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Pozzo Baronzio

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Pozzo Baronzio
frazione di Torre de' Picenardi
Pozzo Baronzio (Torre de' Picenardi) - La cascina Fortuna 04.JPG
Stato
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Pozzo Baronzio
Pozzo Baronzio

Pozzo Baronzio è una frazione di Torre de' Picenardi della regione Lombardia.

Da sapere[modifica]

Pozzo Baronzio è amministrativamente frazione del territorio di Torre de' Picenardi ed è situato 1,7 chilometri ad ovest del capoluogo.

Cenni geografici[modifica]

Situato nella bassa pianura lombarda, il paese si trova nella zona denominata Casalasco, che con il confinante Viadanese della zona mantovana forma il Comprensorio Interprovinciale Casalasco Viadanese -Oglio Po. Dista da Cremona 22 chilometri, 27 da Casalmaggiore.

Cenni storici[modifica]

È un piccolo centro del territorio di Torre de' Picenardi, che deve all'opera dei frati la bonifica della sua fertile campagna. Nel Medioevo Pozzo Baronzio era dotato di una Rocca, che si suole indicare nella zona centrale del paese, dove esiste un fabbricato che è ancora comunemente chiamato Castello. Questa fortificazione espose il paese ad assalti e assedi, come nel 1648 quando fu messo a ferro e fuoco dalle truppe gallo estensi. Importanti tracce nel suo tessuto urbanistico sono state lasciate dalle nobili famiglie Melzi, Barbò, D’Eril, che vi costruirono grandi Ville – cascine che tuttora caratterizzano il paese.


Come orientarsi[modifica]


Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

  • Aeroporto Verdi di Parma
  • Aeroporto Catullo di Verona
  • Aeroporto D' Annunzio di Montichiari (BS)
  • Aeroporto Caravaggio di Orio al Serio (BG)

In auto[modifica]

  • Strada Statale 10 Italia.svg Il paese è in fregio all' ex statale n. 10 Cremona - Mantova

In treno[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
  • 1 Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. La fondazione di questa chiesa parrocchiale intitolata a Santa Maria Assunta è collocabile in un periodo fra il XVII e il XVIII secolo. La facciata a capanna è sottolineata da due colonne che incorniciano la navata centrale, e separano le due navate laterali a loro volta concluse da colonne e aperte da due finestre. Il portale, sormontato da un volto decorato che si conclude in una tettoia al pari delle finestre laterali, è sormontato da un rosone; il tetto a capanna è decorato da archetti pensili.
All’interno le due navate laterali sono separate da pilastri che sorreggono volte a crociera. La navata centrale si conclude in un presbiterio rialzato, racchiuso da una elegante balaustra del primo Settecento (1705).
Le decorazione pittoriche di volte e pareti sono il risultato di due interventi decorativi effettuati nell’Ottocento intorno alla metà del secolo e nel Novecento nel corso degli anni Venti.
L'altare maggiore è in marmo ed è riccamente intarsiato; si tratta di una pregevole opera di scuola bresciana che fu consacrata il 6 agosto 1743.
La cascina Fortuna
La chiesa conserva inoltre una importante opera pittorica: l’ Ultima Cena, grande dipinto Cinquecentesco di scuola veneta attribuito a Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Nell’abside si notano il coro ligneo settecentesco e una ancona in cui si conserva una copia dell’opera di Bernardino Campi Assunzione della Beata Vergine Maria, il cui originale si conserva al Museo Civico di Cremona.

Sopra la porta laterale, nella navata destra, un dipinto seicentesco raffigura san Carlo Borromeo.

