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Orta San Giulio

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Orta San Giulio
Il paese e vista sull'Isola di San Giulio
Stato
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Orta San Giulio
Orta San Giulio
Sito istituzionale

Orta San Giulio è una città del Piemonte.

Da sapere[modifica]

Fa parte dei Borghi più belli d'Italia ed è stata premiata con la bandiera arancione dal Touring Club Italiano.

Cenni geografici[modifica]

Sulla sponda orientale del Lago d'Orta, dista 45 km da Novara.

Cenni storici[modifica]

La storia della città si identifica sostanzialmente con quella del Lago. Alla fine del IV secolo i due fratelli greci Giulio e Giuliano, originari dell'isola di Egina arrivano sulle rive del lago e si dedicano, con il beneplacito dell'imperatore Teodosio I all'abbattimento dei luoghi di culto pagani e alla costruzione di chiese. La leggenda vuole che san Giulio abbia lasciato al fratello Giuliano il compito di edificare a Gozzano la novantanovesima chiesa, cercando da solo il luogo dove sarebbe sorta la centesima. Individuata nella piccola isola il luogo adatto, ma non trovando nessuno disposto a traghettarlo, Giulio avrebbe steso il suo mantello sulle acque navigando su di esso. Sull'isola Giulio sconfisse i draghi e i serpenti che popolavano quel luogo, simbolo evidente della superstizione pagana, cacciandoli per sempre e gettando le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica di San Giulio. La leggenda del Santo Giulio è citata in numerose opere.

Con l'arrivo dei longobardi, attorno all'anno 570, le terre dell'Alto Novarese furono inquadrate nel ducato di San Giulio, a capo del quale fu posto nel 575 il duca Mimulfo, con l'incarico di difendere l'Ossola dai Franchi. Quando, pare a causa del tradimento di Mimulfo, i Franchi varcarono il Sempione il re dei Longobardi Agilulfo fece decapitare Mimulfo. Un sarcofago che si dice aver ospitato le sue spoglie è attualmente utilizzato come cassetta per le elemosine nella Basilica.

Nel 957 il castello dell'isola di San Giulio, in cui si era asserragliato Berengario d'Ivrea, venne assediato da Litolfo, figlio dell'imperatore Ottone I. Alla morte di Litolfo, Berengario riprese le ostilità, costringendo lo stesso imperatore a calare in Italia. Mentre Berengario si fortificava a San Leo nel ducato di Spoleto, sua moglie Willa, radunati tutti i suoi tesori, si rifugiò sull'isola di San Giulio, essendo queste le uniche fortezze del regno a poter resistere a lungo. L'assedio del 962 all'isola durò in effetti due mesi dopodiché la regina si arrese. Ottone si impossessò del tesoro ma, ammirato dal coraggio della regina, le permise di raggiungere il marito. Durante l'assedio nacque sull'isola Guglielmo da Volpiano, futuro abate di Digione.

Panorama del Lago d'Orta

Nel 1219, dopo una contesa ventennale tra il vescovo e il Comune di Novara, nacque formalmente il feudo vescovile della Riviera di San Giulio. Nel 1311 lo staterello divenne contea imperiale e successivamente conosciuta anche come principato vescovile. Nel 1767 i diritti sovrani sul territorio furono ceduti alla casa Savoia. La definitiva cessione di potere ai Savoia avvenne però solo nel 1817 con la rinuncia ufficiale da parte dell'ultimo principe-vescovo titolare. Il Comune di Omegna e la parte settentrionale del lago si federarono invece con il Comune di Novara fin dal 1221, seguendo le sorti del Novarese.

Lo staterello nel tempo fu diviso in tre unità amministrative: Riviera superiore con capoluogo Orta; Riviera inferiore con capoluogo Gozzano e Signoria di Soriso, con Soriso Superiore ed Inferiore.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Fanno parte del suo territorio comunale i paesi di Corconio, Imolo e Legro.

