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Castellino del Biferno

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Castellino del Biferno
Castellino del Biferno veduta
Stato
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Castellino del Biferno
Castellino del Biferno
Sito istituzionale

Castellino del Biferno è un centro del Molise.

Da sapere[modifica]

Castello di Lino fu per lungo tempo il suo nome, anticamente Castrum Lini, legato probabilmente ad un suo possesso da parte di un feudatario che si chiamava Lino, oppure per la coltivazione del lino che si faceva nelle sue campagne. L'evoluzione toponomastica portò il paese a chiamarsi Castellino, a cui venne aggiunta la specificazione del Biferno dopo l'Unità. Nel dialetto locale rimane però l'antica denominazione: Chésctiéllë dë Linë.

Cenni geografici[modifica]

L'abitato, che sovrasta la vallata del fiume Biferno, sorge su un costone di arenaria. Il comune comprende anche la frazione di Castellino Nuovo dove vivono circa 70 residenti. Quest'ultima si trova a 774 metri di altitudine sul livello del mare. Dista 26 km da Guardialfiera, 22 da Campobasso, 6 da Petrella Tifernina.

Quando andare[modifica]

Il clima del paese è prevalentemente un clima continentale ed è quindi caratterizzato da inverni freddi con precipitazioni nevose, ed estati calde ma poco afose. La stagione più piovosa è quella autunnale.

Cenni storici[modifica]

Castellino del Biferno nacque intorno all'anno mille su un costone in posizione strategica per ripararsi dai continui saccheggi di arabi e saraceni. Il comune è stato governato da vari feudatari e tra i più importanti troviamo Andrea D'Isernia, i D'Evoli, i De Capua e i Caracciolo.

Le prime fonti storiche risalgono all'età normanna e facevano appartenere il paese al ducato di Montagano. Nel periodo svevo apparteneva alla Contea del Molise e successivamente durante la dominazione angioina il territorio fu ceduto numerose volte ad altri feudatari, nel 1295 ad Andrea d'Isernia, nel 1495, periodo in cui apparteneva al duca di Termoli Andrea di Capua, fu nuovamente ceduto alla famiglia Somma. Gli ultimi feudatari, che mantennero il paese fino all'estinzione del feudalesimo, furono i Di Sangro. Le varie famiglie feudali, i cui membri avevano il titolo di "Duca di Castellino" o di “Conte” furono:

Anche il nome di questo piccolo paese, come la sua dominazione, subì vari mutamenti nella storia. Originariamente, nel 1011, era chiamato "Castrum Eudolini" e successivamente "Castellum de Lino". Nel XV e XVI secolo il suo nome era "Castrum Lini" e successivamente, nel 1640, "Castellina". Nel 1670 era invece denominato "Castello di Lino", nel XVIII secolo "Castello del Lino" e successivamente "Castellino". Le varie denominazioni "de Lino", "Lini", "di Lino" e "del Lino" hanno un'origine poco chiara. Secondo alcune fonti questo nome era dovuto ad un feudatario chiamato Lino, proprietario del paese, quindi il nome del paese sarebbe Castello di Lino. Altre fonti invece ritengono che il nome del paese non sia dovuto ad un feudatario, bensì ad una sua caratteristica, quella di produrre il lino.

Con l'annessione al Regno d'Italia nacque l'esigenza di distinguerlo dagli altri paesi omonimi e per questo motivo nel 1863 con Regio Decreto fu aggiunto al nome la denominazione "del Biferno", diventando così "Castellino del Biferno".

Terremoto del 2002[modifica]

Danni riportati dalla chiesa madre a Castellino

Castellino del Biferno è stato fortemente colpito dal terremoto del 2002, verificatosi tra il 31 ottobre e il 2 novembre, con epicentro tra i comuni di San Giuliano di Puglia, Colletorto, Bonefro, Castellino del Biferno e Provvidenti. Il paese subì numerosi danni, gran parte del centro storico fu raso al suolo, il municipio fu danneggiato, la chiesa di San Pietro in Vincoli fu fortemente danneggiata e crollò in parte a causa della scossa molto violenta del 1º novembre. Furono seriamente danneggiate anche la chiesa della B.V. delle Grazie e la cappella della Madonna Addolorata. Queste ultime sono state recentemente restaurate, mentre la chiesa di San Pietro in vincoli è stata ricostruita e riaperta al pubblico nel marzo 2013.

