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Scicli

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Scicli
Chiesa di San Matteo
Stato
Regione
Territorio
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Posizione
Mappa dell'Italia
Scicli
Scicli
Sito istituzionale

Scicli è una città della Provincia di Ragusa.

Da sapere[modifica]

La città è circondata da tre colline, sotto le rupi calcaree che sembrano proteggerla. Durante le chiare giornate viene offerto uno spettacolo incomparabile, una città distesa nella valle come una colata di case. Giù, all'orizzonte, si intravede uno dei mari più azzurri del Mediterraneo, che chiude questa cornice unica e serena. Scendendo, dopo aver percorso sette tornanti, si arriva al centro in Piazza Italia. Da qui osservando alto sulla destra vediamo una imponente rupe calcarea sulla quale sorge San Matteo l’antica Chiesa Madre della città antica, dietro San Matteo possiamo vedere i resti di quello che era il Castello dei Tre Cantoni, mentre posto sul colle affianco possiamo ammirare il Convento della Croce. Il panorama che si gode da lassù non si riesce a descrivere, si ha la sensazione di dominare tutto il territorio senza fatica.

Cenni storici[modifica]

La città di Scicli fu fondata da Siculus re dei Siculi. L’origine del suo nome viene dal secondo secolo avanti Cristo quando Marco Marcello espugnò Siracusa e poi fondò Scicli per istituirvi una zecca “Sicla” che era una moneta romana. Gianbattisti Nicolosi ritiene che Scicli, sia sorta sulle rovine dell’antica Ina, città descritta da Tolomeo, citata da Cicerone nelle sue “Verrine” e di cui dice il geografo Ravannate che trovava sì a mezzogiorno di Modica infatti nessun’altra città è mai sicuramente esistita se non quella che ora ha il nome di Scicli. Fino a 1061 non si sa nulla di Scicli, si sa solo che era una città in continuo progresso, ed era sotto la dominazione araba i quali la chiamarono “Siklah” che in arabo vuol dire balsa, diruppe, luogo scosceso.

Scicli ebbe il suo maggiore impulso sotto la denominazione araba, dove l’arboricoltura, l’utilizzazione delle acque d’irrigazione e l’incremento degli scali marittimi prossimi a Scicli ingrandiva e rendeva la città più bella. Per la sua posizione strategica fu considerata come una delle piazze forti e più importanti della Sicilia.

Sotto la denominazione normanna Scicli ebbe la prerogativa di città reale (Modica e Ragusa erano allora feudi) fino al 1300. Ebbe importanza militare e fu recintata da mura ed ebbe sette porte protette da quattro torri e dal formidabile castello detto “Tre Cantoni” che è situato sul punto più alto della città.

Man mano Scicli si estendeva verso la valle sottostante a cui si accedeva dalla parte più alta della città mediante due ampie scale sotterranee che mettevano in comunicazione una col mulino della Botte e coi giardini, l’altra con la fonte di Santa Venere nella Cava di Santa Maria la Nova. L’arma municipale di Scicli, usata sin dall’epoca normanna è un leone coronato all’antica, cioè la corona radiata (a 5 punte aguzze) in atto di salire su tre monti decrescenti da destra a sinistra, in tutto d’oro in campo azzurro. Si ritiene che quest’arma sia stata adottata dalla città di Scicli perché la collina oggi detta della Croce, guardata dalla vallea, presenta la sagoma di un leone accovacciato che fissa l’altra collina detta San Matteo.

