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Prata d'Ansidonia

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Prata d'Ansidonia
Prata d'Ansidonia - Castel Camponeschi
Stato
Regione
Territorio
Altitudine
Superficie
Abitanti
Nome abitanti
Prefisso tel
CAP
Fuso orario
Patrono
Posizione
Mappa dell'Italia
Prata d'Ansidonia
Prata d'Ansidonia
Sito istituzionale

Prata d'Ansidonia è un centro dell'Abruzzo.

Da sapere[modifica]

È stato uno dei castelli che nel XIII secolo contribuirono alla fondazione della città dell'Aquila. Il paese, come tutto il circondario, è stato duramente colpito dal sisma del 6 aprile 2009.

Cenni geografici[modifica]

Fa parte della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli

Cenni storici[modifica]

Peltuinum - il teatro romano

Il castello Camponeschi fu costruito intorno al XIII secolo (rimaneggiato poi nel XV secolo), e rappresentava l’originale castrum di Prata. Per la prima volta fu nominato nel 1508 come Castrum S. Petri Camponeschi. La tradizione vuole che il borgo fosse stato costruito all’epoca dell’edificazione della chiesa di San Paolo di Peltuinum, e che poi il feudo fosse passato nelle mani della famiglia aquilana Camponeschi. E'stato abitato fino al 1963, quando l'ultima famiglia si trasferì a Prata. Dal 2003 fino al 2008 si svolse un’importante operazione di restauro.

Nelle vicinanze di Prata c'è l'area archeologica di Peltuinum, città dei Vestini e poi dei Romani con resti di mura e la chiesa di San Paolo poco distante.

Come orientarsi[modifica]

Il territorio comunale comprende anche i paesi di San Nicandro e Tussio.

Come arrivare[modifica]

In aereo[modifica]

Italian traffic signs - direzione bianco.svg

In auto[modifica]

  • A24 Casello autostradale L'Aquila est sulla A24 Roma - Teramo
  • Strada Statale 17 Italia.svg ex Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese ed Appulo-Sannitico.

In autobus[modifica]

  • Italian traffic sign - fermata autobus.svg Linee di pullman gestite da ARPA - Autolinee regionali Pubbliche Abruzzesi [1]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, via della Chiesa 1. L'interno l'edificio è una ricostruzione barocca della chiesa eretta nel XII secolo ed inizialmente dedicata alla Madonna. Nella chiesa si trova il coro ligneo della confraternita dell'Addolorata, opera scultorea dell'artista pratese Sabatino Tarquini.
  • Oratorio della Madonna del Rosario. È poco distante dalla chiesa parrocchiale. Conserva al suo interno un affresco raffigurante l'Annunciazione, risalente al secolo XVI.
  • 1 Castel Camponeschi. Il complesso fortificato del castello si trova nelle immediate vicinanze del paese ed è costituito da una cinta muraria rettangolare con resti di torri, unite ad abitazioni e palazzi. Le due porte medievali di accesso al cardo e al decumano sono perfettamente conservate. La porta ovest inoltre è affiancata da un grande torrione troncato a metà e da un edificio religioso oggi sconsacrato, la chiesa di San Pietro in stile medievale e facciata piatta con due portali e due piccoli rosoni. L'interno è diviso in due navate, e il campanile è ricavato in una delle torri.
Il Castello Camponeschi è simile al modello toscano di Monteriggioni nel quale le abitazioni sono completamente distaccate dalla cinta muraria. Delle mura rimangono tracce di sei torrioni quadrangolari che circondano il perimetro murario. La Porta di accesso ovest è perfettamente conservata e ha un classico aspetto ad arco.
Il borgo interno è composto da piccole case rurali di una stanza sola, e da due abitazioni più complesse: ossia i palazzi gentilizi. La struttura del palazzo è medievale ed in muratura, con il tipico stile del Quattrocento. Le case all'interno sono assai semplici, in muratura, e sono collegate tra loro con archi.
Sul lato opposto del castello c'è l'area archeologica di Peltuinum.
  • 2 Tussio. Il paese, frazione di Prata, ha notevoli testimonianze dell'antica civiltà romana dal vicino sito di Peltuinum fino ad una coppia di leoni di pietra ornamento dell'ingresso di un'antica villa ritrovata nei pressi del paese, oggi visibili presso il museo nazionale dell'Aquila e presso la piazza del paese.
Le sue case costruite con malta e pietra rispettano ancora l'impianto originale di borgo fortificato, le sue strade circoncentriche sono unite da passanti spesso realizzati con archi dalle fondamenta delle case. In origine c'erano cinque siti religiosi, oggi se ne contano soltanto tre: la chiesa madre dedicata a S. Martino Vescovo, la Congrega di S. Giuseppe patrono del paese (notevole esempio di artigianato, vista la presenza al suo interno di pregevoli arredi in legno), la chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto (situata sulla strada che porta verso la montagne che circondano Tussio). Si ritrovano anche i ruderi di una quarta chiesa dedicata alla Madonna della Neve e una piazzetta con il nome della quinta chiesa andata perduta, la Madonna in Gloria risalente al 1250 .
Caratterizzato da inverni rigidi e brevi estati, ha una popolazione stanziale di circa cento unità, accoglie altresì numerosi turisti durante i weekend e durante i mesi estivi.

