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Portoferraio

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Portoferraio
Veduta aerea della città
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Portoferraio
Portoferraio
Sito istituzionale

Portoferraio è una città della Toscana sull'Isola d'Elba.

Da sapere[modifica]

È la città più popolosa dell'Isola d'Elba ed è comunemente considerata il suo naturale capoluogo. Le vie del centro storico di Portoferraio furono lastricate nell'anno 1700, per volere del governatore Benedetto Guerrini, con bozze irregolari di calcare compatto rosato estratto nelle cave marittime di Punta Pina e Punta degli Scalpellini, i due promontori che chiudono la vicina insenatura di Bagnaia. Tale caratteristica nel passato ha suggerito l'epiteto di Città rosa dato a Portoferraio.

Cenni storici[modifica]

Secondo Apollonio Rodio, il luogo ove sbarcarono gli Argonauti di Giasone alla ricerca di Circe, si chiamava Porto Argo (dal greco argòs, «bianco», in riferimento alle locali scogliere e spiagge di aplite tormalinifera biancastra) ed è oggi localizzato presso la spiaggia delle Ghiaie. Nell'area si trovano i resti di due ville marittime romane (Villa delle Grotte e Villa della Linguella) che testimoniano un'assidua frequentazione in età imperiale. Secondo una tradizione letteraria del XVIII secolo, peraltro non attestata da alcun riferimento storico e documentale, in età romana il sito si sarebbe chiamato Fabricia - da cui Borghi Fabbricii - in riferimento alle antiche lavorazioni siderurgiche presenti nella zona. Già dal XVIII secolo furono rinvenute tracce di un insediamento romano presso l'attuale centro storico di Portoferraio; murature in opus reticulatum e sectile, lastre di piombo, denarii e tracce di almeno due piccole necropoli collocate presso i Mulini e gli Altesi. Il circondario di Ferraia (il cui Comune è documentato dal 1289) fu pesantemente colpito nel 1544 dalla flotta di Khayr al-Din Barbarossa, con la distruzione del vicino fortilizio di Montemarsale e della pieve medievale dei Santi Giovanni e Silvestro. Successivamente il distretto di Ferraia fu ceduto dagli Appiano per ordine dell'imperatore Carlo V ai Medici nel 1547. Portoferraio fu fondata per volere di Cosimo I granduca di Toscana, da cui la città prese simbolicamente il nome Cosmopoli nel 1548, e concepita come presidio militare con lo scopo di difendere le coste del Granducato e dell'isola d'Elba nonché come sede dei Cavalieri di Santo Stefano. L'epigrafe marmorea che il granduca fece apporre sulla cosiddetta Porta a Mare, l'ingresso principale del porto, descrive infatti la fondazione della nuova città: «Templa, moenia, domus, arces, portum Cosmus florentinorum dux a fundamentis erexit a. D. MDXXXXVIII».

La città, exclave toscana nel Principato di Piombino, all'inizio era poco più che un insieme di fortificazioni (ancora tutt'oggi visitabili e ben conservate), come i tre forti: Forte Stella, Forte Falcone e la Linguella (mentre Forte Inglese fu realizzato successivamente per rinforzare la cittadina da parte in vista dell'assedio della flotta britannica) e la bellissima cinta muraria, i cui resti, tuttora in buono stato e resi abitabili, circondano il centro storico di Portoferraio. Ancora oggi è in gran parte visibile l'imponente cortina di bastioni che dalla rada si eleva fino al Forte del Falcone (Bastione della Cornacchia a difesa dell'antica Porta a Terra, Bastione delle Palle di sotto che dalla Porta degli Altesi dava accesso al superiore Bastione delle Palle di sopra, Cortina degli Altesi, Bastione del Veneziano, Opera del Raggione, Opera del Cavaliere, Tanaglia sotto il Falcone, Opera nuova, Opera di Santa Fine, Batteria degli Spagnoli di fronte alla spiaggia delle Ghiaie). Nel 1694, ad opera del governatore Mario Tornaquinci, fu realizzato il cosiddetto Ponticello, una struttura - poi demolita nel gennaio 1925 - sul fossato artificiale che separava la città fortificata dal resto dell'isola.

