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Riserva regionale Montagne della Duchessa
Lago della Duchessa
Localizzazione
Riserva regionale Montagne della Duchessa - Localizzazione
Tipo area
Stato
Regione
Territorio
Superficie
Anno fondazione
Sito istituzionale

Riserva naturale regionale Montagne della Duchessa è un'area protetta situata nel Lazio.

Da sapere[modifica]

Il nome "Montagne della Duchessa" fu coniato dall'ingegnere bolognese Francesco De Marchi nel XVI sec. in omaggio a Margherita d'Austria, Duchessa di Parma e Piacenza e del Ducato di Leonessa e Cittaducale. Il confine orientale e meridionale dell'area protetta coincide con quello regionale della limitrofa Regione Abruzzo sovrapponendosi a quello del Parco naturale regionale Sirente-Velino, assieme al quale protegge un unicum ecologico rappresentativo dell'ecosistema appenninico.

Cenni geografici[modifica]

Monti della Duchessa visti da Santa Anatolia di Borgorose

I Monti o le Montagne della Duchessa chiudono verso est quella parte della Valle del Salto che, sormontata nord-ovest dal Monte Nuria, è denominata Cicolano, confluendo a sud nella catena del Sirente-Velino. Con una lunghezza complessiva di circa 10 km, geomorfologicamente fanno parte del settore nord-occidentale del gruppo del Sirente-Velino nell'Appennino centrale abruzzese e comprendono diverse cime che raggiungono e superano i 2000 metri: il Costone (2.239 m), Murolungo (2.184 m), Monte Morrone (2.141 m), Punta dell'Uccettu (2.004 m) e Monte Cava (2.000 m), solcate da valli anche profonde tra cui la Valle di Teve, che le separa dal massiccio del Monte Velino, il Vallone di Fua, il Vallone del Cieco e la Valle Amara. I versanti occidentali sebbene a più elevato dislivello e scoscesi sono meno aspri e selvaggi dei rispettivi versanti orientali per effetto dell'erosione dei ghiacci nelle ere geologiche passate.

Flora e fauna[modifica]

Flora[modifica]

Tilia cordata
Nigritella

Nella Riserva sono presenti vari tipi di vegetazione legati a fattori ecologici quali la quota, l'esposizione, la natura della roccia madre e il tipo di suolo, e dall'uso passato da parte dell'uomo. Semplificando la complessità della realtà vegetale, in generale all'aumentare della quota si passa da boschi più o meno termofili (letteralmente “amanti del caldo”) a boschi mesofili (tipici di stazioni con condizioni termiche intermedie) e microtermi (tipici di stazioni con temperature molto basse), che lasciano poi il posto agli arbusteti e alle praterie d'alta quota.

Nel piano collinare e nel piano basso montano, fino a circa 1000–1100 m, sono presenti querceti di roverella (Quercus pubescens) o cerro (Quercus cerris), a cui si accompagnano il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l'acero opalo (Acer opalus) e l'acero di Montpellier (Acer monspessulanum). Sempre in questo piano altitudinale i campi coltivati fino agli anni cinquanta e poi abbandonati e le aree in passato completamente disboscate sono oggi occupate da arbusteti a ginepro comune (Juniperus communis), ginepro ossicedro (Juniperus oxycedrus), prugnolo (Prunus spinosa) e altri arbusti. Nel piano montano intermedio sono presenti soprattutto boschi di latifoglie misti caratterizzati ancora dal cerro ma soprattutto dal carpino nero, dall'orniello (Fraxinus ornus), dall'acero opalo, dal nocciolo (Corylus avellana) e da alcuni sporadici faggi (Fagus sylvatica).

Salendo verso il piano alto montano il faggio diviene prevalente sulle altre latifoglie. Intorno a circa 1650–1700 m la faggeta viene sostituita da arbusteti a ginepro nano (Juniperus nana). Sulle pareti rocciose situate tra 900 e 1300 m ed esposte verso i quadranti meridionali sono presenti colonie di leccio (Quercus ilex). Nei fondivalle umidi e freschi vegetano il tiglio (Tilia cordata), il frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e l'olmo montano (Ulmus glabra). Infine nel fondo della Val di Teve sono presenti alcuni individui della rara betulla (Betula pendula), testimonianza di una vegetazione forestale antica legata agli ultimi cicli glaciali.