Come arrivare[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Basilica di San Giulio (sull'Isola di San Giulio). La tradizione vuole che questa sia la centesima e ultima chiesa fondata da San Giulio, originario dell'isola di Egina in Grecia, che con il fratello Giuliano dedicò gli ultimi anni di vita all'evangelizzazione del Lago d'Orta. Secondo la leggenda, intorno al 390 il santo raggiunse l'isola navigando sul proprio mantello e la liberò dai draghi (immagine simbolica della sconfitta del paganesimo) edificando una piccola chiesa, dedicata ai dodici apostoli. Gli scavi archeologici condotti all'interno dell'edificio hanno evidenziato le tracce di una primitiva basilica (V secolo - VI secolo)in forma di semplice, piccola cappella con unica abside, orientata verso nord. Circa un secolo dopo venne costruita una nuova chiesa, grande e correttamente orientata, sempre con unica abside. La chiesa attuale a tre navate, d'impianto romanico ma con numerosi rimaneggiamenti dei secoli successivi, fu edificata nel XII secolo, sul modello dell'antica cattedrale di Novara. Al suo interno è custodito un prezioso ambone scolpito (in marmo serpentino verde d'Oira) e sorretto da quattro colonne più antiche, vero capolavoro della scultura romanica del XII secolo.
La facciata della chiesa conserva un aspetto romanico nonostante le modifiche seicentesche che portarono all'edificazione di un pronao sormontato da una grande finestra a serliana. Due paraste sporgenti inquadrano l'ingresso innalzandosi sino al tetto: esse dividono in tre campi la facciata consentendo di intravedere la struttura a tre navate della chiesa; i due corpi laterali della facciata sono delimitati da due snelle torri scalari (XII secolo) con bifore e ghiere in cotto. La basilica ha tre absidi semicircolari; quella centrale è caratterizzata da una elegante galleria di archi in cotto a doppia ghiera.
Il tiburio ottagonale, già presente in epoca romanica e rimaneggiato alla fine del Settecento, su un lato ha mantenuto l'antico aspetto con la presenza di una trifora cieca con esili colonnine e capitelli a fogliami. Il campanile romanico sorge in posizione distaccata dalla chiesa, a ridosso delle absidi; è diviso internamente in sei piani alleggeriti nei due piani più alti dalla presenza di una doppia bifora e di una trifora. Mentre la basilica segue canoni stilistici propri dell'area romanico lombarda, il campanile si colloca piuttosto nella matrice architettonica piemontese, segnatamente in quella dell'abbazia di Fruttuaria, cosa che porta a formulare l’intervento di Guglielmo da Volpiano, importante figura di abate e architetto nato proprio nell'isola di San Giulio.
Nell'interno a tre navate con volte a crociera l'antica matrice romanica si connota per la presenza di due matronei che percorrono sino al transetto le navate laterali: ad essi si accede da due scale a chiocciola poste all'interno dei due piccoli campanili che delimitano la facciata. La maggior parte degli altri elementi strutturali sono invece da ascrivere alle trasformazioni secentesche della chiesa: si tratta principalmente della costruzione di una sorta di esonartece addossato alla controfacciata (che funziona, nel piano superiore, da galleria di collegamento dei due matronei) e dalla realizzazione della cripta (1697) a tre navatelle con volte a vela e colonnine di marmo che ospita la teca con le spoglie di san Giulio.
L'aspetto più propriamente barocco è costituito soprattutto dall'apparato decorativo del catino absidale e delle volte della navata maggiore, con affreschi del valsesiano Carlo Borsetti, coadiuvato dal quadraturista Pietro Camaschella e raffiguranti la Trinità e l'Ascesa e gloria di san Giulio e dei santi Elia, Demetrio, Filiberto e Audenzio, questi ultimi sepolti in basilica insieme al santo patrono. Prevalentemente barocche sono le tele esposte nelle cappelle absidali e nei bracci del transetto. Possono essere menzionate: nella cappella laterale sinistra (detta cappella dell'Assunzione) una tela di Francesco del Cairo con l'Assunzione della Vergine; in fondo al braccio sinistro del transetto la grande tela con l'Incontro di san Giulio e sant'Audenzio di Giuseppe Zanatta; nella cappella laterale sinistra San Giulio che aggioga il lupo di Giorgio Bonola.
Testimonianze artistiche più antiche ancora presenti nell'attuale apparato decorativo sono date dallo stupendo ambone romanico addossato al quarto pilastro sinistro e dagli affreschi posti sulle pareti delle navate laterali e sui pilastri della chiesa, espressioni di devozione popolare che coprono un arco temporale che va dalla seconda metà del XIV ai primi decenni del XVI secolo. Nella cappella in fondo alla navata sinistra, si osserva sopra l'altare il gruppo del Calvario, statue lignee del crocifisso con la Madonna e san Giovanni evangelista ai piedi della croce.Il gruppo è stato attribuito al Maestro di Santa Maria Maggiore, scultore ossolano oggi identificato con Domenico Merzagora, e datato verso il 1490.