Rimase sotto il controllo del Granducato di Toscana fino al XVIII secolo quando l'isola, per la sua posizione strategica, fu al centro di una guerra tra Francia, Austria e Inghilterra. Con un decreto del 1702, il governatore Alessandro Del Nero istituì la realizzazione di un ghetto presso il Forte Stella, nella strada che poi prese il nome di Via degli Ebrei. Nell'aprile 1814, con il Trattato di Fontainebleau, l'isola fu affidata a Napoleone Bonaparte come sede del suo primo esilio. Napoleone scelse Portoferraio come capoluogo dell'isola; nella città sono ancora presenti e visitabili le due ville che furono sua residenza, quella di San Martino e la Villa dei Mulini. Fu grazie al regno dell'imperatore francese, seppur breve (1814-1815), che Portoferraio crebbe in importanza e modernità in maniera esponenziale, come tutta l'isola del resto, grazie alle infrastrutture create e alla valorizzazione delle miniere di ferro di Rio Marina. In questo periodo Portoferraio divenne il porto adibito al trasporto del ferro dalle miniere elbane al continente, e da ciò deriva il nome attuale. Successivamente Portoferraio tornò sotto il dominio del Granducato di Toscana fino all'unità d'Italia nel 1860. Nei Bagni penali della città fu rinchiuso Giovanni Passannante, a causa di un attentato nei confronti di Umberto I di Savoia. Il 13 dicembre 1900, per interessamento dell'on. Pilade Del Buono, fu posta la prima pietra di un quartiere siderurgico con altiforni della società Ilva, poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale; l'Ilva acquistò dal Demanio l'area delle vecchie saline per un costo di 140.000 lire. Tra il 1902 e il 1904 l'architetto Adolfo Coppedè progettò a Portoferraio alcuni importanti edifici, come il Palazzo dei Merli in stile neoquattrocentesco (1904) poi distrutto dai bombardamenti del 1944, il Palazzo degli Altiforni (1904) e la Fattoria di San Martino (1902). Portoferraio conobbe un periodo economicamente stabile, come tutta l'isola, grazie alle miniere di ferro fino agli inizi degli anni settanta, quando l'industria del ferro entrò in crisi. Nel 1958, nell'area portuale di Portoferraio, fu realizzata dall'architetto Emilio Isotta la cosiddetta Palazzata a mare, che con il suo contestato Grattacielo doveva simbolicamente evocare il passato siderurgico della cittadina. Nonostante la chiusura delle miniere di ferro all'Elba (1981), Portoferraio, grazie alle sue spiagge, seppe riciclarsi nell'industria del turismo che ancora oggi rappresenta la principale fonte di ricchezza.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Oltre alla città, il territorio comunale di Portoferraio comprende i centri di Bagnaia, Biodola, Magazzini, Montecristo, San Giovanni, Scaglieri e Viticcio.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In nave[modifica]

Italian traffic signs - icona porto turistico.svg Il porto di Portoferraio è servito da linee di navigazione che collegano la città con Piombino, Bastia in Corsica e l'altro porto elbano di Cavo. Per raggiungere l'isola ci sono servizi di traghetto dal porto di Piombino per i porti elbani di Portoferraio, Cavo e Rio Marina. Gestiscono le linee le compagnie di navigazione:

In treno[modifica]

  • Italian traffic signs - icona stazione fs.svg Stazione ferroviaria di Piombino Marittima nelle vicinanze del porto da cui salpano i collegamenti con l'isola d'Elba. La linea ferroviaria Piombino Marittima - Campiglia Marittina si dirama dalla dorsale ferroviaria Tirrenica.


