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Lama dei Peligni

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Lama dei Peligni
Lama dei Peligni - scorcio
Stato
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Lama dei Peligni
Lama dei Peligni
Sito istituzionale

Lama dei Peligni è una città dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

Il camoscio d'Abruzzo nel parco di Lama

È noto ai naturalisti come il paese dei camosci; si trova in un'area florofaunistica di particolare interesse all'interno del Parco nazionale della Maiella.

Cenni geografici[modifica]

il paese è situato tra il fiume Aventino e le falde del massiccio della Maiella. Per collegare le due sponde del fiume si sono costruiti vari ponti, che sono crollati tranne uno, che viene chiamato Ponte di ferro, costruito con i pezzi di legno che venivano usati nella costruzione delle rotaie. Vario si presenta l'ambiente di Lama dei Peligni: si va dalla zona a minor altitudine in cui prevalgono vasti querceti passando per le ripide balze rocciose abitate tra l'altro da scoiattoli, caprioli e cinghiali, sino ai territori pianeggianti posti in alta quota in cui vegetano ad esempio le stelle alpine appenniniche.

Il paese ospita la prima area faunistica del camoscio d'Abruzzo della Majella e non è raro l'avvistamento di esemplari di questa particolare specie appenninica. Dista 53 km da Chieti, 29 da Roccaraso, 40 da Lanciano, 4 da Taranta Peligna.

Cenni storici[modifica]

Il territorio fu abitato sin dall'epoca preistorica, come testimoniato ampiamente da una serie di pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona e dai resti di un villaggio di epoca neolitica. In "Contrada Fonterossi", proprio nelle vicinanze del sito neolitico, fu rinvenuto, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto Uomo della Maiella, resto umano di una sepoltura preistorica risalente al 7000-5000 a.C.

In età romana la zona fu abitata dalla tribù italica dei Carecini, di derivazione sannita, distribuita nei centri abitati principali di Cluviae e Juvanum. Il periodo del Medioevo si caratterizzò per la presenza di alcuni cenobi ed eremi presso cui dimorarono asceti e santi; tra i tanti va menzionato il Beato Roberto da Salle, discepolo di Celestino V, alloggiato presso il locale Eremo di Sant'Angelo.

Lo sviluppo del paese nel campo della produzione della lana si ebbe a partire dall'epoca rinascimentale. La storia di Lama dei Peligni è segnata anche dalle distruzioni subite a causa di violenti terremoti. Nei pressi è sita la Grotta del Cavallone in cui Gabriele D'Annunzio ambientò "La figlia di Iorio".

Come orientarsi[modifica]

Quartieri[modifica]

Il suo territorio comunale comprende anche i paesi di Corpi Santi, Fonti Rossi, Vaccarda e Piani Marini.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • A14 Autostrada A14 uscendo al casello Val di Sangro proseguendo per Casoli, Lama dei Peligni;
  • A25A25 uscendo al casello di Sulmona e proseguendo per Roccaraso, Palena, Lama dei Peligni
  • Strada Statale 84 Italia.svg È attraversata dalla ex strada statale 84 Frentana