Specie di particolare interesse fitogeografico Nel territorio della Riserva sono state censite più di 500 specie vegetali. Tra le specie più rare ed interessanti si segnalano: Dryopteris villari subsp. villari, Paeonia officinalis subsp. villosa, Matthiola italica, Saxifraga ascendens subsp. parnassica, Saxifraga exarata subsp. ampullacea, Alchemilla plicatula, Amelanchier ovalis subsp. cretica, Astragalus danicus, Grafia golaka, Ligusticum lucidum subsp. cuneifolium, Gnaphalium diminutum, Tragopogon pratensis subsp. minor, Fritillaria tenella, Allium lineare, Luzula sieberi subsp. sicula, Arrhenatherum elatius subsp. sardorum, Nigritella rubra subsp. widderi, Corallorhiza trifida.

Fauna[modifica]

Gheppio
Capriolo

La fauna della riserva è rappresentata da un abbondante numero di specie; finora sono state censite 227 specie di insetti, 9 di anfibi, 10 di rettili, 97 di uccelli, 38 di mammiferi. Tale ricchezza è imputabile alla collocazione geografica dell'area in esame, che coincide con il punto di unione di almeno tre potenziali direttici di spostamento della fauna selvatica: Sirente-Velino, Monti Simbruini-Monti Carseolani-Monti del Cicolano, Monti della Laga-alta Valle dell'Aterno-complesso del Monte Nuria; grazie alla sua posizione il comprensorio delle Montagne della Duchessa è dunque un'area di eccezionale valenza biogeografica.

Avifauna Tra le 97 specie di uccelli censite nella riserva, 81 risultano nidificanti. Tra i rapaci è facile osservare il gheppio, il falco pellegrino, il lanario, il falco lodolaio e la poiana. L'aquila reale compare solo di passaggio, essendo nidificante sul vicino monte Velino. Tra i rapaci notturni si rilevano anche il barbagianni, la civetta, l'allocco ed il rarissimo gufo reale. Per i visitatori della Riserva è quasi scontato avvistare il grifone, presente con una numerosa colonia, risultato della buona riuscita di un progetto di reintroduzione eseguito negli ultimi quindici anni alle falde del Velino dal Corpo Forestale dello Stato. Nelle boscaglie si possono avvistare ghiandaie, picchi e nelle zone di bassa quota, nel periodo estivo, l'upupa. Molto importante è la presenza in quota della coturnice, sopravvissuta malgrado la forte pressione venatoria subita prima dell'istituzione dell'area protetta. Lungo le sponde del lago si possono incontrare alcuni Anatidi migratori occasionali come il germano reale, la moretta e la marzaiola.

Fauna minore Tra i piccoli mammiferi si ritrovano lo scoiattolo, la donnola, il moscardino, il toporagno, il quercino, l'arvicola terrestre. Nelle praterie di altitudine è presente l'arvicola delle nevi, la cui distribuzione nel resto dell'Appennino Centrale (Sibillini, Gran Sasso e Maiella) è frutto degli ultimi eventi glaciali. Nelle grotte della Riserva sono presenti numerose specie di Chirotteri di particolare rarità. Tra i rettili sono presenti la vipera dell'Orsini, che frequenta i pascoli steppici di alta quota e si nutre prevalentemente di Ortotteri, la vipera comune, il biacco e l'orbettino; per gli anfibi segnaliamo il tritone crestato, presente con una cospicua popolazione nel Lago della Duchessa.

Grandi mammiferi Tra gli ungulati, oltre alla presenza dell'ubiquitario cinghiale, c'è da segnalare quella del cervo, insediatosi nella Riserva in seguito ad un intervento di reintroduzione effettuato dal Corpo Forestale dello Stato nella limitrofa Riserva naturale Monte Velino agli inizi degli anni novanta. Si segnala anche la presenza del capriolo, giunto spontaneamente per l'espansione delle popolazioni presenti in territorio abruzzese. I carnivori sono rappresentati dalla faina, dal tasso, dalla martora (ritenuta scomparsa e di recente individuata in almeno due località), dall'elusivo gatto selvatico e da almeno un branco di lupi appenninici. L'orso bruno marsicano ha lasciato segni del suo passaggio, ma la ridotta estensione della riserva induce a considerarlo come specie occasionale o di transito.