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Propositura della Natività di Maria
  • 1 Propositura della Natività di Maria, Piazza della Repubblica. La chiesa come appare oggi corrisponde alla struttura dell'inizio del XIX secolo, quando le due cappelle laterali, aggiunte nel 1623 all'edificio costruito in età cosimiana, vennero trasformate in navate. All'interno l'altare settecentesco dedicato alla Madonna del Buon Viaggio richiama la vocazione della città marinara che affida la propria navicella a Maria; nella pala la navicella ricompare come aggiunta votiva in argento che un angelo porge alla Madonna.
Tra i dipinti, la Madonna del Rosario è attestata già dal 1632. L'altare dell'Immacolata conserva la statua settecentesca di cartapesta raffigurante la Vergine; nella navata opposta, l'altare con il Crocifisso ligneo risalente al 1549, già collocato sul marmoreo altar maggiore.
  • 2 Chiesa di San Cristino (o San Crispino o Chiesa della Misericordia). Sede della confraternita omonima, custodisce le reliquie di san Cristino, a cui la chiesa è intitolata. Nella navata unica, dove si trovava una statua della Madonna col Bambino attribuita a Tino da Camaino, ora nel Museo napoleonico, domina l'altare marmoreo con la tela settecentesca della Madonna della Misericordia. La volta fu affrescata nel 1765 col trompe l'oeil di una balaustra su cui si imposta un loggiato terminante in una falsa cupola. L'organo del 1850 è di Michelangelo Paoli. In un armadio è conservata la copia in bronzo della maschera di Napoleone e il calco della mano. Nel 1746 fu aperta accanto alla chiesa una cappella dedicata alla Vergine di Loreto per ospitare la statua della Madonna proveniente dalla cappella della Linguella. Chiesa di San Crispino su Wikipedia Q3669805 su Wikidata
  • Chiesa di San Marco alle Grotte (in località Le Grotte). Fu edificata nel 1619 in memoria di un episodio delle guerre contro i Turchi. Agli inizi del XVIII secolo la proprietà passò dai Roncisvalle ai Lambardi che edificarono la villa attigua e restaurarono la cappella dotandola del quadro di San Marco, commissionato al fiorentino Giuseppe Bezzuoli nel 1824.
La grande pala d'altare raffigura l'Evangelista che, alzando lo sguardo alla fonte della sua ispirazione, scrive sul rotolo appoggiato sulle sue ginocchia, fulcro luministico della composizione. Dopo i Lambardi, di cui rimangono in San Marco alcune pietre sepolcrali, la chiesa insieme con tutto il fondo passò per eredità ai Lambardi-Duchoquè e poi fu venduta alla famiglia Gasparri. Chiesa di San Marco alle Grotte su Wikipedia Q3671009 su Wikidata
  • 3 Chiesa di Santo Stefano alle Trane (in località Magazzini). La chiesa, pertinente allo scomparso insediamento medievale di Latrano o Laterano, si avvicina per struttura e apparato decorativo all'architettura romanica pisana, possiede molti punti in comune con diverse chiese in Sardegna e Corsica, edificate tra l'XI e il XII secolo. La facciata è spartita in basso da arcate cieche su paraste e conclusa da un timpano sottolineato da cornici. La decorazione, che segue schemi neoantichi sul fianco, riprende invece repertori estranei alla cultura pisana nell'abside, decorata da archetti pensili sui cui peducci compaiono motivi zoomorfi e protomi. Restaurata dopo anni di rovina, è nuovamente officiata. Chiesa di Santo Stefano alle Trane su Wikipedia Q3674334 su Wikidata
  • Cappella dell'Annunziata. Iniziata nel 1581 (in origine a forma esagonale con cupola) venne ampliata grazie al contributo di Marzio da Montauto, governatore di Portoferraio tra il 1621 e il 1645, con l'aggiunta degli altari laterali e del loggiato. Era la cappella dell'antico cimitero di Portoferraio e custodisce le lapidi sepolcrali dei cittadini più illustri. Nel 1799 i francesi ne demolirono la parte anteriore esterna riducendola all'attuale corpo esagono per usarla come deposito di armi. L'interno spoglio, che conserva uno solo dei tre altari originari, venne restaurato per volere di Ferdinando III, nel 1818, ai tempi della costruzione del nuovo cimitero sottoposto alla Confraternita del Santissimo Sacramento. Cappella dell'Annunziata (Portoferraio) su Wikipedia Q3657429 su Wikidata
  • 4 Chiesa del Santissimo Sacramento, via Garibaldi. Edificata nel 1551, il suo aspetto attuale è frutto della ricostruzione dopo i bombardamenti bellici. Il soffitto dell'unica navata (1731), decorato a cassettoni con motivi floreali, porta al centro l'Incoronazione di Maria attribuita a Giovanni Camillo Sagrestani. Sul barocco altar maggiore in marmi policromi e stucchi è la pala dell'Assunta, copia (1930) di Giuseppe Mazzei da Guido Reni; alle pareti i dipinti tardo-settecenteschi di Cristino Giannetti con Il sacrificio di Abramo e Il sogno di Elia. La cappella dedicata ai caduti della Grande Guerra è opera (1934) di Severino Crott; gli affreschi sono di Giuseppe Mazzei. Sopra il ciborio e l'altare marmoreo si trova il Crocifisso ligneo che si vuole ritrovato sotto le rovine dell'antica Fabricia. Chiesa del Santissimo Sacramento (Portoferraio) su Wikipedia Q3668668 su Wikidata
