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Paesaggi sonori lungo il Caldone
(Lecco)
Lecco
Tipo itinerario
Stato
Regione
Territorio
Città
Inizio
Fine

Paesaggi sonori lungo il Caldone è un itinerario che si sviluppa attraverso il comune di Lecco.

Introduzione[modifica]

Il pannello informativo che racconta le chiuse in via Carlo Porta a Lecco recita: “Riscoprire l’acqua vuol dire capire la città; ecco perché abbiamo “dato voce” all’acqua del Caldone”.

Con questo itinerario si potrà andare alla scoperta di questa voce, a volte nascosta, altre volte mischiata ai suoni di una città che nasce con vocazione industriale e timidamente si affaccia al turismo.

È un percorso di “risalita” che collega le due anime turistiche di Lecco, lago e montagna, per condurvi alla riscoperta della forza del fiume; nessuno vieta di invertire la rotta.

L’itinerario è accompagnato da registrazioni del paesaggio sonoro che potete ascoltare prima della lettura di ogni tappa e da piccole attività nei momenti di pausa nei parchi della città. Lo scopo della presenza di queste risorse è duplice: accompagnare durante il percorso e dare strumenti operativi per l’inclusione di persone con disabilità sensoriale (ipovedenti, ciechi) e con neurodiversità (ad es. persone autistiche che necessitano di essere preparate sull’ambiente sonoro). La presenza di ascolti, presi dalle attività inclusive rivolte a persone con disabilità e fragilità che hanno portato al monitoraggio del paesaggio sonoro, sono un valido supporto anche per l’intrattenimento di bambini e persone che desiderano ascoltare racconti e storie per svago.

Tutti i tragitti sono realizzabili anche con sedie a rotelle e passeggini; ci saranno indicazioni specifiche in caso di difficoltà dovute a pendenze.


Come arrivare[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Come arrivare a Lecco.

Tappe[modifica]

  • 45.85279.38761 Lungolago e Monumento di Alessandro Manzoni
  • 45.85249.39662 da Via Carlo Porta a Via Ferriera: “la voce e i volti del Caldone”
  • 45.85959.39763 Palazzo Belgioioso
  • 45.869.40784 da Acquate alle Pozze di Bonacina

Lungolago e Monumento di Alessandro Manzoni[modifica]

Monumento ad Alessandro Manzoni

Il Fiume Caldone sfocia nel Lago di Lecco poche centinaia di metri prima che compaia l’Adda emissario. La foce del Caldone si trova adiacente all’edificio che ospita dal 1895 la Società Canottieri di Lecco e a un parco pubblico in cui si erge il Monumento dei Caduti realizzato tra il 1922 e il 1926 da Giannino Castiglioni.

Il lungolago di Lecco in questa zona è ampio ed è possibile passeggiare senza essere eccessivamente disturbati dai rumori del traffico; la vista è ampia e, da sinistra, è possibile osservare il lungolago e la rocca di Malgrate, le montagne del Triangolo Lariano, nel dettaglio da sinistra il Monte Rai, i Corni di Canzo e il Moregallo. La vista spazia poi in lontananza sulle montagne del comasco per concludersi a destra sul Monte San Martino e sull'inconfondibile campanile della Basilica di San Nicolò (Lecco) chiamato affettuosamente “il matitone” dai lecchesi.

È possibile fare rifornimento d'acqua alla fontana pubblica che si trova in questa prima parte di lungolago, vicino ad un’altra opera scultorea, il busto in bronzo di Antonio Ghislanzoni (1824-1893), scrittore e giornalista, autore di libretti d’opera tra cui quello per l’Aida di Giuseppe Verdi. Il busto, inaugurato nel Novembre 1893, è opera di Antonio Bezzola ed è stato finanziato da una imponente raccolta fondi ad opera di un comitato cui aderirono molti intellettuali, scrittori e musicisti dell’epoca. Inizialmente il monumento era collocato presso la stazione ferroviaria e fù trasferito nel luogo in cui oggi si trova nel 1928[1].

Lasciando il lago alle spalle, si prosegue lungo Via Costituzione risalendo il corso interrato del fiume Caldone[2] fino a raggiungere Piazza Manzoni: si arriva ad un monumento simbolo della città di Lecco e molto amato dagli abitanti: il Monumento ad Alessandro Manzoni.

Lo scrittore, raffigurato seduto, rivolto al lago, con la lunga giacca leggermente aperta (redingote), è colto in un momento di riflessione sul manoscritto che tiene sulle ginocchia. Il richiamo al romanzo “I Promessi Sposi”, ambientato nella città di Lecco, avviene nei bassorilievi che adornano il basamento; qui sono rappresentati tre momenti salienti del romanzo il Rapimento di Lucia, Renzo al Lazzaretto e il Matrimonio di Renzo e Lucia.

Alla scelta delle scene per i bassorilievi e della posa per la scultura contribuì notevolmente l’intervento di Antonio Stoppani, abate lecchese considerato il fondatore della geologia e paleontologia italiana.

