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Piove di Sacco

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Piove di Sacco
Piove di Sacco - Piazza Vittorio Emanuele II
Stato
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Territorio
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Abitanti
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Patrono
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Piove di Sacco
Piove di Sacco
Sito istituzionale

Piove di Sacco è una città del Veneto.

Da sapere[modifica]

È il centro principale della sua area conosciuta, dal suo nome, come Saccisica.

Cenni geografici[modifica]

Nella Pianura Veneta, a pochissima distanza dalla Laguna di Venezia, dista 18 km da Padova, 38 da Venezia, 26 da Chioggia, 21 da Cavarzere, 33 da Monselice.

Cenni storici[modifica]

Il territorio di Piove di Sacco era abitato probabilmente già in età paleoveneta e divenne sotto i romani un importante nodo stradale e fluviale. Infatti per Plebs Sacci passavano la Via Popilia-Annia e i fiumi Bacchiglione e Brenta. In epoca longobarda la città divenne sede di un'arimannia, nell'VIII secolo passò sotto il dominio dei carolingi per diventare poi, grazie alla donazione di Berengario I al vescovo Pietro dell'897, territorio del vescovado di Padova, periodo in cui venne fortificata con i terrapieni i quali caratterizzano ancor oggi l'aspetto a forma di quadrilatero. Nel '300 divenne appannaggio dei signori di Padova, i Carraresi, i quali completarono le fortificazioni con la costruzione di torrioni alle porte di accesso, ma mantenendo comunque l'impianto originario a forma di rettangolo.

Terminata nel 1405 la Signoria Carrarese inizia la dominazione della Repubblica Serenissima su tutto il territorio padovano che durerà per 4 secoli, fino al 1797. La città di Piove di Sacco si trova in condizioni disastrose a causa delle alluvioni, delle epidemie e dei saccheggi. All’inizio del XVI secolo altri lutti e miserie si verificarono tra le popolazioni della campagna a causa della guerra della Lega di Cambrai che, dopo fasi alterne, vede la vittoria di Venezia nel 1513. Durante questo conflitto Piove di Sacco fu saccheggiata e devastata. Tornata la normalità, i Veneziani cominciarono ad acquistare grandi fondi agricoli nel territorio padovano e verso la metà del Cinquecento iniziarono le prime operazioni di bonifica dei terreni paludosi. Durante la dominazione veneziana i traffici si effettuavano tramite corsi d’acqua, viste le condizioni delle strade.

Nei quattro secoli di dominazione veneziana il problema più sentito dalla popolazione fu la peste, che inferì più volte apportando lutti e miserie. La peste del 1576 fu a lungo ricordata per le moltissime vittime che provocò nel Padovano. Ben più grave fu la peste del 1631 in cui nella sola Padova persero la vita ben diciottomila persone.

Con la fine della Serenissima nel 1797 ci fu una breve dominazione francese, cui seguì dopo il Congresso di Vienna il Regno Lombardo Veneto. Iniziava un periodo di trasformazioni che avevano lo scopo di risanare, riorganizzare, e riordinare l’ambiente. Per primo fu iniziato lo scavo di un canale che da Stra giungeva fino a Corte, poi si dovette sistemare la rete stradale, utilizzando i materiali ricavati dalla demolizione della Torre Rossi (1820) e della Torre Panico (1827). Tra il 1820 e il 1833 il centro di Piove cambiava aspetto; nelle campagne venivano intraprese le bonifiche che diedero lavoro a molti disoccupati.

Nel luglio del 1866 (terza guerra d’indipendenza) si compì l’annessione al Regno d’Italia e con questa il Veneto dovette cambiare il suo aspetto sociale, economico e amministrativo. A causa delle durissime condizioni di vita della popolazione molti tentarono la via dell’emigrazione, soprattutto transoceanica: nel 1888 lasciarono il Piovese 1548 persone che andarono verso il Brasile e l’Argentina. Nel 1890 fu costruita la linea ferroviaria Piove di Sacco-Padova per cercare di dare uno stimolo alle attività economiche.

