Scarica il file GPX di questo articolo

Sulmona

Da Wikivoyage.
Sulmona
Sulmona - panorama della città.
Stemma
Sulmona - Stemma
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Sulmona
Sulmona
Sito istituzionale

Sulmona è una città dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Già oppidum dei Peligni, successivamente municipio romano, nel 43 a.C. Sulmo diede i natali al poeta latino Publio Ovidio Nasone. Nel Medioevo, per volontà di Federico II, fu dal 1233 al 1273 sede del Giustizierato d'Abruzzo e capoluogo amministrativo della regione. Ora centro principale della Valle Peligna è città con notevoli monumenti. È famosa per la produzione dei confetti.

Cenni geografici[modifica]

Sulmona sorge al centro della Valle Peligna, tra i torrenti Vella e Gizio, ad ovest delle montagne della Majella e del Morrone, che sovrastano la città. Il territorio della Valle Peligna, il cui nome deriva dal greco peline = "fangoso, limaccioso", in età preistorica era occupato da un vastissimo lago. In seguito a disastrosi terremoti la barriera di roccia che ostruiva il passaggio dell'acqua verso il mare crollò; in compenso il terreno rimase fertile.

Quando andare[modifica]

 Clima gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic
 
Massime (°C) 7,9 10,3 14,1 18,7 23,5 28,4 31,5 31,7 26,5 19,6 13,9 9,7
Minime (°C) -0,1 0,6 3,3 6,6 10,2 13,9 15,5 15,5 13,0 8,7 5,4 1,8

La valle per un verso è protetta da tutti i suoi monti, ma per lo stesso motivo può essere molto afosa nei periodi più caldi e molto umida nei periodi piovosi. In inverno gli episodi di gelate e neve sono frequenti, come avvenuto nel gennaio 2002-2005, e nel dicembre 2007.


Cenni storici[modifica]

Gli antichi scrittori, tra i quali il sulmonese Ovidio e Silio Italico, concordano sulla remota origine di Sulmona, ricollegandola alla distruzione di Troia. Il nome della città deriverebbe infatti da Solimo (Σωλυμος in greco antico), uno dei compagni di Enea. Le prime notizie storiche però ci giungono da Tito Livio che cita l'oppidum italico e narra come la città, nonostante le battaglie perse del Trasimeno e di Canne, rimase fedele a Roma chiudendo le proprie porte ad Annibale. Sulle alture del monte Mitra si hanno testimonianze archeologiche dell'oppidum; si tratta di una zona posta più in alto della sede attuale della città, che assunse tale posizione solo nel periodo romano.

La romana Sulmo fu sede di uno dei tre municipi peligni assieme a Corfinium e Superaequum. Nell'81 a.C. si verifica la distruzione della città da parte di Silla, a seguito della ribellione per ottenere l'integrale applicazione della Lex Cornelia de Suffragiis; dopo trentadue anni però si ebbe la rinascita. Nel 43 a.C. nasce a Sulmona il poeta latino Publio Ovidio Nasone, il cantore dell'amore e delle "Metamorfosi", che iscrive così il nome della città nella storia. Dalle iniziali del celebre emistichio ovidiano Sulmo Mihi Patria Est la città ha preso le lettere contenute nel suo stemma, 'SMPE'. Le tracce della Sulmona romana sono riemerse dagli scavi nel tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone in cui, secondo un'antica leggenda, vi sarebbero i resti della villa di Ovidio. Le ricerche hanno portato alla luce una copia in bronzo rappresentante l'Ercole in riposo, oggi custodito nel Museo archeologico nazionale d'Abruzzo, a Chieti. Si tratta di un bronzetto, dono di un mercante, databile intorno al III secolo a.C., rappresentante l'eroe appoggiato col braccio sinistro sulla clava da cui pende una pelle di leone: viene considerato uno dei capolavori della piccola plastica antica. Oltre all'Ercole, sono stati ritrovati materiali architettonici e immagini votive.

Con l'avvento del Cristianesimo inizialmente il territorio peligno era costituito da un'unica grande diocesi, quella di Valva, a cui si aggiunse quella di Sulmona. Con il dominio degli Svevi, durante il regno di Federico II, si ebbe la costruzione di eccezionali opere civili, come l'acquedotto medioevale, uno dei monumenti dell'epoca più importanti dell'Abruzzo. Dal punto di vista politico, Sulmona divenne comune sotto i Normanni e, unita alla Marsica, costituì un'unica grande provincia. Federico II, grazie agli statuti di Melfi, promosse la città a capitale e sede della curia di una delle grandi province in cui divise la parte continentale del regno. Infine Sulmona fu sede del giustizierato e di uno studio di diritto canonico equivalente a quello di Napoli. Importantissima inoltre la disposizione per cui delle sette fiere annuali che si tenevano in sette città del regno, la prima si svolgesse a Sulmona ("primae nundinae erunt apud Sulmonam") dal 23 aprile all'8 maggio. Alla fine del XIII secolo, Sulmona seguì da vicino la vicenda del papa dimissionario fra' Pietro da Morrone, meglio conosciuto come papa Celestino V. Oltre alla vicenda più nota bisogna ricordare l'istituzione a Sulmona della congregazione monastica degli eremiti di San Damiano, poi detti Celestini. La cella di Celestino V è ancora visitabile nel vicino Eremo di Sant'Onofrio al Morrone. Nel XIV secolo Sulmona ebbe una propria Zecca e batté moneta.