L'ambone romanico (inizi del XII secolo) è costruito in serpentino grigio-verde (lucidato assume un aspetto bronzeo) proveniente dalle vicine cave di Oira. Presenta una pianta quadrata con quattro colonne che sorreggono il parapetto che, a sua volta, poggia su di una base ornata di fogli d'acanto. Le quattro colonne sono diverse tra loro, due hanno fusto liscio, le altre presentano ornati in rilievo con motivi ad intreccio; notevoli sono i capitelli a fogliami (o con fogliami e teste di animali). Il parapetto, a forma mistilinea, presenta su ciascuno dei tre lati due parti rettilinee ed una curva, che rendono suggestiva la lettura iconografica delle lastre scolpite di cui si compone. Leggendo le figure in senso antiorario troviamo: un centauro in atto di scoccare una freccia contro un cervo, aggredito da due fiere, poi le raffigurazioni simboliche dei quattro evangelisti (il bue di Luca, l'uomo alato di Matteo, il leone di Marco, l'aquila di Giovanni), ed infine la rappresentazione di un grifone che azzanna la coda di un coccodrillo. Le due scene di lotta - corrispondenti al gusto dei bestiari medievali - stanno a significare la lotta tra il bene ed il male. Tra il leone di Marco e l'aquila di Giovanni trova curiosamente posto una figura maschile che si vuole identificare con Guglielmo da Volpiano, nato sull'isola e venerato dalla Chiesa come santo.
  • Palazzo Penotti Ubertini.
  • Villa Crespi.
  • Castello di Buccione.
  • Sacro Monte. Il Sacro Monte di Orta sorge sulla collina che si eleva al centro della penisola di Orta-S.Giulio, situata sulla riva occidentale del Lago d'Orta. Fu realizzato su emulazione del Sacro Monte di Varallo; le 20 cappelle che lo compongono raffigurano episodi della vita e dei miracoli di San Francesco d'Assisi. Fu edificato in tre distinti periodi, tra il 1590 e il 1788. Nel 1583 la comunità ortese decise di erigere sulla "Selva di San Nicolao" un insieme di cappelle e un convento destinato ad accogliere, per volontà di S. Carlo Borromeo e dall'Abate novarese Amico Canobio, i frati francescani cappuccini.
In una prima fase costruttiva che arriva sin quasi alla metà del Seicento operarono artisti quali gli scultori Giovanni d'Enrico e Cristoforo Prestinari, ed i pittori Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere detti i Fiammenghini. Sempre tra i pittori, l'assenza qui di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, presente invece al Sacro Monte di Varallo, è però compensata dalla presenza di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone e di Antonio Maria Crespi.
Nella seconda metà del Seicento, con una accentuazione del gusto barocco, troviamo attivo come scultore Dionigi Bussola, protostatuario del Duomo di Milano e grande interprete dei moduli artistici propri dei sacri monti (oltre ad Orta, fu attivo anche a Varallo, Varese e Domodossola). Milanesi erano anche i fratelli Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone (cappelle X, La vittoria di San Francesco sulle tentazioni e XVII, La morte di San Francesco). A partire dalla fine del secolo, lasciò una nuova e diversa impronta stilistica il pittore Stefano Maria Legnani; poi, nella prima metà del Settecento, altri artisti milanesi: lo scultore Carlo Beretta e il pittore Federico Bianchi.
Il complesso monumentale denominato Assisi del nord ha nella chiesa dei Santi Nicolao e Francesco, totalmente rimaneggiata nel 1600, il suo cuore pulsante. In questo spazio sacro, un vero e proprio scrigno di tesori, recentemente oggetto di restauri, si possono ammirare opere in legno e radica di noce, quattro tele del pittore Cantalupi, secolo XVIII, una tela della scuola del Rocca, secolo XVIII, una del Busca, secolo XVIII, una quindicina di quadri di autori vari, una tela del Procaccini, secolo XVIII, e un medaglione in legno del secolo XVII. L'elemento però di maggior valore artistico è una Pietà, venerata con il titolo di Madre del Redentore. Si tratta di una scultura in legno, di fattura tedesca, che gli studiosi datano tra i secoli X e XI, incastonata in una nicchia barocca.
Annessi alla chiesa si trovano ora due conventi, quello Grande originariamente destinato ai frati cappuccini ed ora proprietà privata, e quello Piccolo, abitato da una piccola comunità di frati francescani minori che si occupano della gestione del Santuario e dell'accoglienza dei pellegrini.
L'isola di San-Giulio vista dal Sacro Monte di Orta
  • Isola di San Giulio. L'isola di San Giulio è l'unica isola del Lago d'Orta e fa parte del comune di Orta San Giulio. È situata a circa 400 metri dalla riva, lunga 275 m e larga 140, ha un perimetro di circa 650 m. Verso il 390 San Giulio vi costruì la prima chiesa. In epoca longobarda l'isola era certamente fortificata. Nel 1841 il castello medievale fu abbattuto per far posto al nuovo grande Seminario Vescovile. Una strada pedonale percorre l'intero perimetro dell'isola costeggiando le antiche case dei canonici. Ora l'isola è quasi interamente occupata dall'abbazia Mater Ecclesiae.
  • Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]


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