Sotto l’imperatore Federico II, Scicli ebbe il titolo di “Inclita ed Victoriosa”. La concessione di tale titolo equivaleva al riconoscimento della qualifica di città, qualifica che non si perdeva nemmeno se la città passava poi alla dipendenza di un feudatario. Nell’anno 1300 Scicli passò sotto il dominio reale di un feudatario, quando ciò Re Federico II la concesse a Manfredi Chiaramonte che già possedeva Modica e Ragusa e formò allora la Contea di Modica. La città rimase sotto il feudo Chiaramonte sino al 1392 che poi passò nelle mani di Re Martino il Giovane. Nel 1423 si staccò definitivamente dal feudo. Il passaggio della città dal colle al piano non avvenne certamente in brevissimo tempo, ma incominciò in modo graduale verso la seconda metà del XIV secolo e durò fino a tutto il XVI secolo. Dopo questo trasferimento a valle della città, comincio per Scicli un periodo infelice per le continue calamità che la colpiscono: la peste del 1575 e quella del 1626 che contagiò la sola Scicli, l’invasione delle cavallette del 1619, seguita da un forte periodo di siccità, la piena del 1615 e del 1618, altre invasioni di cavallette che si succedettero fino al 1858, compreso l’evento più funesto e catastrofico terremoto del 1693 che fece a Scicli circa 2000 morti e distrusse quasi completamente la città. Negli anni seguenti Scicli seguì le sorti di tutta la Sicilia e in modo particolare della Contea di Modica.

Come orientarsi[modifica]

Piazza Italia è tutta circondata da bellissimi palazzi settecenteschi e dominata, da un lato, dalla imponente rupe calcarea sula quale sorge l’antica chiesa di San Matteo.

Piazza del Municipio


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

L'aeroporto più vicino è quello di Catania Fontanarossa [1] (Km 128). Occorrerà poi salire su un autobus del servizio AST (Azienda Siciliana Trasporti) [2].

In auto[modifica]

Da Catania seguite le indicazioni verso l’autostrada A18 in direzione Siracusa. Dopo 60 km vi ritroverete nelle vicinanze di Siracusa, continuate lungo la A18 in direzione di Rosolini, che è l’uscita in cui termina l’autostrada. Lasciata quest’ultima, andate verso Rosolini e passateci accanto seguendo la SS115, che percorrerete verso Ispica per circa 8 km. Una volta raggiunta quindi una grande rotatoria (ai piedi di Ispica), prendete la seconda uscita verso Pozzallo e continuate a guidare lungo la strada principale che (dopo la rotatoria) prende il nome di SP46. Dopo circa 5 km lasciate la SP46 prendendo un’uscita a sinistra verso la SP66 in direzione Modica/Litoranea. Proseguendo sulla SP66, dopo 7 km si dividerà in due: a sinistra, la direzione è Modica (SS194); a destra, la direzione è Marina di Modica. Non andate verso Modica, non entrate nella SS194. Continuate invece lungo al SP66 verso Marina di Modica, Sampieri e infine Scicli

Lasciando il porto di Pozzallo girare a sinistra e seguite la strada in direzione di Ragusa, superate un cavalcavia ed imboccate la SP66. Dopo un paio di chilometri essa si dividerà in due: a sinistra, la direzione è Modica (SS194); a destra, la direzione è Marina di Modica. Non andate verso Modica, non entrate nella SS194. Continuate invece lungo al SP66 verso Marina di Modica, Sampieri e infine Scicli

In treno[modifica]

Scicli è dotata di stazione ferroviaria con collegamenti diretti da/per Siracusa.


Come spostarsi[modifica]

In auto[modifica]

L'auto è sostanzialmente inutile e conviene lasciarla. Limitazioni di circolazione possono essere trovate lungo la via Nazionale che chiude al traffico nei weekend.

Cosa vedere[modifica]