La prima guerra mondiale segnò nella zona un impoverimento generale, tanto che nello stesso anno a Piove cinquemila disoccupati occuparono il Municipio. Il paese versò il suo tributo di vite umane al conflitto: i nomi dei caduti piovesi furono scolpiti sulle lapidi del palazzo Comunale.

Nel secondo dopoguerra la popolazione visse ancora un periodo di grosse difficoltà e ristrettezze economiche, ma seppe reagire con operosità e iniziativa. Negli anni sessanta cominciò a cambiare tutto, dall’agricoltura all’industria, con sviluppo e modernizzazione sempre più accelerati. La campagna fu in parte abbandonata, ma chi rimase introdusse colture specializzate e più remunerative; nelle frazioni della cintura urbana iniziarono a sorgere le prime zone industriali. La Saccisica è diventata un’importante area di insediamenti industriali e di attività commerciali e artigianali, ma esiste ancora un certo legame con le tradizioni contadine.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende, oltre alla città, i paesi di Arzerello, Corte, Piovega e Tognana.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • A13 Casello autostradale di Padova - zona industriale sull'autostrada Bologna - Padova.
  • Strada Statale 516 Italia.svg È attraversata dalla ex strada statale 516 Piovese che collega Padova con la costa Adriatica.

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Ha Stazione ferroviaria. propria sulla linea Adria - Mestre.

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg I trasporti urbani e interurbani di Piove di Sacco vengono svolti con autoservizi di linea gestiti da Busitalia-Sita Nord [1] e ACTV [2].


