Scarica il file GPX di questo articolo

Tematiche turistiche > Itinerari > Pievi della Carnia

Pievi della Carnia

Da Wikivoyage.
Jump to navigation Jump to search

Pievi della Carnia è un itinerario a tema che si può compiere attraverso la Carnia, territorio dell'Arco alpino friulano.

Cenni storici[modifica]

In Carnia esisteva nel passato un sistema territoriale organizzato sulle Pievi (da plebs, popolo), antiche chiese costruite a partire dal V secolo sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia e che trovavano nella Chiesa di Zuglio (Julium Carnicum) il centro principale di evangelizzazione e amministrazione specie a seguito delle invasioni barbariche. Le Pievi sorgono sovente in posizione sopraelevata e lontane dai centri abitati e questo consente di controllare i fondovalle e le principali vie di comunicazione oltre a consentire la comunicazione tra esse. Il loro ruolo preminente perde importanza con l'aumentare della popolazione e la costituzione delle parrocchie a partire dal XIV-XV secolo.

Pievi[modifica]

Le Pievi storiche della Carnia sicure e documentate sono dieci.

  • 1 San Floriano (a Illegio). Costruita nel IX secolo forse sui ruderi di un precedente edificio sacro del III-IV secolo, fu inizialmente dedicata a S. Vito. La posizione è su un colle che domina la Valle del But da una parte e dall'altra la conca di Illegio. La sua giurisdizione si estendeva sulle parrocchie di Illegio, Imponzo, Salino, Dierico e Paularo. La festa patronale è fissata per il 4 maggio, giorno dedicato al santo titolare della pieve.
  • 2 Santa Maria Oltrebut (a Tolmezzo). Sorse nel VI secolo su un colle tra gli abitati di Caneva e Casanova al di sopra del torrente But, a controllo dell'antica strada Julia Augusta verso Julium Carnicum e il Norico (Austria). Il presbitero titolare della chiesa gode dei titoli di parroco di Tolmezzo, arcidiacono della Carnia e Protonotario apostolico soprannumerario. Oltre che sulla città di Tolmezzo la sua giurisdizione si estendeva sulle parrocchie di Caneva, Terzo e Lorenzaso, Cazzaso, Fusea e Betania. La festa patronale viene celebrata il 15 agosto (Assunzione di Maria); altre feste importanti sono quella di San Lorenzo (10 agosto) e di San Marco (25 aprile).
  • 3 Santo Stefano (a Cesclans). Menzionata in alcuni documenti del XII secolo, la sua fondazione risale tuttavia almeno all'VIII secolo. Fu ristrutturata prima nel 1777 e poi a seguito del terremoto del 1976. Come per altre pievi della zona, nel Medioevo venne affidata alla giurisdizione dell'Abbazia di S. Gallo di Moggio. Poco fuori il paese di Cesclans, frazione di Cavazzo Carnico] è posta su un colle che domina le altre frazioni di Somplago e Mena e il comprensorio del Lago di Cavazzo. Il terremoto del 1976 ha quasi completamente distrutto il precedente edificio lasciando in piedi solo il campanile. Dopo il terremoto nel 1993 è iniziata la ricostruzione che ha cercato di riprendere le forme precedenti; la chiesa è stata riaperta al culto nel 2008. La festa patronale è fissata il 26 dicembre. Pieve di Cesclans su Wikipedia "pieve di Cesclans" su Wikidata
Verzegnis - Pieve di San Martino
  • 4 San Martino (a Villa di Verzegnis). Dominava l'intero comune ad eccezione del piccolo borgo di Pozzis (diocesi di Concordia-Pordenone) Fondata attorno all'VIII secolo venne ricostruita nel XVIII secolo da Domenico Schiavi. Feste sono la prima domenica di ottobre e l'11 novembre. Pieve di San Martino (Villa di Verzegnis) su Wikipedia "pieve di San Martino" su Wikidata
Pieve di Santa Maria Maddalena a Invillino