  • 1 Chiesa di San Ignazio (Chiesa Matrice o del Collegio), Piazza Italia. Il monumento più importante di Piazza Italia, detta chiesa Matrice o del Collegio, perché annesso all’ex collegio gesuita (demolito nel 1961). La chiesa, divenuta Matrice nel 1874, quando fu chiusa al culto quella di San Matteo, ha una bella facciata barocca piana a due ordini di tono “burocratico” nella ripartizione delle superfici e nell’adozione degli ordini architettonici di lesene e contro lesene, lievemente aggettanti. A vivacizzare maggiormente la facciata concorrono oltre alle aperture, decorazioni e statue, scandite e isolate dalle lesene. Due originali campanili, arretrati rispetto al prospetto, creano un effetto di profondità e movimento. Sul grandioso portale centrale si legge la data 1751, forse quella di ricostruzione, in quanto la chiesa esisteva già prima del terremoto del 1693 e quindi rifatta nel’700; purtroppo non si conosce l’architetto.
  • 2 Palazzo Fava, Piazza Italia (Sul lato opposto della Chiesa di San Ignazio). Un classico esempio di architettura barocca del 700 dall’ampio portale e dai bellissimi balconi, ma il più ricco e caratteristico per l’iconografia rappresentata è il balcone che sorge in Via San Bartolomeo, dai mensoloni che rappresentano cavalli al galoppo, griffi alati e figure fantastiche cavalcate da puttini alati.
San Matteo
  • 3 Chiesa di San Matteo, Via San Matteo, 9 (Raggiungibile solo a piedi superando l'ampia scalinata.). Fuori dal centro urbano si può visitare la vecchia Chiesa Madre di San Matteo e il Castello dei Tre Cantoni. San Matteo posta sul colle che domina tutta la città, era l’antica Chiesa Madre di Scicli. La chiesa è visitabile solo dall'esterno perché chiusa e pericolante. Chiesa di San Matteo (Scicli) su Wikipedia "chiesa di San Matteo" su Wikidata
Chiesa di San Giovanni Evangelista
  • unesco 4 Chiesa di San Giovanni Evangelista, Via Francesco Mormino Penna (Dopo il palazzo municipale, sulla destra). Dall’elegante facciata concava–convessa, armonizzata da una serie di doppie semicolonne, che nella parte centrale arrivano fino al terzo ordine, conferendole slancio e maestosità. Il secondo ordine e i finestroni del terzo, sono vivacizzati da ornatissimi inferriate in ferro battuto. L’interno, a pianta ellittica, preceduta da un vestibolo e conclusa da un'abside semicircolare, è veramente fastoso per la ricchezza delle decorazioni, stucchi, dorature ed elementi architettonici, che ne fanno un piccolo capolavoro di arte barocca. La chiesa fu edificata tra il 1750 e il 1803 e il progettista fu il netino Vincenzo Sinatra. L’ultima fase, quella del terzo ordine, fu curato dall’architetto siracusano Salvatore Alì. Chiesa di San Giovanni Evangelista (Scicli) su Wikipedia "chiesa di San Giovanni Evangelista" su Wikidata
Palazzo Beneventano
  • 5 Palazzo Beneventano (Imboccando la Via Nazionale da Piazza Italia, alla prima traversa a destra, dopo alcuni metri). Uno dei più belli monumenti e rappresentativi della città. Nella sua facciata, che ripetono i temi barocchi tradizionali delle paraste d’angolo e del balcone del piano nobile collegato verticalmente con le aperture sottostanti, tutto viene stravolto dalla decorazione che diventa protagonista nella forma e finiture delle bugne, nelle sculture che presenta a sostegno dello stemma nobiliare formato da due teste ironicamente realizzate con la bocca aperta, nei mascheroni posti sulle chiavi degli architravi mistilinei delle botteghe ed in quelli posti davanti alle mensole a sostegno dei balconi. Il palazzo risale alla metà del XVIII secolo denota la mano di un artista che era capace e aggiornato secondo gli influssi manieristici di quel periodo.
Chiesa di San Bartolomeo
  • 6 Chiesa di San Bartolomeo. Risalendo la Via San Bartolomeo si può ammirare l’imponente mole della settecentesca Chiesa di San Bartolomeo, la cui solenne facciata spicca sulle torreggianti rupi calcaree della cava. La chiesa fu edificata nella seconda metà del settecento dall’architetto siracusano Salvatore Alì con un prospetto fra il barocco classico e il primo neoclassicismo a tre ordini con colonne accostate e sovrapposte, che nel terzo ordine vengono sostituite da lesene inglobanti la cella campanaria. L’interno si presenta più “barocco” sovraccarico com’è di stucchi, dorature e arredi sacri, e un grande e bel presepe tra i più belli che si conosce in Sicilia. Questo risale in parte al 1535 e in parte al settecento per le sculture lignee opera dell’artista napoletano Pietro Padula. Un momento di vita contadina e popolare, che pullula al gruppo della Natività dalle forme più statiche e classicheggianti. Chiesa di San Bartolomeo (Scicli) su Wikipedia "chiesa di San Bartolomeo" su Wikidata
Complesso di Santa Maria della Croce