Quando andare[modifica]

I parametri climatici presentano delle difformità data l'estensione altitudinale della Riserva che varia da quote intorno agli 800 m fino a quote massime superiori ai 2200 m. L'andamento delle precipitazioni (così come registrato dalla stazione meteorologica di Avezzano) assume due diverse tipologie:

  • tipo mediterraneo con valori massimi in autunno e subordinatamente in primavera;
  • tipo continentale con precipitazioni ben distribuite in inverno ed estate. Precipitazioni nevose vengono registrate anche nel mese di marzo e aprile.

Mediamente la piovosità annua si attesta intorno ai 1000–1200 mm alle alte quote, mentre a fondovalle si registra una piovosità di circa 700 mm. Anche le precipitazioni medie del trimestre estivo, ben distribuite (circa un terzo di quella annua) non fanno pensare ad un periodo di aridità prolungato. Le temperature medie oscillano tra 4 e 7 °C nelle fasce altimetriche più elevate e passano a 10-12 °C nelle aree di fondovalle. La temperatura media del mese più caldo è di circa 24 °C mentre la temperatura media del mese più freddo è di circa 6 °C.

Cenni storici[modifica]

L'area fu abitata anticamente dagli Equi, etnia appartenente al gruppo osco-umbro (da Aequicolanus). Le loro tracce si rinvengono negli "oppida" di Monte Frontino, a 1167 m sopra S. Stefano di Corvaro, di Colle Civita, a 951 m sopra al cimitero di Spedino, di Castelluccio, a 932 m sopra le Ville.

Numerosi segni con epigrafi sparse qua e là per il territorio, resti di età romana in località Colle Pezzuto e Campo di Mezzo, testimoniano la romanizzazione avvenuta tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C.. L'emergenza archeologica più importante è il tumulo funerario di Corvaro, ricadente in località Montariolo, il cui arco cronologico va dalla fine del IX secolo a.C. al II secolo a.C., I secolo a.C.. Gli scavi realizzati fino ad oggi hanno portato alla luce alcune centinaia di tombe. Una necropoli simile (ma più piccola) a quella di Corvaro è stata individuata e parzialmente scavata nella Riserva. Non lontano dal tumulo di Corvaro, in località S. Erasmo, era presente un'area sacra con una sorgente alle cui acque venivano attribuite proprietà taumaturgiche.

Nel medioevo si diffuse nella zona l'opera dei Benedettini che, sostenuti dai Longobardi prima e dai Franchi poi, diedero un forte impulso alle attività economiche ee ebbero il centro di maggior rilievo nella chiesa di Santa Anatolia. Importanti romitori punteggiano le pendici della Duchessa: l'eremo di S. Costanzo a Bocca di Teve e l'eremo di S. Leonardo nel vallone di Fua. Le invasioni dei Saraceni favorirono la costruzione di castelli, tanto che verso la fine del X secolo nel Cicolano se ne contavano una trentina.

I castelli di Collefegato (l'attuale Borgorose) e Corvaro hanno storie parallele che spesso si sovrappongono come quando, agli inizi del Quattrocento, Re Ladislao li inserì in un unico contado insieme ad altri castelli. Il contado di Corvaro, di cui per primo fu investito Bonomo da Poppleto, passò successivamente ai Mareri ed in seguito fu inserito nella contea d'Albe insieme a Santa Anatolia, Castelmenardo, Spedino, Torano e Latuscolo, possesso dapprima degli Orsini e poi dei Colonna. Il castello di Collefegato rimase alla famiglia Mareri fino al XVII secolo.

L'importanza di Corvaro nel medioevo è testimoniata dalla presenza di un convento francescano, probabilmente costruito nel 1236, del quale si hanno ancora oggi i resti poco fuori il centro abitato: ad esso si lega la tradizione del "santo cappuccio" che si ritiene, nella credenza popolare, appartenesse a S. Francesco. Con l'avvento di Napoleone e l'abolizione dei feudi, l'intero Cicolano passò al distretto di Cittaducale e, nel 1927, fu aggregato alla provincia di Rieti.