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

Piazza Umberto I e portico di San Nicola
  • 1 Chiesa parrocchiale di San Nicola e Clemente, piazza Umberto I (dinanzi al municipio). L'edificio originario risale al XVI secolo. Nel Settecento sono state aggiunte due finestre sulla facciata per rendere l'interno più luminoso; il portico sul lato destro è novecentesco. La facciata è rettangolare. Un timpano sovrasta il portale, mentre un rosone è ornato da alcune testine di angeli. Il portico è a sei campate con arco a tutto sesto. Il campanile è a tre livelli scanditi all'esterno da cornice marcapiano.
L'interno è a tre navate. Nelle navate laterali sono presenti altari minori, con rappresentazioni di Santi. Nella navata destra compaiono, nell'ordine, una nicchia con S. Sebastiano, un primo altare moderno con un'effigie della Divina Misericordia (allestito recentemente), che ospita il fonte battesimale, quest'ultimo coperto da un cassone in legno tardo-gotico risalente all'Ottocento. Successivamente vi è un altare con la Madonna Addolorata e il Cristo morto, poi un altare con S. Antonio da Padova e infine un ultimo con la raffigurazione del Sacro Cuore di Gesù. Nella navata di sinistra compaiono, nell'ordine, un primo altare con la Madonna del Rosario, poi un altare con un quadro della Madonna delle Grazie. Successivamente un altare con S. Cesidio, seguito da quello in onore di S. Giuseppe. Per finire vi è una nicchia con S. Gabriele dell'Addolorata. In fondo alla chiesa, sul portone di ingresso, è posto un soppalco sostenuto da quattro colonne, che ospita un organo a canne realizzato nel XVII secolo. In fondo a sinistra della navata centrale è situato un pulpito in legno, con rappresentazioni della vita di Gesù. L'altare maggiore posto al centro del presbiterio prende luce dalla cupola. Dietro l'altare è posta l'urna del Santo Bambino, con al di sotto il tabernacolo.
  • 2 Chiesa di Santa Maria della Misericordia e Convento di Sant'Antonio da Padova (nella località Largo Convento). Il convento è stato fondato nel 1327 da Roberto da Salle: il campanile a cinque piani divisi da cornici marcapiano è stato realizzato da Roberto Verlengia. Il secondo e il quinto piano hanno delle bifore con una balaustra. La chiesa ha facciata a capanna. Il timpano presenta alcune decorazioni che mostrano storie di Sant'Antonio. Una statua dello stesso santo è posta sopra il timpano. L'interno è ad un'unica navata.
L'annesso convento è sito alla sinistra della chiesa il quale consta di più locali con delle murature in pietra. All'interno conserva una croce in rame di maestranze abruzzesi del XIV secolo, una statua della Madonna del XII secolo e dei manoscritti di Sant'Alfonso Maria de' Liguori.
  • Chiesa di San Rocco (presso il laghetto Plebiscito). La chiesa è stata rimaneggiata più volte su un edificio risalente alla metà del XVII secolo. Venne ricostruito nel 1713 dopo il terremoto del 1703, epoca in cui risulta arricchito da argenterie ed arredi sacri. Il campanile venne aggiunto nel 1802; è a quattro piani scanditi all'esterno da cornici marcapiano. I primi tre piani sono in pietra, mentre l'ultimo è in mattoni con gli angoli rafforzati da cantonali. Nel 1933 la chiesa è resa impraticabile per via del terremoto per cui fu necessario un restauro.
La seconda guerra mondiale provocò danni all'abside e alla facciata ricostruite negli anni cinquanta. Al 1994 risale il rifacimento del tetto. L'interno è ad aula suddivisa da quattro campate sostenute da tre coppie di pilastri. L'abside è coperta a vela.
  • 3 Chiesa di San Pietro, sulla strada provinciale per Taranta Peligna. La chiesa è sorta nel novecento su di un preesistente edificio. La facciata è a capanna con due campanili a vela. La porta è preceduta da una piccola scalinata. Il portale è sormontato da una finestra a sua volta sormontata da un timpano. L'interno, ad aula, conserva un busto in legno raffigurante San Francesco Saverio.
  • 4 Chiesa di San Clemente. È sita su un burrone posto alla periferia del paese. Data la mancanza di fonti non è possibile datare con certezza la fondazione della chiesa, tuttavia una pietra della chiesa riporta il 1529. Il terremoto della Maiella del 1933 e susseguentemente la seconda guerra mondiale fecero abbandonare per sempre l'edificio religioso. La struttura della chiesa è semplice e povera con mura in pietre di diversa forma. La facciata era forse a capanna. A fianco del portale erano delle finestre devozionali. A causa della vegetazione rigogliosa che è all'interno non è possibile accedervi.