  • 7 Convento della Croce. Il complesso, costituito dalla chiesa e dal convento, sorge proprio sullo strapiombo della cava di San Bartolomeo, puntellato in più parti da enormi colonne di cemento. Il panorama che si gode da quassù non si riesce a descrivere, si ha la sensazione di dominare tutto il territorio senza fatica. La chiesa dal semplice prospetto è resa stupenda dalla bellissima decorazione gotico – chiaramontano che ne fanno un piccolo capolavoro di arte. Dalla nuda superficie della facciata emergono i due lavoratissimi cartigli, in uno dei quali si nota lo stemma di Scicli. Fra i due cartigli doveva esserci un bel rosone del quale resta una piccola parte. Sopra il portale si sviluppano altre decorazioni che denotano la perizia dei loro esecutori: due colonnine tortili che racchiudono altri due archi che fungono da lunetta, entrambi ben lavorati; molto bello quello centrale che rappresenta il cordone francescano e fra i due archi, un vero capolavoro di traforo e di perizia tecnica: lo stemma gentilizio dei conti di Modica, don Federico Henriquez e donna Anna Cabrera, che in questa chiesa celebrarono il loro matrimonio. Il piccolo oratorio all’interno è dedicato alla Madonna di Sion, risale alla seconda metà del ‘400. Al suo interno erano conservati degli affreschi del’400, sono interessanti sia dal punto di vista stilistico sia per l’uso del dialetto, nel contesto religioso, al posto del latino. Oggi gli affreschi sono custoditi ed esposti nella chiesa di Santa Teresa in Via F.M. Penna. Complesso di Santa Maria della Croce su Wikipedia "complesso di Santa Maria della Croce" su Wikidata
L'abside di Marvuglia
Chiesa di Santa Maria La Nova
  • 8 Chiesa di Santa Maria La Nova, Via Santa Maria la Nova (Continuando per la Via S.M. la Nova sulla sinistra bivio della strada, sulla sinistra). La più suggestiva chiesa della città, sorge alla base della imponente parete calcarea della cava, in un ambiente urbanistico fra i più ben conservati della città, tanto da determinare con la sua imponenza architettonica, uno degli spazi più suggestivi della trama urbana. Tutto il rione è caratterizzato da viuzze strette in salita, da gradini, cassette, spiazzi e scorci veramente suggestivi, allietati in primavera da vasi fioriti, coltivati in gran numero in queste modeste m decorose dimore, fra le quali domina il bianco del calcare sia delle la cava che dalle basole con cui sono lastricate le strade. L’imponente facciata della chiesa è una delle poche opere architettoniche in stile neoclassico realizzato in questa zona. All’interno si conservano preziosi arredi sacri in argento e opere d’arte di notevole rilevanza artistica: una statua lignea di S.F. di Paola, la statua dell’Immacolata, rivestita d’argento, opera di argentieri sciclitani e, nella terza cappella, la statua lignea del Cristo Risorto (Uomu Vivo). La cappella centrale è dedicata all’Addolorata, un complesso statuario composto dalla Madonna adagiata che sorregge il corpo esanime del Cristo, Marta e Maria Maddalena. La chiesa nelle sue strutture più antiche risale al XV secolo, fu poi ingrandita nl 1642 e ricostruita nl 1816 nello stile e nella forma attuale. Chiesa di Santa Maria La Nova (Scicli) su Wikipedia "chiesa di Santa Maria La Nova" su Wikidata
Palazzo Municipale
  • unesco 9 Municipio, Via Francesco Mormino Penna (Proseguendo Via Nazionale sulla sinistra). Usato come commissariato di Polizia di Vigata nella fiction “Il commissario Montalbano”, è un palazzo con uno stile che si rifà a motivi rinascimentali, che ben si inserisce fra i monumenti che lo seguono nella via.
Chiesa del Carmine
  • 10 Chiesa del Carmine e convento dei Carmelitani. La chiesa, edificata dopo il terremoto del 1693 dove sorgeva la chiesa di San Giacomo Interciso, venne terminata nel 1769, mentre il convento fu realizzato fra il 1775 e il 1778.
Santa Maria della Consolazione
  • 11 Chiesa di Santa Maria della Consolazione (Prendendo Via S.M. la Nova di fronte alla Chiesa del Carmine, proseguendo il torrente). Costruita tra il XVII e il XVIII secolo. Sulla facciata trovate il titolo “patrona civitatis”, un privilegio che il re di Spagna Filippo IV le accordò nel 1645. L’edificio, con la sua facciata barocca in chiara pietra calcarea ragusana, si erge su una breve scalinata in basole di calcare. All’interno, a pianta basilicale, a tre navate, si può ammirare un simulacro di legno del 1560, rappresentante il “Cristo alla colonna” fra due farisei e gli stalli lignei con quattordici bassorilievi di santi; sulla fiancata destra della chiesa è collocato un portale di stile manieristico che potrebbe appartenere ad una chiesa preesistente.
  • 12 Grotte di Chiafura. Per arrivarci bisogna scendere in Piazza Italia e prendere la Via San Bartolomeo, all’altezza della chiesa vi si entra dalla parte sinistra della chiesa è una stradina che porta direttamente al primo livello di grotte. E’ un insediamento trogloditico, nei secoli dimora delle classi più povere e disagiate del paese. Erano grotte trasformate in case, distribuite quasi a gironi (sette livelli) dall’alto in basso, senza un ordine prestabilito. L’esposizione verso sud e la particolarità della roccia ha permesso l’intervento dell’uomo, al punto da ricavarne ambienti a più stanze e a diversi piani. Sono state abitate fino a metà degli anni ’50 del secolo scorso, e la loro esistenza fu oggetto di attenzione e denunce nel Paese e nel Parlamento, quando ne parlarono Carlo Levi, Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali del tempo. Oggi c’è un progetto di recupero che tenta di restituire alla fruizione turistica e culturale l’intero quartiere, quasi un museo etnografico all’aperto un bene della memoria collettiva.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]