  • Chiesa di San Rocco. È officiata dal 1804 dalla Confraternita della Misericordia, e aveva annesso il cimitero settecentesco riservato alle vittime della peste e ai giustiziati non ammessi all'interno della città. L'edificio, iniziato a spese dei cittadini nel 1584, fu terminato col contributo del granduca Ferdinando I nel 1592.
La facciata attuale risale alla fine del XVIII secolo, quando venne costruito anche il cimitero. All'interno si trova un altare marmoreo ornato da una moderna statua di San Rocco, che sostituisce quello originario. Delle memorie passate rimangono solo le tombe di due Cavalieri di Santo Stefano. Chiesa di San Rocco (Portoferraio) su Wikipedia Q3671914 su Wikidata
  • Ville Napoleoniche. Napoleone Bonaparte fu esiliato sull'Isola d'Elba dal 1814 al 1815. A Portoferraio, la cittadina che scelse come capoluogo, egli possedeva due residenze principali: la Palazzina dei Mulini e la Villa di San Martino, rispettivamente la residenza pubblica e quella privata dell'Imperatore in esilio.
Altre residenze in tutta l'isola vennero inoltre periodicamente abitate: a Portolongone, a Rio Marina e nel Romitorio della Madonna del Monte a Marciana.
All'Elba Napoleone ricostruì in piccolo l'apparato tecnico-burocratico con il quale aveva costruito l'Impero. Ebbe però numerose limitazioni, soprattutto a causa degli ostacoli continuamente posti da Luigi XVIII di Francia, che si rifiutò di rilasciargli la provvisione prevista dal trattato di Fontainebleau, dovendo quindi contare solo sulle risorse locali e sulla tassazione delle comunità dell'isola.
Oltre alle dimore oggi restano quali tracce della presenza dell'imperatore sull'isola strade, le fortificazioni restaurate e una scuola d'arte. Le due regge di Portoferraio simboleggiano rispettivamente la vita pubblica e la vita privata dell'imperatore. Ville napoleoniche di Portoferraio su Wikipedia Q4012932 su Wikidata
Palazzina dei Mulini
  • 5 Palazzina dei Mulini (Villa dei Mulini). È stata una delle due residenze di Napoleone Bonaparte a Portoferraio durante il suo esilio all'isola d'Elba (4 maggio 1814 - 26 febbraio 1815). Era una residenza destinata soprattutto alla vita pubblica e di rappresentanza dell'imperatore in esilio, mentre la sua vita privata si svolgeva nella vicina Villa di San Martino.
L'edificio si trova a Portoferraio, nella parte alta e più antica del centro storico, proprio in mezzo ai due forti principali delle fortezze medicee portoferraiesi: il Forte Falcone e il Forte Stella. Vi si può giungere tramite una scalinata (chiamata appunto Salita Napoleone). La posizione in cima a un alto sperone roccioso particolarmente esposto ai forti venti, fu originariamente utilizzata per la costruzione di quattro mulini; queste costruzioni furono distrutte prima dell'arrivo all'Elba di Napoleone dalle autorità francesi (1808).
Il nucleo originario si deve a Gian Gastone de' Medici, granduca di Toscana, che nel 1724 fece costruire nella zona sommitale del promontorio di Portoferraio alcuni edifici per personale di Stato. Con l'arrivo di Napoleone nel 1814 l'edificio della Villa dei Mulini fu modificato sotto le sue direttive e diventò presto la residenza ufficiale dell'imperatore sull'isola, utilizzata quindi anche per ricevimenti e feste. In seguito alla partenza di Napoleone, dopo il 1815 il fabbricato fu abbandonato fino all'arrivo dei Lorena e da allora ebbe una destinazione prettamente militare. Infine nel periodo tra le due guerre fu costruito sul bastione l'edificio della Colombaia come stazione per i piccioni viaggiatori.
In merito all'utilizzazione della Palazzina, nel novembre 1934 la Soprintendenza propose al Ministero di destinarla alla raccolta di oggetti e cimeli napoleonici, fra i quali la biblioteca che Napoleone aveva lasciato alla città e che doveva costituire il fulcro di un museo napoleonico; alla biblioteca si sarebbero aggiunti oggetti e mobili acquistati dal Comune e altri prelevati dalle raccolte statali e da palazzi e ville reali.
Fu usata come abitazione per gli sfollati a seguito dei devastanti bombardamenti subiti da Portoferraio nel 1944. Dopo altri anni di uso improprio, finalmente nel 1964 la Villa dei Mulini è a tutti gli effetti un museo napoleonico aperto al pubblico.
L'itinerario di visita interessa il piano terra ed il primo piano. Gli ambienti sono arredati; tuttavia il mobilio originario è andato disperso: oggi nella villa si trovano pezzi presi da Palazzo Pitti e dai depositi della Soprintendenza di Pisa.
Giardino
Nei giardini esterni l'imperatore passava gran parte delle sue giornate. Qui si possono ammirare lo stemma in marmo che sormontava la Porta a Mare di Portoferraio, e la statua, anch'essa in marmo, raffigurante Minerva. Durante la permanenza dell'imperatore il giardino dovette apparire particolarmente lussureggiante e profumato per la presenza di piante di aranci, limoni e altre essenze. Verso il centro della scogliera sottostante si trova il Bagno di Napoleone, profonda spaccatura che il mare si è aperto a viva forza nella durissima roccia, prescelta dall'imperatore per farvi il bagno. In passato un piccolo sentiero conduceva a questa località che mostra ancora traccia di piccoli approdi per barche a remi con le quali era possibile allontanarsi dall'isola all'insaputa di tutti.
