| Camporeale | |
| Stato | Italia |
|---|---|
| Regione | Sicilia |
| Territorio | Entroterra palermitano |
| Altitudine | 425 m s.l.m. |
| Superficie | 38,72 km² |
| Abitanti | 2.855 |
| Nome abitanti | Masciddari o campurrialisi dal siciliano |
| Prefisso tel | +39 0924 |
| CAP | 90043 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | sant'Antonio di Padova |
Posizione | |
| Sito istituzionale | |
Camporeale è una città della Sicilia.
Da sapere
[modifica]Cenni geografici
[modifica]Camporeale è un piccolo centro agricolo posto nella parte orientale della Val di Mazara, al confine delle province di Agrigento, Trapani e Palermo. Si trova a 440 m sul livello del mare e alle falde delle colline che sovrastano la pianura di Mandrianova.
All’orizzonte, si scorge una catena di montagne che protegge da tutte le parti il territorio di Camporeale: la Rocca di Maranfusa, Montagnola, Serra Parrino, Cozzo di Curbici a sinistra del paese. Ma il monte più vicino a Camporeale è monte Jato presso San Giuseppe Jato.
Cenni storici
[modifica]Grazie ad uno studio condotto sul territorio di Camporeale dalla “The Monreale Survej” sotto la direzione di Jeremj Johns, si è scoperto che probabilmente da oltre 15000 anni l’uomo è vissuto sulle colline e nelle vallate attorno l’odierna Camporeale. I primissimi abitanti ignoravano case, vestititi e l’agricoltura; si procuravano il cibo con la caccia e la raccolta di piante selvatiche. È durante l’età neolitica che compaiono i primi segni di commercio di prodotti agricoli e di ceramica colorata in diversi stili.
Passando per l’età romana in cui a Valdibella, presso Camporeale, si sviluppò una masseria fino a diventare un paesino, si arrivò all’età araba in cui si svilupparono moltissimi casali e villaggi arabi in Sicilia, tra cui il Casale di Curbici a tre km dall’odierna Camporeale di cui si conservano ancora alcune grotte. Si contavano 30 capifamiglie.
Guardando ancora attorno Camporeale, si credeva che le rocche di Maranfusa, presso l’odierna Roccamena, fossero abitate da diavoli e pare che per questo motivo il ponte Kalatrasi, che costruirono sul fiume Belice, si chiamasse “ponte del diavolo”. Secondo la leggenda, fu costruito in una notte dal diavolo.
Originariamente chiamata Makella, la città dell’odierna Camporeale fu distrutta dalla guarnigione romana e fu ridotta a una masseria. A Valdibella, nel feudo Macellaro e nella zona di Macellarotto sorsero dei centri abitativi.
Donna Violante Ferrieri, moglie del viceré don Simone Ventimiglia (nobile famiglia feudale siciliana), nel 1619, trovandosi in disagiate condizioni economiche, vendette al borghese Vincenzo Grattino 600 salme di Macellaro e Macellarotto (zone terriere del centro agricolo).
I Gesuiti nel 1642 ricevettero in dono dal Grattino la proprietà del feudo di Macellaro. Questo servì per dotare il Collegio Romano, dove studiavano giovani di diverse parti del mondo. I Gesuiti affittarono anche la proprietà di Perciata, di Valdibella, il feudo di Curbici, Boccadorzo e Rapitalà. Nel giro di pochi anni riuscirono a mutare radicalmente la realtà di quel feudo trasformandolo in una vera e propria azienda di tipo capitalistico moderno, dove i mezzi a loro disposizione erano tali da soddisfare tutti i bisogni aziendali. Infatti, l’organizzazione dell’attività produttiva era autosufficiente. Centro pulsante di questa complessa ed efficiente macchina produttiva era il Baglio, centro dell’attuale Camporeale: un gigantesco edificio costituito da diversi magazzini, stalle, locali per la residenza, laboratori artigianali e numerosi cortili. L’uso dei beni e il loro ricavato dovevano servire per il bene della comunità religiosa, per l’attività evangelizzatrice e sociale a vantaggio dei più bisognosi.
