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Paolino.uccello/Viaggio negli iblei
Viaggio negli Iblei
Tipo itinerario

Introduzione[modifica]

Viaggio negli Iblei

Viaggio negli Iblei rappresenta l'insieme degli itinerari per visitare l'Altopiano ibleo, promosso dal Sistema Rete Museale Iblei e dall'Ecomuseo degli Iblei. Il visitatore potrà scoprire un territorio ricco di bellezze naturali, di cultura e tradizioni della Sicilia sud-orientale, attraverso i siti di Pantalica e la valle dell'Anapo, siti iscritti nella World Heritage List. Il territorio presenta ridenti borghi e realtà museali etnoantropologici e storico artistici che conservano e valorizzano tradizioni e oggetti antichi, testimoni della civiltà iblea capaci di far vivere esperienze indimenticabili.


Cenni geografici[modifica]

Il massiccio dei Monti Iblei è un vasto altopiano di natura calcarea che occupa il quadrante sud-orientale della Sicilia, a cavallo tra le province di Siracusa e Ragusa, su una superficie di oltre 4.500 Kmq, con quote che vanno dai 400 ai 900 m. L’isolamento della regione, nel tempo, ha favo­rito la conservazione di una rara omogeneità culturale e linguistica che la differenzia dalle altre aree con la caratterizzazione, fino alla prima metà del secolo scorso, di un sistema sociale ed econo­mico proteso alle attività tipiche del mondo delle masserie, considerate l’espressione dell’autarchia agraria iblea. Oggi questi luoghi rinascono, gra­zie all’interesse suscitato dai siti UNESCO, quali Pantalica e Valle dell'Anapo. La forte simbiosi tra l’uomo e la natura emerge in modo evidente se ci addentriamo nelle campa­gne che circondano le aree urbane; in mezzo alla natura scorgiamo tratti peculiari di culture tipiche del mondo orientale e stralci di cultura provenienti dal monachesimo africano. Il territorio è ricco di grotte scavate dalla mano dell’uomo, risalenti all’età preistorica della Sicilia. La cultura del riuti­lizzo ha fatto sì che tali siti fossero ampiamente rie­laborati nel corso dei secoli, lasciando rifacimenti delle strutture architettoniche e palinsesti là dove vi erano affreschi. Nell’area montana individuiamo tracce di monasteri, piccoli oratori, cenobi e chiese scavate nella roccia, indice della preminenza reli­giosa che è stata un elemento sempre presente nella comunità territoriale. Nei borghi rurali, infatti, appaiono ai nostri occhi paesaggi caratterizzati da tombe e acquedotti con variazioni stilistiche ricon­ducibili a secoli diversi, circondati da una splendida vegetazione e da ricche sorgenti d’acqua. Gli ambienti naturali del sud est sono molto eterogenei e differenti tra loro, comprendono un elevato numero di specie caratteristiche di determinati luoghi molto piccoli (endemiche, esclusive siciliane, rare,  relitte, di pregio biogeografico, endemiche puntiformi). Questo fa si che tale area sia una delle più importanti al mondo soprattutto per la ricchezza floristica ma anche faunistica in relazione alla superficie. Sebbene buona parte dell’originario patrimonio naturale sia andato perduto o risulti fortemente alterato a causa della frequentazione millenaria dell’uomo, il sud est resta ancora un luogo di grande fascino e bellezza. Qui sono presenti, infatti, millecinquecento entità vegetali tra specie e sottospecie, pari al 50% delle piante complessivamente censite nell’isola, ed al 20% di tutta la flora italiana. Com’è facile comprendere, gli ambienti di maggiore pregio sono i meno accessibili, tanto dall’uomo, quanto dagli animali di allevamento e cioè i costoni rocciosi e le cave. In questi ambienti trovano rifugio molte piante rare e molti endemismi, le une e le altre spesso in pericolo di estinzione. A tali e tanto variegati ambienti fisici e vegetazionali corrisponde, ovviamente, una fauna altrettanto ricca e complessa, comprensiva di quasi tutte le specie animali censite in Sicilia.     

Cenni storici[modifica]

Il toponimo “Iblei” deriva dal nome del leggen­dario re di Pantalica, Hyblon che, nella tarda età del bronzo (XI – IX sec a.C.), concesse ai coloni greci, provenienti da Megara, città dell’Eubea, il territorio dove fondarono l’antica polis di Mega­ra Iblea. Tra i Comuni che insistono su questo territorio segnaliamo: Canicattini Bagni, Cassaro, Floridia, Palazzolo Acreide, Solarino e Sortino e siti naturalistici d’importanza internazionale, come la Riserva Naturale Orientata Valle dell’A­napo e quella di Cavagrande del Cassibile. La regione iblea, considerata dai geologi “Avampa­ese ibleo”, è la porzione marginale del continente africano più vicina a quello europeo. L’altopiano è formato da rocce carbonatiche di origine marina e da rocce laviche presenti nella zona di Monte Lauro (986 m s.l.m.), un vulcano spento che rappresenta il rilievo più alto degli Iblei. La regione è solcata da profonde incisioni nella roccia, veri e propri canyon dette cave, dove riaffiora una fitta rete di canali sotterranei. I siti archeologici che rispecchiano le fasi evolutive della civiltà iblea sono: il sito archeolo­gico di Castelluccio, risalente all’età del bronzo e il sito di Thapsos che mette in luce testimonianze di contaminazioni con le civiltà egee alla fine del XV secolo a.C. L’Altopiano ibleo conserva importanti testimo­nianze del periodo greco, fra cui i resti delle antiche subcolonie fondate dai corinzi di Sira­cusa, quali Akrai e Casmene, nel VII secolo a.C. Relativamente al fenomeno rupestre bizantino (VI – VII sec d.C.), un’importante testimonianza è rappresentata dall’Oratorio di San Micidiario a Pantalica con affreschi della tradizione icono­grafica orientale. Relativamente al fenomeno rupestre bizantino (VI – VII sec d.C.), un’importante testimonianza è rappresentata dall’Oratorio di San Micidiario a Pantalica con affreschi della tradizione iconografica orientale. La presenza degli arabi in Sicilia sud – orientale, a partire dal IX secolo, è molto forte negli Iblei, tanto da aver lasciato traccia nelle tipologie architettoniche arabe dette Ddieri (dall’arabo “casa”), abitazioni scavate nelle rupi, su diversi livelli, legate a tradizioni di Paesi africani come il Maghreb. Con l’arrivo di Federico II, anche l’architettura viene influenzata dall'arte gotica di cui un esempio è la chiesetta di Sant’Andrea, a Buccheri.