Biblioteca di Napoleone
Raccoglie i libri che Napoleone portò con sè in esilio all'Elba, e che lasciò alla comunità di Portoferraio al suo ritorno in Francia. ::Pur non raggiungendo il numero elevatissimo di opere conservate in altre biblioteche imperiali, raduna tuttavia un migliao di libri, e costituisce una raccolta importante poichè rispecchia indubbiamente i gusti letterari di Napoleone, il quale aveva scelto personalmente le opere che considerava irrinunciabili per una biblioteca, e pertanto da portare con sè in esilio. Palazzina dei Mulini su Wikipedia Q3361279 su Wikidata
Villa San Martino
  • 6 Villa di San Martino. Situata in località San Martino, sebbene sia spesso indicata come casa di campagna era di fatto la più importante, destinata comunque alla vita privata dell'imperatore in esilio che, per la sua attività pubblica, si serviva essenzialmente dell'altra casa, la Palazzina dei Mulini posta nella parte alta di Portoferraio.
Pur essendo una villa di dimensioni ridotte, Napoleone volle che non avesse niente da invidiare in fatto di comodità e raffinatezza alla vita parigina. La struttura ha una semplice pianta quadrata, con il primo piano destinato alla vita sociale e quello al terreno con i servizi, come il bagno neoclassico detto di Paolina, con una raffigurazione della Verità affrescata.
Al primo piano l'Imperatore fece realizzare una biblioteca, dove si dice che passasse molto tempo. Le due stanze più importanti sono la Sala del nodo d'amore dedicata alla sua unione con Maria Luisa d'Asburgo e la Sala egizia, decorata con geroglifici e piramidi, un grande zodiaco sul soffitto e altre scene che rappresentano i momenti salienti delle imprese di Napoleone; al centro di quest'ultima stanza si trova ancora una vasca ottagonale.
Dopo i Cento giorni la villa rimase in stato d'abbandono per molti anni, fino a quando il principe russo Anatolio Demidoff, del casato dei Demidoff e figlio dell'ambasciatore russo a Firenze, si sposò con la nipote di Napoleone Matilde Bonaparte ed entrò in possesso della villa. Demidoff si profuse nell'arricchimento della villa, creando nel 1851 la cosiddetta Galleria Demidoff, un edificio in stile neoclassico di solo un piano, progettato dall'architetto Niccolò Matas (l'autore della facciata della Basilica di Santa Croce a Firenze). In questa galleria, decorata con coppie di colonne di granito, Anatolio sistemò dopo la morte di Napoleone una sorta di museo a lui dedicato, con armi, quadri e altri cimeli.
All'ingresso si trova la statua della Galatea di Antonio Canova, che pare si fosse ispirato per la scultura alle fattezze di Paolina Bonaparte. La villa appartenne poi alla famiglia dei Pullè, ed una parte fu acquistata dal conte Bernardo Barbiellini Amidei.
All'esterno fu creato un viale di gelsi e aiuole geometriche all'italiana, secondo il dominante stile eclettico. Il parco retrostante alla villa venne arricchito con piante esotiche e voliere per uccelli pregiati. Nel 1880 la dinastia dei Demidoff si estinse almeno nel ramo toscano e le loro collezioni vennero sfortunatamente disperse. La galleria napoleonica divenne un museo e in seguito uno spazio espositivo per varie mostre di lungo periodo. Oggi dopo lavori di restauro ospita stampe del periodo di Napoleone provenienti da varie collezioni private. Villa di San Martino su Wikipedia Q4012768 su Wikidata
  • 7 Palazzo della Biscotteria (Municipio), Via Garibaldi, 17, +39 0565 937111. Ecb copyright.svg entrata libera. Simple icon time.svg orari di apertura degli uffici comunali. Fu fatto edificare da Cosimo I per ospitare una biscotteria che doveva produrre il pane per le guarnigioni militari che aveva posto a presidio della nuova città che stava costruendo. Attualmente sede del Municipio, il palazzo mostra l'aspetto che gli hanno dato gli interventi edilizi dell'Ottocento. Una lapide sulla facciata commemora la residenza di Napoleone.
  • Villa Bigeschi. L'edificio, situato nei pressi di Portoferraio, è del tardo XVIII secolo.
La villa prende il nome dagli antichi proprietari appartenenti alla famiglia Bigeschi - Della Serra, originaria di Fiesole. Candido Bigeschi (1749-1842), durante la dominazione francese dell'Elba, fu sindaco (maire) di Portoferraio e nominato «membro della reggenza» da Napoleone Bonaparte; nel 1840 Candido Bigeschi divenne gonfaloniere di Portoferraio per volere del granduca Leopoldo II. Lo stesso granduca, come attestato da un diploma di nobiltà che si conserva nella villa, concesse titoli nobiliari a Giovanbattista e Domenico (1839) e a Candido e Vincenzo (1840).
La struttura, che conserva gli arredi originari, è circondata da un parco con piccoli viali, statue e balconate che si affacciano sul mare sottostante. La villa Bigeschi è di proprietà privata. Villa Bigeschi su Wikipedia Q18289478 su Wikidata