I due altari delle navate laterali, uno per navata, sono Ottocenteschi, con le statue dei Santi titolari: la Beata Vergine Maria; San Luigi Gonzaga. Alla parete a destra c’è l'organo meccanico della metà dell'800, fino ai primi anni del XX secolo collocato in controfacciata dove si trova il dipinto seicentesco della Beata Vergine col Bambino e i santi Antonio da Padova e Francesco d'Assisi.
  • 2 Cascina Fortuna. Nella stessa via sulla quale prospetta la chiesa parrocchiale si trova il vasto complesso della Cascina Fortuna, che prende il nome dalla famiglia che ne gestisce l'attività agricola e di produzione di salumi. Tutto questo vasto complesso riunisce tre antichi monumenti: la Villa Melzi-D'Eril, la cascina Barbò-Melzi, la chiesa di Santa Maria della Neve.
La cascina Fortuna
  • 3 Villa Melzi-D'Eril. È una grande corte che si inserisce nella tradizione lombarda degli immensi cascinali che costituivano una comunità agricola autosufficiente, che ospitava numerose famiglie di contadini al servizio della proprietà. All'interno della cascina la casa padronale a pianta rettangolare è situata a nord, ed era abitata dagli amministratori dei Conti proprietari. Al centro dell'area cortilizia c'è una grande aiuola a prato e a fiori. La struttura ha uno stile semplice ed essenziale, che si può collocare nella seconda metà del Settecento, a cui ci riporta lo stile delle finestre.
Per gli abitanti di Pozzo Baronzio la Villa Melzi-D'Eril è comunemente detta il Palazzo.
S.Maria della Neve
  • 4 Cascina Barbò-Melzi. Nello stesso complesso, questa cascina si presenta con tutte le caratteristiche delle grandi strutture agricole lombarde. Un ampio portone immette nel cortile attorno al quale si trovano le case coloniche dei contadini, le rimesse, le stalle, i rustici, i fienili, i magazzini, pollai, porcili e tutto quanto serviva alla vita di questo microcosmo autosufficiente, come il forno per il pane e alcuni mestieri artigianali.
La casa padronale è situata sul lato opposto all'ingresso, e mostra caratteristiche architettoniche di fine Settecento. Conosciuta come cascina dei Conti Barbò, passò poi in proprietà dei Conti Melzi loro eredi, proprietari pure dell'altra cascina adiacente. Entrambi questi grandi complessi furono acquistati dalla famiglia Fortuna, che vi ha posto anche la sede della propria attività di produzione di salumi.
  • 5 Chiesa di Santa Maria della Neve. Fa corpo con la cascina Barbò-Melzi anche la chiesa intitolata a Santa Maria della Neve. La chiesa, di discrete dimensioni, con bella facciata settecentesca, sobria e lineare, versa purtroppo in condizioni di grave decadimento, e abbisognerebbe di urgenti restauri. Fu costruita dai monaci che vi celebravano le funzioni giornalmente, fino alla loro soppressione ad opera di Napoleone nel 1810. Il legato della celebrazione della Messa, passato agli acquirenti Barbò, fu infine lasciato decadere. La chiesa poco a poco rimase abbandonata, senza più il Vicario che un tempo se ne curava.
Del quadro esistente nel tempio, raffigurante la Madonna della Neve titolare del luogo, si è persa traccia. Rimane un quadro di San Francesco, che fa presumere fossero francescani gli ultimi frati che officiarono la chiesa e che furono a lungo presenti in paese.
Castelpersegano (Torre de' Picenardi) - Cascina - castello 02.JPG
Castelpersegano (Torre de' Picenardi) - Cascina - castello 04.JPG
  • 6 Castelpersegano. Appena fuori paese un nucleo abitato, che nel nome Castelpersegano tramanda sicuramente l'esistenza di un antico castello di cui parlano le cronache, mostra un'altra grande Cascina cintata, con un grande portale di accesso e al lato opposto all'ingresso l'abitazione padronale.
Questa struttura, che pare coeva alle grandi ville - cascine di Pozzo Baronzio, conserva nell'aspetto i segni del suo probabile passato castellano. La parte centrale, più elevata, con le colonne laterali ai due lati del corpo di fabbrica ricorda quasi la torre di accesso con ponte levatoio.
Una serie di ornamenti architettonici, rielaborati nel tempo, paiono ricordare delle caditoie, e tutta la recinzione può fungere da ulteriore difesa per questa casa - forte, ennesimo esempio di tali costruzioni in questo lembo di bassa pianura lombarda fra l'Oglio e il Po, che fu terra di confine fra diversi Stati e terra di feudi elargiti di volta in volta dai vari potentati alla nobiltà amica in difesa dei propri confini.