Come arrivare[modifica]

Le Montagne della Duchessa sono raggiungibili dal versante ovest di Cartore di Borgorose attraverso percorsi escursionistici di media lunghezza e dislivello percorrendo la Valle di Teve, il Vallone di Fua o il Vallone del Cieco oppure da Corvaro di Borgorose risalendo la Valle Amara, la Valle dell'Asino fino al Campitello e poi salendo valicando tra Punta dell'Uccettu e Monte Morrone. Dal versante est da Prato Capito sulla strada per Campo Felice attraversando il Bosco di Cerasuolo, raggiungendo il Campitello e innestandosi sull'altro tracciato oppure dal Rifugio Vincenzo Sebastiani salendo su Vena Stellante (2271 m) e scendendo poi gradualmente.

Permessi/Tariffe[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Lago della Duchessa
  • 42.18746113.3480391 Lago della Duchessa. Si trova a 1788 m s.l.m. in una conca d'altura tra le pareti di roccia del Murolungo (2184 m) e i declivi del Monte Morrone (2141 m) e del sottogruppo Costone-Uccettu (2239-2004 m) in una zona prativa che d'estate si ricopre di ranuncoli ed è il rifugio del tritone crestato.
Il lago, lungo 400 m e largo 150 m, è un tipico lago montano d'altura di origine meteorica presentando variazioni stagionali di livello dovute al suo essere alimentato esclusivamente dalle precipitazioni atmosferiche e dallo scioglimento delle nevi poiché non ha immissari.. :La sua forma sembra indicativa di una antica fusione tra due doline. D'inverno è totalmente ghiacciato e ricoperto di neve, mentre d'estate è luogo di abbeveramento per mandrie e greggi raggiungendo il suo livello minimo e spesso di aspetto torbido e fangoso.
È raggiungibile dal versante ovest di Cartore di Borgorose attraverso percorsi escursionistici di media lunghezza e dislivello percorrendo il Vallone di Fua o il Vallone del Cieco oppure da Corvaro di Borgorose risalendo la Valle Amara, la Valle dell'Asino fino al Campitello e poi svalicando tra Punta dell'Uccettu e Monte Morrone con successiva breve discesa. Dal versante est da Prato Capito sulla strada per Campo Felice attraversando il Bosco di Cerasuolo, raggiungendo il Campitello e innestandosi sull'altro tracciato oppure dal Rifugio Vincenzo Sebastiani salendo su Vena Stellante (2271 m) e scendendo poi gradualmente.
Il lago e il Caso Moro
Il lago divenne noto a livello nazionale per un falso comunicato di depistaggio del 1978 nel caso del sequestro di Aldo Moro che portò la polizia a dover cercare il cadavere di Moro nel lago. Nello stesso giorno fu scoperto il covo brigatista di via Gradoli a Roma. Lago della Duchessa su Wikipedia lago della Duchessa (Q3825871) su Wikidata
  • Borgo di Cartore. Borgo abbandonato situato nel territorio montano della riserva naturale. I casali e le vecchie abitazioni del borgo sono stati ristrutturati svolgendo la funzione di albergo diffuso.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Dove mangiare[modifica]

  • Nel paese di Cartore, già paese fantasma, il recupero di alcuni casali ne ha permesso l'utilizzo per ospitare i turisti in un albergo diffuso. La località dispone anche di un ristorante.


Dove alloggiare[modifica]

  • 42.16641913.3109351 Casali di Cartore, nel borgo di Cartore (si raggiunge dall'uscita Valle del Salto della A24 Roma-Teramo seguendo la via per Cartore), +39 348 981 9343. Nel paese di Cartore, abbandonato e divenuto paese fantasma, sono stati riattati dei casali che funzionano ora come albergo diffuso. Il complesso è dotato anche di un ristorante.


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]

  • Borgorose
  • Rieti — Ritenuta dagli autori dell'età classica il centro geografico d'Italia (Umbilicus Italiae) fu fondata all'inizio dell'età del ferro e divenne un'importante città dei Sabini; ancora oggi il suo territorio viene identificato come "Sabina".
  • Marsica — Regione storica, geografica e culturale situata nel limitrofo territorio abruzzese.
  • L'Aquila — Sta lentamente ma tenacemente rinascendo dopo il terremoto del 2009. Santa Maria di Collemaggio, San Bernardino, il Forte spagnolo, la Fontana delle 99 cannelle sono i suoi maggiori monumenti.

Itinerari[modifica]

  • Santuari francescani nella Piana reatina — Un percorso di natura, fede ed arte nella Sabina attraversata da San Francesco, per visitare i quattro Santuari della Valle Santa: Greccio, Poggio Bustone, La Foresta, Fonte Colombo.


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