La nascita si fa risalire al 22 maggio 1779, allorché il re concesse al principe di Camporeale Giuseppe Beccadelli di Bologna il dominio assoluto sui Feudi e le tenute di Macellaro, Valdibella, Grisì e Massariotta, incamerate da Ferdinando IV di Borbone già dal 1767, in occasione dell'espulsione dal regno di tutte le comunità gesuitiche. Le loro tenute vennero amministrate sino al 1º agosto 1778 da una giunta speciale; in seguito le si vendette al bando. Sulle colline di Macellaro andava formandosi una nuova cittadina: l'abitato da quel momento non si chiamò più Macellaro, ma Camporeale, in virtù dell'antico titolo nobiliare concesso un secolo prima, precisamente nel 1664, dal re a Pietro Beccadelli, principe di Camporeale.
Per cinque secoli circa, prima della fondazione di Camporeale non esisteva nessun centro urbano nelle parti della Camporeale odierna. Solo nella contrada Macellarotto si trovarono tracce di un piccolo centro abitativo di campagna. Gli antenati di Camporeale costruirono le loro case sotto la collina, attorno al castello costruito dalla famiglia dei Ventimiglia probabilmente verso il XVI secolo e poi ceduto ai Gesuiti.
Per alcuni studiosi, è presso Camporeale che si sarebbe trovata l'antica città romana di Longaricum. Longaricum era un'antica città romana in Sicilia. Si trovava lungo una strada che partiva da Lilybaeum (l'attuale Marsala) e arrivava a Panormus (l'attuale Palermo). La sua precisa posizione è ancora sconosciuta, ma gli studiosi la situano nei pressi di Camporeale.
Il baglio del castello, l’opera più antica e imponente che si erge sulla rocca, è costituita dalla chiesa, da abitazioni private, dal municipio e dal castello. Un ingresso, dotato un tempo di un grande portone, con un arco costruito dai Gesuiti nel 1691, e con una volta dipinta con affreschi, crollata per il terremoto, immette nel primo baglio in cui veniva ammassato il frumento del feudo Macellaro. Nel secondo baglio sorge la costruzione monumentale del castello. Il fiume Belice, che ha dato il nome alla vallata, si estende da Piana degli Albanesi a Rocca Busambra presso Ficuzza per poi sfociare a Poggioreale e a Selinunte.
Fu tra i centri più colpiti nel drammatico terremoto che nel gennaio del 1968 colpì la valle del Belice. Le nuove costruzioni, segno di una nuova vitalità dei camporealesi, sorsero successivamente a valle del vecchio abitato, e lì attualmente alloggia buona parte della popolazione. All'indomani del sisma molti camporealesi cercarono fortuna nei paesi del nord, provocando, nella già evidente crisi socio-economica della cittadina, un'impennata. Del resto, l'allora principale fonte di reddito della popolazione era l'agricoltura, che soffrì non poco della mancata ricostruzione del post-sisma.
Come orientarsi
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Come arrivare
[modifica]In auto
[modifica]Camporeale è collegata alla
Palermo-Sciacca dalla
di San Giuseppe e Camporeale e dalla
di Capparini.
Nel territorio comunale si trovano altre strade provinciali, che assicurano il collegamento con i comuni limitrofi:
Come spostarsi
[modifica]Cosa vedere
[modifica]- 1 Chiesa Sant’Antonio da Padova. La chiesa madre costruita nel 1862-81, in stile neoclassico con tre navate . Affrescata con pitture nel 1954, e recentemente restaurata dopo i danni ricevuti dal terremoto del 1968.