In seguito, la politica urbanistica degli spagnoli favorì la fondazione di nuovi centri concedendo le licentiae populandi, come Floridia, nel 1627, ad opera del Barone Lucio Bonanno Colonna, Canicattini Bagni, nel 1682 nel Feudo Bagni per volontà del Marchese Mario Danieli, Solarino, nel 1760, dal Principe Antonio Requiesens. L’11 gennaio del 1693, la Sicilia orientale fu colpita da un catastrofico terremoto che distrusse case, palazzi, chiese, causando la morte di oltre 60.000 persone. La ricostruzione, ad opera sia di maestranze locali che provenienti da tutte le parti della Sicilia, ebbe subito corso grazie all’interessamento di religiosi e feudatari. Chiese e palazzi preesistenti, con le loro forme imponenti e il loro patrimonio di storie e tradizioni, condizionarono notevolmente i piani di ricostruzione vincolando gli uomini ai siti urbani originari. La ricostruzione di queste città coincise con il fiorire dell’arte barocca, anche se nell’Italia meridionale fu caratterizzata da un gusto esotico ereditato dagli arabi e coltivato dagli spagnoli.

Nella stagione del Liberty europeo, tra la fine del XIX sec e il primo decennio del XX sec, la Sicilia rappresentò l’avanguardia, frutto delle aspirazioni politiche dell’isola, delle raffinate esigenze espressive dell’alta borghesia siciliana, nonché dei rapporti culturali della regione con le migliori democrazie europee. Siracusa diventò centro di diffusione dell’architettura modernista iblea, dove gli elementi liberty venivano associati ad elementi eclettici. La fioritura di questo stile era, peraltro, legata ad un evento storico, quale l’emigrazione transoceanica, tanto che, l’antropologo Antonino Uccello definì il Liberty ibleo come “Liberty degli emigranti”. La bellezza intima e raccolta dell’Altopiano ibleo si manifesta anche nell’architettura rurale, espressione del legame intrinseco dell’uomo con la terra, caratterizzata da elementi costruttivi, i muri a secco, realizzati senza uso di malta, che assolvono ad una funzione ecologica in quanto difendono il terreno dai dilavamenti alluvionali.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

In auto[modifica]

  • Da nord con l'autostrada uscendo allo svincolo Canicattini Bagni.

In autobus[modifica]

Itinerari[modifica]

Itinerario del mare

Itinerario del mare

I visitatori scopriranno le vestigia dell'antica città di Noto, distrutta dal terremoto del 1693, oggi parco archeologico, di cui visiteranno i resti del castello medievale e della chiesa gotica, il torrione del carcere e la Porta reale, le concerie e le abitazioni rupestri. Il percorso continuerà alla Villa romana del Tellaro, all’antica colonia di Eloro dove si trova il Parco dell’Anima, luogo in cui l’arte contemporanea dialoga con la natura attraverso il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, per concludere con la visita dei resti archeologici di vasche per la lavorazione del garum a Portopalo di Capo Passero e con la splendida Noto, capitale del barocco siciliano.

Un altro itinerario del mare riguarda l’antica colonia greca di Siracusa, la Riserva Naturale Orientata del Ciane e l’area marina protetta del Plemmirio. Situata sulla punta sudorientale della Sicilia, in una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, la città ha origini che affondano le loro radici nel mito e si sviluppano lungo la sua secolare storia. Vi accoglieranno il fiume Ciane ricco di papiri, miti e leggende, la fauna acquatica dell’area marina protetta del Plemmirio e gli scenari greci e barocchi della Città Patrimonio dell’Umanità.

Itinerario dei Fiumi
Itinerario delle rocce


Itinerario dei fiumi

L’area iblea si caratterizza per l’abbondanza di fiumi che scorrono nelle cave; il più suggestivo è il fiume Anapo, il cui fondo valle è caratterizzato dalla foresta ripale e dalla presenza della vecchia ferrovia Siracusa-Vizzini-Ragusa.