  • Teatro dei Vigilanti, piazza Antonio Gramsci, +39 0565 944024, fax: +39 0565 945355, @ segreteria@marinadiportoferraio.it. La settecentesca chiesa del Carmine venne trasformata, proprio alla fine dell'età napoleonica, in uno spazio teatrale su progetto dell'architetto Paolo Bargigli, professore di architettura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara, e progettista, oltre che di molti interventi napoleonici all'Isola d'Elba, anche dei teatri degli Impavidi di Sarzana e del Teatro Regio di Lucca.
Il nuovo teatro venne inaugurato il 24 gennaio 1815 e presentava l'aspetto tipico dei teatri moderni all'italiana: pianta a ferro di cavallo con 65 palchi distribuiti su 4 ordini sormontati da un loggione. Le decorazioni pittoriche interne e il sipario furono realizzati dal pittore piemontese Antonio Revelli, quelle a stucco dallo stuccatore livornese Campolmi. Dopo la definitiva caduta di Napoleone, nel maggio del 1815 il teatro venne nuovamente inaugurato con l'odierna denominazione.
Per tutto l'Ottocento in questo spazio si alternarono rappresentazioni di prosa, di lirica e feste da ballo. All'inizio del Novecento la situazione economica livornese e la diminuzione di spettatori peggiorarono sensibilmente il deficit di bilancio e nel 1920 il teatro venne chiuso. Fu poi restaurato fra il 1922 e il 1923 su progetto dell'ingegner Visioli. In questa occasione vennero sostituiti con un nuovo loggione il quarto ordine di palchi e il vecchio loggione; furono rinnovati la tappezzeria, i camerini, il palcoscenico e la buca dell'orchestra.
Dopo nuovi restauri, nel 1937 il teatro venne utilizzato prevalentemente come cinematografo fino al 1952. Seguì un lungo periodo di abbandono interrotto alla metà degli anni ottanta da un vasto intervento di recupero su progetto dell'architetto Maria Berta Betazzi, reso possibile anche grazie ai finanziamenti del progetto regionale FIO. A lavori ultimati il teatro risulta recuperato non solo all'attività teatrale ma anche ad attività di tipo congressuale. Teatro dei Vigilanti su Wikipedia Q3982272 su Wikidata
Torre della Linguella
  • 8 Torre della Linguella. La struttura fortificata fu costruita agli inizi del Cinquecento nel luogo in cui sorgevano i resti di un preesistente edificio risalente addirittura al periodo romano. La sua costruzione fu voluta dai Medici per avere una struttura difensiva in più a protezione del porto di Portoferraio, che tuttavia veniva utilizzata fino alla seconda metà del Settecentoin modo promiscuo essendo anche adibita a magazzino per la conservazione del sale.
Dismessa e trasformata in prigione rimase in funzione fino all'apertura tardo ottocentesca del più ampio carcere all'interno del forte Longone di Porto Azzurro. Un detenuto celebre della torre fu l'anarchico Giovanni Passannante, attentatore del re Umberto I, che visse nell'edificio per 10 anni. La struttura fu definita al tempo "torre di Passannante", nome tuttora in uso. Anche l'antifascista Sandro Pertini vi fu recluso per un breve periodo nel 1933..
Dopo essere andata incontro ad un periodo di degrado a seguito della sua definitiva chiusura, è stata riportata agli antichi splendori grazie ad un attento lavoro di restauro effettuato alla fine degli anni settanta del secolo scorso.
La torre della Linguella presenta una caratteristica pianta ottagonale, con una cordonatura che si articola nella parte bassa delimitando il sottostante basamento, che su sei degli otto lati poggia direttamente sulla riva scogliosa del mare. La parte superiore della struttura turriforme risulta nettamente più sporgente di quella inferiore, culminando nella parte sommitale con alcuni possenti beccatelli che delimitano la terrazza originariamente utilizzata per le funzioni di avvistamento, al centro della quale è presente una piccola struttura a base circolare non visibile dall'esterno del complesso. Le strutture murarie si presentano quasi interamente rivestite in laterizi, con tratti di cortine murarie di cinta in pietra che si addossano all'angolo nord-occidentale della torre, andando a delimitare esternamente una struttura bastionata con basamento a scarpa, che in passato conferiva un ulteriore elemento di sicurezza all'intero complesso. Torre della Linguella su Wikipedia Q3995489 su Wikidata
  • 9 Torre del Gallo. È una torre costiera che si trova presso il porto di Portoferraio, sul moletto della Sanità che chiude a sud-ovest l'area portuale ed ospita sulla sommità il faro del porto.
La torre si presenta tozza a pianta quadrangolare, con basamento a scarpa cordonato e galleria interna; nella parte centrale della sommità della facciata orientale poggia una più piccola struttura turriforme a sezione quadrata che culmina all'apice con un gallo metallico che conferisce il nome alla struttura. Originariamente, oltre a svolgere funzioni difensive, era sede del lazzeretto; dopo il rifacimento del molo, ha ospitato la caserma della Regia guardia di finanza a partire dal 1934. Torre del Gallo (Portoferraio) su Wikipedia Q17638775 su Wikidata
Forte Stella