La caduta degli Svevi portò all'avvento degli Angioini, che osteggiarono fieramente la città, non perdonandole la fedeltà a Federico II e il successivo appoggio al giovane Corradino di Svevia. Così Sulmona venne privata del giustizierato e poi della facoltà di diritto canonico. Nonostante tutto nel XIV secolo la città triplicò la sua superficie e si cinse di una seconda cerchia di mura e di ben sei porte. Sempre in questo secolo si costruì il palazzo dell'Annunziata, dapprima asilo per orfani, poi ospedale e oggi uno dei simboli della città. Nel corso del XVI secolo nacque la Scuola Orafa Sulmonese, i cui manufatti esponevano il marchio SUL. Si ebbe la nascita dell'industria della carta e furono impiantati vari opifici lungo il fiume Gizio. Anche il commercio ebbe una notevole crescita, grazie al mercato di stoffe preziose (la seta sermontina). Alla fine del secolo fu poi introdotta l'arte della stampa, grazie al letterato e studioso ovidiano Ercole Ciofano. Vennero edite le opere di Ovidio e pubblicati i capitoli della Giostra Cavalleresca.

Tenuta dalla metà del Cinquecento fino alla fine del secolo dalla famiglia De Lannoy, venuta al seguito di Carlo V che la diede loro col titolo di principato, la città fu nuovamente infeudata nel Seicento con titolo principesco a Marcantonio II Borghese nipote del Papa Paolo V dal re di Spagna Filippo III. Il 3 novembre 1706, tre anni dopo quello dell'Aquila si verificò un disastroso terremoto che distrusse l'intera città: poco rimase dei palazzi e chiese che Sulmona vantava.

L'Ottocento segnò un nuovo periodo di rinascita, in cui il nodo ferroviario sulmonese, grazie alla sua strategica posizione, ebbe notevole sviluppo e con esso si ebbe una eguale crescita economica e demografica. Nel 1889 nacque un'altra grande personalità della città, Giuseppe Capograssi, insigne studioso di filosofia del diritto. XX secolo.

Durante la seconda guerra mondiale Sulmona subì gravissimi danni e, vista la sua posizione a ridosso della Linea Gustav, vide lo spopolamento di tutta la zona sud (dalla Maiella occidentale alla zona dell'alto Sangro). La città venne bombardata il 27 agosto 1943 in quanto nodo viario e ferroviario strategico. Fu colpita la stazione ferroviaria; l'altro obiettivo era lo stabilimento industriale "Dinamitificio Nobel" che produceva materiali esplodenti.

Nel corso della seconda metà del Novecento è stata avanzata la proposta di fare di Sulmona il capoluogo di una nuova provincia, ma il progetto non arrivò a buon fine. La città inoltre venne spogliata di istituzioni che contribuivano alla propria ricchezza, come il Distretto Militare. Ne nacquero dei moti di protesta, ricordati come i moti di Jamm' mò.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende anche i paesi di Acqua Santa, Albanese, Cavate, Badia, Banchette, Case Bruciate, Case Lomini, Case Panetto, Case Susi Primo, Case Susi Secondo, Casino Corvi, Faiella, Fonte d'Amore, Marane, Santa Lucia, Torrone, Tratturo Primo, Tratturo Secondo, Vallecorvo e Zappannotte

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

In treno[modifica]

Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Stazione ferroviaria, piazza Vittime Civili di Guerra. La stazione della città è il secondo nodo ferroviario d'Abruzzo per importanza dopo quello di Pescara ed è situata sulle linee ferroviarie:

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Cattedrale di San Panfilo
Particolare del lunotto
  • 1 Cattedrale di San Panfilo, viale Giacomo Matteotti. Chiesa cattedrale della città di Sulmona e della Diocesi di Sulmona-Valva, la cui costruzione risale all'anno 1075. Si presenta oggi come il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche sovrappostesi nei secoli a partire dall'originaria edificazione (secondo la tradizione) su un tempio di età romana. In origine dedicata a Santa Maria, subì una serie di trasformazioni già nel XII secolo e in tale epoca fu dedicata al santo patrono di Sulmona, San Panfilo appunto. Colpita e gravemente danneggiata in seguito al terremoto del 1706, fu ricostruita con forme barocche, in parte ancor oggi visibili, nonostante i recenti restauri. Ha il rango di basilica minore.
La facciata si presenta dotata di una cornice di stile gotico nella parte inferiore, continuazione, lungo il fianco destro, del portale ogivale, quest'ultimo affiancato da colonne che reggono le edicole in cui alloggiano le statue di san Panfilo e san Pelino (opere di Nicola Salvitti, 1391). Di Leonardo da Teramo è invece l'affresco della fine del Trecento posto nella lunetta.
L'accesso alla sagrestia è garantito da un piccolo portale laterale di epoca seicentesca, mentre il portale posto sul lato sinistro, dotato di belle iscrizioni a caratteri longobardi e un frammento di lapide romana, e le tre absidi segnate da motivi antropomorfi, sono invece chiaramente romaniche. Al centro della decorazione fa bella mostra di sé l'emistichio di Ovidio, celebre quanto importante per la città peligna che diede i natali al poeta: Sulmo mihi patria est.
La chiesa è a pianta basilicale, conservatasi immutata, nonostante i numerosi rimaneggiamenti che il tempio ha subito nei secoli; le tre navate sono scandite da colonne romaniche. Due monumenti funebri, uno del vescovo Bartolomeo De Petrinis (1422) e l'altro probabilmente della sorella dell'alto prelato, sono visibili al muro della controfacciata. Alle spalle dei mausolei funebri si trovano due affreschi del Quattrocento, una Crocifissione e il Redentore tra due santi. L'organo posto sotto l'ingresso è del XVIII secolo e si presenta con fattura di legno dorato.
La volta della navata principale è affrescata con Storie della vita di san Panfilo e san Pietro Celestino, opere su tempera di Amedeo Tedeschi (1906); il presbiterio immette verso un coro in legno del 1751, opera di Ferdinando Mosca ed un altare maggiore policromo di marmo del XVIII secolo.
Nelle navate laterali sono da segnalare gli altari marmorei e il fonte battesimale di scuola napoletana (1757) e un Crocifisso del XIV secolo; nella cappella sulla destra del presbiterio, bella scultura in legno con l'Estasi di santa Teresa di Giacomo Colombo del 1707.
La cripta, la parte più antica della chiesa, è suddivisa in tre navate con colonne trasverse a capitelli di pregevole fattura alle parti sommitali; sotto la volta dell'ambiente, è l'edicola di marmo che custodisce le spoglie di San Panfilo con busto reliquiario. Da rilevare inoltre la cosiddetta Madonna delle Fornaci, bassorilievo del XII secolo.
L'Archivio capitolare della cattedrale peligna è senza dubbio uno dei più importanti archivi d'Abruzzo, in quanto conserva documenti di epoca a partire dall'XI secolo, con pergamene, codici, diplomi, libri di battesimo. Numerosi documenti e arredi sacri, prima presenti in cattedrale, sono ora esposti al museo civico di Sulmona.
Complesso dell'Annunziata - la facciata
Veduta della cupola, del campanile e della statua del poeta romano Ovidio
  • 2 Complesso dell'Annunziata, Piazza dell'Annunziata. Il Complesso della Santissima Annunziata è il più famoso e rappresentativo monumento della città di Sulmona ed è considerato tra i più significativi dell'Italia meridionale.
Oltre all'ingresso principale del complesso altri interessanti scorci visivi dell'edificio sono ammirabili dalle vie adiacenti, Via Pantaleo e Via Paolina.
La chiesa
Fondata nel 1320 dalla confraternita dei Compenitenti assieme all'annesso ospedale, non conserva tracce della originaria costruzione, sia a causa dei danni subiti nel terremoto del 1456, sia per gli interventi di trasformazione architettonica che ne modificarono radicalmente la struttura dell'inizio del XVI secolo. Inoltre, un altro rovinoso evento sismico, quello del 1706 condusse a un nuovo, importante intervento di ricostruzione che diede alla chiesa un aspetto barocco, con una facciata imponente a due ordini di colonne, opera, quest'ultima del Maestro Norberto Cicco di Pescocostanzo
L'interno si presenta suddiviso in tre navate ed è rivestito da stucchi. Tra i dipinti che abbelliscono la chiesa vanno segnalati gli affreschi di Giambattista Gamba sulle volte e le tele sugli altari laterali, tra le quali spicca per qualità la Pentecoste del 1598 di un maestro fiorentino e la Comunione degli Apostoli di Alessandro Salini. L'abside presenta invece due opere di Giuseppe Simonelli, allievo di Luca Giordano, la Natività e la Presentazione al tempio ed una Annunciazione di Lazzaro Baldi, artista toscano allievo di Pietro da Cortona.
Il coro ligneo fu realizzato dall'artista locale Bartolomeo Balcone tra il 1577 ed il 1579, mentre la parte sottostante agli organi, in stile vagamente rococò, in legno intagliato e dorato, è di Ferdinando Mosca. Gli organi invece sono, quello sul lato sinistro di Tommaso Cefalo di Vasto (1749) e quello sul lato destro fu fatto costruire dai Fedeli di Camerino nel 1753.
Sul fondo della navata destra trova alloggio l'altare della Vergine, in marmo policromo, opera in parte eseguita dall'artista romano Giacomo Spagna (1620), con successivi contributi di artisti di Pescocostanzo.
La sacrestia presenta un mobilio ad intagli databile al 1643 con una serie di arredi sacri di epoca barocca ed argenterie di fattura napoletana; numerosi sono i pezzi provenienti dalla chiesa che trovano posto, in esposizione, presso il locale Museo Civico.
Il campanile (edificato tra il 1565 ed il 1590, imponente, alto poco più di 65 metri, presenta una pianta quadrata con lati di 7,20 m; è costruito a due piani con cuspide piiramidale e 4 bifore per ciascun piano. La chiesa è stata riaperta al culto nel dicembre 2012 dopo tre anni di chiusura dovuti al sisma del 2009
Il palazzo
Facciata: trifora rinascimentale
L'edificazione del palazzo attiguo alla chiesa è iniziata nel Quattrocento e si è protratta per quasi due secoli. Il terremoto del 1706 e i rifacimenti dell'Ottocento sino all'ultimo del 1968, hanno profondamente modificato la parte interna dell'edificio, tuttavia la struttura architettonica globale, specie per ciò che riguarda la facciata e la planimetria generale, oltre alla murazione, sono rimasti più o meno inalterati.
Svariate furono le destinazioni che l'edificio ebbe nel corso dei secoli. La zona posteriore del palazzo fu adibita a Ospedale Civile sino al 1960, mentre la parte antistante fu destinata a sede della magistratura cittadina, di uffici comunali, del giudice conciliatore, di una scuola pubblica e, per ultimo, del Museo Civico.
Oggi una parte del complesso è destinata ad Auditorium da 250 posti per l'attività della Camerata Musicale Sulmonese.
Il terremoto che nel 2009 ha colpito l'Abruzzo ha provocato danni alle strutture dell'edificio tanto che la parte medievale del mueso civico è inagibile
La facciata del palazzo mostra una sovrapposizione di stili. Il portale ogivale (l'antica Porta dell'Orologio) è di stile gotico (1415 circa) con un arco dove è collocata la statua di San Michele Arcangelo. Le coppie di colonne terminano in due piccoli rosoni rilevati e una Madonna con Bambino di scuola napoletana è posta nella lunetta. Molto bella è la finestra trifora quattrocentesca, con ornamenti di colonnine tortili che insistono su figure leonine e una scultura raffiguranti le Virtù. Lo stemma della città sormonta la finestra assieme al simbolo dell'arme della famiglia di Antonuccio di Rainaldo, importante finanziatore dell'edificio, così come documentato dall'iscrizione.