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Duomo e Torre Carrarese
  • 1 Torre Carrarese. Il torrione in mattoni è costruito su un alto zoccolo in pietra. La quasi totale mancanza di fori e di elementi decorativi gli conferiscono un aspetto severo che denuncia la sua originaria funzione difensiva. L’omogeneità delle pareti in cotto è interrotta sul lato verso piazza Incoronata dalla presenza di bassorilievi in pietra: in alto una serie di tre, solo vagamente riconoscibili, che rappresentano San Martino che dona il mantello al povero, lo stemma con il Leone di San Marco (la Serenissima dominò queste terre dal 1405 al 1797) e lo stemma di uno dei Podestà di Piove.
La fortificazione di Piove di Sacco ebbe inizio nella seconda metà del X secolo e giunse a contare nel Trecento quattro torri. Di tutto il complesso difensivo rimane il mastio del Castello, oggi adattato a campanile, appellato Torre Carrarese; questa torre è considerata dalla cittadinanza un emblema della Comunità.
  • 2 Duomo di San Martino di Tours. Ha subito vari mutamenti dal Quattrocento in poi, fino al radicale rinnovamento del secolo scorso progettato dall’ingegnere Francesco Gasparini che prolungò l’edificio e ne invertì l’orientamento, allargandolo con le due navate laterali e conferendogli una più accentuata verticalità. I lavori iniziati nel 1893 furono completati fra 1903 e 1908. San Martino vescovo di Tours, al quale è intitolato il Duomo, è raffigurato in un dipinto collocato nel presbiterio ed eseguito nel 1532 da Giovanni Pietro Silvio. Il santo è ritratto seduto in trono e affiancato dagli apostoli Pietro e Paolo. La pala riprende lo schema cinquecentesco della sacra conversazione: i personaggi sono riuniti all’interno di una struttura architettonica di cui si intravedono le colonne, aperta sul paesaggio circostante.
Nella parete destra della navata si può ammirare la bella pala d’altare raffigurante la Madonna del Carmine con Gesù Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e San Michele Arcangelo, opera eseguita da Giambattista Tiepolo tra 1737 e 1738 per la confraternita del Carmine.
In sacrestia è conservato un gruppo scultoreo in legno intagliato riferibile a bottega padovana del Cinquecento. Raffigura la Cena in Emmaus.
Vergine col Bambino, di Giovanni Bellini - 1478 - Santuario Madonna delle Grazie di Piove di Sacco
  • 3 Santuario Madonna delle Grazie, Via Santuario delle Grazie 59. La chiesa all’esterno si presenta con due stili molto diversi: la parte absidale, le pareti laterali, come anche il campanile sono in cotto, con arcatelle pensili di gusto ancora medievaleggiante; in marmo e ben più lavorata è la facciata con l’affresco dell’Immacolata aggiunta in tempi più recenti (1861) su progetto dell’architetto Giovanni Battista Tessari che ha modificato la fisionomia della facciata originaria. Nel luogo dove oggi sorge il Santuario aveva sede, probabilmente da tempi molto antichi, un piccolo monastero di francescani con annesso un oratorio. La costruzione della chiesa attuale e del convento, oggi distrutto, iniziò nel 1484. La tradizione vuole l’origine di questo complesso legata ad un avvenimento miracoloso tramandato dalla tradizione popolare, narrato in alcune opere di storia ecclesiastica cinquecentesche e descritto in un quadro secentesco (1696) conservato all’interno della chiesa stessa. I due fratelli Sanguinazzi, alla morte dei genitori si erano divisi l’eredità trovando accordo su tutto, ma quando dovettero decidere a chi spettasse un’immagine della Vergine col Bambino di singolare bellezza e alla quale erano particolarmente legati giunsero al punto di sfidarsi a duello; proprio mentre si accingevano allo scontro un bambino di un anno che assisteva alla scena in braccio alla madre parlò e disse: “Fermatevi da parte di Dio”. E li esortò affinché portassero l’oggetto della contesa in una cappella poco fuori il Castello di Piove. I fratelli obbedirono e l’immagine sacra fu esposta alla pubblica adorazione. La Vergine fu subito fonte di numerosi miracoli attirando un grande numero di devoti; si decise pertanto di costruire con le offerte dei fedeli, su di un terreno donato dagli stessi fratelli Sanguinazzi, un convento per i frati minori ed una chiesa che venne dedicata alla Madonna delle Grazie. La bella tavola che, come vuole la tradizione, fu all’origine della costruzione del Santuario, è tuttora l’opera più preziosa in esso conservata. La Vergine col Bambino, che si staglia su uno sfondo naturalistico, è stata infatti attribuita da autorevoli critici alla mano del pittore veneziano Giovanni Bellini e datata intorno al 1478. Un altro evento prodigioso è collegato a questa Madonna ed è narrato in due tele seicentesche: la liberazione di Piove di Sacco dalla peste del 1631. Poiché l’epidemia dilagava, per porre freno al flagello, il Consiglio della Comunità piovese deliberò - nella prima tela, Istituzione della festa del Voto, vediamo i rappresentanti cittadini riuniti in Consiglio - che Podestà, Sindaco, Deputati e tutto il Consiglio dovessero recarsi in processione al Santuario delle Grazie. La seconda tela invece documenta la processione votiva che da allora, come era stato deliberato, si ripete puntualmente ogni anno. La visita si conclude nel chiostro, unico elemento architettonico in parte sopravvissuto alla distruzione del convento, avvenuta sotto la Serenissima nel 1775, dopo che questo era passato nel 1769 sotto la custodia della fraternita della Madonna della Salute.