  • 10 Forte Stella. Fortificazione costiera, è in posizione dominante su un promontorio che domina da nord l'intera rada del porto. L'imponente complesso fortificato fu realizzato nel 1548, su progetto di Giovanni Camerini e di Giovan Battista Belluzzi, per svolgere funzioni di avvistamento e di difesa nell'ambito del massiccio sistema difensivo voluto dai Medici, che caratterizzava la cittadina elbana ed era costituito dall'insieme di varie strutture fortificate che di fatto rendevano il luogo inespugnabile. Il complesso continuò a svolgere le originarie funzioni a cui era adibito fino ad epoche relativamente recenti.
Il forte Stella si presenta come un'imponente struttura fortificata che si articola a pianta stellata, nell'insieme riconducibile ad un poligono dalla forma pentagonale irregolare. Esternamente l'intero complesso è cinto da una serie di cortine murarie rivestite in laterizi che poggiano su possenti basamenti a scarpa ed originariamente erano ulteriormente protette da una serie di fossati che le delimitavano esternamente. L'intero complesso si adatta all'orografia scoscesa del promontorio sul quale è situato ed è dotato di numerosi passaggi ed ambienti sotterranei, che in passato potevano essere adibiti a rifugi di emergenza in caso di attacco nemico proveniente dal mare. Ai vertici della fortezza spiccano i cinque bastioni angolari, che hanno conservato anche una parte delle originarie garitte delle sentinelle; al vertice nord-orientale si trova anche lo storico faro di Portoferraio, a pianta circolare, che fu costruito dai Lorena nel 1788 per poter segnalare la presenza del promontorio antistante al porto nelle ore notturne. All'interno del complesso fortificato sorgono vari fabbricati, che in passato ospitavano la polveriera, l'armeria, magazzini di deposito, gli alloggi delle guarnigioni e un presidio ospedaliero; tra essi fu costruita anche una cappella come luogo di preghiera per le sentinelle che prestavano servizio presso il forte. Forte Stella (Portoferraio) su Wikipedia Q3748641 su Wikidata
  • 11 Forte Falcone. Il Forte Falcone si presenta come un imponente fortificazione situata in posizione dominante nella parte occidentale del promontorio che chiude a nord la vasta area del porto di Portoferraio. La struttura architettonica militare si articola a pianta quadrangolare irregolare, ai cui vertici è presente un bastione originariamente munito di garitta. Esternamente, il forte è racchiuso all'interno di una cortina muraria di cinta, che si dispone lungo un perimetro trapezoidale, che venne ultimata soltanto all'inizio del Settecento. Le strutture murarie della fortificazione si presentano rivestite prevalentementi in laterizi e poggiano su possenti basamenti a scarpa che si adattano all'orografia scoscesa del promontorio. All'interno del forte si trovano alcuni edifici che in passato ospitavano gli alloggi delle guarnigioni, la polveriera e l'armeria. Forte Falcone su Wikipedia Q3748552 su Wikidata
La fortezza del Volterraio
  • 12 Fortezza del Volterraio. Il complesso fortificato, che nei documenti duecenteschi è chiamato Monte Veltraio, fu costruito attorno all'anno Mille all'altitudine di 394 m. nel punto in cui probabilmente sorgeva una preesistente struttura di epoca etrusca; nei pressi del sito è stata rinvenuta una moneta bronzea di Volterra coniata tra il IV e il III secolo a.C. insieme a proiettili di piombo per fionda, frammenti di bronzetti figurati e resti di vasellame in bucchero. La fortezza venne ristrutturata in epoca tardoduecentesca, su probabile progetto di Vanni di Gerardo Rau, per adeguarla alle esigenze difensive dell'epoca. Nel 1544 la rocca fu brevemente assediata da Khayr al-Dīn e successivamente, nel 1553, da Dragut. Il complesso architettonico militare svolgeva funzioni di avvistamento ad ampio raggio lungo il tratto costiero settentrionale dell'isola e verso il mare prospiciente; quando la zona entrò a far parte del granducato di Toscana, la fortezza fu integrata, seppur ubicata in posizione isolata, al sistema difensivo che veniva allestito dai Medici nel cuore della cittadina di Portoferraio. Il complesso continuò a svolgere le proprie funzioni anche in epoca settecentesca sotto i Lorena, per poi divenire un presidio delle truppe napoleoniche sul finire del secolo. Proprio nel 1798 vi fu un'insurrezione contro i militari francesi che portò alla semidistruzione del complesso, da allora definitivamente abbandonato. Una serie di restauri condotti a partire dalla seconda metà del secolo scorso hanno permesso di recuperare ciò che restava dell'antica fortificazione.
La fortezza del Volterraio, che si presenta sotto forma di imponenti ruderi alla sommità dell'omonimo poggio, si articola a pianta esagonale ed è caratterizzato da strutture murarie interamente rivestite in pietra, alla cui base sono visibili in alcuni punti tracce di più antiche mura di epoca etrusca e romana. Nonostante lo stato di rudere, è ancora oggi visibile parte dell'aspetto imponente che originariamente caratterizzava il complesso difensivo. A valle della fortificazione si trovano i resti di un insediamento riferibile all'Età del Bronzo (Cultura subappenninica), in contatto diretto con quello di Cima del Monte. Vi si trova una piccola necropoli rupestre. Fortezza del Volterraio su Wikipedia Q3748720 su Wikidata