Nel castello esisteva già una chiesa fatta costruire dai Gesuiti. Ma essendo insufficiente per l’accresciuto numero delle persone ed essendo pericolante, nel 1832 la chiesa fu trasferita in un locale più grande. La nuova chiesa fu dedicata a S. Antonio da Padova. Dal 1862 al 1881 l’arciprete P. Giuseppe D’Alessandro si interessò di costruire l’attuale chiesa, con la collaborazione della popolazione. Egli ottenne un magazzino dal principe di Camporeale e comprò tre case. Fino al 1875 la chiesa servì pure come cimitero. La copertura delle navate e del cupolone erano volte finte in tessuto di canne e mattoni cementati con gesso. Nel 1931, per l’interessamento del parroco Don Leonardo Pisciotta, si eseguirono le opere nella chiesa: altare maggiore in marmo bianco, gradini e pareti in marmo, ambone e volta con un quadro in tela raffigurante il miracolo di S. Antonio che si trova ora nella navata laterale. La chiesa è a tre navate in stile neoclassico. A destra si innalza fino a 25 m il campanile sormontato da una piramide. Nell’interno della chiesa domina maestoso il Crocifisso, già proprietà dei Gesuiti. Ai piedi della croce vi è scritto “1858”. Questo anno figura anche in alto, dietro il capo del Crocifisso, in un piatto d’argento, simulante un’aureola, con la scritta “Donata al SS. Crocifisso a proprie spese del Sig. Alberto Pollari 1858”. Tante sono le statue che sono state fatte realizzare: la statua in legno di San Francesco da Paola, un rilievo in marmo raffigurante S. Calcedonio, la statua di sant’Antonio da Padova, della Madonna dei Miracoli, S. Giuseppe (in legno), L’Immacolata (in gesso), l’Annunziata, S. Francesco d’Assisi, S. Lucia, Il Sacro Cuore, Santa Rita, l’Addolorata e il Cristo morto. Negli anni Cinquanta furono restaurate e adornate volta e cupola con immagini raffiguranti L’Assunta, S. Domenico Savio, S Maria Goretti, S. Giovanni Bosco e i quattro evangelisti e i profeti maggiori e minori. - 2 Chiesa Madonna dei Peccatori (Sulla collina sovrastante il paese). Un santuario dedicato alla Madonna dei Peccatori. Dalla rocca, Maria invocata con il nome di Madre dei Peccatori, domina tutto il paese e le campagne circostanti, parafulmine divino contro le insidie e i pericoli spirituali e materiali. Sotto il suo manto ognuno trova rifugio. Testimonianze locali raccontano che nel 1855 tre uomini di Camporeale ispirati dalla Madonna si recarono verso Bisacquino. Prima di arrivare lì, trovarono una grossa lastra squadrata raffigurante la Madonna con il manto aperto che accoglie uomini e donne di diverse razze e in mano una bandiera con scritto “Refugium Peccatorum”. Le grida di stupore dei tre fortunati furono sentite dagli abitanti della fattorie vicine che accorsero; nacque una lite per il possesso del quadro e si dovette ricorrere all’intervento delle autorità che lo affidarono ai camporealesi. Questi con grande gioia lo portarono in paese. Su questa collina (da cui si vedono Camporeale e altri paesi) fu eretta una cappelletta provvisoria con pietre accatastate. Poi, nata la congregazione della Madonna dei Peccatori, si impegnarono a costruire una cappella più grande e decorosa nel 1905. Durante i lavori di costruzione si verificarono numerosi problemi che sembravano impedire la buona riuscita dell’intento. Ma di volta in volta questi problemi sembravano svanire grazie all’intervento della Madonna.
- 3 Palazzo del Principe (baglio dei Gesuiti o Atrio principe). Il Palazzo del Principe è l’opera più antica ed è costituito da un ingresso con un arco costruito dai gesuiti nel 1691, in cui vi erano un grande portone e una volta dipinta con affreschi, crollata a causa del terremoto del 1968. Nel primo baglio esistono ancor oggi i resti del grande magazzino della Madonna, in cui veniva ammassato il frumento del feudo Macellaro. Nel secondo baglio sorge la costruzione del castello forse costruito dalla nobile famiglia dei Ventimiglia verso il 1400. La vedova di Simone Ventimiglia, viceré di Sicilia lo cedette al Grattino il quale nel 1642 lo donò ai gesuiti, questi l’adattarono alle loro opere costruendo alcune parti del castello. La facciata era munita di due torri, una circolare e l’altra quadrata. La prima sormontata da un campanile con un grande orologio cadde nel 1835, la seconda adorna di piccoli merli cadde nel 1871. Ad oggi, successivamente alla restaurazione, il Palazzo del Principe è un complesso polifunzionale e presenta: il Museo Camporeale con sezione etno-antropologica e una archeologica, la Biblioteca Comunale, la pinacoteca, l’Enoteca Comunale, l’Aula Consiliare (sede di eventi, meeting e convegni) e il Taste Point.
- Museo Camporeale (all’ interno del “Palazzo del Principe”). Inaugurato l’11 marzo 2011, è un complesso dedicato all’arte e alla cultura. È stata allestita una sezione destinata ad una mostra temporanea di oggetti ed attrezzi recuperati a partire dal 1980. La raccolta, organicamente ordinata, espone utensili e manufatti attinenti ai cicli di lavorazione quali: coltivazione del grano e panificazione, pastorizia e produzione casearia, coltivazione della vite e vinificazione. Altri arnesi riguardano i mestieri tradizionali diffusi nel territorio ed oggi quasi scomparsi: il calzolaio, il bottaio e il fabbro.
