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Bosa

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Bosa
Torre aragonese dell'Isola Rossa a Bosa Marina.
Stato
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Posizione
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Bosa
Bosa
Sito istituzionale

Bosa è una città della Sardegna.

Da sapere[modifica]

Fa parte dei Borghi più belli d'Italia.

Cenni geografici[modifica]

Bosa vista dal Castello Malaspina

Bosa si trova nella valle del fiume Temo, nell'area che corrisponde alla sub regione storica della Planargia. In provincia di Nuoro fino al 2005, passò in quella data alla provincia di Oristano.


Cenni storici[modifica]

La città vecchia e il castello Malaspina

Un manoscritto spagnolo dell'inizio del Seicento, conservato alla biblioteca universitaria di Cagliari, intitolato Relacion de la antigua ciudad de Calmedia y varias antique(da) des del mundo, racconta miticamente le origini della città, dicendola fondata dalla moglie dell'eroe libico Sardus pater, uno tra i primi colonizzatori dell'isola: arrivata nella valle del Temo, ammirata per la fertilità e l'amenità del luogo, Calmedia avrebbe fondato sulla sponda sinistra del fiume una colonia di africani, che da lei avrebbe preso il nome e che si sarebbe ben presto estesa, divenendo ricca e popolosa soprattutto in epoca fenicio-punica e romana.

Spogliata dal mito, la storia della città è ugualmente ricca ed interessante. Il sito fu abitato già in epoca preistorica, come dimostrano le numerose domus de janas, grotticelle artificiali scavate nella roccia, spesso con pianta complessa ed ingresso a dromos, di Silattari, Ispilluncas, Coronedu, Tentizzos, Monte Furru, Sorighes, sparse su tutto il territorio comunale. Meno numerosi sono i villaggi nuragici (Sa Lumenera) ed i nuraghi, in genre molto semplici: Monte Nieddu, Tiria, Monte Furru (sulla spaiggia di Turas), Santu lò (sui ruderi è stata edificata una chiesa campestre). Il rinvenimento di due iscrizioni fenicie d'età antichissima, da riferire forse addirittura al IX secolo a. Cr., ha consentito di accertare che il centro antico si è sempre chiamato Bosa, un toponimo d'incerta classificazione ma confrontabile con altre località africane. Del periodo fenicio-punico restano ora soltanto alcuni pezzi di ceramica, peraltro molto significativi. La città sorgeva a circa due chilometri dall'attuale, in sinistra Temo, in località Messerchimbe (presso la chiesa di S. Pietro), dove si rinvengono statue, monete, iscrizioni, materiali ceramici fini o ad uso cucina, in genere d'età romana. L'Isola Rossa, allora staccata dalla terraferma, si trovava al centro delle foci del fiume; il braccio più meridionale, che sfociava in località Pedras Nieddas, fu ostruito artificialmente nel Cinquecento. La città dové ben presto ottenere il rango di municipium. Con l'interramento della vallata alluvionale, Bosa si allontanò sensibilmente dal mare; i Bosani, molestati dagli Arabi che dall'inizio dell'VIII secolo iniziarono ad effettuare sbarchi sulla costa (una spiaggia poco a N della foce del Temo si chiama ancora oggi Cala 'e moros), abbandonarono col tempo l'antico abitato, che decadde progressivamente. Nel 1016 con la cacciata degli arabi si assiste ad una ripresa religiosa dovuta in particolare ai monaci provenienti dalle abbazie di Monte Cassino e di San Vittore di Marsiglia. Tra il 1062 ed il 1073 fu costruita anche la nuova cattedrale della diocesi di Bosa, dedicata a San Pietro.

Dopo la costruzione del castello la città, richiusa ormai entro solide mura, conobbe una notevole prosperità, grazie alla felice posizione sul fiume, al porto che consentiva un diretto collegamento con la penisola iberica, al vasto retroterra della Planargia e del Montiferru, ormai gravitante verso Bosa. Iniziò così a svilupparsi quel centro tardomedioevale di "Sa Costa" che ancora oggi mantiene una suggestione storica notevole, con i singolari viottoli che seguono le curve altimetriche del colle, con le scalinate che interrompono asimmetricamente il percorso orizzontale, con le strutture urbanistiche arcaiche e sorprendenti.