Eventi e feste[modifica]

  • Sagra di Pozzo. Simple icon time.svg la quarta domenica di ottobre.
  • Sagra di San Lorenzo (). Simple icon time.svg il 10 agosto.
  • Sagra di San Rocco (). Simple icon time.svg dal 14 al 16 agosto.
  • Festa Patronale di Sant' Ambrogio (). Simple icon time.svg il 7 dicembre.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • 1 Cascina Fortuna - agriturismo, via Manzoni 11 (), +39 0375 036284.


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 1 Bonassi, Via Giuseppe Mazzini, 7 bis (), +39 0375-94392.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 2 Poste italiane, via Mazzini 3 (), +39 0375 94121.


Tenersi informati[modifica]

  • Oglio Po news. Quotidiano informatico dell'Oglio Po.
  • L'Inviato. Quotidiano on-line della provincia - Cronaca di Casalmaggiore.
  • La Provincia, Via Pozzi, 15, +39 0375 200493, fax: +39 0375 201466. Giornale quotidiano - Redazione di Casalmaggiore.


Nei dintorni[modifica]

  • Torre de' Picenardi — La villa Sommi Picenardi si è sviluppata da un preesistente nucleo castellano; a partire dal Cinquecento fu trasformata nei secoli successivi fino all'aspetto attuale. Un corpo della villa, di gusto neoclassico, prospetta sulla piazza del paese. Una seconda fabbrica si sviluppa all'interno e si raccorda all'antico corpo del primitivo castello. Un vasto giardino circonda il complesso della villa, attorniato da un ampio fossato con acqua.
  • San Lorenzo de' Picenardi — Il suo Castello , sorto nel Quattrocento fu ampliato nel tempo per approdare poi alla forma attuale, maestosa e decisamente castellana, nell’Ottocento, opera dell’architetto Luigi Voghera. La vasta costruzione, in perfette condizioni, mostra numerose torri merlate che le conferiscono il caratteristico aspetto medievale mitigato però dal carattere elegante di residenza nobiliare castellana. È circondato da un vasto parco. 
  • Sabbioneta — Città di fondazione, Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO, mantiene la cerchia muraria entro la quale è rimasta intatta la magia dell'urbanistica ideale realizzata da Vespasiano Gonzaga; il Teatro all'Antica, il Palazzo Ducale, la Galleria, la chiesa dell'Incoronata sono alcuni dei suoi monumenti che spiccano in un contesto che si è mirabilmente conservato.
  • Colorno — La sua Reggia fu dei Sanseverino, poi dei Farnese, di Maria Luigia d'Austria, dei Borbone; è il monumento di gran lunga più importante di questa piccola Versailles parmense, che offre anche un centro storico piccolo ma bello, a ridosso del torrente Lorno che gli dà il nome e del Parma, poco lontano dal Po.
  • Cicognolo — Cotto a vista e marmo rendono pregevole e vario l'aspetto dell’imponente castello Manfredi,, scenografico nel verde del prato che ne abbellisce il terreno davanti alla facciata principale, con retrostante giardino di gusto romantico e con fossato.
  • Mantova — Capitale dei Gonzaga, emana ancora il suo sottile fascino di grande città d'arte per la quale la nomina a Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO è stata non tanto un riconoscimento, quanto una doverosa presa d'atto. Ineguagliabili le sue atmosfere antiche, i profili dei palazzi e delle cupole che si stagliano nella foschia padana avvolti dallo specchio dei suoi laghi, la sua sterminata reggia gonzaghesca che ingloba numerosi edifici nel centro città.
  • Parma — Città d'arte fra le maggiori dell'Emilia, mantiene con grande evidenza aspetto, signorilità e modi di vita da Capitale, come lo fu per secoli. La reggia Farnese della Pilotta, la Cattedrale romanica, la chiesa della Steccata sono alcune delle emergenze monumentali che caratterizzano la città; di gran fama il suo Teatro, la sua tradizione musicale (Giuseppe Verdi), la sua scuola di pittura (Correggio, Parmigianino), il suo amore per la buona tavola (prosciutto crudo di Parma, salumi, parmigiano reggiano, lambrusco).
  • Cremona — Ha un centro storico monumentale - Duomo, Battistero, Palazzo comunale - fra i più insigni della Lombardia. Fu città romana. Fu potente all'epoca dei Comuni e rivaleggiò con Milano, che infine la sottomise. I suoi violini (Stradivari e Amati), il suo Torrazzo e ancor più il suo torrone, sono noti ovunque.



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