Nell'area archeologica di Peltuinum[modifica]

Resti della cinta muraria di Peltuinum
  • 3 Peltuinum. Antica città dei Vestini, i Romani ricostruirono la città fra la metà del I secolo a.C. e la prima metà del secolo seguente. Era attraversato dalla Via Claudia Nova e dal Tratturo L'Aquila-Foggia.
In epoca Normanna cambiò il nome in Civita Sedonia dal nome del fondatore, un certo Sedonio, ma non raggiunse mai più l'importanza di Peltuinum.
Alcuni resti di Peltuinum sono il teatro di età augustea, tratti di mura, un tempio forse dedicato ad Apollo.
San Paolo in Peltuinum
  • 4 Chiesa di San Paolo di Peltuinum. Il nucleo originario della chiesa sorge all'esterno del perimetro urbano dell'antica città romana di Peltuinum, probabilmente sostituendo un precedente sito pagano. La chiesa è collocata sul Tratturo L'Aquila-Foggia, cioè una di quelle vie tracciate nel tempo dal continuo passaggio di greggi durante il periodo della transumanza.
Eretta forse tra il VII secolo e l'VIII secolo in stile romanico, le murature originali inglobano al loro interno elementi di epoca romana, il che fa supporre sia veritiera l'ipotesi che la chiesa sorga sui ruderi di un edificio pagano. Nel XII secolo subisce un crollo e viene ricostruita con gli stessi materiali. Viene inoltre sovralzata, forse in occasione degli stessi lavori di ricostruzione. Si registrano anche interventi più tardi, probabilmente del Cinquecento.
L'edificio è anche ricordato da Papa Innocenzo III in una Bolla del 23 marzo 1118.
La chiesa ha la facciata nello stile della chiesa di San Liberatore a Maiella situata nel comune di Serramonacesca: molto piatta e priva di elementi plastici, presenta un portale centrale in leggerissimo aggetto, con due lesene per lato che sostengono un arco di pietra circondante una lunetta, decorata all'interno da blocchetti di pietra disposti secondo lo schema dell'opus reticolatum. Il tutto ripropone le forme di tradizione benedettina. Sopra il portale si aprono due oculi: quello sottostante apparteneva alla facciata prima del sovralzo. Quando quest'ultimo fu messo in pratica, venne aperto l'oculo superiore, un tempo decorato da un rosone del X secolo, poi trafugato. Arrivano all'altezza dell'oculo precedente inoltre i due poderosi pilastri d'angolo della facciata, che la occupano per due terzi, con la relativa trabeazione in sommità, interrotta al centro dagli oculi. :Conclude la facciata un timpano triangolare, anch'esso frutto del sovralzo. Lateralmente, la chiesa presenta un muro liscio, interrotto superiormente solo da una serie di finestre aggiunte con il sovralzo delle pareti.
L'interno è impostato su una pianta a croce latina, con transetto ma senza abside, dunque a forma di T. La navata è unica ma presenta il motivo delle pseudo-navate con l'applicazione, lungo i muri perimetrali, di arcate cieche. La pavimentazione è in cotto e la copertura è in legno con capriate a vista. Sono presenti affreschi del Duecento, uno dei quali rappresenta San Paolo sulla via di Damasco. Vi sono anche elementi decorativi di epoca longobarda, che attestano dunque l'antica fondazione dell'edificio.
Sulla parete di fondo del braccio destro del transetto sono presenti resti di affreschi cinquecenteschi. Esisteva anche un pulpito, scolpito nel 1240 e sostenuto da cinque colonne ottagonali, che fu trasferito nel 1796 nella vicina chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari a Prata d'Ansidonia.


Eventi e feste[modifica]


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]

Il comune di Prata D'Ansidonia, rientra nell’area di produzione DOP (Denominazione di origine protetta) dello Zafferano dell'Aquila

Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]


Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]


Altri progetti

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