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Introduzione[modifica]

Fin dall'epoca medievale la Lombardia è sempre stata una zona famosa per la produzione dei panni di lana e, più tardi, anche delle stoffe di seta. In particolare sul nostro lago c'erano nell'Ottocento molte filande. La maggior parte delle donne contribuiva all'economia familiare, partendo ogni mattina, anche da paesini lontani quali Esino, per recarsi a piedi a valle sulle rive del lago, a lavorare in filanda.

Questa realtà cambiò in modo abbastanza repentino nei primi decenni del Novecento quando richieste e ritmi di lavoro mutarono a seguito del progresso scientifico e tecnologico. Ma come adattare la secolare tradizione della tessitura alla modernità?, si chiese don Giovan Battista Rocca, figlio di setaioli della Brianza e parroco di Esino negli anni Trenta. Nacque pertanto nel 1936 la Scuola di Arazzeria di Esino. Se vuoi vedere alcuni di questi arazzi vieni con noi in questo breve tour.

Don Giovanni Battista Rocca[modifica]

Per Esino don Giovanni Battista Rocca (1892-1965), parroco della cittadina lariana dal 1927 fino alla morte, non svolse solo un'ordinaria azione pastorale, ma intraprese una serie di iniziative per permettere agli abitanti di valorizzare il proprio territorio e le peculiari caratteristiche storico sociali che lo identificano. La personale passione per le scienze, la botanica, l'agricoltura e l'attività umana della società contadina fecero di don Rocca il fondatore del Museo delle Grigne, l'ideatore della Scuola degli arazzi e l'ispiratore del recupero della coltivazione della patata.

La patata bianca di Esino[modifica]

Le condizioni climatiche della valle di Esino hanno permesso di selezionare un tipo particolare di tubero, conosciuta come “Patata Bianca di Esino” o “Biancona di Esino”, che caratterizzata da una forma arrotondata; inoltre la sua pasta bianca e farinosa risulta particolarmente adatta per preparare gli gnocchi e il ripieno dei tradizionali ravioli di Esino. Se sei interessato alla “Biancona di Esino” visita il sito patatabiancadiesino.it.

Come tessere un arazzo[modifica]

Guarda questo breve video in cui Giusi Nasazzi, giovane signora esinese, che ancora possiede l'antica arte della tessitura ci mostra come si lavora al telaio. Per la realizzazione degli arazzi le donne esinesi utilizzavano fili di seta tinti in loco dalle donne del paese, mentre i disegni dei cartoni erano ideati da artisti famosi. I loro lavori dunque, come quelli più famosi del Rinascimento, erano vere e proprie opere d'arte che andarono ad arredare salotti e luoghi di incontro e vennero anche premiati in alcune edizioni dell'Esposizione di arte decorativa della Triennale di Milano.


Gli arazzi nella scuola materna[modifica]

Il re Sole[modifica]

Partendo da un’opera dipinta nel 1895 dal pittore Gaetano Previati, artista divisionista attivo a Milano, venne realizzato uno dei due arazzi oggi esposti in una sala della Scuola Materna di Esino. L’arazzo mostra un’immaginaria scena della famosa corte del re francese, ma in realtà l’artista sfrutta l’argomento per creare bagliori luminosi e dorati costruiti attraverso filamentose pennellate di colore. Proprio l’andamento sinuoso delle pennellate diventa lo spunto grafico che la lavorazione dell’arazzo esalta. Le movimentate linee che percorrono la superficie guidano il nostro occhio trasformando la scena in una superficie carica di suggestione in cui i veri protagonisti sono le ombre e le luci e non le figure.

Natura morta con frutta[modifica]

Il milanese Piero Fornasetti (1913-1988) conosceva certamente la Scuola di Arazzeria di Esino, aveva infatti una casa di vacanze a Varenna, sul lago, proprio dove inizia la salita verso Esino. L’artista, famoso decoratore di interni e designer - uno dei suoi soggetti è il volto di donna in infinite variazioni riprodotto quasi fosse una texture grafica su piatti e oggetti di ceramica -, disegna per questo arazzo un tema di natura morta. Sul tavolo in modo solo apparentemente casuale è sparsa della frutta; in particolare le ciliegie sembrano collocate sulla superficie quasi fossero note di uno spartito musicale. Il vero protagonista però sembra essere il p contenitore in vetro sulla sinistra: deve essere stato difficile anche per l’arazziere creare l’effetto di trasparenza della superficie curva!

Ospiti temporanei a Esino[modifica]

Veduta di Mandello[modifica]

Tornati a Esino Lario per l’importante evento di Wikimania, sono ospitati nelle sale del Museo delle Grigne due arazzi di proprietà della Fondazione Carcano di Mandello del Lario. La famiglia Carcano, imprenditori mandellesi nel campo dello stagno prima e dell’alluminio poi, aveva all’interno della propria azienda dei disegnatori. È probabilmente uno di questi disegnatori, Luigi Furiosi, che idea la sintetica e simbolica rappresentazione di Mandello, forse per celebrare una ricorrenza significativa della stessa ditta Carcano. Alle pendici dei monti, nella parte centrale dell’arazzo, troviamo infatti la fabbrica idraulica di lastre di stagnola della famiglia Carcano che iniziò la propria attività a Somana, frazione di Mandello del Lario, nel 1895. Il paese di Mandello è riconoscibile attraverso alcuni elementi distintivi: le montagne da cui è circondato come fossero quinte naturali, il lago su cui è affacciato ma, soprattutto, chiese ed edifici caratteristici. Tra questi ad esempio si ritrovano il santuario ottagonale della Beata Vergine del Fiume e la torre medievale di Maggiana, detta torre del Barbarossa. Tutto sembra immerso direttamente nelle sfumature blu del lago e questo certamente suggerisce all’opera un’atmosfera incantata.

La vendemmia[modifica]

La vendemmia è certamente un’opera importante, sia per le dimensioni (220x160) sia per l’artista che firma il cartone, Umberto Lilloni. L’arazzo infatti vinse la medaglia d'oro alla IX Triennale di Milano nel 1951. Rappresenta una donna e cinque giovani che stanno vendemmiando. L’artista ferma come in un tempo sospeso tutte le azioni: nonostante i personaggi stiano svolgendo un preciso compito essi sono accostati quasi fossero delle figurine leggere sulla superficie dell’arazzo. L’artista da una parte descrive con attenzione alcuni dettagli quali ad esempio gli abiti dei personaggi o i cesti di paglia, dall’altra invece definisce in modo sommario lo spazio e l’atmosfera luministica, dunque tutto sembra sospeso come si trattasse di un mondo da favola, uno splendido fotogramma di un cartone animato.

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