Accanto alla Valle dell’Anapo ricadono numerosi comuni, tra cui Floridia, suggestiva cittadina da un punto di vista paesistico, naturalistico ed archeologico, interessata dal fenomeno carsico, con grotte che presentano stalattiti e stalagmiti, come la grotta Monello e la Grotta Perciata. Ospita il Museo Etnografico “Nunzio Bruno” che documenta la vita di braccianti e artigiani. Lungo la strada che conduce al comune di Solarino si scorgono tracce di antichi insediamenti paleocristiani risalenti al IV-V sec d.C, tra cui, in contrada Cozzo Collura, il Pozzo-Chiesa di San Paolo dove, secondo la tradizione orale, si vede impressa l’orma del piede del Santo.

All’interno di un antico frantoio si trova un museo etnologico con una piccola sezione espositiva dedicata ai due conflitti mondiali.



Itinerario delle rocce

È un percorso affascinante che permette di conoscere ed apprezzare le varie sfaccettature legate al materiale lapideo, come i canyon, con la Riserva di Cava Grande del Cassibile, profonda fino a 320 metri e lunga circa dieci chilometri con una grande varietà di habitat geo – morfologici e climatici. Altri aspetti legati alle pietre sono le pirrere, cioè le cave di estrazione, i cui prodotti finiti si possono apprezzare nei prospetti dell’abitato di Canicattini Bagni, definito città del Liberty e della Musica, comune che ospita il Museo del Tessuto, dell’Emigrante e della Medicina Popolare, con gli antichi rimedi della cultura popolare iblea ed erbari delle piante officinali e delle piante tintorie. La visita tematica prosegue presso antichi siti rupestri dell’età del bronzo e del periodo paleocristiano come il sito archeologico di Cugno Case Vecchie e l’area cimiteriale di Cozzo Guardiole.




Itinerario della montagna

Itinerario della montagna

Nella zona sommitale dell’Altopiano ibleo si trovano città ricche di testimonianze storiche come Sortino, una vetrina piena di storia, di chiese e di palazzi dove è possibile ammirare l’ampia scalinata del Convento dei Padri Carmelitani di Santa Teresa, con l’annessa Chiesa della Madonna del Carmelo del 1764 oggi sede dell’Antiquarium sortinese al cui interno sono custoditi oggetti provenienti da chiesette rupestri e fattorie fortificate. La città di Sortino famosa per la produzione del miele, presenta un ambiente naturale ed affascinante, A casa ro fascitraru, un percorso museale dove  ammirare gli arnesi dell’apicoltore.

Infine, altro aspetto legato alla tradizione delle famiglie sortinesi è Il Museo dell’Opera dei Pupi che custodisce la collezione di don Ignazio Puglisi.

Attraversando l’altipiano si può giungere nella cittadina di Cassaro, la cui origine è antichissima: dall’arabo Kars, che significa castello o fortezza. Tra i numerosi palazzi, emerge il settecentesco Palazzo Garfì, sede del Museo Visivo e Documentaristico dell’Altopiano Ibleo Siracusano. Il fiorire dell'arte barocca con un gusto esotico ereditato dagli arabi e coltivato dagli spagnoli è rappresentato dall'aspetto scenografico dei prospetti delle chiese di San Sebastiano a Ferla e della Maddalena a Buccheri.

Itinerario enogastronomico ibleo

Itinerario Enogastronomico[modifica]

Tutti i comuni dell’entroterra ibleo quasi gareggiano per creare momenti di compagnia e solo la cucina e i prodotti tipici dei luoghi costituiscono il vero momento di coesione sociale, ci si ritrova tra gli odori di un tempo così remoti ma che a volte fuoriescono nella quotidianità della cucina siciliana. Potrete avere la possibilità di degustare prodotti diversi e ricchi in un piccolo lembo di terra, da Siracusa a Canicattini Bagni, Floridia, Ferla, Cassaro, Sortino, Solarino. Si gareggia nel presentare la bontà della salsiccia, la varietà della pasta fatta in casa come i cavatieddi, anche alcuni prodotti peculiari come le pietanze a base di trota di fiume. Avrete infatti la possibilità di scorgere luoghi incantevoli, dove potrete osservare i granchietti di fiume o ancora le piccole trote macrostigma, tipiche del territorio. Vi immergerete in un mondo di odori e di suoni che quasi sembrano provenire da quelle grandi maschere presenti sotto le balconate delle case in stile Liberty Eclettico a Canicattini Bagni che, più che accogliervi, sembrano quasi voler ridere con voi e donarvi, dalla bella pietra intagliata, le 'nfigghiulate. Ma oltre ad essere inebriati dagli intensi profumi, dalla bellezza della pietra scolpita, vi colpirà la tavolozza dei colori, dal biondo oro del grano, al verde intenso degli olivi, divinità per questo territorio, nonché ai colori vivaci dei frutti, al profumo dei boschi, dei lecceti, dell’origano che riposa inebriando aree naturalistiche site nei pressi di sorgenti d’acqua. L’entroterra siracusano ha custodito un patrimonio che è divenuto fonte unica di conoscenza, per i turisti e per i locali, della cultura contadina.


Cosa vedere[modifica]

Buccheri, Centro storico

Buccheri[modifica]

Buccheri sorge sulle pendici del Monte Lauro, su un antico cratere spento ricco di aree boschive. Il centro abitato, di origine medioevale, danneggiato dal terremoto del 1693, fu ricostruito in una breve e aperta vallata alle sorgenti del fiume San Leonardo. La città attuale presenta un aspetto medioevale, ricco di vicoli di matrice islamica, oltre che edifici di stile barocco come per esempio la fontana “Dei quattro canali” che ci accoglie con quattro mascheroni scolpiti. Da visitare la chiesa settecentesca di Santa Maria Maddalena, al cui interno si può apprezzare lo stile di Antonello Gagini nella statua della Maddalena, inoltre la città è ricca di chiese decorate con stucchi dei Gianforma e custodisce innumerevoli opere del tardo barocco nella Chiesa di Sant’Antonio Abate dove si possono ammirare due tele del Borremans.