Stoppani con questo monumento desiderava sia sottolineare il legame tra Manzoni e Lecco, luogo che ha contribuito a formare il giovane Alessandro, sia, parallelamente, connotare Lecco come “città quasi-natale” del famoso scrittore con lo scopo di farle occupare un posto di rilievo nel contesto culturale dell’Italia.

In questa visione la scelta delle scene per i bassorilievi assume un valore simbolico, collegandosi a temi del romanzo dall’alto valore etico e sociale:

  • il rapimento di Lucia (a destra guardando la scultura di fronte): rappresenta la sopraffazione dei deboli, tema portante del romanzo, e la possibilità di vittoria contro la violenza attraverso una volontà inflessibile;
  • Renzo accorda il perdono a Don Rodrigo morente (pannello di sinistra): il perdono di Renzo allude al carattere normativo ma temperato della giustizia, che deve essere inflessibile ma non cieca né annichilente;
  • Il Matrimonio di Renzo e Lucia (al centro), conclusione del romanzo, che ricorda il ruolo dei ceti popolari nella tutela delle libertà per tutti. Renzo e Lucia hanno vinto perché si sono battuti per ciò che consideravano giusto, nel loro caso il matrimonio. Il messaggio generale del romanzo riguarda proprio l’impegno: qualunque sia l’oppressione di cui si soffre, impegnandosi con onestà e umanità, si può trionfare.

Infine, sul lato posteriore del monumento sono riprodotti lo stemma del Regno d'Italia a sinistra e del comune Lecco a destra circondati da una corona d'alloro; sopra una scritta che recita: «I CITTADINI DI LECCO / NEL VOLERE E NELL’OPERA / CON TUTTA ITALIA CONCORDI / QUI / DOVE VISSE E SI ISPIRÒ / L’AUTORE DEI PROMESSI SPOSI / ERESSERO NEL MDCCCLXXXXI»

Da Via Carlo Porta a Via Ferriera: “la voce e i volti del Caldone”[modifica]

La seconda tappa restituisce la voce del fiume e permette di osservare opere di ingegneria idraulica che nel corso della storia di questa città hanno permesso di sfruttare a scopo industriale le acque del Caldone.

Prima di imboccare via Carlo Porta è possibile osservare le chiuse e le paratie che servivano a regolare il flusso e il deflusso dell’acqua per il suo sfruttamento nei processi produttivi di due importanti industrie che nell’Ottocento si trovavano in questo luogo; si consiglia la lettura dei pannelli presenti in loco per le informazioni relative agli edifici[3].

Risalendo lungo via Carlo Porta possiamo ascoltare il Caldone che finalmente scorre a cielo aperto; questa strada pedonale collega la parte alta e la parte bassa della città ed è molto frequentata dai lecchesi e dagli studenti. Per contrastare il degrado di questa zona di passaggio, Il Comune di Lecco nel 2016 ha promosso il progetto di cittadinanza attiva “Mai soli se solidali” che, in collaborazione con importanti realtà del territorio tra cui la comunità “Casa Don Guanella”, l’Università della Terza Età, Lions, ha portato tra il 2016 e il 2020 alla realizzazione di molti murales che abbelliscono i muri di via Carlo Porta e delle vie limitrofe[4]. Pannelli informativi lungo il tragitto spiegano il progetto e il significato di alcuni murales; il più noto è la sequenza di volti dipinti dall’artista Afran oltre il corso del fiume; sono rappresentanti, con volti espressivi, i popoli della terra di ogni luogo e ogni età. Afran ha utilizzato come spunto i passanti che nel corso del giorno afollano la via e vicino al ponte di ferro c’è un omaggio ad Alessandro Manzoni e Lucia Mondella, raffigurata con tratti contemporanei (avete notato l’apparecchio ortodontico?). Questo richiamo letterario ci ricorda la vicinanza di Villa Manzoni, raggiungibile proprio percorrendo il ponte di ferro.

Il nostro itinerario, però, prosegue in altra direzione; conclusa via Carlo Porta si raggiunge il Centro Meridiana, complesso multifunzionale realizzato tra il 1988 e il 1999 su progetto di Renzo Piano con sculture in alluminio di Susumu Shingu.

Per raggiungere la terza tappa bisogna percorrere Via Ferriera, altra strada pedonale che permette di superare aree urbane ad alto scorrimento e raggiungere i rioni di Acquate e Castello.

Via Ferriera è chiamata così per la presenza delle acciaierie e ferriere del Caleotto[5]

Palazzo Belgioioso[modifica]

Palazzo Belgioioso

La terza tappa si sviluppa nel rione di Castello e ha inizio in Corso Matteotti all’altezza del Civico 81, vicino al quale troviamo la Chiesa di San Carlo. Costruita intorno all’anno Mille in stile romanico, la chiesetta fu restaurata per volontà di Carlo Borromeo in seguito alla sua visita pastorale del 1566. L’aspetto attuale si deve agli interventi del 1683 durante i quali vengono realizzati la loggia sopra il portico, il complesso dell’altare, con la pala raffigurante San Carlo in adorazione, le due porte laterali, l’architrave di legno dorato della cappella maggiore e il coro. Al 1722-26 risale la costruzione del portico laterale e della cappella ossario. La chiesa oggi si trova inglobata nel nucleo abitato, ma fino all’inizio del Novecento adiacente si apriva Piazza Carducci[6].