La parte centrale del prospetto è di chiara derivazione rinascimentale, con il suo portale sormontato da un timpano (sul quale è visibile un altorilievo raffigurante una Madonna con Bambino e quattro Angeli oranti) che conduce alla Cappella del Corpo di Cristo. Al di sopra vi è una bifora con due angeli che reggono uno stemma con la sigla A.M.G.P. (Pio Ente della Casa Santa dell'Annunziata). Questa porzione della facciata risale alla seconda metà del XV secolo.
La parte laterale del prospetto, la cui edificazione fu eseguita tra il 1519 ed il 1522, presenta una bifora che sovrasta il portale dell'antica spezieria, senza timpano con decorazioni anch'esse di impronta rinascimentale che raffigurano, in bassorilievo, l'Angelo e la Vergine.
Su tutta la facciata vi è una cornice del tutto particolare, decorata con putti, araldi, animali fantastici e figure sacre e profane percorse da volute formate da un motivo a tralcio di vite. Sulla facciata alloggiano sette statue che rappresentano, nell'ordine, da sinistra a destra: San Gregorio Magno, San Bonaventura, Sant'Agostino, San Girolamo (dottori della Chiesa), San Panfilo (patrono di Sulmona), San Pietro e San Paolo.
Un piccolo campanile a vela, edificato da maestranze pescolane in seguito a una ristrutturazione posteriore al sisma del 1706 e che va a sormontare l'orologio, completa la complessa struttura prospettica.
I corpi laterali e la parte posteriore del palazzo furono edificati in epoche diverse a partire dal 1483 sino al 1590 e ciò è testimoniato dalle varie iscrizioni riscontrabili sull'edificio. :L'ingresso principale del palazzo è costituito dalla Porta dell'Horologio (1415) che immette in un androne al cui fondo è posizionata una statua del poeta Ovidio, rappresentato in abiti medievali a reggere un libro su cui è ben visibile il noto emistichio posto sui sigilli e gli stemmi della città di Sulmona, Sulmo mihi patria est ed alla cui base è riportata la seguente iscrizione: POETA OVIDIUS NASO - SULMONENSIS. Le parti dell'edificio che guardano verso il cortile sono state successivamente trasformate e si presentano ammodernate, così come rifatte sono le rampe di accesso all'Auditorium. Gli spazi del pianterreno sono adibiti a funzioni museali.
Chiesa di Santa Maria della Tomba
  • 3 Chiesa di Santa Maria della Tomba, Piazza Plebiscito 1. Si tratta della terza chiesa di maggiore importanza, dopo la cattedrale di San Panfilo ed il complesso della Santissima Annunziata. Fu edificata nel 1076 circa sopra le rovine di un tempio romano dedicato a Giove. Nel XII secolo furono aggiunti i grandi rilievi romanici e gotici oggi visibili, e nell'epoca del barocco, nel 1700, fu aggiunto un oratorio interno. Negli anni Settanta del Novecento un imponente restauro ha ripulito la facciata dagli affreschi e dagli elementi barocchi, pulendo inoltre il bianco marmo dagli effetti dei gas automobilistici, restituendo la chiesa alla forma originaria.
La facciata vasta e rettangolare di tipo romanico-gotico presenta un portale di impianto gotico, sovrastato da un rosone assai ampio. Il portale a tutto sesto ha scolpito sulla lunetta lo stemma della famiglia Aragona, che nel Medioevo aveva il dominio su Sulmona. Sulla destra della facciata sorge la torre del campanile a vela, con un orologio incastonato. Una seconda torre campanaria, più grande, sta dietro la prima torre. L'interno, suddiviso per in tre navate da un colonnato gotico, include una statua lignea di Cristo del XVII secolo. Altri elementi sono compresi nella statua della Madonna col Bambino e di un imponente affresco ritraente Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre. Su una nicchia è posta una campana del Trecento, tolta dalla loggia di un campanile a scarpa della chiesa sulmonese di San Francesco della Scarpa.
  • 4 Badia Morronese (Abbazia di Santo Spirito al Morrone: Abbazia morronese; Abbazia celestiniana) (nella frazione Badia a circa 5 km). Il complesso architettonico di dimensioni notevoli (119 m x 140 m circa) è circondato da torri a base quadrata ed è costituito da una monumentale chiesa settecentesca e da un imponente monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori, racchiusi da una cinta muraria. :Nel fronte vi è un solo ingresso di 3,30 m di larghezza, di architettura palladiana.
Fu l'eremita Pietro Angeleri, poi papa con il nome di Celestino V il fondatore dell'edificio religioso; l'anacoreta nativo di Isernia infatti, giunto ai piedi del monte Morrone nel 1241, fece portare a termine l'ampliamento dell'originaria cappella intitolata a Santa Maria del Morrone, promuovendo in seguito la costruzione di una chiesa dedicata allo Spirito Santo.
La chiesa fu dotata di un convento dove nel 1293 si ebbe la proclamazione ufficiale dell'edificio come sede dell'abate supremo dell'Ordine dei celestini. Una prima ricostruzione del monastero fu dovuta al re Carlo II d'Angiò (1299; in seguito ci furono un importante abbellimento nel Cinquecento e una ricostruzione dovuta all'evento sismico del 1706. Ridestinato a penitenziario dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1807, l'edificio fu sottoposto ad un imponente restauro a partire dal 1997.
Il portale d'ingresso, settecentesco, immette nel cosiddetto cortile dei Platani che fronteggia la chiesa, a facciata su due ordini di semi-colonne e un campanile che ricorda quello dell'Annunziata a Sulmona.
L'interno è a croce greca con cupola e il portale è internamente sormontato da un bell'organo barocco a intagli, opera di Giovan Battista Del Frate (1681). L'abside custodisce un notevole coro in legno anch'esso di epoca barocca di autore sconosciuto, mentre a sinistra del presbiterio vi è la cappella dedicata ad una nobile e potente famiglia abruzzese, la cappella Caldora, sotto una delle cui arcate vi è il sarcofago di Restaino Caldora-Cantelmo, opera di Gualtiero d'Alemagna (1412). Sulla parete di fondo sono da segnalare gli affreschi quattrocenteschi di Giovanni da Sulmona (Battesimo di Gesù, Ingresso a Gerusalemme, Gesù caricato della croce e Crocifissione).
Sotto la chiesa vi è una piccola chiesa a pianta irregolare cui si accede da una gradinata che si apre in un andito del pavimento.
Il porticato esterno è a colonne cilindriche. Dal cortile sinistro, chiamato cortile dei Nobili, a forma rettangolare, si passa nel refettorio, secondo il tipico schema monastico secentesco.
  • 5 Chiesa di San Francesco della Scarpa, via Panfilo Mazara 13. Di fondazione duecentesca, fu più volte danneggiata dai terremoti. Con il convento annesso era addossata alla prima cerchia della città. Ha portale gotico, strombato, con lunetta affrescata da una Madonna del latte. L'interno è ad una sola navata in stile barocco e conserva arredi dell'abbazia di Monte morrone, un organo a canne del Settecento e un imponente crocifisso ligneo del XV secolo nella zona presbiteriale, collocato in sospensione.
Eremo di Sant'Onofrio al Morrone
  • 6 Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (dalla frazione Badia attraverso un sentiero). L'eremo di Sant'Onofrio al Morrone è un edificio religioso posto sulle pendici dell'omonimo monte, nei pressi di Sulmona, risalente al XIII secolo, che custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che divenne papa nel 1294 con il nome di Celestino V e poi santo. Il complesso è raggiungibile attraverso uno scosceso sentiero sebbene di facile percorribilità che conduce dalla frazione Badia, al margine orientale della Valle Peligna sino alla quota di 620 metri dove è posto l'eremo.
Fu voluto da Pietro da Morrone, che qui si ritirò quando si dimise dal soglio pontificio nel 1295 dopo essere stato Papa per soli quattro mesi.