A Castellino Nuovo è stata particolarmente colpita la chiesa del Sacro Cuore, ancora inagibile. Il crollo di numerose abitazioni non permise a molti cittadini di rientrare nelle loro case e per aiutare i numerosi sfollati furono montate tende e case provvisorie in legno. A Castellino Nuovo fu installato un campo di accoglienza, una struttura in legno per la gestione dell'emergenza, una mensa provvisoria e furono posizionate diverse roulotte e tende che fungevano da rifugio temporaneo.

A partire dal 2003 fu costruito a Castellino Nuovo il Villaggio Arcobaleno, ultimato fra il 2004-2005. Questo villaggio viene ancora oggi utilizzato per dare una sistemazione migliore agli sfollati del paese.

Ricostruzione post-sisma del 2002 A partire dal 2002 sono stati numerosi gli interventi di messa in sicurezza degli edifici, ma solo a partire dal 2003 sono stati eseguiti i primi interventi di ricostruzione e consolidamento di edifici pubblici e privati. Nel tempo diverse costruzioni sono state rese agibili grazie a tali lavori. Anche gli edifici di culto del paese vecchio sono stati interessati dai lavori di ricostruzione: la Cappella della Beata Vergine delle Grazie è stata riaperta al culto per prima, la seconda è stata la Cappella dell'Addolorata, l'ultima la chiesa madre di San Pietro in Vincoli nel 2013. Sono in attesa di ricostruzione e ristrutturazione la chiesa del Sacro Cuore di Castellino Nuovo, la sede del Municipio del paese e tutto il centro storico. Attualmente sono diversi gli interventi di ricostruzione e consolidamento dislocati su tutto il territorio comunale, ma la maggior parte degli interventi è concentrata nella parte vecchia del paese.

Come orientarsi[modifica]

Il centro storico (in dialetto "Chécchiéforë" che significa "via che porta fuori dal paese, che ti caccia dal borgo") si trova su un breve pianoro che termina su un dirupo, la “Ripe di Cùccele”.

Il comune si sviluppa in 4 vie principali: via Roma, situata nella parte bassa del paese, via Guglielmo Marconi, che raccorda la parte bassa con la parte alta del paese, via delle Grazie, che si sviluppa sopra l'omonimo colle, situato nella parte alta del paese, ed infine via Chiesa, la più antica, dalla quale si è sviluppato il resto dell'abitato. In questa via si trova la chiesa madre di San Pietro in Vincoli. Nella parte alta del paese troviamo una cappella risalente al 1300 dedicata alla Madonna delle Grazie.

Da sempre il territorio di Castellino del Biferno è interessato da Dissesto idrogeologico. Il comune infatti è soprannominato “il paese che si muove” a causa dei tanti smottamenti dislocati in tutto il territorio comunale: le caratteristiche intrinseche del territorio nonché le particolari conformazioni morfologiche e geologiche del sottosuolo, causano infatti, una lenta ma continua erosione del suolo che molto spesso causa franamenti anche grandi.

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale anche la frazione di Castellino Nuovo dove vivono circa 70 residenti. Il paese si trova ad una altitudine maggiore rispetto al capoluogo, ossia 774 metri, ed è stato costruito nel Ventennio fascista, con lo scopo di preservare la popolazione dai numerosi eventi sismici e franosi.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • A utostrada Adriatica A14, uscire a Termoli, seguire la direzione Campobasso/Larino, percorrere la SS 87 (strada statale Bifernina) in direzione Campobasso, prendere la SP 157 e seguire indicazioni per Castellino del Biferno.
  • Da Termoli prendere la SS 16, continuare sulla SS 87, svoltare sulla SS 647 in direzione di Campobasso, proseguire sulla SP 157 e seguire indicazioni per Castellino del Biferno.
  • Da Campobasso percorrere la SS 87, svoltare sulla SP 13, SP 141, SP 71.

In treno[modifica]

  • Stazione ferroviaria di Campobasso (distante 22 km circa):

Si prosegue in autobus con le autolinee SATI.

