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Taranta Peligna

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Taranta Peligna
Taranta Peligna - Grotte del Cavallone
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Taranta Peligna
Taranta Peligna
Sito istituzionale

Taranta Peligna è un centro dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

Centro montano dell'Appennino abruzzese nell'area Frentano-Alto Vastese.

Cenni storici[modifica]

La zona era già frequentata nella preistoria come dimostra il ritrovamento di un'ascia di bronzo della prima metà del II millennio a.C. Nel XII secolo viene citata come Tarantam quando fu feudo di un milite gestito dalla famiglia Manerius de Palena sub feudatario di Boemondo, conte di Manoppello, mentre nel XIII secolo fu proprietà di Berardo di Acciano e di Enrico di Portella. Nel Trecento Niccolò di Acciano era proprietario di metà del centro abitato.

Nel XV secolo il comune risulta feudo dei Caldora e nel XVIII secolo fu dei D'Aquino. Nel frattempo, negli anni 1308, 1324-1324 il paese viene citato in alcune decime dovute ad alcuni clerici e chiese, mentre nel 1568 viene ritrovata una pietra tombale con un'epigrafe in latino. Durante la seconda guerra mondiale il paese viene quasi del tutto distrutto dai tedeschi: questo causerà una forte emigrazione.

Vari terremoti colpirono il paese, tra cui uno il 3 novembre 1706, evento che causò 100 vittime; uno nel 1915; un altro ancora nel 1933 quando la chiesa di San Biagio divenne pericolante e infine uno il 1984. Inoltre nel 1929 vi fu una piena dell'Aventino, quando il fiume distrusse molte case e ridisegnò il proprio percorso.

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende anche il paese di Ortole.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • Strada Statale 84 Italia.svg È poco discosta dalla ex strada statale 84 Frentana

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • 1 Santuario Madonna della Valle. In origine fu una cappelletta aperta al pubblico di proprietà della famiglia de Simeonibus. Successivamente una chiesetta che nel 1589 risultava danneggiata dall'umidità. Nel 1706 fu l'unica costruzione che restò indenne dal terremoto. Al primo Ottocento risale, con i dovuti rifacimenti, la chiesa attuale elevata a Santuario diocesano nel 1991. La chiesa, di grande devozione, sorge nella parte alta del paese a ridosso di un costone roccioso. L'interno è a navata unica e copertura in legno a due falde.
  • 2 Chiesa di San Nicola di Bari. Su una rupe precipite sul fiume Aventino si eleva la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola di Bari, le cui origini sono antecedenti al 1300. In essa sono conservate alcune tele del '600 e un pregevole quattrocentesco crocifisso su tavola, attribuito ad Antoniazzo Romano. La facciata è tripartita da lesene ed è strutturata a salienti, un orologio è posto nella sezione in alto a destra, mentre un portale è sito nella parte centrale tra lesene, con al di sopra un timpano triangolare spezzato. Una scalinata a due rampe precede l'ingresso.
  • 3 Chiesa della Santissima Trinità, via Roma. La chiesa è del XVI secolo. Nel 1811 vengono realizzate delle decorazioni dell'edificio di culto. La facciata è molto povera, con decorazione di lesene. Il portale è circondato dalla pietra con al di sopra una finestra anch'essa incorniciata. La facciata è dipinta di bianco, eccezion fatta per le lesene che sono dipinte di grigio e le parti in pietra che non sono intonacate. Il campanile è posto sulla parte sinistra della tettoia. Due finestre ad arco a tutto sesto ospitano una campana ciascuno, sopra vi è un timpano. L'interno della chiesa è a navata unica.
  • Chiesa della Madonna del Carmine. Piccolo edificio costruito nell'Ottocento, si eleva sulla roccia granitica della Rocchetta.
  • Rovine della chiesa di San Biagio. Al centro del paese si trovano le rovine della chiesa di S. Biagio (sec. XVI), di cui sono rimasti in piedi alcuni tratti dei muri, la zona absidale e la facciata in pietra, col grande portale che conserva i battenti lignei intagliati, recanti le figure dei Santi Biagio e Rocco entro edicole, busti di Santi e Angeli; a sinistra i resti della possente torre campanaria, eretta dal 1564 al 1616, come testimoniano due iscrizioni alla basa del campanile medesimo: un tempo a cinque piani, ne restano due, divisi da una cornice marcapiano.
La chiesa fu fatta saltare in aria dalle truppe naziste (primi del 1944) che ripiegavano sulle montagne della linea Gustav, ricacciati dagli Alleati verso Cassino.
  • Sacrario della Brigata Maiella. Su uno sperone roccioso proteso come un balcone sul paese, si erge la cappelletta dedicata ai 55 caduti della Brigata Majella, unico gruppo partigiano unica ad essere stato insignito di medaglia d'oro al valor militare pur non essendo una formazione militare. Sorto a Casoli nel dicembre del 1943, il gruppo operò per la Resistenza in Abruzzo e in tutta l'avanzata della Liberazione, fino a Bologna e ad Asiago. Lo scioglimento avvenne a Brisighella il 15 luglio 1945.
  • Palazzo Malvezzi. Accanto alla chiesa di San Nicola, fu ricostruito dopo il terremoto del 1706. Il palazzo fu la residenza dei Malvezzi, famiglia di origine bolognese, sino al 1747 quando questo ramo si estinse. Il palazzo successivamente venne suddiviso tra vari proprietari sino al 1984, quando a seguito del terremoto venne acquisito dal Comune che provvide al suo restauro. È oggi adibito a sede di varie associazioni e manifestazioni culturali.