L'eremo durante l'ultimo conflitto mondiale subì notevoli danni che ne alterarono l'originaria struttura, sebbene la ricostruzione successiva abbia mantenuto la planimetria dell'edificio con variazioni dell'aspetto esterno.
Chiesa
Antistante alla chiesa (dimensioni 7,30 x 4,80 m) è un porticato che conduce al piccolo piazzale prospiciente al sagrato. All'interno della chiesa vi sono, sulla parete sinistra, alcuni resti di affreschi del XV secolo che raffigurano il Cristo Re e San Giovanni battista, e alcune pitture posteriori che rappresentano una Madonna con Bambino e Santa Lucia e santa Apollonia.
Non è più presente il trittico su tavola del Quattrocento che raffigurava Sant'Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto de Salle (discepolo dell'Angelerio), rimosso nel 1884. Molto bello e di pregevole fattura quattrocentesca è il soffitto in legno. La chiesetta è ricoperta da una volta a botte e presenta al suo interno due altari moderni con Sant'Onofrio e Sant'Antonio abate e sul fondo dell'ambiente si apre un arco che immette nella cappellina dell'oratorio.
Oratorio
Vi si trovano alcuni affreschi attribuiti ad un "Magister Gentilis" probabilmente contemporaneo di Pietro da Morrone che raffigurano il Crocifisso con ai lati Maria e san Giovanni; sui due bracci della croce vi sono due angeli, uno che regge una corona di spine, l'altro recante una corona radiata. La lunetta che sovrasta l'opera è dipinta con una raffigurazione della Vergine con Bambino su di un fondo azzurro, mentre nell'altra lunetta di fronte sono rappresentati i busti di San Benedetto (vestito di rosso con un libro chiuso in mano), San Mauro e Sant'Antonio (con tunica gialla e mantello rosso). La volta a botte è di colore azzurro a fondo stellato.
Sulle pareti laterali, pregevoli avanzi di dipinti del XIV secolo uno dei quali merita un cenno in quanto raffigura Pietro Celestino nelle vesti di pontefice; il santo indossa una tiara intessuta di fili gialli con veste con cappuccio riversato sul mantello bianco.
Al centro è collocato un piccolo altare di pietra bianca che sorregge un crocifisso che, secondo la tradizione, sarebbe stato consacrato dallo stesso Celestino che sostava a Sulmona, in viaggio verso Napoli dopo l'incoronazione.
Il corridoio che si apre sul lato destro dell'oratorio raccoglie le aperture delle cellette di Pietro Celestino e del beato Roberto da Salle, in quello che costituiva l'originario nucleo dell'eremo, assieme all'oratorio stesso; in fondo, una nicchia contiene l'affresco di una Crocifissione ed un'altra raffigurazione di Pietro Celestino con le vesti papali. Una rampa di scale conduce agli alloggi del piano superiore, oggi adibiti a sede di ritiri spirituali e alla terrazza da dove i fedeli usano lanciare sassi nel precipizio sottostante, a simboleggiare la volontà di allontanare le tentazioni.
Grotta celestiniana
Era il luogo dove, secondo la tradizione, Pietro Celestino si ritirava in preghiera; è localizzata nella pietra sottostante la chiesa ed è raggiungibile attraverso una scalinata esterna che si diparte anteriormente al porticato d'accesso. I fedeli usano strofinarsi contro la nuda roccia resa umida dall'acqua che vi sgorga (quella dove avrebbe dormito il santo e che ne conserverebbe l'impronta del corpo), per ottenere guarigione alle malattie reumatiche. Qui giungono, tra l'altro, i pellegrinaggi del 19 maggio, festività di san Pietro Celestino e del 12 giugno, ricorrenza di sant'Onofrio.
  • 7 Santuario di Ercole Curino (a Badia). Il sito archeologico si trova in località Badia, sulle montagne del Morrone tra l'abbazia di Santo Spirito dei Celestini e l'eremo di Celestino V. Gli scavi, iniziati nel 1957, avevano fatto inizialmente supporre la presenza della villa di Ovidio, originario proprio di Sulmo, ma rivelarono poi il sito di un santuario italico, dedicato a Ercole come dimostrano il tipo di materiale votivo rinvenuto e le iscrizioni di dedica. L'epiteto di Curinus o Quirinus era dato anche a altre divinità, come il Giove Quirinus di Superaequum e venne dato in epoca repubblicana. I Romani legavano infatti l'epiteto "Quirinus" con Romolo divinizzato, simbolo dell'unità delle comunità protostoriche che formarono il primitivo insediamento di Roma (Quirinus sarebbe infatti all'origine di curia).
Un ampliamento del santuario risale a dopo la fine della guerra sociale (89 a.C.), quando venne ingrandito passando da struttura di carattere locale a grande santuario su terrazze simile al santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina o il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, sorti nello stesso periodo.
La parte superiore dell'edificio venne sepolta da una frana antica verso il II secolo d.C.; la frequentazione del sito però non si interruppe del tutto, come testimonia l'innesto di una chiesa in epoca cristiana, a ridosso della scalea meridionale che poteva essere un ingresso monumentale, forse usato anche come luogo di riunione per le assemblee locali, sotto la protezione del dio "Curino"
I due terrazzamenti del santuario sono stati realizzati in epoche diverse: quello inferiore è più recente, in opus caementicium con un grandioso podio (71 metri di lunghezza) che ospita 14 ambienti coperti da volte a botte; quello superiore, presillano, era chiuso su tre lati da un portico colonnato (restano alcune basi). L'altare, inusitatamente ricoperto da lastre di bronzo, e il piccolo sacello della divinità si trovavano al centro della terrazza superiore. Dal sacello provengono i reperti più importanti del complesso, quali due statue di culto di Ercole, una di bronzo (al Museo archeologico di Chieti) e una marmorea, oltre a una colonnina con 12 versi graffiti, attribuiti a Ovidio.
  • 8 Chiesa di San Filippo Neri, piazza Giuseppe Garibaldi 46. Fu edificata nella seconda metà del Seicento dalla Congregazione di San Filippo Neri. Ha portale gotico, recuperato dalla chiesa trecentesca di Sant'Agostino crollata e mai più ricostruita; lo incorniciano capitelli in bassorilievo, colonnine e pilastri. Il bassorilievo del timpano rappresenta San Martino mentre dona il mantello ad un povero. Lungo la facciata una cornice marcapiano è adorna di testine di santi, religiosi e popolani.
  • 9 Chiesa di San Domenico, via Pansa 2. I Domenicani la edificarono nel XIII secolo; più volte ricostruita, è a tre navate. La facciata fu rifatta dopo il terremoto del 1706, ma non venne terminata
  • 10 Chiesa e convento di Santa Caterina, via Angeloni 9. Il complesso di origine trecentesca fu più volte rifatto, Nel Novecento il convento fu destinato ad ospitare scuole. La chiesa ha una pianta ellittica, caratteristica unica nella zona; conserva affreschi di Giambattista Gamba ed ha facciata che richiama lo stile architettonico del settecento romano. Di grande imponenza è la cupola ovoidale.
  • 11 Chiesa San Giovanni Apostolo ed Evangelista, via Cappuccini. Edificata nel 1580, le fu affiancato nel 1650 il convento dei frati Cappuccini, ospitati precedentemente all'Incoronata. Chiamata un tempo San Giovanni ante portam latinam, ha interno a navata unica con volta a botte e tre cappelle sul lato sinistro intercomunicanti; vi si conservano una tela del Seicento raffigurante il Santo titolare e un tabernacolo ligneo settecentesco. La facciata è di semplici linee abbellite da un nartece.
  • Acquedotto medievale.
  • Acquedotto Svevo.
  • Piazza Garibaldi.
  • Palazzo Sardi.
  • Palazzo Sanità.
  • Palazzo Tabassi.
  • Palazzo Corvi.
  • Porta Romana (1428).
  • Porta Napoli (1338).
  • Porta Pacentrana (1376).
  • Porta S.Antonio (XVIII secolo).
  • Porta Filiamabili (XIV secolo).
  • Porta Japasseri (XIV- XV secolo).
  • Porta Santa Maria della Tomba (XV- XVI secolo).
  • Porta Saccoccia (XV secolo).
  • Porta Molina (XIII secolo).