  • 4 Chiesetta di San Nicolò. La chiesa ha avuto restauri recenti negli anno Novanta; l'edificio ha notevole spessore delle mura (50 cm) che sono prive di fondamenta e costruite oltre che con mattoni, con ciottoli e materiali di recupero da cui deriva l'andamento ineguale delle pareti, che si può ben notare sulla parete esterna di sinistra. La scelta un po' singolare dei materiali e la rozzezza della muratura è ben giustificata dalla storia della fondazione della Chiesa di San Nicolò ad opera dei barcaioli e pescatori (San Nicola è il patrono di coloro che vanno per mare) di Piove di Sacco.
La chiesa era già esistente nel 1165. L'esterno si presenta oggi in pietre faccia a vista, ad esclusione della facciata che è intonacata e rifinita a marmorino, con pilastri e timpano e può essere datata al XVI secolo. L'interno, riportato all'aspetto medievale dai restauri condotti nel corso degli anni Cinquanta - Sessanta, ha pianta a sala terminante in un'abside semicircolare e tetto a capanna. Si tratta di una struttura estremamente lineare decorata da affreschi ed in alcuni tratti addirittura da più strati pittorici sovrapposti, di cui si è conservata soprattutto la parte che decora l'abside e la muratura circostante, mentre per il resto non è rimasto qua e là che qualche lacerto. Il nucleo più consistente degli affreschi nonché la parete di controfacciata risale al XIV secolo e fu realizzata in momenti differenti e ad opera di maestranze diverse, mentre la sensazione di unitarietà è da attribuirsi alla uniformità della cornice. La critica non è ancora unanime nell'attribuzione: sono state identificate tendenze giottesco - riminesi, l'intervento di un seguace di Paolo da Venezi, e la mano del Maestro del coro degli Scrovegni. Recentemente, i quattro Apostoli ancora rimasti e le figure del Cristo Pantocrator nella mandorla e nella Vergine e San Giovanni che completano la decorazione del catino absidale, sono stati attribuiti ad un possibile intervento giovanile del pittore trecentesco di formazione giottesca Guariento di Arpo. Alla stessa mano, ma ad un periodo successivo (1350 - 1360) sarebbe da attribuire la Figura di Santo della controfacciata.
Palazzo Jappelli (Palazzo municipale)
  • 5 Palazzo Jappelli (Palazzo Municipale). L'edificio fu costruito tra il 1821 e il 1823 su progetto dell'architetto Giuseppe Jappelli (Venezia 1783 – 1852), al posto del precedente Palazzo Pubblico di origine Carrarese. Attualmente lo stabile è totalmente occupato dagli uffici comunali. Nell’aiuola di fronte al Municipio è posto un piedistallo porta bandiera in pietra d'Istria sul quale sono ancora leggibili la data, 1591, lo stemma piovese con il San Martino e lo stemma del podestà Pandolfo Malatesta. Il prospetto principale è fortemente cadenzato dai fori delle finestre e dalle arcate al pianterreno. L'elegante atrio è costituito da un salone passante con colonne che riprendono il ritmo di facciata. Salendo lo scalone a destra si raggiunge il piano nobile dove sono gli ambienti di rappresentanza: la Sala della Magnifica Comunità o Sala del Consiglio, la Sala dei Melograni e l'ufficio del Segretario Generale. Nella Sala del Consiglio è possibile ammirare un Crocifisso ligneo trecentesco rinvenuto nella torre civica, un bassorilievo in pietra raffigurante San Martino e il povero (stemma del Comune), alcuni ritratti opera del pittore Giuseppe Mastellaro, altre opere del padovano Leo Borghi, un plastico che rappresenta una ricostruzione, in chiave artistica, della Piove medievale, realizzato dall'artista piovese Mario Salmaso, ed infine alcune tele realizzate in epoca recente.
Nell'attigua Sala Melograni (sede dell'Ufficio del Sindaco e della Giunta) un'intera parete è occupata dalla grande tela che costituiva il sipario del Teatro Filarmonico dov'è rappresentato l'Ingresso delle truppe italiane in Piove di Sacco; si tratta dell'unica opera di grandi dimensioni realizzata dal pittore Alessio Valerio (Piove di Sacco 1831– Padova 1922). Le pareti sono arricchite da una serie di ritratti, realizzati a matita o pastello su carta, opera di un altro insigne pittore locale ottocentesco, Oreste da Molin (Piove di Sacco 1856 - Padova 1921), al quale appartengono anche alcune tele e disegni situati nell'ufficio del Segretario Generale. In quest'ultimo ambiente meritano anche di essere segnalati i tre quadretti che riproducono le tre torri, oggi purtroppo distrutte, che costituivano le porte d'accesso alla città medievale. Infine, opere del pittore Giovanni Soranzo sono ospitate nell'ufficio degli Assessori.
  • 6 Teatro Filarmonico Comunale, Via Cardano. È una graziosa costruzione dipinta di rosa e decorata con stucchi e specchiature in marmorino e in pietra tenera. L'inizio della costruzione data al 1862, probabilmente su progettazione dell’ing. Giuliano Facchineti; la facciata invece, almeno per i particolari decorativi, si può ritenere opera di Giovanni Battisti Tessari (primo Maestro della «Scuola Pratica di disegno per artigiani» sorta a Piove di Sacco nel 1852). L’interno del teatro, caldo e raccolto, ha un bel soffitto decorato da Giuseppe Ponga (1892) raffigurante un cielo che accoglie le muse della musica e alcuni putti con cartigli recanti i nomi di noti compositori quali Verdi, Rossini e Puccini. Sopra il boccascena una decorazione a stucchi racchiudeva il ritratto del primo sindaco della Piove italiana, Enrico Breda; l’originale, opera del pittore Oreste da Molin, purtroppo disperso, è stato sostituito da una reinterpretazione in chiave moderna della pittrice Gabrie Pittarello. Un ulteriore elemento decorativo è costituito dalla balaustra del loggione rivestita da un pannello dipinto su supporto cartaceo. La sala teatrale, che si articola in platea e loggia sostenuta da esili ed eleganti colonnine in ghisa decorata, ha un palcoscenico piuttosto spazioso ed è affiancata da una sala di attesa, mentre i camerini per gli artisti, costruiti in un secondo momento, si trovano al piano superiore.