In autobus[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • 1 Chiesa madre di San Pietro in Vincoli. Situata nella parte vecchia del paese, è a tre navate ed è stata ampliata nel 1797. Nel marzo 2013 è stata riaperta al culto grazie agli interventi di restauro post sisma del 2002. All'interno della chiesa è possibile ammirare 13 statue, alcune delle quali realizzate da Di Zinno, il coro in legno di noce risalente al 1700 e il fonte battesimale scolpito in pietra.
  • Cappella della Beata Vergine delle Grazie. La chiesa è situata sull'omonimo colle che domina il centro abitato. Le sue origini risalgono al XIV secolo e venne restaurata nel 1714. Nel 1837 si provvide al suo ampliamento. In essa si trovano diverse statue fra cui quella della Vergine delle Grazie e una lastra in pietra recante l'impronta incisa di un mezzo ferro di cavallo (si ritiene appartenga ad un cavaliere).
  • Cappella dell'Addolorata, Piazza Municipio. Sopra la chiesa, che si trova nella piazza del paese, è collocata la torre civica dove nel 1911 è stato installato un orologio.
  • Oasi naturalistica Colle di Toro. L'area, che si estende per 15 ettari, è stata inaugurata il 9 agosto del 2006 dopo un intervento di recupero. L'Oasi è uno spazio in mezzo al verde nel quale trovano posto una piscina all'aperto, un vivaio, un campo da bocce, un'area pic-nic ed una fontana.
  • Fontane. Castellino del Biferno è un paese ricco di acqua sia superficiale sia sotterranea. Per questo nel suo territorio sono presenti molte fontane fra cui la più importante è il “Fontanino”.


Eventi e feste[modifica]

  • Pizzicantò. Simple icon time.svg 12 giugno. Il “Pizzicantò” (“U pizzéchéntò” in dialetto) è una tradizione popolare che si svolge ogni anno il 12 di giugno e consiste nella creazione di piramidi umane che sfilano per le vie del paese. La tradizione vuole che a formare le piramidi siano generalmente 13 persone (13 infatti rappresenta la tredicina e la data della festa di Sant' Antonio di Padova a cui l'evento è collegato). La costruzione tradizionale dei Pizzicantò castellinesi prevede una composizione di tre piani realizzati da 7+4+2 figuranti. Al centro delle piramidi viene posta una pertica alla quale i pizzicantari si aggrappano e che rende più stabile la costruzione. Le piramidi sfilano per le vie del paese, e nel procedere girano su se stesse intorno al palo. Lo scopo, infatti, è anche quello di mostrarsi, di roteare con armonia in una sorta di danza propiziatoria. Non di rado sfilano anche Pizzicantò formati da donne o da bambini, a testimonianza della partecipazione attiva al rito da parte dell'intera comunità.
Anche la gastronomia ha un ruolo importante nella festa. Al termine della serata, infatti, si può degustare il piatto tipico del paese: le “ségntéllë”, un gustoso primo piatto, preparato rigorosamente a mano da donne volontarie, condito con “il brodo bugiardo” (chiamato così perché a base di “càscë e ovë” quindi privo di carne).
C'è anche un aspetto musicale nella festa. I pizzicantari, accompagnati da un suonatore d'organetto o di fisarmonica, cantano delle strofette dialettali che sono incitamenti tra chi sta al piano inferiore e chi a quelli superiori della piramidi, affinché non si perda l'equilibrio causando così la “botta”. Inoltre si cantano delle strofette incitanti il “debutato” della festa cioè l'organizzatore dell'evento.
La festa è molto sentita dalla popolazione che, per l'occasione, accende dei fuochi per le vie del paese e prepara altarini devozionali a Sant'Antonio di Padova detti “spulechë”. In questi altarini vengono messi dei rametti di ginestra, fiore simbolo dell'evento.
L'origine della festa non è chiara: alcune correnti di pensiero attribuiscono la nascita della tradizione alla dominazione spagnola, non a caso in tutto il sud Italia è ben radicata l'usanza delle piramidi umane (I “castell” della Catalogna sono conosciuti in tutto il mondo, e sono dei veri e propri castelli di persone che arrivano anche a decine di metri di altezza); mentre altre attribuiscono l'origine della festa ai retaggi della cultura semitica che si è radicata nel posto. Tuttavia gli unici documenti a noi pervenuti risalgono ai primi anni del 900.
L'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento, quale "Patrimonio immateriale d'Italia". Pizzicantò su Wikipedia
  • Sagra della Madonna delle Grazie. Simple icon time.svg in maggio.
  • Festa di San Pietro. Simple icon time.svg 1° agosto.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • Bar Pizzeria Trattoria La Ruota, via Nuovo Abitato, 5, +39 0874 745603.


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 1 Comunale, Via Orto del Capitano, 1/B, +39 0874 745181.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]


Nei dintorni[modifica]

  • Campobasso — La città vecchia si sviluppa su un colle attorno al castello in posizione dominante. La città moderna si è sviluppata nel piano. È il centro più popoloso del Molise, di cui è capoluogo regionale.
  • Guardialfiera — Sorge a poca distanza dal lago omonimo, nato a seguito della creazione di una diga che ha prodotto così lo specchio d'acqua, completamente in territorio molisano, più grande della regione.


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