Musei[modifica]

Il Museo dei Confetti Pelino
  • Museo civico, Corso Ovidio. Il museo civico di Sulmona è il maggiore museo artistico-archeologico della Valle Peligna. Le sale sono ospitate nei 10 locali del Palazzo dell'Annunziata. Nelle prime 4 sale vi sono reperti archeologici di grande importanza e nell'ultima sala si possono ammirare i resti di una ricca domus romana. Le sale dalla 5 alla 10 ospitano la Pinacoteca, con opere che vanno dal XIII al XVIII secolo.
Tra le opere da segnalare quelle di Giovanni da Sulmona (il pittore peligno del primo Quattrocento), Maestro del Trittico di Beffi, Giuseppe Simonelli, Giuseppe Crescenzio, Giovanni Conca, Raffaello Mengs, e inoltre oreficerie, tessuti, opere pittoriche di ignoti, opere scultoree del XV e XVI secolo, armadi e leggii lignei. Negli stessi locali del palazzo è ospitato il Museo dei Costumi Abruzzesi e Molisani, dal 1800 al 1900.
  • Museo dell'Arte e della Tecnologia Confettiera, via Stazione Introdacqua 55. Il museo dello stabilimento Pelino espone. oltre ai vari premi vinti ed a varie confezioni di confetti, tutti i macchinari per la produzione industriale di confetti dalla fondazione dello stabilimento nel XIX secolo ad oggi.
  • Museo di Storia Naturale, via Angeloni 11 (in Palazzo Sardi). Il museo si dirama in 7 sale suddivise in 2 piani. Nelle prime 2 sale al primo piano vi è una collezione di insetti prevalentemente del territorio gestito dalla comunità montana Peligna. Nelle successive 2 sale al primo piano una collezione di fossili, tra cui spiccano delle ammoniti, delle ossa di un cavallo ed un ittiosauro. Nelle 3 sale al secondo piano vi sono innumerevoli minerali che spaziano fra tutte le classi conosciute. Particolari sono, presso la rampa d'accesso al piano superiore, delle immagini di animali.
Museo diocesano
  • Museo Diocesano, Piazza Garibaldi 76. Il Museo diocesano di Sulmona è ospitato nei 3 locali del Monastero di Santa Chiara.
Rappresenta una sede distaccata dal Museo civico di Sulmona, perché la maggior parte delle opere proviene dalle chiese della Valle Peligna. Le poche ma grandi sale, un tempo residenza delle Clarisse del Monastero raccolgono opere dalla fine del XIII secolo al XVIII secolo
Da segnalare molte opere di ignoti, le Madonne col Bambino del XV secolo, paramenti sacri risalenti la maggior parte al XVIII secolo e oreficerie del XIV sec. e della fine del '600. Le opere provenienti da Sulmona sono poche; tra queste spicca il San Giacomo del XVI secolo.
  • Museo archeologico "italico", "romano" ed "in situ".
  • Museo del costume popolare abruzzese-molisano e della transumanza.