Ci spostiamo scendendo al n. 32 di Corso Matteotti, sede di Palazzo Belgiojoso; edificato nel 1772 per volere del marchese Giacomo Locatelli, originario della provincia di Bergamo, ha pianta a U aperta verso un giardino, oggi parco comunale.

Due anni dopo la realizzazione, il palazzo viene venduto ai principi Belgiojoso-d’Este da cui prende il nome; a loro si deve la sistemazione del giardino.

Il palazzo è stato prima espropriato da Napoleone alla fine del Settecento, poi è passato di proprietà in proprietà e ha conosciuto momenti di decadenza. Nel 1928 diventa proprietà del Comune e da subito sede dei Musei civici[7]. Oggi ospita:

Si accede al Palazzo da un ampio porticato; sulle pareti del porticato ci sono sarcofaghi tardo-romani e medievali, decorazioni e lapidi che provengono da edifici del Tardo medioevo di Lecco che sono stati demoliti all’inizio del Novecento. Sono presenti inoltre le vestigia del forte spagnolo di Fuentes.

Per questo itinerario lungo il Caldone, segnaliamo che nelle postazioni multimediali della Sala dell’industria presso il Museo Storico è presente il documentario “Il Gerenzone” di Sofia Ceppi Badoni (1961). Il film mostra le fabbriche e le officine metallurgiche e la vita quotidiana lungo il fiume Gerenzone, altro corso d’acqua utilizzato nelle industrie del territorio come il Caldone. La sala si pone, in prospettiva, come punto di raccordo dei luoghi di archeologia industriale ubicati sul territorio; la visione del documentario, quindi, offre spunti per immaginare in modo più concreto l’ambiente produttivo lecchese lungo i suoi fiumi.

Nel cortile del Palazzo, dirigendoci verso il parco, troviamo altri reperti di archeologia industriale, posizionate come sculture a cielo aperto a testimoniare il collegamento tra la città, la sua storia e i suoi musei: una macchina chiodatrice per produrre chiodi per gli scarponi da montagna (posta all’ingresso del Palazzo), dei curli utilizzati in trafileria per avvolgere il filo di ferro, alcuni ruotismi collegati ad un albero, una turbina, un’incudine di fucina grossa, una tromba idroeolica, una ruota idraulica “per di sopra” e alcuni resti di canalizzazione[12]

Al Parco di palazzo Belgiojoso è possibile godere un momento di riposo prima di affrontare la salita e per intrattenere i più piccoli e i più curiosi viene proposta una lettura dal testo Marcovaldo di Italo Calvino, disponibile al seguente link (in preparazione).

Prima di ripartire, ricordatevi di ricaricare la vostra borraccia alle fontanelle comunali disponibili presso il Parco.

Da Acquate alle Pozze di Bonacina[modifica]

La quarta tappa è la più faticosa dal punto di vista delle pendenze: parte dal Parco comunale di Acquate per concludersi alle Pozze di Bonacina. Questa è l’unica tappa in cui le pendenze sono notevoli e potrebbero esserci difficoltà o fatiche per il trasporto di passeggini o per gli spostamenti in sedia a rotelle.

Dal Parco del Belgiojoso si percorre via Don Pozzi, a destra in via Solferino e poi si sale lungo via Ugo Foscolo. Si suggerisce di girare a destra in via Caduti di Nassirya e di prendere il percorso perdonale che costeggia il Caldone e permette di raggiungere via Montegrappa, dove si trova il Parco comunale di Acquate.

Sicurezza[modifica]

Nei dintorni[modifica]

Note[modifica]

  1. Lecco perduta/140: nell'ombra di Antonio Ghislanzoni
  2. L’attuale via Costituzione copre l’ultimo tratto del fiume Caldone; la copertura è avvenuta tra il 1960 e il 1970 e ha inizio da via Carlo Porta. Lecco perduta/13: quando il Caldone ancora si vedeva
  3. Pannello di via Carlo Porta: Scarica il file
  4. Fonti: prima parte, seconda parte
  5. Informazioni sulla produzione di ferro e acciaio al Caleotto.
  6. Foto d'epoca della chiesa di San Carlo
  7. Il sito web del Museo civico
  8. La pagina web del Museo di Storia Naturale
  9. Lecco medievale: le testimonianze nel cortile e nel museo archeologico Cosa vedere a Palazzo Belgiojoso
  10. La pagina web del Museo storico
  11. La pagina web del Planetario
  12. Brochure completa del percorso sul Gerenzone per approfondire i fiumi di Lecco.


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