  • 5 Santa Maria Maddalena (a Invillino). Posta sul Colle Santino poco sopra l'abitato di Invillino nel comune di Villa Santina, venne costruita tra il VII e il IX secolo successivamente al complesso del Colle di Zucca dove esisteva un luogo di culto paleocristiano, nel corso della riorganizzazione operata dal Patriarcato di Aquileia a seguito delle invasioni barbariche. Estendeva la sua giurisdizione sui comuni di Villa Santina, Lauco e sulla frazione di Esemon di Sopra (Raveo). La festa patronale è il 22 luglio.
Le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza di quattro edifici precedenti quello attuale, collegati al castrum prima e al castello poi. Il primo risalirebbe al VII secolo e sarebbe stato dedicato a S. Giovanni Battista.
Il ritrovamento del frammento di una lapide battesimale permette di dire che già a quel tempo la chiesa presentava questa importante funzione. All'XI secolo d.C., momento della divisione della Carnia in plebanie e delle prime citazioni documentarie, Santa Maria Maddalena contava tra le sue dipendenze le comunità di Verzegnis, Lovasio, Villa, Lauco, Alegnidis, Vinaio, Avaglio, Trava ed Esemon di Sopra.
La chiesa attuale nell'impianto romanico a tre navate risalirebbe alla seconda metà del XV secolo (1431) e sarebbe opera del mastro Stefano del fu Simone di Mena, carpentiere di Venzone. Nello specifico l'edificio sarebbe stato realizzato utilizzando le pietre derivanti dal castello di Invillino, fatto smantellare dal Patriarca Nicolo di Lussemburgo nel 1352 per punire uno dei nobili friulani che aveva congiurato contro di lui. A lungo incompleto, l'edificio subì diversi rimaneggiamenti. Tali interventi si rivelano già nella facciata in pietra a vista, su cui si leggono chiaramente almeno due diversi momenti costruttivi.
Danneggiato gravemente da un sisma nel ‘700 e poi di nuovo nel '76, è stato restaurato negli anni '90 cercando di ripristinarne l'aspetto più antico.
La facciata romanica, con la sua superficie continua costituita da pietre squadrate, dà all'edificio un aspetto al tempo stesso semplice e maestoso, esaltando il portale centrale dalle linee neoclassiche. In alto si possono ancora notare le tracce di una bifora ormai tamponata, memoria forse di un antico campanile interno. La linea austera prosegue all'interno, dove il bianco delle pareti intonacate viene interrotto solo da alcuni elementi pietra a vista, come le solide colonne in conglomerato locale, intervallati ad alcuni stucchi neoclassici e pilastri ionici. All'interno delle navate laterali , suddivise da quattro arcate, spiccano così gli altari impreziositi da policromie e dorature. Dei due delle navate laterali, quello di destra reca la pala di “San Giovanni Battista ed il Redentore“del 1570 di Giovanni Antonio Agostini.
Al centro del coro spicca l'elemento di maggior pregio artistico, il polittico ligneo di Domenico da Tolmezzo, il maggiore intagliatore friulano del Quattrocento. Quello collocato nella pieve è una copia dell'originale del 1448 conservato attualmente nel Museo Diocesano d’Arte Sacra di Udine. Il polittico, che rappresenta simbolicamente il prestigio della chiesa plebanile, è costituito da una finta struttura architettonica su due livelli: nel livello inferiore, all'interno di nicchie dorate, stanno, a figura intera, al centro la Santa titolare della pieve contornata da quelli delle chiese tributarie, tra cui alla estrema destra S. Lorenzo. Nel livello superiore si trova a mezzo busto in posizione centrale la Madonna con il bambino fiancheggiata da quattro Sante. Il tutto è coronato da una cornice in cui svetta un Creatore trionfante sul mondo. Pieve di Santa Maria Maddalena (Invillino) su Wikipedia "pieve di Santa Maria Maddalena" su Wikidata
  • 6 Santi Ilario e Taziano, via San Rocco (a Enemonzo). Chiesa arcipretale risalente all'XI-XII secolo, venne ristrutturata nel corso del Settecento. Dominava il comune di Enemonzo e di Raveo. La festa patronale è il 16 marzo