Canicattini, Ponte di Sant'Alfano

Canicattini Bagni[modifica]

Canicattini sorge sulle estreme propaggini dei Monti Iblei, a circa 20 km ad ovest di Siracusa. Il nome deriverebbe dall’arabo Yhan o Kandaq at in, termini che ne rivelano l’abbondanza delle acque sorgive. L’area fu abitata durante le civiltà pregreche e sotto le colonizzazioni greche. I villaggi, di epoca paleocristiana e bizantina, si contraddistinguono rispetto alle altre testimonianze lungo l’Altopiano ibleo per la loro monumentalità. Nel Medioevo, con la diffusione dei complessi rurali, divenne un agglomerato noto con il nome di Casale Cannicattini che solo nel XVII secolo si sviluppò come colonia agricola, fondata nel 1682 da Mario Daniele Partexano, Barone di Canicattini. Il Comune rappresenta un unicum lungo il percorso dell’Altopiano ibleo, per la diffusione dello stile Liberty agli inizi del ‘900, il cui esempio più rappresentativo è dato dal palazzetto di via Vittorio Emanuele, 251. Lo stile Liberty si fonde armonicamente con la tradizione eclettico – barocca e si alterna con lo stile semplice e sobrio delle tipologie costruttive ottocentesche, le cosiddette “case rustiche”, caratterizzate dal prospetto “porta e finestra”. Grande opera architettonica, circondata da una bellezza paesaggistica suggestiva, è il Ponte d’Alfano, costruito nel 1796, di impronta spagnola, sul cui prospetto si ergono due figure maschili a rilievo che raffigurano soldati in uniforme. Di rilevante importanza è anche il cimitero monumentale, ricco di cappelle gentilizie con decorazioni liberty, chiara testimonianza della bravura dei maestri scalpellini locali.

Cassaro[modifica]

Cassaro, Chiesa di Sant'Antonio

L’origine di Cassaro è antichissima: secondo alcune fonti storiche si tratterebbe dell’antica Cacyrum, il toponimo risalirebbe invece al suo fondatore, Pietro Alcassar, prefetto del presidio della rocca Pantalica. La matrice del nome potrebbe inoltre derivare dall’arabo Kars che significa castello o fortezza. Il sito si trovava in un’area di grande rilevanza strategica, vicino al fiume un tempo navigabile, l’Anapo. Nel 1542, a causa del terremoto, il castello fu distrutto e l’area circostante fu utilizzata per la costruzione dell’antico borgo. Dopo il terremoto del 1693, fu progettato un impianto regolare a scacchiera e furono edificati monumenti religiosi e palazzi dall’aristocrazia, fra cui la Chiesa di Sant’Antonio Abate, gioiello d’arte arricchito con grandiose opere del pittore Giuseppe Crestadoro e la Chiesa di San Sebastiano, ricca di stucchi, opera di Giovanni Gianforma.


Ferla[modifica]

La città di Ferla, l’antico Castel di Lega, è oggi definita “porta di Pantalica”, in quanto è uno degli ingressi della Riserva Naturale Orientata Valle dell’Anapo – Area Archeologica di Pantalica, l’antica Ibla che fra il XII e VIII secolo a.C. fu la capitale di un piccolo regno nell’Altopiano ibleo. L’originario centro urbano, raso al suolo dal terremoto del 1693, fu ricostruito subito dopo secondo il gusto architettonico dell’epoca, il Barocco e ampliato fino ai primi del ‘900 con costruzioni ricche di decori Liberty. Al centro della piazza domina la Chiesa di San Sebastiano con facciata barocca del Di Giacomo che, al suo interno, custodisce la tela di Giuseppe Crestadoro con il martirio di San Sebastiano. Altre chiese da visitare sono la settecentesca chiesa del Carmine con una artistica loggia campanaria “a tre luci”, la Chiesa Madre e la Chiesa di Sant’Antonio con un ampio sagrato a ciottolato.

Floridia, Chiesa Madre

Floridia[modifica]

La città che si estende nella fertile terra alluvionale della Valle dell’Anapo, è suggestiva da un punto di vista paesistico, naturalistico, paleontologico ed archeologico. L’area è interessata dal fenomeno carsico, con grotte che presentano stalattiti e stalagmiti, come la grotta Monello e la Grotta Perciata. Un sito archeologico di grande importanza è la Cava Rivettazzo con la sua necropoli dell’età del bronzo. Floridia ebbe un’espansione nel XVI secolo, divenendo borgo nel 1627. Colpita dal terremoto del 1693, la città fu ricostruita secondo i principi architettonici delle colonie agricole di formazione recente, a maglie ortogonali. Testimonianza dell’antico borgo, è la casa di Via Roma, 4 che conserva sulla facciata lo stemma degli antichi feudatari e proprietari delle terre di Floridia. La città è dominata dal prospetto della Chiesa Madre, a tre ordini architettonici, progettato sul modello della facciata-torre "gagliardiana", in asse con la Via Roma, così da determinare la fusione tra il percorso sacro della navata principale e la strada pubblica. La chiesa più antica è quella di Sant’Anna (1791), arricchita da opere scultoree e dipinti realizzati da maestranze locali.

