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Russi
Scorcio di vicolo Farini in centro storico
Stato
Regione
Territorio
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Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
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Russi
Sito istituzionale

Russi è un centro dell'Emilia-Romagna.

Da sapere[modifica]

Cenni geografici[modifica]

Si trova nella Pianura romagnola in territorio ravennate. Dista 17 km da Ravenna, 17 km da Faenza, 20 km da Forlì, 40 km da Imola, 40 km da Cesena e 70 km da Rimini.

Cenni storici[modifica]

L'area di Russi vanta una storia bimillenaria, come attesta l'area archeologica della Villa Romana del II secolo d.C. La ricerca archeologica mostra come la zona fosse interessata da coltivazioni di tipo intensivo. Dopo le invasioni barbariche il territorio fu progressivamente abbandonato. La mancanza del lavoro di irregimentazione idraulica dell'uomo causò il ritorno degli acquitrini e delle paludi.

Fin dall'Alto Medioevo faentini e ravennati si contesero il territorio di Russi, al centro di una fertile pianura. I ravennati, per difendersi dalle aggressioni faentine, costruirono i castelli di Raffanara ed il castello di Cortina, abbattuti in guerra dai faentini nel 1234. Successivamente sorse un centro, necessariamente un castrum, cioè un centro fortificato. Russi nacque così nel 1371 per volere di Guido da Polenta (sesto dei Signori della casata ravennate), che visse nel castello fino al 1377.

I primi tre decenni del XVI secolo causarono grandi sofferenze alla popolazione. Il castello subì infatti diversi assedi: prima da parte delle truppe del Borgia, poi dalle forze della Lega di Cambrai, infine il tremendo eccidio del 3-4 aprile del 1512 da parte di Gastone di Foix. Ad accrescere le sventure, nel 1527 passarono per il territorio russiano le truppe di Carlo di Borbone dirette a Roma, che occuparono il castello, poi si abbandonarono a saccheggi ed uccisioni.

Dopo varie vicende, Russi nel 1568 ritornò sotto la giurisdizione di Faenza, nello Stato Pontificio, ma riuscì ad ottenere magistrature proprie ed autonomia amministrativa. Nel 1688 il paese fu quasi interamente distrutto da un terremoto.

Russi fece parte dello Stato della Chiesa fino al 1859, quando i territori della Legazione delle Romagne furono occupati dalle truppe del Regno di Sardegna.

Russi annovera alcuni personaggi che furono protagonisti del periodo risorgimentale. I Farini e i Baccarini diedero alto prestigio al paese e alla nazione in campo politico e sociale, i Babini ed altri in quello economico-industriale, provocando un radicale cambiamento nella vita economica del paese e imponendosi in campo internazionale. Russi fu poi, con in testa Domenico Antonio Farini, la fucina di un importante centro di azione risorgimentale.

Nei moti del 1831 Russi fu infatti il primo paese di Romagna ad insorgere, ma a fare le maggiori spese di tale insurrezione fu, il 31 dicembre del 1834, lo stesso Farini, che in un'imboscata venne colpito a morte. Da quell'anno al 1870 (presa di Roma), ben 367 furono le presenze di russiani in moti e guerre per l'indipendenza di Italia.

L'eredità morale e politica di Domenico Antonio Farini proseguì comunque con il nipote Luigi Carlo, che diventerà più tardi Dittatore dell'Emilia e Presidente del Consiglio. Sempre su quelle orme si muoveranno poi il ministro Alfredo Baccarini e Domenico Farini, figlio di Luigi Carlo, Presidente della Camera e del Senato.

Dopo l'unità d'Italia ebbero inizio a Russi nuove attività economiche. Il paese, da centro prevalentemente agricolo, iniziò i primi passi verso l'industria e il commercio, già fiorente in seno alla cittadina dal XVI secolo.