  • Chiesa della Madonna dei Corpi Santi. Nell'omonima contrada, l'edificio attuale è frutto della ricostruzione nell'Ottocento di un precedente edificio distrutto nel terremoto del 1706. Tra i cimeli della vecchia chiesa rimangono una lampada di piombo ed una statua della Madonna. Il coronamento è orizzontale. Un timpano suddivide la facciata in due parti. :L'interno è a navata unica con cappelle laterali.
  • Palazzo Verlengia, piazza Umberto I. La presenza di un'inferriata barocca fa supporre che l'edificio sia settecentesco. Il palazzo è stato rielaborato nel Novecento. Attualmente è abitato solo in parte. Ove l'intonaco è caduto si vedono tracce di muratura. Anche la porta ha una mostra in pietra.
  • Palazzo dei Baroni Tabassi, piazza Umberto I. La costruzione risale al XVI secolo; in seguito l'edificio è stato ristrutturato e rimaneggiato. Il palazzo è su tre livelli separati da cornici marcapiano. La facciata principale ha negli angoli lesene giganti su cui è posta una trabeazione. Il portale principale è in pietra sormontato da un arco a tutto sesto. Sopra la cornice del portone è posto lo stemma della famiglia ducale. A fianco del portale principale vi sono altri tre portali a sesto ribassato. Ai piani superiori è movimentato da finestre e balconi che hanno disposizione di gusto classico.
  • Palazzo Ducale, piazza Umberto I. Il palazzo fu costruito per volontà dei duchi Di Capua nel Cinquecento. Nel 1756 risulta di proprietà dei D'Aquino di Caramanico. Dell'impianto originale resta ben poco salvo qualche pietra cantonale e qualche finestra. Il palazzo è su tre livelli. Il cantonale è costituito da una parasta che è sormontata da un elemento circolare sorretto da mensole. La finestra posta su di un cantonale ha una mostra in pietra con dei piedritti con decorazioni a motivi floreali impiantati su un davanzale sostenuto da mensole. La cornice sulla quale termina la trabeazione è sostenuta da alcune mensole con decorazione a foglie di acanto. La facciata ha un profilo a scarpa.
  • Fonte Cannella, via Nazionale Frentana. Fontana a tre cannelle con due vasche a forma rettangolare poste ai lati, forse realizzata nel XX secolo su di uno stabile precedente posto su una sorgente. La vasca ha un profilo con modanature ed è sorretta da due piedistalli a volute. La parete di fondo ha una cornice aggettante, sovrastata da un attico più alto nella parte centrale.
  • Museo naturalistico archeologico "Maurizio Locati". Il museo si suddivide in due sale in cui pannelli, diorami, supporti muldimediali, reperti naturalistici ed archeologici mostrano la storia del territorio. Una sezione è dedicata alla lavorazione della pasta.
Una ricostruzione di una grotta della Maiella con le sue pitture rupestri introduce la sezione archeologica, dedicata a Francesco Verlengia. La sezione archeologica espone oggetti dalla Preistoria al Medioevo provenienti da Lama dei Peligni e dai comuni adiacenti: vasi, monete, un corredo funerario con oggetti in ferro e bronzo, delle lapidi funerarie romane di età imperiale ed il calco dell'uomo della Maiella il cui originale risale a 7000 anni fa e proviene dagli scavi archeologici di Fonterossi.
La sezione naturalistica è dedicata al camoscio d'Abruzzo. Intorno al museo vi è il giardino botanico Michele Tenore.
  • Giardino botanico "Michele Tenore". L'oasi floreale, fondata nel 1995, è stata riconosciuta "giardino di interesse regionale" dalla regione Abruzzo nel 1998. Il simbolo del centro floreale è il fiordaliso della Maiella ed è stato intitolato a Michele Tenore in quanto per primo identificò questo fiore sulla Maiella.
Il giardino ospita 500 su una superficie di 9000 m² ed è suddiviso in varie sezioni didattiche ed altre sezioni che rappresentano i vari ambienti vegetali della Maiella. Molte specie sono endemiche dell'Appennino centrale o endemiche della Maiella. Tra le varie ricostruzioni vi è la ricostruzione di un paesaggio agricolo risalente al Neolitico. Molte specie raccolte nel parco sono a rischio di estinzione e perciò sono inserite nel Libro rosso d'Italia o nella Lista rossa delle piante d'Abruzzo.
Su richiesta è possibile organizzare degli incontri e proiezioni inerenti alla natura, percorsi didattici tematici, seminari e corsi teorico-pratici sulla natura. Inoltre il parco raccoglie vari semi per scambiarli con vari altri giardini botanici italiani ed esteri.