Luoghi di interesse ambientale[modifica]

  • Valle di Taranta (La Tagliata). La Tagliata, l'antico nome della Valle di Taranta, è una grandiosa fenditura che incide profondamente per oltre sette chilometri il versante orientale della Maiella. Ha origine alla Sella del Macellaro (2646 m), piccola depressione situata tra il Monte Macellaro e la Grotta Canosa. La valle offre un ambiente naturale che annovera fenomeni carsici, rarità botaniche e fauna particolare. Vi si aprono numerose cavità come la grotta dell'Asino, del Bove e la grotta turistica del Cavallone, raggiungibile con un impianto funiviario. Molto frequentata nel periodo estivo è luogo ideale per l'escursionismo; il rifugio Macchia di Taranta (1703 m) facilita le escursioni per il Colle d'Acquaviva (2200 m), il Monte Macellaro (2646 m), l'Altare dello Stincone (2426 m) e il più lontano Monte Amaro (2793 m), la seconda cima più elevata dell'Appennino.
  • 4 Grotta del Cavallone, ex strada statale 84. La Grotta del Cavallone si apre sullo strapiombo della parete rocciosa posta sul lato sinistro della Valle di Taranta a quota 1475 e si sviluppa per oltre 1400 metri. Ricca di formazioni concrezionali, offre visioni di grande suggestione. Dalla base l'apertura è simile ad un grosso nido di volatili; in realtà colpisce la grandiosità e l'imponenza dell'imbocco sulla fantastica parete. La grotta è costituita da una serie di condotti e di sale concrezionate, attrezzate per la visita turistica per circa 800 metri, la cui toponomastica è in gran parte regolata su personaggi della tragedia dannunziana La figlia di Iorio e da similitudini più o meno felici. È detta anche Grotta della figlia di Iorio in quanto Francesco Paolo Michetti trasse ispirazione dall'antro d'ingresso per la scenografia del secondo atto della tragedia dannunziana che venne messa in scena al Teatro Lirico di Milano il 4 marzo 1904; e sull'onda del successo arriso all'opera del vate, la grotta richiamò numerosi visitatori ed eruditi, molti dei quali la descrissero con termini fantasiosi e ricchi di ispirate metafore.
  • Grotta Canosa. La cavità è un riparo sotto roccia a quota 2604, tra la Valle di Femmina Morta e la Valle Cannella, ben visibile da lontano e punto di convergenza di alcuni itinerari per il Monte Amaro. I finitimi comuni di Taranta Peligna, Lama dei Peligni e Pacentro la scelsero come termine di confine dei rispettivi territori.
  • Le Acquevive. La Maiella è un massiccio di chiara origine calcarea che "poggia", però, su terreno argilloso. La roccia calcarea è una roccia molto tenera che si lascia attraversare e modellare dall'acqua; la permeabilità all'acqua della roccia calcarea insieme alla presenza di argilla, premette la nascita, in diversi paesi del Parco Nazionale della Maiella, di numerose sorgenti naturali, tra le quali le più caratteristiche sono sicuramente quelle del Parco Fluviale "Le Acquevive" posto ai piedi del paese di Taranta Peligna.


Eventi e feste[modifica]

  • San Biagio. Simple icon time.svg 3 febbraio. il 1º febbraio si rinnova il secolare, antico rito delle "panicelle".
  • Il Sentiero della Libertà. Simple icon time.svg Fine aprile. dal 2001 è la marcia rievocativa del sentiero: Sulmona-Campo di Giove-Guado di Coccia-Taranta Peligna-Casoli che superava attraverso la Majella la Linea Gustav, negli anni dell'occupazione tedesca, e raggiungeva la terra liberata dagli Alleati.
  • Sant'Ubaldo. Simple icon time.svg 16 maggio. Festa patronale.
  • Madonna della Valle. Simple icon time.svg 1-2 luglio. Sagra
  • Taranteno. Simple icon time.svg agosto. Concorso che mette a confronto il giudizio dei valutatori in erba con quello degli esperti internazionali nel giudicare vini di piccole produzioni e di nicchia.
  • San Rocco. Simple icon time.svg 16 agosto. Sagra


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]

  • Lama dei Peligni
  • Palena
  • Rivisondoli
  • Casoli — Il centro urbano, raccolto attorno al castello ducale e alla chiesa parrocchiale, è arroccato su un colle alla destra del fiume Aventino, ai piedi della Majella.


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