto nel giorno conclusivo del 27. Ogni serata ci sono eventi diversi e ogni anno giungono artisti canori che intrattengono il pubblico prima della chiusura segnata dai fuochi artificiali organizzati sempre intorno alla mezzanotte.
  • Sant'Ubaldo. Simple icon time.svg Il 16 maggio. Si festeggia il protettore Sant'Ubaldo. Nella mattinata ci sono giochi in piazza per i più piccoli, mentre nel pomeriggio si organizzano le cosiddette "alzate dei palloni", ovvero il "galleggiamento" degli aerostati disegnati dalle scuole locali.
  • Sagra delle ceppe. Simple icon time.svg Fine luglio. Negli ultimi giorni del mese di luglio si organizza la consuetudinaria "Sagra delle ceppe". Il piatto locale più importante richiama a sé sempre numerosi turisti che, durante le cinque serate previste, hanno modo di degustare questo piatto tipico.
  • Festa patronale della Madonna Assunta. Simple icon time.svg 15 agosto. Le celebrazioni dell'Assunta prevedono una processione religiosa dall'Abbazia di Santa Maria di Montesanto alla statale aprutina; la statuta della Madonna esce attraversando uno dei due ingressi della basilica e rientra passando dall'altro.
  • Eventi in fortezza. Simple icon time.svg Nel periodo estivo. All'interno della fortezza si svolgono manifestazioni occasionali che costellano soprattutto le serate estive.
  • A la Corte de lo Governatore (in piazza del Cavaliere nella fortezza). Simple icon time.svg nel mese di agosto. Rievocazione storica in costume d'epoca.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie

  • 1 Izzi, Piazza F. Pepe, 19, +39 086191373.
  • 2 Bonetti, Viale Piceno Aprutino, 104 (in località Villa Lempa), +39 0861 917115.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 3 Poste italiane, largo Rosati 1, +39 0861 918433, fax: +39 0861 918433.
  • 4 Poste italiane, via Alcide De Gasperi s.n.c. (a Villa Lempa), +39 0861 917106, fax: +39 0861 917106.
  • 5 Poste italiane, via Nazionale 6 (a Rocche di Civitella), +39 0861 91433, fax: +39 0861 91433.

Tenersi informati[modifica]


Nei dintorni[modifica]

Piazza del Popolo di Ascoli Piceno
  • Ascoli Piceno — La città dista circa 24 Km da Civitella del Tronto percorrendo la SP8 e raggiungere la SP81 per poi seguire la direzione Ascoli Piceno. È nota come la Città delle cento torri. Il suo centro storico è famoso per avere case, palazzi, chiese, ponti e torri elevate in travertino. Qui, la storia e gli stili architettonici hanno sedimentato il loro passaggio dall'età romana al medioevo, fino al rinascimento. Artisti come Cola dell'Amatrice, Lazzaro Morelli, Carlo Crivelli, Giosafatti ed altri valenti scultori, lapicidi, pittori hanno lasciato un segno del loro talento. Accoglie una tra le più belle piazze d'Italia: Piazza del Popolo, centro di vita culturale e politica, incorniciata dai portici a logge, Palazzo dei Capitani e il Caffè Meletti. Ogni anno nel mese di agosto vi si tiene la Quintana, rievocazione storica in costume con corteo e competizione di sei cavalieri in lizza per la conquista del Palio.
  • Teramo — Antica città con un importante centro storico, vanta una splendida Cattedrale che entra nel novero delle migliori espressioni dell'architettura religiosa abruzzese. Ha importanti resti romani.
  • Giulianova — La città antica, su un colle, conserva resti delle fortificazioni e antiche chiese; lo sviluppo urbanistico dilagato sulla costa costituisce una delle più importanti stazioni balneari della regione.


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