Noto[modifica]

Noto, capitale del Barocco siciliano, inserita tra i siti UNESCO, sorge su un altopiano dominante la valle dell’Asinaro, terra ricca di agrumeti, mandorleti e alberi da frutto, e caratterizzata da palazzi e prospetti barocchi. Tra gli edifici più prestigiosi si annoverano Palazzo Nicolaci, ubicato nell'omonima via e un tempo sede dei principi di Villadorata, e numerose chiese come quella del S.S. Salvatore di stile tardo barocco. La città nasce da un evento tragico: il terremoto del 9/11 gennaio 1693, che in questa parte di Sicilia portò distruzione e morte, ma che diede anche un forte impulso alla ricostruzione e alla rinascita. Prima di allora, la città sorgeva a 10 km di distanza sul Monte Alveria ed era di origini assai antiche; Noto diede infatti i natali a Ducezio, che nel V sec. a.C. fece tremare i Greci per aver fatto insorgere contro di loro i Siculi. Meritano una visita Palazzo Ducezio, la Cattedrale dedicata a San Nicolò, al cui interno sono custodite le spoglie mortali di San Corrado, patrono della città, e le chiese progettate dall'architetto Rosario Gagliardi, fra cui la chiesa di Santa Chiara adorna di stucchi e con un particolare impianto ovoidale, e la chiesa di San Francesco all'Immacolata che spicca con la sua elevata gradinata e la sua rigogliosa facciata.

Solarino, Chiesa di San Paolo Apostolo

Solarino[modifica]

Un elemento tradizionale situato all’ingresso dei paesi siciliani è l’antico abbeveratoio, presente anche alle soglie dell’abitato di Solarino, a testimonianza dell’economia agropastorale del luogo. Il corso principale, ricco di case con decorazioni tardo Liberty conduce a Piazza Plebiscito, una volta chiamata u chianu ro palazzu, con il palazzo Requenses (1754 circa). La Chiesa Madre del 1764 spicca con il suo impianto architettonico. Il borgo presenta anche un volto rurale nelle case di tipo rustico con porta e finestra, incorniciate in pietra calcarea. Rilevanti nel territorio di Solarino sono: il sito di Cozzo Collura, con resti archeologici di età romana del II - IV sec d.C. e le tracce di una chiesa del XIII secolo d.C. e la caratteristica masseria, esempio dell’architettura dei feudi rurali. Il Patrono è San Paolo Apostolo; si festeggiano anche San Giuseppe, la SS. Annunziata e San Sebastiano.

Sortino, Chiesa Madre

Sortino[modifica]

Il toponimo Xortino appare per la prima volta in un diploma angioino del 1275. Il paese è stato sempre soggetto a momenti di grande risonanza in tutta la Valle degli Iblei ed anche a battute d’arresto. Il periodo più importante risale alla cosiddetta malannata grande del 1671/72 che diede avvio alla ricostruzione del paese, per la quale si scelse il Monte Aita, a nord dell’antico nucleo urbano. Il nuovo centro fu concepito con uno schema urbanistico a reticolato e con due direttrici perpendicolari l’una all’altra, in modo da formare una piazza ottagonale, i Quattro Canti, che divide l’abitato in altrettanti quartieri. La via principale di Sortino, a chiazza, è una vetrina piena di storia, di chiese e di palazzi. Percorrendola, sulla sinistra, appare l’ampia scalinata del Convento dei Padri Carmelitani di Santa Teresa, con l’annessa Chiesa della Madonna del Carmelo del 1764. Lungo il corso vi è la chiesa della patrona Santa Sofia del 1720 e, sulla piazzetta antistante la chiesa, si affaccia il Palazzo Valguarnera di epoca tardo barocca; più avanti, si erge il Palazzo Matera Mariano Valguarnera del 1698. Sulla sinistra si affaccia il prospetto della Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio del 1698 e, di fronte, è la Chiesa della SS. Annunziata del 1739. Alla fine di Corso Umberto I vi sono la Chiesa di San Sebastiano, costruita nel 1720 ed il Convento cinquecentesco dei Padri Cappuccini

Eventi e feste[modifica]