Come orientarsi[modifica]

Resto delle antiche fortificazioni in piazza Baccarini

Il suo territorio comunale comprende anche le frazioni di Godo e San Pancrazio oltre alle località di Chiesuola, Cortina, Pezzolo e Prada di Russi.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

  • Aeroporto di Forlì (a 26 km circa)
  • Aeroporto di Rimini (a 70 km circa)
  • Aeroporto di Bologna (a 72 km circa)

In auto[modifica]

  • Da Nord (Bologna) prendere l'autostrada Adriatica A14 direzione Ancona, seguire la direzione Ravenna, uscire al casello di Lugo - Cotignola, proseguire per la SP 31 in direzione di Cotignola, raggiungere la statale SS 302, seguire le indicazioni per Russi.
  • Da Sud (Ancona) dall'autostrada Adriatica A14 direzione Bologna, uscire al casello di Forlì, a Forlì prendere la SS 67 in direzione di Ravenna, proseguire seguendo indicazioni per Russi.
  • Da Ravenna percorrere la SS 253 in direzione di San Michele, Godo, continuare sulla SP 30 in direzione di Russi.

In treno[modifica]

In autobus[modifica]

  • Autolinee ATM [1] Ravenna (Azienda Trasporti e Mobilità): Linea 192 - Faenza/Reda/Russi/Pieve Cesato/Faenza.
  • Autolinee ATC Bologna [2]
  • Da Roma: Autolinee Sulga [3] Collegamenti con il capoluogo (Ravenna - Staz. FS P.zza Farini), Linea Ravenna - Forlì - Cesena - Perugia - Roma