Pieve di Castoia (Santa Maria Annunziata) a Socchieve
  • 7 Santa Maria Annunziata (Pieve di Castoia) (a Socchieve). La pieve è situata sul colle di Castoia che sovrasta l'abitato di Socchieve. La prima chiesa di cui si abbia notizia nel sito risale probabilmente al VI secolo: un piccolo edificio dedicato a Santo Stefano, costruito essendo la chiesa madre di Invillino troppo lontana. Già un secolo dopo accanto a questa chiesa ne fu costruita un'altra più piccola dedicata a san Michele Arcangelo e probabilmente un cimitero. Attorno al IX o X secolo infine venne costruita sul colle una terza chiesa dedicata a santa Maria dell'Angelo che ebbe il titolo di pieve e perciò anche il suo fonte battesimale. Le tre chiese continuarono a esistere, con numerose ristrutturazioni, fino al 28 luglio 1700 quando un forte terremoto danneggiò tutti e tre gli edifici. Fu allora deciso di ricostruire solamente la chiesa di Santa Maria che fu restaurata e ampliata raggiungendo le dimensioni attuali. Ulteriori modifiche furono appartate all'interno alla metà dell'800. Nel 1940, in seguito ad un voto fatto dalla popolazione perché il Signore li salvasse dalle "disgrazie" che si profilavano all'orizzonte, iniziarono i lavori per la realizzazione degli affreschi che adornano il soffitto della navata e il ciclo dei santi che decorano le pareti laterali (realizzati dal pittore Giovanni Moro, in vari punti firmati e datati). Infine per il giubileo del 2000, fu aperto un rosone, nella parete dell'abside che sovrasta l'altare maggiore, che rappresenta Cristo benedicente.
La chiesa presenta tre navate ed un'abside quadrangolare. L'altare maggiore, risalente alla prima metà del Settecento, presenta al centro una tela realizzata da Nicolò Grassi e raffigurante la "Madonna degli angeli"; ai lati sono poste due statue marmoree raffiguranti la stessa Maria e l'Arcangelo Gabriele (entrambe datate 1836).
Il fonte battesimale, forse quello originario della chiesa antica, si trova a fianco del portone principale nella navata destra; è sormontato da una complessa protezione in legno intarsiato del secolo XIX che copre parzialmente un affresco raffigurante il battesimo di Gesù. Nella stessa navata si trovano un piccolo altare dedicato a san Francesco (che custodisce una statua lignea del XIX secolo raffigurante il santo di Assisi), una tela in cui è rappresentata la Madonna circondata dagli angeli (risalente al secolo XVII) e sul fondo un altare recante un dipinto ottocentesco su tela raffigurante i santi Pietro, Michele e Antonio abate. Nella navata di sinistra, partendo dall'ingresso principale si possono trovare un quadro del XIX secolo raffigurante san Giovanni Evangelista con le sante Lucia e Apollonia, un piccolo altare con la statua in pietra della vergine con il bambino e sul fondo un altare in cui è conservata una Madonna lignea del 1912 realizzata dallo scultore tirolese Ferdinando Demetz e tradizionalmente portata in processione durante la festa dell'Assunta. Accanto alla pieve si trovano il campanile ed un cimitero in uso fino ai primi anni del XX secolo ed ancora parzialmente intatto. All'imbocco della stradina che porta alla pieve si trova invece una piccola edicola votiva (chiamata Maina in somp da Cleva) completamente affrescata da Gianfrancesco da Tolmezzo. Pieve di Castoia su Wikipedia "pieve di Castoia" su Wikidata
  • 8 Santa Maria del Rosario (Nella frazione di Vico di Forni di Sotto). Era inizialmente intitolata a S. Martino in epoca longobarda (VI-VII secolo). Dominava i comuni di Forni di Sotto e Forni di Sopra. La festa patronale si tiene la prima domenica di ottobre.