Palazzo Gradenigo a Piove di Sacco
  • 7 Villa Gradenigo (Palazzo). Comunemente indicato come "Palazzo", il complesso di Villa Gradenigo rientra a pieno titolo tra le ville venete. Il complesso monumentale attuale è composto dall'edificio residenziale, dalle barchesse e dall'oratorio, già documentato dal 1675 e dedicato a San Francesco di Sales, ma ricostruito nella forma attuale nel 1788, mentre la barchessa che lo collega al palazzo risale al 1758. Il palazzo residenziale, con i suoi cinque piani, costituisce senza dubbio, a Piove di Sacco, l'edificio di abitazione più imponente tra quelli di rilievo storico-artistico. Il seminterrato occupa solo la metà pianta ed era destinato alle cantine, sul lato verso il giardino troviamo invece il piano terra sede della cucina, dove è ancora conservato il focolare. Con le scalinate esterne si accede al salone passante del piano rialzato. Le pareti ed il soffitto sono interamente affrescati con finte architetture e arditi sfondamenti prospettici. Dai due ampi vani laterali, anch'essi riccamente decorati a monocromo, due scaloni speculari conducono direttamente al piano nobile. Qui si apre spazioso e fastoso il salone delle feste illuminato dalla trifora centrale. Anche questo ambiente è interamente decorato da affreschi seicenteschi, interrotti sui lati minori da loggette riservate all'orchestra. Tra i due piani di rappresentanza si inserisce nelle ali laterali il mezzanino; all'ultimo piano erano collocate le stanze della servitù domestica, infine, questo imponente edificio si conclude con il sottotetto con travi a vista, che costituisce la parte centrale con il timpano in facciata. Nel piano nobile la distribuzione rispetta l'andamento simmetrico tipico del palazzo veneziano e decorazioni a stucco e ad affresco arricchiscono anche le sale laterali. Uno sguardo attento merita indubbiamente la facciata principale, post-palladiana. Sullo zoccolo di base si aprono finestre ovoidali; nella parte centrale dell'edificio la decorazione mette in risalto lo spazio occupato dai saloni passanti: al piano rialzato un massiccio bugnato, al piano nobile la bella trifora di colonne con capitelli ionici, il tutto coronato da un timpano recante lo stemma dei committenti veneziani, la nobile famiglia veneziana dei Gradenigo.
  • Palazzo del Monte di Pietà. La costruzione risale al 1491 periodo in cui i patrizi veneziani costruiscono numerosi edifici secondo la tipologia del “palazzo veneziano”. Oggi l’edificio è adibito ad uffici ed abitazione ed è caratterizzato da un portico ad arcate e volte a crociera e marcapiani in pietra. Sopra al marcapiano della facciata principale vi è un bassorilievo rappresentante La Pietà, mentre una delle lunette del portico è affrescata con una raffigurazione di San Francesco nella Piazza di Piove, opera del Bolzonelia.
  • Palazzo Barbaro Lorenzoni. Tipico esempio di elegante abitazione, realizzato intorno alla metà del Cinquecento, forse su progetto del Sansovino. L’interno del palazzo è ben conservato: il salone centrale ha la copertura con travi a vista, nel seminterrato ci sono tre locali coperti da un’ampia volta a botte in cotto destinati a servizi e cantine. Al piano nobile, dove si trova un loggiato a cinque archi con colonne esterne, si accede dal giardino attraverso una scala a doppia rampa.
  • Palazzetto Sartori. Edificio porticato, presenta una facciata con trifora centrale ad archi a tutto sesto.
  • Palazzo Bertani Doardo. Interessante per lo stile imponente della facciata ricca di elementi decorativi, è un esempio di casa con il portico decorato a bugnato con pilastri ai lati esterni e una coppia di colonnine binate al centro.
  • Palazzo Pinato Valeri. È di difficile datazione visti i numerosi restauri e i diversi materiali utilizzati. Tuttavia un documento del 1726 parla di questo edificio come costruzione ad un unico piano finestrato, oltre al piano terreno porticato.
  • Casa Vallini Corazza. Commissionata dai nobili veneziani Morosini, risale al XVI secolo, anche se la facciata presenta alcuni elementi decorativi del XVII secolo. Accedendo al portico, ci si trova nell’atrio, pavimentato in blocchi di trachite. Tra il piano terra e il piano nobile, caratterizzato dal salone, si trova il mezzanino. La struttura originaria è ancora riconoscibile e si può ammirare la pavimentazione costituita dalla “palladiana”.
  • Palazzo Badoer Sommer. Appartenuto alla famiglia veneziana Badoer, risale al '600. Presenta una tacciata lineare sorretta da tre archi con la trifora al piano nobile; interessante il cornicione dentellato.
  • Villa Rosso. Risale al XVII secolo e in gran parte ha conservato la struttura originale caratterizzata da un seminterrato per i servizi e dal piano nobile rialzato; è ancora riconoscibile la cinta muraria che delimita orto e brolo. Per un certo periodo è appartenuta alla famiglia veneziana dei Priuli.
  • Villa Priuli. Costruita tra il XVI e XVII secolo, costituisce il corpo centrale del complesso architettonico a cui appartengono anche due barchesse, un oratorio ed un’esedra di epoche diverse.