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • 1 Pieve di Santo Stefano in Tegurio (nella frazione di Godo). La pieve di Santo Stefano in Tegurio rientra nel numero delle chiese fatte costruire dall’imperatrice Galla Placidia, che visse a Ravenna tra il 425 e il 450.
Menzionata per la prima volta nell’atto di donazione alla diocesi di Ravenna nel 963, la chiesa ha subìto diversi rimaneggiamenti. Il primo restauro ne cambiò radicalmente l’aspetto, trasformandola in un edificio di stile barocco. :L’ampliamento del coro comportò la demolizione dell’abside. Si procedette poi ad allungare la chiesa di nove metri.
Nel 1823 si restaurò in forme barocche anche la facciata; con tali sembianze la pieve rimase fino al 1944, quando i tedeschi minarono il campanile che crollò. Lo scoppio delle mine comportò anche la demolizione dell’abside e del coro.
La ricostruzione della pieve data al 1948, quando si riportò la chiesa alle sue forme primarie, cioè protoromaniche, nel solco dell’architettura esarcale o deutero-bizantina ravennate. La chiesa primitiva viene solitamente datata al IX secolo, ma la sua fondazione viene anteposta al V – VI secolo.
La fiancata settentrionale è la sola parte risalente alla fondazione.
I lati dell’edificio mostrano lesene e finestrelle. La facciata a spiovente ha quattro lesene a suddividere le tre navate di cui si compone l’interno.
L’abside è stata ricostruita ricalcando la sua forma sulle fondamenta originarie, in forma eptagonale all’esterno e circolare internamente con tre piccole monofore. Sopra la porta di ingresso spicca una bifora. All’interno pilastri in cotto formano volte a ghiera doppia.
Sebbene ricostruita, la pieve è un classico esempio di architettura protoromanica,
Al campanile quadrato, completamente rifatto in muratura a vista nello stesso sito del precedente distrutto, fu data una altezza inferiore per adattarlo alle dimensioni della chiesa. E’ decorato da bifore e trifore.
  • Pieve di San Pancrazio (nella frazione omonima San Pancrazio). Dà il nome al centro abitato omonimo, sito a 4 km da Russi ed ecclesiasticamente in Diocesi di Forlì così come la vicina frazione di Chiesuola. La sua fondazione risale, secondo la tradizione, al V secolo per volontà di Galla Placidia. Con la pieve di Santo Stefano a Godo rappresenta due splendidi esempi di antica arte religiosa in stile romanico;.
  • Chiesa di Sant'Apollinare. Di costruzione settecentesca, è la chiesa del santo patrono cittadino.
  • Chiesa dell'Addolorata. Edificata nel XVIII secolo, conserva all'interno l'immagine della Madonna dei Sette Dolori molto cara ai russesi. :Il suo culto risale almeno al XVII secolo, quando si insediò in paese un convento di frati Serviti. In suo onore si celebra la «Fìra d'j Sët dulur».
Un camino al terzo piano
  • 2 Palazzo San Giacomo (Palazzo Rasponi). Ubicato poco fuori dalle porte cittadine, conserva al suo interno notevoli affreschi a tema mitologico ed allegorico.
Nel 1664 il conte Guido Carlo Rasponi acquistò la tenuta di Raffanara, sita nella campagna ravennate, a circa 2 km dall'abitato di Russi. Nella tenuta vi erano due edifici. Il più antico era una chiesa dedicata a San Giacomo, esistente sin dal XII secolo. Sotto l'argine destro del fiume Lamone vi erano le rovine di un castrum. I Rasponi edificarono la loro residenza estiva sulle rovine dell'antico castello. Il palazzo fu via via abbellito nel corso degli anni dagli eredi di Guido Carlo.
L'imponenza raggiunta dal complesso sul lato verso il fiume nella seconda metà del XVIII secolo, quasi scomparsa per demolizioni successive, ci è restituita da un dipinto di Antonio Joli individuato nel 2019. Il corpo principale, compreso tra le due torri, era preceduto da una scenografica loggia, che includeva due barchesse laterali e si affacciava su di un'ampia corte, delimitata da un curato muro di recinzione rafforzato e ritmato da coppie di lesene. I tre cancelli della cinta muraria erano affiancati da alti pilastri, ognuno sormontato da una coppia di statue, in tutto dodici. Il cancello antistante la loggia e il vasto spazio della corte si apriva al centro di un tratto curvilineo di muro che sporgeva oltre il perimetro quadrangolare, in modo da protendersi verso il fiume Lamone, dal quale i proprietari raggiungevano il palazzo in bucintoro. Questo cancello, che era quindi il principale, era affiancato da una torre e dalla chiesa, inclusi nella cinta perimetrale. :Esternamente era preceduto da due basse costruzioni circolari, in parte già immerse tra gli alberi che, insieme a frutteti, orti e giardini, estendevano l'effetto architettonico del palazzo su di ogni lato del suo articolato e armonico complesso.