Pieve di Santa Maria di Gorto vista da nord
  • 9 Santa Maria (a Gorto di Ovaro). Un primitivo edificio basilicale, i cui resti furono rinvenuti da scavi archeologici presso la chiesetta medioevale di San Martino ad Ovaro, era sorto nel IV-VI secolo d.C. più spostato verso la pianura. Del complesso faceva parte anche un battistero. In seguito ad eventi che portarono alla distruzione ed all'abbandono di quel complesso di culto, la sede della chiesa di Gorto venne trasferita sul colle dove attualmente sorge la pieve, che rappresentava un luogo più sicuro.
La testimonianza documentale più antica dell'esistenza della pieve di Gorto risale al 1119, quando venne assegnata alla giurisdizione dell'abbazia di Moggio e il titolo di pievano di Gorto fu assegnato all'abate di Moggio.
Nel corso del medioevo la pieve fu l'unica parrocchia della valle, con un territorio che comprendeva gli attuali comuni di Ovaro, Comeglians, Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Sappada, Ravascletto e Cercivento.
La chiesa presenta l'aspetto di una basilica a tre navate con presbiterio a pianta quadrata, affiancato da due sacrestie. L'aspetto attuale dell'edificio si deve ad una ricostruzione settecentesca, ma restano individuabili tracce consistenti delle precedenti fasi architettoniche.
Della chiesa romanica resta un ciclo di affreschi rappresentante la Parabola delle vergini sagge e stolte, visibile nell'attuale presbiterio. Sul lato esterno del muro meridionale della chiesa sono visibili le tracce di monofore romaniche.
L'edificio fu rimaneggiato, sotto la direzione del maestro Simone di Mena, in seguito all'incendio del 1431: sulla parete meridionale si nota la sagoma di una monofora gotica attribuibile a tale intervento. Nel corso di restauri condotti dopo il sisma del 1976 è emersa una chiave di volta gotica.
In seguito al terremoto dell'anno 1700 la ristrutturazione ed il contemporaneo ampliamento della chiesa furono realizzati dai fratelli Nicolò e Giovanni Battista Zamolo di Portis di Venzone a partire dal 1722; dopo tali radicali rimaneggiamenti la chiesa si presenta con tre navate separate da pilastri ed archi di dolomia cariata.
All'interno sono collocati tre altari settecenteschi. Sull'altar maggiore (commissionato nel 1762) spiccano le statue marmoree dei santi Giovanni e Paolo martiri. L'altare di destra (commissionato nel 1771) contiene una statua ottocentesca della Vergine del Rosario. L'altare di sinistra (commissionato nel 1757) contiene una pala raffigurante sant'Elena. Pieve di Gorto su Wikipedia "pieve di Gorto" su Wikidata
Zuglio - Pieve di San Pietro
  • 10 San Pietro (a Zuglio). La pieve è sorta sulla preesistente ed antica cattedrale della diocesi di Zuglio, soppressa nel corso dell'VIII secolo.
La chiesa è la più antica delle 10 storiche pievi della Carnia ed è considerata la chiesa madre. È l'edificio religioso principale della Val Bût. È menzionata per la prima volta nell'808, quando sostituì la precedente basilica di Zuglio distrutta dagli Avari.
L'attuale edificio risale al 1312 costruito su preesistenti insediamenti e con varie modifiche successive; fu sede vescovile nel medioevo nell'ambito della poi soppressa diocesi di Zuglio.
La chiesa è preceduta da un atrio in cui si vede una bifora romanica. Le fiancate sono rette da contrafforti, aggiunti all'inizio del XVI secolo, quando l'originale copertura a capriate venne sostituita da volte costolonate. Pieve di San Pietro in Carnia su Wikipedia "pieve di San Pietro in Carnia" su Wikidata
1-4 star.svg Bozza: l'articolo rispetta il template standard e ha almeno una sezione con informazioni utili (anche se di poche righe). Intestazione e piè pagina sono correttamente compilati.