Eventi e feste[modifica]

Processione del Venerdì Santo
  • Processione del Cristo morto. Simple icon time.svg venerdì Santo.
  • "Madonna che scappa", in piazza. Simple icon time.svg domenica di Pasqua.
  • Settimana Santa. I riti della Settimana Santa sulmonese sono i più suggestivi d'Abruzzo, conosciuti sia in Italia che all'estero. La loro origine risale documentariamente al Medioevo (anche se, nella loro forma attuale, sono solo del XVII o XVIII secolo) e sono organizzate dalle più importanti confraternite cittadine: l'Arciconfraternita della Trinità (con sede nell'omonima chiesa lungo Corso Ovidio) e la Confraternita di Santa Maria di Loreto (con sede nella chiesa di Santa Maria della Tomba). I membri dei due sodalizi sono detti rispettivamente Trinitari e Lauretani; a Sulmona sono chiamati popolarmente anche rossi (i Trinitari, per la loro tunica rossa) e verdi (i Lauretani, per il colore della loro mozzetta).
  • Festa dei Fuochi, in Piazza Maggiore. Simple icon time.svg Metà aprile. Nella ricorrenza di San Giuseppe, a sera inoltrata, i vari sestieri della città accendono enormi cataste di legna in Piazza Garibaldi, dando vita a uno spettacolo suggestivo, contornato da canti e balli tipici. Nelle edizioni recenti vi sono anche alcuni stands con i prodotti tipici del luogo.
  • Certamen Ovidianum Sulmonense. Simple icon time.svg in aprile. Concorso internazionale di latino riservato agli studenti del liceo classico organizzato dal Liceo Classico "Ovidio" e dall'Associazione "Amici del Certamen Ovidianum".
  • Il Sentiero della Libertà. Simple icon time.svg Fine aprile. Marcia rievocativa dell'avventuroso sentiero che, negli anni dell'occupazione tedesca, superava, attraverso la Maiella, la Linea Gustav e raggiungeva le terre liberate dagli Alleati.
  • Fiera dell'Assunta e sagre popolari. Simple icon time.svg luglio-agosto.
  • Giostra Cavalleresca, Piazza Maggiore (piazza Garibaldi). Simple icon time.svg Ultimo fine settimana di luglio. Era una manifestazione rinascimentale che si teneva due volte l'anno (in aprile e a ferragosto) e consisteva in tre assalti alla lancia, portati contro un bersaglio umano (il cosiddetto "mantenitore") da un cavaliere munito di una lancia con vernice bianca sulla punta. Il punteggio era assegnato da un "mastrogiurato" che dichiarava il vincitore in base alla parte del corpo colpita ed all'eventuale perdita di sangue.
La manifestazione è stata rievocata a partire dal luglio del 1995 e vede la partecipazione dei quattro sestieri e dei tre borghi in cui è stato diviso il territorio cittadino. I cavalli corrono percorrendo un ovale completo e quindi un otto, in circa 30 secondi e i cavalieri devono colpire degli anelli. Alla gara seguono un corteo storico, la sfida dei capitani e cene all'aperto nei borghi e nei sestieri.
  • Giostra Cavalleresca dei Borghi più Belli d'Italia e Giostra Cavalleresca d'Europa. Simple icon time.svg Inizio agosto.
  • Estatecelestiniana, Eremo di S.Onofrio. Simple icon time.svg in agosto.
  • Sulmona Rock Festival, Eremo di S.Onofrio. Simple icon time.svg Fine agosto.
  • Premio Sulmona di arte contemporanea, Chiostro dell'ex Convento di Santa Chiara. Simple icon time.svg settembre.
  • Premio Sulmona di giornalismo e critica d'arte, Chiostro dell'ex Convento di Santa Chiara. Simple icon time.svg settembre.
  • Concorso Internazionale di canto lirico "Maria Caniglia". Simple icon time.svg settembre.
  • Concorso Internazionale di pianoforte "Città di Sulmona". Simple icon time.svg ottobre.
  • Stagione concertistica della Camerata Musicale Sulmonese. Simple icon time.svg Da ottobre ad aprile.
  • Sulmonacinema Film Festival. Simple icon time.svg novembre. Festival del giovane cinema italiano a concorso
  • Premio nazionale "Un giorno insieme - Augusto Daolio - Città di Sulmona". Simple icon time.svg dicembre. per cantautori e gruppi emergenti (organizzato dall'associazione culturale Premio Augusto Daolio in collaborazione con il Nomadi fans club "Un giorno insieme").