Gli iblei e le tradizioni popolari

La provincia di Siracusa custodisce riti e tradizioni religiose, dove la fede si alterna alle superstizioni e le feste collegano presente e passato. Queste si svolgono in corrispondenza degli equinozi o dei solstizi "calendariali", in quanto inaugurano il ciclo agrario e la ripresa autunnale dei lavori agricoli. Negli Iblei si festeggiano: San Sebastiano e San Paolo a Palazzolo Acreide e Santa Sofia a Sortino, mentre a Floridia si svolge la festa dell’Ascensione, con la tradizionale corsa dei cavalli; a Canicattini, Ferla e a Cassaro sono molto sentiti i riti della Settimana Santa che rappresentano un legame con le tradizioni orali medioevali, come u lamientu a Canicattini, struggente canto che viene intonato dai nuri, devoti al Santissimo Cristo, durante la processione del vespro del Venerdì Santo. Un altro importante rito a Canicattini è A paci paci, l’incontro festoso tra Cristo risorto e la Madre la domenica di Pasqua. A Sortino, per il Venerdì Santo, il paese viene illuminato da falò, accesi durante la processione notturna che prende il nome di U nnomu ro Ggesu. I piccoli centri iblei festeggiano solennemente i loro Santi Patroni. A Solarino, la prima domenica di agosto, si festeggia San Paolo, festa che mette in luce la credenza popolare secondo cui il Santo, giunto a Siracusa nel 61 d.C., per tre giorni evangelizzò lungo gli antichi borghi dell’Altopiano ibleo e, nell’area dove oggi ricade il Comune di Solarino, compì un miracolo. A Palazzolo Acreide la festa di San Paolo si svolge dal 27 al 29 giugno e quella di San Sebastiano il 10 agosto. In occasione delle due feste si portano in chiesa fasci di lavanda e cuddure (pani votivi) a San Paolo, e pane votivo con le frecce del martirio a San Sebastiano. Sortino festeggia la patrona, Santa Sofia, il 10 settembre: viene invocata come protettrice dai terremoti e, secondo la tradizione, a pochi chilometri da Sortino vi è la grotta della Santa, dove sgorga una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa. Il Natale è caratterizzato dalla realizzazione di presepi che rappresentano la Natività di Gesù e narrano anche i mestieri delle genti iblee. A Cassaro si svolge la festa dei Re Magi nella Chiesa di Sant’Antonio, la sera del 6 gennaio. Infine dalle antiche feste agrarie deriva il Carnevale ibleo, tra cui spicca quello palazzolese, dalle origini antichissime e quello di Floridia, u festivallo.

Cosa fare[modifica]

Escursioni naturalistiche[modifica]

Vendicari

RNO Vendicari[modifica]

Quando si arriva a Vendicari, il mare avvolge in un magico abbraccio: è qui che il Mediterraneo si manifesta nella sua bellezza e varietà di forme e colori non comuni. Da studiosi e naturalisti, Vendicari è stata definita “l’albergo degli uccelli”, perché ne accoglie ogni anno migliaia che, prima di spiccare il volo verso le coste africane, qui sostano per rifocillarsi. Vendicari non ha particolari asperità, la visita è molto agevole lungo un sentiero ben tenuto che ne permette una visita globale. La riserva è costituita da una stretta striscia di terra lungo la costa che va da Noto a Pachino, nell’estremo lembo sudorientale della Sicilia, ad una latitudine più bassa di quella di Tunisi. Questa estrema insularità si percepisce respirando il “profumo dell’aria”, intrisa di sale e di essenze resinose. La larghezza varia da un minimo di 200 metri a nord, nella spiaggia di Eloro, ad un massimo di 1.300 metri a sud, tra Cittadella dei Maccari e la s.p. Noto – Pachino per una lunghezza di 8 Km. Il confine nord è situato nei pressi della foce del Tellaro, a ridosso della zona archeologica di Eloro, quello sud nella ex stazione di San Lorenzo.

Il nome Vendicari farebbe protendere per una discendenza araba, Bandar. Dal porto di Vendicari, vigilato da una torre di guardia e scalo importante dell’antica Netum, per molti secoli presero il largo: granaglie, pelli conciate, riso, cotone, tonni e ogni genere di altre mercanzie. Il paesaggio, soprattutto in primavera, sembra uscito dalla tela di un impressionista, l’esplosione di colori è esasperata da contrasti forti, dal verde cupo del ginepro al giallo dei crisantemi selvatici. Questo lembo di terra d’Africa è caratterizzato dalla presenza di una vasta spiaggia con formazioni di dune mature, l’area riveste uno straordinario interesse naturalistico (sono presenti 11 ambienti di interesse comunitario di cui 2 prioritari). Essenzialmente per i suoi pantani salmastri: Pantano Piccolo, Pantano Grande, Pantano Roveto, affollati da migliaia di uccelli migratori di ogni specie e di ogni provenienza, che alternandosi a seconda delle stagioni e dei climi, vi si fermano a svernare o a riposare nel corso delle lunghe tappe di trasferimento da un continente all’altro. Nella riserva, durante il periodo invernale, è possibile vedere cacciare il raro falco pescatore che da qualche anno è ospite regolare dei tre pantani, dove cattura muggini e spigole. Durante il periodo primaverile  non è raro incontrare la cicogna bianca e quella nera.

RNOValle dell'Anapo

RNO Valle dell'Anapo[modifica]