Durante il Risorgimento il palazzo, abitato solo d'estate, diventò nascondiglio dei rivoluzionari e sede di riunioni clandestine. La famiglia Rasponi cessò di utilizzare la residenza dopo il 1880.
All'inizio del XX secolo furono distrutti il giardino all'italiana e molti elementi architettonici del palazzo.
Nel 1947 la proprietà passò alla Diocesi di Faenza. Negli anni seguenti ignoti portarono via tutti gli arredi e le suppellettili.
All'interno gli ambienti sono affrescati. Le decorazioni del piano nobile costituiscono forse il più vasto ciclo pittorico esistente in Romagna tra Sei e Settecento:
nella sala dedicata al cardinale Cesare Rasponi, affreschi del cattolichino Cesare Pronti e del forlivese Filippo Pasquali, allievo della bottega di Carlo Cignani;
ciclo con le divinità rappresentanti i giorni della settimana (Saturno, Mercurio, Giove, Venere, Marte, Luna);
serie di sale con allegorie dei segni zodiacali (sala dei Pesci, dell'Acquario, del Sagittario, del Capricorno, dell'Orione, dei Gemelli, del Cancro, del Leone, della Vergine, della Bilancia);
saletta centrale con allegoria delle quattro parti del mondo all'epoca conosciute, secondo l'iconografia stabilita alla fine del Cinquecento da Cesare Ripa: al centro del soffitto è dipinto il sole, ai quattro angoli Europa, Asia, Africa e America, con i loro simboli identificativi;
saletta della Torre Nord con allegoria dell'Amore;
sala dell'alcova con rappresentazione di Zeus e Venere.
Gli affreschi furono eseguiti in tre cicli distinti, su tre diverse commissioni. Il primo ciclo fu commissionato da Guido Carlo, che fece affrescare la galleria (i primi due punti dell'elenco). Il figlio Filippo continuò l'opera ordinando gli affreschi con i segni zodiacali, portando a termine le decorazioni del piano nobile tra il 1696 e il 1698. I pittori che eseguirono i lavori furono: Philip J. Worndle, Cristof Worndle, Ercole Sangiorgio e Andreas Kinderman. Il di lui figlio Cesare fece completare le decorazioni aggiungendo il tema dei giorni della settimana verso l'anno 1750. Ne furono incaricati i pittori Mariano Collina e Giovanni Battista Sandoni. Palazzo San Giacomo (Russi) su Wikipedia Palazzo San Giacomo (Q3890818) su Wikidata
Chiesa a fianco del palazzo San Giacomo
  • 3 Chiesa di San Giacomo apostolo (attigua al palazzo San Giacomo). Negli anni tra il 1750 e il 1774 fu costruita, a cura dell'architetto imolese Cosimo Morelli, la chiesa attigua al palazzo, con funzione di cappella di famiglia.
Nel concepire l'interno Morelli utilizzò le regole dell'ordine corinzio, facendo sormontare il presbiterio da una cupola a lanternino. All'esterno volle realizzare un'unità architettonica e funzionale tra chiesa e palazzo. I due edifici sono collegati tramite un doppio passaggio coperto, uno al piano terra (per la servitù) e uno al primo piano (riservato ai nobili).
Fino al 1880 si potevano ammirare all'interno tre pale: oggi sono custodite presso il seminario diocesano di Faenza (Russi fa parte della Diocesi di Faenza-Modigliana). Palazzo San Giacomo (Russi) su Wikipedia Palazzo San Giacomo (Q3890818) su Wikidata
  • Rocca. Fortilizio trecentesco voluto dalla potente famiglia dei Da Polenta di Ravenna. Oggi ospita raccolte museali.
Pavimento musivo abitazione fattore
  • 4 Villa romana. Sita a circa 20 km ad ovest di Ravenna, la villa fu edificata al centro di un vasto podere i cui prodotti erano destinati agli uomini della flotta militare romana di stanza a Classe, l'antico porto di Ravenna.
Conobbe il massimo splendore nel I e II secolo d.C., poi l'attività produttiva della villa cominciò ad andare in declino con il trasferimento dei militari a Costantinopoli (330 d.C.), per poi essere completamente abbandonata in età bizantina.
Area archeologica
La Villa di Russi è tra le ville rustiche di età romana una delle meglio conservate dell'Italia settentrionale.
Il complesso, rinvenuto già nel 1939 e successivamente messo in luce e studiato negli anni cinquanta del XX secolo, misura 8.000 metri quadrati, comprendenti la parte abitativa (la villa vera e propria) e l'area produttiva. :Dell'abitazione rimane la pianta, in ottimo stato di conservazione. Sono perfettamente visibili i mosaici geometrici delle diverse stanze.
Il museo
I reperti di maggior valore rinvenuti sul sito sono conservati in un edificio adibito a museo costruito a fianco della villa romana.
Gli oggetti di uso quotidiano (intonaci, vasi, ecc.) sono invece conservati nell'Antiquarium che il Comune di Russi ha allestito nei locali della Rocca trecentesca.
Oasi WWF
Il sito archeologico è circondato da un'oasi WWF che si estende per 13 ettari. Si tratta dell'area di una vecchia cava di argil Villa romana di Russi su Wikipedia Villa romana di Russi (Q4012810) su Wikidata