Passata in mano aragonese la città si vide confermare gli antichi statuti; la sua singolare condizione di villa reale, quindi libera, controllata però da un feudatario, determinò una serie di contrasti d'interesse ed una puntigliosa caparbia volontà dei Bosani di conservare i propri privilegi e la propria autonomia rispetto al castellano aragonese ed alle truppe di occupazione.

Nel 1415 il castellano Pietro de Sant Johan era arrivato a bombardare dall'alto la villa. I Bosani ottennero che il feudatario perdesse il feudo, riaccorpato per qualche anno alla corona, ma fu poi di nuovo infeudato. Il castello, ampliato in età spagnola, divenne il punto terminale al quale era finalizzato tutto un complesso sistema difensivo costiero, che a N giungeva fino a Torre Argentina, mentre a S era fondato sulle torri di avvistamento di Columbargia, D'Ischia Ruggia, Foghe e, ancora oltre, Santa Caterina, Su Puttu e Capo Mannu. L'accesso alla città era possibile attraverso tre porte; due ingressi aveva invece il castello. Nel 1528, per resistere ad un minacciato sbarco della flotta francese comandata da Andrea Doria, i Bosani, schierati con Carlo V, avevano deciso di ostruire la foce del fiume, provocando così però la parlisi delle attività portuali e l'aggravarsi del fenomeno delle inondazioni. L'impoverimento di Bosa avvenne a vantaggio della vicina Alghero, che ereditò il primato nei collegamenti con la Spagna.

Per ciò che riguarda il fiume, solo alla fine dell'Ottocento la foce poté essere parzialmente bonificata, ma l'opera si svolse tra molte difficoltà; ancora oggi il progetto del porto-canale non si è compiutamente realizzato. Con la fine della dominazione spagnola la città conobbe un effettivo rilancio, specie con lo sviluppo della pesca del corallo. Carlo Emanuele III nel 1750 autorizzò la colonizzazione di una parte del territorio di Bosa: un gruppo di coloni greci provenienti dalla Morea attraverso la Corsica fondarono perciò il paese di Montresta, che si andò sviluppando soprattutto grazie all'apporto demografico dei pastori indigeni. Il vero risveglio economico e culturale si svolse però nell'Ottocento, con l'erezione a capoluogo di provincia (1807-1821) e con il rilancio delle attività artigianali ed artistiche (specie la concia delle peli, il filet, la lavorazione dell'oro e dell'argento, la costruzione di barche). Fu abbattuta l'antica cinta muraria ed iniziò lo sviluppo edilizio verso il mare.

Nel Novecento, dopo la costituzione della provincia di Nuoro, Bosa si trovò ben presto ai margini dello sviluppo e venne ad essere tagliata fuori dal suo tradizionale retroterra, trovandosi ad essere soppiantata da altri centri vicini, ultimo dei quali Macomer. Subì un'acuta disoccupazione ed una forte emigrazione (si calcola che, per ogni generazione, il 15% degli abitanti sia emigrato all'estero). Il vasto territorio comunale, con numerosi importanti monumenti e notevoli bellezze paesaggistiche, è stato recentemente sottoposto a vincolo ambientale; la città moderna punta tutto sul turismo e si avvia a divenire, attraverso un potenziamento ed una qualificazione delle strutture ricettive, un po' la città delle vacanze, in un ambiente fortemente caratterizzato e molto ospitale.

Come orientarsi[modifica]


Come arrivare[modifica]


Come spostarsi[modifica]


Cosa vedere[modifica]