L’Anapo nasce nella parte più alta del tavolato ibleo, sul Monte Lauro (986 mslm), la montagna dell’alloro, secondo i romani e da qui inizia la sua corsa verso il mare attraverso paesaggi di suggestiva bellezza. Questa cava è l’unica degli Iblei ad essere stata antropizzata per quasi tutto il suo percorso, grazie alla costruzione, agli inizi del secolo, della ferrovia Siracusa – Vizzini – Ragusa. Dopo 20 anni circa di intensi contrasti fra i comuni del comprensorio, la ferrovia realizzata fu di 124,00 Km, con pendenze massime del 25%: i disagi affrontati dalla ditta furono notevoli, dovuti soprattutto alle numerose piene invernali dell’Anapo. Nel 1933 il trenino divenne famoso, infatti a far visita alla Valle dell’Anapo fu Vittorio Emanuele III che se ne servì fino alla stazione di Pantalica,  per poi proseguire la visita alla necropoli a dorso di mulo. L’area che l’Anapo attraversa è collocata nel settore centro occidentale dell’Altopiano ibleo, una zona, che dal punto di vista geologico – strutturale, viene definito “Avanpaese”. Il bacino idrografico dell’Anapo è molto ampio e si estende per circa 280 Kmq, inglobando la parte più piovosa di tutto il tavolato. Il fiume, dopo aver solcato con un percorso di 52 Km verso est tutto il settore nord- orientale del massiccio, raggiunge il mare in località Pantanelli, presso Siracusa. All’interno della riserva, oltre allo scenario naturale, alla flora e alla fauna, è possibile visitare le vestigia di antiche civiltà (Pantalica, la più grande necropoli dell’età del bronzo), tra cui l’acquedotto Galermi che fu costruito utilizzando maestranze cartaginesi vinte da Gelone ad Imera; l’acquedotto è lungo circa 30 Km e ancora oggi è funzionante. La vegetazione, così come in tutte le cave iblee, è esuberante e ricca di specie per l’elevato grado di umidità e per la concomitanza di favorevoli fattori microclimatici nonché microambientali. Nel fondovalle vive una ricca foresta a platano orientale, salice, oleandro, sambuco e il raro carpino nero. Sul maggiore degli affluenti dell’Anapo si apre l’importantissima cavità carsica denominata “Grotta dei pipistrelli”, essa ospita una colonia di chirotteri ritenuta importantissima da molti studiosi; un tempo il guano dei pipistrelli venne estratto dall’uomo ibleo per essere utilizzato come fertilizzante.

Notizie utili: Percorso da Cassaro, ex stazione ferroviaria a Palazzolo Acreide – 10 Km circa si può percorrere a piedi o in bici.

                  Percorso da Ponte Diga (Cassaro – Ferla) alla Masseria Specchi – 6 Km si possono percorrere a piedi/bicicletta previa autorizzazione all’Ente Gestore Azienda Foreste Demaniali tel. 0931/67450.

                 Percorso da Sortino a Masseria Specchi – 6 Km circa si possono percorrere a piedi/bicicletta  previa autorizzazione all’Ente Gestore Azienda Foreste Demaniali tel. 0931/67450.

Cavagrande Laghetti

RNO Cava Grande del Cassibile[modifica]

La Cittadina di Cassibile, 10 Km a sud di Siracusa, ci rimanda a eventi storici importanti, vi furono firmate due rese, quella del generale Demostene, sconfitto dai Siracusani nel 413 a.C., e quella del 8 settembre 1943 tra l’Italia e gli Alleati. Ma non meno evocative sono le bellezze naturali della zona, soprattutto le straordinarie Cave Iblee.

Le cave iblee hanno un’età di circa 200 – 300 mila anni, la loro formazione è dovuta alla solubilizzazione dell’acqua che nei millenni ha sciolto il calcare e al contributo dell’ultima glaciazione wurmiana che 100.000 - 20.000 anni fa qui si manifestò con piogge di tale intensità e durata da scavare le cave scorrendo poi verso il mare. La Cava Grande è, tra queste, la più profonda e impenetrabile, antropizzata dall’uomo solo in alcune parti del suo sinuoso percorso. Il fiume

Cassibile (Kakiparis, per gli antichi greci) inizia la sua corsa verso il mare dal feudo di contrada Baulì, fra le contrade Velardo, S. Lucia, 3 Km a sud – est di Palazzolo Acreide. Più a valle affluiscono le acque delle tre principali aste fluviali: Torrente Arco, San Marco Putrisino, sorgente Testa dell’acqua o fontana Sguerra. Tutti e tre gli affluenti del Cassibile hanno origine e scorrono in un territorio tra i più integri dell’isola. Il letto del fiume è caratterizzato da una serie di laghetti a marmitte, cioè di cavità cilindriche formatesi sotto l’azione turbolenta dell’acqua e del carico trasportato, inframezzati da gradini morfologici di varia grandezza. La Riserva è stata istituita per garantire la conservazione della vegetazione naturale, per il ripristino della vegetazione forestale mediterranea, nonché per la difesa e l’incremento della fauna mediterranea, ricade all’interno di un’area incassata in un canyon profondo fino a 320 metri, lungo circa dieci chilometri. La grande varietà di habitat geo – morfologico e climatici della riserva la rendono particolarmente singolare sotto l’aspetto botanico e, dunque, luogo ideale per ospitare numerose e diversificate specie vegetali, di cui a tutt’oggi sono state censite circa 700 esemplari diversi. Una delle presenze più importanti è quella del platano orientale che qui raggiunge dimensioni notevoli, che ha indotto la Società Botanica Italiana a inserire la zona tra i biotopi di rilevante interesse nazionale. Una vegetazione varia e ricca ospita una fauna altrettanto importante, qui è segnalata infatti la presenza della martora, dell’istrice e della lepre meridionale; fra gli uccelli vi nidifica il falco pellegrino e il raro lanario.      

Notizie utili: La riserva è facilmente raggiungibile da Siracusa, imboccando la S.S. 115 fino ad Avola, per poi proseguire verso Avola Antica.

La riserva è raggiungibile anche imboccando la Mare Monti e in prossimità di Canicattini Bagni proseguire per Cugni Stallaini.

Si consigliano escursioni primaverili per fotografare orchidee selvatiche e la genziana minore.  

Notizie utili: La Riserva è facilmente raggiungibile imboccando da Siracusa l’autostrada SR – Gela per poi uscire a Noto e proseguire verso Pachino.