- Pinacoteca. Inaugurata l'11 marzo 2011 dedicata al pittore camporealese Antonio Anselmo. Ospita la collezione permanente dell’artista, intitolata “Paesaggio Paesaggi Ritratti”. Essa raggruppa circa 72 opere frutto di una vita di lavoro, selezionate tra quelle più significative, a dar vita ad un interessante percorso espositivo che conduce il visitatore in un ambiente fantastico, di tipo surreale e metafisico, e in ritratti femminili di grande fascino sensuale. Le vedute paesaggistiche sono concave aperture cavernose di rocce metamorfiche, punteggiate da stalattiti che prendono corpi femminili, specchianti su tratti di mare dal colore profondo e dalla cromaticità ammaliante. Il tutto organizzato pittoricamente con un linguaggio personale e innovativo, per quanto fedele alla tradizione, nelle tavole e nelle carte di Antonio Anselmo, traspira umanità, storia, autenticità, calore, vita. La pinacoteca permanente ospita anche mostre temporanee, seminari artistici, laboratori e corsi di formazione.
- 4 Monumento ai caduti, piazza Marconi (di fronte alla Chiesa Madre). L'opera, realizzata da Archimede Campini, è una statua in bronzo di un soldato in atteggiamento di assalto con la baionetta, mentre col piede sinistro schiaccia un elmetto tedesco. È dedicato ai Caduti del paese durante la grande guerra.
- 5 Chiesa di Maria Ausiliatrice.
- 6 chiesa di Maria Santissima Immacolata.
Eventi e feste
[modifica]- Venerdì santo. La statua dell’Addolorata è portata in braccio dalle ragazze. Dietro Maria che accompagna il Cristo Crocifisso, portato dai giovani congregati in divisa, c’è il popolo. Durante la processione si fa la Via Crucis.
- Festa di San Giuseppe. 19 marzo. Una festa molto sentita per i camporealesi. Dopo la Santa Messa, con grande affluenza di popolo, si svolge di pomeriggio la processione in onore del santo, con la partecipazione della banda musicale e con i giochi d’artificio. C’è ancora la tradizione di preparare un altare-banchetto, a cui sono invitati poveri, che rappresentano la Madonna, San Giuseppe, Il Bambino Gesù e gli apostoli. Oggi alla povertà di una volta si dà un significato di condivisione.
- Festa di Sant'Antonio da Padova. 13 giugno. Viene celebrato con la processione con la banda musicale per le vie del paese. Dopo aver celebrato la Santa Messa, si invitano il giorno della festa nel Baglio di Camporeale bambini e adulti a fare fraternità consumando pasta e lenticchie.
- Camporeale days (all’interno del Baglio e del Palazzo del Principe). primo week-end di ottobre. Manifestazione volta a valorizzare e promuovere le risorse enogastronomiche, artistiche, artigianali e turistiche del territorio camporealese.
- Festa di San Martino. 11 novembre. Si mangiano “li muffuletti”: panini caldi conditi con olio, pepe, sarde salate o ricotta e si beve il vino nuovo per ricordare il miracolo di San Martino che diede il pane e il mantello ai poveri.
Cosa fare
[modifica]Acquisti
[modifica]- Enoteca del Baglio. L’Enoteca si propone lo scopo di promuovere e valorizzare le risorse enogastronomiche del territorio di Camporeale e di tutta la zona dell’Alto Belice (Grisì, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato, il monrealese, Piana degli Albanesi). Vengono organizzati eventi di promozione culturale ed enogastronomica del territorio con degustazioni di vini e prodotti tipici. Un luogo in cui buona parte delle aziende del territorio confluiscono e ne traggono beneficio, luogo di confronto fra le aziende e gli amanti delle realtà di nicchia e di qualità e fra le aziende stesse. Vengono anche organizzati corsi di formazione di carattere enogastronomico.
Come divertirsi
[modifica]Dove mangiare
[modifica]Dove alloggiare
[modifica]Sicurezza
[modifica]Come restare in contatto
[modifica]Nei dintorni
[modifica]Altri progetti
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