  • Concattedrale dell'Immacolata Concezione. Sorta su una preesistente costruzione risalente al XII secolo, più volte rimaneggiata in epoca successiva, è intitolata alla Madonna Immacolata. Venne realizzata a partire dal 1803, quando il Capitolo vescovile ne affidava il rifacimento al capomastro locale Salvatore Are al quale, in un secondo tempo si affiancherà il sassarese Ramelli. Il nuovo edificio venne solennemente consacrato –a cantiere ancora aperto– dal vescovo monsignor Murro nel luglio 1809, mentre per il completamento dei lavori si dovette attendere l’anno successivo. L’edificio è costituito da un’ampia navata voltata a botte in cui si aprono quattro cappelle sul lato sinistro e tre sul destro. L’ampio presbiterio rialzato è coperto da una cupola impostata su tamburo ottagonale. All’ingresso, a destra, si apre il cosiddetto Cappellone, che si presenta come un edificio autonomo dotato di altari e di un presbiterio rialzato coperto da una cupola. Sotto l’egida del vescovo Eugenio Cano, negli anni settanta dell’Ottocento, la cattedrale fu oggetto di interventi di abbellimento, che vanno dalle decorazioni pittoriche, realizzate dal parmense Emilio Scherer, al rifacimento dell’organo –originariamente costruito dal lucchese Giuseppe Crudeli nel 1810 e del quale si conserva la cassa neoclassica– operato nel 1875 dai fabbricanti modenesi Tommaso Piacentini e Antonio Battani di Frassinoro (Modena);
  • Chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos. antica cappella palatina del castello di Bosa, presenta al suo interno un ciclo di affreschi del XIV secolo.
  • Chiesa di San Pietro extra muros. antica chiesa romanica lungo le sponde del fiume Temo, a breve distanza dal centro abitato
  • Chiesa di Sant'Antonio extra muros.
  • Chiesa di Santa Maria del Mare.
  • Chiesa di Santa Croce.
  • Convento dei Cappuccini.
  • Oratorio del Rosario.
  • Chiesa e convento del Carmine.
  • Chiesa campestre di Santa Giusta.


Eventi e feste[modifica]

  • Feste di Sant'Antonio. Simple icon time.svg 17 gennaio. inaugurazione del carnevale bosano con grande falò presso il ponte sul Temo.
  • Carnevale Bosano. Grande e popolaresca manifestazione, caratterizzata dai canti licenziosi e dai continui riferimenti alla sfera sessuale. Da ricordare i giorni del giovedì (con raccolta di prodotti tipici), del giovedì grasso (con le mascherate per gli alunni di tutte le scuole), della domenica e del lunedì di carnevale (sfilate di carri allegorici), del martedì mattina (s'attittidu, con maschere vestite di nero che escono alla ricerca del latte per nutrire le pupattole dai singolari attributi) e sera (Giolzi, con l'affannosa ricerca del carnevale morente; maschere in bianco, con lampioni e fiaccole, molestano le ragazze).
  • Settimana santa. canti sardi caratteristici per la Pasqua; processione dei misteri o della via cucis, il venerdì notte
  • S. Giorgio. Simple icon time.svg 24-25 aprile. manifestazioni culturali e fiera campestre.
  • Santi Emilio e Priamo. Simple icon time.svg 28 maggio. canti sardi, manifestazioni folkloristiche e musicali in onore dei patroni della città.
  • San Giovanni Battista. Simple icon time.svg 24 giugno. corsa di cavalli, gara poetica dialettale.
  • Santi Pietro e Paolo. Simple icon time.svg 29 giugno. regata lungo il fiume, fino alla chiesa romanica di S. Pietro; fiera con prodotti tipici.
  • S. Maria del mare. Simple icon time.svg prima domenica di agosto. la statua della Madonna del mare è portata in una singolare processione di barche dalla Marina a Bosa e poi (nel pomeriggio) di nuovo a Bosa Marina, dove viene celebrata la messa all'aperto. Gare di nuoto e di pesca; spettacoli pirotecnici.
  • Nostra Signora di Regnos Altos. Simple icon time.svg seconda domenica di settembre. È la festa più variopinta.


Cosa fare[modifica]


Acquisti[modifica]


Come divertirsi[modifica]


Dove mangiare[modifica]


Dove alloggiare[modifica]

Sono numerosi gli alberghi di modesta categoria a Bosa, alla Marina ed a Turas. L'ostello della gioventù (per un centinaio di posti letto) è stato recentemente ampliato. Numerosi inoltre i ristoranti tipici, le pizzerie e le tavole calde. Altro complessi alberghieri saranno tra breve aperti, per un migliaio di posti letto, sulla spiaggia principale e nell'amena vallata di Laccos. Altri interventi turistici sono previsti dal piano comunale per le zone F lungo la strada per Alghero, dove tra l'altro sorgerà uno dei due campeggi in progetto. Il secondo campeggio è in fase di realizzazione a spese dell'amministrazione comunale alle spalle della spiaggia di Turas.

Sicurezza[modifica]


Come restare in contatto[modifica]


Nei dintorni[modifica]


Altri progetti

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