Siti archeologici[modifica]

Nel territorio del comune di Portoferraio si trovano alcuni resti archeologici risalenti ae età etrusca e romana.

  • Insediamento etrusco di Castiglione di San Martino. È un insediamento fortificato di età etrusca posto su un'altura a 115m. Questo oppidum, che come gli altri abitati etruschi dell'isola controllava gli antichi commerci siderurgici, presentava una cinta muraria dalla planimetria irregolarmente rettangolare (20 x 50 m), costituita da blocchi sovrapposti di pietra locale. L'insediamento fu contraddistinto da diverse fasi abitative, ossia dalla prima metà del IV secolo a.C. sino circa al 250 a.C., epoca in cui è datata la conquista romana dell'isola d'Elba. Tra i materiali archeologici recuperati, oggi conservati presso il Museo civico archeologico di Portoferraio, compaiono kylikes a vernice nera dell'Atelier des petites estampilles, skyphoi del gruppo Ferrara T 585, ceramiche di Gnathia, anfore etrusche e greco-italiche e una moneta bronzea di Populonia.
  • Insediamento etrusco di Monte Fabbrello. I resti di questo oppidum di origine etrusca, legato al controllo delle vie commerciali dei metalli, sono visibili nel settore sommitale della collina a 135 m. sotto forma di murature costituite da blocchi sovrapposti di pietra locale. L'insediamento fu verosimilmente abitato dal IV secolo a.C.; tra i pochi materiali archeologici recuperati sono presenti frammenti di pavimentazione in cocciopesto (opus signinum) misto a scorie di riduzione del ferro. Nel 1880 l'archeologo Vincenzo Mellini rilevò la planimetria dei resti di un edificio da lui definito asilo.
  • Insediamento etrusco di Monte Puccio. Sul Monte Puccio si trovano i resti di un piccolo oppidum o statio risalente tra la seconda metà del V secolo a. C. e gli inizi del III secolo a.C., come gli altri abitati etruschi dell'isola legato alle attività estrattive. Sono visibili tracce di una cinta muraria irregolarmente strutturata, costituita da blocchi sovrapposti di pietra locale. Attualmente numerosi blocchi appaiono inglobati e riutilizzati in terrazzamenti per vigneti. Tra i materiali archeologici recuperati, frammenti di orci, di anfore e di vasi in ceramica depurata.
  • Necropoli di Casa del Duca. La necropoli è stata utilizzata a partire dalla fine del V secolo a.C. sino alla fine del II secolo a.C. ed era composta da un totale di quattro sepolture. La più antica, di matrice culturale etrusca, era una sepoltura femminile e comprendeva un ricco corredo funebre consistente in una collana d'oro a piccoli globi, un orecchino d'argento con pendenti, una fibula d'argento, una collana a piccoli globi in pasta vitrea, un elemento di collana in steatite, sette pendagli di bronzo, uno specchio di bronzo, una situla frammentaria di bronzo, una fusaiola, uno strumento da toeletta di bronzo. Le altre tre sepolture, di matrice culturale romana, contenevano tre candelabri di bronzo, un infundibulum con manico zoomorfo, otto vasi a vernice nera (quattro patere, due coppe, una lekythos e un kantharos), un'olpe di produzione iberica, un boccale di Ampurias, un unguentario, un lagynos e dieci fittili d'impasto (sei ollette, un coperchio, una patera, una coppetta e un'olla globulare con organi genitali maschili e femminili in rilievo).I materiali rinvenuti sono conservati nei Musei Civici di Palazzo San Francesco a Reggio Emilia.
Psiche alata (Villa delle Grotte) Isola d'Elba
  • Villa romana delle Grotte. La domus è posta in posizione panoramica sopra l'omonimo promontorio affacciato sul golfo di Portoferraio, risale all'ultimo quarto del I secolo a.C. La struttura, appartenuta a Marco Valerio Messalla della famiglia dei Valeri, era realizzata in opus reticulatum e possedeva un complesso termale con calidarium e frigidarium. La cisterna della villa si trovava a quota più elevata; era strutturata a più ambienti e riceveva il flusso idrico dalla soprastante area del Monte Orello. La domus venne utilizzata, dopo l'abbandono avvenuto alla fine del I secolo, sino agli inizi del VI secolo come probabile luogo di sepoltura. Per tale motivo, i materiali archeologici rinvenuti sono piuttosto limitati; dal sito provengono terrecotte architettoniche raffiguranti Psiche alata che nasce da un cespo di acanto, piastrelle in marmo cipollino e palombino, mosaici frammentari con tessere bianche e nere, intonaci dipinti con figurazioni architettoniche, anfore vinarie frammentarie (forme Dressel 2, Dressel 4, Dressel 1b) e olearie (Dressel 20); degno di nota è un bollo laterizio con dicitura L. Grani. L. L. Inge.
Villa romana della Linguella
  • Villa romana della Linguella. Domus posta sull'estremità dello stretto promontorio (detto appunto Linguella dal XVI secolo) che chiude ad est la darsena di Portoferraio, risale al I secolo a.C. L'intera struttura testimonia varie fasi di costruzione. Alla prima fase (I secolo a.C.) risalgono murature in opus reticulatum e rivestimenti parietali in lastre marmoree ed intonaci dipinti in rosso. Alla seconda fase (fine del I secolo a.C. - I secolo d.C.) è datato un ambiente circolare con quattro nicchie (laconicum) e dotato di pavimentazione in cocciopesto con inserti esagonali in marmo palombino, insieme ad un altro ambiente con pavimentazione in opus sectile. Durante la terza fase (II secolo) risalgono murature in opus caementicium con rivestimento ad intonaco dipinto. Alla quarta fase (metà del II secolo - III secolo) sono datati interventi di abbellimento e restauro, tra cui mosaici geometrici policromi e intonaci policromi. Durante la quinta fase (IV - V secolo), la domus viene abbandonata e spogliata dei suoi preziosi marmi, tra i quali si conserva, presso l'adiacente Museo archeologico di Portoferraio, un torso virile in marmo bianco. La villa della Linguella è ritenuta nel XVIII secolo parte integrante dei cosiddetti Bagni della regina Alba.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

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