Cosa fare[modifica]

  • Holykart Sulmona, Via Fonte D'Amore (pista da Go-kart), +39 329 7834822.


Acquisti[modifica]

  • 1 Confetti Rapone, Piazza XX Settembre, 7 (Guardando la statua di Ovidio a sinistra in fondo alla piazza), +39 086451201, @ info@confettirapone.it. Ecb copyright.svg € 65 al Kg (agosto 2015). Fra gli innumerevoli negozi di confetti (per la maggior parte rivenditori ad uso dei turisti) spicca questa fabbrica di confetti ancora in centro nel luogo natale della prima produzione. L'insegna recita Antica e Premiata e Rinomata Fabbrica di Confetti Pluricentenaria in Sulmona, ed è così. La bottega, con ancora gli antichi arredi e strumenti artigianali, non solo è un luogo dove poter comprare degli ottimi confetti, ma è anche un viaggio indietro nel tempo quando tutto veniva prodotto a mano, molto meglio di un museo. Incredibile la varietà di confetti, sempre sulle vette della qualità e dei gusti classici. Non perdetevi la visita: se non c'è folla i proprietari (gli stessi da diverse generazioni) vi daranno tutte le spiegazioni (e gli assaggi) che vorrete.


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

Prezzi medi[modifica]

Prezzi elevati[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie

  • 1 Centrale, Piazza V. Veneto, 14, +39 0864 52645.
  • 2 Comunale, Viale Costanza, 12, +39 0864 33813.
  • 3 Del Carmine, Piazza del Carmine, 7/10, +39 0864 51260.
  • 4 Del Corso, Corso Ovidio, 214, +39 0864 210830.
  • 5 Delfino, Piazza Giuseppe Garibaldi, 11, +39 0864 52318.
  • 6 Simoncelli, Piazza Capograssi, 10/12, +39 0864 51769.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 7 Poste italiane, piazza Brigata Maiella, +39 0864 247237, fax: +39 0864 33551.
  • 8 Poste italiane (Agenzia 1), via San Francesco d'Assisi 2, +39 0864 210955, fax: +39 0864 210955.
  • 9 Poste italiane (Agenzia 2), via Montenero 59, +39 0864 210137, fax: +39 0864 212205.
  • 10 Poste italiane (Agenzia 3), via della Cornacchiola 3, +39 0864 211078, fax: +39 0864 210476.


Nei dintorni[modifica]



Altri progetti

1-4 star.svg Bozza: l'articolo rispetta il template standard contiene informazioni utili a un turista e dà un'informazione sommaria sulla meta turistica. Intestazione e piè pagina sono correttamente compilati.