I Casoni[modifica]

Assume grande importanza, dal punto di vista storico ed architettonico, la tipologia abitativa del Casone, che si diffonde tra il Cinquecento ed il Seicento, quando i latifondisti permettono ai braccianti di stabilirsi ai margini delle loro proprietà, in prossimità di canali e fiumi. Queste abitazioni modeste, a pianta quadrata o rettangolare, con finestre piccole, vengono costruite con materiali locali quali paglia e canne palustri per il tetto, tronchi di robinia per le travi, argilla per i mattoni. Oggi a Piove di Sacco ne rimangono due esempi; altri due si trovano a Vallonga di Arzergrande..

  • Casone Rosso di Corte, via Fiumicello. Fu abitato fino agli inizi del 1990; nel 1993 subì un incendio. Oggi è visitabile essendo stato ristrutturato nel rispetto delle caratteristiche peculiari della tipologia originaria, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista dei materiali,ed è una testimonianza preziosa della cultura abitativa rurale della Saccisica.
  • Casone Ramei, via Ramei. Abitato fino alla fine degli anni settanta, periodo al quale risale l’acquisto da parte dell’Amministrazione Comunale. La pianta del casone è costituita da: cucina, stalla, officina, camera da letto, una stanza per i lavori al telaio; gli arredi sono originali e costituiscono la memoria della vita rurale di un tempo. L’edificio ristrutturato è sede del Museo della cultura contadina.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • 1 Ristorante pizzeria Ai Giardinetti, Via San Rocco 18, +39 049 5842778.
  • 2 Ristorante La Paranza, Via Borgo Rossi 14 B, +39 049 5830066.
  • 3 Ristorante trattoria Alla Botta, Via Botta 6, +39 049 5840827.
  • 4 Trattoria Andrea, Via Co' Del Panico 15, +39 049 5840502.
  • 5 El Tintero, Via Borgo Rossi 8, +39 049 9702700.
  • 6 Ristorante Heros, Via Roma 12, +39 049 9705270.
  • 7 Osteria Mezzaluna, Vicolo Mezzaluna 5, +39 049 2950695.
  • 8 Ristorante Tre Corone, Via Da Molin 59, +39 049 5840131.
  • 9 Alla Locomotiva, Viale degli Alpini 22, +39 049 9702100.
  • 10 Meridiana, Via Jacopo Da Corte 45, +39 049 5842275.
  • 11 Ristorante Da Amos, Via Borgo Padova 78, +39 049 9705372.
  • 12 Ristorante La Saccisica, Via Adige 18, +39 049 9704010.
  • 13 Ristorante pizzeria La Braceria, Via Ugo Foscolo 35, +39 049 5840959.
  • 14 Trattoria pizzeria Da La Mora, Via Monte Rosa 1 (a Arzerello), +39 049 9702954.