Grotte[modifica]

Ingresso della Grotta del Cavallone
  • 5 Grotta del Cavallone, ex strada statale 84. La Grotta del Cavallone si apre sullo strapiombo della parete rocciosa posta sul lato sinistro della Valle di Taranta a quota 1475 e si sviluppa per oltre 1400 metri. L'area è suddivisa fra i comuni di Lama dei Peligni e Taranta Peligna Ricca di formazioni concrezionali, offre visioni di grande suggestione. Dalla base l'apertura è simile ad un grosso nido di volatili; in realtà colpisce la grandiosità e l'imponenza dell'imbocco sulla fantastica parete. La grotta è costituita da una serie di condotti e di sale concrezionate, attrezzate per la visita turistica per circa 800 metri, la cui toponomastica è in gran parte regolata su personaggi della tragedia dannunziana La figlia di Iorio e da similitudini più o meno felici. È detta anche Grotta della figlia di Iorio in quanto Francesco Paolo Michetti trasse ispirazione dall'antro d'ingresso per la scenografia del secondo atto della tragedia dannunziana che venne messa in scena al Teatro Lirico di Milano il 4 marzo 1904; e sull'onda del successo arriso all'opera del vate, la grotta richiamò numerosi visitatori ed eruditi, molti dei quali la descrissero con termini fantasiosi e ricchi di ispirate metafore.
  • Grotta Canosa. La cavità è un riparo sotto roccia a quota 2604, tra la Valle di Femmina Morta e la Valle Cannella, ben visibile da lontano e punto di convergenza di alcuni itinerari per il Monte Amaro. I finitimi comuni di Taranta Peligna, Lama dei Peligni e Pacentro la scelsero come termine di confine dei rispettivi territori.
  • Grotta Sant'Angelo e eremo. La grotta con l'annesso eremo si trova a 1300 metri di altitudine. Nei pressi vi è anche la grotta con l'eremo di Sant'Agata di Palombaro.
La prima notizia indubbia è del 1447 con la numerazione dei fuochi della Valle del Sangro quando viene citata una certa "Margarita concubina prioris Sancti Angeli de Monte". Alcune delle caratteristiche della grotta fecero in modo che, in epoca Longobarda nascesse l'idea di costruire un monastero di San Michele Arcangelo che fu fatto poi edificare da Roberto da Salle. Nel XIII secolo venne costruito l'eremo di Sant'Angelo.
Legati alla grotta e all'eremo sono due racconti fra storia e leggenda.
Il primo ricorda che nel 1327 l'eremo fu abitato dal beato Roberto da Salle prima di fondare il sottostante cenobio, forse il Monastero di Santa Maria della Misericordia a Lama dei Peligni.
Il secondo narra che nel 1656 il notaio Camillis di Lama per sfuggire alla peste si riparò nella grotta. Durante la permanenza nella grotta trovò uno stivale pieno di monete d'oro. Diede così il via a una caccia al tesoro che provocò la distruzione delle poche mura dell'eremo rimaste.
L'ingresso alla grotta è molto impervio e ripido. La piccola cella forse era provvista di una piccola finestra sul lato della valle. Un androne era forse la parte abitata dato che era più pianeggiante. Una scalinata d'accesso scavata nella roccia vi consentiva l'ingresso presso cui è stata realizzata, sempre scavando la roccia, un'acquasantiera. Anticamente l'androne era chiuso sul davanti mediante un grosso muro. Delle altre strutture rimangono una piccola edicola lignea. Nel fondo ed ai lati dell'edicola vi erano dipinti Sant'Angelo, San Benedetto e Pietro da Morrone, dipinti ora scomparsi. Una vasca è sita presso un muro in cui veniva convogliata una vena d'acqua mentre in una piccola sorgente nasce del muschio.


Eventi e feste[modifica]

  • Rievocazione delle tentazioni del diavolo a Sant'Antonio abate. Simple icon time.svg fino al 17 gennaio.
  • Festa patronale di San Sebastiano. Simple icon time.svg 20 gennaio.
  • Festa della Madonna Addolorata (nella contrada Fonterossi). Simple icon time.svg 1ª domenica di maggio.
  • Raduno di canoa (sull'Aventino). Simple icon time.svg 3ª domenica di maggio.
  • Festa del Santo Bambino di Lama. Simple icon time.svg Penultimi sabato e domenica di maggio.
  • Festival "Aventino Blues. Simple icon time.svg Ultima settimana di luglio.
  • Festa della musica. Simple icon time.svg 11 agost.
  • Festa in onore di Sant'Antonio. Simple icon time.svg 12-13 agosto.
  • Festa di San Martino (nella contrada Fico San Martino). Simple icon time.svg Penultimo sabato e domenica di agosto.
  • Festa della Madonna di Corpi Santi (nella contrada Corpi Santi). Simple icon time.svg 1º sabato e domenica di settembre.
  • Festa di Santa Barbara. Simple icon time.svg 25-26 dicembre.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

  • 1 Ristorante Grotte del Cavallone, Piazza Del Mercato 9, +39 0872 91448.


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]

Italian traffic signs - icona farmacia.svg Farmacia

  • 1 Tamburi, Via Nazionale Frentana 65, +39 0872 91234.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]


Nei dintorni[modifica]

  • Taranta Peligna — Conserva chiese antiche ed ha aree di interesse naturalistico quali la Grotta del Cavallone, la Grotta Canosa, le Acquevive, la Valle di Taranta.
  • Palena
  • Roccascalegna — Il suo castello, posto sulla cima di una sporgenza rocciosa come un nido d’aquila, domina sull'abitato; il piccolo borgo, composto da poche e basse case, si sviluppa ai piedi della rocca.
  • Casoli — Il centro urbano, raccolto attorno al castello ducale e alla chiesa parrocchiale, è arroccato su un colle alla destra del fiume Aventino, ai piedi della Majella.


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