Percorso consigliato: Ingresso Principale (Torre Vendicari) si prosegue verso Tonnara e Torre Sveva per poi fermarsi al centro Visitatori, gestito dall’Ente Fauna Siciliana e dall’Azienza Foreste Demaniali. Si prosegue in direzione nord, fino a raggiungere CalaMosche dove si trovano i resti di una tonnara del Seicento.

Trekking acquatici[modifica]

Torrente Calcinara[modifica]

Canale Galermi

CANALE GALERMI E ANAPO

Scrive lo studioso Serafino Privitera: “fatto sì in tal modo più saldo nel potere di assoluta monarchia ma non cangiato. Nell'animo Gelone tutto intese ad impiegar l’ozio che gli concedeva la pace e la ricchezza delle spoglie cartaginesi ed il gran numero degli schiavi a far grande ed opulenta Siracusa”. Fu in questo tempo al certo che incominciassi l'opera meravigliosa e stupenda di condurre le acque per abbondare la città dalle sorgenti che scaturiscono nei Colli di Pantalica un tempo or di Sortino”. L'alimentazione del canale Galermi è data dal fiume Anapo che gli fornisce il maggiore volume d'acqua e dai suoi affluenti Bottiglieria e Ciccio. La portata massima di cui è suscettibile il canale è di circa 500 litri al minuto secondo, la presa iniziale del canale si trova nel corrente Calcinara, mentre in contrada Fusco incontra la seconda costituita da uno sbarramento formato da sette pilastri isolati in muratura. Ancora oggi il Galermi, a distanza di anni, fornisce acqua agli agrumi della Valle dell'Anapo e dopo un percorso di circa 30 km, ancora oggi, si riversa nella parte alta del Teatro greco di Siracusa, in quella grotta che è denominata “Ninfeo”.  Percorso di difficoltà medio-alta.



Laboratori esperenziali[modifica]

'Nfigghiulate

Cucina tipica siciliana[modifica]

Nel territorio ibleo, potrete avere la possibilità di degustare prodotti come la salsiccia al finocchietto, la pasta fatta in casa fra cui “i cavatieddi”, il macco di fave, una purea da servire calda con finocchietto fresco, le ‘nnfigghiulate, specialità preparata con grano duro e nepetella. Nella cucina contadina iblea troviamo forti sapori e piante selvatiche fitoalimurgiche che i visitatori potranno conoscere per preparare e degustare infine le pietanze tipiche

Pane di casa

Panificazione[modifica]

Durante le visite, i turisti potranno apprendere l’arte della panificazione, conoscere i cenni storici sul ciclo del grano e nozioni di lavorazione delle farine, del mulino e le diverse lavorazioni dei grani antichi siciliani e la storia della panificazione.   

Tecniche di intreccio[modifica]

Manufatti realizzati con la tecnica dell'intreccio

L'arte dell'intreccio è uno dei mestieri più antichi praticati dall'uomo che, fin dagli esordi dell'agricoltura, ha dovuto fabbricare con fibre vegetali cesti e contenitori vari. I turisti apprenderanno le tecniche di intreccio insieme alla scelta dei materiali e all'uso degli strumenti relativi a questa antica arte.

Frazzata tinta al naturale

Tintura delle fibre[modifica]

La tintura al naturale delle fibre tessili che risale a tempi remoti, oggi è stata riscoperta alla luce di nuove tendenze ed esigenze salutistiche e sta conquistando il mercato internazionale. Si apprenderanno conoscenze sulle piante tintoree e sulle tecniche riguardanti la mordenzatura e la bollitura delle fibre per ottenere colori brillanti e duraturi.

Laboratorio di cartapesta

Cartapesta[modifica]

Questo materiale, chiamato cartapesta, che veniva utilizzato moltissimo nel periodo barocco per gli apparati effimeri o per i simulacri da processionare, diventa oggi il protagonista di un interessante laboratorio didattico che permette di manipolare e creare utilizzando una matericità e plasticità non comuni. Elemento indispensabile, insieme alla carta e all’acqua, è la farina, che rende collosa la materia da lavorare. Il percorso creativo prevede il disegno di un elemento decorativo attinto da un prospetto liberty, quindi, in sede di laboratorio, con la guida di un artista della cartapesta, si procede a plasmare la materia, e così realizzare   manufatti originali  liberando la fantasia e la creatività.

Fitoalimurgia ed aromaterapia

Fitoalimurgia[modifica]

In Sicilia sono presenti circa 3.200 specie di piante spontanee e di queste almeno 200 sono legate alla fitoalimurgia, ramo di scienza che studia le necessità alimentari. In un passato non molto lontano, la gente andava a raccogliere fiori e piante attratta, più che dalla loro bellezza, dalla loro utilità. Dalle piante infatti si ricavavano quasi tutte le medicine e occorreva dunque riconoscerle bene. Si riteneva addirittura che l’efficacia di molte di queste fosse legata al momento, al luogo e al modo in cui venivano raccolte e cucinate. Sulla base di antiche superstizioni a molte piante venivano attribuiti poteri magici.

Aromaterapia[modifica]

I rimedi erboristici e la medicina alternativa sono oggi tornati di gran moda, ma affondano le radici in periodi molto lontani, misti a credenze religiose o a particolari riti. I turisti impareranno a riconoscere le piante e le tecniche per realizzare medicamenti come l'oliolito di iperico e di calendula utilizzati per curare scottature e come ottimi antirughe.