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacie

  • 4 Businaro, Via Diego Valeri, 18 (Quartiere Sant'Anna), +39 049 9714019.
  • 5 Crivellari, Via Jacopo da Corte, 2, +39 049 5840187.
  • 6 Monaco, Via Roma, 121, +39 049 5840171.
  • 7 Tommasi, Via Provinciale, 14 (località: Corte), +39 049 9717141.
  • 8 Vidale, Piazza dell'Incoronata, 5, +39 049 5840182.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 9 Poste italiane, Via Zabarella 1, +39 049 9712411, fax: +39 049 9708579.


Nei dintorni[modifica]

  • Cavarzere — Segnata da una massiccia emigrazione che nella seconda metà del Novecento ne ha dimezzato gli abitanti, la città mantiene tuttavia una certa attrazione sui centri dei dintorni, a cavallo fra Polesine, Laguna Veneta, Delta del Po.
  • Chioggia — Città sorta su un gruppo di isole della Laguna Veneta, ha atmosfere, urbanistica, scorci profondamente veneziani, mantenendo tuttavia una propria individualità ed un suo peculiare carattere reso immortale dal Goldoni nelle Baruffe chiozzotte
  • Monselice — Il nucleo fortificato del castello e il percorso del Santuario delle sette chiese dominano la città dal colle che la fiancheggia. Interessanti il centro storico ed il Duomo Vecchio.
  • Abano Terme — È città termale di fama nazionale
  • Dolo — Il centro è noto soprattutto per il gran numero di ville venete.
  • Mira — La Malcoltenta e Valmarana sono le famosissime ville venete presenti sul suo territorio lungo la riviera del Brenta

Itinerari[modifica]


Altri progetti

2-4 star.svg Usabile: l'articolo rispetta le caratteristiche di una bozza ma in più contiene abbastanza informazioni per consentire una breve visita alla città. Utilizza correttamente i listing (la giusta tipologia nelle giuste sezioni).