Aree naturali[modifica]

  • Bacini di Russi e Fiume Lamone. Nel territorio comunale si trova un'area di riequilibrio ecologico dell'estensione di 132 ettari denominata Bacini di Russi e Fiume Lamone. Si tratta di una vasta superficie comprendente la vegetazione riparale del fiume Lamone, l'area naturalistica attorno alla Villa romana, l'area agricola circostante Palazzo San Giacomo e le vasche dell'ex zuccherificio. Nell'area sono ricompresi i tipici ambienti della bassa pianura russiana: bosco igrofilo, bosco mesofilo, praterie umide e allagate, prato stabile, stagno.

Musei[modifica]

  • Museo Civico. riunisce le raccolte che, conservate in diversi luoghi del paese, dal 1997 sono state collocate all'interno della Rocca trecentesca. Le opere sono state classificate in tre gruppi: museo archeologico (coi reperti della Villa romana), pinacoteca e fondo archivistico "Alfredo Baccarini"
  • Museo della vita contadina in Romagna (nella frazione San Pancrazio). conserva oggetti che documentano la via rurale nel territorio di San Pancrazio e Russi.
  • Museo dell'arredo contemporaneo, lungo la Strada San Vitale in direzione Ravenna. Riepiloga la storia dell'arredo dal 1880 al 1980.
  • Raccolta di ceramica rustica romagnola e di campane.
  • Raccolta etnologica Romagnola..


Eventi e feste[modifica]

  • Fîra d'i sett dulür (Fiera dei sette dolori). Simple icon time.svg terza settimana di settembre. È la più antica sagra della provincia di Ravenna. risale infatti al XVII secolo. Era legata all'ordine dei frati Serviti in quel tempo presenti a Russi. Celebrava la Madonna dei sette dolori e venne istituzionalizzata da Innocenzo XI nel 1688.
Si svolge nella terza settimana di settembre e presenta un'ampia offerta di eventi musicali e culturali nonché appuntamenti gastronomici, con piatti tipici della Romagna, nella fattispecie cappelletti, nell'occasione conditi al ragù, bel e cot, sorta di cotechino o insaccato di maiale che ha ricevuto la denominazione di prodotto regionale, servito su fette di pane fragrante, il tutto annaffiato dal vino Canèna Nova. Il Canèna è un vino novello di prima spremitura, quasi una sorta di mosto fatto con uve di cui si andava perdendo la coltivazione; è aspro ma con un retrogusto dolce tipico del mosto appena spillato; si accompagna in maniera ideale al bel e cot.
  • Festival Internazionale del Folklore. Si tiene ogni anno dal 1988, organizzato dal Gruppo Canterini Romagnoli "Città di Russi". Vi partecipano gruppi folcloristici provenienti da diverse parti del mondo.
  • Maratona del Lamone. È la manifestazione sportiva più importante che si tiene a Russi. Nata nel 1977, è la maratona più vecchia dell'Emilia-Romagna e la seconda in Italia. La manifestazione è organizzata dal «Gruppo Sportivo Lamone».


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]

I piatti tipici di Russi sono legati alla Fira (fiera) dei sette dolori, e sono: cappelletti al ragù, bel e cot con purè, canèna nova e ciambella[7]. Si ricordano le cantine del Palazzo San Giacomo, in cui veniva fatto riposare il vino delle varietà Canena, Trebbiano e Uva d'Oro.


Dove alloggiare[modifica]

Prezzi modici[modifica]

Prezzi medi[modifica]

  • 2 Hotel ristorante Morelli, Via Don Giovanni Minzoni, 30, +39 0544 1882930.
  • 3 La Piadina del Passatore, Via Aldo Moro, +39 331 4266755.

Prezzi elevati[modifica]


Sicurezza[modifica]

  • 2 Farmacia Farini, Corso Luigi Carlo Farini, 39, +39 0544 580140.
  • 3 Farmacia Gallina, Via Faentina, 169 (nella frazione Godo), +39 0544 419322.
  • 4 Farmacia San Pancrazio, Via Molinaccio, 106 (nella frazione San Pancrazio), +39 0544 534714.


Come restare in contatto[modifica]

Poste[modifica]

  • 5 Poste italiane, Via Don Giovanni Minzoni, 20, +39 0544 582422.


Nei dintorni[modifica]


Altri progetti

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