  • Sicily Bike Routes. Dà in noleggio mountain bike, bici professionali e attrezzatura ciclistica, organizza percorsi cicloturistici guidati ed esperienze gastronomiche nella natura.


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]

Castello di Donnafugata
  • 13 Castello di Donnafugata, Contrada Donnafugata (A 400 metri vi è la stazione ferroviaria che permette di raggiungere il sito anche da Modica o Ragusa. In bus tramite la compagnia Tumino, gli orari sono consultabili qui. In auto è presente anche un parcheggio a pagamento antistante l'ingresso.), +39 0932 619333, @ castello.donnafugata@comune.ragusa.gov.it. Ecb copyright.svg 6€ intero, 3€ ridotto. Simple icon time.svg Mar-Dom 9:00-13:00 e 14:00-17:00 (in estate l'orario si prolunga). Definito impropriamente castello in realtà questo edificio ottocentesco è una sontuosa dimora appartenuta alla ricca famiglia di Arezzo De Spuches. Gli ambienti interni, sono ben decorati e arredati e ricostruiscono al meglio l’atmosfera della nobiltà siciliana il cui richiamo al “Gattopardo” sembra inevitabile. All’esterno si può visitare anche il giardino con un labirinto in muratura. Il Castello di Donnafugata è stato spesso utilizzato come set cinematografico sia per la serie del Commissario Montalbano che per altri film ed è certamente una delle attrattive da non perdere. Castello di Donnafugata su Wikipedia "castello di Donnafugata" su Wikidata

Itinerari[modifica]


Altri progetti

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